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El (divinità)

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El raffigurato assieme a due leoni rappresentanti il pianeta Venere sul retro dell'elsa del coltello cerimoniale di Gebel el-Arak.

El (ebraico אל, greco Ἐλ, "Dio") o Eli, in accadico Ilu 𒀭 (sumero An), anche Il, Al nei vari dialetti, è il Dio dell'universo delle religioni antiche dell'area semitica siro-cananea, giudaica e mesopotamica, ed uno dei nomi di Dio nella Bibbia ebraica (nella quale, tuttavia, è sincretizzato con il dio tribale degli ebrei, Yahweh). Dalla medesima radice <-ˤ-l-h>, "altezza", "potenza", deriva in arabo il termine Allah.

Per gli antichi popoli del Medio Oriente, letteralmente "il più alto", era l'essere supremo. La radice trilittera di riferimento <-ˤ-l-h> esprime appunto il significato di "essere in alto". Veniva chiamato per questo motivo "l'Altissimo" (Elyon) tra gli dèi, con un'evidente collocazione sovrastante il mondo terreno degli uomini, al di sotto del quale si collocano a loro volta le entità minori.

Attestazioni più antiche[modifica | modifica wikitesto]

Nella concezione originaria siriaca El sarebbe stato un dio ordinatore del mondo, già preesistente ma caotico, e non tanto creatore ex nihilo. Saremmo in questo caso di fronte alla riproposizione in terra siro-cananea dell'antico mito dualistico pre-achemenide persiano zurvanita che - coerentemente con la concezione della ciclicità della storia, tipica della cultura persiana preislamica - credeva in un'azione "ordinatrice" di una divinità, cui si sarebbe contrapposta l'opera di una divinità disordinatice, disgregatrice, distruttrice. Da questo confronto dialettico fra Caos e Cosmos si produrrebbe la vita e il ciclico divenire storico che muoverebbe l'universo dal caos al cosmo per quindi riprecipitare nel caos e in una successiva fase "cosmetica".

Eblaiti[modifica | modifica wikitesto]

Statuetta assira del dio El.

Il dio El si incontra tra le attestazioni più antiche nelle rovine della biblioteca reale di Ebla, presso il sito archeologico di Tell Mardikh, in Siria, che data tra il 2600 e il 2300 a.C., poi distrutta dagli Assiri.

Protosinaitici[modifica | modifica wikitesto]

Un'antica iscrizione in protosinaitico rinvenuta sul Monte Sinai reca le parole ’lḏ‘lm (El id 'olam), interpretate come ’Il ḏū ‘ôlmi, cioè "Dio del Mondo" o "Dio Eterno". Il dio egiziano Ptah recava invece il titolo di ḏū gitti "El di Gath", cioè "Dio" o "Signore di Gath", città Filistea, in una stele rinvenuta a Lachish e databile al regno di Amenhotep II (14351420 a.C. circa). Il medesimo titolo appare anche nel testo Serābitṭ 353. Lo stesso Cross, nei suoi studi, sottolinea come Ptah sia di frequente chiamato "Signore dell'Eternità", similmente all'El del Sinai.

Ittiti[modifica | modifica wikitesto]

In talune iscrizioni ricorre il nome di 'Ēl qōne 'arṣ, cioè di "'El Creatore della Terra", includendo anche un'iscrizione molto più tarda rinvenuta a Leptis Magna, in Tripolitania, e databile al II secolo (KAI. 129). Lo stesso titolo ricorre anche nei testi ittiti con la crasi Ilkunirsa, che appare essere marito di Asherdu (Asherah) e padre di 77 od 88 figli.

Hurriti[modifica | modifica wikitesto]

In un inno hurrita ad El[1] egli appare chiamato anche ’Il brt e ’Il dn, tradotto rispettivamente come "Dio dell'Alleanza" ed "Dio Giudice"[2].

Amorrei[modifica | modifica wikitesto]

Iscrizioni amorree rinvenute a Zinčirli e con riferimento a numerose divinità, a volte citate per nome, altre per titolo, riportano con frequenza la radice il nome El nella sua forme il, inteso come "dio". In particolare compaiono titoli come ilabrat "dio delle genti", il abīka "dio dei tuoi padri", il abīni "dio di nostro padre" e simili. Sono riportate anche numerose genealogie divine, con i nomi divini elencati secondo una particolare famiglia o clan, ancora a volte per nome ed altre per titolo, sempre includendo la radice il.

Negli stessi nomi di persona degli Amorrei gli elementi più comuni in riferimento alla divinità erano Il, Hadad o Adad e Dagan. E si ritiene che Il-El possa essere assimilato a quella stessa divinità suprema Martu che in accadico veniva resa con il nome di Illu-Amurru o Amurru.

Ugariti[modifica | modifica wikitesto]

Ad Ugarit tre liste di divinità ritrovate nel sito archeologico iniziano citando El ed i suoi tre figli, Dagnu, Ba'l e Ṣapān, attribuendo a questi quattro dei il titolo di ’il-'ib, che sembra essere il nome di un generico titolo di divinità forse correlata agli antenati divinizzati del popolo ugaritico.[3] Tuttavia nella città si trovavano un grande tempio dedicato a Dagnu ed un altro grande tempio dedicato al fratello Ṣapān, ma nessuno dedicato al terzo fratello Ba'l e soprattutto nessuno dedicato ad El.

Al dio supremo El ci si riferisce ripetutamente con l'epiteto Ṯôru ‘Ēl ("El il Toro" o "Dio-Toro"). Egli reca i titoli di bātnyu binwāti ("creatore delle creature"), ’abū banī 'ili ("padre degli dei"), ‘abū ‘adami ("padre dell'uomo") e qāniyunu ‘ôlam ("creatore eterno"). Quest'ultimo epiteto ‘ôlam ricollega ancora una volta El alla divinità sinaitica El-Ptah. Egli è inoltre ḥātikuka ("il tuo patriarca") ed è rappresentato come un anziano saggio dalla barba bianca. Altri suoi titoli sono quelli di malku ("re"), ’abū šamīma ("padre degli anni") e lṭpn, termine di incerto significato, variamente reso come Latpan, Latipan o Lutpani, col possibile significato di "dalla faccia velata". Infine egli è ’Ēl gibbōr ("El il Guerriero").

Il misterioso testo ugaritico di Shachar e Shalim racconta come El, probabilmente agli inizi dei tempi, giunse sulla riva del mare, dove vide due donne che galleggiavano e ne fu sessualmente attratto, prendendole con sé. Uccise quindi un uccello lanciandogli contro un bastone, arrostendolo sul fuoco, e chiese dunque alle donne di avvertirlo quando sarebbe stato completamente cotto e di rivolgerglisi come ad un padre o ad un marito e che lui si sarebbe di conseguenza comportato nel modo secondo il quale lo avrebbero chiamato. Quelle lo salutarono quindi come marito e giacquero con lui, dando alla vita Shachar ("alba") e Shalim ("tramonto"). Poi ancora una volta El giacque con le sue mogli e queste partorirono gli "dei graziosi", "figli del mare". I nomi di queste mogli non sono espressamente citati, ma alcune confuse descrizioni all'inizio del racconto fanno riferimento alla dea Athirat, che è altrimenti nota come la moglie prediletta di El, e alla dea Rahmay ("misericordiosa"), altrimenti sconosciuta.

Ancora, nell'ugaritico Ciclo di Baal, El viene descritto abitare sul (o nel) monte Lel (forse col significato di "notte"), presso le sorgenti di due fiumi che scaturiscono da due caverne. Vive in una tenda, in accordo con alcune interpretazioni del testo, il che spiegherebbe perché non si trovi un suo tempio in Ugarit. Per quanto riguarda i due fiumi che sorgono da due caverne, questi potrebbero riferirsi a veri corsi d'acqua o alle mitologiche sorgenti sotterranee dell'acqua salata del mare e dell'acqua dolce dei fiumi oppure delle acque terrestri e delle acque celesti. Nell'episodio del Palazzo di B‘al, il dio B‘al invita i 70 figli di Athirat ad una festa nel suo nuovo palazzo: presumibilmente questi figli sono stati dati ad Athirat da El, in quanto nei successivi passaggi vengono descritti - tutti o parte di essi - come ’ilm ("dei"). Il soli figli di El nominati individualmente nei testi ugaritici sono Yam ("mare"), Mot ("morte") e Ashtar, che sembra essere a capo della maggior parte dei figli di El. Il fatto che Ba‘al appaia come figlio di El piuttosto che come figlio di Dagnu, come è normalmente riconosciuto presso gli altri popoli, probabilmente è dovuto al fatto che El si trova in posizione di "padre" di tutta la famiglia degli dei.

Il frammentario testo RS 24.258 descrive poi un banchetto al quale El invita gli altri dei, mettendosi però da sé stesso in ridicolo divenendo oltraggiosamente ubriaco e svenendo dopo essersi confrontato con un altrimenti sconosciuto Hubbay, "lui che ha le corna e la coda". Il testo termina con un incantesimo per la cura di alcuni malanni e forse della stessa sbornia.

Attestazioni successive[modifica | modifica wikitesto]

Maschera cerimoniale fenicia raffigurante il dio El.

Fenici[modifica | modifica wikitesto]

Anche un amuleto fenicio del VII secolo a.C. rinvenuto ad Arslan Tash sembra riferirsi ad El. Rosenthal (1969, p. 658) ne tradusse il testo come segue:

«Un eterno legame è stato stabilito per noi. Ashshur lo ha stabilito per noi, e tutti gli esseri divini e la maggioranza del gruppo di tutti i santi, con il vincolo del cielo e della terra, per sempre, ...»

Lo stesso testo risulta però traducibile anche come segue[4]:

«L'Eterno ha compiuto un giuramento di alleanza con noi, Asherah ha fatto [un patto] con noi. E con tutti i figli di El, e con il Gran Consiglio di tutti i santi. Con il giuramento del cielo e della terra antica.»

Ricavandone un evidente riferimento all'epiteto protosinaico di El-Ptah. Egli è inoltre considerato ancora una volta padre di Dagan, a sua volta identificato come padre di Baal, il principale tra gli dei fenici. Esiste inoltre la possibilità che El sia identificabile con quello stesso Baal-Ammone che era adorato come suprema divinità nella colonia fenicia di Cartagine.

Cananei[modifica | modifica wikitesto]

Per gli abitanti di Canaan, Eli o Il era la suprema divinità, padre dell'umanità e di tutte le specie. Ad un certo punto sembra divenire un dio del deserto, dato che i miti lo descrivono avere due mogli, con le quali costruisce un santuario nel deserto assieme ad un suo nuovo figlio. El è considerato ancora una volta padre di numerosi dei, i più importanti dei quali sono Hadad, Yaw e Mot, rispettivamente signori del cielo (e del tuono, del fulmine e delle tempeste), del mare (e del terremoto) e dell'oltretomba.

El è talora mostrato come un vecchio seduto su un trono, con una grande barba bianca e due ampie corna di bue sovrastanti la testa. Qualche studioso ipotizza che El possa essere stata la personificazione dell'antenato totemico della tribù, la cui forza generativa portò a elaborare l'idea che egli fosse di conseguenza il creatore di ogni cosa.

El biblico[modifica | modifica wikitesto]

Il tetragramma biblico rappresentante il nome impronunciabile del Dio della Bibbia

Nella Tanakh ebraica, El è uno dei nomi coi quali viene citato il dio biblico Yahweh.

Ipotesi sull'origine del dio biblico[modifica | modifica wikitesto]

Gli israeliti erano in origine politeisti, come attesta il fatto che nella stessa Bibbia El Elyon, "Dio Altissimo" è padre di tutti gli dèi, elohim. Secondo le interpretazioni superate dell'apologetica cristiana l'uso di un simile plurale sarebbe stato un pluralis maiestatis. In realtà la Bibbia è chiara nell'indicare l'esistenza di più dèi. Diversamente, per riferirsi alla divinità siro-cananea Baal ("Signore, Padrone"), si usava il plurale di rispetto "Ba‘alim", o per Astarte si parlava di "Astarti" (Giudici 10:6).

Yahweh era in origine il dio tribale degli israeliti, non il dio supremo. Fu dopo il periodo dell'esilio babilonese (IV secolo AEV) che Yahweh fu promosso a dio unico,[5] soppiantando El e assumendone gli attributi (tra cui gli epiteti El Shaddai, "Dio della montagna o della steppa", ed El Elyon, "Dio Altissimo"),[6] nonché, in un primo momento, la consorte femminile Asherah.[7] Specificamente sarebbe stato nell'ambito del tentativo di unificazione di Israele, fatto dal Re Giosia, che avvenne l'identificazione di Yahweh con El. A tal fine sarebbe stato scritto un libro di propaganda religiosa che unificava le genealogie delle tribù d'Israele, che in seguito sarebbe diventato la Bibbia.[8]

La medesima radice <ˤ-l-h>, da cui deriva il nome El, origina in arabo il termine Allah (articolo determinativo "al" + ˤ-l-h), il Dio unico dei musulmani, e ilāh (divinità generica).

Secondo alcune ipotesi, il Dio biblico sarebbe legato anche al Dio unico Aton, concetto promosso sotto il regno del faraone d'Egitto Akhenaton. Si addita come prova di questa identificazione il Salmo biblico numero 104 che ricorda l'Inno ad Aton scritto dal faraone Akhenaton, scritto solo su una tavoletta di argilla nel sito archeologico di Tell-el-Amarna, rimasta sepolta e ignorata sin dal tempo di quel faraone. Questa prima identificazione avrebbe favorito la diffusione del suo culto tra i seguaci di Aton dopo la restaurazione religiosa e in questo modo si potrebbe forse spiegare una genesi del Dio di Mosè da Aton.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ugaritica V, documento RS 24.278
  2. ^ Cross (p. 39)
  3. ^ Cross [1973; p. 14]
  4. ^ Cross (1973, p. 17)
  5. ^ Betz 2000, p. 917.
  6. ^ Byrne 2011, pp. 29-30: "Another option that is probably the most widely accepted in modern times is that Shaddai is to be connected with the Akkadian word šadu or ‘mountain’. Therefore, El Shaddai would translate into something similar to ‘God/El of the mountain’, or God’s home or building."
  7. ^ Niehr 1995, pp. 54, 57.
  8. ^ Israel Finkelstein and Neil Asher Silberman, Le tracce di Mosè, 2001.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Arnold Gottfried Betz, Monotheism, in David Noel Freedman e Allen C. Myer (a cura di), Eerdmans Dictionary of the Bible, Eerdmans, 2000, ISBN 90-5356-503-5.
  • P. Bruneau, Recherches sur les cultes de Délos à l'époque hellénistique et à l'époque imperiale,Parigi, E. de Broccard, 1970.
  • Máire Byrme, Shaddai (Almight) Meaning and Use, in The Names of God in Judaism, Christianity, and Islam. A Basis for Interfaith Dialogue, Continuum, 2011, ISBN 978-1-4411-4198-9.
  • H. Cazelles, "Mari et l'Ancien Testament", in XVe Rencontre Assyriologique Internationale, (La Civilisation de Mari Liegi, 1966), Parigi, 1967, pp. 82–86.
  • Israel Finkelstein, Neil A. Silberman, Le tracce di Mosè. La Bibbia tra storia e mito, Roma, Carocci, 2002.
  • C. Garbini,Storia e ideologia nell'Israele antico, Brescia, 1986.
  • C. Grottanelli, "La religione di Israele prima dell'Esilio", in: Storia delle religioni. 2. Ebraismo e Cristianesimo, a cura di G. Filoramo, Roma, 1995.
  • Frank Moore Cross, Canaanite Myth and Hebrew Epic. Cambridge, Mass., Harvard University Press, 1973. ISBN 0-674-09176-0.
  • Herbert Niehr, The Rise of YHWH in Judahite and Israelite Religion, in Diana Vikander Edelman (a cura di), The Triumph of Elohim: From Yahwisms to Judaisms, Peeters Publishers, 1995, ISBN 90-5356-503-5.
  • Marvin H. Pope, El in the Ugaritic Texts, Leiden, Brill, 1955.
  • Franz Rosenthal, "The Amulet from Arslan Tash", in Ancient Near Eastern Texts, 3rd ed. con Supplemento, p. 658. Princeton: Princeton University Press, 1969. ISBN 0-691-03503-2.
  • Mark S. Smith, The Early History of God: Yahweh and the Other Deities in Ancient Israel, 2nd, Eerdmans, 2002, ISBN 978-0-8028-3972-5.
  • Javier Teixidor, The Pagan God: Popular Religion in the Greco-Roman Near East, Princeton: Princeton University Press, 1977. ISBN 0-691-07220-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

  • An, il dio supremo sumero, equivalente di El
  • Allah

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