Tetragramma biblico

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Evoluzione del tetragramma dall'alfabeto fenicio all'attuale ebraico

Il tetragramma biblico è la sequenza delle quattro lettere (in greco: tetragràmmaton; τέτρα, «quattro» e γράμματα, «lettere») ebraiche che compongono il nome proprio di Dio descritto nel Tanach: יהוה (leggendo da destra a sinistra: yodh-he-waw-he). In passato era largamente attestata la traslitterazione JHWH; in epoca contemporanea invece la traslitterazione più diffusa è YHWH, dato che il valore consonantico e fonetico che la lettera J possiede in diverse lingue neolatine e in quella inglese (come in «jeans») non corrisponde alla yod ebraica. Tuttavia nella italiano la J è la versione semiconsonantica della vocale I; solo dagli anni '50 del XX secolo, con il massiccio afflusso di anglicismi nella lingua italiana, la J ha acquistato valore prettamente consonantico.[1]

Per interpretazione restrittiva, gli Ebrei considerano, fin dall'antichità, il tetragramma come troppo sacro per essere pronunciato. La Halakhah prescrive che il nome sia pronunciato come Adonai (quest'ultimo è anch'esso considerato un nome sacro, da usarsi solamente durante le preghiere);[2] prescrivendo anche che per farvi riferimento si debba usare la forma impersonale haShem ("il Nome").[3]

Dato che nella lingua ebraica non si scrivono le vocali, il tetragramma biblico è costituito unicamente da consonanti; poiché esso non viene pronunciato, la corretta vocalizzazione (l'interpolazione di vocali alle consonanti) delle quattro lettere del tetragramma è andata col tempo perduta. Inoltre, delle quattro consonanti che compongono il tetragramma, due hanno un suono semivocalico, e tre possono anche essere mute, nella pronuncia (matres lectionis): pertanto si potrebbe anche arrivare, paradossalmente, a ipotizzare una pronuncia unicamente vocalica, quasi come una emissione ininterrotta del fiato. L'Ebraismo ritiene persa la corretta pronuncia del nome sacro: da ciò è nata, a partire dal XVI secolo e soprattutto da parte di studiosi cristiani, una ricerca approfondita e vasta, tuttora in discussione.

Nella Bibbia[modifica | modifica sorgente]

Versioni ebraiche[modifica | modifica sorgente]

Secondo la Jewish Encyclopedia:

« Il Tetragramma compare 5.410 volte nella bibbia, suddiviso nei libri seguenti: Genesi 153, Esodo 364, Levitico 285, Numeri 387, Deuteronomio 230 (totale nella Torah: 1.419); Giosuè 170, Giudici 158, Samuele 423, Re 467, Isaia 367, Geremia 555, Ezechiele 211, Profeti minori 345 (totale nei Profeti: 2.696); Salmi 645, Proverbi 87, Giobbe 31, Rut 16, Lamentazioni 32, Daniele 7, Esdra Neemia 31, Cronache 446 (totale negli Agiografa: 1.295).[4] »

Secondo le fonti il nome ricorre 6.828 volte[5], nella forma יהוה, compresi i 134 punti in cui i soferim ("scribi") ebrei cambiarono il testo ebraico originale da יהוה in "Ado-nai"[6] e appare per la prima volta nel Libro della Genesi (2,4).

Nella Bibbia ebraica, il tetragramma è la forma più diffusa per indicare Dio, ma non è esclusiva. Ad esempio, in alcuni salmi, come il 43 (42 secondo la divisione della Septuaginta), si usa solo il titolo E-lohim (forma plurale di E-loah = "Divinità"). Inoltre non compare nell'Ecclesiaste (Qoelet) e nel Libro di Ester, e in forma completa nel Cantico dei Cantici, un fatto che mostrerebbe secondo alcuni studiosi come André Lemarie[7] l'epoca tarda di composizione di questi libri, i cui autori sarebbero vissuti in un'epoca in cui non si pronunciava più il Nome divino, tanto nell'uso comune quanto nella lettura della Bibbia. Nel Libro di Ester comunque è presente un acrostico che forma il tetragramma, ma all'inverso mentre nel Cantico dei Cantici al capitolo 8 versetto 6 appare in forma abbreviata quando si dice che l'amore è la "fiamma di Iah "[8]

Gli studiosi[quali?], a partire dal XVIII secolo, hanno notato come all'utilizzo dei diversi nomi divini nella Bibbia si possono far corrispondere tradizioni compositive differenti. Ad esempio nel libro della Genesi è presente una versione della creazione che utilizza il nome E-lohim.

Nel testo masoretico il tetragramma compare con le vocali di Ado-nai per ricordare al lettore di pronunciare "Ado-nai", ma nel Codex Aleppo del X secolo d.C., il nome divino sotto forma di tetragramma (יהוה) che compariva nel testo ebraico antico viene conservato in Deuteronomio 32,3,6[9][10]

Versioni greche[modifica | modifica sorgente]

Nel secondo dei più antichi frammenti sopravvissuti della versione in lingua greca della Bibbia detta dei Settanta, è presente il tetragramma non vocalizzato ( il frammento contenuto nel Papiro Fouad 266 del II-I secolo a.C.). Il Papiro Rylands 458 è il più antico papiro sopravvissuto della Septuaginta (metà del II secolo a.C). Nel Papiro Rylands 458 è presente uno spazio vuoto al posto del tetragramma. Nelle parti successive e in molti manoscritti più recenti a noi pervenuti, il nome divino è invece reso con Kyrios, cioè "Signore" in greco.

Esistono anche altre versioni in greco della Bibbia ebraica (come quella di Aquila), in cui le consonanti del tetragramma sono trascritte in greco.

Alcuni ricercatori, come George Howard, Paul Kahle, Sidney Jellicoa, ripresi dall'italiano Matteo Pierro, appartenente quest'ultimo ai Testimoni di Geova, sostengono che, poiché il nome divino nei frammenti più antichi è trascritto in aramaico o in lettere paleoebraiche o traslitterato in lettere greche, allora la sostituzione del tetragramma con il termine Kyrios sarebbe un'innovazione cristiana, dato che per loro il nome divino in ebraico non era più comprensibile.

L'accademico Albert Pietersma[11], sostiene invece che i papiri greci che riportano il Nome divino, trascritto in varie forme, non sarebbero testimoni genuini dell'originario testo dei LXX. Si tratterebbe invece di versioni giudaizzanti, intente a ridare una coloritura semitica al testo, come pare dimostrabile dal fatto che i papiri in questione non presentano solo l'anomalia del tetragramma bensì altre correzioni ebraizzanti del testo. Un'altra opinione è espressa dallo studioso Fernàndez Marcos Natalio il quale afferma che "molto probabilmente già i traduttori del Pentateuco utilizzarono κύριος per tradurre il tetragrammaton, ma forse molto presto e certamente nel I sec. a.C. si attuò nel giudaismo palestinese un processo arcaizzante di correzione del nome sacro, che viene scritto in ebraico, in scrittura quadrata o paleoebraica oppure traslitterato in greco, mentre nei circoli cristiani si generalizza l'uso di κύριος"[12]

D'altronde molti papiri ritrovati della Settanta appartenenti ad epoche diverse dimostrano che il nome divino sotto forma di tetragramma e in caratteri ebraici antichi, arcaici o in lettere greche era usato dai traduttori dove questo ricorreva nel testo originale ebraico. Papirologi ed accademici lo rilevano nei seguenti frammenti e nelle relative loro pubblicazioni: LXX (P.Fouad inv. 266) con il nome divino in caratteri ebraici quadrati per 49 volte in Deuteronomio e tre volte nei frammenti 116, 117 e 123.[13][14][15][16]. 117 frammenti del papiro furono pubblicati da Estudes de papyrologie[17] e Papyrologische Text und Abhandlungen[18]; LXX (VTS 10a), un rotolo in pelle trovato in una caverna della Giudea rende il nome con caratteri ebraici antichi nel Libro di Giona, Libro di Michea, Libro di Abacuc e nel Libro di Zaccaria, questo rotolo è stato datato alla fine del I secolo d.C.[19]; LXX (IEJ 12), nome di Dio in caratteri ebraici antichi nel Libro di Giona 3:3 trattasi di un frammento di pergamena trovato in una caverna del deserto della Giudea e datato alla fine del I secolo d.C.[20]; LXX (VTS 10b), nome divino in caratteri ebraici antichi nel Libro di Zaccaria 8:20 e 9:1, 4. Rotolo di Pergamena del deserto di Giuda presso Nahal Hever datato alla metà del I secolo d.C.[21]; 4Q LXX (Levb) rende il nome divino in lettere greche nel libro biblico di Levitico 3:12 e 4:27. Manoscritto papiraceo trovato in Qumran (4a caverna), datato al I secolo d.C.[22]; LXX (P. Oxy VII.1007), del libro biblico di Genesi 2:8,18 il nome di Dio viene è reso con una doppia yohdh nel relativo foglio di pergamena. Il reperto è stato datato al III secolo d.C.[23]; Aq (Burkitt), nome di Dio in caratteri ebraici antichi nel primo e secondo Libri dei Re per un totale di 10 versetti. Trattasi di frammenti del testo greco di Aquila trovati nella genizah della sinagoga del Cairo in Egitto e datati fra la fine del V secolo e l'inizio del VI d.C.[24]; Aq (Taylor), nome divino in caratteri ebraici antichi, in 25 Salmi, trattasi di frammenti del testo greco della versione biblica di Aquila datati fra la seconda metà del V secolo e l'inizio del VI d.C.[25]; Sym (P. Vindob. G. 39777), nome divino con tetragramma scritto in caratteri ebraici arcaici in tre versetti dei Salmi capitolo 69, datato fra il III e IV secolo d.C. Frammento di rotolo di pergamena conservato alla Osterreichsche Nazionalbibliotek di Vienna[26]; Ambrosiano (O 39 sup.), tetragramma in caratteri ebraici quadrati in più di 40 Salmi e alcune soprascritte. Datato alla fine del IX secolo questo codice ha cinque colonne. La prima colonna contiene la traslitterazione del testo ebraico in greco, la seconda colonna ha il testo greco di Aquila, la terza quella greca di Simmarco, la quarta Versione dei Settanta, e la quinta colonna la versione greca Quinta.[27]
Un elenco completo delle rappresentazioni del nome divino nei manoscritti greci e relativi papiri è riportata nell'opera Early Christian and Jewish Monotheism degli accademici Prof. Dr Loren Stuckenbruck e Dr. Wendy E. Sproston North[28][29]

Nuovo Testamento[modifica | modifica sorgente]

Nel Nuovo Testamento, le copie manoscritte esistenti delle Scritture Greco-Cristiane non contengono il nome divino. Il tetragramma appare in forma abbreviata nell'espressione "Allelujà" ,letteralmente lodate (modo imperativo) Jah nel libro dell'Apocalisse o Rivelazione dell'Apostolo Giovanni 19:1, 3, 4, 6 (Di, Ma, CEI, Ga, VR). Perciò il nome non compare, in conformità con le fonti attualmente disponibili, nemmeno nella maggior parte delle traduzioni successive del Nuovo Testamento.

Comunque una minoranza di studiosi[quali] fa notare che i manoscritti in nostro possesso sono distanti dalla stesura degli originali e quindi sottolineano la probabilità che almeno nelle citazioni dell'antico testamento il nuovo testamento contenesse il tetragramma e che la sostituzione sia avvenuta in seguito (da parte dei copisti) anche se non abbiamo copie del nuovo testamento a supporto di tale ipotesi.

Anche molte tra le traduzioni interconfessionali del nuovo testamento dal greco all'ebraico, ad esempio la versione di Franz Delitzsch(1877) inserisce frequentemente il tetragramma ebraico(יְהֹוָה), particolarmente nei versi dove il Nuovo Testamento cita o fa riferimento a testi del Vecchio Testamento. In tal senso traduzioni come quella di André Chouraqui ripristinano il tetragramma nel nuovo testamento.

Altre traduzioni che inseriscono in alcuni versetti del Nuovo Testamento il nome di Dio sono: in Efesini 5:17, Novum Testamentum Domini Nostri Iesu Christi, traduzione di Elias Hutter (parte ebraica)- Norimberga 1559 (1 volta il tetragramma); In Romani 15:11,Samtliche Schriften des Neuen Testaments, traduzione di Johann Jakob Stola - Zurigo 1781-1782 (1 volta Jehovahs); in Marco 12:29-30, A Literal Translation of New testament....From the Text of the Vatican Manuscript, a cura di Hermann Heinfetter, Londra - 1863 (2 volte Jehovah nel versetto 29 ed 1 volta Jehovah nel versetto 30); in Matteo 21:9, The New Testament of Our Lord and Savior Jesus Christ, traduzione di Jhon Eliot (lingua algonchina del Massachusetts)- Cambridge, Massachusetts - 1661 (1 volta Jehovah).[30]

Inoltre la Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, traduzione dei Testimoni di Geova inserisce 237 volte la traslitterazione "Geova" non solo nelle parti che fanno esplicito riferimento a passi biblici del Vecchio Testamento, come nel vangelo di Matteo che fece più di 100 riferimenti al Vecchio Testamento[31] ma in tutte quelle parti dove, a loro avviso, c'era l'evidenza che quel nome doveva essere necessariamente menzionato[32].

Etimologia e significato[modifica | modifica sorgente]

L'interpretazione del tetragramma si basa su un passo del Libro dell'Esodo (3, 14): in tale versetto esso è solitamente tradotto in italiano con "io sono". La frase completa è tradotta: "io sono ciò che sono", "io sono colui che è", "io sono colui che sono" o ancora "io sono io-sono". Nelle settanta dove il tetragramma è reso come Kyrios il Nome è tradotto "ego eimi ho òn" letteralmente "io sono l'esistente"

La Jewish encyclopedia riporta:

« è possibile determinare con un buon grado di certezza la pronuncia storica del Tetragramma, e il risultato è in accordo con l'affermazione contenuta in Esodo 3:14, nel quale la radice verbale si rivela come "Io sarò", una frase che è immediatamente preceduta dall'affermazione completa "Io sarò ciò che sarò", oppure, come nelle versioni in italiano il nome deriva dalla radice del verbo essere. Questo punto è decisivo per la pronuncia poiché l'etimologia è basata in questo caso sulla parola nota. Gli esegeti più antichi, come Onkelos, i Targumin di Gerusalemme e lo pseudo-Gionata considerano Ehyeh e Ehyeh asher Ehyeh come il nome della Divinità, e accettano l'etimologia di hayah: "essere"[4] »

Il tetragramma potrebbe anche significare "io mostrerò d'essere ciò che mostrerò d'essere" oppure "Io sono l'essenza dell'essere"; il nome per indicare che Dio può manifestarsi nel tempo come tutto ciò che desidera e che attualmente è fuori del tempo.[33] Con ciò YHWH dice a Mosè di essere colui che è sempre presente a favore del suo popolo. Il nome di Dio assume così un doppio significato:

  • storico-salvifico: io sono colui che è presente per salvare il mio popolo dalla schiavitù d'Egitto; si ritiene che tale significato sia il più fedele al contesto in cui il nome appare.
  • metafisico: io sono colui che esiste di per sé; Dio rivela a Mosè di essere l'Essere in quanto essere. Tale significato è stato sviluppato in epoca cristiana, soprattutto nell'ambito della riflessione metafisica e ontologica. Infatti, le caratteristiche di YHWH corrispondono a quelle che Parmenide aveva definito per l'essere (immutabilità, incorruttibilità, eternità...).

Per altri ebraisti[quali?], יהוה è una forma verbale, causativo imperfetto di הוה (hawàh, "divenire")[3], traducibile con "Egli fa divenire". Questo nome sottintende che chi lo porta sia il creatore che "fa divenire", porta all'esistenza le cose o diviene qualsiasi cosa voglia per adempiere la sua volontà. In seconda analisi può essere tradotto come "Colui che verrà", rivelando la sua incarnazione nel Messia.[senza fonte]

Il teologo Hans Küng nel libro Dio esiste pag. 691,692 (Monaco 1978, Mondadori, Milano 1979) al paragrafo L'unico Dio con un nome fa un'ampia disamina sul significato del nome, esprimendo un punto diverso. (i corsivi sono dell'autore): '....Jahve'(abbreviazione di Jah): scritto in ebraico soltanto da quattro consonanti, con il tetragramma JHWH. Soltanto in epoca molto posteriore, non volendo più pronunciare per rispetto il nome di Jahve' (a partire dal secolo III), si aggiunsero alle quattro consonanti le vocali del nome divino Adonai ("Signore"), dando così motivo ai teologi medievali (e agli odierni Testimoni di Geova) di leggere Jehovah invece di Jahve' o Jahweh.

Per lungo tempo ci si è attenuti alla traduzione greca dell'Antico Testamento (detta dei Settanta, in quanto opera, secondo la leggenda, di settanta traduttori): "Io sono colui che sono". Una traduzione che conserva ancora il suo valore. Il verbo hajah infatti - sia pure in rarissimi casi[senza fonte] - significa anche "essere". Per lo più però il suo significato va cercato tra "essere presente, aver luogo, manifestarsi, accadere, divenire". Siccome inoltre in ebraico si ha la stessa forma per il presente e il futuro, si può tradurre tanto "Io sono presente quando sono presente" quanto "Io sono presente quanto saro' presente" oppure - secondo Martin Buber: I will be present and I will remain present in your way[34] mentre secondo il suo contemporaneo Franz Rosenzweig: Ich werde dasein, als der ich dasein werde.[35]

Il filosofo ebreo Ernst Bloch afferma che "il Dio dell'Esodo non è statico come gli dei pagani"[36], e suggerisce che il passo biblico Es 3,14 si traduce con "Io sarò quello che sarò" in contrasto con la Biblia Sacra Vulgata del V secolo, dalla quale derivano o fanno riferimento le maggiori traduzioni successive, nella quale leggiamo "ego sum qui sum", ed il testo masoretico Codex Leningradensis, nel quale leggiamo "אֶֽהְיֶ֑ה אֲשֶׁ֣ר אֶֽהְיֶ֖ה", ossia "’eh·yeh ’ă·šer ’eh·yeh", "Io sono chi io sono".[37]. L'intenzione del filosofo è quella di proporre un contrasto con l'iscrizione "EI" del tempio di Apollo a Delfi, che secondo la sua "interpretazione mistico-numerica" si tradurrebbe "Tu sei".[38]

Altri ritengono oggi impossibile stabilire l'esatto significato[39]

Interpretazioni ebraiche del significato del Tetragramma[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mitzvah#Etimologia e Bibbia ebraica, Sefirot e Shekhinah.
« Il regno dell'emanazione è la dimora delle quattro lettere del Nome divino YHWH che costituiscono la radice della radice delle radici dei quattro elementi. La Yod è la radice primordiale dell'acqua, la Hei è la radice primordiale del fuoco, la Vav è la radice primordiale dell'aria e la seconda Hei è la radice primordiale della terra, come sanno bene i saggi della verità. All'interno di ognuno di questi piani esistono decine di migliaia di altri piani senza misura, finché tutto ciò che esiste ritorna alla sua radice nascosta. Allora comprenderai che l'Eterno è la Fonte di ogni potenza nel Cielo e sulla Terra e che non ve n'è altra. Ciò significa che nulla esiste la cui esistenza sia esterna a Dio perché ogni cosa proviene da Dio ed è benedetta »
(Isaiah ben Abraham, Sh'lah ahl Sefer Vaykra, Perek Torah Ohr M'Sefer Torat kohanim)

Come il rabbino Isaia Horowitz nel testo Shnei Luchot HaBrit i rabbini insegnano che l'insieme della Torah è una permutazione del Nome eccelso quadrilittero: anche Rabbi Chaim Luzzatto (138 Aperture di Saggezza) afferma che ogni parola o nome ebraici ed ogni lettera orbitano attorno a quelle del Tetragramma o agli altri Nomi di Dio, per essere in quest'ultimo caso ancora ricondotti al Tetragramma. Il Nome eccelso viene considerato metaforicamente l'"anima" di Dio e, tra tutti gli altri Nomi di Dio nella Bibbia, è ritenuto quello che meglio designa la sua essenza. Esso riflette la Misericordia e la trascendentalità divine.

  • Il Tetragramma si compone di quattro lettere; la prima parte del Tetragramma composta dalle due lettere ebraiche Yod-Hei corrisponde simbolicamente all'interezza dello stesso (cfr Shekhinah):
« Y-H è un Nome completo... »
(Sefer haZohar)
La lettera Yod corrisponde alla Sapienza ed alla figura metaforica del padre mentre la lettera Hei è metafora della comprensione e della madre; nello Zohar importante a tal proposito il legame di Cielo e Terra e del Nome E-lokim associato alla Hei.
A queste due lettere ebraiche corrispondo due angeli serafini corrispondenti alla modalità intellettiva.
La lettera Hei rappresenta questo Mondo mentre la Yod il Mondo futuro.
  • Esistono quattro tipi di compitazione del Tetragramma attraverso le quattro differenti formule piene delle quattro lettere di esso permettendo così di dettare la prima lettera Yod י in יוד ואו דלת proseguendo secondo questo metodo sino a raggiungere quattro differenti Nomi del Tetragramma cha hanno differenti valori numerici secondo le differenti estensioni delle compitazioni: 52 (Malkhut), 45 (le Middot etiche), 63 (Binah) e 72 (Chokhmah) - 72 risulta anche il valore numerico di Chessed; si avrà così che per la Yod del Tetragramma si conteranno le 9 lettere ebraiche componenti la parte del Nome Yod, Vav e Dalet.
  • Secondo la Ghimatriah, grazie alla somma del valore numerico delle prime lettere dell'alfabeto ebraico nell'ordine corretto, si viene a ricostituire il Tetragramma nella prima parte dello stesso: Alef א 1+ Beith ב 2+ Ghimel 3 ג+ Daled ד 4; è 10 dunque il valore di questa somma ed ancora della lettera Yod, י. Dopo l'ultima lettera di questa somma nell'alfabeto ebraico sono presenti la Hei, ה, e la Vav, ו: si ottiene così il Nome Yod, Hei, Vav appunto corrispondente alle prime tre lettere del Tetragramma. Molti i significati di questo calcolo nell'interpretazione Qabbalistica della simbologia mistica delle Lettere ebraiche.
  • Secondo la compitazione completa con la Alef del Tetragramma si ottiene il valore numerico 39 che è anche quello di tal, rugiada: ciò fa riferimento alle Benedizioni che scendono dal Mondo di 'Atzilúth, su Sion, per poi propagarsi nel Mondo intero grazie all'esistenza ed al servizio spirituale del popolo d'Israele per Dio.
  • Nella parola יהודה, Yehudah, compare il Tetragramma con l'aggiunta della lettera Dalet che in Ghimatriah ha valore 4, i quattro sostegni del Trono celeste.
  • Nella tradizione ebraica il Kohen Gadol si veste di otto vesti, quattro d'oro e quattro di lino bianco tutte in un'unica soluzione vestiaria: le prime corrispondono a Yod-Hei-Vav-Hei, le seconde al Kavod insito nel Nome Ado-nai.
  • Al Tetragramma sono correlate le offerte del Tempio di Gerusalemme: nel Tanakh la descrizione di esse è accanto al Nome eccelso tranne nel caso dell'ordine di eseguirle associato al Nome E-lokim.
  • Il Tetragramma era inciso nel bastone di Mosè; per questo egli non lo affidò al fratello Aronne per evitare che, durante le dieci piaghe inferte all'Egitto, i maghi egiziani potessero usufruire del potere dello stesso.
  • Esiste una corrispondenza con le Tavole dei Dieci comandamenti: le Tavole rappresentano la Yod, i primi cinque Comandamenti la Hei, le dimensioni di esse nella profondità, nella larghezza e nell'altezza la Vav formando così le tutte le tre Lettere del Tetragramma; il secondo gruppo dei Comandamenti riguardanti il rapporto tra uomo e uomo rivelano il legame con la pronuncia del Nome "Ado-nai".
  • Nello Zohar è insegnato che la prima parte del Nome Eccelso Yod-Hei è simboleggiata dai 365 precetti negativi, le proibizioni della Torah, mentre la seconda Vav-Hei è rappresentata invece dai 248 precetti positivi, gli obblighi religiosi. Questo perché Yod-Hei riguarda la parte ignota e nascosta, il livello spirituale più alto che non può essere coinvolto nell'azione o nel mondo materiale o ne deve restare distinto; Vav-Hai rappresenta invece lo svolgersi della spiritualità, anche dall'Alto al Basso, nell'azione e nel mondo materiale.
  • La parola Mizvah, מצוה, contiene le lettere del Nome eccelso infatti in At Bash Mem e Tzadi corrispondo a Yod e Hei.
  • Nella Qabbalah ebraica le lettere del Tetragramma sono anche metafora dei cinque differenti tipi di anima: Nefesh riguarda l'ultima Hei, Ruach la lettera Vav, Neshamah è legata alla prima Hei del Nome, la lettera Yod corrisponde a Chayyah mentre Yehidah è l'apice della lettera Yod.
  • Chaim Luzzatto ricorda che le lettere del Nome corrispondono all'orecchio, al naso, alla bocca ed agli occhi.
  • Lo Zohar riporta l'importante associazione della Yod con l'origine di tutto da cui germoglia la Hei sorgendo così figlio e figlia, Vav e seconda Hei.
  • Ancora, per quanto concerne i Parzufim, l'apice della Yod corrisponde ad Arich Anpin, la Yod ad Abba, la Hei ad Imma, la Vav a Zeir Anpin, e la seconda Hei al Nukva.
  • Anche l'Arizal ricorda che le Sefirot sono legate alle lettere ebraiche del Tetragramma nel loro significato più profondo: la Sefirah Keter è l'apice della Yod, Chokhmah è la Yod stessa, Binah rappresenta la prima lettera Hei; Vav, il cui valore numerico è sei, le sei Sefirot successive Chessed, Ghevurah, Tiferet, Hod, Nezakh sino a Yessod mentre l'ultima lettera, la seconda Hei, è Malkhut.
    Nella sua interezza il Nome eccelso di Dio corrisponde alla Sefirah Tiferet.
  • La Qabbalah individua quattro regni: il mondo minerale, quello vegetale, l'animale ed infine quello dell'uomo; così l'uomo rappresenta la Yod, il mondo animale la prima Hei, il mondo vegetale è metafora della Vav mentre l'ultima Hei è simbolo del mondo minerale.
  • Il rabbino Arizal insegna che anche il Lulav può essere paragonato alle quattro lettere del Tetragramma: la lettera Yod è rappresentata dal mirto, la prima Hei dal salice, la lettera Vav dal ramo di palma ed infine la seconda Hei dall'Etrog; il maestro di Safed ne commenta il legame con le Sefirot e la simbologia dei pastori del popolo ebraico.
  • Le quattro lettere corrispondono alle quattro coppe di vino bevuto durante il Seder di Pesach.
  • Secondo lo Shelah haQodesh la Yod corrisponde alla bocca che suona lo Shofar, l'inspirazione alla prima Hei, il suono alla Vav e l'ultima Hei all'espirazione.
  • Rabbi Bachya ben Asher utilizza la metafora delle primizie portate al Kohen come offerte affermando che i frutti rappresentano le tre prime lettere del Tetragramma mentre il cesto rappresenta la seconda Hei; inoltre, in questo caso, anche lo stesso Kohen rappresenta l'ultima Hei.
  • Secondo lo Zohar, per le benedizioni che affluiscono nella Mizvah del pasto, le due Challot rappresentano le due Hei, il padrone di casa la Vav in mezzo ad esse e l'ospite la Yod.
  • I maestri insegnano che il Nome eccelso corrisponde anche agli elementi coinvolti nella Tzedakah, la beneficenza: la moneta donata assomiglia alla Yod, per le cinque dita la mano rappresenta la Hei che ha valore numerico 5; il braccio del donatore corrisponde alla Vav mentre il braccio e la mano di colui che la riceve sono simbolo della Vav e della seconda Hei.
  • Ancora nella Qabbalah vi è la metafora tra le lettere del Nome eccelso e la struttura corporea degli esseri viventi: la Yod corrisponde così alla testa, le due Hei, in Ghimatriah ognuna di valore numerico 5, alle due mani e Vav al corpo.
  • Un utilizzo, la cui ricerca simbolica risale alla tradizione antica ebraica, è quello che ogni Ebreo maschio indossi un Talled o manto ai quattro angoli del quale sono annodati quattro fili per ciascuno dei quattro gruppi chiamati Zizit: i nodi devono essere eseguiti secondo una meticolosa procedura che varia a seconda delle varie comunità ebraiche o delle differenti tradizioni accademiche che seguono l'opinione prevalente del proprio rabbino. Il numero corrispondente ai giri ed ai nodi fatti con i fili simbologicamente corrisponde in Ghimatriah a quello del Tetragramma: lo Zizit corrisponde anche a tutte le 613 mitzvot che l'Ebreo è tenuto a custodire ed osservare. L'Ebreo che si appresti ad eseguire questi nodi sul Tallit, o prima di indossarlo, dovrà quindi pronunciare una benedizione a Dio. Esistono altre opinioni sui giri del filo degli Zizit come, ad esempio, 39.
  • Il Tetragramma viene anche paragonato al sole in relazione al Nome E-lokim paragonato alla luna e che riguarda il potere divino della Creazione. In questo senso rabbino Nachman di Breslov afferma che per il Mondo futuro, l'era messianica o la Fine dei giorni, il Suo Nome sarà Uno è in corrispondenza al tiqqun della luna, una delle rettificazioni spirituali: in questo mondo, così come è formato, il sole non può infatti vedere il difetto della luna. Per difetto si vuole intendere che per l'ammonizione che Dio fece ad essa quando, nei primi sei giorni della Creazione, la luna si dimostrò gelosa del sole e, dopo una discussione tra essa e Dio, venne rimpicciolita: essa si lamentava del fatto che vi fossero due potenze, essa stessa, la luna, ed il sole; così Dio decise di rimpicciolirla indicando comunque che entrambi sarebbero stati necessari al Mondo, uno per il giorno e l'altra per la notte e che la luna avrebbe avuto il merito di servire per il conto del ciclo dei mesi secondo il calendario ebraico. Questa una delle interpretazioni del versetto che afferma che nell'era messianica la luce della luna sarà come quella del sole e quella del sole sette volte più forte come nei primi giorni (della Creazione).
  • Il rabbino Arizal espone un commento sul Tetragramma la cui natura santissima e di Misericordia viene contrapposta agli elementi delle dieci piaghe inferte alla popolazione egiziana con l'evento della liberazione del popolo d'Israele: l'Arizal ne interpreta quindi il legame nell'aspetto santo del Nome eccelso e la natura di terribile rigore e giustizia divini delle piaghe; la funzione di questa interpretazione è quella di presentare l'opposizione del bene e della Misericordia divini al reame dell'impurità in questo caso limitato dalla Giustizia divina: ogni piaga viene analizzata quindi a partire dall'elemento di oscurità, impurità e danno, corrispondenti in questo caso alle colpe degli egiziani puniti dell'epoca, sino all'equivalente opposto nella Misericordia tramite il commento del Nome eccelso quadrilittero associato a quello su alcuni altri Nomi di Dio.
  • La figura del Messia ha un legame profondo con il Nome eccelso.
  • Ancora, nel Pentateuco è prevalente la correlazione col Nome di Dio, rivelato a Mosè, "Io sono Colui Che sono", esplicata di solito in "Io sono colui che è", nel senso di "Io sono sempre stato e sarò sempre, cioè l'Eterno", mentre studiosi moderni fanno notare che il significato più probabile del tetragramma dovrebbe essere "Io diventerò" ovvero "(Che) farò divenire", in quanto il verbo originale voleva significare più "divenire" che "essere" ed aveva la stessa forma sia per il presente che per il futuro: in tal caso il significato potrebbe esser reso come "Io diventerò tutto ciò che vorrò essere" oppure "Io farò divenire tutto ciò che vorrò che sia", cioè "Io sono l'eterno creatore": da qui la traduzione "Io sarò/sono Colui Che sono/sarò"

Vocalizzazione e trascrizione[modifica | modifica sorgente]

La vocalizzazione Jhwh con le vocali di Adonai scritta su una chiesa norvegese

In assenza di una vocalizzazione precisa, ogni traduttore moderno deve usare un criterio per inserire nel tetragramma le vocali che permettano di leggerlo in una delle lingue correnti. Nelle edizioni odierne della Bibbia il nome può essere pertanto trascritto in vari modi, a seconda delle ipotesi sottese.

Le vocalizzazioni più conosciute sono:

  • A E (Yahweh, da cui, in italiano, Jahvè)
  • E O A (Yehowah, da cui, in italiano, Geova)

La vocalizzazione O A I sembra molto forzata. È accettata la vocalizzazione A E, che fa riferimento al testo del capitolo 3 del libro dell'Esodo in cui Dio rivela il suo nome a Mosè. In questo caso dal testo si evince che יהוה è una forma arcaica del verbo essere in ebraico (hawah, moderno hajah), significante "Egli è", in una forma causativa del verbo.

Forzata è anche la vocalizzazione I I, che deriverebbe da un'altra trascrizione (יי). Si tenga poi presente che la lettera vav (ו), una volta vocalizzata in O o U, perde il suono V per assumere un suono puramente vocalico, quindi il tetragramma potrebbe essere una sequenza di soli suoni vocalici.

In tempi recenti, altri studiosi[40] hanno analizzato alcuni nomi ebraici di persone o luoghi contenuti nelle scritture che contengono una forma abbreviata del nome divino. Le ipotesi scaturite da questi studi separati si concentrano su una fonetizzazione con tre sillabe, come ad esempio Yahowah o Yehowah (così George Wesley Buchanan, professore emerito del Wesley Theological Seminary di Washington)[41].

Yahweh (Jahvè)[modifica | modifica sorgente]

Questa forma è quella sulla quale si ha il maggiore consenso da parte degli studiosi. Si ritiene che sia derivata dalla pronuncia samaritana del nome divino. Infatti Teodoreto (vissuto approssimativamente tra il 393 e il 457), riferendosi al modo di pronunciare dei Samaritani, trascrisse il nome in greco come Jabe. Gli studiosi[quali?] hanno pertanto inserito le vocali del samaritano Jabe nelle originali consonantiche ebraiche, pronunciando così Yahweh. La pronuncia Yahweh è inoltre riportata da Clemente Alessandrino, che ne deriva la fonetizzazione dal verbo essere in ebraico, legato anche ad un'interpretazione di Esodo 3. Alcuni biblisti tuttavia nutrono dubbi su questi precedenti[42][43].

All'inizio del XIX secolo i ricercatori ebraici criticavano "Jehovah" [a.k.a. Iehovah and Iehouah] poiché ritenevano che i punti vocali di יְהֹוָה non rappresentavano (e mai avevano avuto la funzione di rappresentare) il suono vocale della pronuncia autentica primitiva del Tetragrammaton. Lo studioso Wilhelm Gesenius [1786–1842] suggerì che la scrittura ebraica יַהְוֶה, la cui traslitterazione è "Jahvè", rappresenterebbe in modo più accurato l'attuale pronuncia del Tetragrammaton piuttosto che la punteggiatura dell'ebraico biblico "יְהֹוָה", da cui deriva il nome Jehovah. La sua proposta di leggere YHWH come "יַהְוֶה" si basava su varie trascrizioni in greco, come "ιαβε", del primo secolo d.C., ma anche sulla forma di nomi teoforici.

Nel suo Dizionario di Ebraico, Gesenius appoggia "Yahweh" (che si pronuncerebbe [jahwe], con l'ultima lettera muta) dovuto alla pronuncia samaritana "Ιαβε" che riporta Theodoret. Molti studiosi accettano la proposta di Gesenius, la quale è accettata come la miglior vocalizzazione ricostruita da ricercatori della pronuncia ebraica del Tetragrammaton.

Delitzsch invece preferisce "יַהֲוָה" (yahavah), mentre nel "Dizionario della Bibbia" del 1863 William Smith preferisce la forma "יַהֲוֶה" (yahaveh).

Yehowah o Jehowah(Geova)[modifica | modifica sorgente]

Estratto (p. 559) dal Pugio fidei di Raimondo Martí (1270)
Il nome di Dio nella chiesa di San Martino (Chiesa cattolico-romana), a Olten (Svizzera)

Geova è stata una delle forme di יְהֹוָה largamente diffuse nella letteratura e nell'esegesi italiane, specie prima che gli studiosi abbandonassero il suo uso. Le consonanti del tetragramma, e i punti vocalici di יְהֹוָה sono simili, ma non esattamente gli stessi, dei punti vocalitici presenti in Adonai, "Signore".

Dall'inizio del XVII secolo, i ricercatori hanno dibattuto se i segni vocalici presenti nel testo masoretico יְהֹוָה siano esattamente i segni vocalici del nome di Dio. La maggior parte degli studi sostiene che יְהֹוָה ha i punti vocalici di אֲדֹנָי (Adonai, in italiano Signore), e che quindi gli interpreti cristiani del XIII secolo ed oltre abbiano scambiato i punti vocalici (le vocali) del sacro nome con quelli di Adonai. Secondo questi le vocali di Adonai erano state inserite nel tetragramma proprio per agevolare la pronuncia di Adonai. Comunque bisogna rilevare che i segni vocalici di queste parole non sono esattamente gli stessi. Questa diversità causa un disaccordo dei ricercatori sulle cause.

I primi testi che contengono יְהֹוָה, con la fonetizzazione ottenuta dal testo masoretico, sono stati scritti nel 1270 d.C. ("Jehova"), stessa forma nel 1707[44], 1546 d.C. ("Ieova")[45], 1561 d.C. ("Iehova")[46] 1721 d.C. ("Jehovah")[47].

Studiosi cattolici hanno talvolta usato questo nome nei secoli passati (ma solo in versioni di studio, mai nella preghiera o nella liturgia o nel catechismo) come la fonetizzazione di un nome di Dio nella Bibbia anche se, sostenendo che è filologicamente errato, ne hanno progressivamente abbandonato l'uso, sostituendolo con Yahweh o preferendo non vocalizzare affatto il tetragramma, secondo l'antica costumanza ebraica. In latino Jehovah è visibile nelle decorazioni della chiesa cattolica di S. Agata a Santhià (Vercelli), nella forma Jehova è visibile nella volta di uno degli altari minori del duomo di Fossano (Cuneo) e nella forma Jeova sulla soglia del presbiterio della chiesa di Vezzo, frazione di Stresa (Novara).

Ebraismo[modifica | modifica sorgente]

Nell'ebraismo, oltre ad evitare la vocalizzazione del tetragramma in generale, si ritiene filologicamente errata questa forma, come riportato nel 1908 nella Jewish Encyclopedia:

« Jehovah: Pronuncia scorretta introdotta da teologi cristiani, ma completamente rifiutata dagli ebrei, dell'ebraico יהוה, nome ineffabile di Dio (tetragramma o "Shem ha-Meforash". Questa pronuncia è grammaticalmente impossibile; è derivata dalla pronuncia delle vocali del "ḳere" (lettura marginale del testo masoretico: "Ado-nay"), con le consonanti di "ketib" (lettura testuale di "יהוה") - poiché la parola Ado_nai (Signore) veniva usata come sostituto di יהוה ogni volta che tale parola compariva, con una sola eccezione, in libri biblici o liturgici. Adonai presenta le vocali "shewa" (il composto sotto il gutturale א diventa semplice sotto י), "ḥolem," e "ḳameẓ," e ciò porta a "Jehovah").
[...]
Queste sostituzioni di Ado_nai ed E-loim al posto di יהוה furono introdotte per evitare la profanazione del Nome Ineffabile.
[...]
La lettura Jehovah è una invenzione relativamente recente. I primi commentatori cristiani riportano che il tetragramma veniva scritto, ma non pronunciato dagli ebrei. Generalmente si ritiene che il nome Jehovah sia stato un'invenzione del confessore di papa Leone X, Pietro Colonna "il Galatino", "De Arcanis Catholicæ Veritatis," 1518, folio XLIII. che fu imitato nell'uso di questa forma ibrida da Fagius. Pare tuttavia che anche prima di Galatino questo nome sia stato in uso comune, e compare nel Pugio Fidei di Raimondo Martí, scritto nel 1270»
(Jewish Encyclopedia, voce Jehovah[48])

Secondo l'Ebraismo, qualsiasi materiale con su scritto o inciso il tetragramma, tanto più se scritto da uno scriba in stato di purità su fogli di pergamena, non può essere gettato via e deve essere custodito in un contenitore apposito chiamato Ghenizah oppure sotterrato in un terreno riservato specificatamente a questo scopo.

Chiese cristiane[modifica | modifica sorgente]

La vocalizzazione Jehova o Geova ebbe una certa diffusione fino al XIX secolo ed oltre, soprattutto in ambito protestante, ma attualmente si ritiene filologicamente più corretta l'altra forma di vocalizzazione, per i motivi sopra esposti. Nel mondo inglese comunque si continua ad usare anche la forma Yehovah, essendo stata diffusa dalla King James Version. La Chiesa Cristiana Ortodossa ha usato questo nome nello stesso modo durante gli ultimi due secoli.[senza fonte]

Testimoni di Geova[modifica | modifica sorgente]
Vedi anche il paragrafo dedicato.

In Italia i Testimoni di Geova hanno adottato la forma derivata da Jehovah, consolidata ed esistente nelle varie lingue, come nell'italiano Geova, in maniera estesa già dal 1903, nel libro di Charles Taze Russell, "Il divin piano dell'Età", ufficializzandolo il 26 luglio del 1931 quando hanno assunto l'attuale denominazione.

I Testimoni di Geova non considerano la vocalizzazione Geova sicuramente corretta, ma la più diffusa nella lingua locale. Sul dibattito sulla corretta fonetizzazione i Testimoni di Geova comunque ritengono non sufficientemente provata la correttezza o erroneità delle fonetizzazioni Jehovah, Yahweh e simili. Più che sulla corretta pronuncia del nome di Dio, essi si soffermano sull'uso dello stesso e ne fanno un uso importante nel loro credo.

Uso del tetragramma[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Shemhamphorasch.

La differenza fra testo scritto e pronuncia presso gli ebrei, e i diversi modi di trascrivere il tetragramma nelle lingue diverse dall'ebraico, possono far sorgere la questione di come le varie comunità religiose usino riferirsi ad esso.

Nell'Ebraismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Torah e Tanakh.

La seguente preghiera ebraica composta da Nekhunyà ben Hakanà, qui presentata in lingua italiana, è composta, in ebraico, da 42 parole le cui iniziali formano uno dei nomi di Dio (inoltre anche il loro valore-numero in Ghimatriah è ancora 42):

« Per favore, con la grandezza della Tua destra, sciogli la prigioniera.
Accetta la preghiera del Tuo popolo, innalzaci e purificaci, oh Temibile.
Per favore, oh Forte, custodisci come la pupilla coloro che ricercano la Tua Unità.
Benedicili, purificali, la misericordia della Tua giustizia sempre concedi loro.
Potente, Santo, con la Tua grande bontà guida la Tua Comunità.
Unico, elevatissimo, volgiti al Tuo popolo, che ricorda la Tua Santità.
Accogli la nostra invocazione ed ascolta il nostro grido, [Tu] che conosci i misteri »
(Siddur)

Dio si rivelò con il Nome eccelso solo quando Mosè gli si presentò innanzi e quando il Popolo d'Israele doveva essere liberato dall'Egitto e divenire possesso particolare di Dio: precedentemente infatti Avraham, Isacco e Giacobbe lo conobbero tramite la modalità del Nome divino "E-l Sha-day"[49]. Il Tetragramma è il Nome di Dio che esprime la trascendentalità e la Misericordia divine. È il Suo nome "per sempre". L'ebraismo insegna che il nome di Dio, pur esistendo in forma scritta, è troppo sacro per essere pronunciato o trascritto senza le norme rabbiniche Halakhiche necessarie e comandate per questo fine. Tutte le moderne forme di ebraismo proibiscono il completamento del nome divino. Il solo che poteva pronunciarlo era il Sommo sacerdote nel giorno dell'espiazione: dato che la figura del Sommo Sacerdote è sparita nel 70 d.C., con la distruzione del Secondo Tempio di Gerusalemme secondo il Talmud, da allora il tetragramma non viene mai più pronunciato durante i riti ebraici. La tradizione ebraica vuole che ciò avvenisse all'Interno del Qodesh haQodashim, il Sancta sanctorum del Tempio di Gerusalemme: il Sommo Sacerdote dimenticava la pronuncia del Tetragramma immediatamente dopo averla "effettuata". Il momento in cui il Sommo Sacerdote poteva pronunciare il Tetragramma avveniva per due volte con la Benedizione sacerdotale sul popolo d'Israele:

« Il Signore parlò a Mosè dicendo: «Parla ad Aronne ed ai suoi figli e di' loro così: "In questo modo benedirete i figli di Israel, dicendo loro: Ti benedica il Signore (יהוה) e ti custodisca. Faccia il Signore risplendere il Suo Volto su di te e ti conceda grazia. Rivolga il Signore il Suo Volto verso di te e ti dia pace". Essi porranno il Mio Nome (יהוה) sui figli di Israele ed Io li benedirò» »   (Numeri 6.22-27)

Gli ebrei sono soliti inoltre non pronunciarlo ad alta voce in nessuna occasione e per nessuna ragione. Invece di pronunciare il Tetragramma durante le preghiere, gli ebrei dicono "Ado-nai"[50] (Talmud, Pesachim 50). Anche la pronuncia del Nome Ado-nai non avviene mai in conversazioni quotidiane alludendovi invece con la parola AdoShem o HaShem (in ebraico "il nome", come appare nel libro del Levitico 24,11) quando ci si riferisca all'Eterno: il Qitzur Shulchan Arukh sconsiglia l'uso del primo, AdoShem, per l'onore verso Dio che esso non permette infatti non è presente nei testi.

La legge ebraica richiede che regole "rabbiniche" siano decretate in aggiunta alle regole della Torah per ridurre l'eventualità che la legge originale sia trasgredita. Per questo motivo è diffusa la pratica di limitare l'uso della parola Ado-nai solo ai momenti di preghiera. Molti ebrei estendono la proibizione a tutti i nomi con i quali ci si riferisce all'Altissimo nella Bibbia, oppure aggiungono suoni che alterano la pronuncia al di fuori dei contesti liturgici, come ad esempio kE-l o E-lokim[51]. Anche nello scritto possono comparire alterazioni, come ad esempio "D-o". Sebbene questa alterazione scritta non sia richiesta da alcuna legge religiosa (solo il nome in ebraico è sacro, non la sua traduzione in italiano o altre lingue) essa ha lo scopo di ricordare al lettore la santità connessa al nome del Signore.

È probabile che la proibizione della pronuncia del Tetragramma risalga all'epoca di Esdra e Neemia, ossia al ritorno dall'esilio babilonese, quando fu riaperto il Tempio di Gerusalemme e furono fissati molti dei canoni della liturgia. La proibizione della sua pronuncia è certa ed è stata costante fino ad oggi, tuttavia alcuni mistici erano soliti contemplare, con l'uso di cori o più spesso in completo isolamento, le singole lettere che lo compongono[52].

Su alcuni Siddurim di preghiera e testi di studio il Nome eccelso viene spesso stampato senza vocalizzazione o, quando essa sia presente, variante comunque in differenti modi; talvolta il Nome "Ado-nai" compare scritto per esteso all'interno dell'ultima lettera Hei del Tetragramma[53].

Nella tasca dell'Efod del Sommo Sacerdote è inserita una pergamena su cui è iscritto il Tetragramma.

Chiese cristiane[modifica | modifica sorgente]

Vetrata con il Nome in ebraico nella chiesa di Saint-Germain a Parigi

Nella prima Chiesa cristiana si sono immediatamente affermate, nell'uso comune e liturgico, le forme "Signore" e "Dio" perché prevalenti al tempo del Nuovo Testamento, nel cui testo sono impiegate in modo esclusivo. Nella chiesa latina il greco Kyrios è stato tradotto con Dominus e, nelle traduzioni in italiano, con Signore. È rimasta come testimonianza la forma litanica "Kyrie eleison" a ricordo della tradizionale liturgia greca che era in uso anche nella chiesa latina. Come esempio di uso, nelle collette e nelle preghiere della liturgia cattolica, ci si rivolge a Dio con gli epiteti "Dio onnipotente ed eterno" oppure "Dio, padre onnipotente" o simili. L'unica volta in cui si utilizza un termine ebraico (non il tetragramma) è, una volta all'anno, in una delle sette antifone maggiori dell'Avvento "O Adonai" (nel testo latino - nel testo liturgico italiano è reso con "O Signore"). Questo utilizzo delle forme Dio e Signore è stato mantenuto anche nel protestantesimo storico, come ad esempio nella versione di Lutero della Bibbia.

Le traduzioni moderne in cui è presente (perlopiù in nota) una vocalizzazione del tetragramma, sono opera di eruditi senza che abbiano un utilizzo al di fuori della cerchia della critica biblica, e servono soprattutto per evidenziare le stratificazioni e la formazione del testo (ad esempio le cosiddette tradizioni Jahvista, Elohista, Sacerdotale ecc). Recentemente, in ambito cattolico, con la motivazione di riaffermare la disciplina sia ebraica che delle prime comunità cristiane secondo la quale «Non si deve pronunciare il nome di Dio sotto la forma del tetragramma YHVH nelle celebrazioni liturgiche, nei canti, nelle preghiere», e anche nelle traduzioni della bibbia il nome di Dio deve essere reso con Adonai, Kyrios, Signore ecc[54]

Bibbie cattoliche[modifica | modifica sorgente]

Nella maggior parte delle versioni moderne delle bibbie cattoliche e in tutte quelle utilizzate pubblicamente nelle chiese, il nome ineffabile (secondo la definizione dei padri della Chiesa), quando presente nell'Antico Testamento, viene reso con "Signore", adottando l'uso del Nuovo Testamento in cui il tetragramma non è mai presente e dove, nelle citazioni della bibbia ebraica, si usa il greco Kyrios (Signore). Questo uso è attestato anche nella maggior parte dei manoscritti della bibbia in greco, detta Septuaginta, e nella vocalizzazione del tetragramma del testo masoretico. Anche nella versione latina precedentemente in uso nella Chiesa occidentale (la Vulgata) il termine è reso con Dominus, cioè Signore. La presunta vocalizzazione del tetragramma non compare mai nel testo ufficiale della Bibbia utilizzato per la liturgia pubblica in italiano.

La maggioranza degli esegeti cattolici contemporanei propende per una vocalizzazione del tetragramma con le vocali "a" ed "e", e talvolta questa forma può apparire, oltre che nei testi di critica biblica, anche nelle note e nelle introduzioni o, più raramente (una o due volte) nel testo dell'Antico Testamento, quando si tratta di evitare ambiguità per la presenza vicina di altri nomi divini. È presente più spesso in alcune versioni letterali degli anni sessanta a indirizzo storico critico, allo scopo di evidenziare le diverse tradizioni presenti nella formazione del testo. In traduzioni degli ultimi anni è citato il tetragramma in caratteri latini (JHWH) senza alcuna vocalizzazione. Non compare mai nel Nuovo Testamento non essendo presente in nessuno dei manoscritti antichi da cui vengono fatte le traduzioni.

Nel 2008 è stata pubblicata da parte della Congregazione per il culto divino la seguente direttiva sull'uso del tetragramma nella Chiesa cattolica:

« La traduzione greca dell'Antico Testamento, la cosiddetta Septuaginta, che risale agli ultimi secoli precedenti l'era cristiana, ha reso regolarmente il tetragramma ebraico con la parola greca Kyrios, che significa Signore. Siccome il testo della Septuaginta ha costituito la Bibbia della prima generazione di cristiani di lingua greca, e in questa lingua furono anche scritti tutti i libri del Nuovo Testamento, anche questi cristiani sin dal principio evitarono la pronuncia del tetragramma sacro. Qualcosa di simile avvenne con i cristiani di lingua latina, la cui letteratura cominciò ad emergere a partire dal secondo secolo, come attestano prima la Vetus Latina e, in seguito, la Vulgata di san Girolamo. Anche in queste traduzioni il tetragramma venne sempre reso con la parola latina Dominus, che corrispondere sia all'ebraico Adonai e al greco Kyrios (....) Pertanto astenersi dalla pronuncia del tetragramma del nome di Dio da parte della chiesa è giustificato. Oltre ai motivi di correttezza filologica si tratta anche di rimanere fedeli alla tradizione della chiesa poiché fin dalle origini il tetragramma sacro non è mai stato pronunciato in un contesto cristiano e neppure mai tradotto in nessuna delle lingue in cui la Bibbia è stata tradotta.[55] »

Bibbie protestanti[modifica | modifica sorgente]

Nelle Bibbie (Antico Testamento) protestanti solitamente il tetragramma viene reso con Signore o con "Eterno". In nota o raramente nel testo compare sempre più la forma Jahvé. La Riveduta Luzzi, la Nuova Diodati e la King James Version in Genesi 22,14 riportano il nome di località Jehovah-jireh, la cui radice deriva dal tetragramma, ma altre bibbie protestanti traducono diversamente. In alcune traduzioni anglosassoni della bibbia si traduce il tetragramma con LORD (Signore), tutto in maiuscolo, per distinguerlo da "Signore" quando si traduce Adonai.

Testimoni di Geova[modifica | modifica sorgente]

I testimoni di Geova usano la forma Geova, una delle forme moderne di vocalizzazione del sacro tetragramma biblico YHWH usato dagli ebrei antichi, la cui esatta pronuncia è andata persa nei secoli. Nel Testo masoretico, cioè nella Bibbia in uso presso le comunità ebraiche, vennero inserite nel tetragramma, secondo alcuni studiosi, le vocali E O A della parola Adonai (in ebraico "Signore"), affinché il lettore ricordasse di pronunciare questa parola ogni volta che incontrava il tetragramma. Verso la fine del medioevo studiosi cristiani interpretarono quelle vocali come quelle originali del tetragramma. Da qui Yehowah, da cui deriva il latino Jehova forma ampiamente diffusa nell'italiano letterario fino all'Ottocento, come nella bibbia di Antonio Martini [1780], oppure sull'altare della chiesa di Vezzo, frazione di Stresa (del 1886) dove è visibile la scritta Jeova. Nei tempi moderni però la maggior parte degli studiosi ha preferito usare la forma convenzionale di Yahweh, perché ritenuta vicina all'originale e terza persona del verbo "essere" o "divenire", anche se i Testimoni di Geova hanno scelto di mantenere in italiano la forma "Geova" da essi adottata ufficialmente nel 1931. Si ricordi anche a tale proposito che l'italiano Gesù deriva dall'aramaico Yehoshuah (le cui vocali sono certe) e che deriverebbe dalla forma ricostruita "Yehowah è salvezza", molto simile (e corrispondente per significato) al nome ebraico Yĕhowašhūà, reso in italiano come Giosuè, il che farebbe dubitare della correttezza della vocalizzazione prevalentemente prescelta per il tetragramma e propendere per Geova nella translitterazione in italiano. I nomi teofori inizianti per Yeho- possono tuttavia spiegarsi anche senza postulare un'originaria forma ricostruita Yehowah: l'evoluzione del timbro in "yeh-" rispetto a "yah-" si comprende bene infatti con una regolare riduzione di vocale in sillaba atona.[56]

Relazione ebrei-cristiani[modifica | modifica sorgente]

Il 16 gennaio 2006, in visita a papa Benedetto XVI, il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni ha sollevato il problema del fastidio che provoca fra gli ebrei l'uso del nome divino fra i cristiani, a causa della particolare sensibilità ebraica dovuta al divieto di pronunciare il nome di Dio nei dieci comandamenti. Il Papa ha risposto che la tradizione cattolica, a differenza di quella protestante, è arrivata a questa facilità di espressione molto recentemente, per influsso dello storicismo, e che i cattolici devono lavorare perché si torni all'origine del culto.

Lo scrittore ateo Erri De Luca propone e utilizza, nei suoi libri, la formula Iod, prima lettera del Nome Sacro, e anagramma della parola Dio, gioco possibile solo in italiano.

Trascrizioni del tetragramma nelle versioni italiane della Bibbia[modifica | modifica sorgente]

  • La Biblia di Antonio Brucioli, 1530 rev. 1551. Protestante.
Usa Signore tranne in Esodo 6:3 dove usa Ieova.
Nella revisione del 1562 stampata dall’editore Francesco Durone la forma 'Iehova' o 'Iehovah' ricorre decine di volte. Esempio Genesi 28:13
  • La Sacra Bibbia di Giovanni Diodati. 1607 riedita 1946. Protestante.
Usa Signore. In alcune edizioni riporta il nome di "Geova" nell'intestazione di pagina 584 e nella sovrascritta di Isaia 41.
  • Sacra Bibbia di Antonio Martini, 1778 riedita 1963. Cattolica.
Usa Signore. Nella nota di Esodo 3:14-15 ha Jehovah
  • Versione Riveduta di Giovanni Luzzi, 1925 riedita 1966. Protestante.
Usa Eterno. Nelle note a Esodo 3:15 e 6:3 usa la forma Jahveh.
Nella nota a Matteo 1:21 usa la forma Gèova.
In Genesi 22:14 ha Iehovah come parte di un nome composto.[57]
  • La Bibbia, Eusebio Tintori, 1945. Cattolica.
Usa Signore. Nelle note ha Jahve.
  • La Sacra Bibbia, Ricciotti. 1955. Cattolica.
Usa sempre Signore e ha Jahvè in alcune note come Esodo 3:14; 6:2,3; Gioele 3:12; Giona 4:10,11.
  • La Bibbia, Edizione Paoline. ediz. 1958 e seguenti. Cattolica.
Usa Signore tranne in Esodo 6:2-3 (e relativa nota) e Geremia 1:6 dove usa Jahvé (ediz. 1958 e seguenti).
Usa Jahvé In salmo 83:19, al posto di "Il Signore" delle edizioni precedenti (ediz. 1970 e seguenti).
A seconda delle edizioni usa Jhwh nelle parentesi nel testo di Esodo 6:3 (ediz. 1997).
  • La Bibbia a cura di Fulvio Nardoni, 1960. Cattolica.
Il nome Jahweh vi ricorre più volte nel testo ad esempio in Esodo 6:2,3,6,8; Isaia 1:24; 3:1; 10:33; 26:4; 40:10; 51:22; 61:1; ecc..
  • La Sacra Bibbia, Pontificio Istituto Biblico 1961. Cattolica.
Oltre a Signore usa varie volte nel testo Jahve, ad esempio in Esodo 3:15; 6:2; Salmo 83:19.
  • La Sacra Bibbia ed. Garzanti imprimatur 1964. Cattolica.
Usa "Yahvè", es. pag 952 Salmo 83:19 ed altre;
  • La Bibbia di Mons. Garofalo, 1964. Cattolica.
Usa sempre Jahve, ma solo nell'Antico Testamento. Nel Nuovo Testamento tale nome non viene mai riportato anche quando sono citati versetti biblici dell'Antico Testamento in cui il nome compare, ne è un esempio Luca 4:18 in cui Gesù legge Isaia 61:1.
Usa sempre Geova.
  • La Bibbia Concordata, 1968. Interconfessionale.
Rende Signore tranne Salmo 83:19 dove usa Iavè.
  • La Sacra Bibbia, Galbiati, Penna e Rossano. Cattolica. 1968.
Usa sempre Iahvé.
  • La Sacra Bibbia CEI, 1974. Cattolica.
Rende Signore. Nella nota in calce a Esodo 3:14,15 ha JHWH.
Nella nota a 1 Maccabei 3:18 usa Jahveh.
  • La Bibbia di Gerusalemme, 1974. Cattolica.
Ha lo stesso testo della CEI.
Nelle note menziona Jahveh, come quelle su Esodo 3:13, Isaia 42:8, ecc.
(Il testo originale francese, La Bible de Jérusalem, usa sempre Yahvé)
  • Nuovissima Versione della Bibbia Edizione Paoline. 1967-1980. Cattolica.
Usa Signore. Nella nota ad Esodo 6:2-8 usa Jahveh.
  • La Nuova Diodati. Protestante. 1991.
Usa sempre Eterno. Nella prefazione usa Jehovah e Yah.
In nomi composti come Genesi 22:14 usa Jehovah.
  • Il libro di Isaia, Moraldi. 1994. Cattolica.
Usa sempre Jhwh.
  • La Bibbia. Versione Nuova Riveduta, Società Biblica di Ginevra. 1994. Protestante.
Rende il tetragramma con 'SIGNORE' tutto in maiuscolo per distinguerlo dalla parola ebraica signore "adhonai".
Nella prefazione usa YHWH.
  • La Bibbia, Oscar Mondadori. 2000. Aconfessionale.
Usa sempre Jhwh.
  • La Sacra Bibbia, ed. dott. Armando Curcio, 1866, versione mons. Antonio Martini arciv. Firenze.
alla pagina 50 in Esodo capitolo 3 versetto 14 usa Adonai, ma nella nota dice: "Denotasi con questo nome, che si pronuncia Jehovah, ...."

Citazioni moderne del Tetragramma[modifica | modifica sorgente]

Nell'arte[modifica | modifica sorgente]

  • Basilica di San Pietro in Vaticano, Tomba di Clemente XIII: tetragramma in caratteri ebraici sulla fronte di una delle statue.
  • Duomo di Milano: rosone su una delle entrate, tetragramma in caratteri ebraici.
  • Basilica di San Marco a Venezia: tetragramma su mosaico presso entrata laterale sinistra.
  • Duomo di Siena: tetragramma in carattere ebraici posto al centro della volta dell'abside dietro l'altare maggiore.
  • Duomo Nuovo di Brescia: tetragramma in caratteri ebraici sull'altare della prima navata laterale destra.
  • Santuario della Via Crucis monumentale di Cerveno in Val Camonica: tetragramma in caratteri ebraici sul turbante del Sommo Sacerdote[58].
  • Lione: Tetragramma nel mosaico sulla volta della Basilica cattolica di Fourvière
  • Praga: interno della chiesa di San Nicola (quartiere Mala Strana).
  • Praga: Ponte Carlo, tetragramma in caratteri ebraici sulla parte alta della terza statua.
  • Praga: leggio del cantore all'interno della Staronovà synagoga (quartiere Stare Mesto).
  • Praga: vetrata della Jubilejní synagoga (quartiere Stare Mesto).
  • Olimje (Slovenia): Affresco nella farmacia del monastero (Anton Lerchinger, 1780)

Nella letteratura[modifica | modifica sorgente]

  • Il pendolo di Foucault[59]
Menziona il Tetragramma sia lettera per lettera: "... jod, he, waw, he. Iahveh, il nome di Dio".
Che tutto insieme: "...trovare tutte le combinazioni del nome di Dio? ... IHVH".
  • La morte e la bussola, racconto della raccolta "Finzioni" di Jorge Luis Borges in cui una serie di omicidi sembra essere correlata al Tetragràmaton.
  • nel "Libro di Mormon" in 2 Nefi capitolo 22 versetto 2 (pagina 84) ed in Moroni capitolo 10 versetto 34 (pagina 518);
  • nel "Dizionario biblico" John L.McKenzie Cittadella Editrice - ed. 1981 - IV ed. pag. 381;
  • nel "Grande dizionario italiano dell'uso" UTET - ed. 1999 rist. 2000 - vol. III pag.192;
  • nel "Dizionario delle lingue italiana e inglese" - Sansoni editore - II ed. - 1985 - part. I - (it/ing) pag. 576;
  • nel "Dizionario delle lingue italiana e inglese" - Sansoni editore - II ed. - 1985 - part. II - (ing/it) pag. 1589;
  • nel vocabolario italiano-francese "Il novissimo Ghiotti" ed. Petrini Torino ed.1973 pag. 463;
  • nel dizionario enciclopedico "Il novissimo Melzi" Vallardi Editore ed. XXXVI ristampa 1981 pag.512;

Nella musica[modifica | modifica sorgente]

Una scena del Nabucco di Giuseppe Verdi. Gli israeliti in cattivita' cantano all'immenso Jehovah
  • Giuseppe Verdi, Nabucco, ( atto finale: Il coro canta dell'immenso Jehovah ed il sommo sacerdote Zaccaria menziona ancora Jehovah )
  • Gioachino Rossini, Mosè in Egitto, ( Mosè invoca Iehova )
  • Camille Saint-Saens, Samson et Dalila ( Iehova e Jehova, menzionati più volte)
  • Georg Friedrich Handel ( Moltissimi oratori, ovvero composizioni musicali, su Giuseppe e suoi fratelli, sulla liberazione d'Israele dall'Egitto, su personaggi biblici come Giosuè, Debora, Iefte, Sansone (qui si usa la forma Jeovah), Saul, Salomone, Atalia, Baldassare e la caduta di Babilonia, Ester, il Messia.
  • Franz Schubert, musicò L'Onnipotenza,(D 852 / op.79, n.2) lirica di Johann Ladisklav Pyrker nella quale compare cinque volte il nome di Jehovah )
  • Johann Sebastian Bach Lied BWV 452 e corale BWV 299 (dal Klavierbüchlein für Anna Magdalena Bach) 'Dir, dir Jehova, will ich singen'.
  • Ludwig van Beethoven Nell'oratorio 'Cristo sul Monte degli Ulivi' (op.85), usa varie volte la forma Jehova.
  • Henry Purcell (compositore di musica barocca), Mottetto : Jehova, quam multi sunt hostes mei (Z 135).
  • Lorenzo Perosi (compositore italiano). Ha composto numerose opere sacre tra cui il poema sinfonico-vocale " Mosè " , 1901, la prima direzione fu di Arturo Toscanini) dove uno dei personaggi è La voce di Jehova (basso).
  • Elvis Presley in If The Lord Wasn't Walking By My Side usa la forma Jehova.
  • Bob Marley : Usa Jah (forma contratta del nome) in numerose canzoni, come Jah Live, Forever Loving Jah, Satisfy My Soul Jah Jah e Jah Is Mighty.
  • U2, "Yahweh" canzone tratta dall'album How to dismantle an atomic bomb (2004)
  • Needtobreathe, nel ritornello della canzone "Signature of Divine (Yahweh)" usato Yahweh.

Nel cinema[modifica | modifica sorgente]

Indiana Jones deve attraversare una stanza col pavimento fatto di piastre, che nascondono trappole, contraddistinte da lettere. Avanzare sulla lettera sbagliata farebbe scattare una trappola mortale. Un antico manoscritto latino offre un indizio per l'attraversamento sicuro: deve camminare sulle piastre le cui lettere in sequenza formano il "nome di Dio". A questo punto più volte si chiede: "Il Nome di Dio, il Nome di Dio", quindi esclama: "Geova". Tuttavia la differenza tra la trascrizione inglese "Jehovah" e quella latina, "Iehovah", mette a repentaglio la sua vita[60].
Jim Carrey giornalista sfortunato, dopo aver pregato Dio per la sua situazione stagnante, incontra Morgan Freeman nella parte di Dio il quale gli concede i suoi poteri. Ad un certo punto nella sua mente si affollano migliaia di voci. Spiazzato, si rivolge a Dio il quale lo informa che altro non sono che le preghiere della gente e che lui, Bruce, ha i poteri per poter risolvere il problema. Dopo alcuni tentativi Bruce decide di convogliarle in una casella di posta elettronica. A questo punto la scena inquadra il monitor sul quale appare il nome del sito che è "Yahweh" cioè il Nome divino in inglese. Degno di nota è che si crea un gioco di parole con il famoso motore di ricerca "Yahoo" che è il modo inglese di scrivere ciò che si pronuncia Yahù che è il Nome divino usato nell'antico Egitto.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La lettera J, Accademia della Crusca.
  2. ^ "They [the Priests, when reciting the Priestly Blessing, when the Temple stood] recite [God's] name -- i.e., the name yod-hei-vav-hei, as it is written. This is what is referred to as the 'explicit name' in all sources. In the country [that is, outside the Temple], it is read [using another one of God's names], א-ד-נ-י ('Adonai'), for only in the Temple is this name [of God] recited as it is written." -- Mishneh Torah Maimonides, Laws of Prayer and Priestly Blessings, 14:10
  3. ^ a b Stanley S. Seidner, "HaShem: Uses through the Ages." Unpublished paper, Rabbinical Society Seminar, Los Angeles, CA, 1987.
  4. ^ a b (EN) Crawford Howell Toyurl, Ludwig Blau, Tetragrammaton in Jewish encyclopedia, Jewish encyclopedia.com, 1901-1906. URL consultato il 04/08/2011. a, b
  5. ^ Dizionario Teologico dell'Antico Testamento di E. Jenni e C. Westermann, Volume I, coll. 609,, 610, Marietti Editore, Torino 1978
  6. ^ Vedi The Massorah, di C. D. Ginsburg, Ktav Publishing House, New York, ristampa del 1975.
  7. ^ La Nascita Del Monoteismo, Brescia, 2005, Paideia(cap. 16 la scomparsa di JHWH, pp. 141-150)
  8. ^ Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile, pag. 114, Watch Tower, 1961
  9. ^ The Aleppo Codex a cura di Moshe H. Goshen-Gottstein, Magnes Press, Gerusalemme 1976
  10. ^ Codice di Aleppo in lingua inglese
  11. ^ Albert Pietersma, “Kyrios or Tetragrammaton: a renewed quest for the original Septuagint”, in De Septuaginta, Studies in Honour of John William Wevers on his sixty-fifth birthday (ed. Albert Pietersma and Claude Cox.) Benben Publications: Mississauga, 1984. pp. 85-101. Pdf dell’articolo scaricabile gratuitamente dal sito del professor Pietersma stesso: http://homes.chass.utoronto.ca/~pietersm/KyriosorTetragram(1984).pdf
  12. ^ La Bibbia dei Settanta, Fernández Marcos Natalio Brescia, 2000, Paideia, p. 194.
  13. ^ W.G.Wadell in JTS vol.45 pp.158-161
  14. ^ Studio Patristica, volume I, parte I a cura di Kurt Aland e F. L. Cross, Berlino 1957, pp.339-342;
  15. ^ W. Baars Papiro Fouard Inv. N. 266 pubblicato nel Nederlands Theologisch Tijdschrift, volume XIII, Wageningen, 1959, pp. 442-446
  16. ^ George Howard, The Oldest Greek Text of Deuteronomy pubblicato nell' Hebrew Union College Annual, volume XLII, Cincinnati 1971, pp. 125-131
  17. ^ Estudes de papyrologie, Volume 9 , Il Cairo, 1971, pp.81-150, 227, 228
  18. ^ Zaki Ali e Ludwig Koenen con il titolo Three Rolls of Early Septuagint: Genesis and Deuteronomy, volume 27, Bonn 1980
  19. ^ Supplements to Vetus Testamentum, vol. X, Leida, 1963, pp.170-178
  20. ^ Israel Exploration Journal vol. 12, 1962, p. 203
  21. ^ Supplementes to Vetus Testamentum, Vol. X, 1963, p. 178
  22. ^ Supplements to Vetus Testamentum, Vol. IV, 1957, p. 157
  23. ^ The Oxyrhynchus Papiyri, parte VII , a cura di Arthur S. Hunt, Londra, 1910, pp. 1,2
  24. ^ F.Crawford Burkitt nella opera Fragments of the Books of Kings Accordin in the Translation of Aquila, Cambridge, 1898, pp. 3-8
  25. ^ Taylor in Hebrew-Greek Cairo Genizah Palipsests, Cambridge, 1900, pp.54-65
  26. ^ Dott. Carl Wessely in Studien zur Palaeographie und Papyruskunde, Vol. XI, Lipsia, 1911, p.171
  27. ^ Trascrizione del testo a cura di Giovanni Mercati, Psalterii Hexapli reliquiae...Pars prima. Codex rescriptus Bybliothecae Ambrosianae O 39 sup. phototypice expressus et trascriptus, Roma, 1958
  28. ^ Early Christian and Jewish Monotheism pag. 122 in Google Books
  29. ^ Early Christian and Jewish Monotheism di Loren T. Stuckenbruck e Wendy E. Sproston North Continuum, 2004
  30. ^ Biblioteca online Watchtower
  31. ^ [Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, pag. 1566 appendice "Il nome divino nelle Scritture Greche Cristiane" , Watch Tower 1987]
  32. ^ [Perspicacia nello Studio delle scritture pag. 1023-1039, Watch Tower 1988]
  33. ^ Cf. commentario su laparola.net.
  34. ^ Jewish Studies at the Turn of the Twentieth Century pag. 23 § 6
  35. ^ Jewish Studies at the Turn of the Twentieth Century pag. 22 § 1
  36. ^ in Das Prinzip Hoffnung III a pag. 1457
  37. ^ Esodo 3:14 WLC;VULGATE - וַיֹּ֤אמֶר אֱלֹהִים֙ - Bible Gateway
  38. ^ Das Prinzip Hoffnung III p. 1457
  39. ^ cfr. voce Yahweh nell'Enciclopedia Italiana Treccani, con sultabile anche sul sito www.treccani.it
  40. ^ George W. Buchanan argues:
    "In the dozens of Biblical names that incorporate the divine name, this middle vowel sound appears in both the original and the shortened forms, such as in Jehonathan and Jonathan. “In no case is the vowel oo or oh omitted. The word was sometimes abbreviated as ‘Ya,’ but never as ‘Ya-weh.’ ... When the Tetragrammaton was pronounced in one syllable it was ‘Yah’ or ‘Yo.’ When it was pronounced in three syllables it would have been ‘Yahowah’ or ‘Yahoowah.’ If it was ever abbreviated to two syllables it would have been ‘Yaho.’”
  41. ^ "This [Yehowah] is the correct pronunciation of the tetragramaton, as is clear from the pronunciation of proper names in the First Testament (FT), poetry, fifth-century Aramaic documents, Greek translations of the name in the Dead Sea Scrolls and church fathers." (George Wesley Buchanan, "The Tower of Siloam", The Expository Times 2003; 115: 37; pp. 40, 41)
  42. ^ Clemente e la fonetizzazione del tetragramma su testimonidigeova.net.
  43. ^ Si veda ad esempio George Buchanan "How God's Name Was Pronunced", Biblical Archeology Review, March 1995 o André Caquot in Storia dell'Ebraismo, H.C. Puech pag. 35).
  44. ^ Decas exercitationum philologicarum de vera pronuntiatione nominis Jehova - Di Joannes Drusius,Sixtinus Amama,Louis Cappel,Johann Buxtorf,Jacob Alting,Nicholas Fuller,Thomas Gataker,Johannes Leusden - 1707
  45. ^ Commento in tutti i libri del vecchio e nuovo testamento, dalla hebraica... - Antonio Brucioli - 1546
  46. ^ La bibia, che si chiama il vecchio testamento ... (e il) nuovo testamento riveduto e corretto secondo la verita del testo greco - 1561
  47. ^ Opere Spirituali: Distribute in due Tomi, come nella seguente ..., Volume 1 - Di Pietro Ansalone - 1721
  48. ^ (EN) Emil G. Hirsch, Jehovah in Jewish encyclopedia, Jewish encyclopedia.com, 1901-1906. URL consultato il 04/08/2011.
  49. ^ Spesso tradotto come "Onnipotente" è il nome di Dio nutritore, che si manifesta prevalentemente nelle campagne, essendo "day" inteso come "a sufficienza" o "secondo necessità", o "abbastanza": ordine che secondo la leggenda rabbinica viene da Lui gridato durante la Creazione per fermare l'espansione del mare, vedi la voce "Shaddài" in Arthur Green, Queste sono le parole, Firenze: Giuntina, 2002, p. 60.
  50. ^ È il nome che sceglie Adamo, secondo la tradizione midrashica, per rivolgersi a Dio non tanto per evocare non la Sua "essenza", impossibile da definire e troppo sacra persino da nominare, ma la Sua "presenza" presso di noi, che ne siamo sottomessi. Vedi la voce "Adonài" in A. Green, cit., pp. 29-30.
  51. ^ Trascritto in italiano anche come "Elohìm", significa in qualche modo "eminente" ed è interessante il fatto che sia una parola plurale, benché usata come fosse parola singolare, quasi il corrispondente di un nome collettivo, ossia riferentesi a tutti i Suoi "attributi", espressi attraverso le Sephirot. Cfr. la voce "Elohìm" in A. Green, cit., pp. 35-36.
  52. ^ Si veda per esempio Moshe Idel, Quabbalah. Nuove prospettive, Milano: Adelphi, 2010, pp. 123-24 e passim.
  53. ^ Tecniche mistiche di visualizzazione, anche a colori, del nome, con testimonianze dei comportamenti di ogni lettera sono presenti in diverse tradizioni. Si veda ancora M. Idel, cit., pp. 204-12 e passim.
  54. ^ Articolo di Marco Politi su Repubblica del 26 ottobre 2008
  55. ^ Letter to the Bishops Conferences on The Name of God (in inglese)
  56. ^ Sebbene l'amorreo e l'ebraico siano due lingue diverse, i loro sistemi verbali hanno molto in comune. Non c'è ragione di dubitare che a un certo stadio di sviluppo dell'ebraico sia esistita una forma jahwī (senza il passaggio w > j) o jahwē. Poiché il sistema verbale ebraico richiede la finale ē, si può concludere che la pronuncia del tetragramma nel periodo biblico fosse jahwē. Le restanti forme possono essere spiegate con differenti mutazioni legate alle leggi fonetiche. Tale sviluppo dipende dal passaggio del tetragramma da verbo a nome proprio: questo passaggio indebolisce, per così dire, la funzione grammaticale della parola. Diverse forme possono dunque essere spiegate così: le sillabe chiuse si trasformano appena possibile in aperte; la vocale finale, che nelle forme verbali non può cadere, non è più essenziale una volta intervenuto il mutamento semantico; essa viene pertanto abbreviata e alla fine cadde, come tutte le vocali brevi infine parola. Il risultato è *jahw, una forma ritenuta impossibile: la w viene vocalizzata e può essere allungata, dando la forma jahū (Ble § 25 c’d’; cfr. Cross, Myth 61). Se la vocale non viene allungata deve cadere e si ottiene *jah, e dopo il regolare allungamento della vocale si ha jāh. Dalla forma jahū vengono derivate altre due forme brevi:
    1. Mediante l'ampliamento della legge fonetica, secondo la quale la h cade alla fine del segmento formativo, da jahū origina la forma jaū che diventa facilmente jaw perché in ebraico successioni vocali che come quella di jaū sono instabili.
    2. La vocale finale ū può passare ad ō risultandone così jahō. Questo passaggio avvenne probabilmente dapprima nei nomi propri, venendo poi esteso al nome di Dio in altre posizioni. Il cambiamento potrebbe essere avvenuto per analogia con la terminazione arcaica in, ad esempio, jərîḥô, šilôh. Da queste forme discendono altre due:
      1. jahō > jəhō, mediante regolare e riduzione della vocale atona
      2. la contrazione jaw > .
    D. N. Freedman e P. O’Connor, Lemma «jhwh» in Grande Lessico dell'Antico Testamento, vol. III, Brescia, Paideia, 2003, p. 334.
  57. ^ Iehovah-jireh, L'Eterno vede o provvede.
  58. ^ Santuario della Via Crucis di Cerveno BS
  59. ^ Il pendolo di Foucault di Umberto Eco - 1ª edizione Bompiani ottobre 1988
  60. ^ Indiana Jones e il Nome di Dio "Iehova"! - YouTube

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Martin Klann, Il Geova della Torre di Guardia, Napoli, Editore Centro Biblico, 1968.
  • Matteo Pierro, Geova e il Nuovo Testamento, Rescaldina (MI), Sacchi Editore, 2000.
  • Kahle P., The Cairo Geniza, Basil Blackwell, Oxford 1959. p. 222
  • Tov E., The Greek Minor Prophets Scroll From Nahal Hever (8HevXIIgr)
  • Howard G., The Tetragram and the New Testament, in Journal of Biblical Literature, Vol. 96, marzo 1977, pp. 63–83.
  • Natalio Fernandez Marcos, La Bibbia dei Settanta, ed. Brescia Paideia pp. 121,124,134,193 ss,197,212,354.
  • Hans Küng, Existiert Gott?, R. Piper e Co. Verlag, München 1978, traduzione italiana: Dio esiste? Risposta al problema di Dio nell'età moderna a cura di Giovanni Moretto (par.L'unico Dio con un nome pag. 691,692), Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1979.
  • Ernst Bloch, Das Prinzip Hoffnung III pag. 1457 e seg. (trad. italiana parziale: Dialettica e speranza, cit.; Soggetto-Oggetto, cit.)
  • Gigi Sanna, Sardôa grammata. 'ag 'ab sa'an yahwh. Il dio unico del popolo nurgico, S'Alvure ed. Oristano 2004.
  • Gerard Gertroux, Storia del Nome di Dio, traduzione di Gabriella Gabrielli e Maria Grazia Aragone, Revisione di Stefano Pizzorni, Azzurra7 Editrice, Scorzè 2007, ISBN 978-88-88907-09-3
  • Didier Fontaine, ll nome di Dio nel Nuovo Testamento. Perché è scomparso dai testi greci nel I e II secolo? , traduzione di Sara Appignanesi e Stefano Pizzorni, Azzurra7 Editrice, Scorzè 2009, ISBN 978-88-88907-10-9

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