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Allah

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Allāh scritto in caratteri arabi
Una parte dei 99 nomi di Allāh. Particolare della Moschea di Abu Dhabi

Allah (in arabo: ‎, Allāh) è la parola araba per Dio. Nella religione islamica Allah è il nome con cui Dio definisce se stesso nel Corano. Di conseguenza, visto il valore veicolare della lingua araba per la cultura islamica, è questo il nome prevalentemente usato per indicare la divinità Una e Unica nei paesi di lingua araba e in tutto il mondo musulmano.[1]

Origine del termine[modifica | modifica wikitesto]

Il termine deriva linguisticamente dalla radice arabo-semitica ʾ-l-h, che indica la generica "divinità" (in arabo "al-ilāh"), unita all'articolo determinativo arabo al.[2] La parola Allāh è passato in italiano ad indicare il "Dio Uno e Unico" della religione musulmana.

Occorre ricordare che in un passaggio del Corano risulta che questo sia uno dei due nomi con cui la divinità chiama se stesso (l'altro è al-Ramān, letteralmente traducibile come "il Misericordioso"). Da ciò la preferenza di alcuni studiosi e di vari musulmani per il mantenimento dell'originale nome arabo.

Già in epoca preislamica (jāhiliyya) il nome Allāh era impiegato per indicare un'importante divinità di un pantheon politeista; nello specifico, i pagani associavano ad Allāh compagne, figli e figlie.

La radice etimologica è la stessa dell'ebraico e biblico Elohim, Eloah, Elia.

Un'altra ipotesi[3], derivata dallo studio dei graffiti e iscrizioni nell'Arabia meridionale, considera Allah la pronuncia arabo - orientale di Hu - bal, cioè "il bal", cioè "il Signore", Baal, la divinità semitica già nominata nella Bibbia.

Secondo Francis Edward Peters, «...il Corano insiste, i musulmani credono e gli storici sostengono che Maometto e i suoi successori seguono lo stesso dio dei Giudei. (29:46). L'Allah del Corano è lo stesso Dio creatore in cui credeva Abramo».[4] Peters rileva che il Corano descrive Allah come una divinità ancora più trascendente dello Yahvè degli Israeliti e come il Dio di tutti gli uomini che lo seguono, una divinità universale, non legata al solo Popolo Eletto.

Nel Corano[modifica | modifica wikitesto]

Per il Corano, Allāh è invece il benevolo Creatore ex-nihilo dell'universo, riassumibile nella ricorrente espressione Khāliq al-samāwāt wa l-arḍ, "Creatore dei cieli e della Terra" e giudice dell'umanità, eterno, onnipotente, onnisciente, totalmente libero, misericordioso e benevolo con le Sue creature, dio personale e di solo Spirito, assolutamente trascendente e non comparabile con nessuna delle Sue creature, inconoscibile dagli uomini se non per mezzo della rivelazione dei testi profetici e della loro interpretazione. La tradizione islamica gli riconosce 99 "bei nomi" (o al-asmāʾ al-ḥusnā), che servono poi a formare nomi teofori assai diffusi nell'onomastica araba quando siano preceduti dal termine ʿabd (servo di): ʿAbd Allāh, ʿAbd al-Raḥmān, ʿAbd al-Raḥīm, ʿAbd al-Nāṣir, ʿAbd al-Majīd, ecc. Ognuno di questi nomi evoca una sua diversa caratteristica o attributo, come al-Raḥmān (il Misericordioso) o al-Raḥīm (il Compassionevole), e tutti si riferiscono ad Allāh, cioè il nome supremo che comprende tutti gli altri.

Allah avrebbe rivelato ad Adamo, il primo uomo, la Sua volontà, additandogli i suoi doveri. Conoscere tali voleri Allah avrebbe reso Adamo il primo profeta perché egli avrebbe poi riportato quanto rivelatogli alla sua discendenza. L'obbedienza al volere divino sarebbe stata ricompensata da Dio con il premio eterno del Paradiso mentre la sua disubbidienza sarebbe stata punita con l'Inferno, ed entrambe le cose sarebbero determinate in via definitiva nel corso di un futuro Giorno del Giudizio (yawm al-dīn) alla fine dei tempi.

Tale Rivelazione sarebbe stata nuovamente trasmessa ad altri uomini prescelti, i profeti, che talora avrebbero assolto la funzione di inviati di Dio presso le nazioni del mondo. Il loro numero sarebbe altissimo e in questo lungo elenco sarebbero compresi tutti i profeti antico-testamentari, dal momento che anche la Tōrāh è considerato ciò che resta, sia pur alterato, d'una originaria piena Rivelazione divina. Lo stesso Gesù Cristo è considerato un profeta inviato da Allah, per importanza secondo a Maometto, e anche il Nuovo Testamento è in buona parte ritenuto verità divina rivelata.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Gesù nell'Islam.

Il fluire del tempo, coi suoi inevitabili oblii, e l'azione talora ostile degli uomini avrebbe provocato la riproposizione sempre identica nei contenuti della Rivelazione, fino all'ultima che sarebbe stata portata una volta per tutte, su ordine divino, dall'arcangelo Gabriele (Gibrīl) a Maometto, per questo definito "Sigillo dei Profeti". Maometto quindi è l'ultimo e il più importante dei profeti inviati da Allah.

Nel Cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

Il termine, che significa letteralmente "Iddio", è anche usato dagli Arabi cristiani, a volte con leggere varianti di pronuncia legate alla religione del parlante, dal momento che i musulmani enfatizzano la doppia "elle" (Aḷḷāh), al contrario dei cristiani che pronunciano in modo del tutto normale la consonante liquida. Questa consuetudine risale ai primi secoli dell'espansione musulmana, quando le comunità cristiane del Vicino Oriente e dell'Africa settentrionale vennero messe a confronto con la lingua e la cultura araba. Per lo stesso motivo, "Allah" viene usato in riferimento al Dio cristiano anche da altre minoranze cristiane residenti in contesti musulmani e linguisticamente assimilate alle circostanti popolazioni di fede islamica: un esempio tra tutti sono i Karamanlidi, una popolazione cristiana di lingua turca residente nella Cappadocia fino agli anni Venti.

Quest'uso, però, non è privo di controversie. Se nei Paesi arabi con forti minoranze cristiane questa consuetudine è ormai accettata, in altri contesti alcuni gruppi ritengono invece che l'uso di questa parola debba essere riservato a loro soli, connotando nello specifico il Dio rivelato dal Corano, intendendo dunque la parola "Allah" come nome proprio e non come nome comune. Ciò, in molti casi, è legato al timore che l'uso del termine "Allah" abbia fini di proselitismo. Un caso eclatante, sotto questo punto di vista, è costituito dalla Malesia, dove nel 2014 l'uso del termine "Allah" è stato riservato ai soli Musulmani[5].

Uso[modifica | modifica wikitesto]

Popoli arabi pre-islamici[modifica | modifica wikitesto]

Nell'Arabia pre-islamica, inclusa la Mecca, il nome di Allah era probabilmente usato dagli Arabi in riferimento a un Dio creatore, ovvero alla divinità principale (e prevalente su tutte) del pantheon.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Oltre ad al-Raḥmān (lett. "Il Misericordioso"), suggerito dallo stesso Corano, è invalso l'uso di sinonimi quali Rabb (Signore) o, in Iran, del preislamico Khodā.
  2. ^ L'Enciclopedia, di La Repubblica, alla voce Allah
  3. ^ Sergio Noja, Breve storia dei popoli arabi
  4. ^ F.E. Peters, Islam, Princeton University Press, 2003, p. 4
  5. ^ (EN) Agence France-Presse in Kuala Lumpur, Malaysia's highest court backs a ban on Allah in Christian bibles, su the Guardian, 23 giugno 2014. URL consultato il 19 giugno 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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