Sermide

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Sermide
comune
Sermide – Stemma Sermide – Bandiera
Castelmassa e Sermide
Castelmassa e Sermide
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Mantova-Stemma.png Mantova
Amministrazione
Sindaco Paolo Calzolari (lista civica) dal 07/05/2012
Territorio
Coordinate 45°00′N 11°18′E / 45°N 11.3°E45; 11.3 (Sermide)Coordinate: 45°00′N 11°18′E / 45°N 11.3°E45; 11.3 (Sermide)
Altitudine 13 m s.l.m.
Superficie 57,06 km²
Abitanti 6 428[2] (31-12-2010)
Densità 112,65 ab./km²
Frazioni Caposotto, Malcantone, Moglia, Porcara, Santa Croce[1]
Comuni confinanti Bondeno (FE), Calto (RO), Carbonara di Po, Castelmassa (RO), Castelnovo Bariano (RO), Felonica, Magnacavallo, Mirandola (MO), Poggio Rusco
Altre informazioni
Cod. postale 46028
Prefisso 0386
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 020061
Cod. catastale I632
Targa MN
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti sermidesi
Patrono San Pietro e san Paolo
Giorno festivo 29 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Sermide
Sermide
Posizione del comune di Sermide nella provincia di Mantova
Posizione del comune di Sermide nella provincia di Mantova
Sito istituzionale
Municipio, torre, campanile

Sermide (Sèrmad in dialetto basso mantovano[3]) è un comune italiano di 6.428 abitanti[4] della provincia di Mantova in Lombardia. Il centro abitato è attraversato dal 45° parallelo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini e i secoli medievali[modifica | modifica wikitesto]

La teoria più accreditata sull'origine di Sermide fa risalire la fondazione del borgo alla calata dei Sarmati, un popolo di stirpe iranica proveniente dell'Europa orientale che fra il IV e il VI secolo d.C. discese nella penisola italica, mettendosi al servizio degli imperatori romani con compiti di salvaguardia e di difesa dei tratti più vulnerabili delle Alpi e del fiume Po, minacciati dai barbari. La mancanza di fonti impedisce di tracciare un quadro più definito dei secoli altomedievali: un documento del re longobardo Astolfo, risalente al 749, indica la concessione all'abbazia di Nonantola dei diritti di pesca in loco Sarmata ed Bondeno. Due secoli dopo, saranno i vescovi di Mantova che, investiti di diversi territori padani da parte dei sovrani del Sacro Romano Impero, otterranno il controllo dell'area sermidese.

Già prima del 1000 il borgo godeva di una qualche forma di fortificazione ma fu solo dopo la rotta di Ficarolo del 1152 che, in seguito agli sconvolgimenti dovuti all'apertura del nuovo ramo del Po, Sermide acquisì una notevole importanza strategica, ritrovandosi ad essere l'estremo caposaldo orientale di un territorio mantovano reso più facilmente attaccabile da parte di Ferrara. Nel 1238 la famiglia mantovana dei Callarosi (o Calorosi), in fuga dalla propria città, con il supporto degli Estensi occupò il castello di Sermide e lo mantenne per due anni, prima di venirne scacciata dai mantovani e dai loro alleati. Nel 1331 Sermide passò ai Gonzaga, ma a seguito di una guerra conclusasi in modo umiliante per i mantovani fu ceduta a Ferrara nel 1358, venendo tuttavia riconquistata tre anni dopo. Nei decenni seguenti il castello fu ampliato e rinforzato, con la costruzione di un palazzo destinato ad ospitare i signori di Mantova; il secolo successivo, tuttavia, vide i rapporti fra Mantova e Ferrara distendersi progressivamente e l'importanza strategica della fortificazione sermidese scemare di conseguenza. A partire da questi anni iniziò a prosperare a Sermide una comunità ebraica.

Dal Rinascimento al Seicento[modifica | modifica wikitesto]

Con il matrimonio fra Francesco II Gonzaga e Isabella d'Este i rapporti fra Ferrara e Mantova si consolidarono ulteriormente: Sermide era punto di passaggio obbligato sul fiume Po, unica via di comunicazione fra i due stati. Il marchese fu artefice dell'impianto, nella corte sermidese di Roversella, di un allevamento di cavalli che acquisì presto grande importanza e notevole prestigio in Europa[5], ma dovette cedere alle richieste di papa Giulio II che tramite il cardinale Sigismondo Gonzaga pretese lo smantellamento del castello di Sermide, per meglio proteggere i suoi domini. Il fortilizio verrà parzialmente riarmato negli anni successivi ma a metà del Seicento era ormai ridotto completamente in rovina. In questi anni, e soprattutto dopo l'elevazione del mantovano a Ducato, si moltiplicarono le famiglie nobili che furono investite di terre nel sermidese, allo scopo di garantirsene la fedeltà. Il XVII secolo vide l'Italia diventare campo di battaglia delle principali potenze europee, che ridussero gli stati regionali al ruolo di comprimari in grado di sopravvivere solo grazie ad una efficiente diplomazia. La guerra di successione di Mantova e del Monferrato fu tragica per Sermide: nel 1630 il borgo venne occupato e saccheggiato dalle truppe alamanne, le quali portarono con sé un'epidemia di peste che fu causa di un migliaio di decessi[6]. Nel 1650 si stabilirono in paese alcuni frati cappuccini: il convento sarà soppresso in età napoleonica, ma ancora oggi sopravvive la piccola chiesa.

Il Settecento e l'età napoleonica[modifica | modifica wikitesto]

La Guerra di successione spagnola decretò la cacciata dei Gonzaga da Mantova ed il passaggio del ducato sotto il controllo della corona asburgica. Gli austriaci diedero impulso ad un processo di modernizzazione economica e amministrativa, ma dovettero affrontare l'opposizione di un ceto nobiliare che non aveva nessuna intenzione di rinunciare ai privilegi fondiari e fiscali accumulati nel corso dei secoli e che, gravando sulle spalle dei contadini, avevano portato all'esplosione del brigantaggio e delle attività di contrabbando. Solo nel 1777 con Maria Teresa d'Austria si riuscì ad arrivare alla riorganizzazione complessiva del territorio mantovano, con l'uniformazione dei regolamenti comunali ed una vasta opera di censimento. Sermide divenne il capoluogo del XVI distretto in cui era stato suddiviso il ducato, e che comprendeva anche Felonica, Carbonara Magnacavallo e Poggio Rusco. L'8 giugno 1796 uno squadrone di cavalleria napoleonica occupo' il paese: negli anni successivi l'area divenne zona di passaggio per gli eserciti impegnati nelle guerre napoleoniche, subendo i conseguenti saccheggi e violenze. Nonostante l'instabilità di questo periodo, furono gli anni in cui si radicarono quelle idee illuministe e liberali che tanta importanza avrebbero avuto nel corso dell'Ottocento sermidese.

Prima guerra di indipendenza italiana[modifica | modifica wikitesto]

Durante la prima guerra di indipendenza (1848-1849) Sermide insorse contro gli occupanti austriaci (come fecero le città di Milano, Brescia, Venezia e molte altre). La reazione dei marescialli Radetzky e Von Welden fu spietata: il 29 luglio 1848 le truppe austriache annientarono la resistenza dei sermidesi, saccheggiarono il centro storico e bruciarono molte case. Il 10 settembre 1899, re Umberto I decorò Sermide con una medaglia d'oro e la insignì del titolo di città.

Prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Le operazioni di guerra non coinvolsero Sermide, tuttavia si contarono 152 sermidesi morti al fronte. Per onorarli, si eresse nel 1925 - in Piazza IV Novembre (allora Piazza Boara) - un monumento ai caduti. Tra i caduti vi fu il sermidese colonnello conte Antonio Gioppi, morto sul Pasubio alla testa dei suoi soldati nel 1916 (decorato con medaglia d'oro).

Il 24 ottobre 1917 un blitz dell'allora capitano Rommel (che nella seconda guerra mondiale sarà chiamato "la volpe del deserto") a capo dei suoi alpini del Württemberg aprì un varco nel fronte italiano a Caporetto. L'effetto fu una rotta dell'esercito italiano. Le truppe austro-tedesche dilagarono verso Venezia mentre l'esercito italiano era allo sbando: migliaia di soldati ripiegarono per la pianura padana e diversi giunsero anche a Sermide.

La strategia difensiva che ne seguì prevedeva la creazione di una prima linea difensiva sul Piave e di una seconda lungo il Po, fino al Mincio. Ciò comportò il dislocamento di migliaia di soldati italiani lungo il Po (2000-3000 soltanto a Sermide). La linea del Piave riuscì a bloccare gli austro-tedeschi. Gli ultimi militari italiani del presidio di Sermide se ne andarono a metà del 1919.

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Il 10 giugno 1940, l'entrata in guerra dell'Italia diede inizio al richiamo alle armi anche di ragazzi di Sermide, arruolamenti che andarono via via moltiplicandosi con l'intervento delle Regie Forze Armate sui diversi fronti. L'8 settembre 1943, l'Armistizio con gli anglo-americani e, il 23 settembre 1943, la costituzione di un nuovo governo a Salò capeggiato da Benito Mussolini, portarono alla nascita della Repubblica Sociale Italiana, comprendente anche il territorio di Sermide. Con la formazione delle Forze Armate della RSI presero il via gli arruolamenti e l'affiancamento alle forze tedesche che già erano state dislocate sul territorio e che trovavano alloggio in edifici pubblici e privati.

Sermide divenne obiettivo tattico nel giugno 1944 quando il nodo ferroviario venne inserito tra gli obiettivi anglo-americani nell'ambito dell'Operazione “Strangle”, cioè una serie di missioni di bombardamento aereo aventi lo scopo d'interrompere le vie di approvvigionamento, soprattutto ferroviarie, dalla Germania e dal Nord Italia verso il fronte italiano. Sabato 8 giugno 1944 alle ore 10 una incursione aerea colpì la stazione ed il deposito ferroviari provocando la morte del capodeposito.

Sermide ridivenne obiettivo tattico nel luglio 1944, quando le forze anglo-americane in avanzata verso gli Appennini settentrionali decisero di ostacolare nuovamente i rifornimenti al fronte italiano provenienti da nord mediante l'interruzione sistematica di tutti i ponti lungo il fiume Po. L'Operazione Mallory Major prese il via il 12 luglio 1944, ma solo il giorno seguente, giovedì 13 luglio alle 9:30, il ponte in chiatte di Sermide divenne obiettivo di una missione di bombardamento aereo, durante la quale però lo sgancio delle bombe risultò anticipato e venne colpita la località Barche, provocando la morte di 16 civili e di un militare tedesco, ferendo una ventina di persone e lasciando il ponte intatto. Sabato 15 luglio 1944 alle ore 9 una nuova missione di bombardamento aereo colpì il ponte in chiatte di Sermide, data che vide anche l'interruzione di molti degli altri ponti sul grande fiume.

Per ovviare alla mancanza di ponti e all'impossibilità di ricostruirli a causa delle frequenti incursioni aeree anglo-americane, i tedeschi decisero di optare per la costruzione di traghetti e teleferiche. Proprio in questo periodo Sermide venne elevata ad importante centro per il Genio Militare tedesco e numerosi reparti sia tedeschi che della RSI vi risultano essere stati costituiti. Le nuove opere vennero costruite e mantenute grazie anche all'Organizzazione Todt, che attinse personale mediante reclutamento coatto di civili, molti dei quali si presentarono per sanare la loro posizione di renitenza alla leva.

In questo periodo iniziarono anche le ricognizioni aeree armate anglo-americane condotte durante le ore notturne da aerei denominati dalla popolazione “Pippo” e durante le ore diurne da cacciabombardieri. Spesso, questi ultimi, attaccavano obbiettivi di opportunità, quando quelli principali risultavano di difficile individuazione o palesemente distrutti da azioni precedenti. Martedì 5 settembre 1944 alle ore 8 un'incursione diurna in pieno centro del paese provocò 9 morti civili e molti feriti a seguito dello sgancio di alcune bombe che distrussero in particolare un forno.

La riduzione delle fonti di approvvigionamento petrolifero per la Germania determinarono la messa a punto di carburanti sintetici che avevano come ingrediente base l'alcol prodotto anche nelle distillerie degli zuccherifici. Per questo motivo nel febbraio 1945 lo zuccherificio di Sermide, con annessa distilleria, venne preso di mira dalle incursioni aeree anglo-americane. Le missioni vennero affidate alla South African Air Force che compì una serie di missioni di bombardamento diurno nei giorni sabato 17 alle ore 15, mercoledì 21 alle ore 9, giovedì 22 alle ore 15, sabato 24 alle ore 11 e nuovamente alle 15 e infine domenica 25 alle ore 12. A causa della vicinanza dello zuccherificio con il centro abitato di Sermide, le bombe colpirono anche pesantemente il centro abitato e provocarono la morte di 31 civili.

Venerdì 30 marzo 1945 alle ore 7, lo zuccherificio tornò a rappresentare l'obiettivo di una missione di bombardamento aereo. Contro l'opificio una squadriglia di quattro cacciabombardieri della Força Aérea Brasileira sganciarono bombe e razzi e inoltre nella fase di rientro, presso la stazione ferroviaria di Sermide, attaccarono con le mitragliatrici di bordo un convoglio ferroviario carico di canapa che si incendiò.

Nella seconda metà d'aprile 1945 il territorio di Sermide venne investito in pieno dal passaggio del fronte. I reparti tedeschi, in ripiegamento dall'Appennino settentrionale, furono costretti dall'aviazione anglo-americana a spostamenti prevalentemente notturni e durante il giorno ad occupare gli edifici più sicuri ad alcuni chilometri dal fiume Po. Solo all'imbrunire per le unità germaniche fu possibile raggiungere con maggiore tranquillità la sponda meridionale del grande fiume per tentarne l'attraversamento. Questo dapprima venne condotto sfruttando imbarcazioni ed i pochi traghetti superstiti, ma poi, in particolare negli ultimi momenti, fu impiegato tutto ciò che era in grado di galleggiare e che poteva assolvere allo scopo, rendendo il passaggio sempre più disperato. I tedeschi in questi frangenti furono costretti ad abbandonare lungo la riva del fiume gran parte dell'equipaggiamento ed i veicoli, che furono autodistrutti per non essere lasciati in mano nemica o bersagliati dai cacciabombardieri anglo-americani. L'arrivo degli Alleati si materializzò nel tardo pomeriggio di lunedì 23 aprile quando unità statunitensi tentarono l'attraversamento dei canali di bonifica paralleli al corso del fiume Po a sud di Semide. La distruzione del ponte dei Santi a sud di Porcara, la tenace opposizione tedesca presso Santa Croce ed il calar delle tenebre, obbligò gli americani a desistere e rimandare al giorno successivo. Martedì 24 aprile 1945 alle 11,45 i primi reparti americani entrarono nell'abitato di Sermide, percorrendo la via che oggi prende il nome da questa data. Quasi contemporaneamente venivano liberate le due frazioni rivierasche di Moglia e Caposotto, quest'ultima congiuntamente a reparti sudafricani avanzanti su Felonica. L'attraversamento americano del fiume Po venne effettuato la notte tra martedì 24 e mercoledì 25 aprile 1945 grazie a barche d'assalto, mezzi anfibi ed in un secondo momento traghetti. Nel corso della giornata di mercoledì 25 aprile 1945, quando la linea del fronte si trovava già oltre il fiume Po, venne proclamata l'insurrezione del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia. La distruzione e l'abbandono che imperava lungo la sponda meridionale del fiume Po divenne ben presto fonte di reddito per gli abitanti, i quali iniziarono quasi subito il recupero di tutto ciò che poteva essere rivenduto alle fonderie perché utile alla rinascita dell'Italia.

Mercoledì 2 maggio 1945, alle ore 18:30, divenne effettiva la resa incondizionata dei resti del Gruppo di Armate C del Generale Heinrich von Vietinghoff, firmata a Caserta il 29 aprile presso il comando alleato del 15º Gruppo d'Armate. Il 4 maggio il Generale Frido von Senger und Etterlin, subentrato al comando delle Forze Tedesche in Italia il 10 marzo 1945 al Generale Albert Kesselring, giunse alla sede del comando del Generale Mark W. Clark in qualità di ufficiale di collegamento incaricato di assicurare i termini della capitolazione. Martedì 8 maggio venne invece firmato l'atto di resa incondizionata a Berlino dall'Alto Comando Tedesco del III Reich, ponendo così fine alle ostilità anche in Europa.

Il bilancio per Sermide risultò pesante: gran parte degli edifici del paese erano stati distrutti o danneggiati dai bombardamenti aerei anglo-americani, si conteranno 120 militari di Sermide caduti o dispersi sui vari fronti, 101 civili morti e numerosi militari stranieri, soprattutto tedeschi ma anche alcuni americani, caduti nel territorio comunale. Solo recentemente si è scoperto che tra questi militari vi erano anche quattro paracadutisti italiani del Regno del Sud caduti in località Mondine nel corso di un cruento scontro con i tedeschi. Questi paracadutisti erano stati lanciati oltre le linee nemiche da vettori americani la sera di venerdì 20 aprile 1945, congiuntamente ad oltre duecento commilitoni, nell'ambito dell'Operazione “Herring”, l'ultima operazione di aviolancio di tutta la Seconda Guerra Mondiale.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Sermide-Stemma.png

Lo stemma di Sermide raffigura due serpi intrecciate, ritte sull'erba; lo stemma reca il motto latino Latet hic anguis in herba, "Qui nell'erba si nasconde la serpe". Tale motto fa riferimento alle condizioni paludose che hanno caratterizzato per secoli il territorio di Sermide.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

La città di Sermide è la XVII tra le 27 città decorate con Medaglia d'Oro come "Benemerite del Risorgimento nazionale" per le azioni altamente patriottiche compiute dalla città nel periodo del Risorgimento.

Medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale
«In ricompensa del valore dimostrato dalla cittadinanza negli episodi militari del 1848. Il riferimento è all'incendio di Sermide, avvenuto dopo che il 25 giugno 1848 400 austriaci attaccarono il comune, venendo però respinti dagli abitanti e da una compagnia di volontari modenesi. Il 2 agosto mosse contro il paese il generale Walden, che l'occupò e lo diede alle fiamme.»

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

  • Torre civica
  • Chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo
  • Chiesa dei Cappuccini
  • Chiesa dell'Esaltazione della Croce e San Rocco, in frazione Santa Croce

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[7]

  • Numero famiglie 15.550
  • Numero abitazioni: 30.028
  • Residenti maschi: 15.015
  • Residenti femmine: 15.013

[senza fonte]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

A Sermide si parla una variante del dialetto mantovano, che qui risente della vicinanza delle province di Rovigo, Modena e soprattutto Ferrara. Risalta molto infatti l'assenza dei suoni duri (Ö, Ü) tipici del mantovano standard; essi sono sostituiti da vocali più aperte, che denotano una situazione di transizione tra quest'ultimo e il ferrarese.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Manifestazioni[modifica | modifica wikitesto]

Ogni anno viene celebrato il Palio di Sermide, nella prima metà di luglio. Esso rievoca il tradizionale passaggio nella città della contessa Matilde di Canossa. Ogni lunedì di estate, inoltre c'è la manifestazione denominata "lunedì estate", in cui il comune prepara una cena con prodotti tipici, durante la serata c'è musica, banchetti in cui si possono acquistare vestiti, oggetti prodotti artigianalmente e prodotti tipici mantovani, di produzione locale.

Persone legate a Sermide[modifica | modifica wikitesto]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Sermide è attraversata dalla linea ferroviaria Suzzara–Ferrara, gestita da Ferrovie Emilia Romagna (FER) sia dal punto di vista dell'infrastruttura sia del servizio viaggiatori e merci. Il paese è servito dall'omonima stazione, aperta nel 1888 e ricostruita nel 1999 con un nuovo piazzale binari.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Sindaco: Paolo Calzolari (lista civica)

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La principale squadra di calcio della città è la Polisportiva Sermide che milita nel girone O lombardo di 2ª Categoria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Comune di Sermide - Statuto.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  3. ^ Pierino Pelati, Acque, terre e borghi del territorio mantovano. Saggio di toponomastica, Asola, 1996.
  4. ^ Dato Istat all'31/12/2010.
  5. ^ Malacarne G., Il mito dei cavalli gonzagheschi. Alle origini del purosangue, Verona, Promoprint, 1995.
  6. ^ Menani G. [Gè], "I nostri antenati", in Sermidiana, a partire dal n°4, 1986-87.
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Freddi, Sermide 1998: quindici secoli di storia, comune di Sermide, Castelmassa 1998.
  • Fernando Villani, "Le cronache di Fernando Villani, dal 1945 al 2003", comune di Sermide, Sermide 2006.
  • Renato Bonaglia, Mantova, paese che vai..., Mantova, 1985. ISBN non esistente.
  • Pierino Pelati, Acque, terre e borghi del territorio mantovano. Saggio di toponomastica, Asola, 1996.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN233241368
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