Schiaffo di Anagni

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La sala dove sarebbe avvenuto lo schiaffo.

Lo schiaffo di Anagni, talvolta citato anche come l'oltraggio di Anagni, fu un episodio occorso nella cittadina laziale di Anagni il 7 settembre del 1303 ai danni di papa Bonifacio VIII. Si tratta in realtà non tanto di uno schiaffo materialmente dato, quanto piuttosto di un oltraggio morale, anche se la leggenda attribuisce a Sciarra Colonna l'atto di schiaffeggiare Bonifacio VIII[1]. Tale vicenda è uno degli atti conclusivi del grave dissidio che era sorto da anni tra il Papa ed il re di Francia Filippo IV, detto "il Bello", per definire l'eventuale supremazia del potere spirituale su quello temporale, come auspicato dal Papa stesso.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo papale ad Anagni

Nel 1303 Guglielmo di Nogaret, membro del Consiglio di Stato di Francia, si trovava in Italia in missione diplomatica per conto di Filippo IV. L'esatto incarico di Nogaret è ignoto anche se si ritiene che dovesse notificare al Papa la convocazione di un concilio dei vescovi francesi al Louvre, dove il Papa sarebbe stato sottoposto a un processo, a obbligarlo ad organizzare questo concilio o addirittura ad arrestarlo e condurlo con la forza a Parigi.[1]

Avuta notizia il 2 settembre 1303 che ad Anagni sarebbe dovuta essere pubblicata la bolla papale Super Petri solio, con la quale Bonifacio VIII scomunicava Filippo IV, Nogaret si diresse verso la città, unendosi alle forze di Giacomo Colonna, detto "Sciarra"[1]. A capo del loro esercito Nogaret e Sciarra si introdussero ad Anagni, nella notte tra il 6 ed il 7 settembre, probabilmente grazie ad un tradimento, passando senza combattere attraverso una delle porte della città, e la occuparono, assaltando il palazzo Papale[1].

Il pontefice fu rinchiuso nel palazzo di famiglia (oggi Palazzo Bonifacio VIII) e sottoposto a varie angherie e privazioni. Sembra, a questo punto, che Guglielmo di Nogaret e il Colonna cercassero di costringere il papa, oltreché a ritirare la bolla, anche ad abdicare oppure a seguirli a Parigi; i due avrebbero però avuto dubbi ed esitazioni. Accadde così che, dopo due giorni di prigionia, Bonifacio VIII venisse liberato dagli anagnini, che presero le difese del pontefice loro concittadino, ribellandosi ai congiurati[1]. Una volta liberato, il papa, dopo aver benedetto e ringraziato gli anagnini, rientrò rapidamente in Roma. In ogni caso la morte di Bonifacio, un solo mese dopo questo evento, darà poco tempo dopo il via libera al controllo della Francia sul papato e, di conseguenza, al trasferimento della sede papale ad Avignone.

L'oltraggio di Sciarra Colonna a Bonifacio VIII, incisione francese del XIX sec.-

Divina Commedia[modifica | modifica wikitesto]

L'oltraggio riempì di sdegno anche molti avversari della politica di Papa Bonifacio VIII, come Dante Alighieri, che, nella Divina Commedia, considerò l'offesa come rivolta a Cristo stesso[2].

« Perché men paia il mal futuro e 'l fatto,
veggio in Alagna intrar lo fiordaliso,
e nel vicario suo Cristo esser catto.

Veggiolo un'altra volta esser deriso;
veggio rinovellar l'aceto e 'l fiele,
e tra vivi ladroni esser anciso.
 »
(Purgatorio, Canto XX, vv. 85-90)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Eugenio Duprè Theseider, BONIFACIO VIII Papa, in Enciclopedia dei Papi, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2000. URL consultato il 1º marzo 2016.
  2. ^ Dante Alighieri, La Divina Commedia. Purgatorio, a cura di Ettore Zolesi, Armando Editore, 2003, Nota ai versi 86-87 a p. 333, ISBN 978-88-8358-242-4.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]