Neofascismo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
La Croce celtica, simbolo delle ideologie neofasciste

Il neofascismo è un insieme di movimenti sociali o politici nati dopo la seconda guerra mondiale con l'intento di rianimare e attuare l'ideologia fascista.

Secondo lo storico Renzo De Felice durante la guerra fredda questi movimenti assorbirono e presero il posto del fascismo, favoriti in ciò dalla strategia geo-politica dell'Alleanza Atlantica che in tali gruppi vedeva un argine efficace all'espansione comunista.[1] In Italia la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione vieta la riorganizzazione del partito fascista, mentre la legge Scelba, del 1952, sanziona l'apologia del fascismo. Anche durante gli anni di piombo organizzazioni di lotta armata si sono richiamate al neofascismo.

Il neofascismo non si basa su un'ideologia specifica ma costituisce un insieme di gruppi variegato con particolari differenze tra essi (e talvolta addirittura in contrasto tra di loro) seppur con comuni elementi di ultranazionalismo, autoritarismo, suprematismo bianco, xenofobia e opposizione all'immigrazione, Questi gruppi si possono ispirare al fascismo italiano, a filosofi tradizionalisti come Julius Evola, a politici come Codreanu e al falangismo spagnolo, ma anche al Nazionalsocialismo (Neonazismo).[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

Il neofascismo in Italia prese vita nei primi mesi dopo la fine della Seconda guerra mondiale, su iniziativa di reduci della Repubblica Sociale Italiana (RSI) al Nord e di coloro che continuavano a nutrire un sentimento di simpatia nei confronti del regime fascista al Centro-Sud.

Nel 1946 molti gruppi agivano al di fuori dei partiti, come i Fasci di Azione Rivoluzionaria ed il Partito Democratico Fascista, che conducevano azioni al di fuori della legalità. A livello editoriale, l'immediato dopoguerra vide la comparsa di riviste e quotidiani come "Il Meridiano d'Italia" a Milano che polemizzavano contro gli eccidi partigiani compiuti dopo il 25 aprile e, in maniera abbastanza esplicita, invitavano i reduci a compattarsi in un partito politico.

In questo contesto alcuni reduci decisero di organizzarsi in una struttura partitica, per operare all'interno delle istituzioni con la partecipazione alle elezioni. Il 26 dicembre 1946, nello studio legale di Arturo Michelini, venne fondato il Movimento Sociale Italiano (MSI), partito nato con l'obiettivo di tenere viva l'eredità del fascismo nell'Italia repubblicana[3] e che si affermerà come la principale organizzazione partitica dell'estrema destra nella Prima Repubblica[4]. Il partito rifiutò di condannare il fascismo ma, allo stesso tempo, dichiarò di non avere intenzione di riportare in vita il vecchio regime[5], sintetizzando il suo atteggiamento nei confronti del fascismo con la formula "Non rinnegare, non restaurare" coniata dal segretario Augusto De Marsanich[6]. Altri reduci paradossalmente passarono tra le file del Partito Comunista Italiano (PCI), ritenendo di non poter aderire ad un partito quale l'MSI, schierato con i capitalisti, che avevano combattuto ed affossato il fascismo. Il portavoce di questi "fascisti rossi" fu Stanis Ruinas, tramite il suo giornale Pensiero Nazionale. Lo stesso Togliatti favorì questo processo di assimilazione, consapevole del fatto che venti anni di propaganda fascista avevano dato un'impronta ideologica a un'ampia fetta di giovani italiani.

Il Movimento Sociale entra in parlamento nel 1948 con una sparuta rappresentanza. Le elezioni politiche del 1953 vedono un significativo aumento del consenso e della rappresentanza del MSI che concede il suo appoggio esterno a vari governi centristi. Il Movimento Sociale, dopo un serrato dibattito interno, vota a favore dell'adesione alla NATO, si pronuncia in favore della creazione di una Comunità Europea; sotto la guida del "moderato" Arturo Michelini il MSI entra con propri assessori nelle giunte di grandi città del Sud Italia e propone la creazione di una "Grande Destra", in grado di condizionare in parlamento la DC, ed estesa a monarchici e liberali.

Dal 1948 la XII disposizione transitoria della Costituzione Italiana vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista, e, in deroga all'articolo 48, stabiliva per un periodo non superiore a un quinquennio dall'entrata in vigore della stessa, limitazioni al diritto di voto e all'eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista. In base a questa disposizione, l'apologia del fascismo costituisce reato in quanto promuove la riorganizzazione del movimento fascista e denigra i valori di base della Costituzione italiana; a seguito di quanto stabilito dalla costituzione, venne promulgata nel 1952 la Legge Scelba[7]

Nel 1954[8] si consuma nell'MSI una rottura: il gruppo guidato da Pino Rauti, che si ispirava alle idee di Julius Evola, ormai in rotta con la segreteria del partito, fonda il Centro Studi Ordine Nuovo (ON). Nel gruppo ideologico di Ordine Nuovo si accentua la simpatia per il III Reich e, per effetto delle tesi metapolitiche di Evola, matura un sentimento "neo-pagano", non esente da suggestioni occultistiche, che lo allontana dal comune sentire cattolico della destra missina. Gli Ordinovisti praticano la via dell'extraparlamentarismo, ma cominciano anche a stabilire intese con gli ambienti della NATO e con regimi golpisti come quello dei colonnelli greci in nome della lotta al comunismo incombente.

Nel 1960[9] un'ulteriore scissione produrrà il secondo gruppo della destra radicale degli anni sessanta: Avanguardia Nazionale (AN), con a capo Stefano Delle Chiaie. Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, pur mantenendo rapporti con singoli dirigenti dell'MSI, conducono una politica autonoma dall'ex partito di riferimento, che, fino al 1960 è impegnato a sostenere governi democristiani e a contrastare le politiche di giustizia sociale del centro-sinistra. Avanguardia Nazionale si segnala per una campagna astensionista condotta nel 1963, quando l'invito a non votare poteva apparire vagamente "sovversivo" considerato il dovere morale della partecipazione al voto stabilito anche in sede normativa dall'ordinamento italiano.

In quegli anni sorse anche un altro gruppo neofascista, il Fronte Nazionale di Junio Valerio Borghese, ex comandante della X MAS e figura di spicco del reducismo di Salò successivamente ideatore di un tentativo di colpo di stato durante la notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970 annullato poche ore prima dell'attuazione. Le ragioni della mancata esecuzione del piano non vennero mai chiarite e l'episodio venne ricordato come golpe Borghese.

Successivamente inizia il periodo della strategia della tensione. Il primo episodio è la strage di piazza Fontana, il 12 dicembre 1969, nel corso degli anni le indagini hanno condotto a individuare i presunti colpevoli neofascisti. Successivamente si ebbe la lunga stagione stragista degli anni di piombo, per i quali delitti vennero sospettati ed indagati ripetutamente, assieme ad anarchici e comunisti di area extraparlamentare, vari esponenti dei movimenti neofascisti, negli anni successivi mai condannati definitivamente, con l'importante eccezione della Strage di Bologna.

Nel 1969 Avanguardia Nazionale di Delle Chiaie, a quell'epoca latitante, si sciolse. Sempre nel 1969, Pino Rauti e altri dirigenti di Ordine Nuovo rientrano nel MSI, mentre gli ordinovisti contrari, danno vita al nuovo movimento politico di Ordine Nuovo, guidato da Clemente Graziani. Il 21 novembre 1973 viene decretato lo scioglimento dell'organizzazione e trenta membri condannati per ricostituzione del Partito Nazionale Fascista. Tre anni dopo viene decretato, con le stesse motivazioni, anche lo scioglimento di Avanguardia Nazionale.

Attorno alla metà degli anni settanta crescono associazioni e movimenti, soprattutto giovanili, come Terza Posizione, Lotta di Popolo e Costruiamo l'azione, impegnati nella lotta per la giustizia sociale ed estranei sia alle competizioni elettorali sia al terrorismo nero che, da parte sua, contemporaneamente si sviluppa con formazioni terroristiche e clandestine come i Nuclei Armati Rivoluzionari e il Fronte Nazionale Rivoluzionario.

Il 2 agosto 1980 avviene una strage di matrice neofascista confermata in sede giudiziaria, quella di Bologna, per cui vennero condannati all'ergastolo, quali esecutori dell'attentato, i membri dei NAR Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini.

Il 25 luglio 1991 fa la sua comparsa un nuovo soggetto politico profondamente mussoliniano: il Movimento Fascismo e Libertà (MFL), fondato dal giornalista e senatore Giorgio Pisanò.

Nel 1993 viene varato il decreto Mancino, che pone fuorilegge per razzismo, Movimento Politico, Base Autonoma, Azione Skinhead e L'Uomo Libero. Nello stesso anno Meridiano Zero si scioglie volontariamente.

Nel 1995, con la svolta di Fiuggi, si scioglie l'MSI-DN, dando luogo ad Alleanza Nazionale ed al Movimento Sociale - Fiamma Tricolore. Nel 1998 viene fondata Forza Nuova.[10]

Nel 2001, il Movimento Fascismo e Libertà, dopo la morte del fondatore Giorgio Pisanò, subisce una scissione, con alcuni dirigenti che, nello stesso anno fondano Nuovo Ordine Nazionale.

Nel 2009 il Movimento Fascismo e Libertà ha cambiato denominazione in Movimento Fascismo e Libertà - Partito Socialista Nazionale (MFL-PSN), assumendo la posizione più socialista dell'originario fascismo rivoluzionario e della Repubblica Sociale Italiana, dissociandosi dalla collocazione di destra assunta da tutte le altre correnti neofasciste e della cosiddetta Area. Nel 2011 è la fondazione di Alternativa Tricolore.

Nel resto del mondo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Estrema destra.

Ideologia del neofascismo[modifica | modifica wikitesto]

Critica al sistema democratico[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1931 Mussolini esplicitò il proprio rifiuto della democrazia, definendo la disuguaglianza come «feconda e benefica» e in "Dottrina del Fascismo" scrisse che «regimi democratici possono essere definiti quelli nei quali, di tanto in tanto, si dà al popolo l'illusione di essere sovrano, mentre la vera effettiva sovranità sta in altre forze talora irresponsabili e segrete». Il Neofascismo, come il fascismo, sostiene che le "autoproclamatesi" democrazie, siano in realtà effettivamente regimi "plutocratici", sorta di dittature massoniche basate sulla manipolazione della volontà popolare. I cittadini non avrebbero né la conoscenza né i nobili motivi necessari per prendere decisioni coerenti e giuste per il bene comune; Platone definì la democrazia “una piacevolissima forma di governo, piena di varietà e di disordine, che dispensa una sorta d'eguaglianza agli eguali come agli ineguali”. Non mancano tuttavia alcuni gruppi neofascisti che rifiutano la dimensione rivoluzionaria autoritaria e accettano la tradizionale "democrazia organica" inserendosi in un compromesso democratico di stampo elettorale, come il Partito Democratico Fascista in passato o Forza Nuova e CasaPound Italia oggi.

Identità[modifica | modifica wikitesto]

Un elemento portante di molti gruppi neofascisti è un razzialismo basato sulla supremazia della razza bianca sostenendo l'esistenza e la diversità gerarchica di diverse razze appartenenti alla specie umana. Nella diversità delle razze e nei conflitti tra nazioni sottolineano il ruolo del darwinismo sociale, caratteristica insita nell'uomo.[11]

Lotta alla droga[modifica | modifica wikitesto]

Il regime fascista condannò l'uso delle droghe, in nome dell'ordine sociale, già dal 1923 attraverso la legge Mussolini-Oviglio, con cui si vietava in Italia l'oppio, la cocaina e la cannabis[12]. L'hashish verrà presentato dalla propaganda come "nemico della razza" e "droga dei negri", ponendo la questione della droga in un'ottica sociale e razziale. Dopo la caduta del regime, i tossicodipendenti sono spesso stati visti dai gruppi neofascisti come subumani senza possibilità di redenzione, e frequenti sono state, in particolare negli anni '70, le aggressioni a loro spese. In tempi più recenti non tutti i movimenti organizzati neofascisti condannano apertamente l'utilizzo di droga: alcuni, come ad es. Forza Nuova, fanno della lotta alla droga un loro punto cardine;[13] altri (ad esempio CasaPound) pur non approvandone l'uso non ritengono importante contrastarne l'utilizzo, non assumendo una posizione a riguardo[14]. Ufficialmente, gruppi e partiti neofascisti si sono sempre dimostrati contrari alle droghe, tanto le pesanti quanto quelle leggere (spesso negando addirittura tale classificazione), in quanto l'economia che esse mettono in moto sarebbe frutto del liberalcapitalismo (sebbene più volte singoli esponenti siano stati essi stessi autori di reati legati alla droga[15][16]). Secondo i neofascisti sarebbe uno stratagemma, attuato a partire dal 1967 con l'Operazione Chaos, ideato negli anni nei quali il capitalismo sembrava cedere di fronte al comunismo, volto anche alla conservazione delle coltivazioni di oppio del Laos tramite il controllo del Vietnam. I neofascisti ritengono ipocriti coloro che si dichiarano contrari al capitalismo, favorendone invece personalmente la sopravvivenza diventando consumatore di droga e partecipando direttamente al suo sostentamento. Inoltre sostengono che la droga porti allo sviluppo di una criminalità organizzata di tipo mafioso con conseguenti vittime, ad una gioventù intontita, morti per overdose, famiglie distrutte, carceri affollate.

Revisionismo[modifica | modifica wikitesto]

Il neofascismo solitamente tende a rifiutare la storiografia ufficiale, sostenendo posizioni basate sul revisionismo in particolare sulla seconda guerra mondiale e spesso (ma non sempre) sul negazionismo relativo ai campi di concentramento e all'Olocausto, ponendo invece l'accento principalmente sui crimini di guerra alleati, dei partigiani, dell'Unione Sovietica e delle varie entità comuniste e democratiche durante e immediatamente dopo il secondo conflitto mondiale.

Gruppi neofascisti spesso basano la propria propaganda sul revisionismo storico nei confronti della società autoritaria del fascismo storico, dipingendo, come nel caso italiano, la società del ventennio fascista in maniera idealizzata e come esempio di benessere nettamente preferibile ai sistemi democratici attraverso l'uso di errati luoghi comuni antistorici in cui si tende, ad esempio, a definire Benito Mussolini come istitutore delle pensioni in Italia[17], ora come istitutore della tredicesima mensilità, del voto alle donne, fautore di vaste bonifiche e altro.

Linguaggio[modifica | modifica wikitesto]

Recenti studi in ambito linguistico e sociolinguistico evidenziano l'esistenza di un linguaggio neofascista specifico dai tratti prevalenti di tipo controegemonico, sempre più presente all'interno del più ampio fenomeno del graffitismo e della cultura ultras[18]. Emerge inoltre, all'interno di queste tendenze, un legame del neofascismo con alcune frange della sottocultura skinhead (naziskin e skin88) e casual che ampio spazio, specie la seconda, occupano all'interno delle sottoculture giovanili[19].

Il neofascismo come antitesi del fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni teorici di destra ritengono che, il neofascismo, sia nella sua ideologia che nella sua prassi, abbia finito per accantonare progressivamente la dottrina fascista, limitandosi ad una caricatura estetica e banalizzata del passato regime, immettendovi elementi tratti dalla cultura New Age e dal tradizionalismo nordico, come l'uso simbolico della croce celtica, dalle teorizzazioni di Julius Evola[20]. Giorgio Almirante, storico leader del Movimento Sociale Italiano, fu il primo che adottò più apertamente di altri una apparente politica di “defascistizzazione” dei militanti del partito, con l'intento di trasformarlo in un partito di “Destra Nazionale” che rientrasse nell'ottica delle gerarchie di partito in accordo con la Costituzione Italiana e nel quale vi si potessero riconoscere le tante anime emarginate e nostalgiche della destra italiana[21], in particolare nel 1972 con la fusione con il partito monarchico (la Destra Nazionale) e nel 1975 con la nascita della Costituente di destra per la libertà.

Il divieto di ricostituzione[modifica | modifica wikitesto]

In Italia la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione vieta la riorganizzazione del partito fascista, mentre la legge Scelba, del 1952, attua la disposizione e introduce il reato di apologia del fascismo. Secondo la norma si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista: esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica, o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione, o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista,ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito, o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.[22] Diversi movimenti, da Avanguardia Nazionale nel 1976 a Ordine Nuovo nel 1973, sono stati sciolti d'autorità nel tempo.

Con la legge Mancino del 1993 oltre a essere vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla "discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi", anche "chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell'assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni".

Partiti e movimenti neofascisti[modifica | modifica wikitesto]

Partiti e movimenti neofascisti attivi[modifica | modifica wikitesto]

I partiti e i movimenti che si richiamano a idee neofasciste sono, in ordine cronologico di fondazione:

Partiti e movimenti neofascisti del passato[modifica | modifica wikitesto]

  • Partito Democratico Fascista, esistente dal 1945 al 1947, fondato da Domenico Leccisi
  • Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale, esistente dal 1946 al 1995, frazionato dopo la svolta di Fiuggi in Alleanza Nazionale e Movimento Sociale - Fiamma Tricolore, nonché in altri partiti minori. L'organizzazione giovanile era Fronte della Gioventù (MSI) e quella studentesca universitaria era FUAN
  • Raggruppamento Sociale Repubblicano, partito costituito in larga parte da una scissione missina contraria all'inserimento del MSI nell'alveo della destra, fondato da Giorgio Pini nel 1952 e sciolto agli inizi degli anni '60.
  • Avanguardia Nazionale, fondata da Stefano Delle Chiaie e esistente dal 1960 al 1976, quando fu sciolto d'ufficio per ricostituzione del partito fascista.
  • Stato del Lavoro (inizialmente Movimento Unionista Sindacale Democratico), fondato da Rodolfo Nori e esistente dal 1962 al 1970. Nel 1965 Nori fu promotore anche della "Unione Italica", fallimentare associazione nata per conglomerare gruppi e partiti di estrema destra. Lo Stato del Lavoro era un gruppo di ispirazione neofascista che auspicava un sindacalismo corporativistico che sostituisse i normali partiti italiani. Di scarsissimo seguito, il gruppo confluì poi nella Lega Italia Unita.[34]
  • Falange Tricolore, esistente dal 1963 al 1969, fondata dall'avvocato Giorgio Arcangeli, arrestato il 21 luglio 1969 per aver sparato raffiche di mitra contro l'ambasciata sovietica di Roma decretando così lo scioglimento del gruppo.
  • Comitato Tricolore (in origine Comitato Tricolore per l'Italianità dell'Alto Adige), esistente dal 1966 al 1968, fondato da ex-membri del MVSN e RSI.[35]
  • Italia Nuova, nato il 2 luglio 1967 a Milano, nel marzo 1970 si unì alla Lega Italia Unita.[36]
  • Europa Civiltà, fondata nel 1967 e disciolta alla fine degli anni '70
  • Partito della Ricostruzione Nazionale (poi Movimento Ricostruzione Nazionale), fondato il 2 gennaio 1967 da Armando Mariotti, basato sulla propaganda per la scheda bianca e allo stesso tempo per le elezioni di categorie economiche-sociali in politica (artigiani, professionisti, lavoratori comuni, etc.)
  • Costituente Nazionale Rivoluzionaria (CNR), esistente dal 1967 al 1970, fondata a Milano da Giacomo De Sario, ex repubblichino[37] e condirettore insieme a Armando Mariotti del settimanale "Forza Uomo". Tra le principali ispirazioni del gruppo vi erano Giuseppe Mazzini, Carlo Pisacane, il primissimo Mussolini e i futuristi.[38]
  • Fronte Nazionale, fondato dal principe Junio Valerio Borghese (già membro del Comitato Tricolore) e esistente dal 1968 al 1970.
  • Ordine Domani, nato in Sardegna e attivo presumibilmente nel 1968.[39]
  • Movimento Tradizionale Romano (MTR), fondato a Napoli nel 1968 dall'insegnante di scuola elementare Ermenegildo Cella che auspica il "ripristino di un nuovo Stato romanonell'ambito delle già province romane con la denominazione di Repubblica Sociale Romana. La sua meta finale è un ordine nuovo-antico nelle coscienze dei singoli e dei popoli onde realizzare lo Stato etico ideale con la denominazione di Repubblica Sociale Mondiale, al lume della imperitura saggezza dell'Urbe immortale".[40]
  • Nuova Caravella, nato nel marzo 1968 tra gli studenti universitari romani dissidenti al MSI, fondato da Cesare Perri, studente di medicina. Nel 1970 i membri confluiranno in Avanguardia Nazionale[41]
  • L'Assalto, nato nel novembre 1968 e facente perno l'omonima rivista gestita da Pietro Caporilli, ex-legionario a Fiume con Gabriele D'Annunzio, poi militante della Repubblica Sociale Italiana e già membro dell'MSI.[42]
  • Fronte Delta, fondato nel 1969 da Marco Pirina, gruppo giovanile di studenti de La Sapienza di Roma e dissidenti fuorisciuti dal FUAN e MSI successivamente incriminato per il coinvolgimento nel golpe Borghese.[43]
  • Movimento d'Opinione Pubblica (poi Fronte degli Italiani) nato nel giugno del 1969 ma si dissolse nel 1970 quando i membri aderirono alla Lega Italia Unita.
  • Gruppo Spontaneo Anticomunista, nato a Milano dopo il caso Annarumma, ma già alla fine del 1969 il gruppo divenne inoperativo e apparentemente diversi membri entrarono nel Partito Liberale Italiano.[44]
  • Lotta di Popolo, esistente dal 1969 al 1973, poi Lotta Popolare (1975-1978)
  • Movimento di Azione Rivoluzionaria (MAR), nato all'inizio del 1970 a Sondrio e guidato da Gaetano 'Tano' Orlando, commercialista e sindaco di Lovero con la lista Unione Cristiana Democratica. Nell'aprile di quello stesso anno viene arrestato per detenzione di materiale esplosivo e per essersi autoaccusato di aver abbattuto un elettrodotto a Tirano, un mese dopo aver aderito alla Lega Italia Unita.
  • Lega Italia Unita, insieme di associazioni, gruppi e micro-partiti di estrema destra costituitasi a Milano l'8 marzo 1970, dopo poche settimane uno dei gruppi confluiti, il Movimento di Azione Rivoluzionaria (MAR), venne incriminato per attentati ai tralicci dell'energia elettrica in Valtellina, portando i membri dei vari gruppi a dissociarsi da tali azioni comportando così lo scioglimento della Lega.[45]
  • Avanguardia Rivoluzionaria, esistente dal 1970 al 1971, attivo nell'Italia meridionale e fondato a Bari dal geometra Angelo Apicella, dopo sei mesi dalla fondazione vengono indagati dalla procura di Bari per violazione della legge Scelba.[46][47]
  • Movimento di Rinnovamento Italiano, risultante attivo nel 1971 durante l'ultima fase della rivolta di Reggio Calabria dal duca Giuseppe Avarna di Gualtieri, già collaboratore del Partito Nazionale Monarchico e del MSI nonché tra i fondatori del Movimento per l'Indipendenza della Sicilia.
  • Democrazia Nazionale - Costituente di Destra, partito nato nel 1977 da una spaccatura del MSI entrata in contrasto con Almirante. Ne fu deciso lo scioglimento nel 1979, dopo che nessun candidato venne eletto nelle elezioni politiche e in quelle europee di quello stesso anno.[48][49]
  • Costruiamo l'azione, fondata da Paolo Signorelli e esistente dal 1978 al 1980.
  • Movimento Politico, rete di occupazioni a scopo abitativo di impianto nazional-rivoluzionario formata nel 1984 e sciolta nel 1993.
  • Fronte Nazionale, fondato da Franco Freda e esistente dal 1990 al 2000, sciolto d'ufficio per ricostituzione del partito fascista
  • Azione Sociale, fondato nel 2003 da Alessandra Mussolini e sciolto nel 2009, scissione da Alleanza Nazionale
  • Alternativa Sociale, federazione di partiti (MS-FT, Azione Sociale, FN e Fronte Sociale Nazionale) esistente dal 2003 al 2006, diretta da Alessandra Mussolini
  • Azione Fascista Nazional-Socialista (AFNS), fondato da un consigliere comunale di Borutta e attivo in Sardegna nella primavera del 2007.[50]
  • Movimento Uomo Nuovo, fondato nel settembre 2009 da Nicola Trisciuoglio, ex avvocato napoletano con precedenti per truffa, estorsione ed incitamento all'odio razziale. Il gruppo venne smantellato dalla procura de L'Aquila nel 2014 in quanto progettava un piano eversivo stragista.[51]
  • Confederatio - Confederazione delle Comunità di Popolo, movimento di ispirazione neonazista formato nel 2011. sciolto anch'esso nella stessa operaziome che portò allo scioglimento del Movimento Uomo Nuovo e Nazionalisti Friulani.[52]
  • Nazionalisti Friulani (NF), nati ufficialmente nel gennaio 2014 a Udine[53] e disciolti nel dicembre di quello stesso anno.
  • Movimento Nazionalsocialista Italiano dei Lavoratori, smatellato dalla Digos nel 2019 con indagini partite dalla procura di Enna.[54]

Organizzazioni di lotta armata[modifica | modifica wikitesto]

Ci furono gruppi, alcuni organizzati, altri di spontaneismo armato, che si richiamarono all'aerea neofascista:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Intervista sul fascismo, Editori Laterza, pag. 97
  2. ^ Renzo De Felice, Intervista sul fascismo, Editori Laterza, pagg. 98-106. Testualmente: "Se guardiamo agli esponenti del radicalismo di destra dobbiamo chiederci: quali sono i loro maestri ideali? Quali i modelli a cui si rifanno? Si rifanno a Mussolini? Molto vagamente: si rifanno a Mussolini come si rifanno a Garibaldi. Sarà una battuta di spirito, ma è così: tutti gli italiani si rifanno a Garibaldi. E tutti quelli che sono contrari a un certo sistema democratico, si rifanno a Mussolini. Me è un fatto del tutto esterno. E non si rifanno nemmeno all'esperienza fascista italiana, perché è una esperienza sostanzialmente fallimentare, non solo per la guerra perduta, ma anche per l'incapacità che il fascismo italiano ha dimostrato di creare uno Stato fascista vero. I maestri a cui si rifanno sono altri: sono Evola, Codreanu e i nazisti veri e propri (...)"
  3. ^ Piero Ignazi, Il polo escluso: profilo storico del Movimento sociale italiano, Bologna, Il Mulino, 1998, p. 412, ISBN 9788815052346.
  4. ^ Stefano Fella, Carlo Ruzza, Re-inventing the Italian Right: Territorial politics, populism and 'post-fascism', Londra e New York, Routledge, 2011, p. 13.
  5. ^ Arturo Michelini, Primo corso propagandisti del M.S.I., Società editrice fiamma, p. 11.
  6. ^ Piero Ignazi, Il polo escluso: profilo storico del Movimento sociale italiano, Bologna, Il Mulino, 1998, p. 440.
  7. ^ all'art. 1 recita: "si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista"; all'art. 4 recita: "Chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità indicate nell'articolo 1 è punito [...]"
  8. ^ Da Rivolta contro il mondo moderno a Gli uomini e le rovine. Julius Evola 1934-1951, articolo di Alberto Lombardo (1º gennaio 2000) in centrostudilaruna.it - vedi nota 42.
  9. ^ Il filo nero, articolo di Mario Coglitore, da intermarx.com.
  10. ^ Per tutta la sezione sono indicativi (tra gli altri): Nicola Rao, La Fiamma e la Celtica, Sperling & Kupfer, Roma, 2006 e Ugo Maria Tassinari, Naufraghi. Da Mussolini alla Mussolini: 60 anni di storia della destra radicale, Immaginapoli, 2007.
  11. ^ Gabriele Adinolfi, Quel domani che ci appartenne, Barbarossa editore, Milano, 2005.
  12. ^ Giancarlo Ascari, Matteo Guarnaccia, Quelli che Milano: Storie, leggende, misteri e varietà, BUR, Maggio 2011.
  13. ^ Programma elettorale, su forzanuova.eu.
    «Nel quadro di una politica tesa alla salvaguardia delle giovani generazioni, Forza Nuova auspica, inoltre, un deciso impegno contro la diffusione di tutte le sostanze stupefacenti e la stessa cultura della droga, sponsorizzata dai poteri forti.».
  14. ^ Legalizzare o proibire? Le posizioni dei partiti politici italiani sulla cannabis, su liberties.eu.
    «il programma di Casapound non include alcun riferimento al tema. In un'intervista il leader del partito, Di Stefano, ha dichiarato che il partito non ha una posizione ufficiale, anche se è eticamente contrario a uno Stato che vende droghe. Non è contrario alla marijuana medica, in quanto la ricerca ha evidenziato i benefici per le persone malate.».
  15. ^ Droga e moschetto, fascista perfetto
  16. ^ Droga Roma, l'ultrà fascista Diabolik sfruttava la 'ndrangheta per prendersi la Capitale. Il tramite con la Colombia: "Lavoro a Medellin" - Il Fatto Quotidiano
  17. ^ La falsa notizia delle pensioni «fasciste», su corriere.it.
  18. ^ Linguaggi ed elementi del politico nel radicalismo di destra e di sinistra nel graffitismo urbano, ANALELE UNIVERSITII DIN CRAIOVA, SERIA TIINE FILOLOGICE LINGVISTICA, ANUL XXXIV, Nr. 1-2, 2012
  19. ^ "Muri puliti popoli muti". Analisi tematica e dinamiche linguistiche del fenomeno del graffitismo a Roma, Forum Italicum, 2013
  20. ^ Giuseppe Parlato, Fascismo, Nazionalsocialismo, Tradizione, in Julius Evola, Fascismo e Terzo Reich, Roma, Mediterranee, 2001, p. 15 Scrive Parlato: «Evola intese rettificare il fascismo in senso spirituale e tradizionale, in nome di idee e valori che non erano quelli originari del fascismo, ma quelli della destra conservatrice ed aristocratica»
  21. ^ James Gregor, "The search for neofascism - the use and abuse of social science", Cambridge University Press, 2006, cap. 3, pp. 54-82
  22. ^ www.normattiva.it
  23. ^ Quando fare il saluto romano non è reato, su agi.it.
  24. ^ Finisce in carcere il neofascista Gaetano Saya, nostalgico che creò la “polizia parallela”, su ilsecoloxix.it.
  25. ^ Fondarono i Fasci italiani del lavoro a Mantova, per il giudice non è reato: "Non è ricostituzione del partito fascista", su milano.repubblica.it.
  26. ^ Il Tar esclude Fiamma Negrini e i Fasci dal consiglio di Sermide e Felonica, 25 gennaio 2018, su gazzettadimantova.gelocal.it.
  27. ^ Mantova, ‘non rifecero il partito fascista’: prosciolti in 9 per la candidatura dei Fasci del lavoro a comunali di Sermide-Felonica, 22 marzo 2019, su ilfattoquotidiano.it.
  28. ^ Protesta del PD: oscurare il sito di Rifondazione Fascista, su latina24ore.it.
  29. ^ Generazione Identitaria, chi sono i nazi-hipster di «No Way» che trasformano la protesta in marketing, su torino.corriere.it.
  30. ^ Storia dei Do.Ra., i neonazisti di Varese «pronti alle armi», su ancorafischiailvento.org.
  31. ^ Saluti nazisti e croci runiche: viaggio dentro la comunità che nega l'Olocausto, su repubblica.it.
  32. ^ Ricostituzione del partito fascista, concluse le indagini sui 52 indagati di Do.Ra., su varesenews.it.
  33. ^ Scheda di Giuseppe Martorana, candidato sindaco al comune di Foggia per la coalizione formata da Forza Nuova e Nuovo Ordine Nazionale, 16 aprile 2014, su foggiatoday.it.
  34. ^ Giampaolo Pansa, Borghese mi ha detto. Il programma, gli uomini ombra, la conquista del potere nellìultima intervista di Junio Valerio Borghese. La biografia completa del principe nero. I documenti e l'anagrafe dei movimenti della destra extraparlamentare, Palazzi, 1971, pp. 184.
  35. ^ Giampaolo Pansa, Borghese mi ha detto. Il programma, gli uomini ombra, la conquista del potere nellìultima intervista di Junio Valerio Borghese. La biografia completa del principe nero. I documenti e l'anagrafe dei movimenti della destra extraparlamentare, Palazzi, 1971, p. 163.
  36. ^ Giampaolo Pansa, Borghese mi ha detto. Il programma, gli uomini ombra, la conquista del potere nellìultima intervista di Junio Valerio Borghese. La biografia completa del principe nero. I documenti e l'anagrafe dei movimenti della destra extraparlamentare, Palazzi, 1971, pp. 173.
  37. ^ Costituente Nazionale Rivoluzionario (CNR), su archivio900.it.
    «Organizzazione neo fascista, fondata a Milano nel 1967 da Raffaele De Sario, ex repubblichino. Sciolta nel 1970. Leader Giacomo De Sario (PSDI). pubblica nel '69 la rivista Forza Uomo».
  38. ^ Giampaolo Pansa, Borghese mi ha detto. Il programma, gli uomini ombra, la conquista del potere nellìultima intervista di Junio Valerio Borghese. La biografia completa del principe nero. I documenti e l'anagrafe dei movimenti della destra extraparlamentare, Palazzi, 1971, pp. 164-165.
  39. ^ Solange Manfredi, CIA e Nazisti uniti per destabilizzare l'Italia, Narcissus.me, 2014, pp. 205.
  40. ^ Giampaolo Pansa, Borghese mi ha detto. Il programma, gli uomini ombra, la conquista del potere nellìultima intervista di Junio Valerio Borghese. La biografia completa del principe nero. I documenti e l'anagrafe dei movimenti della destra extraparlamentare, Palazzi, 1971, p. 176.
  41. ^ Nuova Caravella, su sites.google.com.
    «"Nuova Caravella" nasce nel 1968 a Roma, dopo Valle Giulia e l'aggressione missina all'università La Sapienza del 15 marzo '68. Il gruppo più attivo dell'occupazione di Giurisprudenza si stacca dal FUAN-Caravella e fonda "Nuova Caravella". E' un movimento in diretta prosecuzione con Avanguardia Nazionale, e confluirà nel 1970 nella nuova AN. Tra i militanti Pierfranco Di Giovanni, Cesare Perri (che ne è il leader), Guido Paglia, Adriano Tilgher. Ha sede in via Como.».
  42. ^ Davide Conti, L'anima nera della Repubblica: Storia del Msi, Laterza, 2013.
  43. ^ Adamo Mastrangelo, Foibe, quello che non si dice, Lampi di Stampa, 2009, p. 83.
  44. ^ Giampaolo Pansa, Borghese mi ha detto. Il programma, gli uomini ombra, la conquista del potere nellìultima intervista di Junio Valerio Borghese. La biografia completa del principe nero. I documenti e l'anagrafe dei movimenti della destra extraparlamentare, Palazzi, 1971, pp. 172.
  45. ^ Giampaolo Pansa, Borghese mi ha detto. Il programma, gli uomini ombra, la conquista del potere nellìultima intervista di Junio Valerio Borghese. La biografia completa del principe nero. I documenti e l'anagrafe dei movimenti della destra extraparlamentare, Palazzi, 1971, pp. 173-174.
  46. ^ Giampaolo Pansa, Borghese mi ha detto. Il programma, gli uomini ombra, la conquista del potere nellìultima intervista di Junio Valerio Borghese. La biografia completa del principe nero. I documenti e l'anagrafe dei movimenti della destra extraparlamentare, Palazzi, 1971, pp. 159-160.
  47. ^ Fondazione Cipriani, su fondazionecipriani.it.
    «A Bari, Angelo Apicella, fondatore di ‘Avanguardia rivoluzionaria’, ed altri 8 militanti ricevono un avviso di reato per violazione della legge Scelba.».
  48. ^ Antonio Martino, Movimenti neofascisti nelle carte della questura di Savona (1945 - 1983), lulu.com, Ottobre 2019, pp. 238.
  49. ^ Democrazia nazionale, su treccani.it.
  50. ^ A Sassari rinasce il partito fascista, 1 maggio 2007, su ricerca.gelocal.it.
  51. ^ Blitz contro terroristi neofascisti C’è un ex avvocato napoletano Tra gli indagati c’è Nicola Trisciuoglio, ex legale coinvolto in una storia di truffe, falso ed estorsione, 23 dicembre 2014, su corrieredelmezzogiorno.corriere.it.
  52. ^ Terrorismo neofascista: 14 arresti Blitz Ros anche a Piombino Dese, 22 dicembre 2014, su padovaoggi.it.
  53. ^ Nazionalisti friulani si presentano, 2 gennaio 2014, su ilfriuli.it.
  54. ^ Enna: indagati estremisti destra, pronti a creare un partito nazista, su rainews.it.
  55. ^ La strage di Brescia, i nazisti e i piromani folli, su ilpost.it.
  56. ^ L'Unita, 22 dicembre 1979 (PDF), su archivio.unita.news.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., Adriano Romualdi, Raido, 2003.
  • AA. VV., Dossier strage di Bologna. La pista segreta, Giraldi editore, 2010.
  • Gabriele Adinolfi e Roberto Fiore, Noi Terza Posizione, Settimo Sigillo, 2000. ISBN 88-6148-002-0
  • Alessandro Amorese, Beppe Niccolai. Il missino e l'eretico, Eclettica, 2010.
  • Nicola Antonini, Fuori dal cerchio. Viaggio nella destra radicale italiana, Eliot, 2010.
  • Adalberto Baldoni, Sandro Provvisionato, Anni di piombo, Sperling & Kupfer, 2009.
  • Pietrangelo Buttafuoco, Fogli consanguinei, Ar, 2002.
  • Mario Caprara, Gianluca Semprini, Destra estrema e criminale, Newton & Compton, 2010.
  • Antonio Carioti, Gli orfani di Salò, Mursia, 2008.
  • Sandro Forte, Clemente Graziani, Settimo Sigillo, 1997.
  • Marco Fraquelli, A destra di Porto Alegre, Rubbettino, 2006.
  • Mauro Galleni, Rapporto sul Terrorismo. Le stragi, i sequestri, le sigle 1969-1980, Rizzoli, Milano, 1981
  • Alessandro Gasparetti, La destra e il '68, Settimo Sigillo, 2006.
  • Cristina Di Giorgi, Note alternative, Trecento, 2008.
  • Mario Giovana, Le nuove camicie nere, Edizioni dell'Albero, Torino, 1966.
  • (EN) Douglas R. Holmes, Integral Europe: Fast-Capitalism, Multiculturalism, Neofascism, Princeton University Press, 2000. ISBN 0-691-03388-9
  • Mario Michele Merlino, E venne Valle Giulia, Settimo Sigillo, 2008.
  • Massimiliano Morelli, Acca Larentia, Bradipolibri, 2008.
  • Annibale Paloscia, Al tempo di Tambroni, Mursia, 2010.
  • Antonio Pennacchi, Il fasciocomunista, Mondadori, 2010.
  • Gerardo Picardo, Destra radicale, Settimo Sigillo, 2007.
  • Nicola Rao, La Fiamma e la Celtica, Sperling & Kupfer, Roma, 2006. ISBN 8820041936
  • Petra Rosenbaum, Il nuovo fascismo, Milano, Feltrinelli, 1975.
  • Davide Sabatini, Il Movimento Politico Occidentale, Settimo Sigillo, 2010.
  • Giuseppe Scaliati, Trame nere. I movimenti di destra in Italia dal dopoguerra ad oggi, Fratelli Frilli Editori, 2005.
  • Gianluca Semprini, La strage di Bologna, Seb, 2005.
  • Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse, Confessioni di un fazioso, Mursia, 2006.
  • Arianna Streccioni, A destra della destra, Settimo Sigillo, 2006.
  • Ugo Maria Tassinari, Naufraghi. Da Mussolini alla Mussolini: 60 anni di storia della destra radicale, Immaginapoli, 2007.
  • Ugo Maria Tassinari, Fascisteria, Castelvecchi Editore, 2001.
  • Mario Tedeschi, I Fascisti dopo Mussolini, Edizioni Arnia, Roma, 1950.
  • Luca Telese, Cuori Neri, Sperling & Kupfer, 2006.
  • Marco de Troia, Fronte della Gioventù, Settimo Sigillo, 2001.
  • Paolo Berizzi, NazItalia: Viaggio in un Paese che si è riscoperto fascista, 2018

Testi autobiografici[modifica | modifica wikitesto]

  • Luciano Lucci Chiarissi, Esame di coscienza di un fascista, Settimo Sigillo, 2010.
  • Pierluigi Concutelli, Io, l'uomo nero, Marsilio, 2008.
  • Stefano Delle Chiaie, L'aquila e il condor , Sperling & Kupfer, 2012.
  • Cesare Ferri, Una sera d'inverno, Settimo Sigillo, 2006.
  • Augusto Grandi, Baci & Bastonate, Angolo Manzoni, 2007.
  • Giampaolo Mattei, La notte brucia ancora, Sperling & Kupfer, 2008.
  • Ferdinando Menconi, Anni di porfido, Sassoscritto, 2007.
  • Alessandro Preiser, Avene selvatiche, Marsilio, 2004.
  • Giulio Salierno, Autobiografia di un picchiatore fascista, Minimum fax, 2008.
  • Paolo Signorelli, Di professione imputato, Sonda, 1996.
  • Mario Tuti, Confessione per il mio giudice, Seb, 1994.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàThesaurus BNCF 23244