Nuclei Armati Proletari

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Bandiera nappista del Nucleo Armato "Sergio Romeo" di Napoli
Scritta murale dei Nuclei Armati Proletari negli anni settanta

I Nuclei Armati Proletari (NAP) furono un'organizzazione terroristica di estrema sinistra italiana. Nacquero nella primavera del 1974 e furono attivi fino al dicembre 1977, principalmente nell'Italia meridionale.

La nappista Maria Pia Vianale arrestata e scortata dai Carabinieri

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

I NAP non furono caratterizzati da una rigida struttura sul tipo delle Brigate Rosse, quanto piuttosto da essere costituiti da Nuclei autonomi. In un loro documento[1], datato 1975 si può leggere:

« Noi vediamo la sigla NAP non come una firma che caratterizza un'organizzazione con un programma complessivo, ma come una sigla che caratterizza i caratteri propri della nostra esperienza. ... La nostra esperienza ha portato alla creazione di Nuclei di compagni che agiscono in luoghi e situazioni diverse, in maniera totalmente autonoma e che conservano tra di loro un rapporto organizzativo e di confronto politico. »

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nacquero nella primavera del 1974 e furono attivi fino al dicembre 1977, principalmente nell'Italia meridionale. Furono soprattutto sensibili alle problematiche carcerarie e dei disoccupati.

Il gruppo iniziale conteneva alcuni scissionisti da Lotta Continua, dopo il rifiuto del vertice di quest'ultima della scelta di lotta al di fuori della legalità decisa nel 1973. Ebbero una certa collaborazione con le Brigate Rosse negli ultimi anni della loro attività. Alla fine i rimanenti in libertà aderirono in parte alle Brigate Rosse.

Tra i principali dirigenti dei NAP si ricordano: Sergio Romeo, Luca Mantini, Annamaria Mantini, Nicola Pellecchia, Giovanni Gentile Schiavone, Pasquale Abatangelo, Nicola Abatangelo, Fiorentino Conti, Domenico Delli Veneri e Giorgio Panizzari

Principali atti terroristici e altri fatti relativi[modifica | modifica wikitesto]

1974[modifica | modifica wikitesto]

Giorno Mese Luogo Accadimento Descrizione Nappisti coinvolti Altri coinvolti
1 4 maggio Napoli Rapina i NAP compiono la loro prima azione rubando oggetti in una sezione del MSI-DN
2 25 luglio Napoli Sequestro sequestro del giovane studente universitario napoletano Antonino Gargiulo, figlio di un affermato professionista napoletano [2] il riscatto di 70 milioni di lire viene pagato ed il rilascio avviene lo stesso giorno alle 22:00; il sequestro non verrà mai rivendicato Antonio Gargiulo
3 settembre Documento elaborazione del documento "Nuclei Armati Proletari, Autonomia Proletaria - Nucleo esterno movimento detenuti"
4 4 ottobre Milano
Napoli
Roma
Audiomessaggi inizio della Campagna "Rivolta generale nelle carceri e lotta armata dei nuclei esterni" con la diffusione, di fronte alle carceri di Poggioreale (Napoli), Rebibbia (Roma) e San Vittore (Milano) di messaggi d'appoggio alle lotte dei prigionieri, allo scopo vengono impiegati altoparlanti attrezzati con cariche di esplosivo atte a distruggerli dopo l'emissione sonora
5 ottobre Napoli Incursione incursione nella sede dell'U.C.I.D. - Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti, nel tentativo di colpire esponenti della Democrazia Cristiana
6 29 ottobre Firenze Rapina nel corso di una rapina per autofinanziamento all'agenzia di Piazza Leon Battista Alberti della Cassa di Risparmio di Firenze vengono uccisi dai carabinieri, Luca Mantini, già fondatore del Collettivo Jackson, e Giuseppe Romeo detto "Sergio"; altri 3 nappisti riescono a fuggire, ma due di loro, Pietro Sofia e Pasquale Abatangelo, feriti, verranno catturati. Rimangono feriti il maresciallo dei carabinieri Luciano Arrigucci Pasquale Abatangelo
Luca Mantini
Giuseppe Romeo
Pietro Sofia
Luciano Arrigucci
7 novembre Napoli Incursione incursione in una sede della Democrazia Cristiana
8 18 dicembre Napoli Sequestro sequestro dell'industriale cementiero napoletano Giuseppe Moccia, il riscatto di 1 miliardo di lire viene pagato ed il rilascio avviene 4 giorni dopo; i nappisti adottarono una tecnica "copiata" da un film d'azione, modificando la segnaletica stradale per realizzare l'agguato[3] Giuseppe Moccia
Tazebao, apparsi a Firenze dopo l'uccisione di Luca Mantini, appartenente ai Nuclei Armati Proletari, avvenuta il 29 ottobre 1974, che invitavano ai funerali.

1975[modifica | modifica wikitesto]

  • 11 marzo, Napoli. Salta in aria un appartamento al primo piano in via Consalvo, 109. Nello scoppio perde la vita il nappista Vitaliano Principe, mentre Alfredo Papale rimane gravemente ferito; i due stavano confezionando un ordigno esplosivo. L'incidente permette alla forze dell'ordine di risalire, oltre ad una mole enorme di documenti ed informazioni sui NAP, anche ad altri tre appartamenti-covo.
  • 21 aprile, Roma. Ferimento del consigliere regionale Filippo De Jorio.
  • 6 maggio, Roma. Sequestrato, in collaborazione con le Brigate Rosse, il magistrato di Cassazione Giuseppe di Gennaro, Direttore dell'Ufficio X "Centro Elettronico" della Direzione Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena del Ministero di Grazia e Giustizia; il riscatto è rappresentato dalla diffusione radiofonica di un comunicato e dal trasferimento di alcuni detenuti; il rilascio avviene l'11 maggio.
  • 9 maggio, Viterbo. Due fondatori dei NAP (Pietro Sofia e Giorgio Panizzari) e un detenuto "comune" politicizzatosi in carcere (Martino Zicchitella) tentano l'evasione dal carcere, uccidendo due agenti di custodia e sequestrando un terzo. Essi rivendicano il rapimento di Giuseppe di Gennaro, ad opera dei NAP, e chiedono di essere trasferiti e di trasmettere alla radio un loro proclama. Le richieste vennero accolte.
  • 30 maggio, Aversa. Il nappista Giovanni Taras resta ucciso mentre posiziona un ordigno esplosivo collegato al registratore sul tetto del manicomio giudiziario cittadino; l'azione doveva diffondere un messaggio registrato di solidarietà con gli internati e contro la gestione di questo istituto che, all'epoca, da più parti, veniva definito un "lager"; l'azione è rivendicata dal "Nucleo Armato "Sergio Romeo".

1976[modifica | modifica wikitesto]

  • 28 gennaio, Roma, il Nucleo Armato "Sergio Romeo" dei NAP ferisce alle gambe il magistrato Pietro Margariti, consigliere di Cassazione che si occupa delle carceri e del trasferimento dei detenuti.
  • 9 febbraio, il vicebrigadiere della polizia Antonino Tuzzolino viene ferito da colpi di arma da fuoco sparati da un commando dei NAP come atto di vendetta per la morte della nappista Anna Maria Mantini avvenuta il 7 giugno 1975. Antonino Tuzzolino rimarrà paralizzato agli arti inferiori.
  • 3 marzo, Napoli, un gruppo di 16 detenuti, militanti dei NAP, cerca di evadere dal carcere di Poggioreale. Fallito il tentativo, si barricano all'interno del Padiglione Transito e prendono in ostaggio un agente di custodia che rilasceranno dopo aver ottenuto garanzie di incolumità.
  • 15 marzo, Pozzuoli, un attentato dinamitardo rivendicato dai NAP danneggia la caserma dei carabinieri.
  • 5 maggio, ferimento magistrato Paolino Dell'Anno.
  • 15 luglio, Roma, viene arrestato Giovanni Gentile Schiavone, tra i più noti militanti dei NAP.
  • 20 agosto, Lecce, evasione dal carcere di venti detenuti tra cui i nappisti Martino Zicchitella e Giuseppe Sofia (tra gli altri detenuti evasi si ricorda il bandito Graziano Mesina).
  • 22 novembre, Napoli, si apre il processo che vede alla sbarra 26 membri dei NAP e che si concluderà il 15 febbraio 1977.
  • 14 dicembre, Roma, il vicequestore di polizia Alfonso Noce, responsabile dei Servizi di Sicurezza per il Lazio (cioè il nucleo regionale dell'antiterrorismo) viene assalito da alcuni nappisti scesi da un furgone; vengono sparate raffiche di mitra e nel corso di questa sparatoria viene ucciso l'agente di polizia Prisco Palumbo con un colpo alla tempia che lo fredda al volante dell'auto; nello scontro a fuoco muore anche il nappista Martino Zicchitella, il vicequestore Alfonso Noce ed un altro agente della sua scorta restano feriti.

1977[modifica | modifica wikitesto]

La foto ritrae Maria Pia Vianale (in primo piano) e Franca Maria Salerno (seminascosta dietro il carabiniere a destra) mentre lasciano il Palazzo di Giustizia di Roma l'11 luglio 1977, per il rinvio di due giorni del processo per direttissima dinnanzi alla 9ª Sezione Penale.
La foto ritrae Franca Maria Salerno (a sinistra, incinta) e Maria Pia Vianale (a destra) nel banco degli imputati della 9ª Sezione Penale del Palazzo di Giustizia di Roma nel dicembre 1977, durante il processo per direttissima.
  • 22 marzo, Roma. Alle ore 23 su di un autobus della linea 27 dell'ATAC che percorreva Viale Trastevere verso Monteverde Nuovo l'agente di polizia Claudio Graziosi (21 anni), del IV Reparto Celere di Napoli ma aggregato a Roma, fuori servizio, riconobbe in una giovane donna bionda la nappista Maria Pia Vianale (evasa il 28 gennaio dal carcere di Pozzuoli); l'agente si avvicinò all'autista e, dopo essersi qualificato, gli chiese di dirigersi verso il più vicino posto di polizia. L'autista si diresse verso il comando della Polizia Stradale di Via Volpato, sulla Circonvallazione Gianicolense, ma i passeggeri protestarono, costringendo Claudio Graziosi a qualificarsi ed a cercare di bloccare la sospetta, mirando al petto, ma colpendola con un colpo di pistola ad un braccio; un secondo nappista, Antonio Lo Muscio, raggiunse il poliziotto alle spalle, colpendolo con 6 o 7 colpi di pistola. I due nappisti fuggirono in direzione del ponte ferroviario di via Portuense; decine di equipaggi di Polizia e Carabinieri si diedero alla loro ricerca; agenti di polizia, in una successiva sparatoria, uccisero a colpi di pistola la guardia zoofila in borghese Angelo Cerrai (40 anni), che inseguiva i nappisti con la pistola in pugno, e che non sentì l'ordine di fermarsi, datogli dalla polizia[4].
  • 5 aprile, Napoli. Viene rapito il politico Guido De Martino, figlio dell'ex segretario socialista Francesco De Martino, che verrà liberato il 15 maggio dopo confuse trattative e pagamento di un riscatto, di un miliardo di lire. Il rapimento è subito rivendicato da un gruppo combattente di Sesto San Giovanni vicino ai NAP, con telefonate a giornali ed agenzie di stampa, che impone la lettura di un messaggio in televisione. Questa rivendicazione venne smentita da un successivo comunicato nappista al Il Messaggero di Roma che accusava il terrorismo nero. Sul fatto, il primo che vide coinvolto direttamente un politico italiano di alto livello, non è ancora fatta piena luce[5].
  • 2 maggio, Roma. Viene arrestato l'avvocato Saverio Senese di Soccorso Rosso accusato di complicità con i NAP.
  • 1º luglio, Roma. Una pattuglia dei Carabinieri individua il nappista Antonio Lo Muscio mentre si trovava seduto sulla scalinata della basilica di San Pietro in Vincoli a Roma, in compagnia di Maria Pia Vianale e di Franca Salerno; segue uno scontro a fuoco in cui muore Antonio Lo Muscio raggiunto dai colpi di mitra esplosi dalle forze dell'ordine.
  • 3 novembre, Milano. Un commando composto da quattro persone tra cui due nappisti (Alfeo Zanetti, Enzo Caputo) prendono d'assalto un ufficio delle Poste Italiane per autofinanziarsi. Nel corso dello scontro a fuoco nato con le forze dell'ordine, viene colpito a morte Giuseppe Saporito, un ignaro passante preso in ostaggio dallo Zanetti. Il colpo mortale è sparato da una guardia giurata della Mondialpol. Dopo 35 anni di oblio, nel 2012 Giuseppe Saporito viene riconosciuto Vittima del Terrorismo grazie al duro lavoro del figlio Roberto e dell'Associazione Vittime del Terrorismo. (fonti documentazione: Ministero degli Interni, DIGOS, ROS, Tribunali di Milano e Asti)

Fecero, inoltre, numerosi attentati terroristici con esplosivi, apparentemente senza vittime esterne ai NAP.

Un totale di 65 persone venne inquisita durante le indagini sui NAP.

Il maxiprocesso finale[modifica | modifica wikitesto]

La Corte di Assise di Napoli emise, all'alba del 16 febbraio 1977, la sentenza[6][7] a carico dei NAP. La Corte inflisse 289 anni e 11 mesi di carcere a 22 nappisti. Ecco le pene globali (cumulando reclusione e arresto):

Nuclei che aderirono ai Nuclei Armati Proletari[modifica | modifica wikitesto]

I "covi"[modifica | modifica wikitesto]

Armi e materiali ritrovati in un covo dei Nuclei Armati Proletari negli anni settanta

Persone che aderirono ai Nuclei Armati Proletari[modifica | modifica wikitesto]

Le statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La magistratura rinviò a giudizio, in tutto, 65 persone appartenenti e/o fiancheggiatori dei Nuclei Armati Proletari in vari processi.
Da una analisi dei dati processuali, sui 65 appartenenti e/o fiancheggiatori, si evincono i seguenti dati statistici[8] che possono dare delle interessanti chiavi di lettura del fenomeno aggregativo dei NAP:

Sesso dei Nappisti
Maschi Femmine TOTALE
51 = 78,5% 14 = 21,5% 65 = 100%
Età dei Nappisti
Meno di 20 dai 21 ai 25 dai 26 ai 30 dai 31 ai 35 dai 36 ai 40 dai 41 ai 45 dai 46 ai 50 oltre i 50 TOTALE
6 = 9,2% 22 = 33,8% 16 = 24,6% 8 = 12,3% 5 = 7,7% 6 = 9,2% 1 = 1,5% 1 = 1,5% 65 = 100%
Titoli di studio dei Nappisti
Elementare Media inferiore Media superiore Università dati mancanti TOTALE
10 = 15,4% 21 = 32,3% 10 = 15,4% 12 = 18,5% 12 = 18,5% 65 = 100%
Lavoro dei Nappisti
Lavoratori in nero Studenti Impiegati Operai Artigiani Artisti Commercianti Disoccupati Impiegati statali Insegnanti Precari dati mancanti TOTALE
21 = 32,3% 12 = 18,5% 6 = 9,2% 3 = 4,6% 1 = 1,5% 1 = 1,5% 1 = 1,5% 1 = 1,5% 1 = 1,5% 1 = 1,5% 1 = 1,5% 16 = 24,6% 65 = 100%

I nominativi[modifica | modifica wikitesto]

L'elenco nominativo (parziale) dei componenti dei NAP è il seguente:

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Romanzi sui Nuclei Armati Proletari[modifica | modifica wikitesto]

Fonti web[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]