Teologia della liberazione

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il teologo Gustavo Gutierrez.

La Teologia della Liberazione (spesso abbreviata con TdL) è una riflessione teologica iniziata in America latina con la riunione del Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM) di Medellín (Colombia) del 1968, dopo il Concilio Vaticano II (a margine del quale fu concordato da alcune decine di padri conciliari - molti dei quali brasiliani e latino-americani - il cosiddetto Patto delle catacombe), che tende a porre in evidenza i valori di emancipazione sociale e politica presenti nel messaggio cristiano.

Tra i protagonisti che iniziarono questa corrente di pensiero vi furono i sacerdoti Gustavo Gutiérrez (peruviano), Hélder Câmara, Leonardo Boff (brasiliani) e Camilo Torres Restrepo (colombiano). Il termine venne coniato dallo stesso Gutiérrez nel 1973 con la pubblicazione del libro Teologia della Liberazione (titolo originale spagnolo: Historia, Política y Salvación de una Teología de Liberación).

I contenuti della Teologia della liberazione si sono occasionalmente trovati in passato, a seconda dei pontefici regnanti, in rapporto di contrasto con quelli della Santa Sede, la quale adottò misure disciplinari contro alcuni dei suoi esponenti.

Origini e princìpi ispiratori[modifica | modifica sorgente]

Il contesto storico in cui nacque e si affermò la Teologia della Liberazione è quello del diffondersi delle dittature militari e dei regimi repressivi, che determinarono lo sviluppo dell'impegno di alcuni teologi nell'elaborare proposte sempre più radicali per far fronte all'aggravarsi della crisi politica e sociale latinoamericana. Durante la CELAM del 1968 i rappresentanti della gerarchia ecclesiastica sudamericana presero posizione in favore delle popolazioni più diseredate e delle loro lotte, pronunciandosi per una chiesa popolare e socialmente attiva.

Iniziarono ad avere notevole diffusione in tutti i paesi le comunità ecclesiali di base (CEB), nuclei ecumenici impegnati a vivere e diffondere una fede attivamente partecipativa dei problemi della società: in Brasile ne nacquero circa 100.000, grazie anche al cardinale di San Paolo Paulo Evaristo Arns e al vescovo Camara; in Nicaragua numerosi cattolici, sacerdoti e laici, presero parte alla lotta armata contro la dittatura di Somoza e in seguito diversi sacerdoti, come Ernesto Cardenal e Miguel d'Escoto Brockmann entrarono a far parte del governo sandinista.

Durante la terza riunione della CELAM del 1979 a Puebla (Messico), furono riaffermati e sviluppati i princìpi di Medellín, ma si evidenziò l'emergere di una forte opposizione da parte di settori conservatori della gerarchia ecclesiastica[senza fonte] alle tesi della Teologia della Liberazione, che andò rafforzandosi negli anni ottanta con il papato di Giovanni Paolo II in cui gli ideologi ed i protagonisti della Teologia della Liberazione furono progressivamente allontanati dai vertici della gerarchia, come avvenne per Leonardo Boff che subì diversi processi ecclesiastici per poi abbandonare, nel 1992, l'ordine francescano.

Gli antecedenti[modifica | modifica sorgente]

Gli antecedenti di tale teologia sono molteplici. Si rintracciano in Brasile, dove dal 1957 iniziò nella Chiesa cattolica un movimento di Comunità Ecclesiali di Base (CEB), preso in considerazione poi nel 1964 con il "Primer Plan Pastoral Nacional 1965-1970". Sempre in Brasile, Paulo Freire, un insegnante di Recife, nel Nordeste, sviluppò un nuovo metodo di alfabetizzazione mediante il processo di coscientizzazione del problema. I movimenti studenteschi e dei lavoratori dell'Azione cattolica vi aderirono, insieme con importanti intellettuali cattolici. Alcuni cristiani cominciarono a utilizzare concetti marxisti nelle loro analisi sociali. Alcuni teologi, come Richard Shaull, missionario presbiteriano, pose la questione se la rivoluzione potesse avere un significato teologico cominciando, insieme con altri giovani protestanti, a discutere questi temi con sacerdoti domenicani e intellettuali cattolici.

Una ispirazione per il movimento latinoamericano proveniva dalla situazione europea. In Francia, nel 1950, la pubblicazione del libro dell'abate Godin: Francia: terra di missione? (France, pays de mission?), sconvolge i pastori che si accorgono all'improvviso di guidare una Nazione ormai lontana dalla fede. Il cardinale di Parigi Emmanuel Suhard fonda la Missione di Francia, permettendo ad alcuni preti di lavorare nelle fabbriche per avvicinarsi al mondo operaio. Erano gli anni in cui la laica Madeleine Delbrêl viveva una straordinaria esperienza fra gli operai di Ivry, raccontata nel suo libro Città marxista terra di missione. Provocazione a un'esistenza per Dio (originale francese del 1957: "Ville marxiste terre de mission. Provocation du marxisme à une existence pour Dieu") e nei testi riportati nell'antologia postuma Noi delle strade (originale francese: "Nous autres, gens des rues - textes missionnaires"). Nasce quindi il movimento dei preti operai, che si estende nei principali paesi dell'Europa occidentale. Tra i più noti, il domenicano Jacques Loew, che lavorò come scaricatore di porto a Marsiglia, e il sacerdote Michel Favreau, che è morto in un incidente sul lavoro. In Italia, il primo e più noto dei preti "con la tuta blu" è Sirio Politi, che pubblica il suo diario di vita in fabbrica, dal titolo "Uno di loro".

L'esperienza dei preti operai fu presto accusata di essere pericolosa per l'integrità della fede e della testimonianza cristiana, i preti furono considerati troppo vicini al comunismo e denunciati in Vaticano per attività sovversiva. Nel 1954 Pio XII ordinò a tutti i preti operai di tornare alla loro precedente opera pastorale o di entrare in comunità religiose che fossero presenti a fianco dei lavoratori, ma all'esterno delle fabbriche. Molti furono coloro che abbandonarono il ministero, in rottura con la decisioni del Vaticano; soltanto dopo il Concilio Vaticano II, nel 1965, i preti operai furono riabilitati, e sono presenti, seppure in maniera ridotta, fino ad oggi.

Un'altra ispirazione alla Teologia della Liberazione latinoamericana fu la lotta per i diritti civili dei neri negli Stati Uniti, condotta dal pastore battista Martin Luther King; più tardi, tale esperienza sarà all'origine della teologia della liberazione nera (Black Theology), sviluppata, tra gli altri, da James Cone.

Anche in Sudafrica si sviluppò una vigorosa teologia della liberazione nera nella lotta contro l'apartheid, in cui protagonista sarà, negli anni più recenti, il vescovo anglicano Desmond Tutu. Nel resto del continente tale teologia ha messo in discussione la conquista coloniale e lo schiavismo dei popoli locali, "pagani", operato dai popoli europei, "cristiani", denunciando la conseguente miseria di cui soffre tuttora la grande maggioranza dei paesi africani.

Sempre in ambito protestante va ricordato il contributo dello svizzero Leonhard Ragaz: la sua teologia, basata sul concetto del regno di Dio e sempre associata all'impegno politico, anticipava i principi della teologia della liberazione.

In Asia, la teologia minjung (in coreano, popolare) e la teologia contadina, esposta dal filippino Charles Avila, sono state messe in relazione con la Teologia della Liberazione latinoamericana.

Le tappe principali dello sviluppo della Teologia della Liberazione[modifica | modifica sorgente]

La tematica della liberazione affonda le sue radici nel Concilio Vaticano II, da molti riconosciuto come inizio della riscoperta di una Chiesa popolare. In esso, dall'esperienza dei vescovi e dei teologi che avevano promosso la redazione della Gaudium et Spes, il cosiddetto "Schema XIII", si dibatte sulla povertà della Chiesa e sulla sua solidarietà con le situazioni di oppressione; esperienza che era propria delle Chiese del cosiddetto "Terzo Mondo", allora in pieno fermento sociale e politico. Traccia di questo dibattito si trova nel libro "I poveri, Gesù e la Chiesa" (originale francese: Les Pauvres, Jésus et l'Église), che il prete Paul Gauthier pubblica nel 1963; in America Latina, il testo ha un grande impatto, e lo stesso Gustavo Gutièrrez ne trova ispirazione per il suo "Teologia della Liberazione".

Nell'agosto del 1975, si tiene il congresso teologico del Messico, cui partecipano più di settecento specialisti, attorno al tema "Liberazione e cattività". Nel 1976, il francescano brasiliano Leonardo Boff pubblica, dopo quell'incontro, il libro "Teologia della cattività e della liberazione" (originale portoghese: Teologia do Cativeiro e da Libertação).

Insieme alla discussione dei teologi, è l'intero episcopato ad assumersi il compito di essere al fianco delle lotte di liberazione del popolo. Dopo la conferenza di Medellín (1968), nel 1979, durante la III conferenza generale della CELAM, a Puebla, i vescovi definiscono il concetto di opzione preferenziale dei poveri.

La Santa Sede e la Teologia della Liberazione[modifica | modifica sorgente]

La reazione da parte della Santa Sede fu subito drastica: già in uno dei suoi primi viaggi apostolici in Messico, nel gennaio del 1979, papa Giovanni Paolo II dichiarò che la «concezione di Cristo come politico, rivoluzionario, come il sovversivo di Nazaret, non si compagina con la catechesi della Chiesa.».[1]

Lo stesso papa sollecitò dalla Congregazione per la dottrina della fede, presieduta dal cardinale Joseph Ratzinger due studi sulla Teologia della Liberazione: Libertatis Nuntius (1984) e Libertatis Conscientia (1986). In entrambi, si considerava, in sostanza, che nonostante la vicinanza della Chiesa cattolica ai poveri, la tendenza della Teologia della Liberazione ad accettare postulati marxisti e di altre ideologie politiche non era compatibile con la dottrina sociale della Chiesa cattolica, specialmente nell'assunto in cui quella teologia sosteneva che la redenzione fosse ottenibile attraverso un compromesso con le esigenze di riscatto sociale dei poveri.[2][3]

Tali giudizi fortemente critici e la forte pressione dei settori conservatori della Chiesa, come l'Opus Dei, spinsero verso la negazione di un appoggio della Santa Sede richiesto da monsignor Oscar Romero, anche se poi lo stesso papa Giovanni Paolo II, ha riconosciuto che la Teologia della Liberazione ha avuto un ruolo «buono, utile e necessario» per la difesa dei poveri, in una lettera rivolta alla Conferenza Episcopale Brasiliana. Egli stesso assume, nel suo magistero sociale, come nella Centesimus annus, la tematica della liberazione come compito della Chiesa del nostro tempo.[4]

Inoltre, nel documento L'interpretazione della Bibbia nella Chiesa, pubblicato dalla Pontificia Commissione Biblica nel 1993, l'approccio ermeneutico della TdL nella lettura delle Sacre Scritture (e, con esso, ogni approccio "contestuale", come quello femminista, ad esempio), viene riconosciuto importante per una comprensione più adeguata del Vangelo.[5]

La Teologia della Liberazione oggi[modifica | modifica sorgente]

La Teologia della Liberazione ha subito ripreso, pur fuori dalla Chiesa, la centralità della beatitudine dei poveri, proclamata nel Vangelo e nella tradizione ecclesiale, coniugandola con il processo di liberazione dalla povertà tramite la trasformazione sociale e politica. In seguito, nella Teologia della Liberazione sono stati gli stessi poveri a divenire protagonisti del proprio affrancamento dall'oppressione, sia nella pratica (la "teologia prima"), sia nella riflessione teorica (definita "teologia seconda", cioè conseguente alla prassi). Alla riflessione, si aggiunge la denuncia dell'economia di mercato e l'alienazione che il capitalismo causa a milioni di persone nel mondo.

Oggi, grazie soprattutto al contributo di Leonardo Boff e dei suoi numerosi libri come: "Ecologia, mondialità, mistica", o l'ultimo: "Spiritualità per un altro mondo possibile" la Teologia della Liberazione ha sviluppato un filone nuovo, scoprendo lo stretto legame cosmico e mistico di necessaria interdipendenza tra solidarietà che gli esseri umani sono chiamati ad avere tra loro e quella che devono avere con la natura, nell'aut aut tra homo sapiens e homo demens. Ossia come riscoperta dell'ambiente e di una rinnovata cura ecologica, e ha sposato le tesi e l'azione del movimento altermondialista (detto anche "no-global"), in cui alla contestazione del neoliberismo si aggiunge la promozione della pace fondata sulla giustizia e la richiesta di una partecipazione democratica efficace da parte dei movimenti di base.

In ambito extraecclesiale - a seguito degli scontri più forti tra la gerarchia della Chiesa e il movimento della Teologia della Liberazione - si è giunti a sposare le tesi della teologia radicale e politica, europea e statunitense, unendosi quindi nella richiesta di una reale partecipazione dei laici e delle donne alla vita e alla guida della Chiesa, al decentramento del potere ecclesiale e all'inculturazione del Vangelo nelle Chiese e nelle tradizioni locali, al macroecumenismo (condivisione di riflessione e impegno allargata, cioè, alle grandi religioni mondiali), al pluralismo nelle questioni riguardanti la salvezza, in cui il ruolo di Gesù Cristo, pur non marginalizzato, non risulti più esclusivo delle altre esperienze religiose umane.

Il 13 ottobre 2006 Benedetto XVI ha promulgato una Notificazione (pubblicata il 14 marzo 2007), che condanna come "erronee e pericolose" alcune tesi espresse dal teologo della liberazione Jon Sobrino, gesuita basco emigrato ad El Salvador, nei suoi due libri Jesucristo liberador. Lectura histórico-teológica de Jesús de Nazaret, del 1991, e La fe en Jesucristo. Ensayo desde las víctimas, del 1999, che hanno avuto grande diffusione in America Latina e non solo. Una delle accuse principali è di aver eletto i poveri a "luogo teologico fondamentale" – cioè a principale fonte di conoscenza –, al posto della "fede apostolica trasmessa attraverso la Chiesa a tutte le generazioni".[6]

L'11 marzo 2013, Clodoveo Boff, tra i fondatori della Teologia della Liberazione insieme al fratello Leonardo Boff, in un'intervista al giornale brasiliano Folha de S. Paulo, dal titolo Irmão de Leonardo Boff defende Bento 16 e critica Teologia da Libertação, in riferimento all'allora cardinale Joseph Ratzinger, ha affermato:

« Egli ha difeso il progetto essenziale della teologia della liberazione: l’impegno per i poveri a causa della fede. Allo stesso tempo, ha criticato l’influenza marxista. La Chiesa non può avviare negoziati per quanto riguarda l’essenza della fede: non è come la società civile dove la gente può dire quello che vuole. Siamo legati ad una fede e se qualcuno professa una fede diversa si autoesclude dalla Chiesa. Fin dall’inizio ha avuto chiara l’importanza di mettere Cristo come il fondamento di tutta la teologia”. "Nel discorso egemonico della teologia della liberazione ho avvertito che la fede in Cristo appariva solo in background. Il ‘cristianesimo anonimo’ di Karl Rahner era una grande scusa per trascurare Cristo, la preghiera, i sacramenti e la missione, concentrandosi sulla trasformazione delle strutture sociali.[7] »

Elementi centrali della Teologia della Liberazione[modifica | modifica sorgente]

Fra le tesi di questa teologia vi sono:

  1. La liberazione è conseguenza della presa di coscienza della realtà socioeconomica latinoamericana.
  2. La situazione attuale della maggioranza dei latinoamericani contraddice il disegno divino e la povertà è un peccato sociale.
  3. La salvezza cristiana include una "liberazione integrale" dell'uomo e raggruppa per questo anche la liberazione economica, politica, sociale e ideologica, come visibili segni della dignità umana.
  4. Non vi sono solo peccatori, ma anche persecutori che opprimono e vittime del peccato che richiedono giustizia.

Fra gli impegni teorici e operativi che conseguono dalle tesi vi sono:

  1. Costante riflessione dell'uomo su se stesso per renderlo creativo a suo vantaggio e a quello della società in cui vive.
  2. Prendere coscienza della forte disuguaglianza sociale tra società opulente e popoli votati alla miseria, ponendosi al fianco dei poveri, che sono le membra sofferenti del corpo crocifisso di Cristo, senza avallare perciò tesi che si avvicinino ad un cristianesimo classista e rivoluzionario. La rivoluzione del vangelo è l'amore, non la lotta. La giustizia sociale è sorella della carità.
  3. Rivendicare la democrazia approfondendo la presa di coscienza delle popolazioni riguardo ai loro veri nemici, per trasformare l'attuale sistema sociale ed economico.
  4. Eliminare la povertà, la mancanza di opportunità e le ingiustizie sociali, garantendo l'accesso all'istruzione, alla sanità, ecc.
  5. Creare un uomo nuovo, come condizione indispensabile per assicurare il successo delle trasformazioni sociali. L'uomo solidale e creativo deve essere il motore dell'attività umana in contrapposizione alla mentalità capitalista della speculazione e della logica del profitto.
  6. Libera accettazione della dottrina evangelica, ossia procurare innanzi tutto condizioni di vita dignitose e poi, se la persona lo vuole, perseguire l'attività pastorale, diversamente da prima, in cui finché le missioni cristiane sfamavano le persone, allora queste si dichiaravano cristiane.

Principali rappresentanti della Teologia della Liberazione[modifica | modifica sorgente]

Teologi[modifica | modifica sorgente]

Vescovi[modifica | modifica sorgente]

Preti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cfr. Discorso di Giovanni Paolo II nella III Conferenza generale dell'episcopato Latinoamericano, del 28 gennaio 1979
  2. ^ Cfr. Libertatis Nuntius
  3. ^ Cfr. Libertatis Conscientia
  4. ^ Cfr. Centesimus Annus, n.57
  5. ^ Cfr. L'interpretazione della Bibbia nella Chiesa parte I, § E.1-2
  6. ^ Vedi la Notificazione della Santa Sede
  7. ^ Antonio Socci, Il segreto di Aparecida Libero, 21/07/2013

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gustavo Gutiérrez, Teologia della liberazione. Prospettive, Queriniana, Brescia 1972, 19925.
  • Gustavo Gutiérrez, La forza storica dei poveri, Queriniana, Brescia 1981.
  • Gustavo Gutiérrez, Bere al proprio pozzo. L'itinerario spirituale di un popolo, Queriniana, Brescia 1984, 19893.
  • Dussel, Enrique, Caminos de liberación Latinoamericana, Buenos Aires 1972 (testo completo in spagnolo).
  • Dussel, Enrique, Teoría de la liberación y ética. Caminos de liberación Latinoamericana II, Buenos Aires 1972 (testo completo in spagnolo).
  • Paolo Andreoli, Note per una teologia della liberazione, Movimento laici per l'America Latina, Roma 1975.
  • Mario Cuminetti, La teologia della liberazione in America Latina, Edizioni Borla, Bologna 1975.
  • Leonardo Boff, Teologia della cattività e della liberazione, Queriniana, Brescia 1977.
  • Pablo E. Bonavia Rodriguez, La prassi nella teologia della liberazione, ASAL, Roma 1977.
  • Stefano Fontana, Il problema metafisico nella teologia della liberazione, Tip. Antoniana, Padova 1977.
  • Segundo Galilea, La teologia della liberazione dopo Puebla, Queriniana, Brescia 1979.
  • Federico Mandillo, Wojtyla in America latina. In sette giorni un'enciclica. Diritti umani, ipoteca sociale sulla proprietà, teologia della liberazione, terra ai contadini, Apes, Roma 1979.
  • Jose Ramos Regidor, Gesù e il risveglio degli oppressi. La sfida della teologia della liberazione, A. Mondadori, Milano 1981.
  • Eugenio Bernardini, Comunicare la fede nell'America oppressa. Storia e metodo della Teologia della Liberazione, Claudiana, Torino 1982.
  • Congregazione per la dottrina della fede, Libertatis nuntius. Istruzione su alcuni aspetti della Teologia della liberazione, Tipografia poliglotta vaticana, Città del Vaticano 1984 (Testo integrale).
  • Giuseppe Silvestre, Alle sorgenti della teologia della liberazione, Graficalabra, Vibo Valentia 1984.
  • Sandro Spinelli, La grande sete. Teologia della liberazione nella quotidianità, Bine, Cernusco sul Naviglio 1984.
  • Sacra Congregazione per la dottrina della fede, Teologia della liberazione, Istruzione Libertatis nuntius con i commenti di Pierre Bigo et alii, presentazione del card. Joseph Ratzinger, Logos, Roma 1985.
  • Associazione medici cattolici italiani, Umanizzazione della medicina e teologia della liberazione, A.M.C.I., Catania 1985.
  • Ubaldo Gervasoni, Mille voci e una lacrima. Diario di viaggio in Bolivia e Perù con documentazioni su: cocaina, guerriglia, teologia della liberazione, Qualevita, Torre dei Nolfi 1985.
  • Giuseppe Montalbano, Critica alla dialettica marxiana ed alla teologia della liberazione, Romano, Palermo 1985.
  • Leonardo Boff, Clodovis Boff, Come fare teologia della liberazione, Cittadella, Assisi 1986.
  • Rosino Gibellini, Il dibattito sulla teologia della liberazione, Queriniana, Brescia 1986, 19902.
  • Convegno europeo delle comunità di base, Teologie della liberazione in dialogo. II Convegno europeo delle comunità di base. La riflessione delle CdB a confronto con la teologia della liberazione e la teologia europea, Tempi di fraternita, Torino 1986.
  • Leonardo Boff, Il sentiero dei semplici. Francesco d'Assisi e la teologia della liberazione, Editori riuniti, Roma 1987.
  • Phillip Berryman, Liberation Theology. The Essential Facts About the Revolutionary Movement in Latin America and Beyond, Pantheon Books, New York 1987 (testo completo trad. spagnola: Teología de la liberación, México, 1989).
  • Giulio Girardi, Jose Maria Vigil, Il popolo prende la parola. Il Nicaragua per la teologia della liberazione, Borla, Roma 1990.
  • Victor Codina, Cos'è la teologia della liberazione, La piccola editrice, Celleno 1990.
  • Alfredo Vitiello, Marxismo e teologia della liberazione. Sottosviluppo, sfruttamento, pauperismo e rivoluzione in America Latina, M. D'Auria, Napoli 1990.
  • Clodovis Boff, La via della comunione dei beni. La Regola di sant'Agostino commentata nella prospettiva della teologia della liberazione, Cittadella, Assisi 1991.
  • Rene Marle, Introduzione alla teologia della liberazione, Morcelliana, Brescia 1991.
  • Ignacio Ellacuria, Jon Sobrino, Mysterium liberationis. I concetti fondamentali della teologia della liberazione, Borla, Roma 1992.
  • Leonardo Boff, La teologia, la Chiesa. I poveri. Una proposta di liberazione, Einaudi, Torino 1992.
  • Giulio Girardi, Il tempio condanna il Vangelo. Il conflitto sulla teologia della liberazione fra il Vaticano e la CLAR, Cultura della pace, San Domenico, Fiesole 1993.
  • Jon Sobrino, Gesù Cristo liberatore. Letture storico-teologica di Gesù di Nazaret, Cittadella, Assisi 1995.
  • Ernesto Gringiani, Utopia o fallimento della dottrina sociale della Chiesa? Dalla "Rerum novarum" alla teologia della liberazione. Contributo critico al pensiero sociale della Chiesa, Gianluigi Arcari, Mantova 1996.
  • José Ramos Regidor, La teologia della liberazione, Datanews, Roma 1996, 2004.
  • Giuseppe Silvestre, La teologia della liberazione. Storia, problemi, conflitti prospettive e speranze, Progetto 2000, Cosenza 1996.
  • Lucia Ceci, Per una storia della teologia della liberazione in America Latina, in «Rivista di Storia e Letteratura religiosa», 1997, 2, pp. 105–143.
  • Rosario Giue, Osare la speranza. La teologia della liberazione dell'America Latina al Sud d'Italia, La Zisa, Palermo 1997.
  • Leonardo Boff, Clodovis Boff, Jose Ramos Regidor, La Chiesa dei poveri. Teologia della liberazione e diritti dell'uomo, Datanews, Roma 1999.
  • Lucia Ceci, La teologia della liberazione in America Latina. L'opera di Gustavo Gutierrez, F. Angeli, Milano 1999.
  • Lucia Ceci, Liberazione e teologia (1973-1992), in Storia ed esperienza religiosa, a cura di A. Botti, QuattroVenti, Urbino 2005.
  • Lucia Ceci, Chiesa e liberazione in America Latina (1968-1972), in L'America Latina fra Pio XII e Paolo VI, a cura di A. Melloni e S. Scatena, Il Mulino, Bologna 2006;
  • Gabriele Tomei, Alla sinistra del Padre. Teologia e sociologia della liberazione in America Latina, F. Angeli, Milano 2004.
  • Vittorio Falsina, Un nuovo ordine mondiale. Insegnamento sociale della chiesa e teologia della liberazione, EMI, Bologna 2006.
  • Silvia Scatena, La teologia della liberazione in America Latina, Carocci, Roma 2008.
  • Silvia Scatena, "'In populo pauperum'. La chiesa latinoamericana dal concilio a Medellin", Il Mulino, Bologna 2008.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Cattolicesimo Portale Cattolicesimo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Cattolicesimo