Grazia (teologia)

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In ambito religioso, grazia è una benevolenza che Dio o - nei sistemi religiosi politeisti - una divinità manifesta verso l'essere umano, come un sovrano si volge con favore verso un membro del suo popolo e gli concede doni, non perché tenuto a farlo, ma perché liberamente vuole e sceglie di farlo. Una grazia indica pure un favore particolare concesso da Dio o da una divinità.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Nel greco, le due parole, gioia e grazia (chará e cháris, da cui in latino: carus= ti saluto, ad inizio lettera; in italiano: carisma, carita'), sono formate dalla stessa radice.

Chaire e' il saluto dell'Arcangelo Gabriele nel testo greco originale dell'Annunciazione a Maria (Vangelo di Luca), tradotto poi nella relativa preghiera.

Grazia nella Bibbia[modifica | modifica wikitesto]

Antico Testamento[modifica | modifica wikitesto]

La grazia nell'Antico Testamento è denotata da termini precisi, mentre è molto più tardiva la comprensione del suo significato teologico, così come dello stesso Mistero Trinitario.

La "grazia" può essere intesa prevalentemente come Unzione di un Re (Davide, Salomone, ecc.) , e come dono di amore gratuito elargito da un Dio fedele, chiamato anche Signore degli Eserciti, che non tradisce il suo popolo eletto.

Nell'Antico Testamento si usano due parole di base per indicare l'idea della misericordia e del favore di Dio: chesed (ad es. in Lamentazioni3,22) e, più importante ancora, chen (Genesi 33,8, 33,10, 33,15; Geremia 31,2).

Si parla così di persone che hanno trovato grazia davanti a Dio (Noè, Genesi 6,8;Mosè, Esodo33,12-17; Davide, 2 Samuele15,25).

Il più grande atto di grazia, però, è quello di aver scelto Israele come Suo popolo ed aver stipulato con esso un'alleanza (Esodo 34,6; Isaia63,7-9; Salmi 103,8), e di conservarlo tale nonostante le sue trasgressioni. Ecco perché anche il peccatore che si ravvede può fare appello alla sua grazia (Salmi 51,1). Attraverso l'Antico testamento ricorre il pensiero che Dio vuole salvare e non distruggere. La grazia è, così, la volontà di Dio di salvare la creatura umana dalle conseguenze temporali ed eterne del peccato.

Nuovo Testamento[modifica | modifica wikitesto]

Nel Nuovo Testamento le due parole equivalenti che la indicano sono eleos (es. Romani 9,15-18), e charis (es. 1 Corinzi 1,4). Qui ritroviamo i due significati essenziali di grazia nell'Antico Testamento: favore, gentilezza, bontà; oppure atto o atteggiamento di misericordia di Dio verso la creatura umana.

Come favore in senso generale (Luca 2,52; Atti 2,47; Romani 1,7; 1 Corinzi 1,3; 2 Corinzi 1,2; Galati 1,3; Efesini 1,2; Filippesi 1,2; Colossesi 1,2; 1 Tessalonicesi 1,1; 2 Tessalonicesi 1,2; Filemone 3) unito spesso a "pace" e "misericordia". In alcuni passi indica il successo di qualcosa fatto in nome di Dio (Atti 11,23; 7,10).

In Luca 12:15, troviamo uno dei pochi passi dove Gesu' parla dei beni materiali: «State attenti e guardatevi da ogni avarizia; perché non è dall'abbondanza dei beni che uno possiede, che egli ha la sua vita>>, confrontabile con la narrazione della Sua nascita, in una umile e semplice mangiatoia, come per le altre due persone piu' in grazia di Dio: Maria e Giuseppe[1].

Il termine grazia ricorre nel suo significato specifico soprattutto nelle epistole dell'isapostolo Paolo. Possiamo descriverlo in alcuni concetti.

La "grazia" di Dio verso gli uomini che hanno accettato Gesù come personale salvatore, apre i cieli con un favore di accettazione e di adozione concedendo il beneficio di ogni risorsa necessaria per l'anima dell'uomo ma anche per le risorse terrene.

  1. La potenza di Dio che si manifesta con generosità verso la creatura umana: è grazia sovrabbondante (2 Corinzi 9,14) che determina la generosità che i credenti, a loro volta, devono manifestare. Per questo l'isapostolo Paolo può dire della propria esperienza personale:
« ...per la grazia di Dio io sono quello che sono; e la grazia sua verso di me non è stata vana; anzi, ho faticato più di tutti loro; non io però, ma la grazia di Dio che è con me. »   (1 Corinzi 15,10))

È la grazia di Dio che distribuisce alla comunità cristiana doni da usarsi nel servizio di Dio e degli altri (Efesini 3,7). L'apostolo Pietro afferma:

« Come buoni amministratori della svariata grazia di Dio, ciascuno, secondo il carisma che ha ricevuto, lo metta a servizio degli altri. »   (1 Pietro 4,10)
  1. Grazia e salvezza. Nell'Antico Testamento la grazia di Dio aveva come presupposto l'alleanza fra Dio e il popolo eletto (espresso nella legge del Sinai). Nel Nuovo Testamento, di conseguenza, la grazia esprime un'alleanza fra Dio e la creatura umana nell'opera compiuta da Cristo. Sorge così la nuova espressione "la grazia del nostro Signore Gesù Cristo". Non è chiaro quanto questa espressione comporti una concezione giuridica precisa. È certo, però, come essa indichi la presenza benefica e l'opera del Cristo (Cfr. Romani 16,20-24; 1 Corinzi 16,23; 2 Corinzi 13,13; Filippesi 4,23; 1 Tessalonicesi 5,28; Apocalisse 22,21). L'amore e l'iniziativa divina raggiungono la sua manifestazione più grande nella Persona e nell'opera di Gesù Cristo (2 Corinzi 8,9; Filippesi 2,6 ss). Nel sinodo di Gerusalemme Pietro afferma:
« Noi crediamo che siamo salvati mediante la grazia del Signore Gesù. »   (Atti 15,11))

La grazia della salvezza ci è stata accordata per merito dell'opera che Gesù Cristo ha compiuto a nostro favore (2 Timoteo 1,9; 2,1). Il prologo del vangelo secondo Giovanni fa una simile affermazione:

« E il Verbo si fece carne e venne ad abitare fra di noi, colmo di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di Unigenito dal Padre. (...) Infatti, dalla Sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia"». Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo. »   (Giovanni 1,14-17)
  1. La grazia e la fede. In Atti 18,27 si afferma che la fede in Cristo è uno degli effetti della grazia di Dio, un Suo dono. Nell'epistola ai Romani il binomio grazia-fede viene affermato contro il legalismo israelita. Grazia è l'intervento gratuito di Dio, non ha altra ragione che l'amore di Dio:
« ...ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù »   (Romani 3,24)
« Perciò l'eredità è per fede, affinché sia per grazia. »   (Romani 4,16))

La fede introduce la creatura umana nella grazia di Dio:

« ...mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l'accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi; e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio. »   (Romani 5,2))

Non è più un rapporto che dipende dall'osservanza della legge di Dio (Romani 6,14; 11,6) ma si basa sulla fiducia riposta nell'opera compiuta da Cristo.

  1. La grazia e il peccato. La grazia indica un perdono che rigenera spiritualmente la creatura umana che ad essa si affida. Il contrario del peccato non è la virtù ma la grazia. È la grazia che risana la malattia mortale di cui è affetta la creatura umana:
« La legge poi è intervenuta a moltiplicare la trasgressione; ma dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata (...) Che diremo dunque? Rimarremo forse nel peccato affinché la grazia abbondi? »   (Romani 5,20;6,1)

Dimenticare che questo dipende dall'opera di Cristo e pretendere che essa dipenda dalla nostra ubbidienza significa scadere dalla grazia:

« Voi che volete essere giustificati dalla legge, siete separati da Cristo; siete scaduti dalla grazia. »   (Galati 5,4))

Lo scopo della grazia è quello di formare la creatura umana affinché si comporti secondo giustizia:

« ...affinché, come il peccato regnò mediante la morte, così pure la grazia regni mediante la giustizia a vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. »   (Romani 5,21)
  1. La grazia e l'elezione. La grazia è collegata ad un preciso piano di Dio secondo il quale è Lui a suscitare i credenti. Si tratta di un mistero che va altre alla ragione umana. L'inizio della fede come pure la sua continuità dipende da questo piano:
« ... Così anche al presente, c'è un residuo eletto per grazia. »   (Romani 11,5)

L'elezione, o predestinazione è connessa con una vocazione viva e continuamente incarnata.

Si può "crescere nella grazia" (2 Pietro 3,18) e diventare coeredi della grazia della vita eterna (2 Pietro 3,7).

Grazia nel Cattolicesimo[modifica | modifica wikitesto]

La Grazia è un dono profuso gratuitamente (vocazione) da Dio e infuso nell'anima dell'uomo dallo Spirito Santo Dio, che lo rende in anima e corpo partecipe della vita divina; ciò avviene grazie alla remissione dei peccati e attraverso i doni elargiti all'uomo dallo Spirito Santo. Nel Battesimo si riceve la Grazia santificante (o deificante), che diventa l'inizio del rapporto filiale tra Dio e l'uomo.
Grazia "Deificante" intesa nel senso che l'uomo creato libero da Dio, a Sua immagine e somiglianza, non potrà mai né essere né creare un secondo Dio, e rendersi indipendente dal suo Creatore, mentre al contrario in ogni momento della vita terrena, può meritarsi con parole ed opere di essere ammesso da Dio a partecipare pienamente e perfettamente al vivere ordinato delle Tre divine Persone.
Infine, Rapporto filiale nel senso che Dio opera nell'uomo attraverso la grazia solo ed esclusivamente se l'uomo risponde alla chiamata di Dio. Questa è la prima delle grazie sacramentali, che sono i doni elargiti nei differenti sacramenti.

Nella teologia cattolica, l'espressione stato di grazia (o grazia di Dio, o grazia abituale) indica specificamente la condizione dell'assenza di peccato, o più comunemente la disposizione di un uomo a vivere permanentemente secondo le norme di vita Cristiana, nell'amore per Dio e per gli altri uomini. Chi muore in stato di grazia ottiene la salvezza eterna e accede al Paradiso (eventualmente dopo un periodo di Purgatorio).

Quando un fedele perda lo stato di grazia, lo può riottenere attraverso il sacramento della Confessione o Penitenza (o Riconciliazione), nel quale tutti i peccati commessi vengono perdonati da Dio. Si parla in questo caso di grazie attuali, che sono quegli interventi di Dio all'inizio e alla fine della conversione. Una grazia inoltre può essere materiale, ad esempio la guarigione da una malattia, o spirituale, come la cosiddetta conversione del cuore.

La Grazia viene intesa da alcuni teologi anche come la Persona stessa dello Spirito Santo, o meglio come ciò che da Esso emana. Le Tre divine Persone, infatti, preesistevano da sempre al tempo della Creazione che è contingente, ragione per la quale lo Spirito Santo Dio (immutabile nel tempo) non può identificarsi solamente con un Suo Atto di Grazia verso il creato, poiché è esistito e sempre potrebbe esistere anche senza alcuna creazione. La Grazia al genere umano è l'operare che segue (operari sequitur esse) il Suo essere divino, sempre munito e Creatore dei carismi che a noi sono donati gratuitamente, per imitare Gesù Cristo Dio ed essere Suoi degni servitori nei doveri verso il prossimo.

La terza Persona della Santissima Trinità già nella Bibbia ebraica viene infatti chiamata con il nome femminile di Ruah. Per approfondimenti vedi il tema: GRAZIA - RUAH - PERSONA - SPOSA.

Nel Cristianesimo cattolico, i fedeli possono chiedere ''grazie'' attraverso la preghiera, sia rivolgendosi direttamente a Dio, sia invocando l'intercessione di un santo (in special modo di Maria). Infine ogni uomo è dotato di grazie speciali (o Carismi), doni gratuiti più o meno eclatanti, dalla compassione a varie capacità (es. parlare lingue sconosciute -xenoglossia-, come successe agli Apostoli il giorno di Pentecoste, ecc.). Grazie sono associate, secondo la tradizione religiosa, in particolare alla recita del Santo Rosario.

Grazia nel Protestantesimo[modifica | modifica wikitesto]

Nel Luteranesimo o Protestantesimo, sorto in polemica col vecchio pelagianesimo ed il nuovo semipelagianesimo, il concetto di grazia è soprattutto giuridico. Nella sua pessimistica visione dell'essere umano, essa presuppone che questi sia un trasgressore della legge di Dio ed un ribelle alla Sua autorità, e quindi meritevole di essere condannato da Dio senza appello. Ogni essere umano è in condizione di peccato e quindi sottoposto all'ira di Dio.

« ... poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio »   (Romani 3,23)

e destinato all'eterna separazione da Lui. Dio, però, non solo è giusto (onora fino in fondo la Sua giustizia), ma è anche misericordioso. Per questo Egli ha deciso di concedere la Sua grazia, cioè il Suo perdono dalla pena che meritiamo (in poche parole una "immeritata benignità") a tutti coloro che credono in Gesù il Cristo. Giovanni afferma:

« Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque creda in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Dio infatti non ha mandato il proprio Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma affinché il mondo sia salvato per mezzo di lui. »   (Giovanni 3,16-17)

Dio Padre può fare questo dopoché il Suo Figlio Gesù, il biblico Messia, morendo in croce, ha pagato il prezzo della giustificazione, cioè la liberazione dalla colpa dei Progenitori (peccato originale), per l'intera l'umanità. Quindi Dio concede a tutti il dono del ravvedimento e della fede in Cristo, e quindi della loro totale riabilitazione davanti a Lui, frutto appunto solo della Sua grazia. La lettera di San Paolo agli Efesini afferma:

« Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio, non per opere, perché nessuno si glori. »   (Efesini 2,8-9)

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