Diritto canonico

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Edizione del IX secolo della Collectio Dionysiana, compilata verso la fine del V secolo fu una delle prime raccolte di diritto canonico

Il diritto canonico (in latino ius canonicum) è l’insieme di norme giuridiche di diritto positivo o naturale, regolamenti e documenti dottrinali formulati da una legittima autorità ecclesiastica al fine di regolare l'attività di una Chiesa cristiana e dei suoi fedeli nonché le sue relazioni con la società esterna. Quindi, con diritto canonico ci si riferisce a tutto il corpo normativo proprio della Chiesa cattolica (sia di quella latina che di quelle sui iuris orientali), della Chiesa ortodossa, delle Chiese ortodosse orientali e delle singole Chiese nazionali all'interno della Comunione anglicana. Non va confuso con il diritto ecclesiastico, che è il diritto con cui gli stati regolano i loro rapporti coi credenti e con le varie confessioni religiose.

Sebbene che da un punto di vista storico il diritto canonico appaia continuo dalle origini del cristianesimo ad oggi, i diversi scismi avvenuti lungo la storia della Chiesa ha portato allo sviluppo di diversi procedimenti legislativi, interpretativi e giudiziali tra le diverse confessioni. Il diritto canonico, inoltre, nella sua bimillenaria vita è stato profondamente influenzato da tutti cambiamenti sociali, politici, economici, culturali ed ecclesiastici avvenuti nel corso del tempo.

La prima fonte del diritto canonico è la legge di Dio contenuta nelle Sacre scritture, Antico e Nuovo Testamento, che ne costituisce il substrato e i principi fondamentali su cui nei secoli si costruì una "Tradizione" grazie all'incessante magistero della Chiesa, ai lavori dei Padri e alle decisioni dei concili. Dopo i primi tre concili ecumenici (Nicea del 325, Costantinopoli del 381 e Efeso del 431) fu a seguito delle decisioni del quarto, il concilio di Calcedonia del 451, che si verificarono le prime divisioni con le Chiese ortodosse orientali che rifiutarono i canoni calcedonesi. Tra la Chiesa latina e quella bizantina di Costantinopoli la comunione rimase pressoché stabile, anche se con diverse difficoltà, fino al 1054 quando il grande scisma le divise definitivamente anche sul piano giuridico.

Dopo il 1054 nella Chiesa occidentale il diritto canonico conobbe uno sviluppo imponente certamente aiutato dalla riscoperta, in ambito laico, del diritto romano attraverso i testi giustinianei grazie alla scuola bolognese dei glossatori e alla nascita delle prime università medievali di diritto. Imponenti lavori di raccolta ragionata, si ricorda in particolare l’opera del giurista Graziano, furono pietre angolari di un sistema giuridico sempre più complesso a cui gli stessi pontefici non mancarono di dare il loro contributo con la promulgazione di decretali e con la promozione di ulteriori lavori di sistemazione e raccolta. Tale sviluppo continuò ininterrotto fino alla riforma protestante del XVI secolo, ovvero quando le nuove Chiese che ne originarono lo rifiutarono. La Chiesa di Inghilterra, anch’essa riformata a seguito di uno scisma, ne mantenne comunque la nozione da cui, tuttavia, ne sviluppò uno proprio accettato da tutta la Comunione anglicana.

Terminologia e fondamenti[modifica | modifica wikitesto]

La parola canonico deriva dal corrispettivo greco κανών, che significa semplicemente "regola", ed è stato usata in maniera inequivocabile nel Concilio di Nicea del 325 quando furono trattati i canones disciplinares, ma il suo uso ha cominciato a ricevere preferenze nette solo dall'VIII secolo. Tuttavia nel corso della storia della Chiesa si è parlato spesso anche di ius sacrum, ius decretalium, ius pontificium e ius ecclesiasticum.

Un'altra distinzione nasce dal fatto che la Chiesa si definisce un'unica realtà composta da un elemento divino e da un elemento umano, regolata correlativamente sia dal "diritto divino" che dal "diritto (meramente) ecclesiastico", ovvero dalle norme stabilite esclusivamente dalla competente autorità ecclesiastica. Il diritto divino si divide in naturale e positivo: del primo, fanno parte tutti i diritti umani intrinseci alla natura umana stessa; del secondo, tutte le regole manifestate nella Rivelazione divina, ricavabili dai testi sacri e dalla Tradizione apostolica.

La legittimità del diritto canonico trova fondamento sull'accettazione della visione sacramentale della Chiesa, intesa come comunità, e del riconoscimento della missione attribuita da Gesù Cristo agli apostoli e poi continuata dal collegio dei vescovi loro successori. La Chiesa Cattolica riconosce, inoltre, la figura del papa considerandolo capo dei vescovi in quanto successore dell'apostolo Pietro a cui, secondo la dottrina cattolica, Gesù avrebbe affidato la guida della Chiesa con le parole riportate nel vangelo di Matteo 16,18[1].[2]

Origini e formazione[modifica | modifica wikitesto]

Legge di Dio e prime comunità cristiane[modifica | modifica wikitesto]

Un foglio del papiro 46, uno dei frammenti più antichi contenenti parte del Nuovo Testamento

Il nucleo originale del diritto canonico, che funge da substrato per tutta la produzione giuridica umana dalle origini del cristianesimo ad oggi, è da ricercarsi nella legge di Dio (jus divinum) ovvero nelle Sacre Scritture che per i cristiani sono l'Antico e Nuovo Testamento. Nell'Antico, comune anche ad ebrei e musulmani, è contenuta la legge fondamentale del cristianesimo, una "legge di Alleanza" in quanto rivelata da Dio, ove il decalogo, ossia i Dieci comandamenti rivelati a Mosè sul monte Sinai, sono la base fondamentale. L'Antico Testamento è riconosciuto da tutte le confessioni cristiane, anche se vi sono leggere divergenze tra di esse riguardo al canone.[3] Tuttavia è da notare che esso non è inteso dalle Chiese come una fonte giuridica assoluta da applicare direttamente in tutte le sue parti ma solo nei suoi principi fondamentali. Il Nuovo contiene la Rivelazione ossia la vita e le opere di Gesù Cristo riportate nei quattro vangeli canonici, definiti come il "condensato, il diritto costitutivo o costituzionale della Chiesa nella sua forma di comunione gerarchica tra Cristo, gli Apostoli ed i loro successori". Ai vangeli si aggiungono gli Atti degli Apostoli, le Lettere di San Paolo, le Lettere cattoliche e l'Apocalisse di Giovanni. I rapporti tra l'Antico e Nuovo Testamento sono da ricercarsi nelle parole di Cristo, riportate nel vangelo di Matteo, in cui afferma di non essere venuto per abrogare la legge antica ma per completarla.[4]

Sebbene la legge di Dio sia da considerarsi fonte di principi e non di norme in senso stretto, questa poteva andare più che bene per le prime comunità dal numero assai esiguo di fedeli; con la repentina diffusione del cristianesimo in epoca precostantiniana e la conseguente crescita dei credenti si rese necessaria la messa a punto di un diritto, di produzione umana e direttamente applicabile, che permettesse di far fronte ad una serie di problematiche organizzative, disciplinari nonché per preservare un'unica dottrina al riparo dalle eresie. Tale produzione viene conosciuta come "Tradizione" e comprenderà tutta l'opera normativa compiuta dalla Chiesa dall'età apostolica ai nostri giorni, il suo magistero, i canoni dei concili e gli scritti dei padri.[5]

Frammenti della Didaché

Tra le prime fonti normative della Tradizione vi è la Didaché o Dottrina dei Dodici Apostoli. Compilata probabilmente in oriente tra la fine del I e l'inizio del II secolo rientra nella cosiddetta letteratura subapostolica tranne che per la chiesa ortodossa etiope che la inserisce nel Nuovo Testamento. In essa vi sono norme catechetiche e morali a cui dovevano attenersi le prime comunità, una parte liturgica riguardante i riti del battesimo e dell'eucaristia, una parte riguardante l'organizzazione della Chiesa antica e delle sanzioni disciplinari e una parte conclusiva escatologica.[6][7][8] Ad essa seguirono il breve scritto della Tradizione Apostolica, una collezione di regolamenti, istruzioni, prassi liturgica e norme di vita comunitaria, tradizionalmente attribuito a Ippolito di Roma e databile ai primi anni del III secolo; e la Didascalia apostolorum, composta forse in Siria nella seconda metà dello stesso secolo, una raccolta di disposizioni destinata ad una comunità di convertiti dal paganesimo.[9]

Da queste fonti si possono ricostruire le fisionomie delle comunità dei primi secoli. Esse appaiono organizzate gerarchicamente di cui il vertice è il vescovo assistito dai presbiteri e dai diaconi a cui erano affidate le attività assistenziali. Per entrare pienamente nella comunità era necessario ricevere il sacramento del battesimo dopo un generalmente lungo periodo di catecumenato. La penitenza, seguita dell'assoluzione, era un sacramento irripetibile ed amministrato pubblicamente. A partire dal II secolo si dovette affrontare, non senza difficoltà, il problema del reinserimento nella comunità dei lapsi, ovvero quei cristiani che avevano rinnegato la fede per salvarsi dalle persecuzione.[10]

Ma i primi assetti normativi della Chiesa non poterono limitarsi solo agli aspetti organizzativi e rituali ma anche alla difesa dell'ortodossia, ovvero di quella che si riteneva essere la vera dottrina. In un mondo in cui le deviazioni dottrinali erano frequentissime, si pensi alle dottrine gnostiche o al montanismo, dovute anche alle difficoltà di mantenimento dei contatti tra le comunità più distanti spesso costrette a vivere nella clandestinità, si presentò presto la necessità di regolare dettagliatamente quale fosse la fede corretta. Un primo sforzo in tal senso si deve al filosofo Giustino, vissuto verso al metà del II secolo, ma fu il vescovo e teologo Ireneo di Lione con la sua celebre opera Adversus Haereses, scritta intorno al 180, in cui si arriva alla formulazione del concetto un'unica Chiesa, definita successivamente dagli storici con il termine "Grande Chiesa".[11]

L'età dei grandi concili ecumenici[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Concilio ecumenico.
L'imperatore Costantino I fra i Padri conciliari al Concilio di Nicea del 325: il rotolo contiene anacronisticamente il testo del Simbolo niceno-costantinopolitano del 381 nella forma posteriormente datagli nella liturgia greca.

Con l'editto di Milano del 313 viene sancita la libertà di culto per il cristianesimo ma questo non mise affatto fine alle dispute teologiche. Tuttavia, grazie all'intervento degli imperatori, che ritenevano l'unità religiosa fondamentale per l'unità dell'impero stesso, vennero convocati dei concili ecumenici allo scopo di fermare le divergenze eretiche, affermare un'unica ortodossia e affrontare questioni organizzative, comportamentali e disciplinare. Il primo dei quattro grandi concili fu quello di Nicea indetto da Costantino I nel 325; chiamato allo scopo di affrontare la questione dell'arianesimo produsse decisioni su molti temi tradotti in norme che da allora preso la denominazione di canoni.[12][13] A Nicea seguirono Costantinopoli I (381), Efeso (431) e Calcedonia (451); l'ultimo in particolare ebbe la conseguenza di creare una spaccatura, ancora aperta, con la costituzione delle cosiddette Chiese ortodosse orientali (o chiese precalcedonesi) che rigettarono la formulazione cristologica deliberata dai padri conciliari.[14] Accanto alle decisioni conciliari continuarono a godere di grande autorevolezza per l'assetto della Chiesa gli insegnamenti dei padri della Chiesa che rappresenteranno sempre una delle fonti di maggior prestigio dell diritto canonico.

Contestualmente ai grandi concili iniziò a manifestarsi l'esigenza di raccogliere tutto questo materiale normativo che regolava la vita della Chiesa in collezioni ragionate, spesso in ordine cronologico o per argomento. Tra le più importanti vi furono il Syntagma canonum e il Corpus canonum orientale quest'ultimo composto verso la metà del del IV secolo e successivamente integrato con i canoni dei concili successivi, lettere canoniche dei padri, e gli scritti del vescovo Tascio Cecilio Cipriano.[2][14][15] Verso la metà del VI secolo Giovanni III Scolastico proporrà una sua raccolta, basata non più su criteri cronologici o sistematici ma sul principio filosofico sotteso nelle norme.[15]

Chiese ortodosse orientali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiese ortodosse orientali.

Chiesa ortodossa[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa ortodossa.

Chiesa cattolica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa Cattolica.

Periodo pre-grazianeo: primo millennio[modifica | modifica wikitesto]

Affermazione del vescovo di Roma[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Primato papale, Decretale e Collectio Dionysiana.
Il monaco Dionigi il Piccolo, autore della Collectio Dionysiana una delle più importanti raccolte antiche di diritto canonico comprendente decretali pontificie

Con la morte dell'imperatore Teodosio I, avvenuta nel 395, l'Impero Romano venne diviso tra Oriente e Occidente e ciò contribuì al processo di allontanamento tra la Chiesa di Roma e quella Orientale. Se ad Oriente l'autorità dell'imperatore anche sulla Chiesa persistette, gli storici parlano di cesaropapismo, ad Occidente iniziò a guadagnare sempre più prestigio la figura del vescovo di Roma che un po' alla volta cercò di imporsi come capo di tutta la Chiesa, sebbene suscitando non pochi contrasti. La prima attività legislativa nota di un pontefice, anche se è molto probabile che ve ne fossero state di antecedenti, risale al decretale del 10 febbraio 385 con cui Papa Siricio imponeva il celibato ecclesiastico. Il papa ricorreva ad uno strumento, il decretale, simile a quello utilizzato dagli imperatori romani dimostrando così di voler esercitare in piena coscienza la sua autorità suprema su tutta la Chiesa. Quando queste Decretali, cominciano ad essere raccolte nascono le Collectiones, che riportano in ordine temporale, le disposizioni e le parti normative. Circa un secolo dopo papa Gelasio I in una lettera indirizzata all'imperatore di Costantinopoli Anastasio I Dicoro rivendicò il suo ruolo alla pari con quello dell'imperatore su tutta la cristianità, sebbene con giurisdizioni distinte, per l'universale benessere materiale e spirituale.[16][17]

Ma un grande aiuto al primato papale si deve al lavoro del monaco Dionigi il Piccolo che, tra il V e il VI secolo realizzò una raccolta, conosciuta come Collectio Dionysiana, di diritto canonico comprendente decretali promulgate dai papi da Siricio a Anastasio II fornendo al papato lo strumento normativo adatto alle sue ambizioni. La raccolta di Dionigi ebbe una tale fortuna che divenne una delle principali fonti di diritto canonico per tutto l'alto medioevo tanto che nel 774 il pontefice Adriano I la presentò, con alcune aggiunte, a Carlo Magno che la riconobbe come codice generale ufficiale della Chiesa dei Franchi, attribuendogli sostanzialmente valore universale.[16][18] Dall'opera di Dionigi in poi, almeno per l'occidente, la produzione normativa della Sede romana divenne sempre gerarchicamente superiore a tutte le altre comprese le raccolte dei concili. Tale processo trovò il suo compimento con papa Gregorio Magno che, tuttavia, dovette affrontare uno scontro con il patriarca di Costantinopoli Giovanni IV Nesteutes che si era definito "ecumenico" dichiarandosi pertanto al pari del vescovo di Roma; a ciò Gregorio rispose assumendo il titolo di "Servus servorum Dei" mantenuto poi dai papi successivi.[19]

Alto medioevo[modifica | modifica wikitesto]

La Caduta dell'Impero romano d'Occidente, convenzionalmente fissata dagli storici nel 476 d.C., contribuì ad allontanare sempre di più la Chiesa latina da quella d'Oriente. Con l'instaurazione dei regni romano barbarici la curia romana e i vescovi assunsero il ruolo di ultimi baluardi delle antiche istituzioni oramai crollate. L'antico e dotto diritto romano poté sopravvivere in occidente proprio grazie alla Chiesa che lo fece suo nella costruzione della sua giurisprudenza mentre in ambito civile andò sempre più a perdersi.[20] E facendo proprio il diritto romano che la Chiesa d'occidente poté continuare per tutto l'alto medioevo a centrare la propria attività legislativa sulle decretali pontificie e sulle collezioni di esse. Tra il 629 e il 636 venne realizzata la Collectio Isidoriana, così chiamata perché attribuita a Isidoro di Siviglia anche se pare che fosse stata di sua produzione; si trattò di un'opera importante nella costruzione del diritto canonico, poiché andò a completare la Collectio Dionysiana, con l'aggiunta di altre decretali e dei canoni dei concili orientali tradotti dal greca.[15]

Ad occidente, sconfitti i Longobardi nel 754, i Franchi guidati da Carlo Magno presero il controllo dell'Italia iniziando una politica di protezione nei confronti della Chiesa di Roma e del pontefice ma, nel contempo, perpetrando fortissime ingerenze su di essi. Le costituzioni emanate dai sovrani carolingi presero il nome di "capitolari" (capitulare in latino), un termine utilizzato solitamente per la legislazione ecclesiastica, una scelta che aveva l'obiettivo di assimilare il potere temporale con quello spirituale per accrescerne la legittimità. Per regolare le faccende riguardanti la Chiesa o i monasteri vi erano dei capitolari dedicati: i capitolari ecclesiastici.[21] L'imponente produzione legislativa di Carlo Magno e del figlio Ludovico il Pio venne raccolta nei quattro liber legiloquus tra l'826 e l'827 dall'abate Ansegiso di Fontenelle, due di questi erano dedicati a dirimere questioni inerenti al mondo laico, due per quello ecclesiastico.[22][23]

Il Dictatus papae in cui Gregorio VII espose i diritti e le prerogative che secondo lui doveva possedere il pontefice

In risposta alle gravi interferenze sulle questioni ecclesiastiche alcuni canonisti iniziarono a produrre delle collezioni di diritto canonico il cui materiale ivi contenuto era falsato in modo da fornire delle basi giuridiche affinché la Chiesa e il papato potessero rivendicare la propria indipendenza e autorevolezza. Di queste la più vasta e influente fu le decretali dello Pseudo-Isidoro che, composte verso la metà del IX secolo per opere di un tale non ben identificato Isidoro Mercator, contiene la celebre donazione di Costantino, documento apocrifo secondo il quale l'imperatore del IV secolo Costantino I aveva concesso al papa il dominio su Roma e l'Italia. Per tutto il medioevo non venne mai messa in discussione la veridicità di tali decretali, ci volle l'analisi filologica degli umanisti del XV secolo per riscontrare gli anacronismi che ne dimostravano la falsità.[23]

In ogni caso, il contenuto delle decretali dello Pseudo-Isidoro fu una delle basi giuridiche utilizzate dal papato per riaffermare nel corso del XI secolo, dopo la sudditanza patita nel cosiddetto saeculum obscurum, la propria sovranità e prestigio. Sulla spinta della riforma monastica cluniancese i papi che si susseguirono dal concilio di Sutri del 1046 in poi dettero vita ad una sostanziale riforma della Chiesa e che comportò anche gravi scontri contro l'impero in quella che è passata alla storia come "lotta per le investiture".[24][25] Tali eventi ebbero profonde ripercussioni anche sul diritto canonico; validi teologi come Umberto di Silva Candida, Federico Gozzelon e Pier Damiani costruirono un solido impianto dottrinale e giuridico per condannare la simonia, il nicolaismo e rafforzare l'autorità del pontefice. Nel 1059 Papa Niccolò II promulgò la bolla In nomine Domini con cui si sottraeva al potere imperiale e alla nobiltà romana l'elezione del pontefice attribuendone il diritto al solo collegio cardinalizio.[26][27] Ma il vero protagonista della riforma fu papa Gregorio VII e la sua lotta per imporre la figura del vescovo di Roma come vera autorità suprema sulla comunità Cristiana, superiore anche allo stesso imperatore; di Gregorio, al secolo Ildebrando di Soana, è il celebre Dictatus papae, un documento di natura controversa contenente una serie di 27 affermazioni riguardanti diritti e prerogative che nelle intenzioni dell'autore dovevano essere attribuite al papa.[28][29]

Tutto questo però non riguardò la chiesa ortodossa di Costantinopoli: nel 1054 si era infatti consumato il grande scisma scaturito dalle reciproche scomuniche intercorse tra il patriarca Michele I Cerulario e i legati di papa Leone IX dopo una serie di disaccordi su questioni teologiche e giuridiche, come il dibattito sul Filioque, il celibato ecclesiastico, e il riconoscimento del primato papale. Nonostante alcuni infruttuosi successivi tentativi di ricomposizione dello scisma, la comunione tra la Chiesa d'Oriente e d'Occidente non verrà più ristabilita e pertanto esse proseguiranno la propria storia su strade diverse, ognuna con il proprio peculiare diritto.[30][31][32]

Periodo classico: XII-XVI secolo[modifica | modifica wikitesto]

Il giurista Graziano (1140)

Il cosiddetto periodo classico del diritto canonico inizia nel XII secolo, più precisamente dal 1140 circa, periodo in cui Graziano compie la prima effettiva opera giuridica su testi canonici, il famoso Decretum Gratiani: l'episcopus clusinus, probabilmente un giurista del foro ecclesiastico, colleziona un'enorme raccolta di Causae canoniche (vere o fictae), precedute da un trattato sulle fonti del diritto canonico e da un trattato sull'ordinamento ecclesiastico, elaborando numerose interpretazioni di sintesi (cosiddetti dicta magistri) di fronte ai canoni contrastanti, con innovative tecniche interpretative. Fino a quel momento, infatti, il diritto canonico era solo un insieme di canoni tratti da svariate fonti e alcune norme potevano apparire in contrasto con altre. Tale opera sarà la pietra angolare del Corpus Iuris Canonici della Chiesa cattolica fino al 1918.

Successivamente, in coincidenza col fiorire delle università italiane e della dottrina giuridica, il Decretum riceve molti commenti, glosse ed è oggetto di numerosi studi, mentre al contempo prende piede un'altra fonte di diritto canonico di origine pontificia, ovvero l'iniziativa in base a causae maior (questioni importanti di natura immediata). Il fatto storico che chiude questo periodo, e stravolge nettamente l'assetto della Chiesa, è la Riforma protestante, col conseguente e necessario Concilio di Trento, che fissa regole dottrinarie ma anche e soprattutto disciplinari, contribuendo all'aspetto giuridico dell'organizzazione ecclesiastica in maniera rilevantissima.

Nel 1582, dopo il concilio di Trento, siccome ci sono tante edizioni del Corpus, il Papa dà mandato ad una commissione di giungere ad una edizione corretta dal punto di vista filologico, ma non ufficiale. Si costituisce il collegio dei correctores romani. Giovan Paolo Lancellotti scrisse poi un manuale di diritto canonico con la richiesta che la Santa Sede lo adottasse per via ufficiale. La richiesta fu bocciata, ma il testo fu comunque inserito come appendice in varie edizioni, perché fu ritenuto didatticamente e praticamente utile e facile da consultare.

Il corpus desterà grande interesse accademico e scientifico, tanto che il 1500 è il periodo d'oro del diritto canonico classico, grazie all'opera dei decretalisti, commentatori del diritto canonico, da non confondersi con i decretisti, studiosi del Decretum gratiani.

Periodo moderno: XVII-XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Questo periodo è caratterizzato da un forte e sempre maggiore accentramento del potere in seno a Roma a discapito delle Chiese particolari e locali: una tendenza, a dire il vero, iniziata già nel XVI secolo, e naturale reazione al fenomeno protestante, che toglie tutte le autonomie che non siano strettamente necessarie alle chiese particolari per mantenere salda l'unità della Chiesa.

Sorge anche un rapporto sempre maggiormente conflittuale con gli Stati temporali, che porta al periodo del cosiddetto giurisdizionalismo, dove i canonisti si sforzano di affermare che la Chiesa e lo Stato, nei loro ambiti, siano due società perfette, e che la prima ha diritto e necessità di tutte le sue libertà, specialmente la non soggezione alla realtà politica. È dopo la Rivoluzione francese che il distacco si compie definitivamente tra le due realtà e che il diritto canonico si scinde definitivamente da quello secolare: gli Stati non danno più sostegno alla Chiesa (cosiddetto separatismo), che si trova a dover codificare da sola le proprie regole.

L'aspetto giuridico della Chiesa è un grande mare magnum. Anche il diritto civile si presentava similmente. È proprio nel diritto civile che sorge il dibattito che avrà ripercussioni in ambito canonico con l'esigenza di creare un unico codice. Opinione degli illuministi: mito di un unico diritto per avere la certezza assoluta. A questa idea, Napoleone Bonaparte capisce che un sistema così vasto rende difficile l'opera autocratica dell'imperatore, per cui, per concentrarlo nelle mani del sovrano, nasce nel 1804 il CODICE CIVILE, che sostituisce tutto il codice francese. L'idea del codice piacque molto e in tutta Europa fiorirono i codici civili, tranne in Inghilterra, che non ha codice e rimane col suo sistema amplissimo di regole.

Papa Pio IX segna la svolta della Chiesa. Pur avendo perso il potere temporale, non ha alcuna pretesa di ricostruirlo, pertanto la Chiesa si rivolge quasi esclusivamente alla spiritualità e alle opere di carità. La Santa Sede, dal punto di vista giuridico, rimane isolata dagli altri prima del 1929. Durante il Concilio Vaticano I si discute circa la riforma del diritto canonico, e la maggior parte degli intervenuti è a favore della codificazione stessa. Altri sono contrari, perché vedono la codifica del diritto come una subalternità all'Illuminismo e alla concezione napoleonica, che andava contro la Chiesa e che sembrava sminuire la consuetudine. Non viene però presa al riguardo alcuna decisione.

Periodo contemporaneo: dal XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un periodo di isolamento della Chiesa nelle relazioni internazionali, dovuto all'estromissione del diritto canonico dagli ordinamenti statali, papa Pio X costituisce una pontificia commissione a cui partecipa anche Franz Xaver Wernz (1904-1917) e papa Benedetto XV promulga il nuovo codice del 1917 col nome di Piano Benedettino. Pietro Gasparri fa la sintesi di tutta la sapientia giuridica mettendola in un codice. Benedetto XV dà vita alla Pontificia commissione per l'interpretazione autentica del codice di diritto canonico. Risponde ai quesiti sul codice, sotto parere del pontefice, e, dopo il responso, permette che l'interpretazione divenga autentica, cioè proveniente dallo stesso autore della legge, e vincolante: entra a integrare la legge.

È papa Giovanni XXIII a dare segnali di voler cambiare e ammodernare il nuovo codice, non più adatto ai tempi. Il nuovo codice, Codex Iuris Canonici, viene promulgato da Giovanni Paolo II il 25 gennaio 1983 (con la Costituzione Apostolica Sacrae disciplinae legis), con varie caratteristiche: armonizzazione del diritto sancito nel codice precedente ai vari concili, specialmente al Concilio Vaticano II, allontanamento dai codici secolari (contrariamente al codice del 1917 che vi si avvicinava notevolmente). Nell'ottobre 2008 Papa Benedetto XVI ha approvato la nuova legge sulle fonti del diritto per lo Stato del Vaticano. La legge, entrata in vigore il 1º gennaio 2009, sostituisce quella del 7 giugno 1929, che fu emanata in seguito alla stipula dei patti lateranensi l'11 febbraio dello stesso anno.

La nuova legge riconosce che l'ordinamento canonico diventerà la prima fonte normativa e il primo criterio di riferimento interpretativo, mentre le leggi italiane e di altri Stati non verranno più recepite automaticamente, ma entreranno nell'ordinamento solo dopo una previa ed esplicita autorizzazione pontificia. Nel luglio 2013 con motu proprio, quale sovrano assoluto, papa Francesco ha provveduto a modifiche della parte penale del diritto canonico, che si applica quasi esclusivamente all'interno dello Stato della Città del Vaticano.

Il diritto canonico cattolico dell'età contemporanea ammette due fonti principali. La principale deriva direttamente dalla volontà del papa regnante come sovrano assoluto. Larga parte del diritto canonico moderno è stata pubblicata su fonti ufficiali, la principale è quella del codice di diritto canonico.

Le norme di diritto divino sono ritenute dalla Chiesa di fonte divina (es.: la Rivelazione) e la Chiesa ritiene che siano assolutamente inderogabili da leggi umane, civili o ecclesiastiche; quelle di diritto umano scaturiscono, invece, dal volere delle autorità costituite dalla Chiesa cattolica per il governo della comunità dei fedeli quali ad esempio il Papa e il Concilio ecumenico.

Chiese protestanti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Riforma protestante e Protestantesimo.

Chiesa anglicana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa anglicana.

Le fonti[modifica | modifica wikitesto]

Nella Bibbia

Nei versi di 1 Corinzi 5:9-13[33] e 1 Corinzi 6:1-10[34], San Paolo invita i confratelli nel Signore Gesù a non avvalersi dei tribunali dell'impero romano piuttosto che delle civiltà nelle quali i Cristiani battezzati sono nati e risiedono. Invita ad espellere dalla comunità quanti non vivono in conformità ai precetti della legge divina e nello stesso tempo incoraggia a giudicare i fratelli in Cristo per accrescere la virtù dei singoli e della comunità. I fedeli vengono esortati a non creare liti coi loro fratelli e a non adire giudici infedeli a Cristo e privi di autorità spirituale nella Chiesa.

Questi passaggi biblici delineano l'esistenza di un sistema giurisdizionale autonomo all'interno delle prime comunità cristiane. Esso riflette la dottrina della comunione dei santi che nella vita terrena sono chiamati al silenzio con gli infedeli e a giudicare i loro fratelli per le cose del mondo, mentre, purificati da ogni possibilità di peccato con la morte e perfezionati nel Corpo Mistico di Cristo, alla fine dei tempi saranno chiamati a giudicare il mondo intero, compresi gli angeli che vi hanno operato.

La giustizia amministrata dalle autorità apostoliche accettati anche come giudici civili ed ecclesiastici da parte dalla prima generazione di Cristiani rispondeva alla legge mosaica codificata nell'Antico Testamento e ampliata dagli insegnamenti di Gesù.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Matteo 16,18, su laparola.net.
  2. ^ a b (EN) Canon law, su britannica.com, Britannica. URL consultato il 12 gennaio 2022.
  3. ^ Musselli, 2007, pp. 17-18.
  4. ^ Musselli, 2007, pp. 18-19.
  5. ^ Musselli, 2007, pp. 19-20.
  6. ^ Rordorf-Tuilier, p. 12.
  7. ^ Prinzivalli-Simonetti, p. 6.
  8. ^ Musselli, 2007, pp. 20-21.
  9. ^ Musselli, 2007, p. 21.
  10. ^ Musselli, 2007, pp. 21-23.
  11. ^ Filoramo, Lupieri e Pricoco, 1997, pp. 195-196.
  12. ^ Berman, 1983, p. 199.
  13. ^ Canone, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  14. ^ a b Musselli, 2007, p. 25.
  15. ^ a b c Collezioni canoniche, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  16. ^ a b Musselli, 2007, pp. 26-27.
  17. ^ Filoramo, Lupieri e Pricoco, 1997, pp. 403-404.
  18. ^ Campitelli, 1993, pp. 54-55.
  19. ^ Musselli, 2007, p. 27.
  20. ^ Musselli, 2007, p. 28.
  21. ^ Ascheri, 2007, p. 60.
  22. ^ Ascheri, 2007, pp. 60-61.
  23. ^ a b Musselli, 2007, p. 29.
  24. ^ Blumenthal, 1990, pp. 23-25, 29-32.
  25. ^ Rendina, 2005, pp. 367-369.
  26. ^ Blumenthal, 1990, p. 106.
  27. ^ Montanari, 2006, pp. 138-139.
  28. ^ Barbero e Frugoni, 2001, pp. 99-100.
  29. ^ Ascheri, 2007, pp. 84-85.
  30. ^ Montanari, 2006, p. 138.
  31. ^ Ascheri, 2007, p. 85.
  32. ^ Umberto di Silva Candida, cardinale, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  33. ^ 1Corinzi 5:9-13, su laparola.net.
  34. ^ 1Corinzi 6:1-10, su laparola.net.

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