Riforma protestante

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Diffusione del Protestantesimo: equilibri religiosi in Europa alla fine del XVI secolo.

La riforma protestante o scisma protestante, nelle sue correnti principali della Riforma luterana e della Riforma calvinista, è il movimento religioso di separazione (Scisma) dalla Chiesa Cattolica avvenuto nel XVI secolo, con risvolti politici di tipo rivoluzionario, che ha portato alla nascita del cosiddetto "cristianesimo evangelico". Figura centrale alla quale si attribuisce la nascita del movimento protestante è l'ex-frate agostiniano Martin Lutero, insieme ad altre figure di spicco quali Giovanni Calvino, Huldrych Zwingli, Thomas Müntzer e Filippo Melantone.

Definizione[modifica | modifica wikitesto]

Prima della Riforma: rinnovare la fede nel Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

La data d'inizio della Riforma Protestante coincide con l'invio di una lettera all'arcivescovo di Magonza nel 1517, entro la quale si notificava l'attività illecita di Giovanni Tetzel, occupato nello svolgere la vendita delle indulgenze in quei territori dov'essa era proibita.

Prima di Lutero, riformatori religiosi quali Jan Hus in Boemia, movimenti eretici ad Orléans, Arras e Monforte, la Pataria di Milano e movimenti spirituali quali i Catari, i Valdesi e i Begardi avevano manifestato un modo di professare il cristianesimo diverso da quello praticato dalla Chiesa ufficiale.

La riforma protestante, anch'essa nata come movimento dissenziente riuscì ad affermarsi, diffondersi e imporsi in alcune aree d'Europa in quanto, diversamente dai movimenti eretici medievali, ebbe l'appoggio politico ed economico di molti prìncipi che ne fecero religione di Stato. Il particolare momento storico in cui Lutero predicò, fu fondamentale per la nascita delle Chiese protestanti in Europa.

Cause e origine delle Riforma[modifica | modifica wikitesto]

Per molto tempo gli storici hanno ritenuto che la Riforma fosse una conseguenza della dissolutezza morale che affliggeva la Chiesa cattolica nel XIV secolo, tuttavia gli studi più recenti hanno evidenziato una moltitudine di cause. E' stato, altresì, rilevato che già da tempo nelle stesse gerarchie ecclesiastiche vi fosse la consapevolezza della necessità di una riforma sostanziale, cosa che non era potuta accadere per una molteplicità di fattori, primo dei quali una debolezza del papato.[1]

Crisi della Chiesa cattolica tra medioevo e Rinascimento[modifica | modifica wikitesto]

Il Concilio di Costanza del 1414-1418; chiamato a ricomporre lo Scisma d'Occidente durante lo svolgimento emerse l'esigenza di una riforma della chiesa cattolica ma, nonostante il tentativo in tal senso, non si ebbero risultati significativi

L'età del Rinascimento, almeno dopo la morte di Paolo II nel 1471, costituisce uno dei periodi più oscuri dei vertici delle gerarchie della Chiesa cattolica: allo splendore culturale e civile si contrappose la mancanza di un autentico spirito religioso. Se da un lato la Chiesa accolse favorevolmente lo sviluppo culturale e artistico del tempo, da un altro non mancarono gli aspetti negativi. La curia romana viveva in un lusso fastoso: ogni cardinale aveva la sua corte, con palazzi e ville entro e fuori le mura. Il nuovo tenore di vita esigeva forti spese, alle quali si faceva fronte con tutti mezzi, leciti e illeciti. Anche il papato fu tutt'altro estraneo da questo clima. Molti dei pontefici rinascimentali furono più interessati ad arricchire se stessi e la propria famiglia, attraverso un diffuso nepotismo; impegnati in intrighi politici e negli affari terreni, la cura degli aspetti pastorali del loro ufficio fu spesso messa in secondo piano.[2]

La consuetudine dell'alto clero di accumulare i benefici ecclesiastici (con le rendite ad essi connessi) era pratica comune mentre il basso clero, spesso scarsamente istruito e senza alcuna preparazione specifica, contribuiva a fare della religione un insieme di pratiche più vicine alla superstizione che alla fede. In questo modo la Chiesa cattolica non era in grado di rispondere adeguatamente alle ansie dei fedeli che, dal tempo della peste nera del XIV secolo, viveva costantemente con il terrore della dannazione eterna. Tali paure erano in pratiche religiose che spesso sconfinavano nella superstizione e nella magia; l'affermazione del culto mariano, dei santi, delle reliquie, la frequente pratica di pellegrinaggi, lo svolgimento di processioni e, addirittura, i primi episodi di caccia alle streghe, ben testimoniano lo smarrimento del popolo cristiano europeo. La paura dell'inferno era mitigata dal ricorso sempre più popolare alla pratica delle indulgenze, ovvero la possibilità di cancellare una parte ben precisa delle conseguenze di un peccato; una consuetudine che tuttavia aveva assunto nel tempo connotati degenerati ben lontani dall'idea originale di sincero pentimento, arrivando fino alla loro vendita dietro corrispettivo in denaro, una "fiscalizzazione" della religione.[3] La desacralizzazione degli aspetti religiosi, dovuta ad una tale confusione tra spirituale e materiale, era aggravata dall'oscurità dei testi sacri per la maggior parte dei fedeli; l'accesso alla Bibbia, proclamata esclusivamente durante le messe e in latino per una popolazione prevalentemente analfabeta, necessitava della mediazione di un clero a sua volte spesso ignorante, svuotandone il significato e la spiritualità.[4]

Già dalla XIII secolo era iniziata ad affermarsi la consapevolezza tra i fedeli dell'urgente necessità di una riforma che riportasse la Chiesa ad una dimensione più spirituale che terrena. A partire dal secolo successivo, anche alcuni appartenenti ai vertici ecclesiastici colsero una tale necessità e ciò emerse chiaramente nel concilio di Costanza o al concilio di Basilea. Tuttavia, questi tentativi di rinnovamento non riuscirono mai ad essere sufficientemente incisivi, rimanendo relegati a contesti marginali, con scarso seguito o teologicamente deboli. Un concreta azione riformistica venne intrapresa da Papa Pio II nella metà del XV secolo, ma non trovò continuità tra i suoi successori. Fu, dunque, solo agli inizi del XVI secolo che queste correnti riformatrici poterono concretizzarsi in un'azione che cambiò radicalmente il cristianesimo occidentale arrivando a rompere quell'unità che l'aveva contraddistinto dall'inizio.[5][6] Lo storico Lucien Febvre ha osservato che "nel Cinquecento era diffuso un desiderio di una nuova religiosità, lontana dalla superstizione del popolo e dalla aridità dei dottori scolastici, purificata da ogni ipocrisia, ansiosa di una certezza che assicurasse una autentica pace interna".[7]

Primi movimenti riformatori[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: John Wyclif e Jan Hus.

Come detto, già dal XII secolo alcuni movimenti di fedeli predicavano una riforma della Chiesa cattolica, tra questi i più importanti furono Pietro Valdo, fondatore dei poveri di Lione, l'accademico inglese John Wyclif e il predicatore ceco Jan Hus.

John Wyclif fu un teologo, di formazione scolastica, che insegnò all'Università di Oxford dove si distinse per la dura critica verso la Chiesa cattolica. I vertici ecclesiastici tentarono più volte di portarlo all'inquisizione come eretico, ma senza successo, tuttavia riuscirono a farlo espellere dall'università. Ritiratosi come pastore in campagna, Wycilf relativizzò l'autorità della chiesa terrena, la sua gerarchia ei suoi sacramenti. Definì l'indulgenza un "pio inganno" (pia fraus), rifiutò la transustanziazione e insegnò che Cristo fosse presente in cielo e in modo spirituale nei doni eucaristici. Per Wyclif, la Bibbia era la legge di Dio, Cristo il suo messaggero, e i soli padri della chiesa potevano fungere da interpreti. Nel 1415 il Concilio di Costanza lo condannò postumo come eretico e i suoi resti mortali furono riesumati e bruciati. Le sue idee sopravvissero in Inghilterra nel movimento dei lollardi. Nel XVI secolo il puritanesimo farà riferimento a Wyclif come “stella mattutina della Riforma”.[8]

Jan Hus entrò in contatto con le idee di Wyclif all'Università di Praga dove studiò teologia diventandone professore. Criticò apertamente l'avidità e la secolarizzazione del clero e perorava una riforma basata sulla Bibbia. Inoltre, non riconosceva nel Papa la massima autorità in materia di fede. La sua critica incontrò una vasta approvazione tra la popolazione, con grande allarme della chiesa. Così, nel 1408 fu rimosso dall'incarico e scomunicato tre anni più tardi. Hus continuò, tuttavia, a lavorare come predicatore itinerante e redasse una dottrina in cui proponeva una Chiesa come comunità non gerarchica. Nel 1414 venne convocato al Concilio di Costanza, dove avrebbe dovuto revocare le sue dichiarazioni. Contrariamente alla promessa di salvacondotto del re Sigismondo del Lussemburgo, venne condannato al rogo come eretico l'anno successivo. Dalla sua predicazione emersero numerose correnti, dette hussite. Dal 1419 al 1436 si verificarono scontri tra questi gruppi e il re di Boemia (Crociata Hussita).[9]

Contesto politico[modifica | modifica wikitesto]

Anche la situazione politica europea svolse un ruolo decisivo per l'irrompere della Riforma. L'autorità universale del papa, proclamata da Gregorio VII fin dal 1075, era in crisi di fronte all'affermarsi di diversi centri di potere temporale. Durante lo Scisma d'occidente, i principi avevano ricevuto grandi concessioni affinché si fossero schierati a favore di un'obbedienza o dell'altra, comportando così il loro rafforzamento e favorendo la tendenza verso la formazione delle chiese nazionali. La progressiva trasformazione del feudalesimo verso lo Stato Assoluto stava irrimediabilmente compromettendo il potere del papato suoi sovrani europei.[10] La Riforma ebbe inizio in Germania, nel cuore del Sacro Romano Impero, per poi diffondersi in tutta Europa seppur in diverse forme e con esiti differenti. Il contesto politico e i rapporti tra le varie entità che lo componevano fu determinante in tal senso.

Sacro Romano Impero[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sacro Romano Impero.
Ritratto di Carlo V a cavallo di Tiziano. Carlo fu imperatore negli anni più accesi della Riforma protestante

Il Sacro Romano Impero era una entità politica consistente in molti singoli territori e, quindi, non e uno stato centralizzato come era il regno d'Inghilterra o di Francia. L'imperatore, formalmente la massima autorità dell'impero, era eletto da sette principi elettori (l'arcivescovo di Magonza, l'arcivescovo di Treviri, l'arcivescovo di Colonia, il re di Boemia, il conte palatino del Reno il duca di Sassonia e il margravio del Brandeburgo) ma doveva garantire loro la conservazione dei loro diritti territoriali come stabilito nella capitulatio.[11] Il più alto organo legislativo dell'impero erano le diete, convocate dall'imperatore solitamente quando necessitava di denaro. L'imperatore non poteva approvare le leggi da solo, ma aveva bisogno dell'approvazione della Dieta in cui avevano diritto di voto i principi elettori, la nobiltà e le città libere; è in virtù di tale sistema che si parla di “dualismo tra imperatore e feudi imperiali”. Inoltre, nei primi anni dopo la pubblicazioni delle 95 tesi di Lutero, l'imperatore Carlo V fu poco presente in Germania, poiché impegnato nelle guerre contro la Francia e contro l'impero ottomano, non potendo quindi occuparsi a sufficienza della politica interna. Tutto ciò furono fattori determinanti per la diffusione della Riforma. A causa della mancanza di una forte autorità centrale, il destino della idee riformiste venne deciso a livello territoriale, portando ad una frammentazione confessionale dell'impero nonostante i tentativi dell'imperatore di evitarla. Infine, non vi è dubbio che l'adesione di un principe alla Riforma era spesso dovuta al suo interesse personale di emanciparsi dall'autorità dell'imperatore e del papa.

Scenario europeo[modifica | modifica wikitesto]

L'Europa negli anni dell'inizio della Riforma protestante

Oltre alla complessa situazione che viveva l'impero, agli inizi del XVI secolo lo scenario politico europeo complessivo era tutt'altro che tranquillo, caratterizzato in primo luogo dal contrasto tra gli gli Asburgo tedeschi e il regno di Francia.[12] Tra il 1521 e il 1544, l'imperatore Carlo V e il re francese Francesco I combatterono ben tre guerre, intervallate da brevi interruzioni, per la supremazia nell'Italia settentrionale e il controllo delle terre ereditarie della Borgogna, rivendicate da entrambi. A quel tempo, l'impero asburgico di Carlo comprendeva gran parte dell'Europa centrale, la Spagna (con l'Italia meridionale) e alcune colonie spagnole nel Nuovo Mondo; la Francia si trovava quindi circondata da due territori asburgici. L'obiettivo di Carlo V era quello di collegare l'impero tedesco con la Spagna annettendo la Francia meridionale, Francesco era intenzionato ad impedirlo a tutti i costi. Anche il Papa temeva che gli Asburgo acquisissero troppa potenza e, pertanto, talvolta si allearono con il re di Francia.

Inoltre, vi era la costante minaccia dei turchi ottomani nell'Europa sudorientale. Nel 1526, guidati da Solimano il Magnifico, avevano sconfitto gli ungheresi nella battaglia di Mohács arrivando tre anni più tardi ad assediare Vienna. Per fronteggiarli l'imperatore si era più volte trovato a necessitare del sostegno dei principi in termini di risorse economiche e militari; ciò lo aveva indebolito ulteriormente.

Cause sociali, culturali ed economiche[modifica | modifica wikitesto]

In Germania, il XVI secolo fu segnato da profondi processi di trasformazione sociale in parte dovuti al crescere dell'importanza delle città. Una classe borghese con una notevole forza finanziaria si era formata nelle città attraverso il commercio dando luogo a quello che molti identificano come l'esordio del capitalismo. I cittadini più ricchi, come i banchieri Fugger di Augusta, con la loro potenza economica spesso superavano la nobiltà rurale che traeva i propri guadagni dall'agricoltura; a sua volta, questa, si basava sul lavoro dei contadini che costituivano la maggioranza della popolazione e gran parte di loro viveva a un livello di economia di sussistenza soffrendo tasse, lavori obbligatori e servitù della gleba. Ad aggravare la situazione, il costante afflusso di metalli preziosi dalle colonie americane aveva fatto scendere il valore del denaro compromettendo drammaticamente il potere d'acquisto della popolazione.[13] Inoltre, la popolazione era cresciuta: si stima che tra il 1500 e il 1600 la popolazione dell'Impero tedesco sia aumentata da 12 a 15 milioni,[14] con il risultato l'aumento del prezzo del cibo e la decrescita dei salati. Questa situazione, socialmente ed economicamente precaria, portò ripetutamente a rivolte che culminarono nella guerra dei contadini tedeschi nel 1525. Un tale scenario non può essere, quindi, non considerato tra le cause della Riforma: l'economista e sociologo del XIX secolo Friedrich Engels identificò nella Riforma la manifestazione dell'insofferenza dei contadini e delle tensioni sociali del tempo.[15]

Anche le trasformazioni culturali in atto contribuirono alla Riforma. La teologia cristiana tradizionale stava attraversando una grave crisi che aveva accentuato il distacco tra il popolo e la Chiesa. I filosofi scolastici del XV secolo si perdevano in dispute finalizzate più ad esibire la propria finezza di pensiero che per un'autentica volontà di ricerca, allontanandosi sempre di più dai testi sacri a favore di sterili speculazioni.[16] Più dinamico era l'ambiente culturale umanistico che tra le sue figure di spicco annoverava filosofi come Erasmo da Rotterdam o Willibald Pirckheimer.[17]

La veloce circolazione delle idee umanistiche, favorita dalla recente invenzione della stampa a caratteri mobili, fu senza dubbio fondamentale per creare il substrato ideologico su cui crebbe l'idea riformistica; la stessa stampa fu poi determinante perché tali idee potessero diffondersi rapidamente. L'attività filologica intrapresa dagli umanisti portò alla traduzione degli scritti dei padri della Chiesa facendo riscoprire e apprezzare i caratteri della Chiesa delle origini. Erasmo insegnava di come la spiritualità dovesse avere un ruolo predominante rispetto all'esteriorità e alle cerimonie.[18]

La prima Riforma fino al 1530[modifica | modifica wikitesto]

Martin Lutero e la Riforma Wittenberg[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Martin Lutero, Luteranesimo e 95 tesi.
Ritratto di Martin Lutero

A fronte di tutto ciò, è innegabile che l'inizio della Riforma non fu un evento casuale ma il concretizzarsi di una situazione che da tempo si era venuta a formare da molteplice cause; lo storico Giacomo Martina afferma che "Lutero non determinò il sorgere della rivolta, ma ne affettò il momento e vi gettò il peso della sua forte personalità accrescendone l'efficacia”.[19]

Lo sviluppo interiore di Lutero come riformatore[modifica | modifica wikitesto]

La critica di Lutero alle indulgenze[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Indulgenza e 95 tesi.

Processo per eresia contro Lutero e disputa di Lipsia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Disputa di Lipsia.

Sviluppo del programma di Riforma (1520)[modifica | modifica wikitesto]

Condanna della Chiesa e dieta di Worms[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Dieta di Worms (1521).

Carlostadio e il movimento Wittenberg[modifica | modifica wikitesto]

Ulrico Zwingli e la Riforma di Zurigo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ulrico Zwingli.

Riforma radicale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Riforma radicale.

La dottrina per la giustificazione e la fede[modifica | modifica wikitesto]

Le cause[modifica | modifica wikitesto]

La causa più particolare fu la polemica sorta a seguito delle 95 tesi di Lutero pubblicate contro la vendita delle indulgenze in Germania e in altre parti d'Europa. Il 31 ottobre 1517, Lutero affisse le tesi sul portone della Cattedrale di Wittenberg come forma di protesta contro la Chiesa. Le cause della Riforma sono molteplici e spesso intrecciate fra loro:

  1. Tra le cause maggiori vi fu la posizione di Lutero rispetto all'organizzazione ecclesiastica nella diffusione della parola di Dio: la liturgia era celebrata soltanto in latino ed era difficile poter accedere a traduzioni della Bibbia in lingua volgare (in effetti esistevano già traduzioni in tedesco, italiano, francese, ecc., ma non erano mai utilizzate nella liturgia, e furono viste sempre con atteggiamento piuttosto ambiguo dalle autorità ecclesiastiche). Di conseguenza, soltanto i chierici e pochi laici istruiti potevano accostarsi alla lettura delle Scritture. Lutero, al contrario, auspicava un diretto avvicinamento di tutti i fedeli alla Bibbia. Sostenendo che la Bibbia era un libro destinato all'intera umanità e che ogni cristiano aveva il diritto di leggerla, senza l'intermediazione della cerchia ristretta del clero (dottrina del libero esame), Lutero tradusse la Bibbia in tedesco e, grazie all'invenzione della stampa a caratteri mobili dell'alsaziano Johann Gutenberg nel 1455, ne curò diverse edizioni che si diffusero rapidamente in tutta l'area di lingua tedesca. Leggendo e studiando la Scrittura, inoltre, Lutero ebbe modo di riconoscere con maggiore chiarezza anche le contraddizioni tra l'operato del clero e una presunta dottrina cristiana originaria. La predicazione di Lutero, da un lato, riprese motivi anticlericali e antiromani diffusi nella società tedesca ed europea del tempo, ma dall'altro propose con vigorosità un nuovo modo di vedere il rapporto con Dio e la Chiesa che la scrittura stessa insegnava, soprattutto attraverso una lettura rinnovata delle epistole dell'apostolo Paolo. Seppe anche avvalersi di collaboratori come Filippo Melantone, umanisti e tendenzialmente conservatori, che evitarono estremismi che avrebbero tolto alla Riforma l'indispensabile appoggio dei principi o delle comunità cittadine (Lutero, dopo la pubblicazione delle sue 95 tesi e l'inizio di una aperta persecuzione da parte della Chiesa cattolica, ebbe bisogno della protezione dei principi tedeschi per la sua stessa sopravvivenza).
  2. Altra causa fu la rilassatezza della gerarchia ecclesiastica che perseguiva obiettivi economici e di potere (critica al potere temporale della Chiesa). Al tempo le cariche ecclesiastiche potevano essere cumulate per beneficiare di più rendite e senza che a queste corrispondesse effettivamente lo svolgimento di un ministero ecclesiastico. Al beneficium spesso non corrispondeva l'officium. La predicazione era il più delle volte affidata agli ordini mendicanti, mentre vescovi e abati dei grandi monasteri erano spesso membri di famiglie di nobili che si disinteressavano dell'aspetto religioso dell'amministrazione delle diocesi. Ciò indebolì la reazione religiosa, più che quella politica, alle critiche teologiche di Lutero verso l'organizzazione ecclesiastica.
  3. La Chiesa possedeva vasti territori e riscuoteva decime. I nobili passati al protestantesimo potevano secolarizzare queste proprietà e prenderne possesso, rendendole ereditarie. Fu in questo modo che ad esempio si costituì il nucleo della Prussia, con la secolarizzazione dei territori dell'Ordine Teutonico dopo che il Gran maestro Alberto di Hohenzollern passò al luteranesimo.
  4. A tutto questo si intrecciò il fattore politico. Il Sacro Romano Impero era un organismo complesso, costituito dall'imperatore, al tempo Carlo V, che doveva regnare con il consenso dei principi e dei feudatari. La religione divenne un importante elemento in questo equilibrio precario, a sua volta in relazione con il papato, con le altre monarchie europee e minacciato dall'Impero ottomano nelle frontiere sud-orientali.

Inoltre ci sono altre quattro cause:

  1. Il nepotismo con il quale si indica la tendenza, da parte di detentori di autorità o di particolari poteri, a favorire i propri parenti a causa della loro relazione familiare e indipendentemente dalle loro reali abilità e competenze. Il termine deriva dalla parola latina nepos, significa "nipote", e viene generalmente usato in senso spregiativo. I Papi assegnavano cariche pubbliche (piccolo nepotismo) o territori (grande nepotismo) ai propri familiari[20] (per esempio papa Paolo III ottenne il Ducato di Parma e Piacenza per il proprio figlio Pier Luigi Farnese).[21]
  2. La simonia era nel Medioevo la compravendita di cariche ecclesiastiche. Il termine viene utilizzato più in generale per indicare l'acquisizione di beni spirituali in cambio di denaro e deriva dal nome di Simon Mago, taumaturgo samaritano convertito al cristianesimo, il quale, volendo aumentare i suoi poteri, offrì a san Pietro apostolo del denaro, chiedendo di ricevere in cambio le facoltà taumaturgiche concesse dallo Spirito Santo (si vedano gli Atti degli apostoli, 8, 18-24). Il rimprovero che Pietro mosse a Simone è un monito per i cristiani odierni. La storia della cristianità abbonda di casi di simonia. La pratica della simonia non scomparve mai e accompagnò tutti i momenti di decadenza del papato. Ad esempio il papa Bonifacio VIII venne accusato di essere simoniaco, come riporta Dante. La riforma protestante fu causata anche dalla simonia, che fu fortemente criticata da Martin Lutero nelle sue 95 tesi affisse nel 1517.
  3. La corruzione del clero. Spesso i prelati si facevano sostituire da propri subalterni per dedicarsi ad attività mondane. La vita di corte e le attività militari erano attività tutt'altro che precluse al clero (nelle guerre in Italia il re di Francia Luigi XII aveva nel suo stato maggiore tre cardinali, due arcivescovi e cinque vescovi).[22]
  4. La dottrina dell'indulgenza è un aspetto della fede cristiana, affermata dalla Chiesa cattolica, che si riferisce alla possibilità di cancellare una parte ben precisa delle conseguenze di un peccato (detta pena temporale), dal peccatore che abbia confessato sinceramente il suo errore e sia stato perdonato tramite il sacramento della confessione. Quindi per indulgenza viene significata la remissione parziale o totale delle pene comunque maturate con i peccati già perdonati da Dio con la confessione. La riforma protestante contestò tale dottrina sostenendo che essa non aveva solido fondamento nella Bibbia, e quindi rimase un uso prettamente cattolico. L'indulgenza può essere parziale o plenaria cioè può liberare in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati; è attualmente disciplinata dai documenti Indulgentiarum doctrina e Manuale delle indulgenze. Nel 1517 papa Leone X, allo scopo di reperire fondi per l'erigenda Basilica di San Pietro, promosse la vendita delle indulgenze.[23]

Motivi della Riforma[modifica | modifica wikitesto]

Quando il cardinal Caetano cercò di ottenere da Lutero una pubblica e completa ritrattazione, poiché egli non si considerava un eretico rifiutò la richiesta del legato invocando la protezione del papa contro i calunniatori e i nemici: fino a quel momento Lutero non aveva mai auspicato una frattura del mondo cristiano, tutti gli scritti di quel periodo dimostrano un chiaro intento di riformare dall'interno la dottrina della Chiesa, che ai suoi occhi aveva smarrito la missione assegnatale da Cristo. Verso la fine del 1518 fu inviato a Wittenberg il giovane sassone Karl von Miltitz, parente del principe Federico, con l'incarico di convincere Lutero a rinunciare alla polemica pubblica; in cambio il papato avrebbe garantito il silenzio degli avversari di Lutero in Germania. Il monaco riformatore accettò e promise di pubblicare uno scritto per invitare tutti a rimanere obbedienti e sottomessi alla Chiesa cattolica; questo testo fu intitolato Istruzione su alcune dottrine (1519).

La tregua formale non durò che qualche mese giacché nelle università e in luoghi prestabiliti avvennero dibattiti e confronti. Il più noto di questi confronti accademici fu quello svoltosi a Lipsia nel febbraio del 1519 tra Lutero e un professore proveniente da Ingolstadt, Johann Eck. L'importanza di questo dibattito risiede nell'ammissione da parte di Lutero di condividere alcuni punti della dottrina hussita. Ciò fornì al papato il capo di imputazione necessario per la condanna di Lutero giacché cento anni prima il Concilio di Costanza aveva giudicato le proposizioni hussite come eretiche. Tornato a Wittenberg, Lutero si rese conto del pericolo che stava correndo e cercò di spiegare meglio la sua posizione con un opuscolo, le Resolutiones Lutherianae super propositionibus suis Lipsiae disputatis, ma il chiarimento non sortì alcun concreto effetto.

Nel gennaio del 1520 si riunì a Roma il primo concistoro contro Lutero, e in giugno fu emanata la bolla Exsurge Domine che intimava a Lutero di ritrattare ufficialmente le sue posizioni o di comparire a Roma per fare altrettanto, pena la scomunica: infine, il 3 gennaio 1521 con la bolla Decet Romanum Pontificem, Leone X scomunicava Martin Lutero. L'accusa era di eresia hussita, mentre Lutero continuava la sua opera teologica pubblicando nuovi scritti che invocavano la pace e la separazione delle faccende temporali da quelle spirituali, in conformità con le teorie agostiniane che Lutero non rinnegò mai.

La dottrina Luterana e le sue conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Luteranesimo e Religioni in Germania.

Il luteranesimo prevede un diverso approccio delle Sacre Scritture rispetto alla Chiesa cattolica, nel senso che le dottrine della Chiesa si basano solamente su quanto scritto nella Bibbia.

Nel periodo medievale, la morte era continuamente in agguato e per l'uomo del tempo la preoccupazione principale era come salvare la propria anima. Anche Lutero ebbe tale preoccupazione e la superò elaborando sulla sua esperienza la teoria della giustificazione per fede, ossia in pratica l'uomo può salvare la sua anima avendo fede in Gesù Cristo e negando valore salvifico alle opere buone.

Altro punto della Riforma protestante era la lettura diretta delle Sacre Scritture. Lutero notava che al suo tempo i preti non erano preparati dal punto di vista teologico e molti di essi si limitavano a recitare, non senza imperfezioni, frasi in latino. Al popolo era preclusa qualsiasi interpretazione delle Sacre Scritture, essendo queste lette in latino dal sacerdote e da quest'ultimo spiegate al popolo. Lutero provvide a tradurre la Bibbia dall'ebraico e dal greco al tedesco. Sebbene non fosse il primo (esistevano numerose traduzioni cattoliche in tedesco prima di Lutero), la sua versione della Bibbia fu la più importante in lingua tedesca.

In merito all'Eucaristia - che Lutero chiamava heilige Abendmahl (traducibile come "Santa Cena [del Signore]") nel Liber Concordiae - egli negava la transustanziazione come trasformazione di pane e vino in corpo e sangue di Cristo continuando però ad affermare la presenza reale di Gesù Cristo, ma insieme al pane e al vino, secondo la teoria da lui definita Sacramentliche Einigkeit (unione Sacramentale) e nota, soprattutto tra non luterani, come consustanziazione. In merito al Servizio divino, la cui liturgia era celebrata nella lingua del popolo ma parzialmente anche in latino, non vi è uniformità di vedute da parte degli altri protestanti.

La Riforma negò che ci potessero essere altri intermediari tra l'uomo e Dio al di fuori di Gesù Cristo. Ne consegue il rifiuto dell'invocazione dei Santi, di Maria, e del ruolo intercessore della Chiesa.

La riforma afferma come il Cristianesimo non possa avere come capo una persona, avendo come unico capo Gesù Cristo.

L'organizzazione delle Chiese luterane era basata su tre modalità: quella episcopale, quella presbiterio-sinodale, e quella in cui il principe rivestiva il ruolo di episcopo nel suo territorio.

Le dottrine della Chiesa devono essere verificate dalle Sacre Scritture: non sono più necessari intermediari per la salvezza, viene quindi ridimensionata la gerarchia ecclesiastica. Restano come sacramenti il Battesimo e l'Eucaristia, nella quale si riafferma la presenza reale ma si nega (o si riduce a opinione privata) la transustanziazione; viene mantenuta parzialmente anche la Confessione. Gli altri sacramenti tradizionali, come il Matrimonio o l'Ordine sacro non sono aboliti ma considerati riti ecclesiastici.

La Riforma fuori dalla Germania[modifica | modifica wikitesto]

In Inghilterra: l'indipendenza dell'anglicanesimo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Scisma anglicano.

La Riforma di Enrico VIII fu inizialmente uno scisma dalla Chiesa di Roma, più che una vera e propria riforma di tipo teologico. Vennero soppressi i monasteri per redistribuire le terre e i beni ai nobili e borghesi inglesi (vedi dissoluzione dei monasteri in Inghilterra). Enrico VIII sanzionò questa separazione con importanti prese di posizione a difesa della nazione, reagendo con pugno fermo contro i dissidenti. La spaccatura, inizialmente per nulla condivisa da Enrico, divenne poi una vera e propria necessità, in quanto il papa non gli concesse dei privilegi, quindi decise di protestare e prendere parte alla riforma. Fra i cattolici vennero condannati a morte nel 1535 il filosofo e cancelliere Tommaso Moro e l'arcivescovo di Londra John Fisher (entrambi canonizzati nel 1935 da P. P. Pio XI). Numerosi furono gli inglesi e i gallesi cattolici che furono torturati e subirono il martirio per non aver abiurato.

Fu con la morte di Enrico VIII, sotto i suoi figli, Edoardo VI ed Elisabetta I, che la Chiesa Anglicana ebbe un indirizzo più marcatamente riformato, accogliendo idee luterane e calviniste. Edoardo VI (1547 –1553) succedette al padre a soli sei anni quando i suoi ministri consolidarono la dottrina. Gli succedette la sorellastra

Fu con la morte di Enrico VIII, sotto i suoi figli, Edoardo VI ed Elisabetta I, che la Chiesa Anglicana ebbe un indirizzo più marcatamente riformato, accogliendo idee luterane e calviniste. Edoardo VI (1547 –1553) succedette al padre a soli sei anni quando i suoi ministri consolidarono la dottrina. Gli succedette Maria I d'Inghilterra, figlia legittima di Enrico VIII e di Caterina di Aragona, detta anche Maria la Cattolica (1553 –1558) che tentò di ripristinare la fede cattolica, perseguitando e facendo giustiziare molti dei sudditi che avevano aderito alla riforma, guadagnandosi presso i protestanti il soprannome di "Maria la sanguinaria". Sposò Filippo II, re di Spagna (figlio di Carlo V) e appoggiò il marito nella guerra contro Enrico II perdendo Calais (1558). Morì in quello stesso anno a causa di un tumore. Le succedette la sorellastra Elisabetta I (1558 – 1603), nemica del Papato e della Spagna e favorevole a un'Inghilterra libera e indipendente da autorità esterne di qualsiasi tipo. Ella ripristinò l'atto di supremazia e diede alla Comunione anglicana un ordinamento definitivo.

In questi anni iniziarono le persecuzioni dei cattolici irlandesi, mentre l'atteggiamento della regina verso i numerosissimi cattolici inglesi fu più sfumato, ed essenzialmente tollerante. Solo dopo il 1610, sia per il clima di reciproco odio religioso, sia per il sedimentarsi nella coscienza collettiva della guerra con la Spagna come di una guerra con i "Papisti" iniziò una vera discriminazione aperta verso i gruppi cattolici, che oltretutto erano sempre più minoritari. Ma la "vera" riforma inglese fu soprattutto relativa ai dibattiti iniziati nel '600, dapprima tra arminiani e puritani, poi, durante anche le guerre civili, tra decine di confessioni differenti, e tutte ugualmente ostili alla Chiesa cattolica.

Nell'Europa del Nord[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1527 il re di Svezia Gustavo I Vasa aderì alla riforma luterana, confiscò i beni ecclesiastici e si fece riconoscere dalla Dieta svedese capo della Chiesa nazionale. In Danimarca e Norvegia, il re Cristiano III di Danimarca adottò il Luteranesimo come Religione di Stato (Chiesa di Danimarca) dopo il sanguinoso colpo di stato del 12 agosto 1536 (i cui metodi furono biasimati da Martin Lutero). Il luteranesimo fu poi da lui esteso anche all'Islanda (Chiesa nazionale d'Islanda): in parte nel 1541, quando il vescovo cattolico di Skálholt fu catturato da forze danesi, e totalmente nel 1550, in seguito alla decapitazione dell'ultimo vescovo cattolico, Jón Arason.

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Riforma protestante in Italia.

La riforma in Italia fu altrettanto presente come negli altri stati europei, ma qui ebbe particolari caratteristiche. Innanzitutto si affermò nelle classi colte, imbevute dello spirito umanistico e laico del Rinascimento, che vedevano nella riforma, soprattutto legata allo Zwingli e a Calvino, un'affermazione della classe borghese rispetto al tradizionalismo della Chiesa romana. Il movimento prese piede anche tra il clero sia con posizioni estremiste sia con posizioni moderate. Nel corso del XVI secolo si diffusero in Italia diversi circoli di simpatizzanti protestanti, fra i più importanti quelli di Venezia, Napoli e Ferrara. In pratica l'idea dell'Italia come "isola immune" dalla riforma religiosa del XVI secolo, è stata scardinata dalla critica storica recente e ha rivelato un movimento religioso peculiare e molto diverso dall'intransigentismo tedesco. Col procedere della reazione della Chiesa cattolica e con la Controriforma, il movimento uscì dalle ristrette cerchie intellettuali e elitarie e si propose alle masse mediante la predicazione di alcuni frati, soprattutto agostiniani, che, col procedere del Concilio di Trento, si ritrovarono via via ad appartenere a posizioni "eretiche".

Con la chiusura del Concilio di Trento e con la definitiva condanna di posizioni altrimenti moderate e, quindi, con la conseguente posizione intransigente dalla Chiesa, un numero abbastanza elevato di intellettuali e di rappresentanti ecclesiastici emigrarono in altri paesi dove tentarono di professare più o meno liberamente la loro fede. Fra questi è da ricordare l'antitrinitario Lelio Sozzini, anche per il fatto di aver dato nome a un movimento. Fu preferita come destinazione la città di Ginevra, dove, al contrario, non era diffusa la tolleranza religiosa, per cui alcuni Italiani vennero condannati al rogo dagli stessi Calvinisti. Chi restava in Italia, invece, si vide costretto ad aderire a posizioni nicodemite, cioè a professare il proprio credo religioso interiormente ma ad apparire, esternamente, come un cattolico per non essere soggetto a persecuzioni. Un esempio era in Renata di Francia presso la corte degli Estensi. Di questo movimento storico non esiste più traccia nell'Italia attuale se non per i Valdesi, movimento riformato medievale diffuso soprattutto nella Val Pellice, che nel XVI secolo aderirono al protestantesimo ispirandosi ai calvinisti ginevrini. Determinante per la diffusione della fede evangelica in Italia è stata la traduzione della Bibbia di Giovanni Diodati.

Conseguenze ed effetti della Riforma[modifica | modifica wikitesto]

I primi Stati che ufficialmente introdussero il protestantesimo tra il 1525 e il 1530

La Riforma protestante ebbe effetti dirompenti sul cristianesimo occidentale. In primo luogo andò definitivamente a rompersi quell'unità religiosa che da secoli contraddistingueva l'Europa: se l'Italia, la Spagna e la Francia rimasero a maggioranza cattolica e riconoscendo dunque il primato del papa, Svizzera, Inghilterra, Scandinavia e parte della Germania, dell'Austria, dell'Ungheria e della Boemia, avevano abbandonato Roma per seguire altre confessioni riformate. Numericamente si stima che tra i circa cinquanta milioni di abitanti che doveva contare l'Europa della prima metà del XVI secolo, circa venti milioni erano passati al protestantesimo.[24]

Tale frammentazione comportò inevitabilmente lo scoppio di guerre di religione che insanguinarono l'Europa. Particolare la situazione della Francia che ondeggiò a lungo tra cattolicesimo e protestantesimo per poi orientarsi definitivamente verso Roma alla fine del secolo sotto re Enrico IV di Francia ma solo dopo pesanti conflitti spentisi solo grazie all'Editto di Nantes. In Germania, la pace raggiunta ad Augusta, durò soltanto fino agli inizi del XVII secolo quando venne rotta dalla Guerra dei trent'anni.[24]

Il "secolo di ferro" delle guerre di religione in Europa, incisione del primo decennio del XVI secolo.

Il papato di Roma uscì profondamente indebolito dal punto di vista politico ma la spinta della Riforma contribuì ad elevarlo sul piano morale dopo il decadimento che aveva attraversato in età Rinascimentale. La decadenza del potere papale e la rottura dell'unità religiosa furono fattori che senza dubbio contribuirono al processo di affermazione degli Stati nazionali e del nazionalismo già da tempo avviato. [25]

Molti storici hanno evidenziato un influsso da parte della Riforma sulla storia economica del continente. In particolare, Max Weber e Ernst Troeltsch hanno evidenziato come la predicazione di Giovanni Calvino riguardo alla missione che Dio avrebbe affidato a tutti i singoli uomini abbia influenzato molti fedeli a dedicare tutte le loro energie per raggiungere il successo, mentre il contestuale elogio ad una vita sobria abbia limitato i consumi e quindi l'accumulo dei capitali, favorendo così l'affermarsi del capitalismo. Secondo tali teorie, non universalmente accettate, "mentre il cattolicesimo ha cercato di incanalare la vita economica dentro gli argini morali favorendo l'armonia tra le diverse classi e difendendo quelle dei meno abbienti, il protestantesimo ha incoraggiato il predominio dei ricchi".[26]

Quadro storico[modifica | modifica wikitesto]


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Péronnet, 1981, p. 129.
  2. ^ Martina, 1993, pp. 91-93.
  3. ^ Zu diesem Begriff vgl. Hans-Jürgen Goertz: Pfaffenhaß und groß Geschrei. Die reformatorischen Bewegungen in Deutschland 1517–1529, München 1987.
  4. ^ Péronnet, 1981, pp. 129-131.
  5. ^ Smolinsky, 1995, pp. 7-9.
  6. ^ Filoramo e Menozzi, 2008, pp. 6-9.
  7. ^ Martina, 1993, pp. 56-58.
  8. ^ Gustav Adolf Benrath: Wyclif, John. In: Religion in Geschichte und Gegenwart (RGG). 4. Auflage. Band 8, Mohr-Siebeck, Tübingen 2005, Sp. 1747–1750.
  9. ^ Péronnet 1981, p. 270.
  10. ^ Martina, 1993, pp. 79-81.
  11. ^ Heinrich Lutz: Reformation und Gegenreformation (= Oldenbourg Grundriss der Geschichte. Band 10). Oldenbourg, 5. Auflage München 2002, S. 17.
  12. ^ Heinrich Lutz: Reformation und Gegenreformation (= Oldenbourg Grundriss der Geschichte. Band 10). Oldenbourg, 5. Auflage München 2002, S. 21f.
  13. ^ Heinrich Lutz: Reformation und Gegenreformation (= Oldenbourg Grundriss der Geschichte. Band 10). Oldenbourg, 5. Auflage München 2002, S. 4.
  14. ^ Heinrich Lutz: Reformation und Gegenreformation (= Oldenbourg Grundriss der Geschichte. Band 10). Oldenbourg, 5. Auflage München 2002, S. 6.
  15. ^ Martina, 1993, pp. 56-58.
  16. ^ Martina, 1993, p. 107.
  17. ^ Richard Rex: Luther unter den Humanisten. In: Alberto Melloni (Hrsg.): Martin Luther. Ein Christ zwischen Reformen und Moderne (1517–2017). De Gruyter, Berlin u. a. 2017, S. 209–227, hier S. 209f.
  18. ^ Smolinsky, 1995, pp. 13-16.
  19. ^ Martina, 1993, p. 118.
  20. ^ Nepotismo in “Dizionario di Storia” – Treccani
  21. ^ A. Camera, R. Fabietti, Elementi di storia, L'età moderna, volume secondo, ed. Zanichelli, 1977, p. 53.
  22. ^ A. Camera, R. Fabietti, Elementi di storia, L'età moderna, volume secondo, ed. Zanichelli, 1977, p. 54.
  23. ^ A. Camera, R. Fabietti, op. cit. p. 55.
  24. ^ a b Martina, 1993, pp. 170-171.
  25. ^ Martina, 1993, pp. 171-173, 176.
  26. ^ Martina, 1993, pp. 179-180.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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