Licio Gelli

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Licio Gelli ai tempi della scoperta della P2.

Licio Gelli (Pistoia, 21 aprile 1919Arezzo, 15 dicembre 2015[1]) è stato un imprenditore e faccendiere italiano, principalmente noto come «Maestro venerabile» della loggia massonica segreta P2[2][3]. Fu condannato per depistaggio delle indagini della strage di Bologna del 1980. Dopo essere stato detenuto in Svizzera e Francia, è vissuto ad Arezzo, a Villa Wanda.


Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini e l'adesione al fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Ultimo di quattro fratelli[4], Licio Gelli nacque a Pistoia il 21 aprile 1919[5] da Ettore, mugnaio montalese, e Maria Gori, e visse con la famiglia in via Gorizia nº 7[6]. A diciott'anni Gelli partì volontario nel 735mo battaglione Camicie Nere per partecipare alla Guerra civile spagnola[5] in aiuto delle truppe nazionaliste del generale Francisco Franco. Proprio nei combattimenti di Malaga morì il fratello maggiore Raffaello.

Nel 1939 tornò a Pistoia e narrò a puntate la sua esperienza di guerra sul Ferruccio, il settimanale della locale federazione fascista. Puntate che poi raccolse in un volume (dodici lire il prezzo di copertina, cinquecento copie in tutto) dal titolo Fuoco! Cronache legionarie della insurrezione antibolscevica di Spagna[5].

Diventò quindi impiegato del GUF, ma all'università non approdò mai[5] (all'età di 16 anni fu espulso dalle scuole del Regno d'Italia dopo aver preso a schiaffi un professore)[5].

Tessera di Gelli appartenente ad una delle organizzazioni del PNF (1941).

Nel luglio 1942, in qualità di ispettore del Partito Nazionale Fascista, gli fu affidato l'incarico di trasportare in Italia il tesoro di re Pietro II di Jugoslavia, requisito dal Servizio Informazioni Militare: in tutto, 60 tonnellate di lingotti d'oro, 2 di monete antiche, 6 milioni di dollari, 2 milioni di sterline. Nel 1947, quando il tesoro venne restituito alla Jugoslavia, mancavano 20 tonnellate di lingotti: è stata fatta l'ipotesi, sempre smentita da Gelli, che lui li avesse trasferiti al tempo in Argentina e che parte di queste 20 tonnellate sarebbero tra i preziosi ritrovati nelle fioriere di villa Wanda[7].

Dopo l'8 settembre 1943 aderì alla Repubblica Sociale Italiana e conseguentemente divenne un ufficiale di collegamento fra il governo fascista e il Terzo Reich. Quando tuttavia la vittoria della guerra cominciò a rivelarsi impossibile per i nazi-fascisti, Gelli aderì al movimento partigiano[5]. I contatti e le conoscenze abilmente acquisite mentre militava tra i fascisti gli consentirono di effettuare con efficacia il doppio gioco: cominciò quindi a trafugare e distribuire di nascosto ai partigiani i lasciapassare rossi della Kommandatura, e fornire ai suoi superiori informazioni fuorvianti per i rastrellamenti che erano in corso sugli Appennini.

Insieme al partigiano pistoiese Silvano Fedi, che in seguito venne ucciso in circostanze poco chiare, partecipò alla liberazione di prigionieri politici dal carcere delle Ville Sbertoli, organizzata dal Fedi e dalla sua brigata, della quale facevano parte Enzo Capecchi e Artese Benesperi che furono gli artefici dell'azione)[5]. Il 16 dicembre 1944 sposò Wanda Vannacci (nata a Pistoia 31 gennaio 1926 e morta il 14 giugno 1993) dalla quale ebbe quattro figli, Raffaello (nato a Pistoia il 28 giugno 1947), Maria Rosa (nata a Pistoia il 22 dicembre 1952), Maria Grazia (nata a Pistoia il 9 settembre 1956 e deceduta a Firenze il 21 giugno 1988) e Maurizio (nato a Pistoia il 25 ottobre 1959)[8].

Dopo la seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la seconda guerra mondiale, si ipotizza che Gelli si sia arruolato nella CIA, su raccomandazione dei servizi segreti italiani (ma tale ipotesi non è stata verificata). Contemporaneamente veniva sospettato dal SIFAR di essere un collaboratore del PCI e di svolgere attività di spionaggio a favore degli Stati dell'Europa orientale (venendo descritto come un «personaggio capace di compiere qualunque azione»)[5]. In ogni caso, fu messo in stretta relazione da Edward Herman con Michael Ledeen, che è da molti ritenuto uno stretto collaboratore o un agente della CIA[9]. Fu un collaboratore delle agenzie di intelligence britanniche e statunitensi.

Il libretto di pensione di Gelli, rilasciato nel 1949.
Licio Gelli (al centro) con Giulio Andreotti (a destra) all'inaugurazione dello stabilimento Permaflex di Frosinone.

Gelli, dopo aver gestito senza fortuna una libreria[5], diventò nel 1956 direttore commerciale della Permaflex di Frosinone, in area di Cassa per il Mezzogiorno. Durante la sua direzione lo stabilimento diviene un via vai di politici, ministri, vescovi e generali[10]. Dal 1948 al 1958, Gelli fu autista-segretario del deputato democristiano Romolo Diecidue[5], eletto nel collegio di Firenze-Pistoia.

Iniziato alla massoneria (1963), in breve tempo ne scalò i gradi principali, fino a diventare maestro venerabile della loggia Propaganda 2 (detta P2); tra il 1970 e il 1981 riuscì a iniziare alla P2 un consistente numero di soggetti titolari di cariche politiche ed amministrative, i nomi di alcuni dei quali sarebbero stati noti soltanto («all'orecchio») di Gelli. Benché per molti si trattasse soltanto di un'ulteriore e ben frequentata sede di affarismo politico, nel corso degli anni settanta la P2 si sarebbe qualificata per aver concentrato i protagonisti di un disegno eversivo, di cui fu traccia il Piano di rinascita democratica redatto da Francesco Cosentino su istruzioni dello stesso Gelli.

Questi nel 1970 avrebbe dovuto arrestare il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, nell'ambito del fallito Golpe Borghese: Gelli ha sempre smentito questa ipotesi. Si è ipotizzato che Gelli avesse avuto un ruolo preminente nell'organizzazione Gladio, una struttura segreta di tipo Stay-behind, promossa dalla NATO e finanziata in parte dalla CIA allo scopo di contrastare l'influenza comunista in Italia, così come negli altri Stati europei. L'affaire Gladio è stato affrontato (anche giudizialmente) senza collegamenti diretti alla questione P2.

Gelli ripetutamente dichiarò in pubblico di essere stato uno stretto amico del leader argentino Juan Domingo Perón – e spesso ha affermato che tale amicizia è stata veramente importante per l'Italia, senza però aver mai spiegato perché – e proprio molti esponenti della camarilla di potere dell'ultimo peronismo, così come del golpismo uruguayano degli anni settanta, risultarono iscritti alla sua loggia massonica.

Gelli fu creato conte sul cognome dall'ex re Umberto II d'Italia, con Regie Lettere Patenti di concessione del 10 luglio 1980[8][11]. Gli venne concesso altresì il seguente stemma: «Trinciato, alla catena d'oro sulla partizione; di rosso all'elmo piumato d'oro; d'azzurro alla croce latina d'oro, accompagnato da tre stelle d'argento a quattro raggi, male ordinate» con il motto «Virtute progredior»[12].

La lista P2[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: P2.

« Con la P2 avevamo l'Italia in mano. Con noi c'era l'Esercito, la Guardia di Finanza, la Polizia, tutte nettamente comandate da appartenenti alla Loggia. »

(Licio Gelli[13].)

Il 17 marzo 1981, i giudici istruttori Gherardo Colombo e Giuliano Turone, nell'ambito di un'inchiesta sul finto rapimento del finanziere Michele Sindona, fecero perquisire la villa di Gelli ad Arezzo e la fabbrica di sua proprietà (la «Giole», a Castiglion Fibocchi), che portò alla scoperta di una lunga lista di alti ufficiali delle forze armate e di funzionari pubblici aderenti alla P2[14]. La lista, la cui esistenza era presto divenuta celebre grazie agli organi d'informazione, includeva anche l'intero gruppo dirigente dei servizi segreti italiani, parlamentari, industriali, giornalisti e personaggi facoltosi come il più volte Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (a quel tempo non ancora in politica), Vittorio Emanuele di Savoia, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Costanzo. Vi sono molti elementi, a partire dalla numerazione, che lasciano tuttavia ritenere che la lista rinvenuta fosse incompleta.

In fuga, Licio Gelli scappò in Svizzera, dove fu arrestato, il 13 settembre 1982, mentre cercava di ritirare decine di migliaia di dollari a Ginevra, ma, il 10 agosto 1983, riuscì ad evadere dalla prigione[15]. Fuggì quindi in Sudamerica, prima di costituirsi in Svizzera nel 1987[15]. Lo scandalo nazionale conseguente alla scoperta delle liste fu quasi drammatico, dato che molte delle più delicate cariche della Repubblica italiana erano occupate da affiliati all'organizzazione di Gelli. La corte centrale del Grande Oriente d'Italia, con una sentenza del 31 ottobre 1981, decretò l'espulsione del Gelli dall'Ordine massonico. Il Parlamento italiano approvò in tempi rapidi una legge per mettere al bando le associazioni segrete in Italia e contemporaneamente (dicembre 1981), venne creata una commissione parlamentare d'inchiesta, presieduta dalla deputata Tina Anselmi (DC), che chiuse i lavori nel 1984[15].

Gelli in paramenti massonici.

Nelle conclusioni della relazione di maggioranza di questa commissione sulla P2 e su Gelli si legge:

« L'esame degli avvenimenti ed i collegamenti che tra essi è possibile instaurare sulla scorta delle conoscenze in nostro possesso portano infatti a due conclusioni che la Commissione ritiene di poter sottoporre all'esame del Parlamento. La prima è in ordine all'ampiezza ed alla gravità del fenomeno che coinvolge, ad ogni livello di responsabilità, gli aspetti più qualificati della vita nazionale. Abbiamo infatti riscontrato che la Loggia P2 entra come elemento di peso decisivo in vicende finanziarie, quella Sindona e quella Calvi, che hanno interessato il mondo economico italiano in modo determinante. [...] La seconda conclusione alla quale siamo pervenuti è che in questa vasta e complessa operazione può essere riconosciuto un disegno generale di innegabile valore politico; un disegno cioè che non solo ha in se stesso intrinsecamente valore politico – ed altrimenti non potrebbe essere, per il livello al quale si pone – ma risponde, nella sua genesi come nelle sue finalità ultime, a criteri obiettivamente politici.

Le due conclusioni alle quali siamo pervenuti ci pongono pertanto di fronte ad un ultimo concludente interrogativo: è ragionevole chiedersi se non esista sproporzione tra l'operazione complessiva ed il personaggio che di essa appare interprete principale. È questa una sorta di quadratura del cerchio tra l'uomo in sé considerato ed il frutto della sua attività, che ci mostra come la vera sproporzione stia non nel comparare il fenomeno della Loggia P2 a Licio Gelli, storicamente considerato, ma nel riportarlo ad un solo individuo, nell'interpretare il disegno che ad esso è sotteso, e la sua completa e dettagliata attuazione, ad una sola mente. Abbiamo visto come Licio Gelli si sia valso di una tecnica di approccio strumentale rispetto a tutto ciò che ha avvicinato nel corso della sua carriera. Strumentale è il suo rapporto con la massoneria, strumentale è il suo rapporto con gli ambienti militari, strumentale il suo rapporto con gli ambienti eversivi, strumentale insomma è il contatto che egli stabilisce con uomini ed istituzioni con i quali entra in contatto, perché strumentale al massimo è la filosofia di fondo che si cela al fondo della concezione politica del controllo, che tutto usa ed a nessuno risponde se non a se stesso, contrapposto al governo che esercita il potere, ma è al contempo al servizio di chi vi è sottoposto. Ma allora, se tutto ciò deve avere un rinvenibile significato, quest'altro non può essere che quello di riconoscere che chi tutto strumentalizza, in realtà è egli stesso strumento. Questa infatti è nella logica della sua concezione teorica e della sua pratica costruzione la Loggia Propaganda 2: uno strumento neutro di intervento per operazioni di controllo e di condizionamento. »

L'8 maggio 2010 Licio Gelli diede mandato al direttore del periodico Il Piave, Alessandro Biz, di contattare la Anselmi per organizzare un incontro al fine di «discutere in modo civile della loggia massonica P2» dopo quasi trent'anni, ma l'incontro non si rese possibile per le condizioni di salute dell'ex parlamentare dello Scudo Crociato[16].

Strage di Bologna[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Strage di Bologna.

Con Stefano Delle Chiaie ed altri imputati è stato coinvolto nel processo per la strage di Bologna, avvenuta il 2 agosto 1980, nella quale furono uccise 85 persone e 200 rimasero ferite. Imputato di associazione sovversiva e calunnia con finalità di depistaggio, fu condannato con sentenza definitiva dalla Cassazione il 23 novembre 1995 per depistaggio a 10 anni di carcere, insieme al faccendiere Francesco Pazienza (anch'egli condannato a 10 anni), al generale Pietro Musumeci e al colonnello Giuseppe Belmonte (rispettivamente condannati a 8 anni e 5 mesi, e a 7 anni e 11 mesi)[17], mentre fu assolto dall'accusa di associazione sovversiva già nel processo di primo grado[15].

Scandalo del Banco Ambrosiano[modifica | modifica wikitesto]

Uno degli affiliati della P2 era il finanziere Michele Sindona, il quale nel 1972 aveva acquistato il controllo della Franklin National Bank di Long Island. Nel 1977, in seguito alla bancarotta delle sue banche, Sindona si rivolse a Gelli per elaborare piani di salvataggio della Banca Privata Italiana, la principale del gruppo Sindona; Gelli stesso interessò Giulio Andreotti, il quale gli riferì che «la cosa andava positivamente» e incaricò informalmente il senatore Gaetano Stammati (anch'egli affiliato alla loggia P2) e Franco Evangelisti di studiare il progetto di salvataggio della Banca Privata Italiana, il quale venne però rifiutato da Mario Sarcinelli, vice direttore generale della Banca d'Italia[18].

Nel 1979 Sindona attuò un tentativo estremo di salvataggio e si nascose in Sicilia, aiutato da esponenti massoni e mafiosi, simulando un rapimento: durante questo periodo mandò almeno due volte ad Arezzo il suo medico di fiducia Joseph Miceli Crimi (anch'egli affiliato alla P2) per convincere Gelli a continuare a fare pressioni ai suoi precedenti alleati politici, tra cui Giulio Andreotti, per portare a buon fine il salvataggio delle sue banche e recuperare il denaro sporco investito per conto dei boss mafiosi: in cambio Sindona avrebbe offerto a Gelli la cosiddetta «lista dei cinquecento», l'elenco di notabili che avevano esportato capitali illegalmente. Tuttavia tutti i tentativi di salvataggio fallirono[19][20]. Nel 1986 morì due giorni dopo una sentenza di condanna a vita, in circostanze non del tutto chiare, anche se l'ipotesi del suicidio è quella più plausibile[21][22].

Qualche anno dopo molti sospetti si sono concentrati su Gelli in relazione al fallimento finanziario del Banco Ambrosiano e al suo eventuale coinvolgimento nell'omicidio del banchiere milanese Roberto Calvi (affiliato pure alla P2), che era stato in carcere proprio per il crack dell'Ambrosiano e, dopo essere tornato in libertà, venne ritrovato impiccato sotto il Blackfriars Bridge a Londra: infatti Gelli e Calvi avevano investito denaro sporco nello IOR e nel Banco Ambrosiano per conto del boss mafioso Giuseppe Calò, che curava gli interessi finanziari del clan dei Corleonesi[23][24]. A proposito, il collaboratore di giustizia Francesco Marino Mannoia ha dichiarato:

« Calvi si era impadronito di una grossa somma di danaro che apparteneva a Licio Gelli e a Pippo Calò. Prima di fare fuori Calvi, Calò e Gelli erano riusciti a recuperare decine di miliardi e, quel che più conta, Calò si era tolto una preoccupazione perché Calvi si era dimostrato inaffidabile[25]. »

In ogni caso, Licio Gelli fu condannato nel 1994 a 12 anni di carcere, dopo essere stato riconosciuto colpevole della frode riguardante la bancarotta del Banco Ambrosiano nel 1982 (vi era stato trovato un buco di 1,3 miliardi di dollari) che era collegato alla banca del Vaticano, lo IOR. Affrontò inoltre una sentenza di tre anni relativa alla P2. Scomparve mentre era in libertà sulla parola, per essere infine arrestato sulla riviera francese a Villefranche sur Mer. La polizia rinvenne nella sua villa oltre 2 milioni di dollari in lingotti d'oro[26][27].

È indiscutibile che la P2 abbia avuto un certo potere in Italia, dato il «peso» pubblico dei suoi affiliati, e molti osservatori ritengono che ancora oggi esso sia forte. Numerosi personaggi ancora oggi famosi in Italia erano iscritti alla P2: tra questi, Silvio Berlusconi, Maurizio Costanzo, Vittorio Emanuele di Savoia, l'editore Angelo Rizzoli, il segretario del PSDI Pietro Longo ed altri esponenti della politica, della magistratura e della finanza.

Il 28 settembre 2003 il sito Repubblica.it pubblicò un'intervista a Licio Gelli, durante la quale l'ex capo piduista ha affermato che «forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa. Tutto nel piano di Rinascita, che preveggenza, è finita proprio come dicevo io»[28].

Il 19 luglio 2005, Gelli è stato formalmente indiziato dai magistrati romani per la morte di Calvi. Gelli, nel suo discorso di fronte ai giudici, incolpò personaggi connessi con i finanziamenti di Roberto Calvi al movimento polacco Solidarność, presumibilmente per conto del Vaticano.

Condanne[modifica | modifica wikitesto]

Licio Gelli è stato condannato con sentenza definitiva per i seguenti reati:

  • Procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato.[senza fonte]
  • Calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Gherardo Colombo, Giuliano Turone e Guido Viola (reato prescritto in Cassazione)[29].
  • Calunnia aggravata dalla finalità di terrorismo per aver tentato di depistare le indagini sulla strage alla stazione di Bologna, vicenda per cui è stato condannato a 10 anni.
  • Bancarotta fraudolenta (Banco Ambrosiano).

Nel 1992 fu condannato per diffamazione nei confronti di Indro Montanelli: in un'intervista al periodico Gazzettino dell'Hinterland dichiarò di aver finanziato il quotidiano il Giornale con un finanziamento di 300 milioni, completamente gratuito, ma il direttore dimostrò, documenti bancari alla mano, che il finanziamento non fu gratuito (pagò il 22% di interessi) e avvenne senza la mediazione di Gelli, che fu condannato dal Tribunale di Monza a pagare 2 milioni di multa, 30 di risarcimento danni e 15 di riparazione pecuniaria[30]. Per i giudici Gelli aveva «offeso dolosamente nella dignità professionale e nella reputazione» il giornalista[30].

Nel 1993 venne indagato per offesa all'onore dell'allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro per un articolo pubblicato sul mensile trevigiano Il Piave[31].

L'archivio di Gelli[modifica | modifica wikitesto]

L'11 febbraio 2006 Licio Gelli ha donato all'Archivio di Stato di Pistoia il proprio «archivio non segreto», nell'ambito di una cerimonia ufficiale, svolta sotto il patrocinio del Comune, ma alla quale gli amministratori comunali pistoiesi hanno preferito non prendere parte[32][33][34][35].

Restano tuttora segreti, e nella sola disponibilità del Venerabile, i numerosi archivi distribuiti tra Montevideo, la Svizzera, villa Wanda, Castiglion Fibocchi, l'Argentina e Montecarlo. Della cosiddetta «rubrica dei 500» (426 fascicoli da Gelli intestati a uomini d'affari, politici, società, banche, ecclesiastici ecc.) Guardia di Finanza ed inquirenti non sono mai riusciti a reperire il contenuto[senza fonte].

Dittatura argentina[modifica | modifica wikitesto]

Licio Gelli aveva coltivato buoni rapporti con il generale e Presidente argentino Roberto Eduardo Viola e l'ammiraglio Emilio Massera, durante il periodo della dittatura. Durante questo periodo che va dal 1976 al 1983 ci furono 2.300 omicidi politici e tra le 10.000 e le 30.000 persone vennero uccise o «scomparvero» (desaparecidos) e molte altre migliaia vennero imprigionate e torturate. Gelli riceverà pure un passaporto diplomatico dell'Argentina[36].

Massera[37] pochi giorni dopo il golpe, il 28 marzo 1976, scrisse a Gelli per esprimere «la sua sincera allegria per come tutto si fosse sviluppato secondo i piani prestabiliti» e augurargli «un governo forte e fermo sulle sue posizioni e nei suoi propositi che sappia soffocare l'insurrezione dei dilaganti movimenti di ispirazione marxista»[38]. I rapporti con i militari continueranno dopo il ritorno della democrazia in Argentina, nel 1983.

Nel 1987 la tomba di Juan Perón fu profanata e furono asportate le mani dal corpo. Una ricerca giornalistica ha sostenuto che la P2 di Licio Gelli è stata coinvolta nella dissacrazione del corpo di Perón[39]. Alcuni esponenti politici argentini sostennero che gli autori del gesto intendessero in tal modo prendere le impronte digitali di Perón, al fine di recuperare i valori depositati presso alcuni istituti bancari di Ginevra che il leader argentino avrebbe ottenuto dai militari nazisti in cambio di passaporti e visti[40]. Lo stesso Gelli fu accusato di aver rubato venti tonnellate d'oro nel 1942, durante l'occupazione fascista della Jugoslavia, e che Gelli avrebbe più tardi trasferito in Argentina[41].

Vecchiaia[modifica | modifica wikitesto]

« Il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei Mass Media. »

(Licio Gelli[42].)

Dal 2001 fino alla morte, Licio Gelli è stato in detenzione domiciliare nella sua Villa Wanda di Arezzo, ubicata sulla collina di Santa Maria delle Grazie a ridosso del centro storico, dove sconta la pena di 12 anni per la bancarotta fraudolenta dell'Ambrosiano[43]. Di se stesso nel 2003 disse:

« Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa[28]. »

In Arezzo il 2 agosto 2006 sposa in seconde nozze Gabriela Vasile, nata a Lupsa, in Romania, il 17 settembre 1958[8]. Nel 2008 ha partecipato al programma Venerabile Italia su Odeon TV intervistato dalla giornalista esperta di massoneria Lucia Leonessi. Villa Wanda è stata sequestrata dallo Stato ma, dopo varie aste andate deserte è stata affidata a Licio Gelli come custode giudiziario.[senza fonte] Il 10 ottobre 2013 viene sequestrata Villa Wanda poiché Gelli è indagato dalla procura di Arezzo insieme ad alcuni familiari per reati fiscali per 17 milioni di euro[44].

Licio Gelli muore nella sua residenza all'età di 96 anni il 15 dicembre 2015[45]. Secondo quanto dichiarato dalla moglie poco dopo la sua scomparsa, le condizioni di salute sarebbero state precarie già da tempo. Il decesso è avvenuto dopo un netto peggioramento delle sue condizioni di salute registrate il 13 dicembre[46], data in cui la famiglia ha scelto di trasferirlo dall'ospedale San Donato di Arezzo a Villa Wanda, per fargli trascorrere gli ultimi momenti di vita circondato dai suoi cari e familiari.

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Gelli è stato uno dei personaggi più controversi del panorama politico-giudiziario italiano. Il dibattito intorno alla sua figura si è fatto ancor più arroventato in occasione di alcuni suoi articoli particolarmente pungenti pubblicati sul giornale mensile trevigiano Il Piave: uno sull'informazione in Italia, l'altro sulla democrazia italiana[47], un altro ancora sulla magistratura. In un'altra occasione attaccò Antonio Di Pietro, pur essendo questi l'unico pubblico ministero al quale abbia mai fatto ammissioni di responsabilità sul Conto protezione[48][49].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Fuoco! Cronache legionarie della insurrezione antibolscevica di Spagna, Pistoia, Tip. Commerciale, 1940.
  • Luce di stelle alpine, Milano, Sansoni, 1971.
  • La verità, Lugano, Demetra, 1989.
  • Come arrivare al successo, Modena, APS, 1990, ISBN 88-85205-27-5.
  • Poesie del silenzio, Marino Laziale, Flash, 1990.
  • L'albero delle poesie, Crescentino, La Rosa, 1991.
  • Racconti e storie, Crescentino, La Rosa, 1991.
  • A Wanda..., Crescentino, La Rosa, 1992.
  • Il mulino delle poesie, Crescentino, La Rosa, 1992.
  • Il ritorno di Gesù, San Donà di Piave, Rebellato, 1992.
  • Il cassetto delle poesie, Crescentino, La Rosa, 1993.
  • Incontri all'alba, Crescentino, La Rosa, 1993.
  • Pensieri poetici, Roma-Bari, Laterza, 1993.
  • Bagliori d'immagini, con Maria Nencioli, Crescentino, La Rosa, 1994.
  • Canzone per Wanda, Crescentino, La Rosa, 1994.
  • Conchiglie, Roma-Bari, Laterza, 1994, ISBN 88-86243-10-3.
  • Lo strizzacervelli, Crescentino, La Rosa, 1994.
  • Raggi di luce, Roma-Bari, Laterza, 1994, ISBN 88-86243-18-9.
  • Uomini dal cielo, Roma-Bari, Laterza, 1994, ISBN 88-86243-17-0.
  • Dossier Spagna. Gli italiani nella guerra civile, 1936-1939, con Antonio Lenoci, Roma-Bari, Laterza, 1995, ISBN 88-86243-32-4.
  • Farfalle, Roma-Bari, Laterza, 1995, ISBN 88-86243-41-3.
  • Gli ultimi cavalieri, Cavagnolo, La rosa, 1995.
  • Frammenti di stelle, Roma-Bari, Laterza, 1996, ISBN 88-86243-62-6.
  • Gocce di rugiada, Roma-Bari, Laterza, 1995, ISBN 88-86243-37-5.
  • Come bionde sirene, Cavagnolo, La Rosa, 1996.
  • Miti nella poesia, Roma-Bari, Laterza, 1996, ISBN 88-86243-80-4.
  • Nel nome del Padre, Bari, Laterza, 1996, ISBN 88-86243-70-7.
  • Perle del cielo, Roma-Bari, Laterza, 1996.
  • Riccioli d'oro nel vento, Roma-Bari, Laterza, 1996, ISBN 88-86243-72-3.
  • Trucioli di sogno, Roma-Bari, Laterza, 1996, ISBN 88-86243-51-0.
  • Raggi di sole, Caronno Pertusella, Solaris, 1996, ISBN 88-86436-11-4.
  • Canto dagli abissi, Roma-Bari, Laterza, 1997.
  • Il tempo felice di quando soffrivo, Roma-Bari, Laterza, 1997, ISBN 88-8231-014-0.
  • Miti nella poesia (Vol. II), Roma-Bari, Laterza, 1997, ISBN 88-86243-91-X.
  • Cantici, Roma-Bari, Laterza, 1998, ISBN 88-8231-028-0.
  • Il tempo dell'amore, Roma-Bari, Laterza, 1998, ISBN 88-8231-029-9.
  • Miti nella poesia (Vol. III), Roma-Bari, Laterza, 1998.
  • La linea de Il Piave, Roma-Bari, Laterza, 1999, ISBN 88-8231-079-5.
  • Al nome di donna. Una poesia, Roma-Bari, Laterza, 2000, ISBN 88-8231-114-7.
  • Lacrime d'oro, Roma-Bari, Laterza, 2000, ISBN 88-8231-113-9.
  • Luna a colori, Roma-Bari, Laterza, 2000, ISBN 88-8231-099-X.
  • Rose e spine, Roma-Bari, Laterza, 2000, ISBN 88-8231-095-7.
  • Petali di margherita, Roma-Bari, Laterza, 2001, ISBN 88-8231-148-1.
  • Poesie 1959-1999, Roma-Bari, Laterza, 2001, ISBN 88-8231-135-X.
  • Stelle filanti, Roma-Bari, Laterza, 2002, ISBN 88-8231-177-5.
  • Lacrime sofferte, Roma-Bari, Laterza, 2003, ISBN 88-8231-237-2.
  • Rimembranze di primavere perdute, Roma-Bari, Laterza, 2003, ISBN 88-8231-202-X.
  • Ho finito l'inchiostro, Roma-Bari, Laterza, 2004, ISBN 88-8231-292-5.
  • Opera omnia, Reggio Calabria, A.G.A.R. Editrice, 2004.
  • Catalogo della "donazione Licio Gelli" all'Archivio di Stato di Pistoia, Roma-Bari, Laterza, 2005, ISBN 88-8231-360-3; 2006, ISBN 88-8231-366-2.
  • Frutti della sofferenza, Roma, Pagine, 2005, ISBN 88-7557-101-5.
  • Il mio domani, Roma-Bari, Laterza, 2006, ISBN 88-8231-372-7.
  • Spremute... al tramonto, Roma-Bari, Laterza, 2007, ISBN 88-8231-406-4.
  • Dizionario poetico. Antologia composta da 2535 poesie. 1950-2008, Lainate, A. Car, 2008.
  • Licio Gelli poeta. Antologia critica, Montemerlo, Venilia, 2008, ISBN 978-88-87066-31-9.
  • Ricordi di memorie spente, Lainate, A. Car, 2008, ISBN 978-88-89079-52-2.
  • L'abito del dolore, Lainate, A. Car, 2009, ISBN 978-88-89079-97-3.
  • Le ultime poesie del maestro Licio Gelli, Lainate, A. Car, 2010, ISBN 978-88-6490-026-1.
  • Scenografia d'un sogno, Comiso, EventualMente, 2011, ISBN 978-88-96840-12-2.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Titoli e onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Queste le onorificenze e i titoli:

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana
— dal 2 giugno 1966 al 29 luglio 2013 (revocata ope legis a seguito di interdizione perpetua dai pubblici uffici)[51][52].
Cavaliere di Gran croce dell'ordine del liberatore San Martín (Argentina) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran croce dell'ordine del liberatore San Martín (Argentina)
Grand'ufficiale dell'ordine di San Silvestro Papa (Santa Sede) - nastrino per uniforme ordinaria Grand'ufficiale dell'ordine di San Silvestro Papa (Santa Sede)
Commendatore con placca dell'ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (Santa Sede) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore con placca dell'ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (Santa Sede)
Medaglia commemorativa della guerra di Spagna (1936-1939) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra di Spagna (1936-1939)
Medaglia commemorativa della Divisione volontari del Littorio (guerra di Spagna 1936-1939) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della Divisione volontari del Littorio (guerra di Spagna 1936-1939)

Titoli[modifica | modifica wikitesto]

  • Maestro venerabile dirigente di una Loggia massonica (in questo caso la Loggia P2).
  • Professore h.c. delle Relazioni Umane dell'Istituto Superiore Internazionale Americano – Delegazione di Buenos Aires.
  • Accreditato presso l'Ambasciata Argentina in Italia con le funzioni di Consigliere Economico e di Ministro Plenipotenziario per gli Affari Culturali Itinerante.
  • Conte per decreto di S.M. il Re Umberto II (10 luglio 1980)[53].
  • Dottore h.c. in Scienze Finanziarie – Università Pro Deo di New York.
  • Professore Associato dell'Università di Oradea (Romania).
  • Cittadino Onorario della Città di Kudjianda (Tagikistan) ha ricoperto cariche diplomatiche internazionali.
  • Accademico Emerito dell'Accademia Città eterna (Roma).
  • Accademia letteraria Gli Incamminati (Modigliana).
  • Membro h.c. a vita dell'Unione Operatori Artisti Culturali (Marigliano).
  • Accademico dell'Accademia Il Richiamo (Foggia).
  • Accademia Oraziana di Lettere, Scienze ed Arti (Roma).
  • Presidente onorario dell'Accademia Il Tetradramma (Roma).
  • Accademico dell'Accademia Internazionale Pontzen (Roma).
  • Accademico Onorario dell'Accademia Artisti Europei (Salerno).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gelli, bufera sulle frasi di Ghinelli: "Cittadino illustre". Addio, pochi parenti e amici, in La Nazione, 16 dicembre 2015. URL consultato il 16 dicembre 2015.
  2. ^ Dino P. Arrigo, Fratelli d'Italia. Cronache, storie, riti e personaggi (per capire la Massoneria), Soveria Mannelli, Rubbettino, 1994, p. 52.
  3. ^ Licio Gelli, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 10 maggio 2012.
  4. ^ Mario Guarino e Fedora Raugei, Licio Gelli. Vita, misteri, scandali del capo della Loggia P2, Bari, Dedalo, 2016, p. 7.
  5. ^ a b c d e f g h i j Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia degli anni di fango, Milano, Rizzoli, 1993.
  6. ^ L'ombra oscura della P2, Rai, 5 ottobre 2009. URL consultato l'11 novembre 2017. A 29 min 18 secondi.
  7. ^ Focus Storia intervista Licio Gelli, l'ex Venerabile Maestro della loggia massonica P2, in Focus, 15 maggio 2008. URL consultato il 17 gennaio 2009 (archiviato dall'url originale il 29 gennaio 2009).
  8. ^ a b c AA.VV. Libro d'oro della nobiltà italiana, Edizione XXIV vol. XXIX, Roma, 2010-2014, p. 674.
  9. ^ Edward Herman e Gerry O'Sullivan, The "Terrorism" Industry, Pantheon, 1989, p. 161 ff.
  10. ^ La Permaflex di Licio Gelli, loggiap2.com, 22 settembre 2009. URL consultato il 27 ottobre 2009.
  11. ^ Marisa Fumagalli, il duca: difendo il conte Gelli, in Corriere della Sera, 16 novembre 1992. URL consultato il 3 novembre 2008 (archiviato dall'url originale il 30 settembre 2009).
  12. ^ Andrea Borella, Annuario della Nobiltà Italiana, Edizione XXXI, Teglio, S.A.G.I. Casa Editrice, vol. 3, 2010, pp. 225-226.
  13. ^ Gelli: "Senza Berlusconi Italia nel caos E Veltroni dovrebbe scomparire, in Repubblica.it, 4 dicembre 2008. URL consultato il 4 dicembre 2008.
  14. ^ «La villa di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi in provincia di Arezzo è stata perquisita dai carabinieri per ordine dei magistrati milanesi Gherardo Colombo e Giuliano Turone. Sembra che si sia trovata, fra l'altro, una lista di 962 iscritti alla loggia, denominata P2, di cui Licio Gelli è "maestro venerabile"» (da un comunicato dell'ANSA del 17 marzo 1981, ore 12:18).
  15. ^ a b c d Sergio Zavoli, La notte della Repubblica, Roma, Nuova Eri, 1992.
  16. ^ Gelli voleva incontrare Tina Anselmi ma l'ex parlamentare dc rifiutò, in Corriere del Veneto, 5 novembre 2010. URL consultato il 9 gennaio 2011.
  17. ^ Giovanni Bianconi, Due colpevoli per la strage di Bologna, in La Stampa, 24 novembre 1995. URL consultato il 4 agosto 2016.
  18. ^ VI – § 2 – I rapporti tra il sen. Andreotti e Michele Sindona, web.tiscali.it. URL consultato il 3 marzo 2013.
  19. ^ Quel soggiorno con i mafiosi, in la Repubblica, 27 settembre 1984. URL consultato il 24 febbraio 2013.
  20. ^ Gianluca Di Feo, Gambino, il boss delle trame, in Corriere della Sera, 4 settembre 1992. URL consultato il 22 febbraio 2013 (archiviato dall'url originale il 18 marzo 2013).
  21. ^ Nick Mathiason, Reopening the inquiry into the 'suicide' of 'God's banker' has exposed links with the mafia, masons and Vatican fraud, in The Guardian, 7 dicembre 2003. URL consultato il 12 agosto 2008 (archiviato dall'url originale il 24 dicembre 2007).
  22. ^ Jorge Halperín, El poder en el mundo después de la "tangente", in Clarín, 23 maggio 1996. URL consultato il 12 agosto 2008.
  23. ^ Mannoia: "Gelli riciclava in Vaticano i soldi di Riina", in Corriere della Sera, 8 luglio 1998. URL consultato il 24 febbraio 2013 (archiviato dall'url originale l'8 gennaio 2014).
  24. ^ Roberto Raja (a cura di), Roberto Calvi, in Cinquantamila giorni. URL consultato il 24 febbraio 2013.
  25. ^ Calvi, storia di banche e di cosche, in la Repubblica, 18 aprile 1992. URL consultato il 24 febbraio 2013.
  26. ^ World: Europe Pots of gold, in BBC News, 14 settembre 1998. URL consultato l'11 giugno 2011.
  27. ^ World: Europe Gelli deported back to Italy, in BBC News, 16 ottobre 1998. URL consultato l'11 giugno 2011.
  28. ^ a b Concita De Gregorio, "Giustizia, tv, ordine pubblico è finita proprio come dicevo io", in Repubblica.it, 28 settembre 2003. URL consultato il 18 luglio 2005.
  29. ^ Sandra Bonsanti, Cala il sipario sulla P2, in la Repubblica, 24 novembre 1996. URL consultato il 19 ottobre 2017.
  30. ^ a b Giusi Fasano, Montanelli vince contro Gelli, in Corriere della Sera, 14 novembre 1992. URL consultato il 24 novembre 2017 (archiviato dall'url originale il 30 ottobre 2015).
  31. ^ offese Scalfaro. Indagato, in Corriere della Sera, 2 settembre 1993. URL consultato l'8 novembre 2008 (archiviato dall'url originale il 12 marzo 2010).
  32. ^ La concessione del patrocinio da parte del Comune suscitò una forte protesta che si sostanziò in centinaia di adesioni di cittadini ad un documento che richiedeva il ritiro del patrocinio pur accettando la donazione. Gli amministratori e le forze politiche di maggioranza non accolsero il contenuto della protesta. Il Sindaco, il cui intervento era previsto nel programma ufficiale della cerimonia, decise di non partecipare. Il giorno della cerimonia si tenne un presidio di protesta di fronte alla sede dell'evento mentre, nei giorni precedenti, ebbe luogo, presso la sala del consiglio provinciale, una affollata manifestazione di protesta.
  33. ^ Archivio Gelli: distinguere tra donazione e donatore, Comune di Pistoia, 3 febbraio 2006. URL consultato l'11 aprile 2013 (archiviato dall'url originale il 30 aprile 2013).
  34. ^ Marco Ottanelli, Licio Gelli e le sue carte, Approfondendo.it, 11 febbraio 2006. URL consultato l'11 aprile 2013.
  35. ^ Bruno Gravagnuolo, «Le carte di Gelli? Decisive per i misteri d'Italia» Linda Giuva, docente di archivistica all'Università di Siena, risponde alle polemiche sorte dopo la donazione all'Archivio di Stato. «Importante che quei documenti stiano in mani pubbliche», in l'Unità, 15 febbraio 2006. URL consultato l'11 aprile 2013 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
  36. ^ Gianfranco Piazzesi, Gelli. La carriera di un eroe di questa Italia, Milano, Garzanti, 1983, p. 125.
  37. ^ Il quale, all'epoca della dittatura argentina, era capo supremo dell'Esma, il più grande centro di detenzione clandestina.
  38. ^ Anna Maria De Luca, Il golpista Massera "può essere processato" al via il giudizio sui desaparecidos italiani, in Repubblica.it, 4 febbraio 2009. URL consultato il 4 novembre 2009.
  39. ^ David Cox e Damian Nabot, The Second Death, Amazon, 2014.
  40. ^ Il bottino di Evita, erewhon.ticonuno.it. URL consultato il 14 settembre 2012.
  41. ^ GELLI: ACCUSATO DI AVER RUBATO 20 TONNELLATE D'ORO NEL 1942, in Adnkronos, 10 settembre 1998. URL consultato il 16 dicembre 2015.
  42. ^ Filmato audio BlogVoxTV, Il discepolo 1816, su YouTube, 5 settembre 2008. URL consultato il 3 novembre 2008.
  43. ^ Gianluca Di Feo, P2, lo scandalo che fece tremare l'Italia, in Corriere della Sera, 21 maggio 2001. URL consultato il 28 agosto 2008 (archiviato dall'url originale il 6 novembre 2008).
  44. ^ Marco Gasperetti, Arezzo, sequestrata la villa di Licio Gelli, in Corriere.it, 10 ottobre 2013. URL consultato il 10 ottobre 2013.
  45. ^ Morto Licio Gelli, fu il capo della loggia massonica P2, in Repubblica.it, 16 dicembre 2015. URL consultato il 16 dicembre 2015.
  46. ^ Muore a 96 anni Licio Gelli, uno dei personaggi più oscuri e controversi d'Italia, Non Stiamo Sereni, 16 dicembre 2015. URL consultato il 16 dicembre 2015.
  47. ^ Licio Gelli, Come curare una democrazia malata, in Il Piave, 15 dicembre 2006. URL consultato il 26 giugno 2008 (archiviato dall'url originale il 31 marzo 2008).
  48. ^ Di Pietro vuole le inchieste romane, in Corriere della Sera, 18 febbraio 1993. URL consultato il 21 novembre 2017 (archiviato dall'url originale il 5 novembre 2015).
  49. ^ Martelli a Di Pietro: con Gelli non c'entro, in Corriere della Sera, 3 dicembre 1993. URL consultato il 21 novembre 2017 (archiviato dall'url originale il 17 ottobre 2015).
  50. ^ Andrea Catra, Clooney sarà Licio Gelli, in Il Piave, 10 gennaio 2008. URL consultato il 31 dicembre 2008 (archiviato dall'url originale il 2 agosto 2012).
  51. ^ Gazzetta Ufficiale, 29 luglio 2013.
  52. ^ Sergio Rizzo, Licio Gelli non è più commendatore La (lentissima) scoperta della burocrazia, in Corriere.it, 30 luglio 2013. URL consultato il 30 luglio 2013 (archiviato dall'url originale il 2 agosto 2013).
  53. ^ Provvedimenti nobiliari di grazia e giustizia di Umberto di Savoia, Corpo della Nobiltà Italiana – Circolo Giovanile, 3 agosto 2012. URL consultato il 3 agosto 2012 (archiviato dall'url originale il 27 agosto 2012).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dino P. Arrigo, Fratelli d'Italia. Cronache, storie, riti e personaggi (per capire la Massoneria), Soveria Mannelli, Rubbettino, 1994.
  • David Cox e Damian Nabot, The Second Death. Licio Gelli, The P2 Masonic Lodge and The Plot to Destroy Juan Peron, Amazon, 2014.
  • Giorgio Galli, La venerabile trama. La vera storia di Licio Gelli e della P2, Torino, Lindau, 2007, ISBN 978-88-7180-658-7.
  • Mario Guarino e Feodora Raugei, Licio Gelli. Vita, misteri, scandali del capo della Loggia P2, Bari, Dedalo, 2016.
  • Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia degli anni di fango (1978-1993), Milano, Rizzoli, 1993.
  • Gianfranco Piazzesi, Gelli. La carriera di un eroe di questa Italia, Milano, Garzanti, 1983.
  • Sergio Zavoli, La notte della Repubblica, Roma, Nuova Eri, 1992.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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