John Wyclif

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
John Wyclif

John Wyclif o Wycliffe (Ipreswell, 1320Lutterworth, 31 dicembre 1384) è stato un teologo britannico.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nasce nello Yorkshire da un casato di antico lignaggio che esercitava notevole influenza sul comprensorio di Wycliffe-on-Tees. Studia presso il The Queen's College dell'Oxford ottenendo il baccellierato e il magistero Magister artium in filosofia e baccellierato e dottorato in teologia; insegna al Balliol College ed è direttore del Canterbury College; deposto nel 1367 invano fa ricorso a Urbano V. Nel 1370 iniziano i suoi dubbi sulla transustanziazione. Due anni dopo entra al servizio di Giovanni di Gand, figlio di Edoardo III, che lo protegge contro i procedimenti ecclesiastici. Ma entra in rottura con la corte per le sue idee sull’eucaristia, per le continue condanne e il suo atteggiamento ambiguo nella rivolta dei contadini del 1381. Si ritira nella sua parrocchia di Lutterworth dove muore il 31 dicembre 1384. Il Concilio di Costanza lo riconobbe quale ispiratore delle tesi eretiche sostenute da Jan Hus, condannato al rogo dal medesimo concilio: pertanto, non potendo essere colpito dalla stessa pena (essendo morto da quasi cinquant'anni), nel 1428 i suoi resti vennero riesumati, bruciati e dispersi nel fiume Swift, nei dintorni di Lutterworth.

Gli scritti[modifica | modifica sorgente]

Nei suoi scritti e nel suo atteggiamento Wyclif mostra una tendenza estremista, un carattere ostinato e litigioso. Esprime con ostinazione la sua ostilità alla Chiesa esistente e istituzionale. La prima opera di un certo contenuto è il De civili dominio (ca. 1376), di cui 18 proposizioni sono condannate da Gregorio XI nel 1377, che richiede l'arresto del Wyclif; ma è protetto dalla regina madre.

Tra il 1378 e il 1379 pubblica una decina di opere che contengono il suo pensiero. Le opere successive ripetono tali contenuti raggiungendo posizioni estremiste e radicali. Tra le principali opere: De veritate scripturae, De Ecclesia, De officio Regis, De potestate papae, De Eucharistia, De apostasia.

Le condanne sono ripetute, da quella di Gregorio XI a quelle del Concilio di Costanza (1415). In Inghilterra è condannato nel 1381 per la dottrina eucaristica; nel 1382 dal Sinodo dei Domenicani (24 proposizioni); nel 1397 dall'arcivescovo di Arundel (18 proposizioni del Trialogus). Fuori dall'Inghilterra è condannato a Praga nel 1403, a Roma nel 1413.

Il contesto storico[modifica | modifica sorgente]

Il contesto storico è quello della Chiesa inglese. C'erano tensioni tra Avignone e la Corona inglese a causa del pesante fiscalismo, delle riserve e delle annate, per cui l'autorità e l'attività della Santa Sede non poteva essere esercitata nel migliore dei modi.

L’alto clero inglese era ricco, assenteista dal punto di vista pastorale, ignorante in teologia. Anche il clero medio era in massima parte assenteista. Le misure contro questa situazione trovarono notevoli ostacoli. Enorme poi era il numero dei chierici (1 chierico ogni 65 abitanti). Inoltre la Chiesa inglese era la più ricca della cristianità (quasi 1/3 del territorio regio era in mano alla Chiesa). Gli Ordini religiosi sono in crisi. Wyclif non vede di buon occhio i monaci ricchi, potenti e influenti, e non stima neppure i mendicanti, che lui chiama "sette nuove".

Il popolo è sì devoto, ma solo esteriormente (pellegrinaggi, culto delle reliquie e delle indulgenze).

Il pensiero[modifica | modifica sorgente]

Tendenza riformatrice[modifica | modifica sorgente]

John Wyclif in un dipinto di Ford Madox Brown

Coloro che simpatizzano per il pensiero di Wyclif riconoscono in lui un prototipo positivo di riformatore. Tuttavia i propositi di Wyclif non ebbero successo, in quanto le riforme da lui proposte erano unite a errori ecclesiologici ed eucaristici e a polemiche violente. Certo è che Wyclif, nella sua critica alla Chiesa del tempo, allo sviluppo centralizzato del papato avignonese e alla situazione istituzionale della Chiesa con gli abusi connessi, aveva ben individualizzato il sistema da correggere e le deviazioni da eliminare:

  • la separazione del clero dallo Stato
  • la correzione del sistema beneficiale
  • la riforma del clero (attenzione all'aspetto pastorale).

L'ideale a cui ispirarsi è la Chiesa apostolica o comunque precostantiniana. Wyclif prende anche come punto di riferimento un archetipo di Chiesa (eterna, immutabile, esistente in Dio) che non dipende dalla Chiesa esistente. Il risultato è che per Wyclif la Chiesa (come anche la Bibbia) è una specie di idea platonica eterna. Da questo presupposto era dunque facile arrivare alla conclusione che la Chiesa del tempo non aveva valore, perché non corrispondeva all'archetipo immaginato. Wyclif proponeva anche riforme concrete contro la decadente devozione e contro la decadente vita del clero, mettendo come punto di riferimento il Vangelo.

Visto da prospettiva cattolica, il pensiero di Wyclif appare inaccettabile poiché Wyclif, con le sue idee, si pone al di sopra della tradizione della Chiesa e al di sopra del magistero. Secondo la dottrina cattolica ciò costituisce un atto di superbia, in quanto è la Chiesa ad essere depositaria delle interpretazioni adeguate secondo le quali accostarsi ai testi sacri, mentre una lettura libera risulta fuorviante e fonte di opinioni del tutto personali, quando non di veri e propri errori, tacciabili di eresia.

Ecclesiologia[modifica | modifica sorgente]

Il Vangelo tradotto da John Wyclif, copia della fine del XIV secolo, Folio 2v del Manoscritto Hunter 191 (T.8.21)

Nell'ecclesiologia Wyclif mostra ciò che per allora, poteva essere considerato estremismo e rigidità di pensiero.

La Bibbia non è solo il fondamento della fede, ma anche l'unica vera e assoluta verità. È parola di Dio, vera in se stessa, che contiene tutta la verità che si può conoscere (anche nella sua espressione letterale): essa perciò va presa così com'è. È il parametro di ogni conoscenza e di ogni condotta: da qui la conseguenza che solo ciò che è conforme alla Bibbia è vero (In effetti anche Gesù la pensava così; il vangelo di Giovanni (17:17) riporta la sua frase: "Santificali per mezzo della verità, la tua parola è verità).

Questo principio non equivale al Sola Scriptura di Lutero, perché Wyclif ammette l'interpretazione dei Padri (soprattutto Agostino) e dei Dottori recenti (Anselmo, Ugo di San Vittore). Però per Wyclif la Scrittura e la Tradizione vanno assunti individualmente, non attraverso la Chiesa e il suo magistero.

La vera chiesa, per Wyclif, si basa sulla divisione agostiniana tra Città celeste e Città terrena che lui trasforma in una divisione reale e non simbolica come in Agostino: da una parte i salvati e dall'altra i dannati.

  • La vera Chiesa è la universitas praedestinatorum, composta dagli eletti da Dio ab aeterno e gratuitamente: per cui non possono perdersi. Possono peccare mortalmente, ma hanno la grazia della predestinazione che non si può perdere e che li salverà. La vera Chiesa è là ove ci sono gli eletti. Egli distingue tre parti: la chiesa trionfante in cielo, la chiesa dormiente in purgatorio e la chiesa militante in terra. Infine Cristo è capo solo della Chiesa, non di tutti gli uomini.
  • All'opposto ci sono i dannati, destinati alla dannazione anche se vivono periodi di grazia. Hanno come capo l'Anticristo e sono suddivisi in infedeli, eretici e non eletti.

Conseguenze:

  • la vera Chiesa è quella degli eletti, la Chiesa invisibile (in quanto i predestinati non si possono conoscere, solo Dio lo sa)
  • deprezzamento dei mezzi visibili di santificazione (ossia i Sacramenti); Wyclif non nega mai la loro necessità, ma ne diminuisce l'azione santificante in quanto è Dio che rimette direttamente i peccati all'eletto
  • non conoscendo chi siano i predestinati e i dannati, ne deriva che anche papa e vescovi possono essere dannati e perciò non hanno alcun potere nella Chiesa e non si deve loro obbedienza (rifiuto assoluto della gerarchia visibile sul piano giurisdizionale); il rifiuto della gerarchia è motivato dal fatto che Cristo non ha concesso nessun potere agli Apostoli, ma da loro ha richiesto solo povertà, umiltà e carità
  • povertà e umiltà erano per Wyclif i segni visibili necessari nella gerarchia, garanzia di autenticità cristiana; ricchezza e fasto invece sono segni dell'Anticristo (per questo rifiuta la Chiesa esistente nel suo tempo); la povertà è la suprema virtù cristiana (come i Francescani Spirituali), fondamento della carità.

Il Papato[modifica | modifica sorgente]

Le idee di Wyclif sul Papato sono fortemente condizionate dal Papato della sua epoca, quello della Cattività avignonese. Inoltre la negazione del Primato papale arriva solo negli scritti seguenti lo Scisma d'Occidente del 1378.

Dopo lo Scisma Wyclif cerca di dimostrare che non c'è la necessità di un papa nella Chiesa, che non esiste un primato romano e nemmeno un potere dei cardinali per eleggere il papa.

  • Prova teologica. Ogni potere spirituale nella Chiesa deriva direttamente da Dio senza alcuna mediazione (il papa allora non può concederlo né esercitarlo e nemmeno revocarlo). Solo Dio può autorizzare l'esercizio del potere spirituale, può concedere la grazia, lo Spirito e il perdono: l'autorità del papa in ordine alla salvezza non è necessaria e non gli si deve obbedire quando riceve il potere dagli uomini. Inoltre la pretesa dei cardinali di eleggere il papa è vana, in quanto solo Dio elegge il predestinato.
  • Prova esegetica. Nel testo di Matteo 16,18, la pietra non è riferita a Pietro ma a Cristo. Il primato poi è personale, concesso solo a Pietro e non trasmissibile.
  • Prova storica. Nell'ottica della Pentarchia, il patriarca di Roma ha solo una giurisdizione limitata, non universale. La colpa è di Costantino che nella sua donazione ha voluto che il vescovo di Roma si chiamasse papa. Poi è assurdo che il papa rivendichi un primato solo perché Pietro è morto a Roma. Al limite il papa, se santo e caritatevole, può esercitare una funzione direttiva. Lo Scisma d'Occidente dimostra: 1. che il papato non è necessario ed è meglio il regime collegiale della chiesa primitiva; 2. che la Chiesa starebbe meglio senza papa e cardinali; 3. che con lo scisma Cristo ha spaccato la testa dell'Anticristo, mettendo una parte contro l'altra.

Non riconosciuta la validità della Chiesa visibile, della sua funzione mediatrice e del suo potere giurisdizionale, l'unico potere valido visibile rimasto era quello civile. Allo Stato (come Marsilio da Padova) Wyclif attribuisce poteri enormi anche in ambito ecclesiastico. E soprattutto il potere di riformare la Chiesa. Il re è il vero vicario di Cristo che deve essere da tutti ubbidito, anche se è peccatore e ingiusto: può sempre governare bene e comunque spetta a Dio deporlo.

L’eucaristia[modifica | modifica sorgente]

Cremazione dei resti di John Wyclif

Le tesi eucaristiche di Wycliffe costituirono il suo distacco definitivo dalla gerarchia e gli attacchi dei Religiosi. Egli ammette la presenza reale di Cristo nel pane e nel vino consacrati. Ma questa presenza è solo spirituale: cioè Cristo è presente solo spiritualmente, coesiste con la sostanza del pane e del vino, che è indistruttibile in quanto realizzazione contingente dell'archetipo esistente eternamente in Dio; inoltre gli accidenti non possono sussistere senza la sostanza (per cui è negata la transustanziazione).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Liana Bertoldi Lenoci, Il cristianesimo di John Wyclif. Le trentatré tesi sulla povertà di Cristo, Bari, Milella, 1979;
  • John Wyclif e la tradizione degli studi biblici in Inghilterra. Atti del Convegno tenuto a Genova nel 1984, Genova, Il melangolo, 1987, (pubblicazione dell'Università degli studi di Genova, Facoltà di lettere e filosofia, Dipartimento di lingue e letterature straniere moderne, Sezione di anglistica);
  • John Wyclif, logica, politica, teologia. Atti del Convegno internazionale, Milano, 12-13 febbraio 1999, a cura di Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri e Stefano Simonetta, Tavarnuzze, Impruneta, SISMEL Edizioni del Galluzzo, 2003;

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 68939042 LCCN: n79060439