Rivoluzione scientifica

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L'Università degli studi di Padova e la rivoluzione scientifica del XVI secolo sono il tema di una parte del percorso del MUSME, il museo sulla storia della medicina in Padova.

Sono detti rivoluzione scientifica quei particolari periodi della storia della scienza nei quali la comunità scientifica abbandona una tradizione di ricerca per adottarne una nuova, definendo pertanto la fase di passaggio tra un paradigma scientifico e l'altro. Alle rivoluzioni scientifiche si contrappongono i periodi di "scienza normale", durante i quali la ricerca scientifica viene condotta all'interno del paradigma di riferimento.

Con riferimento ad un uso storicamente definito del termine, con Rivoluzione scientifica si fa riferimento alla fase di straordinario sviluppo della scienza che abbraccia il periodo compreso tra la data di pubblicazione del capolavoro di Niccolò Copernico Le rivoluzioni degli astri celesti (1543) e quella dell'opera di Isaac Newton I principi matematici della filosofia naturale (1687).

L'astronomo Jean Sylvain Bailly fu probabilmente il primo ad elaborare un proprio concetto di "Rivoluzione scientifica", che emerse nel XVIII secolo proprio attraverso i suoi lavori. Bailly lo interpretò come un processo a due fasi: una prima, ovvero la distruzione di un sistema concettuale accettato; una seconda, ovvero la costruzione di un nuovo sistema.[1] Alexandre Koyré reintrodusse il termine nel 1939,[2] poi ripreso e popolarizzato da Herbert Butterfield nel suo The Origins of Modern Science, 1300-1800 del 1949. Il termine si affermò nel 1954, con l'opera La rivoluzione scientifica di Alfred Rupert Hall, e fu poi chiarito nel 1962 da Thomas Kuhn, con il saggio La struttura delle rivoluzioni scientifiche.

Significato sul piano storico[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista storico la Rivoluzione scientifica (intesa come il suddetto periodo storico definito), che a sua volta aveva avuto alcune sue basi nell'umanesimo rinascimentale e nell'opera di geni come Leonardo da Vinci, getterà poi le basi culturali delle successive rivoluzioni industriali di pari passo con l'avanzamento delle conoscenze scientifiche e l'applicazione di queste nel campo tecnologico e che insieme influenzeranno profondamente il pensiero di stampo empirista nel XVII secolo, quello razionalista-illuminista nel XVIII secolo e quello positivista nel XIX secolo.

I movimenti scientifici del secolo XIX in Europa trasformano la crisi del declinante aristotelismo in nuova spinta per il progresso, laddove si completa la ricezione della riforma della filosofia naturale compiutasi a favore della scienza e delle sue pratiche ( Guglielmo Rinzivillo, Natura, cultura e induzione nell'età delle scienze. Fatti e idee del movimento scientifico in Francia e Inghilterra, Roma, Nuova Cultura, 2015, pp. 7 e sg.; p. 115 e sg. ISBN 978-88-6812-497-7).

Significato sul piano filosofico[modifica | modifica wikitesto]

La più profonda e recente rivoluzione scientifica prende avvio con la Rivoluzione astronomica, uno degli avvenimenti culturali più importanti della storia dell'Occidente e tra quelli che più hanno contribuito al passaggio dall'età medievale all'età moderna.

Dalla suddetta rivoluzione scientifica e dalla metodologia sperimentale galileiana derivano:

  • la concezione della natura come ordine oggettivo e causalmente strutturato di relazioni governate da leggi;
  • la concezione della scienza come sapere sperimentale-matematico, avente lo scopo di ampliare progressivamente le conoscenze dell'uomo e di dominarle a vantaggio dell'uomo stesso.

In relazione alla precisa fase storica sopracitata, da intendersi come un esempio di fase scientifica rivoluzionaria, è di fondamentale importanza la nuova idea di scienza che da essa emerge, che passa da una visione rinascimentale legata alla magia ed alla "elezione" quale presupposto per l'accesso al sapere, ad una visione moderna della scienza quale metodologia di conoscenza sistematica e trasmissibile.

Il passaggio dall'una all'altra immagine ha inevitabilmente avuto un lunghissimo corso, ma il punto rilevante di questo cambio di rotta è avvenuto grazie alla concezione di un sapere basato su metodi e risultati che siano trasmissibili e che non richiedano alcun passaggio d'iniziazione e che possano essere soprattutto accessibili a tutti. Non più, quindi, la magia rinascimentale oppure l'esperimento <curioso> tipico della produzione leonardesca, ma un sapere che risponde ai presupposti del metodo scientifico moderno. Si parla in tal senso di rivoluzione epistemologica.

Le forze avverse[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la storiografia divulgativa, la scienza moderna ai suoi inizi ha dovuto fronteggiare alcuni ostacoli:

  • l'inerzia culturale della tradizione precedente, di cui venivano messe in discussione molte teorie fisiche e cosmologiche consolidate;
  • la tradizione legata alla magia e l'astrologia, di cui il progresso scientifico avrebbe messo sempre più a rischio la credibilità;[senza fonte]
  • la tradizione delle religioni che accettavano (o accettano tutt'ora) taluni testi o tradizioni sacri come verità dogmatiche da intendere letteralmente. Per quanto riguarda la tradizione cristiana, e in particolare cattolica, si pensi l'attacco provenuto da alcuni teologici a Galileo Galilei nel primo XVII secolo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I. Bernard Cohen, The Eighteenth-Century Origins of the Concept of Scientific Revolution, in Journal of the History of Ideas, vol. 37, nº 2, 1976, pp. 257–288, DOI:10.2307/2708824, JSTOR 2708824.
  2. ^ Steven Shapin, The Scientific Revolution, Chicago, University of Chicago Press, 1998, pp. 2 (accesso condizionato via Questia).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]