Mesopotamia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Mesopotamia (disambigua).
Il territorio della Mesopotamia
Cronologia
  • Preistoria (dal 5200 al 3100 a.C.). Ubaid, Eridu, Uruk (da Uruk XVIII a Uruk IV). È la fase in cui all'uso della pietra si affianca quello del rame. La vita associata e stabile si fa viepiù consistente e si avvia la c.d. "rivoluzione urbana": Eridu (4500 a.C.), Ubaid (4500 a.C.) e Uruk (3500 a.C.).
  • Protostoria (intorno al 3000 a.C.). Gemdet Nasr e Uruk III. Gli insediamenti iniziano a costituirsi come vere e proprie città organizzate.
  • Protodinastico I (dal 2900 al 2700 a.C.). Periodo oscuro; qui vanno comunque collocate le prime dinastie, postdiluviane, di Kiš e di Uruk citate nella Lista Reale Sumerica.
  • Protodinastico II (dal 2700 al 2500 a.C.). Si evidenziano le città-Stato sumeriche in lotta fra loro. Caso emblematico è la lotta fra la città di Kiš e quella di Uruk dove sembra che la prima prevalga sulla seconda. Per contrastare il predominio di Kiš sembra attestata un'alleanza tra sei città meridionali, primo caso di Stato sovracittadino[1].
  • Protodinastico III (dal 2500 al 2350 a.C.). Questo periodo è conosciuto anche come "I dinastia di Ur" la quale comprende 405 re noti storicamente. Contemporanea è la dinastia di Lagaš, il cui ultimo sovrano, Urukagina, viene sconfitto dal re di Umma, Lugal-Zagesi, il quale aveva già sottomesso l'intera nazione sumerica.
  • Periodo accadico (sargonico; dal 2350 al 2200 a.C.). Lugal-Zagesi viene sconfitto da Sargon (Šarru-kīnu), re del popolo semitico degli Accadi, che così conquista l'intero territorio abitato dai Sumeri. I suoi successori, Rimuš, Maništušu e Naram-Sîn ne estendono il dominio, ma con Šar-kali-šarri inizia la decadenza di questa dinastia: il Sud sumerico si rende autonomo con la III dinastia di Ur; da ovest preme un altro popolo semita, gli Amorrei (sumerico: Martu; accadico: Amurru); a est, le popolazioni pre-iraniche e, a nord, i Ḫurriti, ne minacciano i confini.
  • Periodo dei Gutei (dal 2200 al 2120 a.C.). Il popolo dei Gutei (Gutium, Luristan) irrompe, provenendo da Est, nell'impero accadico conquistandolo. Questo periodo è piuttosto oscuro, ma sotto il regno di Gudea la città sumera di Lagaš, che vanta una maggiore autonomia dai Gutei, vive una fase di splendore.
  • Periodo di Ur III (dal 2120 al 2000 a.C.). Il re di Uruk, e contemporaneo di Gudea, Utuḫengal, sconfigge i Gutei e libera la Bassa Mesopotamia dal loro dominio, ma un suo generale, Ur-Nammu, lo detronizza, fondando un regno che abbraccia tutte le città sumere con capitale nella città di Ur. Il figlio di Ur-Nammu, Šulgi, caratterizzerà questo periodo con una grande riforma culturale e religiosa, dove la figura del dio Enki assurgerà a un ruolo fondamentale. In questo periodo (sotto il regno di Šu Sin, 2037-2029 a.C.) i Sumeri erigono un muro (Martu Muriq Tidnim) lungo i confini settentrionali (tra il Tigri e l'Eufrate) per impedirne l'attraversamento da parte dei nomadi semiti Amorrei.
  • Periodo degli Amorrei (2000 a.C.). Durante il regno di Ibbi-Sin, ultimo re della dinastia di Ur III, le città meridionali, già infiltrate o saccheggiate dai nomadi Amorrei, si rendono indipendenti. Intorno al 2004 a.C., gli Elamiti (popolo pre-iranico proveniente da est) assediano la città di Ur che capitola per fame. Il re, Ibbi-Sin viene fatto prigioniero e la capitale sumera distrutta. Nel 2000 a.C. quindi l'irruzione degli Amorrei popolo semitico proveniente dalla Siria-Palestina, e la distruzione di Ur da parte dei pre-iranici Elamiti, estingue l'ultimo regno sumero, condannando al declino culturale e linguistico questa etnia. La semitizzazione della Mesopotamia diventa inarrestabile e la lingua sumera, e il suo retaggio religioso, restano solo un autorevole ricordo per i regni che si succederanno, fino alla conquista, nel VI secolo a.C., di Babilonia da parte del persiano Ciro II. Dalle ceneri dei regni neo-sumerici di Ur III si formano tre centri cittadini a guida semitica (amorrea) che intendono ereditare il glorioso passato di Akkad e Ur III, : Isin, Larsa e Babilonia.
  • Periodo di Isin e Larsa. Išbi-Erra (2017-1985 a.C.) è il primo re della nuova dinastia di Isin che si estinguerà con il suo ultimo re, Lipit-Ištar (1873-1869 a.C.), il quale verrà allontanato dalla città. A partire dalla fine dinastica di Isin, l'egemonia regionale passa alla città di Larsa che, con il re Gungunum (1932-1906 a.C.), riesce a sottrarre il controllo delle importanti città di Ur e Lagaš alla dinastia di Isin, e della città di Susa agli Elamiti.
  • Periodo paleoassiro. Nel Nord della Mesopotamia le città di Aššur e di Ninive, abitate da genti di origine autoctona e da semiti stanziatisi intorno alla metà del XXX secolo a.C., si liberano, con il crollo dell'egemonia di Ur III (intorno al 2000 a.C.), del controllo da parte delle dinastie sumere, gettando le basi di quello che sarà il formidabile impero assiro.
  • Periodo paleobabilonese. A partire dal suo re Sumu-Abum (1894-1881) un'altra città si avvia a dominare la zona centrale della Mesopotamia, è la città di Babilonia che, con l'erede di Sum-Abum, Sum-al-El (1880-1845 a.C.), controlla ormai le città di Sippar, Dilbat, Marad, Kiš e Kazallu. Nel XVIII secolo a.C. il loro successore, Hammurapi (1792-1750), regna in Babilionia. In questo periodo sono sei le potenze che si contendono il controllo della Mesopotamia: Larsa, Babilonia, Ešnunna, Yamkhad (attuale Aleppo), Qatna e Aššur. Verso la fine del suo regno Hammurapi riesce, con alleanze subito sciolte, a sconfiggere le varie potenze concorrenti ottenendo infine l'unificazione di quello che era inteso come il regno "di Sumer e di Akkad". Le sue conquiste non saranno tuttavia mantenute dai re babilonesi che gli succederanno: sotto il re Samsu-Ditana (1625-1595), ultimo della dinastia di Hammurapi, l'esercito ittita guidato da Muršili I (1620-1590) saccheggia la città di Babilonia, violando il tempio del dio poliade Marduk da dove ne trascina via la statua.
  • Periodo mediobabilonese (Cassiti). Intorno al XVI secolo a.C. la dinastia reale del popolo dei Cassiti ( in accadico: Kaššū; originari dei monti Zagros), guidati come i Mitanni da un élite indoeuropea, prende il sopravvento in Babilonia. Il re cassita Agum II (ca 1550 a.C.) restituisce al santuario babilonese la statua del suo dio, Marduk, precedentemente prelevata dagli Ittiti e da questi consegnata alla città di Khana. Con il re Kara-indaš (ca 1425 a.C.), il regno della Babilonia cassita assurge a livello di potenza internazionale, stabilendo contatti con le dinastie egiziane.
  • Periodo medioassiro. Il re assiro Aššur-uballiṭ I (1363-1328 a.C.) libera il suo paese dall'influenza dei Mitanni, avviando un confronto sempre più serrato e frequente tra Assiri e Babilonesi cassiti. Dopo il sovrano Tiglatpileser I (Tukulti-apil-ešarra I, 1114-1076 a.C.), la potenza degli Assiri va declinando.
  • Fine del periodo cassita e arrivo in Mesopotamia degli Aramei. I continui conflitti con gli Assiri a nord e con gli Elamiti a est rende il regno babilonese più debole . Nel 1155 a.C. il re elamita Kutir-Nakhunte (1155-1140 a.C.) saccheggia Babilonia, trasferendo la statua di Marduk nella capitale elamita, la città di Susa, e ponendo fine alla dinastia cassita. Sempre nel XII secolo irrompono nella storia le tribù di pastori e predoni degli Aramei (Akhlamu, Aḫlamû; la loro lingua semitica è imparentata a quella cananea) che premono lungo i confini assiri.
  • Periodo della II dinastia di Isin. Con il crollo dei Cassiti emerge dalla città di Isin una nuova dinastia regnante che trasferisce la propria capitale a Babilonia. Con Nabucodonosor I (Nabû-kudurrī-uṣur I, 1125-1104 a.C.) questa nuova dinastia riesce ad allontanare definitivamente gli Elamiti dalla Mesopotamia, recuperando da Susa la statua del dio Marduk.
  • Periodo neoassiro. Con il re Assurnasirpal II (Aššur-nâṣir-apli II, 883-859), il processo di restaurazione del dominio assiro si può ritenere concluso, il suo dominio coincide con quello dell'ultimo grande re del periodo medioassiro, Tiglatpileser I. Nel frattempo, dagli annali assiri del IX secolo a.C. sappiamo dell'esistenza di un altro popolo semitico, connesso agli Aramei ma etnicamente distinto da esso, formato da cinque tribù e che si stabilisce nel Sud della Mesopotamia, i Caldei (accadico: Kaldu). Nel corso dell'VIII secolo a.C. tale etnia si mescolerà con gli altri popoli della Bassa Mesopotamia perdendo progressivamente le proprie caratteristiche. I rapporti tra Assiri e Babilonesi sono improntati a un sostanziale equilibrio, con una forte influenza religiosa e culturale da parte dei secondi (Adad-nirari III, 810-783 a.C., erigerà in Aššur la statua di Nabû, figlio del dio poliade di Babilonia Marduk). Tornata a svolgere un ruolo egemone nell'area, l'Assiria resta fragile sul piano interno con l'instaurarsi di potentati divisi tra loro. Tale condizione di debolezza non sfugge ai suoi nemici storici come il regno di Urartu (assiro: Urarṭu, situato nel Nord, nella regione orientale dell'attuale Turchia) che, con il suo re Sarduri I, riesce a coalizzarsi con gli stati neo-ittiti in funzione anti-assira. La salita al trono dell'energico Tiglatpileser III (Tukulti-apil-ešarra III, 744-727 a.C.), risolve i problemi assiri: il re dapprima sconfigge i Babilonesi e, l'anno successivo, nel 743, sconfigge a Kištan una coalizione composta da eserciti di Uratru, neo-ittiti e del regno di Arpad (città collocata a Nord dell'attuale Siria, capitale dello stato aramaico di Bīt Aguši; in assiro: Arpaddu). L'opera di Tiglatpileser III non si ferma, il re trasforma i tradizionali stati vassalli in province, spingendosi fino ai confini con l'Arabia e l'Egitto, nonché giungendo sui Monti Zagros dove incontra le prime genti iraniche indoeuropee (Medi e Mannei; in assiro rispettivamente Manda e Mannu; da tener presente che il primo termine indica anche i Cimmeri) che si sono sostituiti al precedente strato pre-indoeuropeo. Nel frattempo, in Babilonia era emersa l'egemonia caldea la quale viene comunque sconfitta dagli eserciti di Tiglatpileser III, il quale, giunto a Babilonia, si incorona suo re con il nome di Pulu. Anche il suo successore, Salmanassar V (Šulmanu-ašared V, 762-722 a.C.) sarà anche re di Babilonia con il nome di Ululaya, ma se da una parte questo re sottometterà i regni palestinesi, tra cui Israele, dall'altra genererà un profondo scontento interno privando dei privilegi le città di Aššur e di Ḫarran. Il suo erede, l'usurpatore Sargon II (Šarru-kīn II, 721-705 a.C.), continuerà l'opera di rafforzamento e di compattamento dell'impero assiro, fondando, tra l'altro, la nuova capitale Dur Šarrukin (attuale Khorsabad). E se a Nord Sargon II ridurrà a province gli stati neo-ittiti, a Sud incontrerà ancora la resistenza delle dinastie caldee appoggiate dagli Elamiti. Pur riuscendo a battere quest'ultima coalizione, il dominio assiro della Bassa Mesopotamia non sarà mai sicuro.
  • Egemonia e tramonto dell'impero neoassiro; il periodo neobabilonese (Caldei). Nell'arco del VII secolo l'impero neoassiro, con capitale Ninive, raggiunge il suo apogeo. Con Sennacherib (Sîn-aḫḫe-eriba, 604-781 a.C.) il tema della città di Babilonia torna a emergere con tutta la sua problematicità. Le dinastie caldee, con i loro alleati Elamiti, premono per l'indipendenza di Babilonia, ma il confronto si risolve ancora a favore degli Assiri. Sennacherib pone quindi sul trono della città il proprio figlio Aššur-nadin-šumi, ma in uno scontro successivo, gli Elamiti catturano il nuovo re assiro di Babilonia. Esasperato da ulteriori nuovi confronti, e determinato a vendicare il proprio figlio, nel 693 a.C. Sennacherib giunge in forze nella Mesopotamia centrale e rade al suolo la città di Babilonia, allagandone le rovine. L'erede di Sennacherib, Esarhaddon (Aššur-aḫḫe-iddina, 680-669 a.C.), ripara l'opera empia del padre ricostruendo Babilonia, ricollocandovi le statue degli dèi babilonesi trasferiti nei santuari assiri e, infine, incoronandosi re della città. Erede Esarhaddon sarà Assurbanipal (Aššur-bāni-apli, 668-631 a.C.) il quale conserverà la potenza dell'impero assiro, coltivandone personalmente gli aspetti culturali. Esperto scriba, Assurbanipal costruisce nel suo magnifico palazzo un'imponente biblioteca con la pretesa di raccogliervi tutta la letteratura allora conosciuta. Grazie al ritrovamento di questa biblioteca, avvenuto nel XIX secolo, sono giunte a noi numerose opere babilonesi. Sul trono di Babilonia Assurbanipal pone suo fratello Šamaš-šuma-ukin (667-648 a.C.) il quale, tuttavia, presto si rende indipendente, giungendo a guidare una coalizione composta anche dai tradizionali nemici degli assiri, gli Elamiti. Assurbanipal decide dapprima di inviare un generale, Bel-ibni, per riconquistare Babilonia e punire il fratello traditore, il quale perirà tra le fiamme del suo palazzo; poi di stroncare definitivamente il proprio nemico tradizionale, l'Elam, che sarà conquistato e distrutto. Con il figlio di Assurbanipal, Aššur-etil-ilani (630-627 a.C.), la formidabile potenza assira inizia a declinare, sul trono di Babilonia si insedia infatti una dinastia caldea, quella di Nabopolassar (Nabû-apla-uṣur, 625-605 a.C.), il quale espelle dal territorio babilonese gli ultimi eserciti assiri invadendone l'impero. L'impero assiro viene investito anche, ma da Oriente, dagli eserciti dei Medi guidati da Ciassare (Ḫavachštra, 625-585 a.C.) e, quando Nabopolassar giungerà, nel 610 a.C., alle mura di Aššur, Ciassare ha già conquistato la città. L'alleanza tra Babilonesi e Medi servirà comunque nella conquista, comune, di Ninive, avvenuta nel 612 a.C. Con la caduta della città di Ḫarran, dove aveva trovato rifugio l'ultimo imperatore assiro, Aššur-uballit II (611-609 a.C.), l'impero assiro viene distrutto e sostituito, nella sua egemonia in Mesopotamia, dall'impero neobabilonese. Erede di Nabopalassar è Nabucodonosor II (Nabû-kudurrī-uṣur II, 604-562), il quale dapprima si scontra con gli Egizi e poi conquista Gerusalemme (586 a.C.,) distruggendo la città e il suo primo tempio, consolidando in questo modo l'egemonia babilonese nella Siria-Palestina.
  • La fine di Babilonia e le sue importanti cause religiose. Con la morte di Nabucodonosor II inizia il declino babilonese. Al grande re di Babilonia seguono il figlio Amil-Marduk, che regnerà per due anni (561-560 a.C.), quando il trono viene usurpato dal condottiero Neriglissar (Nergal-šarra-uṣur, 559-556 a.C.) e quindi dal di lui figlio Lābāši-Marduk (556 a.C.) che cade vittima di una congiura di palazzo che porterà sul trono l'ultimo re babilonese, Nabonedo (Nabû-nāʾid, 555-539 a.C.), originario proprio di Ḫarran, quella città assira situata nell'Alta Mesopotamia dove trovo la morte l'ultimo imperatore assiro, Aššur-uballit II. La madre di Nabonedo, Adad-gruppi', è l'alta sacerdotessa del dio Sîn (dio Luna, il Nanna dei Sumeri) nel santuario dell'E-khul-khul in Ḫarran, quindi di quel santuario violato dai Medi nel 609 a.C. Nabonedo è quindi estraneo alla cultura religiosa babilonese e visto con grande diffidenza dal suo clero devoto a il dio poliade e re degli dèi, Marduk. Nabonedo consapevole della sua difficile condizione risponde con una teologia di cui resta un'iscrizione. In questa teologia, Nabonedo difende gli Assiri quando sostiene che la distruzione di Babilonia causata da Sennacherib fu voluta dallo stesso Marduk, anche se poi punì lo stesso re assiro; quindi i Medi non si limitarono a distruggere le città assire ma infierirono anche su quelle babilonesi che non sostenevano Nabopalassar. Solo Nabucodonosor II e Neriglissar compresero, ma in parte, quanto fosse urgente ripristinare gli antichi culti. I loro successori furono empi e non regnarono. Quindi Nabonedo spiega che lui regna per ristabilire i culti e i santuari distrutti. Alla triade babilonese di Marduk-Nabû-Nergal (rispettivamente poliadi di Babilonia, Borsippa e Kutha) Nabonedo affianca la triade astrale di Šamaš, Sîn e Ištar (divinità rispettivamente del Sole, della Luna e dell'astro di Venere; legate rispettivamente, la prima alla città di Larsa e Sippar, la seconda a Ur e Ḫarran, la terza alla città di Akkad). Tale nuova triade consente al re babilonese di origine assira di restaurare, dopo 54 anni, il santuario in cui officiava la madre e lì iscrivere non solo il ricordo della sacerdotessa Adad-gruppi', ma anche indicare il dio Sîn come re degli dèi e detentore della regalità babilonese, di fatto sostituendolo a Marduk. I potenti sacerdoti di Babilonia non poterono che leggere come "eresia" la teologia di Nabonedo. E quando il re dei persiani, l'achemenide (dinastia che nel frattempo aveva sostituito quella meda nell'egemonia degli Iranici), Ciro II (Kūruš II, 559-530 a.C.), entrerà, nel 539 a.C., vittorioso in Babilonia, verrà dai sacerdoti di Marduk e dall'intera popolazione di Babilonia accolto trionfalmente e come "liberatore". Ciro II si proclamerà esecutore dei voleri di Marduk e difensore dell'ortodossia, così i Persiani quando entrarono nell'Esagila (il tempio di Marduk in Babilonia) lo fecero disarmati evitando di interrompere i riti. La fine di Babilonia avverrà quindi senza traumi e nel segno della continuità, lentamente la città perse la sua supremazia religiosa e teologica, finendo sullo sfondo della storia.

Con il termine Mesopotamia si intende una regione del Vicino Oriente, parte della cosiddetta Mezzaluna Fertile. Il nome stesso (dal greco μέσος centrale, che sta in mezzo e ποταμός fiume) la indica come "[terra] tra fiumi": il Tigri e l'Eufrate.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La Mesopotamia fu conquistata prima dai Sumeri, poi dagli Accadi, dai Gutei, dagli Amorrei (Martu in sumerico), dai Babilonesi, dai Cassiti, dagli Assiri e dai Persiani.

Con il termine Mesopotamia i Greci intendevano la zona settentrionale che si estende tra il Tigri e l'Eufrate. Con il tempo l'uso di questa definizione divenne di più ampio respiro, fino a comprendere anche le zone limitrofe. Oggi possiamo impropriamente definirne i confini indicandoli con la catena dei monti Zagros ad est, quella del Tauro a nord, steppe e deserti ad ovest e sud-ovest e, infine, il Golfo Persico a sud (la zona paludosa dello Shatt al-'Arab). La regione era considerata uno dei corni della mezzaluna fertile e vi si trovavano, allo stato selvatico, quelli che sarebbero diventati gli alimenti base della dieta dell'uomo nell'antichità: cereali, leguminose, ovini e bovini.

Foreste di tipo mediterraneo sulle montagne a nord ospitavano una flora di querce, pini, cedri e ginepri ed una fauna di animali selvatici quali leopardi, leoni e cervi che ritroviamo anche nell'iconografia dell'arte giunta fino a noi. Da questa catena montuosa, il Tauro, parte il percorso dei due fiumi, dono per questa regione. Un dono che ha influito molto sulla vita e mentalità dei popoli che l'abitavano, infatti, sorgendo in una catena montuosa a clima mediterraneo, entrambi i fiumi erano soggetti ad una portata variabile e ad improvvise e disastrose inondazioni, tanto che nel corso dei millenni più volte hanno cambiato il corso del proprio letto. Proseguendo verso sud, i due fiumi si gettavano nel golfo con estuari separati ma, con il passare del tempo, costituirono la regione paludosa dello Shatt al-'Arab unendo il proprio percorso.

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Spesso il bacino mesopotamico viene raffrontato per similitudine con quello del Nilo, entrambi hanno infatti favorito lo sviluppo delle civiltà umane, ma con sostanziali differenze. Il grande fiume africano, a causa della sua nascita in zona monsonica, assicurava piene regolari e feconde grazie al limo che depositava, mentre il Tigri e l'Eufrate, per la loro imprevedibilità, furono un importante stimolo per la costruzione di opere di irrigazione e di regolazione delle acque.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista architettonico sono da considerare di particolare importanza le cosiddette "ziqqurat", edifici templari a forma di piramide, caratterizzate da una sovrapposizione di piani, sul cui culmine era edificato un tempio dedicato al dio della città. Si suppone che le ziggurat potessero essere utilizzate anche per le osservazioni astronomiche, scienza in cui i Babilonesi erano particolarmente esperti. La più antica ziqqurat a noi pervenuta si trova nell'antica città di Ur, sud della Mesopotamia, e risale all'epoca del re Urnammu (ca. 2050 a.C.)


Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Mesopotamia.

La regione fu abitata da tempi remotissimi e qui si sono sviluppate precocemente importanti civiltà: i Sumeri, gli Assiri e i Babilonesi sono le più famose, altre (p.es. gli Accadi) ebbero minore fama oppure - come nel caso per esempio della civiltà persiana e di quella ellenistica - investirono questa regione insieme irradiandosi da altri centri.

Dopo la conquista araba nel VII-VIII secolo d.C., non si usa più il termine geografico di Mesopotamia, anche se in linea di principio questo sarebbe applicabile fino ai giorni nostri.

Storia degli studi archeologici[modifica | modifica wikitesto]

La conoscenza delle grandi culture della Mesopotamia è, sorprendentemente, una storia relativamente recente. All'inizio del XVIII secolo, la traduzione della raccolta favolistica araba delle Mille e una notte provocò un rinnovato interesse per questa terra, considerata misteriosa ed ostile. Numerosi studiosi intrapresero viaggi dai quali tornarono carichi di osservazioni e reperti archeologici relativi alle antiche civiltà mesopotamiche.

Come dopo la spedizione napoleonica in Egitto, con la riscoperta della sua civiltà millenaria, molti studiosi si avventurarono, all'inizio del XIX secolo, nella "terra dei due fiumi".

Fu Paul Émile Botta, console francese a Mossul, a promuovere i primi scavi sistematici intrapresi in Mesopotamia, negli anni quaranta del XIX secolo. Di lì a breve, Austen Henry Layard cominciò a condurre degli scavi presso Ninive, dove rintracciò sculture e bassorilievi, ma soprattutto l'importantissima biblioteca di Assurbanipal, dove il re assiro aveva raccolto numerose opere della letteratura babilonese.

Intorno al 1850, William Kennett Loftus effettuò ricerche tra le rovine di Warka, l'antica Uruk. Quando, nel 1855, un battello carico di reperti da Dur-Sharrukin si rovesciò causandone quasi l'intera perdita nel Tigri (si salvò solo un decimo del materiale), le operazioni vennero sospese per un ventennio. Fu a questo punto che George Smith, nel 1872, individuò in una tavoletta cuneiforme proveniente da Ninive che riportava il racconto di un mitico diluvio universale. Ciò produsse una nuova spinta nell'esplorazione, questa volta più sistematica, e furono scavati nuovi siti.

Scavi francesi presero avvio nel 1877, presso Tello, l'antica Girsu: è a questi scavi che si deve la scoperta della civiltà sumerica, fino ad allora sconosciuta. Negli anni ottanta, Hormuzd Rassam lavorò per conto del British Museum a Sippar e in altre zone della Babilonia centrale. A partire dal 1889, una spedizione americana lavorò presso Nippur, dove furono rintracciate case paleobabilonesi e numerose biblioteche, le cui tavolette contribuirono alla decifrazione della lingua sumera.

Sul volgere del secolo, le ricerche archeologiche in Mesopotamia avevano assunto ormai connotati politici ed erano fonte di prestigio internazionale. La Germania non volle rimanere indietro: nel gennaio 1898 venne fondata l'associazione volontaria Deutsche Orient-Gesellschaft (DOG), che coordinò scavi presso Uruk (1912). Ben presto gli scavi tedeschi raggiunsero strati del III millennio a.C. Fin dal 1899 il tedesco Robert Koldewey scavò per conto della DOG a Babilonia: vi troverà la fossa che era servita da fondamenta all'Etemenanki dedicata a Marduk.

Sempre agli inizi del XX secolo la decifrazione del cuneiforme aveva fatto sufficienti passi avanti da creare un "dibattito Bibbia-Babele", avviato dall'assiriologo Friedrich Delitzsch, dibattito consistente nello studio in parallelo del racconto del Diluvio universale (contenuto tanto nella Bibbia quanto nell'epopea di Gilgamesh). Il dibattito assunse presto connotati antisemiti.

Altri studiosi di rilievo nella storia dell'archeologia della Mesopotamia sono Thomas Edward Lawrence e Leonard Woolley.

Di rilievo fu anche una spedizione italiana, che operò nella Siria occidentale, a Tell Mardikh (l'antica Ebla), negli anni settanta del XX secolo.

Dagli inizi del XX secolo, la volontà di riportare alla luce queste importanti civiltà ha trovato ostacolo solamente nella seconda guerra mondiale e nella prima e seconda guerra del golfo. In particolare, dal 2003 si è potuto assistere ad uno spietato saccheggio dei siti da parte dei tombaroli. È, per il resto, immensa la quantità di reperti non ancora catalogati che riguardano l'assiriologia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giovanni Pettinato, Mitologia sumerica Torino, Utet versione Mobi pos. 420.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Adolf Leo Oppenheim, L'antica Mesopotamia. Ritratto di una civiltà scomparsa, Roma, Newton 1964/1980
  • Jean-Claude Margueron, La Mesopotamia, Torino, Laterza 1993/2004
  • Jean-Daniel Forest, Mesopotamia. L'invenzione dello Stato, Milano, Jaca Book 1996
  • Barthel Hrouda, La Mesopotamia, Bologna, Il Mulino 2003
  • Frances Pinnock, Lineamenti di archeologia e storia dell'arte del Vicino Oriente antico, ca. 3500-330 a.C., Parma 2004
  • Michael Jursa, I babilonesi, ed. Il Mulino, Bologna, 2007, ISBN 978-88-15-11468-6

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN234579587 · GND: (DE4038788-4