Islam in Italia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'Islam in Italia è la seconda religione dopo il cristianesimo, principalmente a seguito di immigrazione da paesi a maggioranza musulmana.

Stime sul numero di musulmani in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Il numero di fedeli musulmani in Italia - per la quasi totalità sunniti - è incerto, ma si aggirava attorno al milione e duecentomila di unità nel 2007, corrispondente all'incirca all'1,9%[1] della popolazione italiana, contro un 91,6%[1] di cristiani (le altre religioni sono in totale lo 0,7%[1] più un 5,8%[1] di non religiosi/atei):

  • Secondo l'istituto ISMU (iniziative e studi alla multietnicità) al 1º gennaio 2016 in Italia sarebbero residenti circa 1.400.000 musulmani, ovvero una cifra corrispondente al 2,34% della popolazione italiana.[2]
  • 1.505.000 secondo le stime del Dossier Statistico 2011 Caritas/Migrantes.[3]
  • 1.200.000 secondo Mario Scialoja della Lega musulmana mondiale.[4]
  • Andrea Spreafico[5] conta circa 1.100.000 musulmani, di cui il 6% (circa 67.000) cittadini italiani, tra italiani di nascita convertiti e stranieri che hanno acquisito la cittadinanza, 912.000 (82%) immigrati regolari e circa 132.000 (12%) immigrati irregolari.
  • 850.000 secondo il Cesnur di Massimo Introvigne su dati 2006.[6][7]
  • Secondo il rapporto Open Society Institute (OSI) 2003, i musulmani in Italia sarebbero circa 700.000, tra cui 40-50.000 cittadini italiani (di cui circa 10.000 convertiti), 610-650.000 immigrati regolari e 80-85.000 irregolari.[8][9][10]
  • Secondo il sociologo Fabrizio Ciocca, in base a dati ISTAT/ISMU, i musulmani in Italia sarebbero stimabili in due milioni e mezzo, di cui circa un milione con cittadinanza italiana.[11]

Il numero varia spesso in funzione della definizione di "musulmano", ossia se siano da comprendere quanti provengano da paesi di cultura musulmana, ma non si definiscano credenti o non siano praticanti.

Storia dell'islam in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia dell'Islam nell'Italia medievale.

La storia dell'islam in Italia incomincia nel IX secolo. La Sicilia rimase infatti sotto il dominio musulmano tra l'827 (inizio della conquista musulmana della Sicilia) e il 1091 (caduta dell'ultima roccaforte di Noto), mentre l'Italia continentale subì in quegli stessi anni numerose incursioni; rispetto alla penisola iberica, la presenza musulmana sulla penisola italiana è stata effimera e il controllo sulla Sicilia è stato stabile soltanto dal 965 fino al 1061. Tuttavia, anche dopo la conquista normanna, rimase in Sicilia una piccola minoranza di musulmani fino al 1239, quando a seguito di alcune loro ribellioni furono deportati da Federico II a Lucera in Puglia, dove rimasero fino al 1300, anno in cui ebbero la fine da Carlo II d’Angiò (al quale si erano rifiutati di prestare obbedienza). Anche con la fine della dominazione islamica per alcuni secoli le coste italiane continuarono però a essere razziate e depredate dai corsari barbareschi.

In epoca moderna, la presenza islamica in Italia è quasi inesistente fino agli anni '60, quando incominciano ad arrivare in Italia i primi studenti da Siria, Giordania e Palestina, che si aggiungono agli uomini d'affari e ai dipendenti delle ambasciate. Nel 1971 si ha la costituzione della prima associazione di musulmani, l'USMI (Unione degli studenti musulmani d'Italia), a partire dall'Università di Perugia. Con l'USMI venne aperto il primo luogo di culto in Italia, un piccolo locale in pieno centro storico di Perugia, chiamata "moschea di Via dei Priori", tutt'oggi aperto e in funzione. Sempre negli anni '70, a Roma, nasce il Centro culturale islamico d'Italia (CCII), con l'appoggio e il coinvolgimento degli ambasciatori di paesi sunniti presso l'Italia o la Santa Sede; al CCII si devono i primi progetti per la moschea di Roma, a partire dal 1974. La moschea sarà aperta nel 1995.[6]. Nel 1980 si inaugura a Catania la prima moschea italiana nella sede di via Castromarino[12]. L'edificio però, per ragioni politiche e logistiche verrà chiuso dopo alcuni anni, per essere sostituito da siti precari quali residenze private e garage, fino al 15 dicembre 2012, quando viene inaugurata la più grande moschea del sud Italia nominata "moschea della Misericordia"[13].

Gli anni settanta vedono anche l'arrivo dei primi immigrati musulmani dal Nord Africa, principalmente dal Marocco. Un successivo e consistente apporto è stato dato negli anni novanta dal consistente arrivo di immigrati albanesi e dall'aumento dei marocchini. Più recente, è la consistente immigrazione tunisina, senegalese, egiziana e, anche se di minor peso, pakistana, bengalese ecc.[14] A partire dagli anni 2000, con la crescita dell'immigrazione dall'Europa dell'Est (Romania e Ucraina in primis) e dall'America Latina, la quota di immigrati musulmani è scesa pur rimanendo consistente.

A partire dagli anni '90 l'UCOII si pone da subito come principale rappresentazione organizzata dell'"Islam delle moschee" sunnita, radicato sul territorio italiano e non dipendente dalle ambasciate o da governi di paesi a maggioranza musulmana, e si candida a rappresentare la comunità musulmana tramite un'Intesa istituzionale.[6] All'intesa tra l'UCOII e lo Stato si oppongono i rappresentanti dell'"Islam degli stati", a partire dalla Moschea di Roma (Centro Culturale Islamico d'Italia) sostenuto dall'Arabia Saudita, oltre che dal Marocco.[15] Nel 1998, in vista di una possibile Intesa con lo Stato, l'UCOII apre all'"Islam degli stati" e assieme alla Moschea di Roma e alla sezione italiana della Lega Musulmana Mondiale annuncia la creazione di un Consiglio Islamico d'Italia, guidato da dieci cittadini italiani, di cui cinque nominati dall'UCOII e cinque dalle altre due organizzazioni. Ma l'Intesa resta fuori portata.[16]

Nel 2005, è stata fondata la Consulta per l'islam italiano presso il Ministero dell'Interno[17], composta da cittadini musulmani; forti disaccordi tra i componenti hanno rallentato i lavori della Consulta stessa[18][19]. La Consulta è stata riformata una prima volta nel 2010 (Comitato per l'Islam italiano) e di nuovo nel 2016 (Consiglio per le relazioni con l’Islam )

Caratteristiche della presenza musulmana in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Facciata della prima moschea di Catania.
La moschea ahmadi di San Pietro in Casale, Bologna
interno della moschea di Palermo.

Provenienza[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli immigrati prevale in Italia nettamente la componente sunnita rispetto a quella sciita. Si stima il numero complessivo di sciiti in Italia in 15.450 unità, cioè circa l'1,48% del totale dei musulmani.[5]

Per quanto riguarda i paesi di provenienza, si rileva in particolare la presenza nordafricana e balcanica.

Pos. Paese Numero di musulmani
Stima effettuata da Caritas/Migrantes
tra gli stranieri regolarmente residenti in Italia al 31 dicembre 2010
[3]
1 Marocco 448.000
2 Albania 364.000
3 Tunisia 106.000
4 Senegal 75.000
5 Pakistan 73.000
6 Bangladesh 71.000
7 Macedonia 30.000
8 Algeria 25.000
9 Kosovo 21.000

Distribuzione sul territorio italiano[modifica | modifica wikitesto]

Secondo l'istituto ISMU (iniziative e studi alla multietnicità) i musulmani residenti in italia al 1º gennaio 2016 sarebbero distribuiti così:[2]

Regione Numero Percentuale
Abruzzo 24000 0,16%
Basilicata 4200 0,29%
Calabria 24500 1,72%
Campania 53800 3,77%
Emilia Romagna 182800 12,83%
Friuli Venezia Giulia 29100 2,04%
Lazio 112800 7,92%
Liguria 38000 2,66%
Lombardia 367700 25,82%
Marche 46600 0,32%
Molise 3400 0,23%
Piemonte 119000 8,35%
Puglia 33800 2,37%
Sardegna 13100 0,92%
Sicilia 61400 4,31%
Toscana 104400 7,33%
Trentino-Alto Adige 34000 2,38%
Umbria 26300 1,84%
Val Aosta 2800 0,19%
Veneto 142200 9,98%
Italia 1423900 100%

Moschee[modifica | modifica wikitesto]

Le moschee ufficiali in Italia sono 10 nel senso di costruzioni fatte ad hoc, 5 complete di minareto (Ravenna, Roma, Colle Val D'Elsa, Segrate Milano, Forlí); (in ordine di inaugurazione) mentre i luoghi di culto islamico sono più di 1.000.

Associazionismo musulmano[modifica | modifica wikitesto]

L'Islam in Italia non ha una istituzione unitaria di rappresentanza nei confronti dello Stato. Numerose associazioni rivendicano la rappresentanza degli interessi dei musulmani residenti in Italia. Tra queste associazioni dell'"Islam delle moschee", multinazionali e multietniche:

Accanto all'"Islam delle moschee", diversi osservatori segnalano l'esistenza in Italia di un "Islam degli Stati": paesi quali il Marocco e l'Egitto, che diffidano delle influenze saudite e dei Fratelli Musulmani, si sono organizzati per seguire i propri cittadini all'estero anziché delegarne la rappresentanza a organizzazioni di base a rischio fondamentalista. Tra questi[6]:

  • il Centro culturale islamico d'Italia (CCII) nato negli anni '70 a Roma, con l'appoggio e il coinvolgimento degli ambasciatori di paesi sunniti presso l'Italia o la Santa Sede; al CCII si devono i primi progetti per la moschea di Roma, a partire dal 1974. La moschea sarà aperta nel 1995;
  • la Missione culturale dell'Ambasciata del Marocco, che sostiene diverse moschee indipendenti;
  • la moschea di Palermo, installata in una ex chiesa di proprietà del consolato tunisino, e gestita direttamente dal governo della Tunisia;
  • l'Unione islamica in Occidente, sostenuta dalla Libia;
  • l'Istituto culturale islamico (ICI), sostenuto dall'Egitto.

Le confessioni islamiche minoritarie hanno associazioni proprie, tra cui:

  • la Comunità ismailita italiana (sciiti ismailiti);
  • i movimenti missionari (tabligh);
  • le confraternite sufi, tra le quali la Muridiyya che secondo una stima riunisce circa due terzi dei senegalesi residenti in Italia[20];
  • le organizzazioni nazionali o socio-religiose.
  • Giovani Musulmani d'Italia (GMI) - Associazione di promozione giovanile no profit, autonoma e indipendente fondata nel settembre 2001, attuale presidente Nadia Bouzekri.

La ricerca di un'intesa con lo Stato[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Consulta per l'islam italiano.

A differenza della maggioranza delle altre confessioni religiose, l'islam non ha una intesa con lo Stato italiano. Un forte problema in tale senso è costituito dalla mancanza di una forma associativa chiaramente rappresentativa della maggioranza dei musulmani in Italia.

Un primo tentativo di far fronte a tale situazione è avvenuto nel 2000, con la costituzione dell'associazione Consiglio islamico d'Italia, avente l'obiettivo di una rappresentanza unitaria dell'Islam sunnita di fronte allo Stato italiano per la stipula e l'esecuzione di un'intesa. A tale associazione prendevano parte l'UCOII (con Nour Dachan vicepresidente), la Lega musulmana mondiale (con Mario Scialoja presidente) e il Centro islamico culturale d'Italia (nonostante la contrarietà della sua componente marocchina). L'associazione non è durata a lungo, a causa dei contrasti tra la componente filo-saudita e la componente vicina ai Fratelli Musulmani. Allo stato attuale, essa esiste solo formalmente[6].

Nel 2005 il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu ha nominato una "Consulta per l'islam italiano" (cosiddetta Consulta islamica), composta da 16 membri, metà dei quali cittadini italiani, comprendenti tanto esponenti della cultura e delle associazioni musulmane laiche quanto dirigenti di associazioni religiose. Vi prendono parte per l'Islam sunnita UCOII, Lega musulmana mondiale, COREIS e UIO; per l'Islam sciita la presidente della Comunità ismailita italiana[6].

Antislamismo e islamofobia in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Antislamismo.

Nella vita pubblica l'islam ha avuto un impatto significativo nell'immaginario popolare, causando anche accese discussioni su argomenti quali:

Atti di violenza contro luoghi di culto islamici[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Islamofobia.

Si sono verificati negli ultimi anni alcuni atti di violenza contro luoghi di culto islamici in Italia:

  • Il 24 aprile 1994 una molotov causa un principio d'incendio alla piccola moschea nel centro storico di Albenga[25]
  • Il 24 gennaio 2004 un sasso scagliato da un'auto infrange la vetrata dell'ingresso della moschea di Segrate, a Milano[26];
  • Nell'aprile 2004, la moschea della Misericordia di Savona è stata fatta oggetto di scritte spray razzista sul portone, inclusa una svastica[26].
  • Durante la primavera-estate del 2007 si sono inoltre verificati alcuni attentati alla comunità musulmana italiana, senza feriti e gravi conseguenze. Tra questi:
  • l'ordigno esploso davanti alla moschea di via Quaranta a Milano il 2 febbraio 2007[27]
  • i ripetuti attacchi-molotov alla moschea di Abbiategrasso, il 26 luglio, 9 agosto e 23 ottobre 2007[28]
  • le molotov contro la moschea di Brescia, il 15 agosto 2007[29]

Per questi attentati è stato arrestato l'ex terrorista di estrema sinistra Roberto Sandalo insieme con un presunto complice; i due sono attualmente sotto processo.[30]

  • Nella notte tra il 3 il 4 agosto 2010 ignoti un attentato incendiario è stato compiuto negli uffici della moschea della Luce di Bologna da ignoti che vi sono entrati tagliando le recinzioni con una cesoia. L'atto è stato condannato dalla comunità ebraica di Bologna e da diverse forze politiche.[31]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d "Caritas Dossier Immigrazione 2007"
  2. ^ a b (IT) ISMU 1 gennaio 2016 dati mussulmani totali + distribuzione regionale, su ismu.org, 1º gennaio 2016. URL consultato il 9 agosto 2016.
  3. ^ a b Dossier Statistico Immigrazione
  4. ^ intervista 1
  5. ^ a b Andrea Spreafico, La presenza islamica in Italia (PDF), in “Instrumenta”, Scuola Superiore dell’Amministrazione dell'Interno-SSAI, IX,, nº 25, gennaio-aprile, pp. 173-243., ISSN 1974-2258 (WC · ACNP). URL consultato l'8 aprile 2016.
  6. ^ a b c d e f g h i Cesnur
  7. ^ ZENIT - “Le religioni in Italia”: censite oltre 600 fedi e “vie spirituali”
  8. ^ I Musulmani in Italia - Rapporto OSI
  9. ^ Rapporto sulla situazione dei musulmani in Italia rispetto alla fruizione di beni e servizi
  10. ^ Rapporto sulla situazione dei musulmani in Italia rispetto alla fruizione di beni e servizi
  11. ^ Fabrizio Ciocca
  12. ^ Francesco Pontorno, Un teatro trasformato in moschea, Magmagazine.it, 13 giugno 2012.
  13. ^ Claudia Campese, Inaugurata la nuova moschea di Catania « Sarà un centro di dialogo e stabilità », su Ctzen.it, 15 dicembre 2012.
  14. ^ Pubblicazione di Andrea Spreafico presso la Scuola superiore dell'Amministrazione dell'interno, p.183
  15. ^ Settimo rapporto sulle migrazioni 2001 p. 257
  16. ^ Settimo rapporto sulle migrazioni 2001, p. 258-259
  17. ^ Pagina sulla Consulta islamica sul sito del Ministero dell'Interno Archiviato il 22 luglio 2011 in Internet Archive.
  18. ^ Articolo dall'archivio del Corriere della Sera
  19. ^ Islam, Islamism and Jihādism in Italy di Lorenzo Vidino dal sito dell'Hudson Institute
  20. ^ Massimo Introvigne, Pierluigi Zoccatelli, Le religioni in Italia: La Murîdiyya, su cesnur.org. URL consultato il 22 agosto 2009.
  21. ^ Scuole islamiche, ecco i testi della discordia [collegamento interrotto], su Il Messaggero. URL consultato il 1º settembre 2007.
  22. ^ Scuole islamiche, l'intolleranza s'impara sui libri, su Il Giornale. URL consultato il 1º settembre 2007.
  23. ^
  24. ^ Corriere della Sera, 6 novembre 2010
  25. ^ una molotov anti moschea, Il Corriere della Sera, 26 febbraio 1994
  26. ^ a b Vladimiro Polchi, "Moschee d'Italia, la mappa del rischio", La Repubblica, 8 marzo 2008
  27. ^ Milano, ordigno alla moschea, La Stampa, 03-02-2007. URL consultato il 10 aprile 2008.
  28. ^ Milano, molotov contro moschea È il terzo attentato da luglio, La Repubblica, 24-10-2007. URL consultato il 10 aprile 2008.
  29. ^ Bombe incendiarie davanti alle moschee "Non reagire a nessuna provocazione", La Repubblica, 16-08-2007. URL consultato il 10 aprile 2008.
  30. ^ Attentati a moschee e centri islamici arrestato Sandalo (ex Prima Linea) - cronaca - Repubblica.it
  31. ^ Attentato incendiario contro la moschea, Il Resto del Carlino, 04-08-2010. URL consultato il 19 maggio 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • I cristiani e l'islàm in Italia. Conoscere, capire, accogliere i musulmani, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 2000;
  • Stefano Allievi - Felice Dassetto; Il ritorno dell'Islam. I musulmani in Italia, Edizioni Lavoro, Roma 1993;
  • Stefano Allievi; I nuovi musulmani. I convertiti all'Islam, Edizioni Lavoro, Roma 1999.
  • Stefano Fabei; Il fascio la svastica e la mezza luna. Mursia, Milano, 2003. ISBN 978-88-425-3059-6
  • Silvio Ferrari (a cura di), Musulmani in Italia. La condizione giuridica delle comunità islamiche, Il Mulino, Bologna, 2000.
  • Manfredi Martelli; Il fascio e la mezza luna Edizioni Settimo Sigillo, Roma, 2003.
  • Antonio J. Munoz; Hitler's Muslims: Muslim Volunteers in Hitler's Armies, 1941-1945. Europa Books, 2007. ISBN 978-18-912-2773-8
  • Chantal Saint-Blancat (a cura di); L'Islam in Italia. Una presenza plurale, Edizioni Lavoro, Roma, 1999;
  • Vito Salierno; I musulmani in Italia (secoli IX-XIX) , Capone editore, Lecce, 2006. ISBN 978-88-834-9080-4
  • M. Khalid Rhazzali; La percezione generazionale dell'islam, in A. Surian, a cura di, Lavorare con la diversità culturale. Attività per facilitare l'apprendimento e la comunicazione interculturale, Erickson, Trento, pp. 31–69.
  • M. Khalid Rhazzali; L'islam in carcere. L'esperienza religiosa dei giovani musulmani nelle prigioni italiane, FrancoAngeli, Milano, 2010.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]