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Umberto Eco

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« Chi non legge a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro. »
(Umberto Eco[1])
Umberto Eco

Umberto Eco (Alessandria, 5 gennaio 1932Milano, 19 febbraio 2016[2][3]) è stato un semiologo, filosofo e scrittore italiano.

Autografo di Eco apposto all'edizione tedesca di Arte e bellezza nell'estetica medievale.

Saggista prolifico, ha scritto numerosi saggi di semiotica, estetica medievale, linguistica e filosofia, oltre a romanzi di successo.

Nel 1988 ha fondato il Dipartimento della Comunicazione dell'Università di San Marino. Dal 2008 era professore emerito e presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici dell'Università di Bologna.[4]

Dal 12 novembre 2010 Umberto Eco era socio dell'Accademia dei Lincei, per la classe di Scienze Morali, Storiche e Filosofiche.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Liceo e Azione Cattolica[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Rita Bisio e di Giulio Eco, un impiegato nelle FFSS, conseguì la maturità al liceo classico "Giovanni Plana" di Alessandria,[5] sua città natale. Tra i suoi compagni di classe, vi era il fisarmonicista Gianni Coscia, con il quale scrisse spettacoli di rivista.[6] In gioventù fu impegnato nella GIAC (l'allora ramo giovanile dell'Azione Cattolica) e nei primi anni cinquanta fu chiamato tra i responsabili nazionali del movimento studentesco dell'AC (progenitore dell'attuale MSAC). Nel 1954 abbandonò l'incarico (così come avevano fatto Carlo Carretto e Mario Rossi) in polemica con Luigi Gedda. Durante i suoi studi universitari su Tommaso d'Aquino, smise di credere in Dio e lasciò definitivamente la Chiesa cattolica;[7] in una nota ironica, in seguito commentò: "si può dire che lui [Tommaso d'Aquino] mi abbia miracolosamente curato dalla fede".[8][9]

Filosofia e cultura medievale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Pensiero di Umberto Eco.

Laureatosi in filosofia nel 1954 all'Università di Torino con Luigi Pareyson con una tesi sull'estetica di San Tommaso d'Aquino (controrelatore Augusto Guzzo), cominciò a interessarsi di filosofia e cultura medievale, campo d'indagine mai più abbandonato (vedi il volume Dall'albero al labirinto), anche se successivamente si dedicò allo studio semiotico della cultura popolare contemporanea e all'indagine critica sullo sperimentalismo letterario e artistico.

Nel 1956 pubblicò il suo primo libro, un'estensione della sua tesi di laurea dal titolo Il problema estetico in San Tommaso.

Tra i "corsari" per lo svecchiamento RAI[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1954 partecipò e vinse un concorso della RAI per l'assunzione di telecronisti e nuovi funzionari. Con Eco vi entrarono anche Furio Colombo e Gianni Vattimo. Tutti e tre abbandonarono l'ente televisivo entro la fine degli anni cinquanta. Nel concorso successivo entrarono Emmanuele Milano, Fabiano Fabiani, Angelo Guglielmi, e molti altri. I vincitori dei primi concorsi furono in seguito etichettati come i "corsari" perché seguirono un corso di formazione diretto da Pier Emilio Gennarini e avrebbero dovuto, secondo le intenzioni del dirigente Filiberto Guala, "svecchiare" i programmi. Con altri ingressi successivi, come quelli di Gianni Serra, Emilio Garroni e Luigi Silori, questi giovani intellettuali innovarono davvero l'ambiente culturale della televisione, ancora molto legato a personalità provenienti dall'EIAR, venendo in seguito considerati come i veri promotori della centralità della RAI nel sistema culturale italiano.[10]

Dall'esperienza lavorativa in RAI, incluse amicizie con membri del Gruppo 63, Eco trasse spunto per molti scritti, tra cui il celebre articolo del 1961 Fenomenologia di Mike Bongiorno.

Critica letteraria e condirezione Bompiani[modifica | modifica wikitesto]

Umberto Eco nel 2002.

Dal 1959 al 1975 fu condirettore editoriale della casa editrice Bompiani. Nel 1962 pubblicò il saggio Opera aperta che, con sorpresa dello stesso autore, ebbe notevole risonanza a livello internazionale e diede le basi teoriche al Gruppo 63, movimento d'avanguardia letterario e artistico italiano che suscitò interesse negli ambienti critico-letterari anche per le polemiche che destò criticando fortemente autori all'epoca già "consacrati" dalla fama come Carlo Cassola, Giorgio Bassani e Vasco Pratolini, ironicamente definiti "Liale", con riferimento a Liala, autrice di romanzi rosa..[11]

Carriera universitaria[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1961 ebbe inizio anche la sua carriera universitaria che lo portò a tenere corsi, in qualità di professore incaricato, in diverse università italiane: Torino, Milano, Firenze e, infine, Bologna dove ha ottenuto la cattedra di Semiotica nel 1975, diventando professore ordinario.[11] All'università di Bologna è stato direttore dell'Istituto di Comunicazione e spettacolo del DAMS, poi ha dato inizio al Corso di Laurea in Scienze della comunicazione. Infine è divenuto Presidente della Scuola Superiore di Scienze Umanistiche che coordina l'attività dei dottorati bolognesi del settore umanistico. Nel corso degli anni ha insegnato come Visiting Professor alla New York University, Northwestern University, Columbia University, Yale University, Harvard University, University of California-San Diego, Cambridge University, Oxford University, Università di São Paulo e Rio de Janeiro, La Plata e Buenos Aires, Collège de France, Ècole Normale Supérieure (Parigi). Nell'ottobre 2007 si è ritirato dall'insegnamento per limiti di età.

Studi su mass media e cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Dalla fine degli anni '50, Eco cominciò a interessarsi all'influenza dei mass media nella cultura di massa, su cui pubblicò articoli in diversi giornali e riviste, poi in gran parte confluiti in Diario minimo (1963) e Apocalittici e integrati (1964).[12] Apocalittici e integrati (che ebbe una nuova edizione nel 1977) analizzò con taglio sociologico le comunicazioni di massa. Il tema era già stato affrontato in Diario minimo, che includeva tra gli altri il breve articolo del 1961 Fenomenologia di Mike Bongiorno.

Sullo stesso tema, nel 1967 svolse a New York il seminario Per una guerriglia semiologica, in seguito pubblicato ne Il costume di casa (1973) e frequentemente citato nelle discussioni sulla controcultura e la resistenza al potere dei mass media:[13]

Significativa fu anche la sua attenzione per le correlazioni tra dittatura e cultura di massa ne Il fascismo eterno, capitolo del saggio Cinque scritti morali,[14] dove individuava le caratteristiche, ricorrenti nel tempo, del cosiddetto "fascismo eterno", o "Ur-fascismo": il culto della tradizione, il rifiuto del modernismo, il culto dell'azione per l'azione, il disaccordo come tradimento, la paura delle differenze, l'appello alle classi medie frustrate, l'ossessione del complotto, il machismo, il "populismo qualitativo Tv e Internet" e altre ancora; da esse e dalle loro combinazioni, secondo Eco, è possibile anche "smascherare" le forme di fascismo che si riproducono da sempre "in ogni parte del mondo".

In un'intervista del 24 aprile 2010 mise in evidenza la sua visione rispetto a Wikipedia, della quale Eco si definiva un "utente compulsivo", e al mondo dell'open source.[15]

Inizio degli studi semiotici[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1968 pubblicò il suo primo libro di teoria semiotica, La struttura assente,[13] cui seguirono il fondamentale Trattato di semiotica generale (1975) e gli articoli per l'Enciclopedia Einaudi poi riuniti in Semiotica e filosofia del linguaggio (1984).

Nel 1971 fondò Versus - Quaderni di studi semiotici, una delle maggiori riviste internazionali di semiotica, rimanendone direttore responsabile e membro del comitato scientifico fino alla morte. È anche stato segretario, vicepresidente e dal 1994 presidente onorario della IASS/AIS ("International Association for Semiotic Studies"). È stato invitato a tenere le prestigiose conferenze Tanner (Università di Cambridge, 1990), Norton (Università di Harvard, 1993), Goggio (Università di Toronto, 1998), Weidenfeld (Università di Oxford, 2002) e Richard Ellmann (Università Emory, 2008).

Giornali, traduzioni, dibattiti[modifica | modifica wikitesto]

Collaborò sin dalla sua fondazione, nel 1955, al settimanale L'espresso, sul quale dal 1985 al 2016 tenne in ultima pagina la rubrica La bustina di minerva (nella quale, tra l'altro, dichiarò di aver contribuito personalmente alla propria voce su Wikipedia[16]), ai giornali Il Giorno, La Stampa, Corriere della Sera, la Repubblica, il manifesto e a innumerevoli riviste internazionali specializzate, tra cui Semiotica (fondata nel 1969 da Thomas Albert Sebeok), Poetics Today, Degrès, Structuralist Review, Text, Communications (rivista parigina del EHESS), Problemi dell'informazione, Word & Images, o riviste letterarie e di dibattito culturale quali Quindici, Il Verri (fondata da Luciano Anceschi), Alfabeta, Il cavallo di Troia, ecc.

Collaborò alla collana "Fare l'Europa" diretta da Jacques Le Goff con lo studio La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea (1993). Tradusse gli Esercizi di stile di Raymond Queneau (nel 1983) e Sylvie di Gérard de Nerval (nel 1999 entrambi presso Einaudi) e introdusse opere di numerosi scrittori e di artisti. Ha anche collaborato con i musicisti Luciano Berio e Sylvano Bussotti.

I suoi dibattiti, spesso dal tono divertito, con Luciano Nanni, Omar Calabrese, Paolo Fabbri, Ugo Volli, Francesco Leonetti, Nanni Balestrini, Guido Almansi, Achille Bonito Oliva o Maria Corti, tanto per nominarne alcuni, hanno aggiunto contributi non scritti alla storia degli intellettuali italiani, soprattutto quando sfioravano argomenti non consueti (o almeno non ritenuti tali prima dell'intervento di Eco), come la figura di James Bond, l'enigmistica, la fisiognomica, la serialità televisiva, il romanzo d'appendice, il fumetto, il labirinto, la menzogna, le società segrete o più seriamente gli annosi concetti di abduzione, di canone e di classico.[senza fonte]

Grande appassionato del fumetto Dylan Dog,[17] a Eco è stato fatto tributo sul numero 136 attraverso il personaggio Humbert Coe, che ha affiancato l'indagatore dell'incubo in un'indagine sull'origine delle lingue del mondo. È stato inoltre amico del pittore e autore di fumetti Andrea Pazienza[18] che fu suo allievo al DAMS di Bologna, e ha scritto la prefazione a libri di Hugo Pratt, Charles Monroe Schulz, Jules Feiffer e Raymond Peynet. Scrisse la presentazione di "Cuore" a fumetti, di F. Bonzi e Alain Denis, pubblicata su "Linus" nel 1975.

Esordio letterario[modifica | modifica wikitesto]

Umberto Eco nel 1984

Nel 1980 Eco esordì nella narrativa. Il suo primo romanzo, Il nome della rosa, riscontrò un grande successo sia presso la critica sia presso il pubblico, tanto da divenire un best-seller internazionale tradotto in 47 lingue e venduto in trenta milioni di copie. Il nome della rosa è stato anche tra i finalisti del prestigioso Edgar Award nel 1984.

Nel 1988 pubblicò il suo secondo romanzo, Il pendolo di Foucault, satira dell'interpretazione paranoica dei fatti veri o leggendari della storia e delle sindromi del complotto. Questa critica dell'interpretazione incontrollata viene ripresa in opere teoriche sulla ricezione (cfr. I limiti dell'interpretazione). Romanzi successivi sono L'isola del giorno prima (1994), Baudolino (2000), La misteriosa fiamma della regina Loana (2004), Il cimitero di Praga (2010) e Numero zero (2015), tutti editi in italiano da Bompiani.

Nel 2012 è stata pubblicata una versione "riveduta e corretta" del suo primo romanzo Il nome della rosa, con una nota finale dello stesso Eco che, mantenendo stile e struttura narrativa, è intervenuto a eliminare ripetizioni ed errori, a modificare l'impianto delle citazioni latine e la descrizione della faccia del bibliotecario per togliere un riferimento neogotico.

Teorie della narrazione[modifica | modifica wikitesto]

Molte opere furono dedicate alle teorie della narrazione e della letteratura: Il superuomo di massa (1976), Lector in fabula (1979), Sei passeggiate nei boschi narrativi (1994), Sulla letteratura (2002), Dire quasi la stessa cosa (2003, sulla traduzione). È stato inoltre precursore e divulgatore dell'applicazione della tecnologia alla scrittura.

In contemporanea alla nomina di "guest curator" (curatore ospite) del Louvre, dove nel mese di novembre 2009 organizzò una serie di eventi e manifestazioni culturali[19], uscì per Bompiani Vertigine della lista, pubblicato in quattordici paesi del mondo.

Nel 2011 Bompiani pubblicò una raccolta dal titolo Costruire il nemico e altri scritti occasionali, che raccoglie saggi occasionali che spaziano nei vari interessi dell'autore, come quello per la narratologia e il feuilleton ottocentesco. Il primo saggio riprende temi già presenti ne Il cimitero di Praga.

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Muore nella sua casa di Milano il 19 febbraio 2016 alle ore 22:30,[2][3] a causa di un tumore del pancreas che lo aveva colpito due anni prima.[20] I funerali laici si sono svolti il 23 febbraio 2016 nel Castello Sforzesco di Milano, dove migliaia di persone si sono recate per l'ultimo saluto.[21] Sono state eseguite due composizioni alla viola da gamba e al clavicembalo: Couplets de folies (Les folies d'Espagne) dalla Suite n. 1 in re maggiore dai Pièces de viole, Livre II (1701) di Marin Marais e La Folia dalla Sonata per violino e basso continuo in re minore, op. 5 n. 12 (1700) di Arcangelo Corelli.[22]

Nel proprio testamento Eco ha chiesto ai suoi familiari di non autorizzare né promuovere, per i dieci anni successivi alla sua morte (quindi sino al 2026), nessun seminario o conferenza su di lui.[23]

 Il corpo di Eco è stato infine cremato.[senza fonte]

Profilo letterario[modifica | modifica wikitesto]

Umberto Eco nel 1987

Nei suoi romanzi, Eco racconta storie realmente accadute o leggende che hanno come protagonisti personaggi storici o inventati. Inserisce nelle sue opere accesi dibattiti filosofici sull'esistenza del vuoto, di Dio o sulla natura dell'universo.

Attratto da temi piuttosto misteriosi e oscuri (i cavalieri Templari, il sacro Graal, la sacra Sindone, ecc.), nei suoi romanzi gli scienziati e gli uomini che hanno fatto la storia sono spesso trattati con indifferenza dai contemporanei.

L'umorismo è l'arma letteraria preferita dallo scrittore di Alessandria, che inserisce innumerevoli citazioni e collegamenti a opere di vario genere, conosciute quasi esclusivamente da filologi e bibliofili. Ciò rende romanzi come Il nome della rosa o L'isola del giorno prima un turbinio variopinto di nozioni di carattere storico, filosofico, artistico e matematico.

Centrale ne Il nome della rosa è la questione del riso.

Ne Il pendolo di Foucault Eco affronta temi come la ricerca del sacro Graal e la storia dei cavalieri Templari, facendo numerosi cenni ai misteri dell'età antica e moderna, rivisitati in chiave parodistica.

Ne L'isola del giorno prima l'umanità intera è simboleggiata dal naufrago Roberto de la Grive, che cerca un'isola al di fuori del tempo e dello spazio.

In Baudolino dà vita ad un picaresco personaggio medioevale tutto dedito alla ricerca di un paradiso terrestre (il regno leggendario di Prete Gianni).

Ne La misteriosa fiamma della regina Loana riflette sulla forza e sull'essenza stessa del ricordo, rivolto, in questo caso, ad episodi del XX secolo.

Il cimitero di Praga è incentrato sulla natura del complotto e, in particolar modo, sulla storia 'europea' del popolo ebraico.

Il suo ultimo romanzo, Numero zero, riprendendo temi da sempre cari all'autore (il falso, la costruzione del complotto e delle notizie) si sofferma sulla storia italiana recente, narrando fatti realmente accaduti, ma riletti attraverso una chiave complottistica.

Contributi politici[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1971 fu tra i 757 firmatari della lettera aperta a L'Espresso sul caso Pinelli e successivamente della autodenuncia di solidarietà a Lotta Continua, in cui una cinquantina di firmatari esprimevano solidarietà verso alcuni militanti e direttori responsabili del giornale, inquisiti per istigazione a delinquere.[24]

I firmatari si autodenunciavano alla magistratura dicendo di condividere il contenuto dell'articolo. Peraltro le severe critiche di Eco al terrorismo e ai vari progetti di lotta armata[25] sono contenute in una serie di articoli scritti sul settimanale L'Espresso e su Repubblica, specie ai tempi del caso Moro (articoli poi ripubblicati nel volume Sette anni di desiderio). In effetti l'arma che ha caratterizzato l'impegno politico di Eco è diventata l'analisi critica dei discorsi politici e delle comunicazioni di massa.

Questo impegno è sintetizzato nella metafora della guerriglia semiologica dove si sostiene che non è tanto importante cambiare il contenuto dei messaggi alla fonte ma cercare di animare la loro analisi là dove essi arrivano (la formula era: non serve occupare la televisione, bisogna occupare una sedia davanti a ogni televisore). In questo senso la guerriglia semiologica è una forma di critica sociale attraverso l'educazione alla ricezione.[26] Dal 2002 partecipa alle attività dell'associazione Libertà e Giustizia, di cui è uno dei fondatori e garanti più noti, partecipando attivamente tramite le sue iniziative al dibattito politico-culturale italiano.

Il suo libro A passo di gambero (2006) contiene le critiche a quello che lui definisce populismo berlusconiano, alla politica di Bush, al cosiddetto scontro tra etnie e religioni. Nel 2011, nelle settimane delle rivolte arabe, durante una conferenza stampa registrata alla Fiera del libro di Gerusalemme, scatena una polemica politica la sua risposta a un giornalista italiano che gli domanda se condivida il paragone fra Berlusconi e Mubarak, avanzato da alcuni: "Il paragone potrebbe essere fatto con Hitler: anche lui giunse al potere con libere elezioni";[27] lo stesso Eco, dalle colonne de l'Espresso, smentirà tale dichiarazione chiarendo le circostanze della sua risposta.[28]

Eco faceva parte dell'associazione Aspen Institute Italia.[29]

Onorificenze e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze italiane[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— Roma, 9 gennaio 1996[30]
Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte
— Roma, 13 gennaio 1997[31]

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Commandeur de l'Ordre des Arts et des Lettres - nastrino per uniforme ordinaria Commandeur de l'Ordre des Arts et des Lettres
— 1985
Orden pour le Mérite für Wissenschaften und Künste - nastrino per uniforme ordinaria Orden pour le Mérite für Wissenschaften und Künste
— 1999
Premio Principe delle Asturie per la comunicazione e l'umanistica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Premio Principe delle Asturie per la comunicazione e l'umanistica (Spagna)
— 2000
Ufficiale della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale della Legion d'Onore
— 2003
Gran Croce al Merito con placca dell'Ordine al Merito di Germania - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce al Merito con placca dell'Ordine al Merito di Germania
— 2009
Commendatore della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore della Legion d'Onore
— Parigi, 13 gennaio 2012[32]

Cittadinanze onorarie[modifica | modifica wikitesto]

Lauree[modifica | modifica wikitesto]

Eco ha ricevuto 40 lauree honoris causa da università europee e americane,[33] come quella del 2014, che gli è stata conferita dall'Universidade Federal do Rio Grande do Sul, di Porto Alegre, in Brasile.[34] Nel giugno 2015 in occasione della laurea in comunicazione conferita dell'Università di Torino, Umberto Eco ha rilasciato severi giudizi sui social del web che, a suo dire, permette a qualsiasi imbecille di porsi sullo stesso piano di un vincitore del Premio Nobel.[35] Le affermazioni di Eco, a loro volta, hanno suscitato vivaci polemiche.[36][37]

Affiliazioni e sodalizi accademici[modifica | modifica wikitesto]

Umberto Eco è stato membro onorario (Honorary Trustee) della James Joyce Association, dell'Accademia delle Scienze di Bologna, dell'Academia Europea de Yuste, dell'American Academy of Arts and Letters, dell'Académie royale des sciences, des lettres et des beaux-arts de Belgique, della Polska Akademia Umiejętności (Accademia polacca della Arti), "Fellow" del St Anne's College di Oxford e socio dell'Accademia Nazionale dei Lincei.[38] Eco è stato inoltre membro onorario del CICAP.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Gli è stato dedicato l'asteroide 13069 Umbertoeco, scoperto nel 1991 dall'astronomo belga Eric Walter Elst.

Il 12 aprile 2008 è stato nominato "Duca dell'Isola del Giorno Prima" del Regno di Redonda dal Re Xavier.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Saggistica[modifica | modifica wikitesto]

Eco ha anche scritto numerosi saggi di filosofia, semiotica, linguistica, estetica:

Narrativa[modifica | modifica wikitesto]

Narrativa per l'infanzia[modifica | modifica wikitesto]

  • La bomba e il generale, illustrazioni di Eugenio Carmi, Milano, Bompiani, 1966.
  • I tre cosmonauti, illustrazioni di Eugenio Carmi, Milano, Bompiani, 1966.
  • Ammazza l'uccellino, come Dedalus, illustrazioni di Monica Sangberg, Milano, Bompiani, 1973.
  • Gli gnomi di Gnu, illustrazioni di Eugenio Carmi, Milano, Bompiani, 1992. ISBN 88-452-1885-6.
  • Tre racconti, Milano, Fabbri, 2004. ISBN 88-451-0300-5. (raccolta dei tre precedenti)
  • La storia de "I promessi sposi", raccontata da, Torino-Roma, Scuola Holden-La biblioteca di Repubblica-L'Espresso, 2010. ISBN 978-88-8371-311-8.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Umberto Eco: le frasi più celebri, dai social al terrorismo, TGcom24, 20 febbraio 2016. URL consultato il 7 marzo 2016.
  2. ^ a b Claudio Gerino, Morto lo scrittore Umberto Eco. Ci mancherà il suo sguardo nel mondo, in la Repubblica, 20 febbraio 2016. URL consultato il 22 febbraio 2016.
  3. ^ a b Massimo Delfino e Emma Camagna, Alessandria piange Umberto Eco, in La Stampa, 20 febbraio 2016. URL consultato il 22 febbraio 2016.
  4. ^ Èco, Umberto, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  5. ^ quotidiano la Stampa del 22/11/2000, p. 25.
  6. ^ Gianni Coscia: «quando suono col mio amico Umberto Eco», su genova.mentelocale.it. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  7. ^ «È il lato dolente e angoscioso di un uomo che è cresciuto nell'Azione Cattolica, che l'ha lasciata in polemica con il grande Gedda; un uomo, Eco, che ha studiato – dicono - Tommaso d'Aquino, e che un giorno se n'è uscito dalla Chiesa proclamandosi orgogliosamente ateo, o se si preferisce, agnostico.» (In Rassegna stampa cattolica: Mario Palmaro, Eco è solo un refuso, 21 settembre 2011
  8. ^
    (EN)

    « His new book touches on politics, but also on faith. Raised Catholic, Eco has long since left the church. "Even though I'm still in love with that world, I stopped believing in God in my 20s after my doctoral studies on St. Thomas Aquinas. You could say he miraculously cured me of my faith..." »

    (IT)

    « Il suo nuovo libro tratta di politica, ma anche di fede. Cresciuto nel cattolicesimo, Eco ha lasciato da tempo la Chiesa. "Anche se io sono ancora innamorato di quel mondo, ho smesso di credere in Dio durante i miei anni 20, dopo i miei studi universitari su Tommaso d'Aquino. Potete dire che egli mi ha miracolosamente curato dalla mia fede..." »

    (Articolo in Time, 13 giugno 2005)
  9. ^ Liukkonen, Petri (2003) Umberto Eco (1932–) – Pseudonym: Dedalus
  10. ^ Antonio Galdo, Saranno potenti? Storia, declino e nuovi protagonisti della classe dirigente italiana, Sperling & Kupfer, Milano
  11. ^ a b Giuseppe Antonio Camerino, ECO, Umberto, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  12. ^ Capozzi (2008)
  13. ^ a b Bondanella (2005) pp.53
  14. ^ Umberto Eco, Cinque scritti morali, Bompiani 1997, pp. 25-48
  15. ^ Intervista a Umberto Eco - Wikinotizie, it.wikinews.org.
  16. ^ Umberto Eco, Ho sposato Wikipedia?, «l'Espresso», 4 settembre 2009.
  17. ^ Ostini (1998)
  18. ^ Sclavi (1998) p. 94, citazione: "Sto leggendo un libro [In cosa crede chi non crede, N.d.R.] di Umberto Eco che mi è arrivato dall'Italia. Curioso no? Ha il mio stesso nome e il cognome è l'anagramma del mio..."
  19. ^ Italian Writer Umberto Eco is the Louvre's New Guest Curator
  20. ^ Emma Camagna, La morte di Eco, il ricordo di Gianni Coscia, in La Stampa, 20 febbraio 2016. URL consultato il 22 febbraio 2016.
  21. ^ L'ultimo saluto a Umberto Eco: "Grazie maestro", in La Stampa, 23 febbraio 2016. URL consultato il 23 febbraio 2016.
  22. ^ Marco Del Corona, «Follie di Spagna»: ecco che cos'è la musica suonata per Umberto Eco, su Corriere della Sera. URL consultato il 23 febbraio 2016.
  23. ^ Umberto Eco, la richiesta nel testamento: "Non autorizzate convegni su di me per i prossimi 10 anni", su Il Fatto Quotidiano. URL consultato il 23 marzo 2016.
  24. ^ Pinelli, Calabresi e l'eskimo in redazione, opinione.it, 30 gennaio 1997
  25. ^ Bruno Pischedda, Come leggere Il nome della rosa di Umberto Eco, Mursia, 1994 p.99
  26. ^ La struttura assente, 1968, pp. 413-18.
  27. ^ "Eco a Gerusalemme attacca il Cavaliere. È polemica", di Francesco Battistini (dal Corriere della Sera, 24 febbraio 2011) Corriere della Sera
  28. ^ Berlusconi, Hitler e io, su l'Espresso. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  29. ^ Comitato Esecutivo | Aspen Institute Italia, su www.aspeninstitute.it. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  30. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  31. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  32. ^ Umberto Eco all'Eliseo onorato da Sarkozy con Legion D'Honneur, liberoquotidiano.it. URL consultato il 14 gennaio 2012.
  33. ^ Curriculum Vitae, umbertoeco.it. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  34. ^ Unibo e Brasile: Laurea ad honorem a Umberto Eco, magazine.unibo.it. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  35. ^ Umberto Eco contro i social: "Hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli", su Il Fatto Quotidiano. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  36. ^ Il problema di Umberto Eco con internet, su Il Post. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  37. ^ Imbecilli e non, tutto il mondo è social, su LaStampa.it. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  38. ^ Serena Vitale e Umberto Eco entrano nell'Accademia dei Lincei, 12 novembre 2010, Il Giornale.

Riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

Opere:

Film

Bibliografia critica[modifica | modifica wikitesto]

  • Teresa de Lauretis, Umberto Eco, Firenze, La Nuova Italia, 1981.
  • Patrizia Magli et. al. (a cura di), Semiotica: Storia Teoria Interpretazione. Saggi intorno a Umberto Eco, Milano, Bompiani, 1982.
  • Richard Ellmann, Murder in the Monastery?, in The New York Review of Books, nº 12, luglio 1983.
  • Alfredo Giuliani, «Scherzare col fuoco» in Autunno del novecento, Milano, Feltrinelli, 1984.
  • Renato Giovannoli (a cura di), Saggi su «Il Nome della Rosa», Milano, Bompiani, 1985.
  • Luigi Bauco; Francesco Millocca, Dizionario del «Pendolo di Foucault», Milano, Corbo, 1989.
  • Jean-Jacques (a cura di) Brochier, Umberto Eco. Du semiologue au romancier, in Le Magazine Littéraire [inserto speciale], nº 262, febbraio 1989.
  • Manlio Talamo, I segreti del Pendolo, Napoli, Simone, 1989.
  • Francesco Pansa; Anna Vinci, Effetto Eco, Roma, Nuova Edizione del Gallo, 1990.
  • Margherita Ganeri, Il «caso» Eco, Palermo, Palumbo, 1991.
  • Walter Pedullà, «L'utilitaria di Eco» in Le caramelle di Musil, Milano, Rizzoli, 1992, pp. 236-243.
  • Salman Rushdie, «Umberto Eco» in Imaginary Homelands: Essays and Criticism 1981-1991, Londra, Penguin, 1992.
  • Bruno Pischedda, Come leggere «Il nome della rosa» di Umberto Eco, Milano, Mursia, 1994.
  • Furio Colombo, «L'isola del giorno prima», in La rivista dei libri, IV, nº 10, ottobre 1994, pp. 4-8.
  • Peter Bondanella, Umberto Eco and the open text. Semiotics, fiction, popular culture, Cambridge, Cambridge University Press, 1997.
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