Atti degli Apostoli

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Atti degli Apostoli
Papyrus 29 (POxy1597).jpg
Il Papiro 29, il frammento più antico degli Atti degli Apostoli
Datazione80-90, ma sono state proposte anche datazioni 60-70 d.C
AttribuzioneLuca evangelista
ManoscrittiPapiro 29 (250 circa)
Temagesta di Pietro e Paolo

Gli Atti degli Apostoli sono un testo contenuto nel Nuovo Testamento, scritto in greco. La sua redazione definitiva risale probabilmente attorno all'80-90[1], ma sono state proposte anche datazioni verso il 60-70 d.C[1]. La tradizione cristiana lo attribuisce a Luca, collaboratore di Paolo e autore del Vangelo secondo Luca.[2]

Atti è composto da 28 capitoli e narra la storia della comunità cristiana dall'ascensione di Gesù (1,6-11) fino all'arrivo di Paolo a Roma (28,16), coprendo un periodo che spazia approssimativamente dal 30 al 63 d.C. Oltre che su Paolo, l'opera si sofferma diffusamente anche sull'operato dell'apostolo Pietro.

Il libro descrive il rapido sviluppo, l'espansione e l'organizzazione della testimonianza cristiana prima ai giudei e poi agli uomini di ogni nazione.

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

Autore e canonicità[modifica | modifica wikitesto]

La tradizione della chiesa antica è concorde nell'attribuire a Luca sia il Vangelo secondo Luca che gli Atti. Ireneo di Lione (Contro le eresie 3,14,1; 15,1) afferma che Luca, discepolo di Paolo, raccontò negli Atti i suoi viaggi con Paolo; attribuiscono inoltre gli Atti a Luca anche Tertulliano (Contro Marcione 4.2.2), Clemente Alessandrino (Pedagogo 2.1.15 e Miscellanea 5.12.82) come anche il Frammento muratoriano del II secolo. I manoscritti Michigan 1571 del terzo secolo e Chester Beatty I, uno dei più antichi manoscritti esistenti del Nuovo Testamento, contengono parti del libro di Atti[3]. Il libro biblico di Atti quindi circolava nei primi secoli come parte del catalogo.

Luca sarebbe quindi da intendersi come il medico citato più volte nelle lettere di Paolo (Lettera ai Colossesi, 4,4, Lettera a Filemone, 24,2, Seconda lettera a Timoteo 4,11), anche se della sua presunta professione di medico non vi è prova e in merito al linguaggio da lui usato "studi successivi hanno provato che il linguaggio di Luca non è più tecnico di altri autori dei quali sappiamo che non erano medici".[4]

Oltre che nell'evidenza esterna fornita dalla successiva tradizione cristiana, l'attribuzione di Atti a Luca trova riscontro anche in indizi interni all'opera: sono significativi, in particolare, alcuni passaggi scritti alla prima persona plurale, che riflettono verosimilmente appunti presi dell'autore[5] mentre accompagnava Paolo.
Tali passaggi, riportanti la prima persona plurale («noi»), sono oggi ritenuti da molti studiosi, anche cristiani, non essere riferibili al personaggio di Luca.
Ad esempio, gli studiosi del cattolico "Nuovo Grande Commentario Biblico"[6] ritengono che "l'interpretazione dei tratti che distinguono il Paolo lucano è difficilmente conciliabile con l'ammissione che il libro degli Atti sia stato scritto da un compagno di Paolo" e "il fatto che Luca stesso sia storicamente distante da Paolo è suffragato fortemente da numerosi fattori che mancano nel ritratto che egli ne fa: non conosce affatto le sue lettere, né l'immagine ampiamente emergente dalle lettere, di un Paolo motivo di controversia nella chiesa né alcuna differenza, o quasi, tra la missione di Paolo e quella, p. es., di Pietro, o di Stefano, o di Filippo. Luca è lo storico che riassume e dà contorni al passato; non è, in nessuno dei due suoi libri, un attore della storia che ci narra" e "il «noi» è più probabilmente un espediente stilistico che un segnale di materiale proveniente da altra fonte e assunto in modo così brusco"[7]. Anche gli studiosi della interconfessionale Bibbia TOB[8], sollevano dubbi in merito: "La concordanza del pensiero degli Atti con quello delle lettere di Paolo resta perlomeno problematica in certi punti, per di più importanti, come, per esempio, la nozione di apostolato oppure il ruolo della legge. Similmente, certe affermazioni o certi silenzi degli Atti risultano veramente sorprendenti: come può, ad esempio, un compagno di Paolo, che di solito si mostra così interessato al problema della conversione dei pagani, non parlare della crisi dei Galati? Questi problemi sono reali" e gli studiosi della École biblique et archéologique française (i curatori della cattolica Bibbia di Gerusalemme)[9] rilevano come "seguendo sant'Ireneo, degli esegeti hanno visto nei passi degli Atti che riportano la formula «noi» la prova che Luca fu compagno di Paolo durante il secondo e il terzo viaggio missionario e nel viaggio a Roma via mare. È tuttavia rilevante che Paolo non nomini mai Luca come compagno della sua opera di evangelizzazione. Questo «noi» sembrerebbe dunque piuttosto la traccia di un Diario di viaggio tenuto da un compagno di Paolo (Sila?) e utilizzato dall'autore degli Atti". L'autorevole teologo e sacerdote cattolico Raymond Brown[10], in relazione alla teoria che Luca fosse il compagno di viaggio di Paolo, osserva inoltre che "questa identificazione è ora ampiamente messa in discussione a causa delle inesattezze dell'autore circa la carriera di Paolo (Gal1:16-17 e Atti 9:19-29) e delle differenze dal pensiero di Paolo come lo conosciamo dalle Epistole Paoline".

Il prologo di Atti 1,1, inoltre, non solo fa riferimento ad un certo Teofilo, dedicatario anche del Vangelo secondo Luca (1,1-4), ma indica espressamente il vangelo come "primo libro". Gli esegeti moderni concordano, quindi, con l'attribuzione di entrambe le opere ad uno stesso autore, principalmente a causa delle «estese concordanze linguistiche e teologiche e riferimenti incrociati tra il Vangelo di Luca e gli Atti».[11]

Sull'identificazione dell'autore con il Luca medico e discepolo di Paolo sono state comunque avanzate anche riserve, ad esempio riguardo al vocabolario utilizzato, non specificatamente medico, come era invece apparso in passato.[12]

D'altronde per altri critici, Atti è accurato come il Vangelo di Luca. L'accademico William M. Ramsay, docente di Archeologia Classica presso l'Università di Oxford, professore dell'Università di Aberdeen e studioso del Nuovo Testamento colloca lo scrittore di Atti "fra gli storici di primo rango" e aggiunge " La prima ed essenziale qualità del grande storico è la verità. Ciò che dice deve essere degno di fede"[13][14]
Attualmente, molti studiosi fanno, comunque, rilevare come Luca non dimostri conoscenza storico-geografica della Palestina di cui scriveva e il teologo Raymond Brown[15] - nel sottolineare le incongruenze storiche lucane e le differenze presenti anche tra Vangelo di Luca[16] ed Atti - rileva che "uno studio del Vangelo di Luca e degli Atti mostra che Luca aveva delle carenze come storico [e], per esempio, in Atti 5:36 indica Gamaliele, a metà degli anni '30, riferirsi col passato alla rivolta di Teuda che non si è verificata fino ai '40, e poi Luca genera ulteriore confusione facendo riferire a Gamaliele della rivolta guidata da Giuda il Galileo (AD 6) come se venisse dopo la rivolta di Teuda!"[17]; anche per la Nascita di Gesù presentata nel vangelo attribuito a Luca, in merito alla narrazione del censimento[18], tale teologo sottolinea che "è dubbia su quasi ogni punto, nonostante gli elaborati tentativi degli studiosi per difendere l'accuratezza lucana"[19] e relativamente ai riti della purificazione[20] Brown - così come anche un altro teologo cristiano, Rudolf Bultmann[21] - osserva come Luca non sia stato storicamente corretto[22] e conclude "perché non ammettere semplicemente che Luca si confuse su questo punto, come nel censimento? Io ritengo tali inesattezze essere una prova del fatto che Luca non era cresciuto nell'ebraismo o in Palestina". Gli esegeti della interconfessionale Bibbia TOB[23] sottolineano, inoltre, come spesso Luca dimostri una "mancanza di familiarità con la geografia della Palestina e con diversi usi di questo paese" e, nei resoconti sulla vita di Gesù, "talvolta rivela una profonda indifferenza per la loro cronologia (4,16-30; 5,1-11; 24,51) o per la loro collocazione topografica (10,13-15; 13,34-35; 24,36-49)".

Luogo e data[modifica | modifica wikitesto]

Non è possibile individuare con certezza il luogo di composizione. La tradizione collega Luca con Antiochia, ma esistono indizi anche a favore di Roma[5]. Molti studiosi ritengono inoltre che il libro possa essere stato scritto in Grecia.

Esistono diverse ipotesi anche riguardo alla data di composizione degli Atti. Già nell'antichità venivano proposte sia una data vicina alla morte di Paolo (verso il 67) sia una, di poco anteriore, che collocava la stesura degli Atti poco dopo l'arrivo di Paolo a Roma e la sua prima prigionia: questa seconda ipotesi si poggia, in particolare, sul fatto che gli Atti finiscono proprio con il racconto della prigionia romana di Paolo, da collocarsi verso il 63, e se essi fossero stati scritti successivamente, è ragionevole ritenere che Luca avrebbe fornito ulteriori informazioni riguardo a Paolo e alla sua condanna a morte.

Adolf von Harnack (1851-1930) datò gli Atti degli Apostoli a prima del 65, forse prima del 62. Josef Kurziger ritenne che la composizione degli Atti fu completata prima dell'esecuzione di Paolo di Tarso nel 64, “altrimenti come avrebbe fatto Luca a parlare dell'indulgenza con la quale Paolo fu trattato nella prigionia romana? O avrebbe potuto Luca dare di Roma una descrizione favorevole dopo la persecuzione di Nerone del 64?”.[24]

Alcuni autori oggi ritengono inoltre che le opere di Luca siano state composte in un arco di tempo relativamente esteso e abbiano trovato la loro redazione definitiva verso il 70[5][25]. La maggioranza degli studiosi ritiene comunque che la stesura degli Atti sia avvenuta tra l'80 e il 90, subito dopo la composizione del Vangelo secondo Luca[1].

D'altronde il biblista cattolico francese, esegeta, studioso dei testi biblici e traduttore dei Manoscritti del Mar Morto, Jean Carmignac dell'École biblique et archéologique française de Jérusalem, nella sua opera La nascita dei vangeli sinottici ha osservato che: «Fino a quando non sarà trovata una prova oggettiva del contrario, la conclusione più scientifica è di riconoscere che gli Atti sono stati necessariamente composti durante la prigionia romana di Paolo, dunque tra il 61 e il 63»[26]

Lingua e stile[modifica | modifica wikitesto]

L'opera è scritta in greco. Lo stile letterario è quello della versione in greco delle Scritture, la Septuaginta[5].

Il titolo Atti, documentato fin dal II secolo, riprende il termine greco praxeis: questo, equivalente al latino res gestae, veniva utilizzato nella storiografia ellenistica per descrivere le gesta di re e condottieri[1].

Dal punto di vista stilistico è interessante notare che Luca, come altri storici ellenistici, utilizza i "discorsi" come elementi narrativi: nei primi capitoli, in particolare, se ne incontrano nove, pari alla metà del testo delle sezioni iniziali[27].

Come nel Vangelo, il racconto è scandito da tappe di viaggio, seguendo una traiettoria geografica: se nel Vangelo il movimento narrativo era orientato verso Gerusalemme, negli Atti il movimento è invece opposto: da Gerusalemme ci si sposta verso la Giudea, la Samaria, l'Asia Minore e l'Europa, dove si conclude con l'arrivo di Paolo a Roma[27].

Struttura e contenuto[modifica | modifica wikitesto]

L'opera, che è articolata in 28 capitoli, si propone almeno due obiettivi. Il primo è mostrare come la storia di Gesù continui nella storia della Chiesa: con l'Ascensione Gesù non ha ritirato la sua presenza ma l'ha cambiata in una dimensione spirituale e più profonda. Il secondo obiettivo di Luca è offrire ai lettori un modello di comunità e di missione caratterizzati dalla comunione e dalla fiducia nello Spirito[28].

Negli Atti si possono distinguere una introduzione e due sezioni.

Introduzione[modifica | modifica wikitesto]

L'introduzione (1,1-26) si apre con la dedica a Teofilo e narra degli eventi accaduti tra l'ascensione di Gesù alla vigilia della Pentecoste. Viene raccontata anche la morte di Giuda Iscariota e la sua sostituzione con Mattia nel gruppo degli apostoli.

Prima sezione[modifica | modifica wikitesto]

La prima sezione (2,1-15,40) racconta i fatti della Pentecoste e la vita della prima comunità di Gerusalemme, concentrandosi sulle figure di Pietro e soprattutto di Paolo, del quale viene narrata la conversione e la partenza da Gerusalemme (9). I viaggi missionari di Paolo si intrecciano quindi con le prime tensioni tra pagani e giudeo-cristiani, che vengono risolte nel 49 con il Concilio di Gerusalemme (15).

Seconda sezione[modifica | modifica wikitesto]

La seconda sezione (16,1-28,31) è dedicata ai viaggi apostolici di Paolo, al suo arresto e alla prigionia a Cesarea. Prosegue quindi con il successivo viaggio verso Roma, con il naufragio a Malta, per concludersi con l'arrivo nella capitale per il processo.

Teologia[modifica | modifica wikitesto]

Al di là del quadro storico delle origini delle comunità cristiane offerto dagli Atti, il libro si presenta come un'opera catechetica, che si prefigge uno scopo apologetico (difesa della fede) e teologico (studio su Dio).

L'autore intende presentare gli eventi successivi a quelli narrati nei vangeli per dimostrare come il messaggio di salvezza della vita, morte e resurrezione del Cristo venga esportato dai suoi discepoli per raggiungere Roma e quindi l'ecumène (tutto il mondo abitato).

Il messaggio evangelico esce dai confini giudaici ed attraverso la testimonianza e la predicazione degli apostoli si diffonde nel mondo pagano per gettare le fondamenta della nascente chiesa cristiana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Francesco Bianchi, Atti degli Apostoli, Città Nuova, 2003.
  2. ^ I primi riferimenti a Luca come autore dell'opera si hanno già alla fine del II secolo, in particolare nel canone antimarcionita (cfr. Francesco Bianchi, Atti degli Apostoli, Città Nuova, 2003).
  3. ^ Libro biblico numero quarantaquattro: Atti in Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile pag. 197, Watch Tower 1971
  4. ^ Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 881, ISBN 88-399-0054-3.
  5. ^ a b c d I. Howard Marshall, The Acts of the Apostles: an introduction and commentary, 1980.
  6. ^ Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, pp. 880, 944, ISBN 88-399-0054-3. (Cfr anche: Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, pp. 275, 282, ISBN 978-88-430-7821-9.).
  7. ^ Aggiungono tali esegeti, in merito ai rapporti di Luca con Paolo, che "poiché Luca negli Atti mostra di avere scarsa dimestichezza con la teologia di Paolo e di non conoscerne le lettere, pare che la sua associazione con lui riguardasse solo un periodo iniziale, prima che Paolo sviluppasse in pieno la sua teologia e si impegnasse a scrivere importanti lettere alle sue comunità, e prima del «Concilio» di Gerusalemme. Ad ogni modo cercherebbe invano chi pretendesse di trovare in Lc-At le più che semplici tracce della teologia paolina".
  8. ^ Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, pp. 2484-2485, ISBN 88-01-10612-2.
  9. ^ Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 2576, ISBN 978-88-10-82031-5.
  10. ^ Raymond E. Brown, The Birth of the Messiah, Doubleday, 1993, p. 236, ISBN 0-385-47202-1.
  11. ^ Udo Schnelle, The History and Theology of the New Testament Writings, p. 259.
  12. ^ Si veda la dissertazione di dottorato di H.J. Cadbury, The Style and Literary Method of Luke.
  13. ^ St. Paul the Traveller and the Roman Citzen, di W.M.Ramsay, pag.4, Londra 1895
  14. ^ St. Paul the Traveller and the Roman Citzen decima edizione Archiviato il 15 ottobre 2011 in Internet Archive.
  15. ^ Raymond E. Brown, The Birth of the Messiah, Doubleday, 1993, pp. 239, 395, 413, 447-449, 550-552, 666-668, 682-683, ISBN 0-385-47202-1.
  16. ^ In merito al Vangelo attribuito a Luca, così come gli altri tre vangeli canonici, attualmente autorevoli studiosi, anche cristiani, ritengono che non siano stati scritti dagli evangelisti a cui sono attribuiti per tradizione; ad esempio, il teologo e sacerdote cattolico Raymond Brown - concordemente a molti altri studiosi, come l'esegeta John Dominic Crossan, ex sacerdote cattolico e tra i cofondatori del Jesus Seminar, e lo storico e biblista Bart Ehrman - ritiene che i vangeli canonici siano di autori ignoti e sottolinea altresì che tali autori non furono neppure testimoni oculari; nel caso del Vangelo secondo Luca, a differenza degli altri canonici, il fatto di non essere stato testimone oculare si evince anche dalle stesse affermazioni dell'autore (Lc1,2). (Raymond E. Brown, The Birth of the Messiah, Doubleday, 1993, pp. 27, 573, 236, ISBN 0-385-47202-1; Bart Ehrman, Jesus apocalyptic prophet of the new millenium, Oxford University Press, 1999, pp. 41-48, ISBN 978-0-19-512474-3; John Dominic Crossan, Who killed Jesus?, HarperOne, 1995, pp. 16-26, ISBN 978-0-06-061480-5.).
  17. ^ Cfr anche: Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 2596, ISBN 978-88-10-82031-5.
  18. ^ Lc2,1-7; At5,36-37.
  19. ^ Come precisa ancora Raymond Brown, tale narrazione è riportata solo da questo evangelista e "basata su confusi ricordi dei censimenti romani"; Luca "confuse i tempi difficili che accompagnarono la formazione della provincia della Giudea e i tempi difficili che accompagnarono la morte di Erode dieci anni prima" e "non vi fu alcun censimento romano della Palestina prima del censimento sotto Quirino in AD 6-7, un evento, con la sua concomitante rivolta, accuratamente descritta da Giuseppe Flavio". (Cfr anche: Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 2439, ISBN 978-88-10-82031-5.).
  20. ^ Lc2,22-39.
  21. ^ Rudolf Bultmann, History of the Synoptic Tradition, Hendrickson Publisher, 1963, p. 299, ISBN 1-56563-041-6.
  22. ^ Evidenzia, infatti, Raymond Brown che "[Luca] sembra pensare che la ragione per andare al Tempio sia stata la consacrazione o la presentazione di Gesù (vs.27), quando solo la legge riguardante la purificazione della madre menziona l'abitudine di andare al santuario. (Ed è dubbio che un viaggio verso il Tempio fosse ancora praticato in gran parte nel giudaismo dei tempi del Nuovo Testamento). Non menziona nulla del prezzo (cinque sicli) richiesto per riscattare il primogenito dal servizio del Signore; piuttosto si collega a quell'evento con il sacrificio dei due piccioni o colombe che era realmente collegato alla purificazione della madre [...] Come per i tentativi infruttuosi di salvare l'accuratezza di Luca sul censimento, possiamo concludere o che Luca ha frainteso una tradizione che gli era giunta o che ha creato un contesto da una lettura imprecisa delle leggi dell'Antico Testamento [...] in ogni caso, il risultato è una strana combinazione di una conoscenza generale dell'ebraismo con una conoscenza imprecisa dei dettagli, un'indicazione che l'autore difficilmente è cresciuto nel giudaismo o in Palestina".
  23. ^ Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, pp. 2316-2317, ISBN 88-01-10612-2.
  24. ^ (DE) Josef Kürziger, Die Apostelgeschichte [erklärt von Josef Kürziger], in: Geistliche Schriftlesung. Erläuterungen zum Neuen Testament für die Geistliche Lesung, herausgegeben von Wolfgangg Trilling, Band 5/1, Antiquariat Kretzer.
  25. ^ Una datazione verso la fine degli anni 60, quando Luca avrebbe seguito Paolo a Roma per completare l'opera prima della morte dell'apostolo, viene citata anche in Francesco Bianchi, Atti degli Apostoli, Città Nuova, 2003.
  26. ^ Nascita dei vangeli sinottici, di Jean Carmignac, pagina 72, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 1986 ISBN 978-88-215-2832-3
  27. ^ a b Luke Timothy Johnson, Daniel J. Harrington, The Acts of the Apostles, 1992.
  28. ^ Bruno Maggioni, Introduzione a Vangeli e Atti, in La Bibbia, Edizioni San Paolo, 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Bianchi, Atti degli Apostoli, Città Nuova, 2003.
  • Luke Timothy Johnson, Daniel J. Harrington, The Acts of the Apostles, 1992.
  • I. Howard Marshall, The Acts of the Apostles: an introduction and commentary, 1980.
  • Rudolf Pesch, Atti degli Apostoli. Prefazione di Giuseppe Betori (= Commenti e Studi Biblici. Sezione Commenti Biblici s. n.), Assisi, Cittadella, 2ª edizione 2005 [1ª edizione 1992]
  • John Moles, "Jesus the healer in the Gospels, the Acts of the Apostles and early Chrystianity", «Histos», 5, 2011, pp. 117–182. (PDF)

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