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Báraka

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Il termine bàraka (in arabo: بركة ‎) - che può essere un nome proprio di persona - significa "grazia" e può quindi essere tradotto con "benedizione".
La bàraka può riguardare persone, luoghi o cose, come nel Cristianesimo, e può riferirsi a particolari azioni o circostanze.

Nel Sufismo[modifica | modifica wikitesto]

La baraka, segno distintivo della grazia divina elargita a un buon musulmano, viene considerato nel Sufismo trasmissibile da parte di un profeta o di un "sant'uomo"[1] (walī), ma anche di un Maestro di una tarīqa a un suo discepolo (murīd).

Le modalità di trasmissione sono di ordine eminentemente fisico ma esse possono variare da confraternita a confraternita: dal semplice tocco a forme più estreme di contatto. Sovente tale passaggio è sottolineato dalla consegna all'allievo della khirqa del Maestro, che sottolinea in tal modo l'esistenza di una legittima catena di trasmissione (silsila) di santità.
Un modo non fisico di acquisizione della baraka può essere invece costituito in alcuni casi dalla pia visita (ziyāra) a luoghi di sepoltura, mausolei e altri monumenti funebri di particolari e rinomati walī.

Modi colloquiali di dire[modifica | modifica wikitesto]

Un modo di ringraziare, nei paesi a maggioranza musulmana, è l'espressione araba baraka Allāhu fīki che sta per "Iddio ti benedica", cui in generale si risponde al-ḥamdu li-llāhi, cioè "lode a Dio", che equivale a "bene, grazie".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il concetto di santità, inteso come capacità di un uomo d'intercedere presso Allah in favore di un altro essere umano è del tutto assente nell'Islam, eccezion fatta per Maometto.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]