Chiesa ortodossa bulgara

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Chiesa ortodossa bulgara
(BG) Българска православна църква
AlexanderNevskyCathedral-Sofia-6.jpg
La Cattedrale di Aleksandăr Nevski a Sofia
ClassificazioneOrtodossa
Fondata927
Separata daPatriarcato di Costantinopoli
AssociazioneChiese ortodosse
DiffusioneBulgaria Bulgaria
LinguaBulgaro
RitoBizantino
Primatepatriarca Neofito
Forma di governoepiscopale
Fedeli8 milioni
Sito ufficialebg-patriarshia.bg/
Questa voce è parte della serie
Oriente cristiano
Christ Pantocrator Deesis mosaic Hagia Sophia.jpg
Cristo Pantocratore nella basilica di Santa Sofia in Istanbul.
Riti liturgici

Christianity Symbol.png Portale Cristianesimo
L'attuale patriarca Neofito di Bulgaria

La Chiesa ortodossa bulgara (in bulgaro: Българска православна църква?, Bălgarska pravoslavna cărkva), ufficialmente il Patriarcato bulgaro (in bulgaro: Българска патриаршия?, Balgarska patriarshiya), è una Chiesa cristiana ortodossa autocefala, con 6,5 milioni di fedeli in Bulgaria e un numero di fedeli tra 1,5 e 2,0 milioni nei restanti paesi europei, nelle Americhe e in Australia.

La cristianizzazione della Bulgaria[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cristianizzazione della Bulgaria.

Quando nel 864 Boris I di Bulgaria si fece battezzare, l'aristocrazia boiara si rivoltò e cercò di ucciderlo per ripristinare il paganesimo. Boris reagì prontamente e spietatamente; in seguito se ne rammaricò, attribuendo la sua conversione alle pressioni del clero bizantino. Ricevuta l'epistola del patriarca Fozio, che rimarcava la preminenza della sede di Costantinopoli sulla Chiesa bulgara, non ne tenne conto. Al contrario, nell'866 inviò un'ambasceria sia a Ludovico II il Germanico, re dei Franchi, per richiedergli missionari; che al papa Niccolò I per chiedere l'autonomia con un patriarca, oltre a una serie di quesiti. Quest'ultimo in un sinodo romano dell'863 aveva scomunicato Fozio e i suoi seguaci a seguito del sinodo costantinopolitano del 861 (ove, tra l'altro, si negava la restituzione dell'Illirico, sottratto a Roma un secolo prima). E Niccolò I decise di inviare a Boris i due vescovi Formoso di Porto e Paolo di Populonia, con le risposte ai suoi quesiti, di cui anche Fozio venne a conoscenza.

La cosa provocò l'indignazione del patriarca Fozio, che tentò di rimediare alla (a suo avviso) mancanza di rispetto di Boris convocando un altro sinodo (867) nel quale:

La Chiesa bulgara sotto papa Adriano II[modifica | modifica wikitesto]

In seguito fu il nuovo imperatore Basilio I (867-886) a deporre Fozio; tuttavia papa Niccolò I, che nel frattempo era morto (867), non poté venire a saperlo. Il suo successore, Adriano II (867-872) inviò due legati (Marino - in seguito papa col nome di Marino I - e Leone) a Costantinopoli dove Ignazio, ritornato patriarca per ordine di Basilio, indisse un concilio (869-870). All'ultima sessione del concilio prese parte anche un'ambasceria bulgara che cercava di avere da Bisanzio ciò che non otteneva da Roma. Lì i legati pontifici reclamavano i diritti sull'Illirico (penisola balcanica), quale proprio territorio canonico, mentre i bizantini lo rivendicavano come antico possedimento del loro impero. La maggioranza orientale dei partecipanti ebbe la meglio: la Chiesa bulgara fu riconosciuta autonoma (870), ma sotto il patrocinio costantinopolitano. Fu Ignazio dunque (cioè Costantinopoli) e non Adriano II (cioè Roma) ad inviare nuovi preti e consacrare un nuovo vescovo (Giuseppe, 870-877) in Bulgaria.

La Chiesa bulgara sotto papa Giovanni VIII[modifica | modifica wikitesto]

Papa Adriano II morì nell'872 e gli succedette papa Giovanni VIII, che riprese la politica precedente. Basilio I si era rivolto a Roma pregando papa Giovanni VIII di inviare legati per un concilio di pacificazione definitiva della Chiesa bizantina. Ed il papa inviava due legati a Costantinopoli. Ignazio però era morto: al suo posto i legati trovarono nuovamente come patriarca Fozio. Papa Giovanni venutolo a sapere, promise allora di riconoscere Fozio quale patriarca, a due condizioni:

  • che Fozio domandasse perdono pubblicamente per aver scomunicato papa Niccolò I;
  • che Fozio lasciasse la Bulgaria sotto il controllo papale.

La stragrande maggioranza dei circa 400 vescovi riuniti da Fozio a Costantinopoli per il concilio dell'879-80 non tennero in gran conto queste richieste del papa; di fatto Fozio ne uscì indenne, anzi ugualmente popolare, tanto da essere salutato come pastore sommo. Anche se per poco: nell'886 veniva di nuovo deposto, morendo esiliato in monastero. Papa Giovanni VIII, diplomaticamente, non presentò ulteriori pretese, anche perché aveva urgente necessità dell'esercito e della flotta bizantina contro gli Arabi. Fu il (doppio) Concilio stesso che ne uscì discreditato. Fu l'ultimo ecumenico: pure ignorato da varie Chiese ortodosse, che ne commemorano sette.

Il contributo di Cirillo e Metodio alla cristianizzazione dei Bulgari[modifica | modifica wikitesto]

Cirillo e Metodio erano due fratelli originari di Tessalonica, quindi che conoscevano la lingua slava meridionale, istruiti a Costantinopoli. Furono mandati da Fozio sul finire dell'863 nella Grande Moravia per cristianizzare i sudditi del re Rastislav, dietro sua richiesta. La liturgia bizantina già si adattava ad essere celebrata nelle lingue più familiari ai luoghi in cui si celebrava: occorreva solo mettere dare alla lingua slava una forma scritta. Adoperando l'alfabeto greco con l'aggiunta di sei lettere latine od inventate, riprodussero tutta la fonetica slavonica; con questa scrittura, chiamata alfabeto glagolitico, tradussero gran parte dei testi liturgici.

Nell'864 Rastislav dovette sottostare a Ludovico II e alla sua politica missionaria in Moravia, tramite gli arcivescovati franco-germanici di Salisburgo e Passavia: ma questi non sfavorì i missionari bizantini che, pur essendo appena giunti, già parlavano la stessa lingua degli indigeni.

Per cercare nuovi sacerdoti Cirillo e Metodio ripartirono per Costantinopoli via mare salpando da Venezia. Lì furono invitati a Roma da papa Niccolò I, che nel frattempo era venuto a conoscenza della loro opera missionaria attraverso il clero franco-germanico. Ma Niccolò morì durante il loro viaggio, per cui i due fratelli furono accolti da papa Adriano II nell'867 e vennero festeggiati come degli inviati da Dio: regalarono infatti le reliquie di san Clemente papa, trovate da Cirillo nella sua precedente missione tra i Cazari.

Cirillo divenne monaco e morì durante il soggiorno romano nell'869; nello stesso anno Metodio fu ordinato prete e reinviato in Moravia come vescovo. Nominato poi arcivescovo della Moravia e della Pannonia, sotto la spinta del re del luogo Kocel, fu fatto titolare di Sirmio (l'attuale Sremska Mitrovica). Il papa di fatto dette scacco al Patriarcato bizantino ed alla Chiesa bavarese dando un implicito placet alla costituzione della chiesa nazionale slava.

Quando però Metodio giunse in Pannonia vi trovò come re Svatopluk, alleato dei Franchi che avevano deposto Rastislavo. Metodio fu arrestato e condannato nell'870 e restò in carcere per due anni; finché fu rimesso in libertà per insistenza papale. Gli venne però proibito di adoperare la lingua slava nella liturgia fuorché nella predicazione.

Nell'880 Metodio si recò a Roma, onde contrastare le accuse dei suoi avversari: ed il suo lavoro fu riconosciuto e approvato da papa Giovanni VIII. Ma veniva ugualmente screditato da Vichingo, vescovo di Nitra. Nell'881-882 tornò a Costantinopoli, per cercare forse l'appoggio politico ed ecclesiale - dopo quasi venti anni - anche da Fozio.

La cristianizzazione operata in Bulgaria dal santo settenario[modifica | modifica wikitesto]

Metodio, ritornato poi in Moravia e sentendosi vicino alla morte, nominò Gorazd suo successore e indicò altri suoi quattro discepoli come future guide della nascente chiesa slava (questo gruppo - Gorazd e i quattro discepoli, insieme ai loro due fondatori Cirillo e Metodio - fu chiamato poi dalla tradizione "il santo settenario"). Metodio morì nell'885 a Velehrad, ma Gorazd non poté subito sostituirlo poiché costretto a rifugiarsi altrove dall'opposizione crescente del vescovo Vichingo di Nitra, ormai con l'appoggio del re Svätopluk e del nuovo papa Stefano V.

La liturgia slava così, nata in Moravia, trovò il suo sviluppo nella Bulgaria: questa nazione dunque si trovò a dare i natali a tutta la letteratura slava. Accolto con gioia da Boris, il santo Settenario elaborò un piano dettagliato per la slavizzazione della Bulgaria che allora si reggeva sull'instabile equilibrio tra slavi danubiani e bulgari turanici. Tra i rifugiati in Bulgaria c'era il prete Clemente che divenne, sotto il re Simeone nell'893, il primo fra gli slavi a ricevere l'episcopato.

L'autocefalia ed il patriarcato dell'impero bulgaro[modifica | modifica wikitesto]

Clemente concentrò la sua attività missionaria ad Ocrida, che divenne, grazie a lui e a Boris, la principale città della cultura slava. Naum e Angelario, compagni di Clemente, si stabilirono vicino a Preslav, dove fondarono un'altra scuola di letteratura paleoslava, mentre imperversava la guerra dell'894-896.

Durante il concilio di Preslav dell'893, l'impero bulgaro adottò l'alfabeto glagolitico e l'antico slavo ecclesiastico, nella variante bulgara, come lingua ufficiale della chiesa e dello stato ed espulse il clero bizantino. Quindi dopo tale data l'antico slavo ecclesiastico divenne la terza lingua ufficiale, dopo il greco ed il latino, riconosciuta dalle Chiese ed utilizzata durante le funzioni religiose e nella letteratura cristiana.

Il riconoscimento nell'870 (al Concilio di Costantinopoli IV) dell'autonomia della Chiesa bulgara e poi nel 927 del patriarcato bulgaro da parte di Costantinopoli, dopo che la stessa si era pure dichiarata autocefala nel 919, con l'arcivescovo Leonzio (917-927), farebbe della Chiesa cristiana bulgara la più antica Chiesa ortodossa slava autocefala, nonché il primo nuovo patriarcato ad aggiungersi alla Pentarchia (Patriarcati di Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme) ed alla Chiesa apostolica autocefala georgiana (esterna all'Impero). Senza però il riconoscimento romano. Seguita poi nel 1346 dal patriarcato serbo (già Chiesa autocefala dal 1219). Anche se solo fino alla soppressione di entrambi da parte di Costantinopoli, alla vigilia della V guerra russo-turca.

Dopo la fuga del 972 da Preslav e lo spostamento della sede ad Ocrida nel 990 (col patriarca Filippo), nel 1018 il patriarcato fu infatti ridotto ad arcivescovato (col patriarca David), ma l'autocefalia fu mantenuta (coll'arc. Giovanni I). Risorto a Tarnovo nel 1186 e riconosciuto nel 1235 dal sinodo di Lampsaco (col patriarca Gioaccino), il patriarcato fu poi ancora eliminato nel 1393, col patriarca Eutimio. Finché anche l'Arcivescovato di Ocrida (coll'arc. Arsenio II) venne poi soppresso nel 1767 dal Sultano Mustafà III, a vantaggio del patriarca di Costantinopoli.

Autocefalia e patriarcato del moderno stato bulgaro[modifica | modifica wikitesto]

Nel XIX secolo la Chiesa ortodossa bulgara riproclama la sua autocefalia (1872-1945) come esarcato istituito nel 1870 da un firmano (decreto) di Abdul Aziz, contro il parere patriarcale, dopo che i sudditi bulgari del Sultano tentarono di separare i territori e le popolazioni bulgare dall'unica "nazione" cristiana all'interno dell'Impero ottomano sotto il controllo del Patriarca ecumenico. Tra i motivi di conflitto c'erano le regole che impedivano l'uso dello slavo ecclesiastico nelle parrocchie bulgare. Il decreto stabiliva che i bulgari sarebbero stati governati da un esarca bulgaro residente ad Istanbul: circostanza che comportò una violazione della legge canonica per il Patriarcato stabilendo due distinte organizzazioni ecclesiastiche nello stesso territorio. Per far fronte alla situazione, nel 1872 il patriarca Antimo VI convocò un Concilio a Costantinopoli, che condannò questo principio nazionale o etnico nell'organizzazione della Chiesa, una dottrina nota come filetismo, e scomunicò come scismatico il primo esarca bulgaro Antimo I (1872-77). Che nel 1879 divenne pure presidente della nuova Assemblea nazionale bulgara, secondo la nuova costituzione. La Chiesa bulgara venne considerata scismatica dalla maggioranza delle Chiese ortodosse, il che portò a una rottura con la Chiesa ortodossa serba e un raffreddamento delle relazioni con la Chiesa greco-ortodossa. Ma nel 1879, dopo il trattato russo-turco, il sultano Abdul Amid II emise un altro decreto che sancì l'autonomia delle terre bulgare nell'Impero turco.

Il filetismo, è una dottrina che sistematizza ciò che è prassi corrente circa i rapporti tra le Chiese ortodosse: quando una nazione conquista l'indipendenza politica, anche la sua Chiesa nazionale acquisisce l'autocefalia. Tale prassi ecclesiologica, oggi pur diffusa e consolidata, non è neppure un articolo di fede ufficialmente professato. Tanto è vero che il Patriarcato di Mosca tuttora lo disconosce (v. Ucraina e Bielorussia). L'autocefalia della Chiesa bulgara sarà riconosciuta dal Patriarcato di Costantinopoli solo nel 1945.

Nel 1953, oltre alla doverosa autocefalia nazionale, viene riconcesso anche il patriarcato, sottraendo quindi territorio a quello patriarcale di Costantinopoli. Un patriarcato nazionale, come quelli della Serbia e della Romania, non accontentandosi del normale esarcato. Ma i patriarcati storici sono sovranazionali, come gli imperi. A parte la necessità dei riconoscimento conciliare, cioè da parte di tutti e non solo del relativo Patriarcato. Rendendolo nazionale si mette in crisi lo stesso istituto patriarcale.

Nel 1992 con la fine del regime comunista sorsero all'interno della Chiesa dissensi nei confronti del patriarca Massimo. Nel 1996 avviene uno Scisma con la nascita dal "Sinodo Alternativo di Bulgaria" sostenuto anche dal governo bulgaro, fino al 2002, quando viene approvato un decreto (..) che riconosce quella ufficiale come l'unica chiesa ortodossa bulgara, mentre il sinodo alternativo si sfalda progressivamente restando nel 2012 con soli due vescovi.

Attualmente la Chiesa Ortodossa bulgara è in comunione con le altre Chiese ortodosse, ed il suo patriarcato riconosciuto sia dal Patriarcato di Russia che dal Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, oggi in conflitto territoriale. Ma non da Roma, per la quale tutti i nuovi patriarcati nazionali (de facto) sono comunque abusivi (de jure). Anche se favorevole all'autocefalia di ogni Chiesa nazionale. Capo della Chiesa bulgara è il patriarca Neofito, in precedenza arcivescovo di Ruse, eletto dal Santo Sinodo il 24 febbraio 2013.

Presenza in Italia[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa ortodossa bulgara è presente in Italia con due parrocchie a Roma e Milano. La prima è intitolata ai santi Cirillo e Metodio ed è retta dallo ieromonaco Kliment Bobchev, la seconda, dedicata a sant'Ambrogio, è retta da Ivalin Slavov. Queste due realtà dipendono dalla Metropolita per l'Europa occidentale e meridionale con sede a Berlino. Vescovo vicario per l'Italia è Thion.

Organizzazione ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

Circoscrizioni ecclesiastiche bulgare.

Le circoscrizioni ecclesiastiche ortodosse in Bulgaria sono le seguenti:

Esistono due circoscrizioni ecclesiastiche fuori dalla Bulgaria e che dipendono dal patriarcato di Sofia:

Lista dei patriarchi di Bulgaria[modifica | modifica wikitesto]

Storicamente, l'attuale patriarcato di Bulgaria, attivo dal 1953, è il terzo patriarcato bulgaro. I due precedenti patriarcati furono istituiti in occasione dell'istituzione del primo e del secondo impero bulgaro:

  1. patriarcato bulgaro di Preslav, riconosciuto dal Patriarca ecumenico di Costantinopoli nel 927 circa e soppresso nel 1018;
  2. patriarcato bulgaro di Tărnovo, riconosciuto nel 1235 e soppresso nel 1393;
  3. l'attuale patriarcato di Bulgaria, riconosciuto nel 1953.

Elenco dei patriarchi:

  • Cirillo † (10 maggio 1953 - 7 marzo 1971 deceduto)
  • Massimo † (4 luglio 1971 - 6 novembre 2012 deceduto)
  • Neofit, dal 24 febbraio 2013

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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