Lettera ai Filippesi

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Lettera ai Filippesi
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Immagini per la Lettera ai Filippesi
Datazione 53-62
Attribuzione Paolo di Tarso
Luogo d'origine Efeso o Roma
Manoscritti \mathfrak{p}46 (III secolo)
Destinatari cristiani di Filippi

La Lettera ai Filippesi è uno dei testi del Nuovo Testamento che la tradizione cristiana e la quasi unanimità degli studiosi attribuisce a Paolo di Tarso. Scritta fra il 53 e il 62, era destinata ai membri di una comunità cristiana fondata da Paolo stesso a Filippi.

Composizione[modifica | modifica sorgente]

Cartina della Grecia che mostra la posizione della città di Filippi

Autore[modifica | modifica sorgente]

La lettera è stata scritta da Paolo di Tarso. La paternità paolina dello scritto è oggi "universalmente accettata" praticamente da tutti gli studiosi di esegesi biblica, sia antichi che moderni[1]. L'inno cristologico citato in 2,5-11[2] è comunque, secondo alcuni teologi, più antico della lettera[1]: Paolo riprenderebbe qui una delle primissime tradizioni cristiane.

Data e luogo di composizione[modifica | modifica sorgente]

La lettera è scritta da Paolo mentre si trova in carcere, probabilmente durante la sua detenzione a Efeso[3], nel 53-54 o 54-55[4]. Tradizionalmente si era pensato alla prigionia romana (60-62)[5], ma in tempi recenti sono stati evidenziati elementi che farebbero preferire, oltre a Efeso, anche Cesarea (57-59) e, con minore probabilità, Corinto[6]. La localizzazione a Efeso è comunque da preferire anche perché il rapporto di scambio sotteso alla lettera, con Epafrodito che si reca in visita a Paolo, si concilia meglio con la distanza tra Filippi e questa città[7].

Destinatari[modifica | modifica sorgente]

La lettera, ispirata da sentimenti di amicizia[7], si rivolge alla comunità cristiana di Filippi, la prima fondata da Paolo in Europa e con la quale l'apostolo aveva un legame particolarmente armonico e affettuoso[3].

Filippi è una città nel nord della Grecia, situata a circa 15 chilometri dal mare. I cristiani della comunità erano prevalentemente di origine pagana, come si evince dal fatto che nella lettera Paolo, a parte una breve allusione, non cita mai l'Antico Testamento[4].

Lingua e stile[modifica | modifica sorgente]

La lettera è scritta in greco. Lo scritto ha un carattere decisamente epistolare. Non vengono trattati grandi temi, né vengono risolte particolari questioni: l'apostolo vuole semplicemente informare i filippesi della sua situazione, ringraziarli per l'attenzione dimostrata nei suoi confronti ed esortarli a proseguire sulla via dell'amore evangelico. Il tono è molto confidenziale, e molte persone vengono citate per nome[4].

L'unitarietà della lettera è invece oggetto di discussione[6]. Se molti studiosi sostengono che l'opera sia unitaria[8], altri hanno ipotizzato che il testo attuale sia il risultato della fusione di più scritti, in modo da spiegare l'apparente disordine nell'esposizione degli argomenti e le differenze di tono.[9] Lo scritto attuale potrebbe quindi essere composta da tre frammenti di lettere, riunite da coloro che raccolsero le epistole di Paolo: secondo questa ipotesi, il primo brano, 4,10-20, proverrebbe da una lettera composta per ringraziare i Filippesi delle loro attenzioni per Paolo e per il dono inviatogli tramite Epafrodito, il secondo, 1,1-3,1, provverebbe da un'altra lettera di ringraziamento per i Filippesi che si erano preoccupati per la prigionia di Paolo, mentre il terzo brano, 3,2-4,9, sarebbe una polemica contro la corrente cristiana giudaizzante. Secondo questa interpretazione, i primi due potrebbero essere stati scritti ad Efeso durante la prigionia di Paolo, mentre il terzo brano potrebbe persino non essere stato indirizzato ai Filippesi, ma essere aggiunto a questa collezione in ragione del suo tono.[10] L'evidenza è comunque a favore dell'integrità della lettera[6].

Struttura e contenuto[modifica | modifica sorgente]

La lettera si occupa di dimensioni specifiche dell'identità e della vita cristiana[4]. Il tema più frequente è quello della gioia[3].

Lo scritto contiene inoltre uno dei brani autobiografici più importanti dell'epistolario paolino 3,5-14, nel quale viene accennato anche il tema della giustificazione per mezzo della fede, che sarà poi meglio sviluppato nell Lettera ai Galati e nella Lettera ai Romani[3]: «e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede.»(3,9).

La lettera è strutturata in quattro capitoli.

Primo capitolo[modifica | modifica sorgente]

Il primo capitolo contiene i saluti di Paolo e le sue raccomandazioni circa l'unità, l'umiltà e la perseveranza. Da sottolineare nell'indirizzo della lettera è il ricordo del caro compagno Timoteo, che compare come co-autore della lettera stessa. Oltre a motivi "tecnici" emerge subito la coscienza ecclesiale con la quale Paolo si prepara alla dettatura della lettera. L'annuncio non è mai una cosa individuale o strettamente personale. Il Vangelo ha la forma della fraternità e deve essere annunciato nella stile della fraternità.

Secondo capitolo[modifica | modifica sorgente]

Il capitolo successivo riporta un inno cristologico di particolare importanza (2,5-11). In esso prima si descrive la scelta di Gesù Cristo di farsi uomo e di morire in croce. Segue un invito a lavorare per la salvezza e una descrizione della missione di Timoteo e di Epafrodito.

Terzo capitolo[modifica | modifica sorgente]

Nel terzo capitolo Paolo spiega di aver sacrificato tutto per Gesù confidando nella giustizia divina e nella risurrezione. L'apostolo scrive del suo impegno e della sua corsa per poter raggiungere il premio in Cristo, pur nella consapevolezza dei propri limiti: «Non però che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch'io sono stato conquistato da Gesù Cristo.» (3,12).

Quarto capitolo[modifica | modifica sorgente]

La lettera si conclude con alcuni consigli, il ringraziamento di Paolo ai cristiani di Filippi per l'aiuto da loro prestato, il saluto e l'augurio finale. L'ultimo capitolo riprende inoltre l'invito, presente più volte nella lettera, a vivere la fede nella gioia:

« Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. »   (Filippesi 4,4)

Uso liturgico[modifica | modifica sorgente]

Nel rito cattolico brani della lettera vengono letti in domeniche nel tempo ordinario, nel tempo di Avvento e in Quaresima. L'inno cristologico presente nel secondo capitolo è una delle letture della Domenica delle Palme e nella festa dell'Esaltazione della Croce (14 settembre). Alcuni passi sono inoltre utilizzati nel lezionario relativo all'unzione degli infermi e al rito delle esequie[11].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Beare, p. 1.
  2. ^ «il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini...»
  3. ^ a b c d Giuseppe Pulcinelli, L'Apostolo Paolo, 2008.
  4. ^ a b c d Romano Penna, Lettera ai Filippesi, Lettera a Filemone, 2002.
  5. ^ La datazione romana è proposta anche da Udo Schnelle, p. 131.
  6. ^ a b c Peter Thomas O'Brien, The Epistle to the Philippians: a commentary on the Greek text, 1991.
  7. ^ a b Gerd Theissen, 'Il Nuovo Testamento, 2002.
  8. ^ Udo Schnelle, The History and Theology, pp. 135-137.
  9. ^ Edgar J. Goodspeed, An Introduction to the New Testament, pp. 90-92, citato in Kirby.
  10. ^ Norman Perrin, The New Testament: An Introduction, pp. 105-6; Burton Mack, Who Wrote the New Testament?, pp. 144-145. Citati in Kirby.
  11. ^ La Bibbia, Edizioni San Paolo, 2009.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Beare, F. W. (1959). A Commentary on the Epistle to the Philippians. Harper & Row; ristampa, Harper’s New Testament Commentaries, ed. Henry Chadwick. (1987). Peabody, MA: Hendrickson.
  • Peter Thomas O'Brien, The Epistle to the Philippians: a commentary on the Greek text, 1991.
  • Romano Penna, Lettera ai Filippesi, Lettera a Filemone, 2002.
  • Kirby, Peter. "Philippians." Early Christian Writings. 2006.
  • Heinrich Schlier, La lettera ai Filippesi, 1993.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]