Strage di Alcamo Marina

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Strage di Alcamo Marina
Monumento ai carabinieri Falcetta e Apuzzo.jpg
Monumento commemorativo dei carabinieri Falcetta e Apuzzo ad Alcamo Marina
Stato Italia Italia
Luogo Alcamo Marina
Obiettivo Locale stazione dei Carabinieri
Data 27 gennaio 1976
Tipo Agguato con armi da fuoco
Morti Carmine Apuzzo, Salvatore Falcetta
Feriti 0
Responsabili ignoti (i condannati sono stati dichiarati non colpevoli nella revisione del processo)
Motivazione non chiarita, forse legata alla mafia, alla strategia della tensione o al traffico d'armi

La strage[1] di Alcamo Marina avvenne il 27 gennaio 1976 ad Alcamo Marina in provincia di Trapani, all'interno di una stazione dei Carabinieri, quando nella notte due carabinieri vennero assassinati a colpi di arma da fuoco. All'inizio vennero sospettate le Brigate Rosse, poi accusati alcuni giovani del luogo, tra cui Giuseppe Gulotta, condannati e poi assolti dopo più di 30 anni. Il caso di Gulotta, che ha scontato 22 anni di carcere ed è stato assolto in sede di revisione del processo (in seguito alla confessione di un carabiniere che ammise che furono usate torture per estorcere confessioni e chiamate in correità), rappresenta tuttora uno dei più gravi casi di errore giudiziario e ingiusta detenzione della storia italiana.

La strage è irrisolta ma tra le ipotesi più accreditate sono rimaste quelle di un delitto di mafia, del terrorismo (con collegamenti alla strategia della tensione e ad appartenenti all'Organizzazione Gladio), fino a un crimine legato al traffico di armi.[2]

Gli omicidi[modifica | modifica wikitesto]

I due carabinieri vittime della strage, Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta

Due carabinieri, il diciannovenne Carmine Apuzzo e l'appuntato Salvatore Falcetta, furono uccisi nella casermetta "Alkamar" della stazione dei CC della località turistica. Nella notte, con la fiamma ossidrica, fu forzata la porta e i due militi di guardia furono crivellati di colpi mentre dormivano. Fu la polizia, di scorta al segretario del MSI Giorgio Almirante, che stava passando sulla statale alle sette del mattino dopo, ad accorgersi della strage e a dare l'allarme.

Le indagini[modifica | modifica wikitesto]

Fin dall'inizio diverse furono le ipotesi investigative, dal terrorismo rosso (ci furono alcune rivendicazioni di sigle extraparlamentari, ma le Brigate rosse dichiararono la loro estraneità[3]), fino alla mafia[4]. Infatti l'anno prima nella frazione marinara erano stati uccisi, a un mese di distanza l'uno dall'altro, l'assessore ai lavori pubblici di Alcamo, ed ex sindaco DC, Francesco Paolo Guarrasi e il consigliere comunale Antonio Piscitello. Le indagini iniziali sulla strage furono condotte dall'allora capitano dei Carabinieri Giuseppe Russo, poi ucciso dalla mafia.

Alla fine (dopo l'assoluzione in primo grado e la temporanea scarcerazione) furono condannati quattro giovani alcamesi, Giuseppe Gulotta e Giovanni Mandalà all'ergastolo, Gaetano Santangelo (che fu arrestato solo nel 1995[5]) e Vincenzo Ferrantelli a 20 anni; un carrozziere di Partinico considerato vicino agli anarchici, Giuseppe Vesco, che confessò la strage e accusò i quattro giovani, ritrattando subito dopo, fu trovato misteriosamente impiccato in carcere pochi mesi dopo, sebbene avesse una sola mano[6][7][8].

Mandalà è deceduto di morte naturale dopo anni di carcere nel 1998, mentre Santangelo (fino al 1995, quando è stato arrestato) e Ferrantelli, tra un appello e l'altro, si sono rifugiati in Brasile e lì hanno ottenuto lo status di rifugiati.[7] Gulotta ha scontato circa 22 anni di carcere, prima di ottenere la libertà condizionale e la revisione del processo. Solo il 22 luglio 2010, dopo 22 anni di detenzione, Gulotta esce infatti dal carcere in libertà vigilata, mentre Vincenzo Ferrantelli restò latitante in Brasile, dove si era rifugiato anni prima. Gaetano Santangelo fu scarcerato negli anni 2000. Tutti ottennero un nuovo processo in seguito alle rivelazioni di un ex brigadiere dei carabinieri, Renato Olino, sui metodi illegali usati per ottenere false confessioni.

Sulle "stranezze" dell'indagine sulla strage indagò privatamente anche Peppino Impastato, l'attivista e giornalista ucciso dalla mafia nel 1978.[9] La cartella con i documenti su Alcamo Marina fu sequestrata dai Carabinieri (i quali sostenevano che l'attivista di Democrazia Proletaria fosse morto mentre preparava un attentato, come inscenato dai killer mafiosi mandati da Gaetano Badalamenti) nella casa della madre Felicia Impastato poco dopo la morte di Peppino, e non fu più restituita a differenza degli altri documenti (come riferito dal fratello Giovanni).[10]

Walter Veltroni, membro della Commissione Parlamentare Antimafia, ha sostenuto che dietro la strage di Alcamo Marina ci sarebbe la struttura di Gladio.[10] Falcetta e Apuzzo avrebbero fermato, il giorno prima, un furgone che trasportava armi forse con a bordo uomini dell'organizzazione.[10] Quindici anni dopo la strage la polizia scoprì un arsenale appartenente a due militari dell'Arma: l'appuntato Vincenzo La Colla, caposcorta dell'ex Ministro ai Beni Culturali Vincenza Bono Parrino, all'epoca presidente della Commissione Difesa del Senato, e il brigadiere Fabio Bertotto (più volte impegnato in missioni in Somalia). Accusati di essere gli "armieri" della cosca di Alcamo risultati appartenere ai servizi segreti, furono assolti. La Colla patteggiò una pena per l'accusa di detenzione illegale di armi.[10]

Le rivelazioni del brigadiere Olino[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alle dichiarazioni rese dall'ex brigadiere Renato Olino ad un periodico trapanese, secondo le quali le confessioni di Giuseppe Vesco e degli altri arrestati sarebbero state estorte con la tortura, nel 2008 la Procura di Trapani ha aperto due inchieste. Una sulla morte dei due militari, l'altra su quattro carabinieri accusati di sequestro di persona e lesioni gravissime: sono Giuseppe Scibilia, Elio Di Bona, Giovanni Provenzano e Fiorino Pignatella[11][12][13].

Il brigadiere Olino ha dichiarato ai giudici del tribunale di Trapani che quei ragazzi con l'eccidio non c'entravano nulla e che le loro confessioni sono state estorte con violenze terribili. Vesco, poiché trovato in possesso di armi con bossoli compatibili a quelli ritrovati (anche se non identici), fu torturato anche con l'elettroshock e la tortura dell'acqua (simile all'annegamento simulato) per estorcergli una confessione, e in seguito (secondo il pentito di mafia Vincenzo Calcara) fu forse assassinato nella sua cella, inscenando un suicidio, poiché aveva ritrattato e accusato i militari.[10] Gulotta e gli altri furono vittime di pestaggi e abusi, e a casa di uno di loro fu nascosta della presunta refurtiva. Tutti furono minacciati di morte.[14][15][16]

Dalle intercettazioni telefoniche acquisite dalla procura di Trapani a carico dei figli di Giovanni Provenzano, uno dei carabinieri che condusse le indagini sulla strage, nelle quali parlano tra loro e con altri parenti di particolari rivelatigli dal padre, emerge come gli stessi militari, per far risultare come non veri i racconti sulle torture, avrebbero cambiato l'arredamento della stanza di una caserma dove gli arrestati furono sottoposti agli interrogatori.[17]

Dell'episodio si è occupata nel 2007 la trasmissione Rai Blu notte - Misteri italiani di Carlo Lucarelli[18] che contestualizza la strage di Alcamo nell'ambito della strategia della tensione degli anni settanta, ipotizzando un patto tra mafia ed eversione di destra.

I quattro condannati, poi dichiarati innocenti dopo 36 anni.

La revisione processuale e le assoluzioni[modifica | modifica wikitesto]

L'avvocato Baldassarre Lauria, dell'associazione Progetto Innocenti, si è occupato di far riaprire il processo Gulotta. La prima revisione del processo è iniziata dal gennaio 2011 dinanzi alla Corte di Assise di Reggio Calabria[19]. Un pentito di mafia, Vincenzo Calcara, ha parlato nel corso del processo di Reggio di un ruolo della mafia nella strage, collegandola alla Organizzazione Gladio[20], la struttura militare segreta che nel trapanese già dagli anni Settanta aveva proprie basi. Da quanto è emerso quei militari potrebbero essere stati uccisi per avere fermato un furgone carico di armi destinate proprio a «Gladio»[2]. L'avvocato di due imputati ha dichiarato che «le nuove emersioni processuali dimostrano un legame tra la strage di Alcamo Marina e i sequestri di Nicola Campisi e Luigi Corleo (suocero dell'esattore Nino Salvo, NDR), avvenuti nel luglio del 1975».[10] Corleo venne assassinato e il corpo non fu più ritrovato.[10]

Il 26 gennaio 2012 il procuratore generale della Corte d'Appello di Reggio Calabria ha chiesto il proscioglimento da ogni accusa di Giuseppe Gulotta, che stava scontando l'ergastolo in regime di libertà condizionale[21], proscioglimento raggiunto in via definitiva il 13 febbraio 2012, 36 anni esatti dopo il suo arresto[22][23], giorno in cui la corte ha assolto con formula piena Giuseppe Gulotta. Il tribunale ha dichiarato la probabile estraneità al delitto anche dei defunti Mandalà e Vesco e, assieme a loro, anche degli ex latitanti Giuseppe Ferrantelli e Gaetano Santangelo. L'assoluzione di Gulotta è divenuta definitiva dopo la rinuncia a ricorrere in Cassazione da parte della procura.

Il 20 luglio 2012 la sezione per i minorenni della corte d'appello di Catania assolve Ferrantelli e Santangelo (minori di 18 anni all'epoca).[10]

Nel 2014 la corte d'appello di Trapani ha assolto ufficialmente post-mortem - riabilitandolo - anche Giovanni Mandalà.[24] La strage è tuttora un mistero irrisolto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nonostante sia conosciuta con questo nome, il termine strage non è solitamente d'uso nella terminologia comune, in quanto trattasi di duplice omicidio; tuttavia, a livello giuridico, il delitto di strage si configura anche per due morti, se è messa in pericolo l'incolumità pubblica
  2. ^ a b Libera
  3. ^ Vincenzo Tessandori, BR: imputazione: banda armata, Milano, Garzanti, 1977
  4. ^ Franco Di Maria, Marie Di Blasi Il segreto e il dogma FrancoAngeli, 1998
  5. ^ Edward F. Mickolus, Terrorism, 1992-1995: a chronology, Westport, Greenwood Press, 1997
  6. ^ Dal sito Antimafiaduemila.com
  7. ^ a b da vittime mafia.it
  8. ^ La strage di Alcamo Marina 39 anni fa. Gulotta: "Lo Stato mi ha lasciato solo"
  9. ^ Peppino Impastato e la strage di Alcamo riaperte le inchieste su due misteri siciliani
  10. ^ a b c d e f g h Strage Alcamo, assolti Ferrantelli e Santangelo
  11. ^ L'Unità
  12. ^ La Repubblica
  13. ^ Polizia: controinchiesta su abusi ed eccidi delle forze dell'ordine in Italia dal 1943 al 1976, a cura di Gianni Viola e Mario Pizzola, Roma, Stampa alternativa, 1976
  14. ^ Parla il superteste: "Così abbiamo torturato i sospetti"
  15. ^ Giuseppe Gulotta, 22 anni in galera da innocente e nemmeno le scuse
  16. ^ 27 gennaio 1976 Alcamo Marina (TP) uccisi i carabinieri Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta. Una strage che ha una terza vittima: Giuseppe Gullotta, che ha trascorso 21 anni in carcere, condannato all'ergastolo, da innocente.
  17. ^ Da "Newz.it"
  18. ^ alcamo.it
  19. ^ Da La Gazzetta del Sud
  20. ^ trapanicronaca.it
  21. ^ Strage di Alcamo Marina, chiesto il proscioglimento di un ergastolano « Quotidiano Sicilia | Cronaca Sicilia | Notizie, attualità e politica siciliana – Live Sicilia
  22. ^ Alkamar/ Gulotta, 22 anni di carcere da innocente: "Coprirono qualcosa di grosso. Ma vi racconto la parte bella della mia vita" - Affaritaliani.it
  23. ^ Strage di Alcamo, dopo 21 anni all'ergastolo torna libero: "È innocente" - Adnkronos Cronaca
  24. ^ Omicidio dei carabinieri ad Alcamo Marina, dopo Gulotta assolto anche Giovanni Mandalà a Trapani. L'avvocato Cellini: “Emozione indescrivibile”

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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