Barbara Balzerani

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Barbara Balzerani

Barbara Balzerani (Colleferro, 16 gennaio 1949) è un'ex brigatista e scrittrice italiana. Il suo nome di battaglia era Sara.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Le Brigate Rosse e gli anni di piombo (1975 - 1985)[modifica | modifica wikitesto]

Fu dirigente della colonna romana delle Brigate Rosse, cui aderì nel 1975, e prese parte a numerosi omicidi, compreso quello di Girolamo Minervini e alla Strage di via Fani.[1]

Durante il sequestro di Aldo Moro occupò assieme a Moretti, al quale era all'epoca legata sentimentalmente, la principale base operativa[2] brigatista di Via Gradoli 96 a Roma. L'appartamento è affittato da tre anni sotto falso nome all'ingegner Mario Borghi, cioè Mario Moretti (definito «un tipo tranquillo e riservato»)[2]. La base viene scoperta a metà mattina del 18 aprile 1978 quando un condomino del palazzo segnala una perdita d'acqua che rischia di allagare il suo appartamento[3], l'idraulico scopre che l'infiltrazione è causata dall'appartamento al piano di sopra. Intervengono i pompieri[4] che sfondano la porta e scoprono il telefono della doccia lasciato aperto nel bagno e appositamente sistemato in modo che il getto d'acqua provochi il disastro idraulico al piano inferiore[2].

Né Balzerani né Moretti erano presenti nella base nel momento dell'intervento delle Forze dell'ordine, avevano lasciato l'appartamento all'alba[4], e scamparono così all'arresto. Sulla scoperta della base Moretti dirà in seguito: «non c'è nessun mistero. Barbara, la mattina, in genere è molto confusa ed è anche miope. Probabilmente avrà dimenticato la doccia aperta. Cose che capitano»[2].

Nel 1981 partecipò al sequestro del generale della NATO James Lee Dozier.

Dopo l'arresto di Mario Moretti nel 1981, tentò senza successo di gestire la scissione dell'organizzazione, guidando poi la fazione delle "Brigate Rosse - Partito Comunista Combattente", mentre l'altra ala, detta "Brigate Rosse - Partito Guerriglia" fu capeggiata da Giovanni Senzani.

Arresto ed esiti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Confronto fra la foto segnaletica della Balzerani (prima della cattura era l'unica foto disponibile, risalente a circa vent'anni prima) e quella scattata dopo l'arresto.

Dopo il declino e la crisi delle BR, Balzerani fu tra gli ultimi ad essere arrestati il 19 giugno 1985, assieme a Gianni Pelosi. Al momento dell'arresto aveva una pistola calibro 9. In questo periodo, prima dell'arresto, era detta la "Primula Rossa" delle BR; circa la cattura della Balzerani, molti quotidiani, all'epoca, riportarono la notizia che la terrorista fosse stata sorpresa da agenti in borghese su un autobus di Ostia in seguito ad una telefonata fatta alla Polizia da un cliente di un ristorante che l'aveva riconosciuta. Tale notizia, però, trova scettici molti esperti dell'antiterrorismo, dal momento che i connotati fisici della Balzerani erano molto mutati rispetto a quelli riportati nelle foto segnaletiche.

Balzerani e Renato Curcio durante uno dei processi

Dal carcere, rivendicò l'omicidio dell'ex sindaco di Firenze Lando Conti compiuto dalle BR.

È stata condannata all'ergastolo.

Barbara Balzerani non si è mai tecnicamente pentita né dissociata, perlomeno non secondo i percorsi seguiti da altri ex appartenenti all'organizzazione come Adriana Faranda, Valerio Morucci e Alberto Franceschini. Tuttavia, avendo più volte manifestato un atteggiamento critico verso la storia della lotta armata, non può nemmeno collocarsi tra gli "irriducibili" propriamente detti.

Nel 1987, assieme agli altri leader storici delle BR Renato Curcio e Mario Moretti, partecipò ad un'intervista televisiva concessa al giornalista Rai Ennio Remondino, nella quale i tre ex brigatisti concordarono nel considerare conclusa l'esperienza della lotta armata in Italia nell'ottica dei cambiamenti del tessuto sociale nel quale si erano mossi dieci anni prima, e sancirono formalmente la resa definitiva delle BR e l'abbandono della lotta armata.[5] Nel 1993 dichiarò di provare "un profondo rammarico per quanti sono stati colpiti nei loro affetti a causa di quegli avvenimenti e che continuano a sentirsi offesi ad ogni apparizione pubblica di chi, come me, se ne è reso e dichiarato responsabile".[6] Nel 2003 dichiarò inoltre di non riconoscere motivi di continuità nella ripresa attività delle cosiddette "Nuove" Brigate Rosse, e definì la scelta della lotta armata e della clandestinità "assolutamente improponibile" nel contesto odierno.[7]

Il 12 dicembre 2006 le è stata concessa la libertà condizionale.[8] È tornata definitivamente in libertà, avendo scontato la pena (secondo i dettami della legge Gozzini), nel 2011. Attualmente lavora per una cooperativa di informatica, oltre a dedicarsi da molti anni alla letteratura.

Opere scritte[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Personaggi Archiviato il 4 febbraio 2012 in Internet Archive.
  2. ^ a b c d Enrico Deaglio, Patria 1978-2010, Il Saggiatore, 1º gennaio 2010, ISBN 978-88-565-0213-8. URL consultato il 18 marzo 2016.
  3. ^ Paola Tavella Anna Laura Braghetti, Il prigioniero, Feltrinelli Editore, ISBN 978-88-07-94234-1. URL consultato il 18 marzo 2016.
  4. ^ a b Pino Casamassima, Il libro nero delle Brigate Rosse, Newton Compton Editori, 26 novembre 2012, ISBN 978-88-541-4691-4. URL consultato il 18 marzo 2016.
  5. ^ Fine della lotta armata in Italia - YouTube
  6. ^ Barbara Balzerani: " provo rammarico "
  7. ^ Italiano / - Newswire - Indymedia piemonte
  8. ^ Libertà condizionata per la Br Balzerani - Corriere della Sera

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN56773554 · LCCN: (ENnb99012503 · BNF: (FRcb135470061 (data)
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