Giudizio universale

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Il Giudizio universale (o Giudizio finale), secondo l'escatologia cristiana, è un avvenimento che si verificherà alla fine dei tempi, subito dopo la Seconda venuta di Cristo. Secondo la teologia, infatti, il compimento delle storie di libertà vissute da ogni uomo comporta "il rendersi consapevoli della qualità etica di queste storie di fronte a Dio". Inoltre "nella testimonianza biblica che Gesù sarà il giudice è contenuta la promessa che il giudizio di Dio sul male e su ogni colpa sarà un giudizio di grazia".[1]


Origine e caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La concezione che al termine della loro vita Dio giudicherà tutti gli uomini in base alle azioni da loro compiute e destinerà ciascuno al Paradiso oppure all'Inferno è comune a molte religioni e filosofie e in particolare a quelle presenti nel contesto culturale in cui è nato il cristianesimo: l'ebraismo, lo zoroastrismo, la religione egizia (cfr. psicostasia) e fra le filosofie il platonismo.[2] Nel cristianesimo questa dottrina fa riferimento ad una celebre parabola di Gesù (Matteo 25,31-46). In essa Gesù si identifica con il sofferente e il giudizio verte di volta in volta sulla compassione concretamente dimostrata e non sulla fede professata.

La chiesa latina (seguendo Cipriano e soprattutto Agostino d'Ippona) ha sottolineato la necessità di una giustizia equilibratrice. La giustizia di Dio, fu quindi contrapposta alla sua misericordia, in quanto essa obbligherebbe Dio a un certo comportamento (Anselmo d'Aosta). Perlomeno Dio "non può dimostrare grazia nello stesso modo ai malfattori e alle vittime" ed "è sperabile che rispetterà e ristabilirà la dignità di quest'ultime".[3]

Secondo i teologi alessandrini del III secolo Clemente e Origene e i loro numerosi sostenitori la misericordia di Dio deve prevalere e condurre a una riconciliazione universale (apocatastasi). Questa dottrina fu sempre sperata nella storia della Chiesa e della teologia, in quanto "la teologia non possiede alcuna conoscenza, né alcuna competenza per decidere sulle possibilità che Dio ha di mutare positivamente le libere decisioni delle sue creature senza distruggerne la libertà".[4] La riprende anche il teologo cattolico Hans Urs von Balthasar, che sottolinea come ad essa sembrano aderire alcuni fra i più famosi teologi cattolici, fra cui anche lo stesso Papa Benedetto XVI.[5]

Il problema dello stato intermedio[modifica | modifica wikitesto]

La dottrina del giudizio finale solleva il problema dello stato delle anime fra il momento della loro morte e la seconda venuta di Cristo. La questione presenta problemi filosofici sia di antropologia (può sussistere l'anima senza il corpo?) sia di ontologia del tempo[6] (Il tempo, inteso come flusso omogeneo, esiste oggettivamente oppure con la morte la persona raggiunge istantaneamente la "fine dei tempi"?). Questi problemi non hanno ancora trovato soluzione da tutti condivisa, anche se da un lato si riconosce che il concetto di anima afferisce alla filosofia greca e non trova riscontro nell'antropologia biblica e dall'altro l'idea di un viaggio nel tempo è familiare a chiunque abbia anche solo visto una puntata di Star Trek. La dottrina che non esista alcuno stato intermedio perché alla morte ogni persona raggiunge il giudizio universale è ritenuta la più verosimile dal teologo cattolico e perito conciliare durante il Concilio Vaticano II Karl Rahner.[7]

La soluzione tradizionale mira ad affermare che i giustificati ottengono immediatamente il dono loro assegnato da Cristo e perciò ad escludere la visione beatifica differita, teoria molto diffusa fra i padri della chiesa e predicata ancora oggi da alcune frange protestanti. La maggior parte dei cristiani, infatti, ha ritenuto e ritiene inaccettabile che i martiri, la stessa Vergine Maria e gli altri santi non possano godere da subito della visione beatifica.

Secondo la Chiesa cattolica e quella ortodossa gli uomini vengono giudicati subito dopo la morte (giudizio particolare), e le loro anime accedono al Paradiso o all'Inferno immediatamente o, nel caso del Paradiso, dopo una fase più o meno intensa di purificazione.[8] Alla fine dei tempi vi sarà invece la resurrezione della carne, con la quale i corpi risusciteranno e si riuniranno alle anime per il giudizio finale (che comunque è collegato al giudizio particolare e coerente con esso con modalità tuttora non chiarite).

Nella tradizione protestante, invece, si esclude ogni purificazione dopo la morte. Lutero non sembra aver professato una teologia dello stato intermedio coerente e costante nel tempo. Benché egli abbia talvolta affermato che le anime "dormono", nelle chiese riformate prevale l'opinione di Giovanni Calvino secondo cui le anime dei morti si trovano in uno stato vigile di felicità o di dolore che anticipa il loro destino eterno dopo il giudizio finale.

Altre religioni[modifica | modifica wikitesto]

Il giudizio universale trova riscontro nelle altre religioni abramitiche. Secondo l'escatologia ebraica esso sarà preceduto dall'avvento del Messia, mentre per l'Islam sarà proprio Gesù a tornare. L'equivalente del giudizio universale nell'escatologia islamica è il Giorno del giudizio (Yawm al-Dīn, lett. "Giorno della religione") o qiyama (lett. "risurrezione").

Nell'escatologia dello zoroastrismo dopo la morte corporale, l'anima della persona attraversa un ponte (Chinvato Peretu) sul quale le sue buone azioni sono pesate con quelle cattive. Il risultato decide il destino dell'anima: Paradiso o Inferno, che tuttavia non sono eterni. Alla fine dei tempi una figura messianica, il Saoshyant, guiderà le forze del Bene alla vittoria e quindi alla redenzione del cosmo.[9] Quando, alla fine dei giorni, il male sarà definitivamente sconfitto, una conflagrazione cosmica causata dal fuoco porterà ad una palingenesi universale. Anche le anime dei peccatori saranno purificate dal fuoco e riscattate dall'inferno. Tutte le anime, allora, si ricongiungeranno con i propri corpi per vivere in eterno, entro corpi incorruttibili, alla presenza di Ahura Mazdā.[10]

Nell'Induismo, Garuda Purana tratta diffusamente dei giudizi e delle punizioni dopo la morte.

Iconografia[modifica | modifica wikitesto]

Il Giudizio universale è un soggetto tradizionale nell'iconografia dell'arte sacra cristiana, e tra le opere che lo raffigurano vi sono alcuni veri e propri capolavori:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Herbert Vorgrimler, Nuovo Dizionario Teologico, Centro Editoriale Dehoniano, Bologna 2004, p. 319.
  2. ^ Il tema è discusso nel Mito di Er (La Repubblica, Vol. X) e nel Gorgia.
  3. ^ Herbert Vorgrimler, Nuovo Dizionario Teologico, Centro Editoriale Dehoniano, Bologna 2004, p. 323.
  4. ^ Herbert Vorgrimler, Nuovo Dizionario Teologico, Centro Editoriale Dehoniano, Bologna 2004, p. 66.
  5. ^ Hans Urs von Balthasar, Sperare per tutti. Con l'aggiunta di "Breve discorso sull'inferno"; in appendice: "Apocatastasi", Milano, Jaca Book, 1997. ISBN 88-163-0323-9; ISBN 978-88-16-30323-2.
  6. ^ Per il recente dibattito su questo tema, rinnovato dalla scoperta della teoria della relatività, si veda ad esempio: Dennis Diek (ed.), The ontology of Spacetime, Philosophy and Foundations of Physics Vol. 1, Elsevier 2006.
  7. ^ Karl Rahner, Teologia dall'esperienza dello Spirito, Paoline, Milano 1976
  8. ^ L'intensità di questa fase di purificazione viene spesso quantificata in termini di durata temporale. Ciò secondo molti teologi è conseguenza inevitabile della temporalità connaturata alla persona umana, ma in linea di principio la purificazione potrebbe essere istantanea.
  9. ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/saoshyant/
  10. ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/zoroastrismo_%28Enciclopedia-Italiana%29/

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