Concilio di Hieria

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Costantino V mentre dirige la distruzione di icone.

Il Concilio di Hierìa, cittadina sulla sponda asiatica del Bosforo, situata tra Crisopoli e Calcedonia, fu convocato nel 754 dall'imperatore bizantino Costantino V (741-775), in appoggio alla politica iconoclasta iniziata dal predecessore Leone III.

I lavori del Concilio si svolsero dal 10 febbraio all'8 agosto, con la partecipazione di 338 vescovi orientali. Nessun patriarca era presente. Anastasio di Costantinopoli era morto poco prima e solo nell'ultima sessione del concilio, tenutasi nella chiesa di Santa Maria delle Blacherne a Costantinopoli, l'imperatore nominò come successore del primo Costantino II. Presiedeva l'assemblea Teodosio, vescovo di Efeso, convinto iconoclasta.[1]

Gli atti del concilio non sono stati conservati, ma il decreto finale si trova citato negli atti del Secondo Concilio di Nicea. In esso i vescovi di Hieria affermano che un'icona che rappresenta Cristo può essere considerata una raffigurazione o della natura divina ed umana fuse insieme (monofisismo) o unicamente della natura umana (nestorianesimo). La venerazione delle icone viene in tal modo condannata non solo come idolatria, ma come vera e propria eresia.[2]

Il Concilio si autoproclamò settimo concilio ecumenico, ma la denominazione fu respinta dal successivo concilio di Nicea II (787) congiuntamente dalla Chiesa cattolica e da quella Ortodossa.[3] Il Concilio di Nicea si contrappose mettendo in chiaro l'atteggiamento della Chiesa riguardo le icone. Fu respinta l'iconoclastia, attraverso una distinzione tra venerazione delle immagini e adorazione, quest'ultima assolutamente rifiutata perché solo Dio può essere adorato. Mise inoltre in chiaro la distinzione tra immagine concreta e rappresentazione, di fatto aprendo la strada alla raffigurazione artistica cristiana nei secoli a venire.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Leo Donald Davis,The First Seven Ecumenical Councils (325-787): Their History and Theology, (Liturgical Press 1983 ISBN 9780814656167), p. 302.
  2. ^ Warren T. Treadgold, A History of the Byzantine State and Society, (Stanford University Press 1997 ISBN 9780804726306), p. 361.
  3. ^ Vittorio Peri, Sinodi, patriarcati e primato romano dal primo al terzo millennio, in: Antonio Acerbi (a cura di), Il ministero del papa in prospettiva ecumenica: atti del colloquio, Milano, 16-18 aprile 1998, (Vita e Pensiero 1999 ISBN 9788834301890), p. 92.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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