Lotta di Popolo

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Lotta di Popolo
Stato Italia Italia
Sede Roma
Fondazione 1º maggio 1969
Dissoluzione 1973
Ideologia Neofascismo
Nazi-maoismo
Nazionalbolscevismo
Comunismo

L'Organizzazione Lotta di Popolo (OLP) fu un gruppo politico oltranzista sorto in Italia nel 1969 che tentava di coniugare ideali politici tipici del neofascismo con quelli dell'estrema sinistra, tanto che alcuni avversari lo ricompresero nella categoria dei movimenti nazi-maoisti. Si sciolse nel 1973.

Un'altra organizzazione di destra radicale era denominata Lotta Popolare (LP). Nacque nel 1975 nel Lazio, con giovani leader come Paolo Signorelli e Teodoro Buontempo[1], ebbe ramificazioni soprattutto in Sicilia e Liguria e si sciolse nel 1978[2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º maggio 1969, nella Casa dello studente di Via Cesare de Lollis a Roma, si costituì con un convegno nazionale l'Organizzazione Lotta di Popolo. Tra i promotori Enzo Maria Dantini[3] e Ugo Gaudenzi[4] (già esponenti di Primula Goliardica), Serafino Di Luia (già Avanguardia Nazionale)[5] e Ugo Cascella[6].

Lotta di Popolo nacque come movimento extraparlamentare, raccogliendo l'eredità della sezione italiana di Jeune Europe e di gruppi studenteschi quali Primula Goliardica (che faceva a sua volta riferimento all'Unione Democratica per la Nuova Repubblica di Randolfo Pacciardi), il Movimento Studentesco Operaio d'Avanguardia, e il FUAN-Caravella. Si distinse nettamente da altri gruppi coevi per le posizioni originali, definite poi nazimaoiste.

L'organizzazione rivendicava la continuità rispetto alla partecipazione agli scontri di Valle Giulia di alcuni militanti di estrema destra insieme al movimento studentesco e ai militanti di sinistra contro la polizia[7]. Il tentativo di Lotta di Popolo fu quello di cavalcare le lotte studentesche abbandonando l'impostazione nostalgica del MSI e sfruttando la critica sviluppata dal movimento studentesco contro l'indirizzo riformista del PCI.

Coi suoi volantini attaccava la divisione in blocchi del mondo sancita a Jalta e il trattato di non proliferazione nucleare voluto da, USA e Unione Sovietica che venivano letti come tentativi per impedire l'emancipazione degli Stati europei. Sosteneva inoltre che "antifascismo e anticomunismo sono false contrapposizioni create dal sistema per incanalare le forze rivoluzionarie" e rilanciava l'unità del popolo italiano "al di fuori e contro le istituzioni" per liberarsi "dall'oppressione politica, economica e culturale dell'imperialismo russo-statunitense dei suoi alleati, Vaticano e sionismo internazionale."[8]

Nel corso del tempo cercò riferimento nella Rivoluzione culturale cinese, protestò contro la guerra del Vietnam, oscillò su posizioni anarcoidi[9] e portò avanti la critica nazionalista verso i movimenti di sinistra, sostenendo che il comunismo si era consolidato in Unione Sovietica soltanto grazie alla russificazione di Stalin che, superata l'opposizione di Trotsky, fece appello agli istinti nazionali del popolo russo[10].

Il gruppo fu avversato da altri movimenti estremisti, sia di destra che di sinistra, perché, a suo dire, si distaccava dalla logica degli Opposti estremismi che spingeva verso la radicalizzazione dello scontro, lo stragismo e la lotta armata. Nel 1973 si sciolse sostenendo di non voler restare prigioniero di questa logica.

Lotta Popolare[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre 1974 alcuni dirigenti romani del MSI, tra cui Teodoro Buontempo, il prof. Carlo Alberto Guida e Romolo Sabatini, formarono una corrente movimentista chiamata MSI Lotta Popolare, perché consideravano ormai il vertice del partito troppo moderato e filo monarchico. Tra gli aderenti vi fu il giovane militante del FdG Mario Zicchieri, assassinato il 29 ottobre 1975 da terroristi di Lotta Armata per il Comunismo[11].

Paolo Signorelli, Guida e Sabatini espulsi dal MSI, fondarono nel maggio 1976 il Movimento politico Lotta Popolare[12], con sedi oltre che nel Lazio, anche in Liguria, a Trieste e in Sicilia (Catania e Palermo). Il gruppo si sciolse nel 1978, e alcuni dirigenti aderirono a Costruiamo l'azione.

Riferimenti ideologici[modifica | modifica wikitesto]

Il riferimento ideale più immediato è quello al nazional-comunitarismo di Jean Thiriart anche se molte prese di posizione si spingevano oltre. Lotta di Popolo rifiutava esplicitamente le ideologie, definite strumenti in mano a chi vuole il popolo diviso e contrapposto, ma utilizzava sia il pensiero dei rivoluzionari di sinistra, come Mao Zedong, che di personaggi di estrema destra, accomunati secondo il gruppo stesso, da un'ottica anticapitalista, antimperialista e antisionista.

Era comunque diffusa l'opinione che Lotta di Popolo potesse essere inclusa tra i movimenti dell'estrema destra neofascista, come sostenevano non solo i gruppi di sinistra[13] ma anche le forze dell'ordine[14]

Ciascun militante rivendicava un proprio percorso intellettuale, al di là della comune lettura di Proudhon e Sorel e di autori "provocatori" come Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Henry Miller, Louis-Ferdinand Céline, Jean Lartéguy.

Tra i riferimenti si annoverano infatti anche figure di sinistra come Giap, Malcolm X e soprattutto Che Guevara; un uomo, quest'ultimo, che aveva lasciato la poltrona di ministro delle Finanze a Cuba per combattere in Africa e morire in Bolivia, ed era considerato un eroe la cui figura andava oltre la destra e la sinistra. I riferimenti politici e culturali erano peraltro assai diversi e toccavano René Guénon, Drieu La Rochelle, Julius Evola, André Malraux, l'esistenzialismo di Sartre, le interpretazioni della Scuola di Francoforte, i concetti di Heidegger, Jaspers, José Ortega y Gasset, le analisi di Gino Germani, Werner Sombart, Oswald Spengler.

II pensiero weberiano sull'etica protestante e la nascita del capitalismo venne utilizzato per interpretare le origini della dominazione culturale sulla società ma Friedrich Nietzsche fu scelto come rappresentante dello spirito di rivolta contro i vecchi valori.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1]
  2. ^ Relazione Commissione parlamentare sul terrorismo
  3. ^ Dal numero 124 di "Rinascita", riportata sul sito di Gabriele Adinolfi
  4. ^ dal sito di "Rinascita"
  5. ^ Nel terzo capitolo del libro La Strage di Stato si sostiene che Di Luia fosse stato incaricato dagli eredi di Avanguardia Nazionale di tenere sotto controllo i fermenti eterodossi della base neofascista
  6. ^ Dal libro fascisteria di Ugo Maria Tassinari, pagina 8.
  7. ^ Articolo di Luciano Lanna Dal Secolo d'Italia di sabato 1º marzo 2008 [2]
  8. ^ Dal volume Rapporto sulla violenza fascista in Lombardia, pubblicato dall Giunta Regionale della Lombardia nel 1975
  9. ^ Come emerge dal volantino La fantasia al posto del potere, diffuso a Roma alla fine del marzo 1970 e riprodotto a pagina 190 del Rapporto sulla violenza fascista in Lombardia
  10. ^ Dall'articolo Contro un "Supersinistrismo psicopatico", in "Lotta di Popolo", n. 2, Milano 1971 ripreso in AA;VV., I dieci anni che sconvolsero il mondo, Arcana Editrice, Roma 1978 (pagg. 113-114), conservato presso l'Archivio Proletario Internazionale di Milano.
  11. ^ 28 febbraio/3 - La morte di "Cremino" e la fine di Lotta popolare ~ FascinAzione
  12. ^ http://books.google.it/books?id=iWD6F8pKVFYC&pg=RA2-PA23-IA3&lpg=RA2-PA23-IA3&dq=Carlo+Guida+msi&source=bl&ots=YuNAKlizC-&sig=G1tavp_zPoJAqK2XstpgtecIde0&hl=it&sa=X&ei=L3n1UcK2DMGrhAfE94H4Dw&ved=0CGEQ6AEwBg#v=onepage&q=Carlo%20Guida%20msi&f=false
  13. ^ Dall'articolo Quando il fascismo si colora di rosso
  14. ^ Come scritto da Allitto Bonanno, allora questore di Milano, in un suo Rapporto sulle organizzazioni estremiste che minacciano l'ordine pubblico, pubblicato sul "Corriere d'Informazione" l'8 febbraio 1973.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Eduardo M. Di Giovanni, Marco Ligini, Guido Salvini, La strage di Stato: controinchiesta, BIM, 1999, ISBN 88-86973-17-9, 9788886973175
  • Luigi V. Majocchi, Rapporto sulla violenza fascista in Lombardia: testo integrale della relazione della Commissione di inchiesta nominata dalla Giunta della Regione Lombardia e presieduta dall'assessore Sandro Fontana, Cooperativa scrittori, Roma, 1975.
  • Ugo Maria Tassinari, Fascisteria: i protagonisti, i movimenti e i misteri dell'eversione nera in Italia (1965-2000), Castelvecchi, 2001.
  • Nicola Rao, Il piombo e la celtica, Sperling, 2009

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]