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Chiesa assira d'Oriente

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Chiesa assira d'Oriente
Briefkopf Emblem.jpg
ClassificazioneOrtodossa
OrientamentoChiesa pre-calcedonese
Separata daPatriarcato di Antiochia
DiffusioneIraq, Kuwait, Siria, Libano, Iran, Stati del Golfo Persico, India, Stati Uniti e Australia
Ritosiriaco orientale
PrimateGewargis III Sliwa
Sedestorica, Baghdad,
attuale, Erbil
Struttura organizzativa19 diocesi
Fedelicirca 323.000
Presbitericirca 100, per 124 parrocchie
Altri nomiChiesa ortodossa assira, Chiesa apostolica d'Oriente e degli Assiri, Chiesa d'Oriente, Chiesa di Persia, Chiesa siriaca d'Oriente, Chiesa ortodossa siro-orientale.
Sito ufficiale

La santa Chiesa assira d'Oriente (in siriaco ʿedtā d-madnḫā) è una Chiesa cristiana, nota anche come Chiesa nestoriana.

A livello teologico, si caratterizza per il riconoscimento dei soli primi due concili ecumenici e di Nestorio come santo. La Chiesa assira d'Oriente non è in comunione con le Chiese ortodosse orientali poiché queste ultime riconoscono, invece, la validità dei primi tre Concili ecumenici.

Nata in Mesopotamia, la Chiesa d'Oriente ha conosciuto una rapida espansione che ha portato i suoi missionari a fondare comunità fino in Cina, dove la prima documentata comunità cristiana fu quella monastica nestoriana stabilitasi nel VII secolo a Chang'an (antico nome di Xi'an, capitale della Dinastia Tang), e in India, dove i discendenti dei suoi fedeli formano ora la Chiesa cattolica siro-malabarese, diverse chiese di rito antiocheno e un gruppo di 30.000 fedeli,[1] la Chiesa siro-caldea d'Oriente, sorta nel 1862 e confermata come parte della Chiesa assira d'Oriente nel 1904.[2]

Nei territori dell'attuale Iraq settentrionale e dell'Iran, dove ha avuto origine, la Chiesa d'Oriente si è scissa nel XVI secolo fra quella che dal 1976[3][4] si chiama la Chiesa assira d'Oriente e la Chiesa cattolica caldea.

La Chiesa assira d'Oriente è retta dal 16 settembre 2015 dal patriarca Mar Gewargis III Sliwa[5], succeduto a Mar Dinkha IV morto il 26 marzo 2015[6]. A seguito dell'elezione, il sinodo della Chiesa assira ha deciso di trasferire la sede patriarcale da Chicago (Stati Uniti)[7] a Erbil, in Iraq.[8][9]

La Chiesa assira conta circa 400.000 fedeli, di cui solo una minoranza vive tuttora nella terra natale.

Aspetti generali[modifica | modifica wikitesto]

Croce Pasquale nel Santuario del Golgota.

La Chiesa assira d'Oriente si considera la continuazione della Chiesa d'Oriente. Soltanto a partire dal 1976 si chiama ufficialmente "assira", aggettivo che adottò per influsso di missionari anglicani del XIX secolo.[10][11]

Il suo rito liturgico è quello siriaco-orientale.

La cristologia della chiesa fu fissata dal maestro della fede Babai il Grande, (551-628): la sua principale opera cristologica è il Libro dell'Unione, nel quale si afferma che le due qnome (essenze individuali) non sono mischiate, ma eternamente unite nell'unica parsopa (persona) di Gesù Cristo.[12][13][14]

La liturgia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Rito caldeo.

La chiesa siro-orientale (assira e caldea) possiede una liturgia a sé stante, formatasi nel corso dei secoli. Si caratterizza per i tratti arcaici, per una spiccata sobrietà e per la dottrina cristologica e mariana preefesina[15].

Il battesimo non è fatto tramite aspersione, ma attraverso la recita di preghiere; l'anno liturgico è organizzato in serie di sette settimane[15].

Il tempo della preghiera durante la giornata è scandito in tre momenti simbolici: sera, notte e mattino. Il Salterio è diviso in sessanta sezioni (marmitha). La recita delle preghiere comprende anche la ripetizione delle risposte (ʿonitha)[15].

La preghiera eucaristica più comune della Chiesa assira d'Oriente è l'anafora di Addai e Mari. Questa preghiera è ben nota agli studiosi di liturgie a causa dell'assenza in modo coerente delle frasi evangeliche che riportano le parole pronunciate da Gesù durante l'ultima cena, e che tutte le altre Chiese ripropongono nelle loro anafore («Questo è il mio corpo... Questo è il mio sangue...»).

Per questa ragione, soprattutto i cattolici per secoli non riconoscevano la validità della liturgia assira. Tuttavia, nel 2001, dopo uno studio approfondito, il Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani e la Congregazione per la dottrina della fede, della quale era allora prefetto il cardinale Ratzinger, dichiararono che la liturgia eucaristica celebrata con l'anafora di Addai e Mari è valida, e che i fedeli della Chiesa cattolica caldea possono ricevere la comunione nella Chiesa assira d'Oriente se sono impossibilitati a riceverlo nella propria chiesa. Questa dichiarazione venne approvata da papa Giovanni Paolo II.[16]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Per la storia di questa chiesa prima delle scissioni dei secoli XVI e XVII, vedi Chiesa d'Oriente

Shimun XVIII Rubil, patriarca nestoriano della Chiesa assira nel 1897.

Nel 1534 i Turchi Ottomani conquistarono Bagdad. L'Impero turco pose i cristiani della Chiesa d'Oriente sotto la giurisdizione della Chiesa apostolica armena. Il sultano, infatti, non concesse firman (decreto) né berat (atto d'investitura)[17] alla Chiesa d'Oriente. Questa situazione rimase immutata fino al 1843. Durante questo periodo i rapporti di diritto civile tra i cristiani d'Oriente e il governo di Istanbul furono regolati dalla Chiesa armena[18].

Fin dal XV secolo, una regola stabilì che il titolo di patriarca fosse assegnato solo in linea ereditaria, ai familiari del catholicos (da zio a nipote). La regola venne inaugurata da Mar Shimun IV (1437-1497). Un secolo dopo, questa regola provocò una «guerra di successione» all'interno della Chiesa assira. Il catholicos Simone Bar Mama morì, secondo una versione, nel 1551. (Secondo un'altra versione, restò in vita finto al 1558). Secondo la versione della morte nel 1551, il suo successore avrebbe dovuto essere il giovanissimo nipote Simone Denha, ed in effetti alcuni vescovi procedettero alla sua elezione. Certo è che un gruppo di altri vescovi sostenne che Giovanni Sulaqa sarebbe stato più degno di Simone e lo elessero a loro volta, provocando uno scisma. Egli prese il nome di Giovanni Sulaqa VIII e decise un riavvicinamento con la Chiesa cattolica. Si recò a Roma nel 1552 e nel 1553 ottenne dal papa Giulio III il titolo di patriarca della Chiesa cattolica locale di rito siro-orientale. La chiesa ebbe allora due linee di patriarchi antagonisti, una linea ereditaria di patriarchi che presero tutti il nome Eliyya ad Alqosh (circa 50 km a nord di Mosul), ed una linea di patriarchi che presero tutti il nome Shimun con sede prima a Diyarbakır (nell'alta valle del Tigri) e poi in diverse altre località. Questi all'inizio erano in comunione con Roma. Nel 1600 adottarono anch'essi la norma dell'eriditarietà della successione.

Nel 1662, l'allora patriarca della linea di Diyarbakir, Mar Shimun XIII Denha, interruppe chiaramente le relazioni con Roma e trasferì la sua sede nel villaggio di Qodchanis (oggi Konak), situato 500 km ad est di Diyarbakir. La situazione si complicò ulteriormente con la conversione alla fede cattolica del vescovo di Diyarbakir Yosep I, che nel 1677 ottenne dal governo turco il riconoscimento civile come patriarca di Diyarbakir e fu poi riconosciuto dal Papa nel 1681 come patriarca dei caldei cattolici.

Nel 1771 il patriarca di Alqosh, Eliyya XII, sottoscrisse una professione di fede cattolica, lasciando il patriarca di Qodchanis come l'unico non in comunione. Alla morte di Eliyya XII nel 1778, il suo successore Eliyya XIII ripudiò la professione di fede cattolica, ma morì nel 1804 senza successore, mettendo fine alla linea ereditaria nestoriana di Alqosh, così che rimase soltanto quella, anch'essa ormai ereditaria, di Qodchanis. Però Yukhannan VIII Hormizd, della famiglia della linea di Alqosh e cattolico, aveva attirato a sé gran parte dei fedeli di Alqosh e nel 1830 fu riconosciuto da Roma come unico patriarca cattolico.

Chiesa assira in India[modifica | modifica wikitesto]

Metropolita Aprem Mooken e corepiscopi Yohannan Yoseph e Awgin Kuriakose

La sede patriarcale (quella della Chiesa cattolica caldea dopo lo scisma interno della Chiesa d'Oriente) nominò e inviò vescovi in India, l'ultimo dei quali morì nel 1597. In seguito all'arrivo dei portoghesi (1498), vennero fondate nel paese molte missioni cattoliche.
Nel sinodo di Diamper, apertosi il 20 giugno 1599 a Udayamperoor (o "Diamper") nel Malabar, i cristiani di san Tommaso accettarono una certa latinizzazione dei loro usi[19][20], ma conservarono la propria liturgia, l'Anafora di Addai e Mari, quella del rito caldeo in lingua siriaca.[21] Però nel 1653 essi, con il Giuramento della Croce pendente, rigettarono i presuli gesuiti.[22] Successivamente la maggior parte di essi (i due terzi circa) tornarono in comunione con la Chiesa cattolica per l'intervento di missionari carmelitani scalzi.[23][24] Dieci anni più tardi, nel 1663, la Compagnia olandese delle Indie orientali sconfisse i portoghesi e ottenne il sopravvento nel Malabar. Nel 1665 arrivò, su una nave battente bandiera olandese, Mar Gregorios Abdul Jaleel, un vescovo ortodosso orientale, alla cui professione di fede aderirono gradualmente i cristiani ribellatisi alle autorità cattoliche, senza distinguere fra i siri orientali (Chiesa d'Oriente di tradizione nestoriana) e i siri occidentali (la Chiesa ortodossa siriaca, una delle Chiese ortodosse orientali di tradizione miafisita, quella teologicamente più distante dal nestorianesimo). Con il tempo fu introdotto fra essi il rito antiocheno, che contraddistingue le attuali Chiesa ortodossa siriaca del Malankara e Chiesa cristiana siriaca giacobita, mentre si continuò ad usare la liturgia della Chiesa d'Oriente (Anafora di Addai e Mari) fra i cattolici, che costituivano forse i due terzi[25], i quali diedero origine all'attuale Chiesa cattolica siro-malabarese.

Secondo il sito web della Chiesa siro-caldea d'Oriente, un vescovo assiro, Mar Gabriel, inviato dal suo patriarca, arrivò nel 1701 in Kerala e rimase fino alla sua morte nel 1731.[26] Una lettera diretta nel 1720 dal vescovo Thoma IV della Chiesa malankarese al patriarca siro-ortodossa indica che, inviato da Eliyya XI Marogin della linea patriarcale di Alqosh, Mar Gabriel arrivò nel 1709 e che, con argomenti ai quali i miafisiti malankaresi non sapevano rispondere, insegnava che Cristo aveva due nature e due persone.[27]

Chi arrivò nel 1701 era invece il vescovo Mar Simon inviato da Yosep II Bet Ma'aruf, patriarca (con sede a Diyarbakir) dei cattolici siro-orientali. Lo scopo della missione di Mar Simon, che passò per Roma e Lisbona prima di raggiungere Kerala, era di convertire i cristiani di san Tommaso che erano passati al miafisismo. Al suo arrivo, conferì l'ordinazione episcopale ad Angelo Francesco di Santa Teresa, nominato poco prima dalla Santa Sede vicario apostolico "della serra dei malabaresi ossia di san Tommaso". Dopo l'ordinazione, Mar Simon è stato accompagnato a Pondicherry, dove rimase fino alla sua morte avvenuta il 16 agosto 1720.[28][29]

Nella seconda metà del XIX secolo, due vescovi della Chiesa cattolica caldea resiedevano successivamente per alcuni anni a Thrissur. Il patriarca assiro consacrò nel 1862 come metropolita per l'India Abdisho Thondanat, che morì nel 1900. La riviviscenza di una Chiesa indiana in comunione con la Chiesa assira d'Oriente avvenne solo in seguito al fallito tentativo della Chiesa cattolica caldea nella seconda metà del XIX secolo di ottenere la soggezione dei cattolici indiani alla sua giurisdizione. Un gruppo di oltre 8.000 cristiani di Thrissur che di conseguenza si erano separati dalla Chiesa cattolica accettarono nel 1907–1908 il metropolita Abimalek Timotheus, nominato dal patriarca assiro Benyamin Shimun. Timotheus morì il 30 aprile 1945. Sette anni più tardi, il patriarca Eshai Shimun nominò metropolita per l'India Thoma Darmo, originario, come Timotheus, dell'Anatolia.[26][30][31]

Nel 1964 Thoma Darmo, che già dal 1960 proponeva l'abbandono della successione ereditaria (da zio a nipote]] dell'ufficio di patriarca della Chiesa assira d'Oriente, aderì al movimento di protesta contro certe riforme (quali l'adozione del calendario gregoriano) decretate dal patriarca Eshai Shimun, movimento che diede origine all'Antica Chiesa d'Oriente. Nel 1968 tornò in Iraq e consacrò tre vescovi, i quali poi gli conferirono la consacrazione patriarcale e così divenne il primo patriarca dell'Antica Chiesa d'Oriente. Morì nel 1969.[32].[33]

Uno dei tre vescovi da lui consacrati per l'Antica Chiesa d'Oriente era l'indiano George Mooken, nato a Thrissur nel 1940, che divenne Mar Aprem Mooken. Nominato da Thoma Darmo metropolita per l'India il 28 settembre 1968, Aprem ottenne nel 1995 la riconciliazione personale e del partito dei "metropolitani" della Chiesa siro-caldea con il patriarca della Chiesa assira d'Oriente Dinkha IV, che gli consacrò due corepiscopi indiani.[34]

Dal XX secolo ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: genocidio assiro e diaspora assira.
Mappa del genocidio assiro. * località dove venne perpetrato il genocidio. * Città che ricevettero i rifugiati. * Altri centri maggiori.

     Regioni di insediamento degli Assiri.

La Chiesa assira subì un periodo di persecuzione e sterminio da parte del governo dei Giovani Turchi negli anni 1915-1916. Molti credenti furono costretti a fuggire in Occidente. Il patriarca Mar Eshai Shimun XXIII, sebbene appartenesse alla stirpe dei patriarchi di Qochanis, crebbe in Gran Bretagna. Per diverso tempo i cristiani assiri cercarono di fondare uno stato autonomo in Iraq, ma nel 1933 subirono un secondo sterminio, dopo quello patito durante la prima guerra mondiale[35]. Lo stesso Eshai Shimun XXIII venne costretto a rifugiarsi a Cipro, da dove poi emigrò a Chicago per stabilirsi infine a San Francisco.

La comunità cattolica caldea era poco numerosa al tempo del mandato britannico in Palestina, ed ebbe un ruolo marginale nel governo britannico della regione. Tuttavia dopo l'esodo dei membri della Chiesa d'Oriente, la Chiesa cattolica caldea divenne il più importante gruppo religioso non musulmano in Iraq. Nel secondo dopoguerra alcuni di essi salirono al potere all'interno del partito Baˁth, tra di essi il più importante fu il vice primo ministro dell'Iraq Tariq Aziz (nato Mikhail Yuhanna, 1936-2015).

Nel 1964, la questione della successione ereditaria del patriarcato scatenò un nuovo scisma: nel 1972 una parte della comunità irachena, non accettando più l'usanza della successione da zio a nipote, elesse a patriarca Mar Thoma Darmo. Si ricreò la situazione, già nota in Occidente, di un anti-papa e di un papa. Il legittimo patriarca Mar Eshai Simone (Shimun) XXIII, l'anno seguente (1973) rassegnò le dimissioni e si sposò, lasciando vacante il seggio. Nel 1975, mentre erano in corso dei negoziati per il suo possibile reinsediamento, fu assassinato. Il successore di Simone fu Mar Dinkha IV (1976). Dopo sette secoli, il nuovo patriarca non fu più nominato dal patriarca uscente, ma fu eletto. Mar Dinkha IV annunciò la definitiva cessazione della successione ereditaria. Questo editto ha rimosso qualsiasi altra disputa, tuttavia esiste ancora rivalità tra i patriarcati rivali, con Mar Addai (successore di Mar Thomas Darmo) a capo di uno scisma dal nome Antica Chiesa d'Oriente. La Chiesa assira ha una doppia gerarchia, anche se i due patriarchi si considerano in comunione tra di loro.

L'11 novembre 1994, uno storico incontro tra Mar Dinkha IV e papa Giovanni Paolo II nella sede del Vaticano portò alla firma della «Comune dichiarazione cristologica». Una delle conseguenze di questo atto fu la ripresa dei contatti ufficiali tra la Chiesa assira e la Chiesa cattolica caldea.

Patriarchi della Chiesa assira d'Oriente[modifica | modifica wikitesto]

Per la lista dei patriarchi della Chiesa d'Oriente prima del 1552, v. Chiesa d'Oriente#Lista dei catholicoi/patriarchi fino a 1552

Patriarchi 1552-1662[modifica | modifica wikitesto]

Linea di Eliyya, con sede nel Monastero di Rabban Ormisda presso Alqosh

  • Eliyya VI (1558-1576)
  • Eliyya VII (1576-1591)
  • Eliyya VIII (1591-1617)
  • Eliyya IX Shimun (1617–1660)
  • Eliyya X Yohannan Marogin (1660–1700)

Linea di Shimun, in comunione con la Chiesa cattolica forse fino al 1662

Patriarchi 1662-1830[modifica | modifica wikitesto]

Linea di Eliyya (nestoriana), con sede nel Monastero di Rabban Ormisda

  • Eliyya X Yohannan Marogin (1660–1700)
  • Eliyya XI Marogin (1700–1722)
  • Eliyya XII Denha (1722–1778) – dal 1771 cattolico
  • Eliyya XIII Ishoʿyahb (1778–1804) – all'inizio si dichiarò cattolico e fu riconosciuto da Roma, ma presto adottò il nestorianesimo; con lui si spegne la linea nestoriana di Eliyya

Linea di Eliyya (cattolica), con sede a Mosul:



Linea di Shimun, con sede a Qodchanis

  • Shimun XIII Denha (1662–1700) – sceglie il nestorianesimo
  • Shimun XIV Shlemon (1700–1740)
  • Shimun XV Mikhail Mukhtas (1740–1780)
  • Shimun XVI Yohannan (1780–1820)
  • Shimun XVII Abraham (1820–1861)

Linea dei Josephiti (dal 1681)

Patriarchi della Chiesa assira d'Oriente dal 1804 ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Residenza di Shimun XIX Benjamin a Konak (Qodchanis). Foto scattata da missionari britannici nel 1904.

Linea di Shimun, con residenza a Qodchanis fino al 1915

  • Shimun XVI Yohannan (1780–1820)
  • Shimun XVII Abraham (1820–1861)
  • Shimun XVIII Rubil (1861–1903)
  • Shimun XIX Benjamin (1903-18) – consacrato 16-enne; dal 1915 residente tra Urmia e Salmas; ucciso dai curdi[38]
  • Shimun XX Paulos (1918-20) – fratello minore di Shimun XIX Benjamin; trasferì la sede a Mosul.
  • Shimun XXI Eşai o Işai (1920–1975) – nipote dei due precedenti, consacrato 12-enne; nel 1933 costretto all'esilio, dapprima in Cipro e successivamente negli Stati Uniti (1940); rassegnò le dimissioni nel 1973. Con lui termina la Linea di Shimun.

Patriarcato elettivo:

  • Denha (o Dinkha) IV (1976–2015) – il primo patriarca ad essere eletto dopo il 1580, abolì formalmente l'ereditarietà della carica nel 1973; risiedette a Chicago (Stati Uniti) dal 1980 fino alla sua morte nel 2015[39].
  • Gewargis III (Giorgio III) Sliwa (dal 16 settembre 2015)[40]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Esistono tre arcidiocesi della Chiesa assira:

Vi sono inoltre diocesi negli Stati Uniti orientali (compresa Chicago), negli Stati Uniti occidentali, nella California orientale, in Canada, in Siria, in Iran, in Europa, ed una per Australia e Nuova Zelanda. Diverse congregazioni di fedeli si trovano in Georgia, India, Iraq, Iran, Libano, e Siria. Esiste una sola parrocchia di fedeli in Cina, la cui origine è molto antica, e un'altra a Mosca.

Dal 1976 al 2015 è stato Patriarca della Chiesa assira d'Oriente Mar Dinkha IV (già vescovo di Teheran), il quale fin dall'elezione ha posto la sua sede a Chicago (Illinois), negli Stati Uniti. Per un'antica tradizione, i vescovi della Chiesa assira possono provenire solo dal "clero bianco", cioè dai monaci. Inoltre, ad essi è richiesto il celibato.

Il 16 settembre 2015 è stato eletto a Erbil il nuovo patriarca Mar Gewargis III Sliwa, già Metropolita di Iraq, Giordania e Russia. Con il nuovo patriarca il sinodo della Chiesa ha deciso di spostare le sede a Erbil, in Iraq.[8][9]

Quadro storico delle Chiese siriache occidentali e orientali[modifica | modifica wikitesto]

Le Chiese siriache: occidentali ed orientali


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Church of the East in India
  2. ^ Chaldean Syrian Church of the East
  3. ^ John Joseph, The Modern Assyrians of the Middle East: Encounters with Western Christian missions, archaeologists, and colonial power (BRILL 2000), p. 1
  4. ^ Fred Aprim, "Assyria and Assyrians Since the 2003 US Occupation of Iraq"
  5. ^ Dal sito baghdadhope.blogspot.it.
  6. ^ Notizia della morte del patriarca su Agenzia Fides.
  7. ^ La Chiesa assira aveva sede a Chicago dal 1940, dov'era stata trasferita da Cipro.
  8. ^ a b Visita a Roma del catholicos patriarca della Chiesa assira dell'Oriente, in L'Osservatore Romano, 14-15 novembre 2016, p. 7.
  9. ^ a b (FR) L’Église assyrienne de l’Orient élit son nouveau patriarche, Mar Gewargis III. URL consultato il 15 novembre 2016.
  10. ^ Wilhelm Baum, Dietmar W. Winkler, The Church of the East: A Concise History (Routledge 2003), p. 4
  11. ^ John Joseph, The Modern Assyrians of the Middle East (BRILL 2000), p. 1
  12. ^ Philip Wood, 'The Chronicle of Seert (Oxford University Press 2013), p.136
  13. ^ Hilarion Alfeyev, The Spiritual World Of Isaac The Syrian (Liturgical Press 2016)
  14. ^ Sebastian P. Brock, Fire from Heaven: Studies in Syriac Theology and Liturgy (Ashgate Publishing 2006), p. 174
  15. ^ a b c Gharib, Testi mariani del primo millennio, Città Nuova, 1991, Volume 4. Pagg. 317-318
  16. ^ {{cita web|http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/chrstuni/documents/rc_pc_chrstuni_doc_20011025_chiesa-caldea-assira_it.html%7COrientamenti per l'ammissione all'Eucaristia fra la Chiesa caldea e la Chiesa assira dell'Oriente|02-03-2011}
  17. ^ Oggi diremmo personalità giuridica.
  18. ^ Joseph Yacoub, I cristiani d'Iraq, Editoriale Jaca Book, 2006
  19. ^ Stephen Neill, A History of Christianity in India: The Beginnings to AD 1707, Cambridge University Press, 2004, pp. 208–210., ISBN 0-521-54885-3. URL consultato il 20 aprile 2010.
  20. ^ Neill, op.cit, p. 214.
  21. ^ Stephen Neill, A History of Christianity in India: The Beginnings to AD 1707 (Cambridge University Press 2004), pp. 214–216
  22. ^ Neill, p. 319
  23. ^ Stephen Neill, A History of Christianity in India: The Beginnings to AD 1707 (Cambridge University Press 2004), pp. 326-327
  24. ^ Michael Buckley, "Carmelite Mission to Malabar (India)"
  25. ^ Neill, p. 327
  26. ^ a b Church of the East - India, su churchoftheeastindia.org. URL consultato il 14 agosto 2018.
  27. ^ Malankara Syriac Christian Resources: "Mor Thoma IV"
  28. ^ Eugène Tisserant, Eastern Christianity in India (Orient Longmans 1957), p. 90
  29. ^ Dictionnaire de théologie catholique, tomo 14, II, col. 3125
  30. ^ Eugène Tisserant, Eastern Christianity in India (Orient Longmans 1957), pp. 106–120
  31. ^ Dictionnaire de théologie catholique, tomo 14, II, col. 3135–3138
  32. ^ George Thomas Kurian, Mark A. Lamport (a cura di), Encyclopedia of Christianity in the United States (Rowman & Littlefield, 2016t)|, vol. 5, pp. 85–86
  33. ^ Basile Valuet, Frères désunis (Artèges Éditions 2011)
  34. ^ Holy Apostolic Catholic Church of the East – India, "Metropolitan"
  35. ^ Andrea Riccardi, Avvenire, 12 luglio 2009.
  36. ^ comme patriarche de la nation des Chaldéens (Joseph Habbi, "L'unification de la hiérarchie chaldéenne dans la première moitiée du XIXe siècle", in Parole de l'Orient, vol. 2, n. 1 (1971), p. 127
  37. ^ Altra data di decesso: 11 gennaio 1759.
  38. ^ Andrea Riccardi, La strage dei cristiani, Laterza, Roma-Bari 2015, p. 88.
  39. ^ E' morto il Patriarca assiro Mar Dinkha IV, su fides.org, 26 marzo 2015.
  40. ^ Dal sito baghdadhope.blogspot.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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