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James Lee Dozier

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James Lee Dozier
James Lee Dozier negli anni ottanta
NascitaArcadia (Florida), 10 aprile 1931
Dati militari
Paese servitoStati Uniti (bandiera) Stati Uniti
Forza armata United States Army
Anni di servizio1950 - 1985
GradoMaggior generale
GuerreGuerra del Vietnam
Comandante diVice-capo di stato maggiore del Comando delle forze terrestri alleate del Sud Europa
DecorazioniSilver Star
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James Lee Dozier (Arcadia, 10 aprile 1931) è un generale statunitense.

Dozier nacque ad Arcadia, in Florida.[1]

Ottenne il baccalaureato in ingegneria presso l'Accademia Militare degli USA. Successivamente ottenne il diploma di Master of Science in ingegneria aerospaziale presso l'Università dell'Arizona. Frequentò quindi l'Army Command and General Staff College e l'Army War College.[1] Frequentò l'Accademia Militare degli Stati Uniti di West Point (New York) nel 1956, ove ebbe come compagno di classe il futuro generale Norman Schwarzkopf.[2] Passò poi alla Armor School a Fort Knox, nel Kentucky, per l'addestramento di base e avanzato di guerra.

James Lee Dozier con il presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini nel 1982, al termine del suo sequestro a opera delle Brigate Rosse. Nell'immagine anche la figlia e la moglie di Dozier.

Prestò servizio nella guerra del Vietnam con l'11º Reggimento di Cavalleria negli anni 1968 e 1969[1] dove gli venne conferita la medaglia Silver Star[3] e successivamente prestò servizio presso il Pentagono e nella Germania Ovest.

Raggiunto il grado di generale di brigata, ebbe l'incarico di sottocapo di stato maggiore logistico presso il quartier generale delle forze terrestri della NATO nell'Europa meridionale (FTASE) a Verona.

Fu rapito dalle Brigate Rosse a Verona il 17 dicembre 1981 mentre era sottocapo di stato maggiore addetto alla logistica del comando delle forze terrestri della NATO nell'Europa meridionale. Il sequestro avvenne nel suo appartamento, intorno alle 18, da parte di un commando di quattro uomini e una donna: Antonio Savasta, Pietro Vanzi, Ugo Milani, Cesare Di Lenardo e Barbara Balzerani, che entrarono in casa travestiti da idraulici, Giovanni Ciucci che rimase in strada alla guida dell'automezzo su cui venne caricato il generale. La moglie di Dozier venne solo immobilizzata e così venne trovata.

Durante la prigionia Dozier riuscì a togliersi temporaneamente le cuffie che avevano posto sulle sue orecchie mentre l'addetto alla sua sorveglianza non guardava, consentendogli di identificare i movimenti mattino e sera. Egli registrò i giorni sul suo diario fino un totale di 40. Infatti fu in grado di tenere un diario giocando un solitario e scrivendo falsi punteggi su un pezzo di carta fornitogli dai suoi sorveglianti. Questi punteggi erano in un codice alfanumerico da lui ideato, basato sulle sette pile di carte da gioco e il numero di carte di ogni pila.

Le Brigate Rosse tennero prigioniero Dozier per 42 giorni, fino al 28 gennaio 1982.

Judy Dozier, moglie del generale, non fu rapita ma tenuta brevemente sotto la mira di un'arma da fuoco per obbligare Dozier a obbedire e i terroristi la lasciarono incatenata nella lavanderia dell'appartamento.[4] Judy Dozier fu liberata dopo che aveva fatto rumore battendo con spalle e ginocchia contro la lavatrice e richiamando così l'attenzione dei vicini di casa.[5]

A seguito anche di una trattativa infruttuosa con agenti del KDS bulgaro, sempre interessati a possibili segreti militari dell'allora blocco occidentale[6], fu liberato a Padova il 28 gennaio 1982, al culmine delle indagini guidate da Umberto Improta, con un'incursione del NOCS, reparto speciale della Polizia di Stato, nell'appartamento di via Pindemonte; fu lo stesso presidente statunitense Ronald Reagan a congratularsi via telefono per la sua liberazione. Il sequestro Dozier è considerato l'episodio che segna l'inizio del declino delle Brigate Rosse in Italia dopo gli eventi degli anni di piombo.

L'allora tenente colonnello dei carabinieri Nicolò Bozzo, ricostruisce i retroscena del sequestro del generale americano James Lee Dozier, avvenuto a Verona. I primi riscontri arrivarono dal generale Carlo Alberto dalla Chiesa, ma già da qualche settimana i carabinieri avevano allertato i servizi di sicurezza su una voce riguardante un possibile sequestro di un generale americano a Verona. La segnalazione è arrivata raccolta dal brigatista rosso Michele Galati, detenuto nel carcere di massima sicurezza di Novara. Tuttavia, a Verona non risultava alcun generale USA negli organici NATO, mentre due ne erano in servizio a Vicenza. La pianta organica mostrava però un vuoto: la recente promozione a generale di un colonnello prossimo alla pensione, James Lee Dozier, di stanza proprio a Verona. Per proteggere Dozier, gli venne assegnata una scorta, che però lui solitamente congedava una volta a casa per dedicarsi al suo amato footing lungo il fiume Adige. Questa pratica sportiva in solitudine rese agevole il sequestro da parte delle Brigate Rosse. Quando la notizia attraversò l'oceano, dalla Casa Bianca di Ronald Reagan e dal Dipartimento di Stato americano arrivarono forti pressioni sul presidente del Consiglio Giovanni Spadolini e sul ministro dell'interno Virginio Rognoni. Fortunatamente, l'indagine prese subito la direzione corretta grazie ancora una volta a Galati, che fornì i nomi chiave per risalire ai sequestratori: un certo Ruggero Volinia e la sua amante, relazione senza il placet dell'organizzazione brigatista. L'indicazione fu raccolta (su autorizzazione del magistrato) dal generale dalla Chiesa, accompagnato a Novara dal capitano Ganzer e dallo stesso Bozzo. Le indagini iniziarono con l'Arma dei Carabinieri ma si conclusero con l'intervento della polizia. Durante una riunione interforze sul rapimento, venne scoperta l'indagine su Volinia e sugli appostamenti alla sua abitazione da parte dell'Arma territoriale. All'insaputa dei carabinieri, UCIGOS e DIGOS posizionarono i loro uomini in borghese, rischiando persino uno scontro a fuoco tra forze dell'ordine. L'arresto di Volinia, trasformò in una sfida tra Carabinieri e Polizia di Stato, con quest'ultima protagonista negli sviluppi seguenti, tra cui le informazioni sul covo di Savasta e la conseguente liberazione del generale Dozier. A Padova, durante la conferenza stampa di rito, il ministro dell'interno chiese che fossero presenti anche i carabinieri. Dopo la beffa subita dall'Arma, il generale dalla Chiesa si lamentò personalmente con il ministro Rognoni, che rispose spiegando come la polizia avesse bisogno di un successo e di visibilità internazionale.[7]

Dozier fu poi promosso maggior generale e infine si ritirò dal servizio militare attivo.

Nella cultura di massa

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Nel 1993[8] Carlo Lizzani girò per Rai 1 un film per la televisione ispirato alle vicende del rapimento, intitolato Il caso Dozier,[9] con l'attore Lloyd Bochner nel ruolo dell'ufficiale statunitense.[9]

Il rapimento del generale viene citato nel film L'uomo che fissa le capre di Grant Heslov del 2009.

Nel 2022, la vicenda viene ripercorsa nella docu-serie di Sky Italia intitolata Il Sequestro Dozier – Un'operazione perfetta.[10]

Nel 2022, la casa di produzione italiana Light History realizza un documentario dal titolo Il sequestro Dozier: la NATO e le BR, successivamente trasmesso su Sky sul canale History.

Onorificenze statunitensi

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Onorificenze straniere

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  1. 1 2 3 (EN) Man in the News; A Battle-hardened General, in New York Times, 29 gennaio 1982. URL consultato il 28 gennaio 2015.
  2. (EN) Retired Gen. Norman Schwarzkopf dies, in NBC2, 27 dicembre 2012. URL consultato il 28 gennaio 2015 (archiviato dall'url originale il 12 agosto 2017).
  3. (EN) James L. Dozier, in MilitaryTimes. URL consultato il 28 gennaio 2015 (archiviato dall'url originale il 28 gennaio 2015).
  4. Copia archiviata, su tkb.org. URL consultato il 14 giugno 2022 (archiviato dall'url originale il 30 settembre 2007).
  5. (EN) James L. Dozier, Finding My Pole Star, Front Edge Publishing, 2021, p. 98, ISBN 978-1-64180-112-6.
  6. archivio900.it, https://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=156.
  7. Michele Ruggiero - Nei secoli fedele allo Stato, pp. 203-204.
  8. l'Unità 2, 23 settembre 1994, p. 6.
  9. 1 2 Il caso Dozier, su imdb.com.
  10. La storia del professor De Tormentis e della squadra dell’Ave Maria, in il Post, 7 luglio 2022. URL consultato l'8 novembre 2023.

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Collegamenti esterni

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