Guerra dei trent'anni

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Guerra dei trenta anni
Battaglia della Montagna Bianca
Data 1618 - 1648
Luogo Europa
Casus belli Defenestrazione di Praga
Esito Pace di Vestfalia
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
~ 475.000:
  • 150.000 svedesi
  • 75.000 olandesi
  • ~ 100.000 tedeschi
  • 150.000 francesi
~ 400.000:
  • 220.000 spagnoli, italiani, valloni, fiamminghi e altri sudditi degli Asburgo di Spagna[1]
  • ~ 150-200.000 tedeschi e altri sudditi del Sacro Romano Impero come Boemi, Moravi, ecc.
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Per guerra dei trent'anni si intende una serie di conflitti armati che dilaniarono l'Europa centrale tra il 1618 e il 1648. Fu una delle guerre più lunghe e distruttive della storia europea.[2]

Iniziata come una guerra tra gli stati protestanti e quelli cattolici nel frammentato Sacro Romano Impero, progressivamente si sviluppò in un conflitto più generale che coinvolse la maggior parte delle grandi potenze europee, perdendo sempre di più la connotazione religiosa e inquadrandosi meglio nella continuazione della rivalità franco-asburgica per l'egemonia sulla scena europea.

La guerra iniziò quando il Sacro Romano Impero cercò di imporre l'uniformità religiosa sui suoi domini. Gli stati protestanti del nord, indignati per la violazione dei loro diritti acquisiti nella pace di Augusta, si unirono formando l'unione evangelica. L'impero immediatamente contrastò questa lega, percependola come un tentativo di ribellione, ma le reazioni in tutto il mondo protestante condannarono l'azione dell'Imperatore. La Svezia intervenne nel 1630 iniziando una guerra su larga scala sul continente. La Spagna, volendo distruggere i ribelli olandesi, intervenne con il pretesto di aiutare il loro alleato dinastico, l'Austria. Non essendo più in grado di tollerare l'accerchiamento delle due grandi potenze degli Asburgo sui suoi confini, la cattolica Francia entrò nella coalizione a fianco dei protestanti per contrastare gli Asburgo.

La guerra, caratterizzata da gravissime e ripetute devastazioni di centri abitati e campagne, da uccisioni in massa, da continue operazioni militari condotte con spietata ferocia da eserciti mercenari che senza controllo saccheggiavano e depredavano, da micidiali epidemie e carestie, fu una catastrofe epocale in particolare per i territori dell'Europa centrale[3]. Secondo l'accademico Nicolao Merker, la guerra dei trent'anni, che avrebbe provocato 12 milioni di morti, fu "in assoluto la maggiore catastrofe mai abbattutasi" sulla Germania[4].

La guerra si concluse con i trattati di Osnabrück e Münster, parte della più ampia pace di Vestfalia. Gli eventi bellici modificarono il precedente assetto politico delle potenze europee. L'incremento del potere dei Borbone in Francia, la riduzione delle ambizioni degli Asburgo e l'ascesa della Svezia come grande potenza, crearono dei nuovi equilibri di potere nel continente. La posizione dominante della Francia diventò il principio centrale della politica europea degli anni a seguire, fino a quando un'altra grande guerra vide l'ascesa della Gran Bretagna come la potenza predominante sulla scena mondiale del XVIII secolo.

Le origini della guerra[modifica | modifica wikitesto]

Le cause della guerra furono varie, anche se la principale fu l'opposizione religiosa e politica tra cattolici e protestanti. La pace di Augusta del 1555, firmata dall'imperatore Carlo V d'Asburgo, confermò gli indirizzi della Dieta di Spira del 1526, ponendo fine agli scontri fra cattolici e luterani, stabilendo che:[5]

  • I governanti dei 224 stati tedeschi potevano scegliere la religione (il luteranesimo o il cattolicesimo) dei loro regni secondo coscienza, e i loro sudditi erano costretti a seguire la fede scelta (il principio del cuius regio, eius religio).
  • I luterani che vivevano in un principato vescovile (uno stato governato da un vescovo cattolico) avrebbero potuto continuare a praticare la loro fede.
  • I luterani potevano mantenere il territorio che avevano conquistato dalla Chiesa cattolica durante la Pace di Passavia nel 1552.
  • I principi vescovi che si erano convertiti al luteranesimo erano tenuti a rinunciare ai loro territori (il principio chiamato reservatum ecclesiasticum).

Anche se la pace di Augusta mise una temporanea fine alle ostilità, vari problemi, tuttavia, rimasero aperti: oltre al fatto che la pace era considerata, specialmente dai luterani, solo una tregua temporanea, i termini del trattato prevedevano l'adesione, da parte dei prìncipi, al credo cattolico o a quello luterano, con esclusione di ogni altro credo, incluso il calvinismo, che andava diffondendosi rapidamente in varie aree della Germania.[6] Ciò aggiunse una terza confessione nella regione, ma tuttavia la sua posizione non fu mai riconosciuta in alcun modo negli accordi di Augusta, in cui solo il cattolicesimo e il luteranesimo furono presi in considerazione.[7][8]

A queste considerazioni di ordine religioso si aggiunsero tendenze egemoniche o d'indipendenza di vari stati europei, rivalità commerciali, ambizioni personali e gelosie familiari. La Spagna era interessata a esercitare una decisiva influenza sul Sacro Romano Impero per garantirsi la possibilità di affrontare la guerra con gli olandesi che durava ormai da molti anni, e che sarebbe ripresa apertamente nel 1621, allo scadere cioè della tregua dei dodici anni. In particolare, i governanti delle nazioni confinanti del Sacro Romano Impero contribuirono allo scoppio della Guerra dei Trent'anni per i seguenti motivi:

  • La Spagna era interessata agli Stati tedeschi in quanto i suoi territori dei Paesi Bassi spagnoli, nella parte occidentale dell'Impero, erano collegati via terra con i possedimenti italiani attraverso il cammino spagnolo. Nel 1560, gli olandesi si ribellarono contro la dominazione spagnola, portando ad una lunga guerra di indipendenza che sfociò in una tregua solo nel 1609.
  • La Francia si trovava quasi circondata dal territorio controllato dai due Asburgo - la Spagna e il Sacro Romano Impero - e sentendosi minacciata, era ansiosa di esercitare il suo potere contro gli Stati tedeschi più deboli. Questa preoccupazione dinastica superò gli interessi religiosi e portò la Francia cattolica a schierarsi sul fronte protestante della guerra.
  • Svezia e Danimarca erano interessate ad acquisire il controllo degli Stati tedeschi del nord che si affacciano sul Mar Baltico.
Ferdinando I d'Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero e re di Boemia. Egli esortò il Concilio di Trento ad una politica tollerante di riconciliazione religiosa.

All'epoca, il Sacro Romano Impero era un frammentato insieme di Stati in gran parte indipendenti. La posizione dell'Imperatore del Sacro Romano Impero era principalmente titolare, tuttavia gli imperatori della Casa d'Asburgo, governavano direttamente una vasta porzione di territorio imperiale (l'Arciducato d'Austria e il Regno di Boemia), così come il Regno d'Ungheria. Il dominio austriaco era quindi una grande potenza europea a sé stante, che dominava circa otto milioni di sudditi. Un altro ramo della Casa di Asburgo governava la Spagna e il suo impero, che comprendeva i Paesi Bassi spagnoli, il sud d'Italia, le Filippine e la maggior parte delle Americhe. Oltre ai possedimenti degli Asburgo, il Sacro Romano Impero era costituito da diverse potenze regionali, come ad esempio il ducato di Baviera, l'elettorato di Sassonia, la Marca di Brandeburgo, l'elettorato del Palatinato, il Langraviato d'Assia, l'Arcivescovado di Treviri e la Libera Città Imperiale di Norimberga. Un vasto numero di ducati minori indipendenti, città libere, abbazie, principi-vescovati e piccole signorie (la cui autorità talvolta era estesa a non più di un singolo paese) completavano l'Impero. A parte l'Austria e, forse, la Baviera, nessuna di queste entità era in grado di influenzare la politica a livello nazionale; così le alleanze tra stati imparentati erano comuni, dovute in parte alla pratica frequente di dividere l'eredità di un signore tra i suoi vari figli.

Tutto questo portò ad una lotta politica fra i prìncipi tedeschi e l'imperatore di casa Asburgo, il quale desiderava che il titolo di Imperatore del Sacro Romano Impero non fosse più solamente una figura rappresentativa e un retaggio medievale, ma rappresentasse un potere effettivo sui territori che "nominalmente" appartenevano al Sacro Romano Impero, affermando così l'egemonia degli Asburgo su tutta la Germania e portando a compimento l'impresa fallita da Carlo V. Enrico IV di Francia, in risposta, continuò la politica anti-asburgica dei predecessori, convinto del fatto che, se gli spagnoli fossero usciti vittoriosi dalla guerra nei Paesi Bassi e la Germania fosse caduta sotto l'egemonia imperiale, la Francia sarebbe stata schiacciata tra possedimenti asburgici su ogni lato. Questi vari fattori cominciarono a manifestare la loro importanza già a partire dagli ultimi anni del XVI secolo.

Le tensioni religiose rimasero forti per tutta la seconda metà del XVI secolo. La Pace di Augusta iniziò a disfarsi: alcuni vescovi convertiti rifiutarono di rinunciare alle loro diocesi, mentre gli Asburgo e gli altri governanti cattolici del Sacro Romano Impero e la Spagna cercarono di ripristinare il potere del cattolicesimo. Ciò fu evidente dalla guerra di Colonia (1583-1588), un conflitto iniziato quando il principe-arcivescovo della città, Gebhard Truchsess von Waldburg, si convertì al calvinismo. Siccome era un elettore imperiale, questo avrebbe potuto portare ad una maggioranza protestante nel collegio che eleggeva l'Imperatore, uno scenario che i cattolici avevano sempre tenuto.

I primi scontri, di carattere religioso, si verificarono nel Sacro Romano Impero a causa del reservatum ecclesiasticum, una norma contenuta nella Pace di Augusta che stabiliva che le autorità ecclesiastiche convertite al protestantesimo dovessero lasciare i propri territori. La questione si presentò quando il principe-arcivescovo di Colonia si convertì al calvinismo: poiché l'arcivescovo di Colonia era anche uno dei principi elettori (Kurfürsten), si sarebbe venuta a creare una maggioranza protestante nel collegio elettorale. A tale prospettiva i cattolici risposero scacciando con la forza l'arcivescovo e ponendo al suo posto Ernesto di Baviera. In seguito a questo successo cattolico, il principio del cuius regio eius religio fu applicato più duramente in vari territori, costringendo i protestanti a emigrare o ad abiurare. I luterani avevano assistito anche alla defezione dei signori del Palatinato (1560), di Nassau (1578), di Assia-Kassel (1603) e di Brandeburgo (1613) alla nuova fede calvinista. Così, all'inizio del XVII secolo, le terre del Reno e quelle a sud del Danubio erano in gran parte cattolica, mentre i luterani prevalsero nel nord e i calvinisti nella Germani centro-occidentale, nella Svizzera e nei Paesi Bassi. Tuttavia, le minoranze di ogni credo esistevano quasi ovunque. In alcune signorie e nelle città, il numero di calvinisti, cattolici e luterani erano approssimativamente uguali.

Con grande costernazione dei loro cugini reali spagnoli, gli imperatori asburgici che succedettero a Carlo V (soprattutto Ferdinando I e Massimiliano II, ma anche Rodolfo II e il suo successore Mattia) furono favorevoli a permettere ai prìncipi dell'Impero di scegliere la propria religione. In questo modo furono evitete guerre di religione all'interno dell'impero, consentendo alle diverse confessioni cristiane di diffondersi senza coercizione, facendo tuttavia arrabbiare coloro che cercavano l'uniformità religiosa.[9] Nel frattempo, Svezia e Danimarca, entrambi regni luterani, peroravano la causa protestante nell'Impero e cercavano di guadagnare influenza politica ed economica.

Ferdinando II d'Asburgo, Imperatore del Sacro Romano Imperatore e Re di Boemia.

Le tensioni religiose irruppero violentemente nel 1606 presso Donauwörth, in cui i protestanti tentarono di impedire ai residenti cattolici di organizzare una processione, dando vita ad aspri tumulti; questo provocò l'intervento di Massimiliano I, duca di Baviera, che, appoggiando i cattolici, si impegnò a ristabilire l'ordine: la città, che era una libera città imperiale, fu annessa alla Baviera perdendo l'immediatezza imperiale, e tornò nell'alveo del cattolicesimo. Dopo che le violenze cessarono, i calvinisti in Germania (rimasti in minoranza) si ritennero i più minacciati e quindi si unirono nel 1608 a formare l'unione evangelica sotto la guida di Federico IV del Palatinato (1583-1610), che possedeva uno dei territori che erano fondamentali per garantire alla Spagna l'accesso ai Paesi Bassi, il cui figlio Federico V sposò in seguito Elisabetta Stuart, figlia scozzese di re Giacomo VI di Scozia e I d'Inghilterra e d'Irlanda.[10] I cattolici tedeschi risposero creando a loro volta, nel 1609, la Lega cattolica, sotto la guida di Massimiliano I di Baviera. A questo punto la situazione politica in Germania era matura per uno scontro confessionale.

Le tensioni aumentarono ulteriormente nel 1609, per via della guerra di successione Jülich, che ebbe inizio quando Giovanni Guglielmo di Jülich-Kleve-Berg, duca della strategicamente importante Jülich-Kleve-Berg, morì senza figli.[11] Vi erano due predendetni rivali per il ducato; la prima fu Anna di Prussia, figlia di Maria Eleonora di Jülich-Kleve-Berg, sorella maggiore di Giovanni Guglielmo e sposata con Giovanni Sigismondo di Brandeburgo. Il secondo, Volfango Guglielmo del Palatinato-Neuburg, figlio della seconda sorella maggiore di Giovanni Guglielmo, Anna di Cleves. Anna di Prussia rivendicò Jülich-Cleves-Berg come erede nella linea di anzianità, mentre Volfango Guglielmo avanzò le pretese su Jülich-Cleves-Berg in quanto primogenito erede maschio di Giovanni Guglielmo. Entrambi i pretendenti erano protestanti. Nel 1610, per evitare la guerra tra essi, le forze di Rodolfo II, imperatore del Sacro Romano Impero occuparono Jülich-Cleves-Berg fino a quando il Concilio Aulico (Reichshofrat) risolse la controversia. Tuttavia, diversi principi protestanti temevano che l'imperatore, un devoto cattolico, intendesse tenere Jülich-Cleves-Berg per se stesso per evitare che i Ducati Uniti cadessero in mani protestanti.[11] I delegati di Enrico IV di Francia e della Repubblica olandese misero insieme le forze per invadere Jülich-Cleves-Berg, ma l'impresa dovette essere fermata a causa dell'assassinio di Enrico IV da parte del fanatico cattolico François Ravaillac.[12] Nella speranza di ottenere un vantaggio nella controversia, Volfango Guglielmo si convertì al cattolicesimo; Giovanni Sigismondo, d'altra parte, abbracciò il calvinismo (anche se Anna di Prussia rimase luterana).[11] La controversia fu risolta nel 1614 con il trattato di Xanten, con la quale i Ducati Uniti furono disgregati. Jülich e Berg furono assegnati a Volfango Guglielmo, mentre Giovanni Sigismondo acquisì Kleve, Mark e Ravensberg.[11]

La conoscenza degli antefatti della rivolta olandese è necessaria per comprendere gli eventi che portarono alla Guerra dei Trent'anni. È stato riconosciuto che la tregua dei dodici anni fosse stata decisa per scadere nel 1621 e in tutta l'Europa si sapeva che la Spagna avrebbe tentato di riconquistare la Repubblica olandese. A quel tempo, le forze comandate da Ambrogio Spinola, 1° mrchese di Balbases, il comandante genovese dell'esercito spagnolo, sarebbero state in grado di attraverse i territori amici per raggiungere la Repubblica olandese. L'unico stato ostile che si trovava sulla loro strada era l'Elettorato del Palatinato[13] (il percorso scelto da Spinola lo avrebbe portato attraverso la Repubblica di Genova, il Ducato di Milano, la Valtellina, ad evitare l'ostile Svizzera passando lungo la riva nord del Lago di Costanza, poi attraverso l'Alsazia, l'Arcivescovado di Strasburgo, successivamente per l'Elettorato del Palatinato e, infine, attraverso l'Arcivescovado di Treviri, il Ducato di Jülich e il Granducato di Berg, fino alla Repubblica olandese).[13] Il Palatinato assunse un'importanza strategica negli affari europei del tutto sproporzionata rispetto alle sue dimensioni. Questo spiega il motivo per cui il protestante Giacomo I d'Inghilterra organizzò il matrimonio di sua figlia Elisabetta Stuart con Federico V del Palatinato nel 1612, nonostante la convenzione sociale volesse che una principessa avrebbe dovuto sposare solo un altro reale.

La scintilla che scatenò il conflitto si ebbe nel 1617, quando l'imperatore del Sacro Romano Impero Mattia, privo di eredi, nominò principe ereditario di Boemia, territorio prevalentemente protestante (soprattutto ussiti), il parente maschio più prossimo, ovvero il cugino cattolico e allievo dei gesuiti Ferdinando II d'Austria. Con il trattato di Oñate, Filippo III di Spagna accettò questa successione. Ferdinando II, all'inizio dell'anno successivo, vietò la costruzione di alcune chiese protestanti e ritirò la Lettera di maestà, provocando una violenta ribellione, che culminò, il 23 maggio 1618, nel celebre episodio della "defenestrazione di Praga": due luogotenenti dell'imperatore furono scaraventati giù dalle finestre del palazzo reale; i due, tuttavia, sopravvissero, seppur feriti, in quanto atterrarono sul letame presente nel fossato del castello, che inoltre non era molto più in basso. Questo evento provocò una aperta rivolta in Boemia, la quale godeva di potenti alleati stranieri. Ferdinando fu irritato da questo insulto calcolato, ma le politiche intolleranti intraprese nelle sue terre lo avevano lasciato in una posizione debole. Nel corso degli anni successivi, la causa asburgica sembrò destinata a rovesciarsi irrecuperabilmente, mentre quella protestante appariva indirizzarsi verso una veloce vittoria finale.

La guerra può essere suddivisa in quattro periodi: boemo-palatina (1618–1625), danese (1625–1629), svedese (1630–1635) e francese (1635–1648).

Fase boemo–palatina (1618–1625)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra dei trent'anni (fase boema).

1618-1621[modifica | modifica wikitesto]

Xilografia contemporanea raffigurante la "seconda defenestrazione di Praga" (1618), che segnò l'inizio della rivolta boema, che diede inizio alla prima parte della Guerra dei Trent'anni.

Senza eredi, durante gli ultimi anni della sua vita l'imperatore Mattia cercò di assicurare una successione ordinata, scegliendo come suo erede dinastico colui che fosse stato eletto separatamente dai trono di Boemia e Ungheria, ovvero suo cugino Ferdinando di Stiria, figlio dell'Arciduca Carlo d'Asburgo (poi diventato l'imperatore Ferdinando II) cresciuto presso i gesuiti nella cattolicissima corte spagnola e nemico acerrimo della Riforma Protestante. Alcuni dei capi protestanti di Boemia temettero che così avrebbero perso i diritti religiosi a loro concessi dall'imperatore Rodolfo II nella sua Lettera di Maestà del 1609 e preferirono il protestante Federico V del Palatinato (successore di Federico IV, il creatore dell'Unione protestante).[14][15] Tuttavia, altri protestanti sostennero la posizione assunta dai cattolici e, nel 1617, Ferdinando fu eletto dallo Stato di Boemia come principe ereditario e, automaticamente, alla morte di Mattia come futuro re di Boemia.[16]

L'imperatore eletto inviò così, nel maggio 1618, due consiglieri cattolici (Vilém Slavata e Jaroslav Bořita z Martinic) come suoi rappresentanti a Praga al Castello, in modo da poter amministrare il governo in sua assenza. Il 23 maggio 1618, un gruppo di protestanti li prese e li (compreso il segretario Philip Fabricius) gettò fuori da una finestra del palazzo, a circa 21 metri da terra. Sorprendentemente, anche se feriti, sopravvissero. Questo evento, noto come la "defenestrazione di Praga", fece iniziare la rivolta boema. Poco dopo, il conflitto si estese attraverso tutta la Corona di Boemia, comprendendo la Slesia, l'Alta e Bassa Lusazia e la Moravia. Quest'ultima era già stata coinvolta in un conflitto tra cattolici e protestanti. Il conflitto religioso si diffuse in tutto il continente europeo, coinvolgendo la Francia, la Svezia e altri paesi minori.[14]

Rievocazione moderna della battaglia della Montagna Bianca.

La ribellione in Boemia rimase un conflitto locale e la guerra non sembrava poter durare a lungo. Morto l'imperatore Mattia I, ed eletto al suo posto Ferdinando II, anche l'Ungheria esplose in rivolta: dopo alcuni successi limitati dei boemi, le forze imperiali e della Lega cattolica procedettero all'invasione e pacificazione dei territori ribelli, culminata nella disfatta subita dai boemi nella battaglia della Montagna Bianca, cui seguì la forzata cattolicizzazione e germanizzazione della Boemia. La debolezza sia di Ferdinando (ora ufficialmente sul trono dopo la morte dell'imperatore Mattia) sia dei Boemi stessi, portò all'espandersi della guerra verso la Germania occidentale. Ferdinando fu costretto a chiamare suo nipote, il re Filippo IV di Spagna, in suo aiuto.

I Boemi, alla disperata ricerca di alleati contro l'imperatore, chiesero di essere ammessi nell'Unione Protestante, che nel frattempo era guidata dal loro precedente candidato al trono di Boemia, il calvinista Federico V del Palatinato. I Boemi promisero a Federico che sarebbe stato incoronato Re di Boemia, se avesse permesso a loro di aderire all'Unione e li avesse messi sotto la sua protezione. Tuttavia, offerte analoghe furono fatte anche al Duca di Savoia, al principe elettore di Sassonia e al principe di Transilvania.[17]

Gli Austriaci, venuti a conoscenza di ciò, resero pubbliche queste promesse contrastanti tra loro[18] facendo così svanire gran parte del sostegno per il primo, soprattutto presso la corte di Sassonia. A dispetto di queste questioni, la rivolta inizialmente sembrò favorire i Boemi a cui si unirono nella rivolta gran parte della Alta Austria, la cui nobiltà all'epoca era prevalentemente luterana e calvinista. Subito dopo vi fu la reazione della Bassa Austria tanto che, nel 1619, Enrico Matteo von Thurn-Valsassina condusse un esercito fino alle mura della stessa Vienna. Inoltre, all'interno delle Isole britanniche, la causa di Federico V venne vista come analoga a quella Elisabetta Stuart,[19] e ciò gli garantì un flusso di decine di migliaia di volontari a suo favore nel corso di tutta la guerra dei trent'anni.[20]

Supporto ottomano[modifica | modifica wikitesto]

A est, il protestante ungherese principe di Transilvania, Gabriele Bethlen, condusse una vigorosa campagna in Ungheria, grazie al sostegno del sultano ottomano, Osman II. Temendo le politiche a favore dei cattolici di Ferdinando II, Gabriel Bethlen chiese protezione ad Osman II, così "l'impero ottomano divenne l'unico alleato con lo status di grande potenza su cui gli stati boemi ribelli avrebbero potuto contare dopo essersi scrollati di dosso il dominio asburgico e aver eletto Federico V come re protestante".[21] Ci fu lo scambio degli ambasciatori, con Heinrich Bitter che si recò a Costantinopoli nel gennaio 1620 e Sedefkar Mehmed Agha che visità Praga nel luglio 1620. Gli Ottomani offriro a Federico una forza di cavalleria di 60.000 componenti e vennero redatti dei piani per un invasione della Polonia con una truppa di 400.000 uomini in cambio del pagamento di un tributo annuale al Sultano.[22] Questi negoziati innescarono la guerra polacco-ottomana del 1620-1621.[23] Grazie alla battaglia di Cecora, combattuta tra settembre e ottobre del 1620, gli ottomani sconfissero i polacchi, i quali sostenevano gli Asburgo nella guerra dei trent'anni,[24] ma non furono in grado di intervenire ulteriormente in modo efficiente, prima della sconfitta della Boemia nella battaglia della Montagna Bianca nel novembre 1620.[25] In seguito, i polacchi sconfissero gli ottomani nella battaglia di Chocim e la guerra si concluse con il mantenimento dello status quo.[26]

L'imperatore, che era già preoccupato per il progredire della guerra degli Uscocchi, si affrettò a radunare un esercito per fermare i boemi ei loro alleati. Karel Bonaventura Buquoy, il comandante dell'esercito imperiale, sconfisse nella battaglia di Záblatí del 10 giugno 1619, le forze dell'Unione guidate dal conte Ernst von Mansfeld. Questa sconfittà comportò ai protestanti l'interruzione delle comunicazioni tra il conte Thurn e Praga, che fu così costretto ad abbandonare il suo assedio a Vienna. Inoltre, la battaglia di Záblatí costò ai protestanti anche la perdita di un importante alleato, i Savoia, avversari di lungo corso per l'espansione asburgica. Infatti, segretamente i Savoia inviarono ingenti somme in denaro, e persino truppe per la guarnigione di stanza nella Renania, a sostegno della causa protestate; la cattura dei alcuni documenti presso il campo di Mansfeld, riveò il coinvolgimento dei savoiardi ceh furono dunque costretti ad uscire dal conflitto.

1621-1625[modifica | modifica wikitesto]

Dipinto contemporaneo che mostra la battaglia della Montagna Bianca (1620), dove le forze spagnole-imperiali, comandate da Johann Tserclaes, conte di Tilly realizzarono una vittoria decisiva.

La Spagna asburgica inviò da Bruxelles un esercito condotto da Ambrogio Spinola al fine di sostenere l'Imperatore. Inoltre, l'ambasciatore spagnolo a Vienna, Don Íñigo Vélez de Oñate, convinse la protestante Sassonia ad intervenire contro la Boemia in cambio del controllo sulla Lusazia. I Sassoni compirono l'invasione, mentre ad ovest l'esercito spagnolo impedì il supporto da parte delle forze dell'unione protestante. Oñate, inoltre, cospirò per trasferire il titolo elettorale dal Palatinato al Duca di Baviera in cambio del suo sostegno e quello della Lega cattolica.

L'esercito della Lega cattolica (che includeva tra i suoi ranghi Cartesio come osservatore) neutralizzò l'Alta Austria, mentre le forze imperiali comendate da Johann Tserclaes, conte di Tilly, tennero sotto controllo la Bassa Austria. I due eserciti si unirono e si mossero a nord in Boemia. L'8 novembre 1620, Ferdinando II sconfisse Federico V nella battaglia della Montagna Bianca, nei pressi di Praga. Oltre a diventare cattolica, la Boemia rimarrà nelle mani degli Asburgo per quasi trecento anni.

La sconfitta comportò la dissoluzione della Lega dell'Unione evangelica e la perdita dei possedimenti di Federico V, nonostante la tenace difesa di Třeboň, fino a 1622 e di Frankenthal, fino all'anno successivo.[27] Federico fu messo fuori legge dal Sacro Romano Impero, ed i suoi territori, il Renano-Palatinato, furono confiscati e consegnati ai nobili cattolici. Il suo titolo di elettore del Palatinato fu passato ad un suo lontano cugino, il duca Massimiliano I di Baviera. Federico, ora senza possedimenti, dovette trovare rifugio all'estero, dove cercò di conquistare il sostegno per la sua causa in Svezia, nei Paesi Bassi e in Danimarca.

Tutto ciò rappresentò un duro colpo per le ambizioni dei protestanti. Con la soppressione della ribellione, la diffusa confisca dei beni e l'eliminazione della nobiltà boema, assicurò che il paese sarebbe tornato alla fazione cattolica, dopo più di due secoli di predominanza ussita e da scontri religiosi. Gli spagnoli, che cercavano di aggirare gli olandesi in preparazione per il proseguimento degli scontri della Guerra degli Ottant'anni, presero le terre di Federico, elettore del Palatinato. La prima fase della guerra, in Germania orientale, terminò al 31 dicembre 1621, quando il Principe di Transilvania e l'imperatore firmarono la pace di Nikolsburg, che consegnò alla Transilvania 13 contee dell'Ungheria Reale.

Johann Tserclaes, conte di Tilly, comandante degli eserciti spagnoli, bavaresi e imperiali.

Alcuni storici considerano il periodo tra il 1621 e il 1625 come una parte distinta della Guerra dei Trent'anni, definendola la "fase del Palatinato". Con la sconfitta catastrofica dell'esercito protestante presso la Montagna Bianca e la partenza del principe di Transilvania, la maggior parte della Boemia fu pacificata. Tuttavia, la guerra nel Palatinato continuò: famosi capitani di ventura, come il conte Ernst von Mansfeld,[28] aiutarono Federico V a difendere le sue terre. Questa fase della guerra consistette in scontri su piccola scala, per lo più assedi condotti dagli spagnoli dagli eserciti imperiali. Mannheim e Heidelberg caddero nel 1622, mentre Frankenthal due anni più tardi, lasciando così il Palatinato nelle mani degli spagnoli.

I resti delle armate protestanti, guidate dal conte Ernst von Mansfeld e dal duca Cristiano di Brunswick, ripiegarono a servizio degli olandesi. Anche se il loro arrivo nei Paesi Bassi contribuì a togliere l'assedio a Bergen op Zoom (ottobre 1622), gli olandesi non potevano fornire a loro un riparo permanente. Essi furono ingaggiati per occupare vicina Frisia orientale. Mansfeld rimase nella Repubblica olandese, ma Cristiano si allontanò per "assistere" il suo parente nella Provincia della Bassa Sassonia, attirando le attenzioni del conte Tilly. Con la notizia che Mansfeld non lo avrebbe sostenuto, l'esercito di Cristiano iniziò a ritirarsi verso il confine olandese. Il 6 agosto 1623, il più disciplinato esercito di Tilly li raggiunse. Nella conseguente battaglia di Stadtlohn, Cristiano fu decisamente sconfitto, perdendo oltre i quattro quinti del suo esercito, inizialmente forte di 15.000 uomini. Dopo questa catastrofe, Federico V, già in esilio a L'Aia e sotto la crescente pressione da parte di Giacomo I d'Inghilterra, pose fine al suo coinvolgimento nella guerra e fu costretto ad abbandonare ogni speranza di avviare ulteriori campagne. La ribellione protestante fu così definitivamente schiacciata.

Intervento danese (1625-1629)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra dei trent'anni (fase danese).
Il generale cattolico Albrecht von Wallenstein.

La pace seguente alla vittoria imperiale presso Stadtlohn (1623) si rivelò di breve durata e il conflitto riprese dalla Danimarca. Il coinvolgimento danese, passato alla storia anche con il nome di "guerra della bassa sassonia" o "Kejserkrigen" ("Guerra dell'imperatore"),[29] iniziò quando Cristiano IV di Danimarca, un luterano che ricopriva anche la carica di Duca di Holstein, un ducato all'interno del Sacro Romano Impero, intervenne in aiuto dei protestati conducendo, nel 1625, un esercito contro le forze imperiali.[30] La Danimarca temeva che i recenti successi cattolici potessero minacciare la sua sovranità come nazione protestante. Cristiano IV aveva, inoltre, beneficiato notevolmente dalle sue politiche intraprese nel nord della Germania. Per esempio, nel 1621, la città di Amburgo fu costretta ad accettare la sovranità danese. Cristiano IV aveva ottenuto per il suo regno un livello di stabilità e di ricchezza che era praticamente senza pari nel resto d'Europa.[31] Il regno era finanziato dai pedaggi sull'Øresund e dai risarcimenti di guerra dalla Svezia.[32]

Il sovrano danese fu, inoltre, politicamente sostenuto dalla Francia che, sotto la guida del cardinale Richelieu, cominciò a contrastare la politica espansionista asburgica. Anche Carlo I d'Inghilterra, accettò di perorare la causa protestante, inviando 13.700 soldati scozzesi a sostegno di Cristiano IV, sotto il comando del generale Robert Maxwell, 1° Conte di Nithsdale.[33] Inoltre, circa 6.000 soldati inglesi, guidati da Charles Morgan, giunsero ​​a rafforzare la difesa della Danimarca.

Mappa della Guerra dei Trent'anni

L'Imperatore rispose arruolando nuove truppe e assegnandole al comandante Albrecht von Wallenstein, un nobile boemo arricchitosi grazie alle terre confiscate dei suoi concittadini.[34] Wallenstein impegnò il suo esercito, che contava tra i 30.000 e 100.000 soldati, a Ferdinando II in cambio del diritto di saccheggiare i territori conquistati. Cristiano, che era a conoscenza delle forze di Wallenstein, fu costretto a ritirarsi prima che queste si congiungessero con quelle di Wallenstein e di Tilly. La scarsa fortuna di Cristiano perseverò quando tutti gli alleati che credeva di avere dovettero venire meno al loro impegno: la Francia si trovava nel bel mezzo di una guerra civile, la Svezia era in guerra con la Polacco-Lituania e né il Brandeburgo né la Sassonia furono interessate a rendere parte all'azione. Inoltre, nessuno dei notevoli contingenti britannici arrivarono ​​in tempo per evitare che Wallenstein sconfiggesse l'esercito di Mansfeld nella battaglia del Ponte di Dessau (1626) o la vittoria di Tilly nella battaglia di Lutter (1626).[35] Mansfeld morì alcuni mesi dopo, in Dalmazia, in circostanza non mai chiarite, ma probabilmente di malattia.[36]

L'esercito di Wallenstein marciò a nord, occupando Mecklenburg, Pomerania e Jutland, ma non si dimostrò in grado di prendere la capitale danese di Copenaghen. Wallenstein era privo di una flotta e, né i porti anseatici né i polacchi, permettevano la costruzione di una flotta imperiale sulla costa baltica. Infine, assediò Stralsund, l'unico porto baltico belligerante con strutture sufficienti per costruire una grande flotta; divenne presto chiaro, tuttavia, che il costo del proseguimento della guerra sarebbe di gran lunga superiore agli eventuali utili derivanti dalla conquista del resto della Danimarca.[37] Wallenstein temette di perdere le sue conquiste della Germania settentrionalee, mentre Cristiano subì un'altra sconfitta nella battaglia di Wolgast (1628); entrambi, furono pertanto, pronti a negoziare.

I negoziati si conclusero, nel 1629, con il trattato di Lubecca, in cui venne permesso a Cristiano IV di mantenere il controllo sulla Danimarca a patto che avesse abbandonato il suo sostegno agli stati tedeschi protestanti. In questo modo, nei successivi due anni, le potenze cattoliche riuscirono a sottomottere alcuni territori. A questo punto la Lega Cattolica persuase Ferdinando II ad emanare l'editto di Restituzione, in forza del quale dovevano essere riconsegnati alla Chiesa cattolica tutti i beni confiscati a seguito della Pace di Augusta. Questi beni, includevano due Arcivescovati, sedici vescovati e centinaia di monasteri. Nello stesso anno Gabriel Bethlen, il calvinista principe di Transilvania, morì. Solo il porto di Stralsund continuò a resistere a Wallenstein e all'Imperatore, essendo difeso da volontari scozzesi arrivati con l'esercito svedese a sostegno dei loro connazionali già presenti in Danimarca. Questi uomini furono condotti dal colonnello Alexander Leslie che divenne governatore della città.[38]

Leslie mantenne il controllo su Stralsund fino al 1630, utilizzandola come base per conquistare le città ei porti circostanti al fine di fornire spiagge sicure per uno sbarco svedese su larga scala.

Intervento svedese (1630-1635)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra dei trent'anni (fase svedese).
La vittoria di Gustavo Adolfo nella battaglia di Breitenfeld (1631).

All'interno della corte di Ferdinando II vi erano alcuni che non si fidavano di Wallenstein, ritenendo che cercasse di unire le forze con i principi tedeschi e quindi guadagnare influenza al di sopra dell'Imperatore. Pertanto, nel 1630, Ferdinando II licenziò Wallenstein. Tuttavia, più tardi dovette richiamarlo, in quanto gli svedesi guidati dal re Gustavo II Adolfo avevano invaso con successo il Sacro Romano Impero.[39][40]

Come Cristiano IV prima di lui, Gustavo Adolfo accorse in aiuto dei luterani tedeschi al fine di prevenire una sovranità cattolica nei suoi possedimenti e per ottenere una maggior influenza economica negli stati tedeschi intorno al Mar Baltico; inoltre, era preoccupato per il crescente potere del Sacro Romano Impero e, come era accaduto con Cristiano IV, la sua spedizione venne fortemente sovvenzionata dal cardinale Richelieu, il primo ministro di Luigi XIII di Francia, oltre che dagli olandesi.[41] Tra il 1630 e il 1634, gli eserciti guidati dagli svedesi costrinsero le forze cattoliche ad indietreggiare, recuperando così gran parte del territorio protestante perduto. Durante la campagna, Gustavo Adolfo riuscì a conquistare la metà dei regni imperiali, rendendo la Svezia il capofila continentale del protestantesimo; ruolo che manterrà fino allo scioglimento dell'impero svedese, avvenuto nel 1721.

Le forze svedesi entrarono nel ​​Sacro Romano Impero attraverso il Ducato di Pomerania, una via utilizzata come testa di ponte svedese fin dal Trattato di Stettino (1630). Dopo aver destituito Wallenstein nel 1630, Ferdinando II divenne dipendente dalla Lega cattolica. Gustavo Adolfo si alleò con la Francia grazie al Trattato di Bärwalde (gennaio 1631) mentre la Francia e la Baviera firmarono segretamente il Trattato di Fontainebleau (1631), reso nullo dagli attacchi svedesi contro la Baviera. Nella battaglia di Breitenfeld (1631), le forze di Gustavo Adolfo sconfissero la Lega cattolica guidata da Tilly.[42][43] Un anno dopo vi fu un'altra vittoria protestante, questa volta accompagnata dalla morte di Tilly. L'Unione guidata dalla Svezia aveva ormai preso il sopravvento sulla Lega. Nel 1630, la Svezia versò almeno 2.368.022 Riksdaler per mantenere il suo esercito di 42.000 uomini. Nel 1632, essa spese solo un quinto di quella cifra (476.439 Riksdaler) per mantenere un esercito di tre volte più grande (149.000 uomini), anche in virtù delle sovvenzioni francesi e dell'arruolamento di detenuti (la maggior parte dei quali prese parte alla battaglia di Breitenfeld).

Prima di allora la Svezia sovvenzionava la guerra con la Confederazione polacco-lituana e non poteva accordare un pieno sostegno agli Stati protestanti. Per questo motivo il re Gustavo II si alleò con lo zar russo Michele I, a sua volta impegnato contro la Confederazione polacco-lituana, nella speranza di riottenere Smolensk. La guerra di Smolensk, nata per motivi indipendenti, divenne così parte integrante della guerra dei Trent'anni.[44]

Soldati scozzesi, inquadrati come reggimento di Donald Mackay Lord Reay, in servizio per Gustavo Adolfo, 1630-1631.

La maggior parte dei mercenari reclutati da Gustavo Adolfo erano tedeschi,[45] tuttavia anche i soldati scozzesi erano molto numerosi. Queste forze erano composte da circa 12.000 uomini già in servizio prima dell'entrata in guerra degli svedesi sotto il comando del generale Sir James Spens e di colonnelli come Sir Alexander Leslie, Sir Patrick Ruthven e Sir John Hepburn. Questi furono raggiunti da altri 8.000 soldati al comando di James Marquis Hamilton. Il numero totale degli scozzesi a servizio nell'esercito svedese con la fine della guerra è stato stimato in circa 30.000 uomini, con non meno di 15 dei quali che servivono con il grado di maggior generale o superiore.[46]

Con la morte di Tilly, Ferdinando II dovette tornare a richiedere aiuti a Wallenstein e al suo grande esercito. Wallenstein marciò fino a sud, minacciando la linea di rifornimenti di Gustavo Adolfo. I due si scontrarono nella battaglia di Lützen (1632), in cui gli svedesi prevalsero ma Gustavo Adolfo rimase ucciso. Con la morte del sovrano, l'avanzata svedese non si arrestò: a capo dell'armata subentrò il cancelliere Oxenstierna, le cui capacità ebbero modo di manifestarsi attraverso un patto con il quale riunificò le forze sparse protestanti e riuscì a ricompattarle dietro la monarchia svedese, con l'intento di assicurarsi il controllo delle porzioni conquistate dell'Impero.

Nel 1633, riprese la diffidenza di Ferdinando II nei confronti di Wallenstein, in quanto il condottiero tentò di mediare i contrasti tra le parti cattoliche e protestanti. Si ritiene che Ferdinando II avesse temuto che Wallenstein potesse cambiare fronte e quindi organizzò il suo arresto dopo averlo rimosso dal comando. Tuttavia, uno dei soldati di Wallenstein, il capitano Devereux, lo uccise quando tentò di contattare gli svedesi, il 25 febbraio 1634. Lo stesso anno, le forze protestanti, orfane della guida di Gustavo Adolfo e in preda di una serie di divisioni, furono duramente sconfitte nella prima battaglia di Nördlingen dalle forze spagnole-imperiali comandate dal cardinale Ferdinando d'Asburgo, e dovettero abbandonare la Germania meridionale.

Durante la primavera del 1635, ogni resistenza svedese nel sud della Germania terminò. Dopo di che, lo schieramento protestante e quello imperiale si incontrarono per i negoziati, che condussero alla stipula della Pace di Praga, con la quale venne concessa ai protestanti l'inviolabilità della costituzione territoriale dell'Impero e una sospensione nell'esecuzione dell'Editto di Restituzione per 40 anni, ripristinando gli strumenti giuridico-istituzionali dell'Impero come la Dieta permettendo ai governanti protestanti di mantenere i vescovati secolarizzati. Ciò fornì protezione ai governanti luterani della Germania nord-orientale, ma non a quelli del sud e dell'ovest (le cui terre furono occupate, prima del 1627, dalle truppe imperiali o della Lega).

Il trattato previse anche l'unione dell'esercito dell'Imperatore con gli eserciti degli stati tedeschi in un unico esercito del Sacro Romano Impero (anche se Giovanni Giorgio I di Sassonia e Massimiliano I di Baviera, in pratica, mantennero il comando indipendente delle loro forze, ora componenti nominali dell'esercito "imperiale"). Infine, ai principi tedeschi fu vietata di stabilire alleanze tra di loro o con le potenze straniere, mentre una amnistia fu concessa a qualsiasi governante che intraprese un'azione militare contro l'imperatore dopo l'arrivo degli svedesi nel 1630.

Questo trattato non riuscì, tuttavia, a soddisfare la Francia, a causa della rinnovata forza che conquistarono gli Asburgo. Pertanto, la Francia entrò nel conflitto, iniziando il periodo finale della Guerra dei Trent'anni. La Svezia prese parte alla Pace di Praga e continuò la guerra con la Francia.

Inizialmente dopo la pace di Praga, le armate svedesi furono respinte dall'esercito imperiale a nord verso la Germania.

Fase francese o franco-svedese (1635–1648)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra dei trent'anni (fase francese) e Guerra franco-spagnola (1635-1659).

La Francia, anche se di religione cattolica romana, fu un rivale del Sacro Romano Impero e della Spagna. Il cardinale Richelieu, il primo ministro del re Luigi XIII di Francia, considerava gli Asburgo troppo potenti, in quanto possedevano molti territori posti sul confine orientale della Francia, tra cui porzioni dei Paesi Bassi. Nel gennaio 1631, Richelieu iniziò intervenendo indirettamente nella guerra quando il diplomatico francese Hercule de Charnacé firmò il trattato di Bärwalde con Gustavo Adolfo, con la quale la Francia si impegnò a sostenere gli svedesi con 1.000.000 di livre annualmente in cambio di una promessa di mantenere un esercito in Germania contro gli Asburgo. Il trattato prevedette, inoltre, che la Svezia non avrebbe potuto concludere una pace con l'Imperatore senza prima ricevere l'approvazione della Francia.

Dopo la disfatta svedese a Nördlingen nel settembre 1634 e la pace di Praga nel 1635, in cui i principi tedeschi protestanti chiesero la pace con l'Imperatore tedesco, la capacità della Svezia di continuare da sola la guerra appariva dubbia e Richelieu prese la decisione di entrare direttamente in guerra contro gli Asburgo. La Francia dichiarò guerra alla Spagna nel maggio 1635 e al Sacro Romano Impero nel mese di agosto 1636, aprendo l'offensiva contro gli Asburgo in Germania e nei Paesi Bassi.[47] La Francia allineò la sua strategia con gli svedesi grazie al trattato in Wismar (1636) e al trattato di Amburgo (1638).

Dopo la pace di Praga, gli svedesi riorganizzarono l'esercito regio sotto Johan Banér e ne crearono uno nuovo, l'Esercito del Weser sotto il comando di Alexander Leslie. Durante la primavera del 1935, i due gruppi vennero spostati a sud si scontrarono con gli imperiali nella battaglia di Wittstock. Nonostante le iniziali previsioni, l'esercito svedese ottenne la vittoria, invertendo molti degli effetti subiti in seguito della loro sconfitta a Nördlingen.[48]

Soldati saccheggiano una fattoria durante la Guerra dei Trent'anni di Sebastian Vrancx.

Nel 1637, l'imperatore Ferdinando II morì e gli successe il figlio Ferdinando III, che fu fortemente intenzionato a porre fine alla guerra attraverso negoziati. Il suo esercito, tuttavia, raccolse un importante successo, nel 1638, nella battaglia di Vlotho contro una forza che mise insieme gli svedese, gli inglesi e il palatino. Questa vittoria mise fine al coinvolgimento del Palatinato nella guerra.

Gli sforzi militari francesi andarono incontro al disastro e il contro-attaccato spagnolo arrivò ad invadere il territorio francese. Il generale imperiale Johann von Werth e il comandante spagnolo cardinale infante Ferdinando di Spagna devastarono le province francese della Champagne, Borgogna e Piccardia e minacciarono persino Parigi nel 1636. in seguito gli avvenimenti volsero a favore dei francesi. L'esercito spagnolo fu respinto da Bernardo di Sassonia-Weimar. La vittoria di Bernhard nella battaglia di Compiègne spinse gli eserciti asburgici ad indietreggiare verso i confini della Francia.[49] Quindi, per un certo tempo, combattimenti diffusi perseverarono fino al 1640 e nessuno dei due schieramenti riuscì a guadagnare un vantaggio.

Tuttavia, la guerra raggiunse l'apice e gli eventi volsero decisamente a favore dei francesi a scapito della Spagna, in particolar modo con l'assedio e la cattura del forte di Arras nel 1640.[50] (Questa battaglia è stata menzionata da Edmond Rostand nella sua opera Cyrano de Bergerac, come lo scontro in cui Cyrano combatté). I francesi conquistarono Arras a seguito di un assedio che durò dal 16 giugno al 9 Agosto 1640. Quando Arras cadde, ai francesi si aprì la strada per conquistare tutte le Fiandre.[51] La conseguente campagna francese contro le forze spagnole culminò con una vittoria francese decisiva a Rocroi, avvenuta nel maggio 1643.[52][53] Le notizie di queste vittorie francesi fornirono un forte incoraggiamento ai movimenti separatisti nella provincia spagnola di Catalogna e in Portogallo.[51] La rivolta catalana naque spontaneamente nel maggio 1640.[54] Da quel momento l'obiettivo del cardinale Richelieu fu quello di promuovere una "guerra di diversione" contro gli spagnoli.[55] Richelieu volle creare delle difficoltà per gli spagnoli sul loro territorio, in modo da incoraggiarli a ritirarsi dalla guerra. Per ottenere ciò Richelieu arrivò a fornire aiuti ai catalani.[52]

La coalizione imperiale venne battuta in una serie di battaglie campali e le forze francesi e svedesi penetrarono nella Germania meridionale fino alla Baviera. Per quanto riguarda il fronte spagnolo, le flotte francesi e ispaniche si scontrarono nel Mediterraneo e nell'Atlantico, dove gli olandesi (alleati della Francia e di tutto il blocco protestante) ebbero la meglio. L'andamento degli eventi fu deciso dal maturare della crisi spagnola: il governo del conte-duca de Olivares aveva proseguito la sua politica di inasprimento fiscale soprattutto sulla Catalogna e in Portogallo. I catalani erano da tempo animati da sentimenti di malcontento verso la corte madrilena, e il governo di Lisbona era paralizzato. Quando le truppe francesi penetrarono in territorio catalano, si trovarono di fronte una regione percorsa da un forte odio per il governo spagnolo. Nel dicembre 1640, portoghesi iniziarono una campagna contro il dominio spagnolo e ancora una volta Richelieu fornì aiuti agli insorti.[52] Gli sforzi del primo ministro francese ebbero il loro effetto desiderato. Filippo IV di Spagna fu a malincuore costretto a distogliere la sua attenzione dalla guerra nel nord Europa per affrontare i problemi nei suoi territori.[52] In effetti, alcuni dei consiglieri di Filippo gli raccomandarono di recedere dagli impegni esteri.[52] Il 4 dicembre 1642, il cardinale Richelieu morì. Tuttavia, la sua politica continuò a favorire la Francia; gli scontri tra le due potenze terminarono con il trattato dei Pirenei del 1659, che concluse definitivamente la guerra tra Francia e Spagna.[56]

Gli insorti catalani fecero quindi ricorso alla confinante Francia che inviò aiuti anche ai portoghesi (i quali stavano decidendo di tagliare il legame con la Spagna). Olivares cercò la pace con la Francia e le Province Unite, che però non fu concessa: venne così allontanato nel 1643 da Filippo IV di Spagna.

Nel frattempo, un importante atto nella guerra fu intrapreso dagli svedesi. Dopo la battaglia di Wittstock, l'esercito svedese riguadagnò l'iniziativa nella campagna tedesca. Nella Seconda Battaglia di Breitenfeld del 1642, combattuta al di fuori di Lipsia, il feldmaresciallo svedese Lennart Torstenson sconfisse un esercito del Sacro Romano Impero guidato da Leopoldo Guglielmo d'Austria e il suo vice, il principe generale Ottavio Piccolomini, duca di Amalfi. L'esercito imperiale subì la perdita di 20.000 uomini. Inoltre, l'esercito svedese prese 5.000 prigionieri e si impossessò di 46 pistole, con un costo di 4.000 uomini uccisi o feriti. La battaglia permise alla Svezia di occupare la Sassonia e obbligò Ferdinando III a considerare anche la Svezia, e non solo la Francia, in qualsiasi negoziato di pace futuro.

Un paesaggio con i viaggiatori un'imboscata fuori di una piccola città, dipinto da Vrancx

Nel 1643, Luigi XIII morì, lasciando suo figlio Luigi XIV, di soli cinque giorni, sul trono. Nello stesso anno, il generale francese Luigi II di Borbone-Condé sconfisse l'esercito spagnolo nella battaglia di Rocroi. Poco dopo, tuttavia, i francesi furono sconfitti dall'esercito Imperiale e dalle forze della Lega cattolica nella battaglia di Tuttlingen. Il primo ministro di Luigi XIII, il cardinale Mazzarino, di fronte alla crisi interna della Fronda parlamentare nel 1645, iniziò a lavorare per porre fine alla guerra. Nell'impossibilità di proseguire la guerra, gli Asburgo d'Austria, detentori della corona imperiale, abbandonarono i propri disegni egemonici e firmarono la Pace di Westfalia (1648). La Spagna invece, non volendo riconoscere l'egemonia francese che si stava profilando in Europa, continuò a lottare contro la Francia fino al totale esaurimento delle proprie forze, sancito dal Trattato dei Pirenei (1659).

Trattati di pace[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Pace di Vestfalia.
La firma del trattato a Osnabrück nel 1648 (dipinto di Gerard Terboch)

Le trattative di pace, che si rivelarono molto complesse e laboriose, cominciarono nel 1643; ma i risultati definitivi furono ottenuti soltanto nel 1648. I trattati di pace vennero firmati nelle due città di Osnabrück e Münster, rispettivamente il 24 ottobre e il 15 maggio del 1648, e sono solitamente identificati con il nome collettivo di Pace di Vestfalia. Tali trattati sancirono il tramonto del sogno egemonico degli Asburgo. La pace non riguardava comunque lo scontro tra Francia e Spagna, che venne risolto solo nel 1659 con la Pace dei Pirenei. Ulteriori negoziazioni furono tenute a Norimberga, per risolvere la spinosa questione della smobilitazione e del pagamento delle truppe operanti in Germania; tali discussioni continuarono fino al 1651, e le ultime guarnigioni furono ritirate solamente nel 1654.[57][58][59]

Conseguenze del conflitto[modifica | modifica wikitesto]

La guerra dei trent'anni fu probabilmente il più grave evento che coinvolse l'Europa centrale prima delle Guerre Mondiali, ed ebbe conseguenze molto rilevanti sia da un punto di vista sociale e demografico, sia da un punto di vista più strettamente politico e culturale, come apparve chiaramente in quella che fu definita la Crisi del Seicento.

Secondo Nicolao Merker, la guerra dei trent'anni fu "in assoluto la maggiore catastrofe mai abbattutasi" sulla Germania.[4]

Perdite demografiche ed economiche[modifica | modifica wikitesto]

La quantificazione dei danni riportati dalla popolazione tedesca durante il conflitto è stata per anni argomento di accese dispute fra gli storici. Geoffrey Parker ritiene probabile che, considerando l'intera Germania, il calo demografico si sia attestato tra il 15 e il 20 per cento della popolazione, che nell'Impero passò dai circa 20 milioni del 1618 a un totale di circa 16-17 milioni nel 1650.[60] Le valutazioni di altri autori sono molto più elevate; secondo Gustav Freytag le perdite umane furono di circa 12 milioni di persone con una popolazione che si contrasse da 18 milioni a circa 6 milioni; Johannes Scherr calcola che il decremento demografico fu ancora maggiore, da 16-17 milioni a soli 4 milioni[61].

Soldati saccheggiatori. Vranx, 1647, Deutsches Historisches Museum di Berlino.

I villaggi furono prede particolarmente vulnerabili per gli eserciti. Tra quelli che riuscirono a sopravvivere, come il piccolo villaggio di Drais nei pressi di Magonza, dovettero impiegare quasi un secolo per recuperare la situazione pre bellica. Si stima che le sole armate svedesi siano state responsabili della distruzione di circa 2.000 castelli, 18.000 villaggi e 1.500 città in Germania, un terzo di tutte le città tedesche.[62]

Da zona a zona si registrano tuttavia notevoli differenze, che rispecchiano la frequenza degli scontri e del passaggio degli eserciti in ogni regione; le più colpite furono la Pomerania, il Meclemburgo, il Brandeburgo e il Württemberg, mentre le regioni nord-occidentali furono in gran parte risparmiate.[63][60][64] Württemberg perse i tre quarti della sua popolazione durante la guerra.[65] Nel territorio di Brandeburgo, le perdite furono pari a circa la metà della popolazione, mentre in alcune zone si stima che i due terzi degli abitanti siano morti.[66] Complessivamente, negli stati tedeschi, la popolazione maschile si ridusse di quasi la metà.[67] Nelle terre ceche, la popolazione diminuì di un terzo a causa delle battaglie, delle malattie, della malnutrizione e come conseguenza dell'espulsione dei protestanti residenti.[68][69]

La causa principale del calo demografico non è tanto legata a eventi bellici, che contribuirono in maniera relativamente bassa, ma alla mancanza di vettovaglie e al ripetuto diffondersi di epidemie[70]; il passaggio delle truppe, in gran parte eserciti di mercenari che traevano sostentamento dal saccheggio sistematico dei luoghi che attraversavano, generava una carenza di viveri che indeboliva gli abitanti, rendendoli facile preda di malattie infettive la cui diffusione era favorita dai flussi di profughi e dal concentramento degli sfollati nelle città. Questo ricorrere di epidemie e calo demografico, che trova riscontro in vari documenti dell'epoca, come registri parrocchiali e delle tasse, sembra comunque fosse già, almeno in parte, cominciato prima della guerra, che quindi forse non fece altro che accelerare un processo già innescato.[71]

Un contadino chiede pietà di fronte a una fattoria in fiamme.

Tra il 1618 e il 1648, pestilenze di diversi tipi infuriarono, in tutta la Germania e nei paesi limitrofi, tra combattenti e popolazione civile. Le caratteristiche della guerra furono determinanti per favorire la diffusione delle malattie, tra queste: i frequenti movimenti di truppe, l'afflusso di soldati provenienti da paesi stranieri e le mutevoli posizioni dei fronti della battaglia. Inoltre, lo spostamento delle popolazioni civili e il sovraffollamento nelle città dovuto ai rifugiati comportò frequenti episodi di malnutrizione e di trasmissione di malattie. Sulle cronache locali, quali i registri parrocchiali e i documenti fiscali, si possono trovare le informazioni su numerose epidemie, tuttavia questi dati potrebbero essere incompleti o, a volte, sovradimensionati. I documenti mostrano che il verificarsi di malattie epidemiche non fu una esclusiva del tempo di guerra, ma esse si verificarono in molte parti della Germania per diversi decenni prima del 1618.[72]

Quando l'esercito imperiale e quello danese si scontrarono in Sassonia e Turingia, tra il 1625 e il 1626, le malattie infettive aumetarono nelle comunità locali. I documenti parlano ripetutamente di "malattia della testa", "malattia ungherese" e di una "malattia maculata", identificata successivamente come la tubercolosi. Dopo la guerra di Mantova, combattuta tra la Francia e gli Asburgo in Italia, la parte settentrionale della penisola italica fu soggetta ad un'epidemia di peste bubbonica (vedi peste del 1630). Durante l'infruttuoso assedio di Norimberga del 1632, i civili e i soldati di entrambi gli schieramenti soffrirono si tubercolosi e scorbuto. Nel 1634, Dresda, Monaco di Baviera e altre piccole comunità tedesche, come Oberammergau, registrarono un gran numero di vittime dovute alla peste. Negli ultimi decenni della guerra, sia la tubercolosi che la dissenteria furono condizioni endemiche in Germania.

Dal punto di vista economico la guerra assistette a una generale contrazione economica in tutto l'Impero, cui contribuirono i saccheggi, i furti e le distruzioni indiscriminate, ma anche gli altissimi costi per il mantenimento degli eserciti mercenari. Molte città e stati tedeschi si indebitarono per sostenere lo sforzo bellico, e dopo la guerra il recupero fu ostacolato dal fatto che l'Impero fu coinvolto in una serie di nuove guerre con la Francia e l'Impero ottomano che, pur non coinvolgendo direttamente la Germania, richiesero nuovi sforzi economici. Come detto, la guerra fu causa di gravi danni all'economia dell'Europa centrale, tuttavia si ritiene che potrebbe aver semplicemente aggravato una situazione che già si stava instaurando precedentemente.[73][74] Inoltre, alcuni storici sostengono che il costo umano della guerra possa avere migliorato il tenore di vita dei sopravvissuti.[75] Secondo Ulrich Pfister, nel 1500 la Germania fu uno dei paesi più ricchi d'Europa, ma nel corso del 1600 questo primato andò di gran lunga a deteriorarsi. Durante il periodo tra il 1600 e il 1660, il paese tornò economicamente a crescere, in parte grazie allo shock demografico della guerra dei Trent'anni.

Conseguenze politiche[modifica | modifica wikitesto]

Europa centrale al termine della Guerra dei Trent'anni, si può notare tra la frammentazione provocata dal conflitto.

La maggiore conseguenza, dal punto di vista politico, fu la conferma della frammentazione della Germania, che ora veniva a essere formata da stati di fatto indipendenti. Tale situazione durò fino al 1871, quando la Germania fu riunificata dalla Prussia in seguito a una vittoriosa guerra contro la Francia. La Spagna, che continuò ancora a combattere con la Francia dopo la firma della pace, evidenziò chiaramente i segni della inarrestabile decadenza già iniziata negli ultimi decenni del secolo XVI; sconfitta sul fronte pirenaico e su quello dei Paesi Bassi, tormentata internamente dalle rivolte della Catalogna e del Portogallo, si vide costretta a riconoscere l'indipendenza dei Paesi Bassi (a quel tempo denominati Province Unite, ma rimanevano i Paesi Bassi spagnoli, cioè l'attuale Belgio più poco altro) prima e del Portogallo poi, che venne messo sotto protezione dell'Inghilterra, ponendo così fine guerra degli Ottant'anni. La Francia uscì dalla guerra rafforzata: grazie al declino spagnolo e alla frammentazione del Sacro Romano Impero, divenne una potenza di primo rango, uscendo trionfalmente da un periodo di eclissi che durava ormai da molti decenni. In seguito i Borbone di Francia sfidarono la supremazia della Spagna degli Asburgo nella guerra franco-spagnola (1635-1659); guadagnando l'ascesa definitiva nella guerra di devoluzione (1667-1668) e nella guerra franco-olandese (1672-1678), sotto la guida di Luigi XIV.

Per l'Austria e la Baviera, il risultato della guerra fu ambiguo. La Bavaria fu sconfitta, devastata e occupata, ma conquistò alcuni territori con la pace di Westfalia. L'Austria fallì completamente nel riaffermare la sua autorità nell'impero ma soppresse con successo il protestantesimo nei propri domini. Rispetto alla Germania, la maggior parte del suo territorio subì significative devastazioni e il suo esercito uscì dalla guerra più forte di quanto non fosse prima, a differenza di quelli della maggior parte degli altri stati dell'Impero.[76] Ciò, insieme alla sagace diplomazia di Ferdinando III, gli permise di riguadagnare una certa autorità sugli altri stati tedeschi rendendola in grado di affrontare le crescenti minacce dell'impero ottomano e della Francia.

Dal 1643-1645, durante gli ultimi anni della Guerra dei Trent'anni, la Svezia e la Danimarca si scontrarono nella guerra di Torstenson. Il risultato di quel conflitto e la conclusione della pace di Westfalia, contribuì all'affermazione della Svezia come una importante forza in Europa.

Riduzione della popolazione del Sacro Romano Impero in percentuale.

Gli accordi presi nel pace di Westfalia vengono ancora oggi considerati come uno dei cardini della concezione del moderno stato nazionale sovrano. Oltre a stabilire confini territoriali fissi per molti dei paesi coinvolti nel conflitto (così come per quelli più recenti, creati in seguito) la pace di Westfalia mutò il rapporto dei soggetti ai loro governanti. In precedenza, molte persone erano costrette a sopportare sovrapposizioni di potere, talvolta in conflitto tra le alleanze politiche e religiose. A seguito dei trattati di pace, gli abitanti di un determinato stato furono soggetti prima di tutto alle leggi e alle disposizioni emanate dai rispettivi governi e non alle pretese di qualsiasi altra entità, sia essa religiosa o laica.

Da un punto di vista più generale, la guerra segnò la fine dei conflitti religiosi nell'Europa occidentale che accompagnarono la riforma protestante fin da più di un secolo prima; dopo il 1648, nessuna grande guerra europea fu giustificata da motivazioni confessionali. Vi furono altri conflitti religiosi negli anni a seguire, ma senza che sfociassero in guerre.[77] Inoltre, le depravazioni e la distruzione causate dai soldati mercenari comportarono una tale repulsione che fece terminare l'era dei Lanzichenecchi e inaugurò quella degli eserciti nazionali, dotati di maggior disciplina.

Aspetti tattici e strategici del conflitto[modifica | modifica wikitesto]

La guerra dei trent'anni ebbe grande importanza anche nell'introduzione di significative novità in campo militare. Da questo punto di vista può ritenersi della massima importanza il ruolo dell'intervento svedese, in quanto l'esercito di Gustavo Adolfo rappresentava sicuramente, all'epoca, la più moderna organizzazione bellica presente in Europa.

Innovazioni tattiche svedesi[modifica | modifica wikitesto]

La guerra iniziò in un periodo in cui, nella maggior parte dell'Europa, erano in uso le tattiche tradizionali di tipo spagnolo, poco diverse da quelle adottate nel XVI secolo; fulcro di tali dottrine era la formazione detta tercio, un consistente gruppo di picchieri disposto in un denso quadrato e circondato da moschettieri di supporto. Nel tercio, il ruolo più importante era affidato ai picchieri, che dovevano svolgere un ruolo sia difensivo che offensivo, avanzando a picche spianate, mentre i moschettieri avevano essenzialmente un compito subordinato, anche a causa della bassa cadenza di tiro.

Picchiere - Nell'esercito svedese i picchieri persero il loro ruolo predominante

In questa situazione si distingueva nettamente, per le tattiche adottate, l'esercito svedese. Le riforme militari attuate da Gustavo Adolfo, ispirate dai provvedimenti attuati dagli olandesi nella loro decennale lotta contro la Spagna, riguardarono sia le tre armi singolarmente (fanteria, cavalleria, artiglieria), sia il coordinamento dei vari componenti l'armata.

  • La fanteria svedese vedeva la predominanza dei moschettieri sui picchieri, in un rapporto di circa 2:1, e l'adozione di una formazione lineare su più file (in genere sei), che consentiva di massimizzare la potenza di fuoco dei moschettieri; questi ultimi erano addestrati a ricaricare il più rapidamente possibile, e a sparare per salve controllate per fila, mentre le altre file ricaricavano.
  • La cavalleria, che per il predominio dei picchieri aveva perso importanza sul campo di battaglia nei precedenti decenni, abbandonava la poco efficace tattica del caracollo e passava a una tattica più incisiva di carica all'arma bianca (in special modo la sciabola).
  • L'artiglieria, finora relativamente secondaria, veniva notevolmente sviluppata, con un sostanziale alleggerimento dei pezzi, la cui maneggevolezza ne permetteva ora lo spostamento sul campo, prima quasi impossibile; inoltre vennero introdotti cannoni reggimentali per appoggiare le formazioni di fanteria e venne data molta importanza alla rapidità nel caricamento.

Tali innovazioni si rivelarono decisive per l'esito del conflitto, e vennero via via adottate dai vari contendenti. Nelle battaglie che videro scontrarsi eserciti che adottavano le due diverse dottrine (come a Breitenfeld o a Rocroi), prevalse sempre la tattica svedese.

Logistica[modifica | modifica wikitesto]

La logistica degli eserciti impegnati nel conflitto fu sempre molto problematica. Non esistevano, all'epoca, treni di rifornimento come quelli che sarebbero stati impiegati nel XVIII secolo. Se questo rendeva possibile per gli eserciti effettuare spostamenti più rapidi, in quanto non esisteva la necessità di trainare lenti carriaggi, il materiale per il sostentamento delle truppe era spesso ridotto ai minimi termini. La tipica politica adottata nella guerra fu l'utilizzo sistematico delle risorse del territorio: questa spoliazione di intere regioni ebbe conseguenze molto gravi sulle popolazioni, ed era inserita in un sistema più generale, per cui i comandanti degli eserciti traevano lauti profitti dai saccheggi sistematici.

Emblematico di questa abitudine fu il comandante imperiale Albrecht von Wallenstein: al comando di un esercito da lui stesso arruolato, egli trasse enormi profitti che gli consentirono di equipaggiare il suo esercito in maniera relativamente uniforme e di aumentare di molto il numero di truppe al suo comando fino al suo assassinio. Il problema dei rifornimenti incise spesso sulle operazioni militari, costringendo gli eserciti a spostarsi a causa dell'esaurimento delle risorse locali; inoltre, si assistette a casi in cui intere armate furono decimate a causa del forzato passaggio o stazionamento in zone già esaurite.

Con il proseguire della guerra il problema logistico si fece sempre più stringente, a causa dell'aumento del numero di uomini in campo. Molto problematico si rivelò il pagamento delle truppe, che ricevevano il salario con ampio ritardo, fatto che provocò numerosi ammutinamenti, soprattutto da parte dell'esercito svedese. Una conseguenza secondaria della necessità di pagare ed equipaggiare un grande numero di truppe fu l'avvento della standardizzazione nelle uniformi e nell'armamento, per aumentare le velocità di produzione e diminuire i costi.

Caccia alle streghe (1626-1631)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Caccia alle streghe.
Un'incisione del 1627 della Malefizhaus di Bamberga, dove si sono tenuti gli interrogatori delle sospette streghe.

Tra i vari grandi traumi sociali che accompagnarono il conflitto, uno dei più importanti è stato il dilagare delle persecuzioni pee stregoneria. Questa violenta ondata di caccia alle streghe esordì nei territori della Franconia durante il periodo relativo all'intervento danese. Il disagio e le preoccupazioni che il conflitto produsse tra la popolazione generale, permise all'isteria colettiva di diffondersi rapidamente in altre parti della Germania. Gli abitanti delle zone che non furono devastate solo dal conflitto in sé, ma anche dai numerosi cattivi raccolti, dalle carestie e dalle epidemie, si affrettarono ad attribuire queste calamità a cause soprannaturali. In questo contesto fiorirono violente e volatili accuse di stregoneria contro i propri concittadi.[78] Il numero di processi e di esecuzioni registrati in questi anni fece segnare il picco del fenomeno della caccia alle streghe.[79] A partire dal 1626, egli istruì numerosi processi di massa per stregoneria, in cui tutti gli strati della società (tra cui la nobiltà e clero) si trovarono vittime in una serie incessante di persecuzioni. Nel 1630, 219 uomini, donne e bambini furono bruciati sul rogo, nella sola città di Würzburg, mentre si stima che 900 persone siano state messe a morte nelle zone rurali della provincia.[80]

In concomitanza con gli eventi di Würzburg, il principe vescovo Johann von Dornheim intraprese una serie di processi simili su larga scala nel territorio di Bamberga. Fu costruiti un malefizhaus ("casa delle streghe") appositamente progettato con annessa una camera di tortura, le cui pareti erano decorate con versetti della Bibbia, in cui veniva interrogato l'imputato. I processi alle streghe di Bamberg si trascinarono per cinque anni e costarono tra le 300 e le 600 vite, tra le quali quella di Dorothea Flock e dal Bürgermeister (sindaco) di lungo corso Johannes Junius.[81] Nel frattempo, nel 1629 in Alta Baviera, 274 sospette streghe furono messe a morte nel Vescovado di Eichstätt, mentre un altre 50 morirono nell'adiacente Ducato del Palatinato-Neuburg in quello stesso anno.[82]

Altrove, le persecuzioni arrivarono ​​sulla scia dei primi successi militari imperiali. La caccia alle streghe si espanse presso Baden dopo la sua riconquista da parte di Tilly, mentre la sconfitta del protestantesimo nel Palatinato aprì la strada per la diffusione in Renania.[80] Gli elettorati di Magonza e di Treviri furono teatro di roghi di masssa di sospette streghe in questo periodo. Nell'Elettorato di Colonia, il principe-arcivescovo, Ferdinando di Baviera, presiedette una serie particolarmente abbietta di processi per stregoneria che inclusero la controversa accusa a Katharina Henot, che fu bruciata sul rogo nel 1627.[80]

La caccia alle streghe raggiunse il suo picco intorno al periodo dell'Editto di Restituzione, emanato nel 1629, e con l'ingresso nella Svezia l'anno successivo gran parte dell'isteria popolare andò scemando. Tuttavia, a Würzburg le persecuzioni sarebbero continuate fino alla morte di Ehrenberg, avvenuta nel luglio del 1631.[80] Gli eccessi di questo periodo ispirarono il poeta e gesuita Friedrich Spee (egli stesso un ex "confessore di streghe") autore di una sagace condanna legale e morale dei processi alle streghe, il Cautio Criminalis. Questo influente lavoro fu in seguito accredito per aver posto fine alla pratica del rogo delle streghe in alcune zone della Germania e, gradualmente, in tutta l'Europa.[83]

Cronologia degli stati coinvolti (grafico)[modifica | modifica wikitesto]

Thirty Years War involvement graph.svg

Direttamente contro l'Imperatore
Indirettamente contro l'Imperatore
Direttamente per l'Imperatore
Indirettamente per l'Imperatore

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A titolo indicativo, la guarnigione di stanza nelle Fiandre, che comprendeva circa la metà degli effettivi totali degli eserciti degli Asburgo di Spagna presenti nello scacchiere europeo, era formata, nel 1640, da circa 109.000 uomini, di cui 88.280 stipendiati. Questi ultimi erano costituiti per un 42% circa da valloni e fiamminghi, per un 20% da spagnoli, per 17% da tedeschi, per un 4% da italiani, ecc. Cfr. Geoffrey Parker, El ejército de Flandes y el Camino Español, Madrid, Alianza Editorial S.A., 1985, Apendice A (Appendice A), ISBN 84-206-2438-1
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Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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