Razza (categorizzazione umana)

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Sei individui delle cinque razze umane previste dalla vecchia classificazione elaborata da Carleton Stevens Coon: congoide (uomo hausa), mongoloide, australoide (indigeno yali), mongoloide (sciamano dell'Amazzonia), caucasoide (islandese), capoide (boscimano)[1]

La razza identifica la classificazione degli esseri umani in gruppi in base ai loro tratti fisici, alla discendenza, alla genetica, alle relazioni sociali o alle relazioni tra queste caratteristiche.[2][3][4] In primo luogo usata per riferirsi a coloro che parlano un linguaggio comune e quindi per denotare affiliazioni nazionali, a partire dal XVII secolo tale classificazione cominciò a fare riferimento alle caratteristiche fisiche (cioè fenotipiche). Il termine è stato spesso usato in senso tassonomico biologico generale[5], a partire dal XIX secolo, per indicare le popolazioni umane geneticamente differenziate definite dal fenotipo.

Il primo utilizzo attestato del termine "razza" nel linguaggio comune risale al XVII secolo, quando esso iniziò a essere utilizzato come fenotipo nei trattati, ma il termine venne utilizzato in senso biologico e tassonomico[5] a partire dal XIX secolo per denotare le differenze genetiche nella popolazione umana, definibile appunto per fenotipi.[6]

Il concetto sociale di gruppi razziali sono variate nel corso del tempo, coinvolgendo anche una forma di tassonomia popolare che definisce dei tipi essenziali degli individui basati sui tratti percepibili.[7] Gli scienziati considerano oggi l'essenzialismo biologico come ormai superato[senza fonte] e generalmente scoraggiano le spiegazioni razziali per differenziazioni collettive sia per tratti fisici sia comportamentali.[8][9][10]

Sebbene vi sia un accordo scientifico ormai internazionale sul fatto che le concettualizzazioni di razza non siano da considerare come valide, alcuni scienziati hanno oggi recuperato in maniera molto mutata tale concetto.[senza fonte] Nel caso dell'uomo[11] o in maniera più semplice si è suggerito di recente che il concetto di razza non abbia un significato tassonomico, dal momento che essa raduna in sé semplicemente tutti gli individui appartenenti alla specie Homo sapiens e alla sua sottospecie Homo sapiens sapiens.[senza fonte]

Dalla seconda metà del XX secolo l'associazione del concetto di razza con le ideologie sorte dal lavoro degli antropologi del XIX secolo ha portato a una problematicità nell'uso del termine razza e – seppur continuando a essere utilizzato in contesti generali – la parola razza viene oggi infatti spesso rimpiazzata con altre parole meno ambigue come popolazione, popolo, etnia o comunità a seconda del contesto.[5][12]

Complicazioni e varie definizioni del concetto[modifica | modifica wikitesto]

È comunemente accettato che le categorie razziali oggi siano dei costrutti di uso comune pur non risultando corrette e che i gruppi razziali non possano essere definiti biologicamente.[13][14][15][16][17][18] Alcuni studiosi suggeriscono che le categorie razziali possano essere comunque collegate ai tratti biologici (fenotipi) e a certi marcatori genetici che si trovano con una certa frequenza in alcune popolazioni umane, alcuni dei quali corrispondono più o meno a gruppi razziali, ma per questa ragione non vi è un consenso universale sull'uso e la validità delle categorie razziali.[19]

Quando le persone cercano di definire o di parlare a proposito di un certo concetto di razza, creano una realtà sociale attraverso la quale la categorizzazione sociale si espleta.[20] In questo senso le razze sono dei costrutti sociali.[21] Questi costrutti si sviluppano in contesti legali, economici, sociopolitici e possono essere l'effetto piuttosto che la causa di una più ampia situazione sociale.[22] Sebbene il concetto di razza per la maggior parte sia ritenuto un costrutto sociale, esso presenta comunque anche degli effetti materiali in base alle pratiche culturali, alla preferenza, alla discriminazione.

Fattori socioeconomici, combinati con le primitive visioni di razza, hanno portato ad un duro scontro su questo argomento, portando considerevoli svantaggi ad alcuni gruppi.[senza fonte] La discriminazione razziale solitamente coincide con una mentalità razzista, dove le ideologie individuali o di un gruppo riescono ad emergere ed a scagliarsi contro gli appartenenti ad altri gruppi che vengono percepiti come inferiori.[senza fonte] Come tale i singoli gruppi razziali hanno ben poca possibilità di reagire quando tali ideali permeano direttamente una società.[senza fonte] Il razzismo ha portato tra l’altro a molte altre tragedie nel corso della sua storia come la schiavitù e il genocidio.[senza fonte]

In alcuni Paesi la razza è divenuta coincidente con degli stereotipi che così facendo vengono incrementati anziché sminuiti; questo avviene perché in molte società i gruppi razziali corrispondono strettamente con alcune stratificazioni sociali e per gli studiosi della ineguaglianza sociale la razza può avere in questi casi un significato variabile a seconda dei contesti.[senza fonte] Nelle scienze sociali e in lavori a esse affiliate come la teoria critica della razza vengono investigate le implicazioni della razza come costrutto sociale indagando come le immagini, le idee e gli assunti della razza possano essere espresse nella vita quotidiana. Molti studiosi hanno anche notato come il concetto di razza sia entrato nel linguaggio legale e criminale, portando quindi all'incarcerazione di un numero spropositato di persone appartenenti a determinati gruppi.

Origini storiche della classificazione razziale[modifica | modifica wikitesto]

Le grandi razze del mondo secondo il Meyers Konversations-Lexikon del 1885–1890:
1. I sottotipi della razza mongoloide sono mostrati in giallo e in arancio, quelli della razza caucasoide in grigio chiaro e medio, mentre i toni verde acceso e ciano indicano arabi e indiani
2. La razza negroide è indicata in marrone
3. Dravidiani e cingalesi sono indicate col colore verde oliva e la loro classificazione è indicata come incerta
4. Le razze mongoloidi sono indicate tra l’altro come abitanti anche le Americhe, l'Asia settentrionale, l'Asia orientale, l'Asia sud-orientale, l'intero Artico e gran parte dell'Asia centrale e delle isole del Pacifico
Le diversità razziali delle popolazioni dell'Asia nel Nordisk familjebok (1904)

Gruppi di uomini si sono sempre identificati come differenti e distinti da altri gruppi coi quali confinavano territorialmente, ma queste differenze non sono state intese come naturali, immutabili e globali. Queste caratteristiche mostrano come sia usato oggi il concetto di razza. In questa linea l'idea di razza come è oggi concepita è figlia di un processo storico di esplorazione e conquista portato avanti dagli europei entrati in contatto con gruppi di differenti continenti, nonché dell’ideologia di classificazione e tipologia nelle scienze naturali.[senza fonte]

Razza e colonialismo[modifica | modifica wikitesto]

Il concetto europeo di "razza" assieme a tutte le ideologie ad esso associate, iniziò a farsi strada con la rivoluzione scientifica che introdusse gli studi sulla natura umana, oltre che con l'età del colonialismo europeo che stabilì relazioni politiche e commerciali tra gli europei e popoli con distinte tradizioni politiche e culturali. Quando gli europei incontrarono persone provenienti da differenti parti del mondo, discutevano naturalmente sulle differenze fisiche, sociali e culturali tra i vari gruppi umani. L’inizio della tratta atlantica degli schiavi che gradualmente portò ad un vero e proprio commercio schiavista su vasta scala, creò un ulteriore incentivo alla categorizzazione umana di modo da subordinare gli schiavi africani agli schiavisti. Già dall'età classica vi erano interazioni di questo tipo (ad esempio l'ostilità tra il popolo inglese e quello irlandese dato dalle forti differenze tra i due popoli) e gli europei iniziarono ben presto a classificare i vari gruppi sulla base del loro aspetto fisico, o ad attribuire a persone specifiche capacità o comportamenti come collegati all'aspetto. Una serie di credenze popolari collegava le differenze razziali anche con differenti eredità intellettuali, comportamentali e morali. Idee simili si sono poi sviluppate in tutte le culture, ad esempio in Cina dove il concetto di razza viene tradotto come la discendenza dall’Imperatore Giallo, discriminando quindi quanti non appartenessero a questo gruppo.[senza fonte]

I primi modelli tassonomici[modifica | modifica wikitesto]

La prima classificazione umana post-classica sembra essere quella operata da François Bernier nel suo Nouvelle division de la terre par les différents espèces ou races qui l'habitent ("Nuova divisione della Terra per differenti specie e razze che la abitano"), pubblicata nel 1684.[senza fonte] Nel XVIII secolo le differenze tra i gruppi umani si focalizzò sempre più sulla ricerca scientifica dei fenotipi, ma essa spesso si confondeva con l’ideale razzista dell’innata predisposizione di differenti gruppi, spesso attribuendo caratteristiche positive ai bianchi, agli europei. La classificazione di Carl Linnaeus del 1735, inventore della tassonomia zoologica, divise per la prima volta la razza umana Homo sapiens in varietà continentali come europeus, asiaticus, americanus e afer, associandoli a differenti umori: sanguigno, melanconico, collerico e flemmatico rispettivamente.[23] L'Homo sapiens europaeus venne descritto come attivo, intelligente e avventuroso, mentre l'Homo sapiens afer venne detto essere furbo, pigro e senza pietà.[24] Nel 1775 il trattato The Natural Varieties of Mankind di Johann Friedrich Blumenbach proponeva cinque divisioni: la razza caucasoide, la razza mongoloide, la razza etiope (poi denominate Negroide per non essere confuse con la razza etiope vera e propria), la razza amerindia e quella malayana, ma non propose alcuna gerarchia tra queste razze.[24] Blumenbach inoltre mostra come queste divisioni non siano in fondo così nette, ma vi siano delle compenetrazioni tra gruppi confinanti arrivando a sostenere che “una varietà umana passa così impercettibilmente nell'altra che non si possono descrivere alla fine i limiti tra le due".

Tra il XVII e il XIX secolo iniziarono a cercarsi anche spiegazioni scientifiche a queste differenze, lasciando così spazio alla cosiddetta "Ideologia della razza".[senza fonte] Secondo questa ideologia le razze sono primordiali, naturali, permanenti e distinte. È stato anche suggerito nel corso della storia come specifici gruppi siano appunto un insieme di più gruppi a loro volta rimescolatisi, ma un attento studio può distinguere ancora oggi le razze ancestrali che si sono combinate per produrre questi gruppi misti. Altre classificazioni successive si sono avute grazie a Georges Buffon, Petrus Camper e Christoph Meiners, i quali contribuiscono alla classificazione dei "negri" come inferiori agli europei.[24] Negli Stati Uniti d'America risultarono influenti le teorie razziali di Thomas Jefferson: egli riteneva che gli africani fossero inferiori ai bianchi in particolare per l'intelletto e per il naturale appetito sessuale, mentre tendeva a ritenere i nativi americani come egualitari nei confronti dei bianchi.[25]

Razza e poligenia[modifica | modifica wikitesto]

Nelle ultime due decadi del XVIII secolo si fece strada la teoria della poligenia, una credenza che le differenti razze si fossero evolute separatamente in ciascun continente senza antenati comuni,[senza fonte] così come dissero lo storico inglese Edward Long e l'anatomista Charles White, oltre agli etnografi tedeschi Christoph Meiners e Georg Forster e il francese Julien-Joseph Virey. Negli Stati Uniti Samuel George Morton, Josiah Nott e Louis Agassiz promossero questa teoria a metà del XIX secolo. La poligenia fu uno dei fattori che portarono poi alla fondazione della Società Antropologica di Londra (1863) durante il periodo della guerra civile americana, opponendosi alla Società Etnologica di Londra, che era nota per le proprie simpatie abolizioniste.[senza fonte]

Il dibattito moderno[modifica | modifica wikitesto]

Modelli dell’evoluzione umana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: ipotesi multiregionale.

Gli umani sono classificati come appartenenti alla specie Homo sapiens e alla sottospecie Homo sapiens sapiens, tuttavia questa non è la prima specie di homininae: il primo genere di specie Homo, l'Homo habilis, venne teorizzato come evolutosi in Africa orientale almeno 2.000.000 di anni fa che riuscirono a popolare l’Africa in tempi relativamente brevi. L'Homo erectus si pensa sia nato circa 1.800.000 anni fa e da 1.500.000 anni fa sia passato in Europa e in Asia. Virtualmente tutti gli antropologi sono concordi nel ritenere che l'Homo sapiens arcaico (un gruppo che include le specie Homo heidelbergensis, Homo rhodesiensis e Homo neanderthalensis) si sia evoluto dall'Homo erectus africano (sensu lato o Homo ergaster).[26][27]

Gli antropologi ritengono che l'Homo sapiens sapiens si sia evoluto in Nord Africa o in Africa orientale direttamente dall'Homo heidelbergensis e che migrò dall'Africa poi mischiandosi e rimpiazzando gli stessi Homo heidelbergensis e Homo neanderthalensis in Europa e in Asia e con l'Homo rhodesiensis nell'Africa sub-sahariana (una combinazione del modern modello multiregionale).[28]

Classificazione biologica[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del XX secolo molti antropologi accettarono l'idea che le distinte razze fossero isomorfiche con distinzioni linguistiche, culturali e sociali, unendo a questo l'eugenetica e il cosiddetto razzismo scientifico. Dopo il programma eugenetico nazista l'essenzialismo razzista perse la propria rilevanza precedente e gli antropologi della razza si concentrarono quindi maggiormente sul concetto di fenotipo.[senza fonte]

Il primo a mutare radicalmente il concetto di razza sul campo empirico fu l'antropologo Franz Boas, il quale mostrò l’evidenza della plasticità dei fenotipi sulla base di fattori comportamentali, seguito poi da Ashley Montagu che si occupò della parte genetica. E. O. Wilson quindi cambiò il concetto di prospettiva generale sistematica, rigettando il concetto di "razza" intesa come "sottospecie".[senza fonte]

Secondo Jonathan Marks:[29] Il termine "razza" in biologia è utilizzato oggi con cautela dal momento che esso può risultare ambiguo e generalmente è utilizzato come sinonimo di "sottospecie".[30]. I genetisti della popolazione hanno dibattuto a lungo sul concetto anche di "popolazione" che può essere basato sul concetto di razza, popolazione che è oggi definita come un "gruppo di organismi della stessa specie che occupa un particolare spazio in un particolare tempo".[31]

Differenze morfologiche delle popolazioni[modifica | modifica wikitesto]

Tradizionalmente le sottospecie sono viste come popolazioni differenti isolate e geneticamente differenti. Pertanto la "designazione delle sottospecie è utilizzata per indicare una microevoluzione delle differenze". Un'obiezione a questa idea è che non vi sono canoni specifici per le differenziazioni, pertanto ogni popolazione che presenti delle differenze biologiche può essere considerate una sottospecie, persino a livello della popolazione locale: Templeton comprese quindi che era necessario dare dei canoni per la designazione delle sottospecie e pertanto che era necessario raggiungere un considerevole livello di differenza per essere riconosciuta come sottospecie. Dean Amadon propose nel 1949 che le sottospecie fossero definite sulla base della loro differenza del 75% della popolazione, presentando dunque differenze e caratteri morfologici evidenti.[senza fonte]

Nel 1978 Sewall Wright suggerì che le popolazioni umane che avessero vissuto a lungo separate dal resto delle parti del mondo fossero in generale considerate come sottospecie; Wright comprese inoltre come non fosse necessario disporre di affermati antropologi per dividere e classificare gli inglesi, gli africani e I cinesi con un'accuratezza del 100% sulla base del colore della pelle, del tipo dei capelli e altro.

Sull'altro fronte le sottospecie sono spesso facilmente osservabili nelle loro diversità a livello fisico, ma non vi è necessariamente un significato evolutivo in queste differenze e pertanto questa forma di classificazione è oggi meno accettata dai biologi evoluzionisti. Questo approccio tipologico alla razza è generalmente guardato con discredito sia dai biologi sia dagli antropologi.

Per la difficoltà nel classificare le sottospecie a livello morfologico, molti biologi hanno trovato il concetto troppo problematico, citando le seguenti problematiche:[senza fonte]

  • le differenze fisiche visibili non sempre sono collegate le une alle altre, portando così a differenti classificazioni per lo stesso organismo individuale;
  • l'evoluzione parallela può portare all'esistenza di apparenti similitudini tra gruppi di organismi che non sono parti della stessa specie;
  • le popolazioni isolate senza sottospecie precedentemente designate si sono trovate;
  • i criteri di classificazione possono essere arbitrari se ignorano la variazione graduale nei tratti.

Popolazioni differenziate ancestralmente[modifica | modifica wikitesto]

La cladistica è un altro metodo di classificazione: un clade è un gruppo tassonomico di organismi aventi un medesimo antenato comune a tutti i discendenti di quel gruppo e ciascuna creatura riprodottasi per via sessuata ha due lignaggi immediati, uno paterno e uno materno. Se Linneo stabilì una tassonomia per gli organismi viventi basata su similitudine e differenze anatomiche, la cladistica ha cercato di stabilire una tassonomia, il cosiddetto albero filogenetico, basato su similitudini e differenze genetiche tentando anche di tracciare il processo di acquisizione delle diverse caratteristiche da parte degli organismi. Molti ricercatori hanno cercato di spiegare l'idea di razza equiparandola all'idea biologica di clade. Solitamente il DNA mitocondriale o cromosoma Y è utilizzato per studiare le antiche migrazioni umane. Per questo molti individui provenienti anche da continenti diversi rischiano di assomigliarsi molto più che altri viventi presenti nel medesimo ambiente.

Per gli antropologi Lieberman e Jackson (1995) vi sono comunque dei profondi problemi metodologici e concettuali nell'uso della cladistica per supportare il concetto di razza. Entrambi ritengono che "i sostenitori di questo modello molecolare e biochimico, usano esplicitamente delle categorie razziali nel loro raggruppamento iniziale". Ad esempio il grande e diversificato gruppo macroetnico degli indiani d’America, dei nordafricani e degli europei sono giudicati tutti come caucasici a prescindere dalle variazioni del loro DNA. Gli scienziati non discutono comunque sulla validità e l'importanza della ricerca cladistica, ma solo sul suo rapporto col concetto di razza.

Punto di vista degli antropologi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2012 è stato condotto un sondaggio su un campione di 3286 partecipanti appartenenti alla American Anthropological Association, di cui il 82% composto da antropologi professionali e il 18% da studenti. Il campione è composto da solo il 7.26% di scienziati di antropologia fisica e biologica, branca dell'antropologia che si occupa di studiare l'uomo dal punto di vista biologico e genetico, mentre il resto dei partecipanti è composto da antropologi culturali (37.28%), antropologi archeologici (12.36%), antropologi medici (8.49%), antropologi linguisti (3.90%) e altri.[32]

Affermazione Opinione del campione[32]
La popolazione umana può essere suddivisa in razze biologiche. 86% è in disaccordo
Le categorie razziali sono determinate dalla biologia. 89% è in disaccordo
Ci sono confini discreti di natura biologica tra le diverse razze. 93% è in disaccordo
Variabilià biologica esiste ma questa non è conforme ai pacchetti discreti definiti 'razze'. 89% è d'accordo
I confini tra le diverse razze sono completamente arbitrari e dipendono principalmente dalla volontà di chi classifica. 69% è d'accordo
Le popolazioni continentali - africani, asiatici ed europei - combaciano con le categorie razziali standard usate nelle classificazioni antropologiche. 73% è in disaccordo
Le categorie delle popolazioni continentali - africani, asiatici ed europei - sono utili per analizzare le relazioni genetiche (es. grado di parentela) tra persone. 38% è in disaccordo, 33% è d'accordo
La razza - come definita nei censimenti del governo statunitense - è un utile indicatore della provenienza. 73% è in disaccordo
C'è sovrapposizione nella distribuzione dei tratti fisici tra le razze. 89% è d'accordo
Le differenze genetiche tra i gruppi razziali spiegano gran parte delle differenze biologiche tra individui di razze diverse. 72% è in disaccordo
Le differenze genetiche tra i gruppi razziali spiegano gran parte delle differenze comportamentali tra individui di razze diverse. 95% è in disaccordo
La maggior parte degli antropologi crede che gli umani possano essere suddivisi in razze biologiche. 85% è in disaccordo
La maggior parte degli antropologi crede che suddividere gli umani in categorie razziali non abbia basi biologiche. 74% è d'accordo
La maggior parte degli antropologi crede che suddividere gli umani in categorie razziali non abbia basi genetiche. 61% è d'accordo
L'uso del termine 'razza' andrebbe interrotto. 71% è d'accordo
Il termine 'razza', usato per descrivere i gruppi umani, andrebbe sostituito con un termine più appropriato e preciso. 71% è d'accordo
La maggior parte delle varianti genetiche tra africani sub-sahariani, asiatici orientali, ed europei occidentali sono condivise. 67% è d'accordo
Le varianti genetiche comuni (es. alleli con una frequenza superiore al 5%) sono condivise tra africani sub-sahariani, asiatici orientali, ed europei occidentali. 66% è d'accordo

Costrutti sociali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: razzismo.

Come hanno evidenziato antropologi e altri studiosi del campo evoluzionista, oggi si tende a utilizzare il termine "popolazione" per parlare di differenze genetiche, anche se storici, antropologi culturali e altri scienziati sociali hanno riconcettualizzato il termine "razza" come una categoria culturale o un costrutto sociale, un modo cioè con cui le persone parlano di sé e degli altri.

Molti scienziati hanno rimpiazzato la parola razza con la parola "etnicità" per riferirsi a gruppi autoidentificatisi come tali basandosi sulla cultura, antenati comuni e storia. Accanto a problemi di natura empirica e concettuale con la "razza", dopo la seconda guerra mondiale si è generalmente ritenuto che essa sia stata sfruttata per giustificare discriminazioni, apartheid, schiavitù e genocidi. Questa questione ha avuto grande rilevanza negli anni sessanta negli Stati Uniti in concomitanza con l'esplodere delle teorie del movimento per i diritti civili e l’emergenza di numerosi movimenti anticoloniali nel mondo. Da quel momento si è iniziato a ritenere la razza come un costrutto sociale, un concetto cioè utilizzato unicamente a livello sociale e non più scientifico.[senza fonte]

Craig Venter e Francis Collins del National Institute of Health hanno annunciato nel 2000 una mappatura del genoma umano. Analizzando i dati della mappatura del genoma Venter si è reso conto che le variazioni nelle specie umane sono nell’ordine dell'1–3%.[33] Venter riporta a tal proposito che la "razza è un concetto sociale. Non uno scientifico. Non vi sarebbero linee chiaramente emergenti se comparassimo i genomi di ogni individuo sul pianeta. Quando cerchiamo di applicare la scienza a questi concetti, essa decade a prescindere".[senza fonte]

Stephan Palmié disse che la razza "non è nient’altro che una relazione sociale";[senza fonte] o nelle parole di Katya Gibel Mevorach, "una metonimia, un'invenzione umana per differenziare gli uomini tra di loro senza che vi siano differenze biologiche fisse".[senza fonte]

Il Brasile[modifica | modifica wikitesto]

A Redenção de Cam (1895): i membri di una famiglia brasiliana del XIX secolo diventano sempre più "bianchi" a ogni generazione
Antenati riportati dalle persone di
Rio de Janeiro per razza o colore (sondaggio del 2000)[34]
Antenati brancos pardos pretos
Solo europei 48% 6%
Solo africani 12% 25%
Solo amerindi 2%
Africani ed europei 23% 34% 31%
Amerindi ed europei 14% 6%
Africani e amerindi 4% 9%
Africani, amerindi ed europei 15% 36% 35%
Totale 100% 100% 100%
Qualunque africano 38% 86% 100%

Se confrontato con gli Stati Uniti del XIX secolo, il Brasile del XX secolo è caratterizzato da una sostanziale assenza di gruppi razziali definiti. Secondo l’antropologo Marvin Harris, questo marker rifletterebbe una storia e differenti relazioni sociali all'interno di quella stessa società.

Sostanzialmente la razza in Brasile è stata "biologizzata" in un modo tale che riconoscere le differenze tra gli antenati, che determinano il genotipo e il fenotipo, è molto difficile. Ogni individuo, essendo spesso frutto di unioni miste a loro volta magari provenienti da unioni miste, ha infatti reso perlopiù impossibile mantenere uno schema di discendenza rigido,[senza fonte] da estendere a tutti i parenti e creare così dei gruppi razziali differenti.[35]

Sulla popolazione brasiliana infatti si possono contare una dozzina di categorie razziali che possono variare, come il colore degli occhi, la forma dei capelli, il colore della pelle e così via, in quanto nessuna categoria si è mai completamente isolata dalle altre. È necessario quindi studiare a fondo i vari genotipi e la loro evoluzione, perché non è detto che una persona considerata "bianca" non abbia avuto antenati "neri" e viceversa, come invece è chiaramente ravvisabile ad esempio tra gli europei.[36] La complessità della classificazione razziale della popolazione brasiliana riflette gli intenti di misgenetica della società locale, una società che rimane altamente, ma non strettamente stratificata per colori, seppur con diverse eccezioni come il caso dei pardos, le persone "miste", che hanno iniziato a dichiararsi "bianche" o "nere" a seconda del loro stato sociale,[37] divenendo quindi sempre più "bianche" man mano che il loro stato migliora socialmente.[38]

La fluidità di queste categorie razziali e la "biologificazione" delle razze brasiliane è un caso particolarissimo che ha attirato gli studi di molti scienziati del settore. In molti test genetici realizzati la popolazione con meno del 60-65% di discendenza europea e col 5-10% di discendenza amerinda solitamente è indicate come afro-brasiliana.[39][40][41]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Razze umane: classificare la gente o comprendere la biodiversità? (PDF), Università di Ferrara, 20 marzo 2009, p. 14.
  2. ^ (EN) Robert L. Anemone, Race and Human Diversity: A Biocultural Approach, Routledge, 4 settembre 2015, ISBN 978-1-317-34475-9. URL consultato il 30 gennaio 2017.
  3. ^ UNESCO, The Race Question.
  4. ^ Matt Cartmill, The Status of the Race Concept in Physical Anthropology, in American Anthropologist. American Anthropological Association.
  5. ^ a b c Race2, su Oxford Dictionaries, Oxford University Press. URL consultato il 5 ottobre 2012.
    «1. Each of the major division of humankind, having distinct physical characteristics [example elided]. 1.1. (SC) The fact or condition of belonging to a racial division or group; the qualities or characteristics associated with this. 1.2. A group of people sharing the same culture, history, language, etc.; an ethnic group [example elided].».
    Provides 8 definitions, from biological to literary; only the most pertinent have been quoted.
  6. ^ S. O. Y. Keita, R. A. Kittles, C. D. M. Royal, G. E. Bonney, P. Furbert-Harris, G. M. Dunston e C. N. Rotimi, Conceptualizing human variation, in Nature Genetics, vol. 36, 11s, 2004, pp. S17–S20, DOI:10.1038/ng1455, PMID 15507998. URL consultato il 5 settembre 2015.
    «Religious, cultural, social, national, ethnic, linguistic, genetic, geographical and anatomical groups have been and sometimes still are called 'races'».
  7. ^ Vedi:
  8. ^ S O Y Keita, Kittles, Royal, Bonney, Furbert-Harris, Dunston, Rotimi, C D M Royal, G E Bonney, P Furbert-Harris, G M Dunston e C N Rotimi, Conceptualizing human variation, in Nature Genetics, vol. 36, 11s, 2004, pp. S17–S20, DOI:10.1038/ng1455, PMID 15507998.
    «Modern human biological variation is not structured into phylogenetic subspecies ('races'), nor are the taxa of the standard anthropological 'racial' classifications breeding populations. The 'racial taxa' do not meet the phylogenetic criteria. 'Race' denotes socially constructed units as a function of the incorrect usage of the term.».
  9. ^ Guy Harrison, Race and Reality, Amherst, Prometheus Books, 2010.
    «Race is a poor empirical description of the patterns of difference that we encounter within our species. The billions of humans alive today simply do not fit into neat and tidy biological boxes called races. Science has proven this conclusively. The concept of race (...) is not scientific and goes against what is known about our ever-changing and complex biological diversity.».
  10. ^ Dorothy Roberts, Fatal Invention, London, New York, The New Press, 2011.
    «The genetic differences that exist among populations are characterized by gradual changes across geographic regions, not sharp, categorical distinctions. Groups of people across the globe have varying frequencies of polymorphic genes, which are genes with any of several differing nucleotide sequences. There is no such thing as a set of genes that belongs exclusively to one group and not to another. The clinal, gradually changing nature of geographic genetic difference is complicated further by the migration and mixing that human groups have engaged in since prehistory. Human beings do not fit the zoological definition of race. A mountain of evidence assembled by historians, anthropologists, and biologists proves that race is not and cannot be a natural division of human beings.».
  11. ^ Lee, Mountain; et al. 2008"
  12. ^ S O Y Keita, Kittles, Royal, Bonney, Furbert-Harris, Dunston, Rotimi, C D M Royal, G E Bonney, P Furbert-Harris, G M Dunston e C N Rotimi, Conceptualizing human variation, in Nature Genetics, vol. 36, 11s, 2004, pp. S17–S20, DOI:10.1038/ng1455, PMID 15507998.
    «Many terms requiring definition for use describe demographic population groups better than the term 'race' because they invite examination of the criteria for classification.».
  13. ^ Jonathan Marks, What it means to be 98% chimpanzee apes, people, and their genes, Berkeley, University of California Press, 2003, ISBN 978-0-520-93076-6.
  14. ^ A. R. Templeton, Human Races: A Genetic and Evolutionary Perspective, in American Anthropologist, vol. 100, nº 3, 1998, pp. 632–650, DOI:10.1525/aa.1998.100.3.632.
  15. ^ S. M. Williams e A. R. Templeton, Race and Genomics, in New England Journal of Medicine, vol. 348, nº 25, 2003, pp. 2581–2582, DOI:10.1056/nejm200306193482521.
  16. ^ Templeton, A. R. "The genetic and evolutionary significance of human races". In Race and Intelligence: Separating Science from Myth. J. M. Fish (ed.), pp. 31-56. Mahwah, New Jersey: Lawrence Erlbaum Associates, 2002.
  17. ^ American e Physical Anthropological, Statement on Biological Aspects of Race, in American Journal of Physical Anthropology, vol. 569, p. 1996.
  18. ^ Steve Olson, Mapping Human History: Discovering the Past Through Our Genes, Boston, 2002.
  19. ^ M. Bamshad, S. Wooding, B. A. Salisbury e J. C. Stephens, Deconstructing the relationship between genetics and race, in Nature Reviews Genetics, vol. 5, nº 8, 2004, pp. 598–609, DOI:10.1038/nrg1401, PMID 15266342.
  20. ^ Lee 1997
  21. ^ Vedi:
  22. ^ Vedi:
  23. ^ Slotkin (1965), p. 177.
  24. ^ a b c Graves 2001 p. 39
  25. ^ Graves 2001 pp. 43–43"
  26. ^ Camilo J. Cela-Conde and Francisco J. Ayala. 2007. Human Evolution Trails from the Past Oxford University Press p. 195.
  27. ^ Lewin, Roger. 2005. Human Evolution an illustrated introduction. Fifth edition. p. 159. Blackwell.
  28. ^ Chris Stringer, Lone Survivors: How We Came to Be the Only Humans on Earth, London, Times Books, 2012, ISBN 978-0-8050-8891-5.
  29. ^

    « Dalla metà degli anni settanta è divenuto ormai chiaro che (1) gran parte delle differenze tra gli uomini sono unicamente culturali; (2) ciò che non è culturale è principalmente polimorfico – ovvero che si può trovare con frequenze diverse in diversi gruppi; (3) ciò che non è culturale né polimorfico è principalmente da ritenersi clinico (4) ciò che ancora resta è parte del comportamento umano che comunque influisce in minima parte. Come conseguenza non esiste alcun altro preconcetto che possa avere una natura scientifica. »

  30. ^ per gli animali l'unica categoria tassonomica sotto il livello delle specie è quella delle sottospecie
  31. ^ Waples e Gaggiotti identificano due tipologie di definizione della popolazione; alcune ricadono nel "paradigma ecologico", altre nel "paradigma evoluzionario":
    • paradigma ecologico: un gruppo di individui della stessa specie che concorrono in uno spazio-tempo e hanno opportunità di interagire gli uni con gli altri;
    • programma evoluzionario: un gruppo di individui della stessa specie che vivono vicini a tal punto che ciascuno può potenzialmente unirsi con qualsiasi altro membro.
  32. ^ a b (EN) Jennifer K. Wagner, Joon-Ho Yu e Jayne O. Ifekwunigwe, Anthropologists' views on race, ancestry, and genetics, in American Journal of Physical Anthropology, vol. 162, nº 2, 1° febbraio 2017, pp. 318–327, DOI:10.1002/ajpa.23120. URL consultato il 24 agosto 2017.
  33. ^ Anziché del solo 1% come in precedenza si riteneva.
  34. ^ Edward Eric Telles, Racial Classification, in Race in Another America: The significance of skin color in Brazil, Princeton University Press, 2004, pp. 81–84, ISBN 0-691-11866-3.
  35. ^ Parra et alli, Color and genomic ancestry in Brazilians. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC140919/#id2601616
  36. ^ BBC delves into Brazilians' roots accessed July 13, 2009
  37. ^ RIBEIRO, Darcy. O Povo Brasileiro, Companhia de Bolso, fourth reprint, 2008 (2008).
  38. ^ Levine-Rasky, Cynthia. 2002. "Working through whiteness: international perspectives. SUNY Press (p. 73) "Money whitens" If any phrase encapsulates the association of whiteness and the modern in Latin America, this is it. It is a cliché formulated and reformulated throughout the region, a truism dependant upon the social experience that wealth is associated with whiteness, and that in obtaining the former one may become aligned with the latter (and vice versa)".
  39. ^ Negros de origem européia. afrobras.org.br
  40. ^ Vanderlei Guerreiro-Junior, Rafael Bisso-Machado, Andrea Marrero, Tábita Hünemeier, Francisco M. Salzano e Maria Cátira Bortolini, Genetic signatures of parental contribution in black and white populations in Brazil, in Genetics and Molecular Biology, vol. 32, nº 1, 2009, pp. 1–11, DOI:10.1590/S1415-47572009005000001, PMC 3032968, PMID 21637639.
  41. ^ S.D.J. Pena, L. Bastos-Rodrigues, J.R. Pimenta e S.P. Bydlowski, Genetic heritage variability of Brazilians in even regional averages, 2009 study, in Brazilian Journal of Medical and Biological Research, vol. 42, nº 10, 2009, pp. 870–6, DOI:10.1590/S0100-879X2009005000026, PMID 19738982.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altre letture[modifica | modifica wikitesto]

  • LB Jorde e SP Wooding, Genetic variation, classification and 'race', in Nat. Genet., vol. 36, 11 Suppl, November 2004, pp. S28–33, DOI:10.1038/ng1435, PMID 15508000.
  • Audrey Smedley, The History of the Idea of Race... and Why It Matters (PDF), presented at the conference "Race, Human Variation and Disease: Consensus and Frontiers" sponsored by the American Anthropological Association, 14 marzo 2007.
  • Ian Whitmarsh e David S. Jones (a cura di), What's the Use of Race?: Modern Governance and the Biology of Difference, Cambridge (MA), MIT Press, 2010, ISBN 978-0-262-51424-8. This review of current research includes chapters by Ian Whitmarsh, David S. Jones, Jonathan Kahn, Pamela Sankar, Steven Epstein, Simon M. Outram, George T. H. Ellison, Richard Tutton, Andrew Smart, Richard Ashcroft, Paul Martin, George T. H. Ellison, Amy Hinterberger, Joan H. Fujimura, Ramya Rajagopalan, Pilar N. Ossorio, Kjell A. Doksum, Jay S. Kaufman, Richard S. Cooper, Angela C. Jenks, Nancy Krieger, and Dorothy Roberts.
  • Leonard Lieberman, Raymond E. Hampton, Alice Littlefield e Glen Hallead, Race in Biology and Anthropology: A Study of College Texts and Professors, in Journal of Research in Science Teaching, vol. 29, nº 3, 1992, pp. 301–21, Bibcode:1992JRScT..29..301L, DOI:10.1002/tea.3660290308.

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