Concilio di Calcedonia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Concilio di Calcedonia
Concilio ecumenico delle Chiese cristiane
Fourth ecumenical council of chalcedon - 1876.jpg
Vasilij Ivanovič Surikov, Quarto Concilio Ecumenico di Calcedonia, olio su tela, 1876.
Luogo Calcedonia
Data 451
Accettato da anglicani, cattolici, luterani, ortodossi, vetero-cattolici (IV)
Concilio precedente Concilio di Efeso
Concilio successivo Concilio di Costantinopoli II
Convocato da Imperatore Marciano
Presieduto da Una commissione governativa di funzionari e senatori, capeggiata dal patrizio Anatolio
Partecipanti 370 circa
Argomenti Monofisismo, cristologia, natura umana e divina di Gesù, giudizio sui documenti del secondo concilio di Efeso
Documenti e pronunciamenti 28 canoni, Credo di Calcedonia, Condanna del monofisismo

Il concilio di Calcedonia è il quarto concilio ecumenico della storia del cristianesimo ed ebbe luogo nella città omonima nel 451.

Le cause del Concilio[modifica | modifica wikitesto]

Il monofisismo e il Latrocinium di Efeso[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Eutiche e Secondo Concilio di Efeso.

Il Concilio di Calcedonia fu convocato per dirimere la questione monofisita che, negli anni '40 del V secolo, stava rischiando di compromettere l'ortodossia dei concili ecumenici precedenti. L'archimandrita Eutiche dall'imperatore Teodosio II, dal patriarca alessandrino Dioscoro e dal potente ministro Crisafio, era riuscito a farsi dichiarare innocente dal Secondo Concilio di Efeso (449) dopo che il patriarca di Costantinopoli Flaviano l'aveva scomunicato per la sua dottrina cristologica (monofisismo). La caduta di Flaviano suscitò la reazione indignata di papa Leone I (440-461), che aveva indirizzato a Flaviano, attraverso il vescovo di Como Abbondio, una lunga lettera (il Tomus ad Flavianum) attestante la sua stima e il riconoscimento dell'ortodossia del patriarca.

Il Concilio[modifica | modifica wikitesto]

Pulcheria e Leone I[modifica | modifica wikitesto]

Sembrava impossibile smuovere Teodosio dalle decisioni prese, ma nel 450 l'imperatore morì a causa di un incidente e la sorella dell'augusto defunto, la pia ed ortodossa Pulcheria, poté ritornare a corte. Lei, per preservare la dinastia teodosiana, sposò Marciano, un funzionario anch'egli fedele all'ortodossia[1]. Per risolvere la questione monosifita (che rischiava di gettare nel caos politico lo stesso Impero[2]), entrambi gli augusti coniugi indissero, d'accordo con Papa Leone (benché questi desiderasse che il concilio si tenesse in Italia, timoroso che si potessero ripresentare le problematiche del "Latrocinio" di Efeso[1]), nel 451 un Concilio nella località di Calcedonia, al di là del Bosforo.

Svolgimento[modifica | modifica wikitesto]

La solenne apertura[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente, Pulcheria e Marciano intendevano aprire l'assemblea il 1° di settembre[3] ma, viste alcune perplessità di Leone e la preoccupazione di Marciano su possibili irregolarità durante i lavori conciliari[1], si optò per l'8 ottobre[4][3]. Al Concilio, che si tenne nella chiesa di Sant'Eufemia[3], parteciparono fra i cinquecento e i seicento vescovi[2][5], dei quali più di cinquecento provenienti dalle province dell'Impero Romano d'Oriente[3]. Tra di essi, spiccavano per importanza il patriarca di Costantinopoli Anatolio e Dioscoro di Alessandria. L'Occidente, al contrario, era rappresentato solamente da 5 ecclesiastici, due vescovi e tre legati papali capeggiati da Pascasino (o Pasquasino[4]) vescovo di Lilibeo[3].

La condanna di Dioscoro[modifica | modifica wikitesto]

Subito dopo l'apertura, Pascasino, in nome di papa Leone, chiede che Dioscoro, il principale artefice del concilio di Efeso del 449, venga messo sotto accusa per le irregolarità compiute in quell'assemblea[3][4]. Rifiutandosi di comparire a giudizio, Dioscoro, abbandonato da un gruppo di vescovi che chiesero perdono per aver appoggiato il monofisismo due anni prima[4], fu condannato da 308[4] dei padri conciliari e deposto dalla sua carica di patriarca insieme ad altri vescovi egiziani lui fedeli[6].

Il Tomus ad Flavianum[modifica | modifica wikitesto]

San Leone Magno, icona russa.

Il 25 ottobre[7][2] segnò il momento culminante del Concilio. Dopo che Dioscoro fu deposto, Eutiche condannato all'esilio e riabilitato post mortem Flaviano[4], si riaccesero le diatribe cristologiche che tanto infiammavano l'animo dei cristiani d'oriente[7]. Davanti al rischio di nuove scissioni, Pascasino ottenne che il patriarca Anatolio accettasse quella lettera di papa Leone indirizzata a Flaviano[7]. La lettera, che tuttora è ricordata col nome di Tomus ad Flavianum, è tuttora alla base delle varie confessioni cristiane che riconoscono il concilio di Calcedonia (quindi la Chiesa cattolica, quella ortodossa e le varie Confessioni protestanti). Tale documento, infatti, afferma la natura ipostatica di Gesù Cristo, il quale è vero Uomo e vero Dio al contempo, senza quindi fusioni o sfumature dottrinali di alcun genere[7]. Inoltre, il documento è importante in quanto si riconosce l'autorità del vescovo di Roma nelle questioni dottrinali[8], segnando così, per la teologia cattolica, un caposaldo del dogma dell'infallibilità papale[9]:

(LA)

« Quibus etiam epistulam maximae et senioris urbis Romae praesulis beatissimi et sanctissimi archiepiscopi Leonis quae scripta est ad sanctae memoriae archiepiscopum Flavianum ad perimendam Eutychis malam intellegentiam, consequentissime coaptavit utpote et magni illius Petri confessioni congruentem et communem quandam columnam nobis adversum prava dogmata exsistentem, ad confirmationem rectorum dogmatum »

(IT)

« A queste ha aggiunto, e giustamente, contro le false concezioni e a conferma delle vere dottrine, la lettera del presule Leone, beatissimo e santissimo arcivescovo della grandissima e antichissimo città di Roma, scritta all'arcivescovo Flaviano, di santa memoria, per confutare la malvagia concezione di Eutiche; essa, infatti, è in armonia con la confessione del grande Pietro, ed è per noi una comune colonna »

(Definizione di fede proclamata dai padri conciliari)

La conclusione[modifica | modifica wikitesto]

I canoni[modifica | modifica wikitesto]

Nelle 17 sessioni[10] che si tennero fino al giorno in cui il solenne concilio ecumenico fu chiuso (1º novembre[10][2] o 10 novembre[6]), furono in totale proclamati 30 canoni di fede[2]. Oltre a ribadire che gli atti dei "concili tenutisi fino ad ora" dovessero essere osservati e conservati validi (quindi Calcedonia è come se segnasse la conclusione del percorso della Chiesa antica riguardo le dispute dottrinali su Cristo e la Trinità)[10][11], i padri conciliari espressero alcune posizioni estremamente interessanti riguardo la disciplina ecclesiastica, in quanto le tematiche citate non erano ancora comparse nei concili precedenti. Il canone II, per esempio, condanna la simonia[2]; il III prevede pene severe contro i presbiteri dediti ad affari mondani[10]; dal IV al X si parla della disciplina monastica, e di come i monaci o i chierici debbano seguire determinate norme di comportamento[10][12][13]. Altrettanto interessanti sono i canoni XV e XVI relativi alla vita religiosa femminile: nel primo, si parla delle diaconesse[14]; nel secondo, della verginità delle monache[15]. Il problema per papa Leone fu, però, quello di accettare il ventottesimo canone del concilio, che sanciva la preminenza del patriarcato di Costantinopoli su quelli di Antiochia e di Alessandria e la sua uguaglianza alla sede apostolica della ''vecchia'' Roma in base all'argomento che Costantinopoli era la nuova sede dell'Impero, la Nuova Roma[10]. Superato quest'ultimo scoglio, gli imperatori Marciano e Pulcheria, presenti, si rallegrarono del risultato ottenuto[2].

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

La spaccatura religiosa dell'Impero d'Oriente[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Monofisismo, Miafisismo e Chiesa Copta.

La prima conseguenza del concilio fu la separazione netta del Medio-oriente e dell'Egitto miafisiti da Bisanzio. Benché uniti politicamente ancora sotto Costantinopoli, l'Egitto si rivoltò contro il patriarca ortodosso Proterio, lo uccise[16] ed elesse al suo posto il miafisita Timoteo II Eluro[17]. Imperatori bizantini quali Zenone, Giustiniano I ed Eraclio tentarono, attraverso vari decreti a contenuto teologico (l'Henotikon, la condanna dei Tre Capitoli e la professione di fede monotelita), di trovare una conciliazione con quelle regioni così profondamente miafisite[5], ma non si giunse ad una riconciliazione tra le parti.

Il distacco tra Roma e Costantinopoli[modifica | modifica wikitesto]

Le difficoltà incontrate a causa del XXVIII canone e i successivi tentativi compiuti da patriarchi costantinopolitani e imperatori per sanare la frattura religiosa bizantina[18], allontanarono un Occidente sempre più unito intorno al vescovo di Roma (uscito "trionfatore" in quanto fedele custode della fede dei padri) e, quindi, geloso della sua autorità. Infatti, Leone I si disinteressò sempre più nei confronti della politica ecclesiastica orientale, allentando i rapporti tradizionali con le altre grandi sedi patriarcali. Il tentativo, inoltre, da parte del patriarca di Costantinopoli di assumersi il titolo di "patriarca ecumenico"[19] (mettendosi quindi al di sopra degli altri patriarcati della Chiesa Unita, come stabilito nel VI canone del Concilio di Nicea[20]), suscitò la crescente ostilità del vescovo di Roma.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Antonio Olmi, Il consenso cristologico tra le chiese calcedonesi e non calcedonesi (1964-1996), p. 97. URL consultato il 24/03/2015.
  2. ^ a b c d e f g Gianni Gennari, Il Concilio di Calcedonia in Vatican Insider, 19/09/2012. URL consultato il 24/03/2015.
  3. ^ a b c d e f G.Filoramo - D.Menozzi, L'Antichità in Storia del Cristianesimo, p. 350.
  4. ^ a b c d e f Antonio Olmi, Il consenso cristologico tra le chiese calcedonesi e non calcedonesi (1964-1996)d, p. 98. URL consultato il 24/03/2015.
  5. ^ a b G.L.Potestà - G.Vian, Storia del Cristianesimo, p. 110.
  6. ^ a b G.Filoramo - D.Menozzi, L'Antichità in Storia del Cristianesimo, pp. 350-351.
  7. ^ a b c d G.Filoramo - D.Menozzi, L'Antichità in Storia del Cristianesimo, p. 351.
  8. ^ G.Alberigo-G.L. Dossetti- Perickles-P. Joannou et alii (a cura di), Conciliorum Oecumenicorum Decreta, p. 85.
  9. ^ Gianni Gennari, Il Concilio di Calcedonia in Vatican Insider, 19/09/2012. URL consultato il 24/03/2015.
    «Pietro ha parlato per bocca di Leone, Leone ha insegnato secondo la pietà e la verità” che Gesù Cristo è Figlio di Dio nelle due vere nature, una divina e una umana, “immutabili, indivise, inseparabili in una sola persona”. Questa è e deve essere la fede di tutti i cristiani…».
  10. ^ a b c d e f Concilio di Calcedonia su Intra Text. URL consultato il 24/03/2015.
  11. ^ Concilio di Calcedonia su Documenta Omnia Christiana. URL consultato il 24/03/2015.
  12. ^ Simile il XXIV, ove si proibisce che i monasteri diventino degli alloggi per i viandanti.
  13. ^ G.L.Potestà - G.Vian, Storia del Cristianesimo, pp. 110-111.
  14. ^ Gianni Gennari, Il Concilio di Calcedonia in Vatican Insider. URL consultato il 24/03/2015.
    «Non si ordini diacono una donna prima dei quarant'anni, e non senza diligente esame. Se per caso dopo avere ricevuto l'imposizione delle mani ed avere vissuto per un certo tempo nel ministero, osasse contrarre matrimonio, disprezzando con ciò la grazia di Dio, sia anatema insieme a colui che si è unito a lei”».
  15. ^ Gianni Gennari, Il Concilio di Calcedonia in Vatican Insider. URL consultato il 24/03/2015.
    «Le vergini consacrate a Dio non devono sposarsi. Non è lecito ad una vergine che si sia consacrata al Signore Iddio, e così pure ad un monaco, contrarre matrimonio. Chi ciò facesse, sia scomunicato. Abbiamo tuttavia stabilito essere in potere del vescovo locale mostrare verso di essi una misericordiosa comprensione.».
  16. ^ G.Filoramo - D.Menozzi, L'Antichità in Storia del Cristianesimo, p. 352.
  17. ^ G.Mura (a cura di), La teologia dei Padri, V, p. 356. URL consultato il 24/03/2015.
  18. ^ Si veda lo Scisma acaciano, iniziato dopo il 480 con la pubblicazione dell'Henotikon.
  19. ^ Come nel caso di Giovanni IV Neustetes, nel 587 prima e nel 595 poi. Si guardi, per la disputa tra lui e papa Gregorio Magno: S.B. Gajano, Gregorio I, santo, in Enciclopedia dei Papi, I, Treccani, Roma 2000, pp. 546-574. Sulla controversia con Giovanni IV , si guardi Ivi, pp. 565-566.
  20. ^ VI Canone del Concilio di Nicea. URL consultato il 24/03/2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberigo, Giuseppe - Dossetti, Gian Luigi - Joannou, Perikles P., et alii (a cura di), Conciliorum Oecumenicorum Decreta, EDB, Bologna 1991 (terza edizione)
  • Filoramo, Giovanni - Menozzi, Daniele, L'Antichità, Vol.I in Storia del Cristianesimo, Editori Laterza, Bari 2010.
  • Gajano, Sofia Boscovich, Gregorio I, santo, in Enciclopedia dei Papi, I, Treccani, Roma 2000, pp. 546-574.
  • Gennari, Gianni, Il Concilio di Calcedonia, Vatican Insider (19/09/2012)
  • John Meyendorff, Christ in Eastern Christian Thought, Washington D.C. 1969.
  • Mura, G. (ed.italiana a cura di), La teologia dei Padri, Vol.V, Città Nuova, Roma 1987.
  • Potestà, Gian Luca - Vian, Giovanni, Storia del Cristianesimo, Il Mulino, Bologna 2010.
  • R.V. Sellers, Two Ancient Christologies, London 1940
  • R.V. Sellers, The Council of Chalcedon: A Historical and Doctrinal Survey, London 1961

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN312550200 · LCCN: (ENn79100865 · ISNI: (EN0000 0001 0945 5819 · GND: (DE4032370-5 · BNF: (FRcb118691680 (data)