Curdi

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Curdi
کورد
Kurd
Diyarbekir shepherd, Mardin Kurd, Aljazeera Kurd, 1873.jpg
Gruppo di curdi in abiti tradizionali, 1873.
 
Luogo d'origineKurdistan Kurdistan
Popolazione30–40 milioni[1]
(The World Factbook, stima 2015)
36,4–45,6 milioni[2]
(Istituto Curdo di Parigi, stima 2017)
Linguacurdo, zazaki
Minoranza: turco (in Turchia), persiano (in Iran), arabo (in Siria e Iraq)
ReligioneIn maggioranza Islam
(Sunnismo sciafeita, Alevismo, Sciismo)
con minoranze di Yazidismo e Yarsanesimo
Distribuzione
Turchia Turchia14,3–20 milioni[1][2]
Iran Iran8,2–12 milioni[1][2]
Iraq Iraq5,6–8,5 milioni[1][2]
Siria Siria2–3,6 milioni[1][2][3]
Germania Germania1,2-1,5 milioni[4][5]
Francia Francia150.000[6]
Svezia Svezia83.600[7]
Paesi Bassi Paesi Bassi70.000[8]
Russia Russia63.818[9]
Belgio Belgio50.000[10]
Regno Unito Regno Unito49.841[11][12][13]
Kazakistan Kazakistan46.348[14]
Armenia Armenia37.470[15]
Svizzera Svizzera35.000[16]
Danimarca Danimarca30.000[17]
Giordania Giordania30.000[18]
Austria Austria23.000[19]
Grecia Grecia22.000[20]
Stati Uniti Stati Uniti20.591[21]
Georgia Georgia13.861[22]
Kirghizistan Kirghizistan13.200[23]
Canada Canada16.315[24]
Finlandia Finlandia14.054[25]
Australia Australia10.551[26]
Azerbaigian Azerbaigian6.100[27]
Il Kurdistan in un'immagine della CIA del 1992.

I curdi (in curdo: کورد) sono un gruppo etnico iranico[28] originario dell'Asia occidentale. Geograficamente, la zona prevalentemente montuosa nota come Kurdistan, comprende gran parte della Turchia sud-orientale, l'Iran nord-occidentale, l'Iraq settentrionale e la Siria settentrionale.[29] Comunità sparse di etnia curda vivono anche in Anatolia centrale e nel Khorasan. Inoltre, nel corso degli ultimi decenni, un vasto numero di curdi si è stabilito nelle principali città della Turchia occidentale (in particolare ad Istanbul), nonché in Europa occidentale, principalmente in Germania e in Scandinavia. Numericamente, si stima che i curdi siano compresi tra 30 e i 45 milioni di individui e che quindi costituiscano uno dei più grandi gruppi etnici privi di unità nazionale.[30]

Parlano principalmente le lingue curde e zazaki che appartengono al ramo delle lingue iraniane occidentali della famiglia indo-europea, da loro chiamata "Màda".[31][32][33][34] Per quanto riguarda la religione, la maggior parte dei curdi pratica il ramo sciafeita dell'Islam sunnita. In Anatolia centrale, parte della comunità zaza pratica l'alevismo, mentre in Iraq e in Iran vivono numerose comunità praticanti lo yarsanesimo e lo yazidismo.

In seguito alla prima guerra mondiale e alla sconfitta dell'Impero ottomano, i vittoriosi alleati occidentali avevano previsto uno stato curdo nel Trattato di Sèvres del 1920. Tuttavia questa promessa fu annullata tre anni dopo, quando il Trattato di Losanna fissò i confini della moderna Turchia e non previde tale disposizione, lasciando ai curdi lo status di minoranza nei rispettivi paesi.[35] Questo fatto ha portato a numerose rivendicazioni nazionaliste sfociate in varie ribellioni e attività di guerriglia e in seguito anche a sistematici genocidi (in particolare in Iraq).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Antichità[modifica | modifica wikitesto]

La "terra di Karda" è menzionata su una tavoletta d'argilla sumera del III millennio a.C.. Questa terra era abitata dal "popolo di Su" che viveva nelle regioni meridionali del lago di Van. Altre tavolette d'argilla sumeriche si riferiscono al popolo che viveva nella "terra di Karda" come ai "Qarduchi" e ai "Qurti". "Karda"/"Qardu" è etimologicamente legato al termine assiro Urartu e a quello ebraico Ararat. Tuttavia, alcuni studiosi moderni non credono che i Qarduchi siano collegati ai Curdi.[36]

I "Qarti" o "Qartas", originariamente insediati sulle montagne a nord della Mesopotamia, sono considerati un probabile antenato dei Curdi. Alla fine del III millennio a.C. gli Accadi furono attaccati da nomadi che passavano per il territorio dei Qartas e li distinsero come Gutei, parlanti una lingua isolata pre-iranica. Conquistarono la Mesopotamia nel 2150 a.C. e governarono con 21 re fino a quando furono sconfitti dal re sumero Utu-hengal.

Molti curdi si considerano discendenti dei Medi e utilizzano persino un calendario che risale al 612 a.C., quando la capitale assira di Ninive fu conquistata dai Medi. La pretesa discendenza dai Medi si riflette nelle parole dell'inno nazionale curdo: "Siamo figli dei Medi e di Kai Khosrow". Tuttavia, alcuni studiosi contestano la relazione della lingua mediana con il curdo.[37] Le lingue curde, invece, formano un sottogruppo delle lingue iraniche nord-occidentali come il mediano. Alcuni ricercatori considerano i Kardouchoi indipendenti come gli antenati dei curdi, mentre altri preferiscono i cirtici. Il termine curdo, tuttavia, si incontra per la prima volta nelle fonti arabe del VII secolo. I libri della prima epoca islamica, compresi quelli che contengono leggende come lo Shahnameh e il medio persiano Kar-Namag i Ardashir i Pabagan, e altre fonti islamiche precoci forniscono una prima attestazione del nome curdo. I curdi hanno origini etnicamente diverse.

Durante l'epoca sasanide, nel Kar-Namag i Ardashir i Pabagan, una breve opera in prosa scritta in medio persiano, Ardashir I viene raffigurato mentre combatte contro i curdi e il loro capo, Madig. Dopo aver subito una pesante sconfitta, Ardashir I riuscì a sottomettere i Curdi.

Analogamente, nel 360, il re sasanide Sapore II marciò nella provincia romana di Zabdicene per conquistare la sua città principale, Bezabde, l'attuale Cizre. La trovò pesantemente fortificata e sorvegliata da tre legioni e da un nutrito corpo di arcieri curdi. Dopo un lungo e combattuto assedio, Sapore II fece breccia nelle mura, conquistò la città e massacrò tutti i suoi difensori. In seguito fece riparare, rifornire e presidiare con le sue truppe migliori la città, che si trovava in una posizione strategica.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Nel VII secolo, gli eserciti del califfo Umar ibn al-Chattab conquistarono i territori curdi e i curdi si convertirono all'Islam. Tra il X e il XIII secolo, sotto il dominio islamico, i curdi fondarono diverse dinastie come i Marwanidi, i Rawadidi, gli Hasanwayhidi, gli Shaddadidi e gli Ayyubidi. I Marwanidi vivevano nel Kurdistan settentrionale e occidentale, con residenza invernale a Diyarbakır ed estiva a Farqin (Silvan), i Rawadidi in Azerbaigian, all'epoca a maggioranza curda, con capitale a Tabriz, gli Hasanwayhidi nel Kurdistan orientale, cioè a nord-est di Kermānschāh, e gli Shaddadidi fuori dal Kurdistan, in Transcaucasia, sul territorio delle attuali Armenia e Azerbaigian. Negli anni dal 1750 al 1789, Karim Khan, a cui alcuni attribuiscono un'origine curda, governò su tutto l'Iran. Altre dinastie curde furono gli Hazaraspidi (1148-1424) e gli Annazidi (dal 991 alla fine del XII secolo).

Nel XII secolo, Saladino, che apparteneva al ramo di Rawendi della tribù degli Hadabani, fondò la dinastia ayyubide di Siria. Questo impero si estendeva su parti del Kurdistan, dell'Egitto e dello Yemen. Tuttavia, l'Impero ayyubide non era affatto un impero curdo; anzi, molti dei suoi abitanti erano arabi o appartenevano ad altri popoli. Molto probabilmente si trattava di un impero islamico, poiché i suoi abitanti si definivano musulmani e non arabi o curdi.

Un importante punto di svolta nella storia curda fu la battaglia di Cialdiran del 1514 tra Ottomani e Safavidi, in cui i curdi a maggioranza sunnita si allearono con gli Ottomani. Gli Ottomani si assicurarono il sostegno dei principi curdi locali offrendo di convertire i loro possedimenti in principati ereditari. Questi domini curdi (Kürt Hükümetleri) non dovevano pagare tributi o fornire soldati al governo centrale ottomano. Inoltre, c'erano i sangiacchi curdi, i cui governatori erano nominati per via ereditaria, ma che tuttavia pagavano le tasse e fornivano soldati come tutti i sangiacchi. Questo non era comune nell'Impero Ottomano. Normalmente, le terre venivano distribuite a vita solo ai soldati meritevoli di guerra.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Lo scià Ismail I fu sconfitto dal sultano Selim I. In seguito, quasi tutta l'Anatolia orientale passò sotto il dominio ottomano. Mentre si dirigeva verso l'Anatolia orientale, il Sultano fece giustiziare circa 40.000 aleviti nei pressi di Sivas per impedire la collaborazione con i Safavidi. Nel 1596, Şerefhan, principe di Bitlis, scrisse l'opera storica Sherefname (Magnificenza), la prima panoramica completa della storia curda. In esso vengono raccontati gli eventi dei principati curdi fino alla fine del XVI secolo.

Importanti principati curdi nell'Impero Ottomano erano il Baban con sede a Silemani, il principato di Soran, lo Shembo a Hakkâri, il Badinan con sede ad Amediye, l'Azizan a Botan e il principato di Bitlis. Nell'Impero persiano, la più importante era quella dell'Ardalan.

XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Con il Trattato di Losanna, il Kurdistan fu diviso tra i quattro Stati di Iran, Iraq, Turchia e Siria dagli Alleati e dalla Turchia alla dissoluzione dell'Impero Ottomano. La parte più consistente è andata alla Turchia. In questo modo, più della metà dei curdi divenne cittadino della nuova Repubblica turca.

Popolazione[modifica | modifica wikitesto]

Il numero di curdi che vivono nel sud-ovest asiatico è stimato in quasi 30 milioni, ai quali si aggiungono i curdi che vivono in Europa. I curdi comprendono dal 18% al 20% della popolazione in Turchia, probabilmente fino al 25%;[38] 15-20% in Iraq; 10% in Iran; il 9% in Siria e l'1,3% in Armenia.[39] In tutti questi Paesi, con l'eccezione dell'Iran, i curdi formano il secondo maggiore gruppo etnico.

I curdi rappresentano il quarto gruppo etnico più grande del Medio Oriente dopo arabi, persiani e turchi.

Il numero totale di curdi nel 1991 è stato stimato in 22,5 milioni, con il 48% di essi che vive in Turchia, il 18% in Iraq, il 24% in Iran e il 4% in Siria.[40] L'emigrazione nel corso degli ultimi decenni ha portato ad una popolazione di quasi 1,5 milioni di curdi nei paesi occidentali, di cui circa la metà in Germania.

Un caso speciale sono le popolazioni curde in Transcaucasia e in Asia centrale, sfollate lì soprattutto al tempo dell'Impero russo, che hanno subito sviluppi indipendenti per più di un secolo e hanno sviluppato un'identità etnica a sé stante.[41] La popolazione di questi gruppi è stata stimata in quasi 400.000 nel 1990.[42]

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua curda.

La lingua curda appartiene al sottogruppo nord-occidentale delle lingue iraniche, le quali a loro volta appartengono alle Lingue indoarie, una branca della famiglia delle indoeuropee. Essa detiene lo status ufficiale di lingua nazionale in Iraq, accanto all'arabo; è riconosciuta come lingua regionale in Iran e come lingua minoritaria in Armenia.

L'arabo, il persiano e il turco rappresentano le lingue più conosciute nelle regioni curde, a fianco del curdo.

Il curdo è parlato in tre principali varianti: il pehlewani, il kurmanji e il sorani (che in Iraq riveste il ruolo di lingua ufficiale).[43]

Le lingue appartenenti al ceppo zaza-gorani non sono linguisticamente appartenenti al continuum curdo.[44]

Secondo Mackenzie, sono poche le caratteristiche linguistiche comuni a tutti i dialetti curdi che non si trovino allo stesso tempo in altre lingue iraniche.[45]

Commentando le differenze tra i dialetti del curdo, Kreyenbroek chiarisce che in qualche modo kurmanji e sorani sono diversi l'uno dall'altro quanto l'inglese dal tedesco, dando l'esempio che kurmanji ha genere grammaticale e finali del caso, a differenza del sorani, e osservando che riferirsi a sorani e kurmanji come "dialetti" di una lingua è supportato solo dalla "loro origine comune (...) e dal fatto che questo uso riflette il senso di identità etnica e unità dei curdi".[46]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

La religione più diffusa tra i curdi è l'Islam sunnita, praticato nella forma sciafeita. Parte dei curdi in Iran pratica l'Islam sciita.In Turchia, parte della comunità zaza aderisce alla dottrina alevita. In alcune zone del Kurdistan iracheno sono praticati culti sincretici noti nel loro insieme come Yazdanesimo.

Yazdanesimo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Yazdanesimo.

Lo Yazdanesimo è una religione etnica monoteista che affonda le sue radici in un ramo occidentale di una religione iranica pre-zoroastriana. Si basa sulla credenza di un unico Dio che ha creato il mondo e lo ha affidato alle cure di sette esseri sacri. I suoi aderenti sono tra i 700.000 e il milione in tutto il mondo e sono originari delle regioni curde dell'Iraq, della Siria e della Turchia, con alcune comunità significative e più recenti in Russia, Georgia e Armenia, fondate da rifugiati in fuga dalle persecuzioni dei musulmani nell'Impero Ottomano. Lo Yazdaneisimo condivide con l'alevismo curdo e lo yarsanismo molte qualità simili che risalgono all'epoca pre-islamica.

Yarsanismo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Ahl-e Haqq.

Lo Yarsanismo (noto anche come Ahl-I-Haqq, Ahl-e-Hagh o Kakai) è anche una delle religioni associate al Kurdistan. Sebbene la maggior parte dei testi sacri dello Yarsan si trovi nel Gorani e tutti i luoghi sacri dello Yarsan si trovino in Kurdistan, i seguaci di questa religione si trovano anche in altre regioni. Ad esempio, se nel Kurdistan iracheno ci sono più di 300.000 yarsani, in Iran ce ne sono più di 2 milioni. Tuttavia, gli yarsani non godono di diritti politici in entrambi i Paesi.

Zoroastrismo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Zoroastrismo.

Faravahar (o Ferohar), uno dei simboli principali dello zoroastrismo, ritenuto la rappresentazione di un Fravashi (spirito guardiano). La religione iraniana dello zoroastrismo ha avuto una grande influenza sulla cultura iraniana, di cui i curdi fanno parte, e ha mantenuto un certo effetto anche dopo la scomparsa della religione nel Medioevo. Il filosofo iraniano Sohrevardi ha attinto a piene mani dagli insegnamenti zoroastriani. Ascritta agli insegnamenti del profeta Zoroastro, la fede ha come "Essere Supremo" Ahura Mazda. Le caratteristiche principali, come il messianismo, la Regola d'oro, il paradiso e l'inferno e il libero arbitrio, hanno influenzato altri sistemi religiosi, tra cui il Giudaismo del Secondo Tempio, lo Gnosticismo, il Cristianesimo e l'Islam.

Nel 2016 è stato inaugurato a Sulaymaniyah il primo tempio del fuoco zoroastriano ufficiale del Kurdistan iracheno. I partecipanti hanno celebrato l'occasione accendendo un fuoco rituale e battendo il tamburo a cornice o "daf". Awat Tayib, il capo dei seguaci dello zoroastrismo nella regione del Kurdistan, ha affermato che molti stavano tornando allo zoroastrismo, ma alcuni lo tenevano segreto per paura di rappresaglie da parte degli islamisti.

Cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

Anche se storicamente ci sono state varie testimonianze di cristiani curdi, il più delle volte si trattava di individui e non di comunità. Tuttavia, nel XIX e nel XX secolo diversi resoconti di viaggio raccontano di tribù cristiane curde, così come di tribù curde musulmane che avevano popolazioni cristiane consistenti che vivevano tra loro. Un numero significativo di queste era presumibilmente originario dell'Armenia o dell'Assiria ed è stato registrato che un piccolo numero di tradizioni cristiane si è conservato. Sono state ritrovate diverse preghiere cristiane in curdo risalenti ai secoli precedenti. Negli ultimi anni alcuni curdi di origine musulmana si sono convertiti al cristianesimo. Segmenti della Bibbia sono stati resi disponibili per la prima volta in lingua curda nel 1856 nel dialetto Kurmanji. I Vangeli furono tradotti da Stepan, un dipendente armeno dell'American Bible Society e furono pubblicati nel 1857.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

La repressione dei curdi[modifica | modifica wikitesto]

In Iran[modifica | modifica wikitesto]

Vista su Sanandaj, la maggiore città nel Kurdistan iraniano.

A partire dal secondo dopoguerra e dalla proclamazione dell'effimera Repubblica di Mahabad, lo scià Reza Pahlavi dovette a lungo confrontarsi con la guerriglia dei curdi, guidati dalla famiglia Barzani, in particolare dallo sceicco Mustafa Barzani. Tale fenomeno durò fino al 1974, quando gli iracheni si riappacificarono (temporaneamente e apparentemente) con gli iraniani e ritirarono l'appoggio al leader della guerriglia.

Il governo di Teheran ha esercitato una dura repressione nei confronti dei curdi iraniani. Il 14 settembre 1981 18 operai curdi furono uccisi in una fabbrica di mattoni nel villaggio di Sarougliamish. I curdi iraniani sono stati sottoposti a esecuzioni sommarie e torture; le donne, in particolare giovani vergini, hanno subìto stupri e violenze.[47] In generale, in Iran, abusi e omicidi istituzionalizzati hanno avuto particolare rilevanza: tutte le donne, ma in particolare quelle curde, sono molto poco tutelate dal governo di Teheran da ogni forma di molestie sessuali.[48][49]

In Iraq[modifica | modifica wikitesto]

I curdi costituiscono circa un quinto della popolazione irachena. Essi si trovano in maggioranza nelle tre province dell'Iraq settentrionale che vanno a formare nell'insieme il Kurdistan iracheno. I curdi sono inoltre presenti a Kirkuk, Mosul, Khanaqin e Baghdad. Circa 300.000 curdi vivono nella capitale irachena, Baghdad, 50.000 nella città di Mosul e circa 100.000 nell'Iraq meridionale.[50] Dohuk è la città più piccola, ed è considerata la capitale del Badinan.

Il presidente dell'Iraq, Jalal Talabani, a un incontro con ufficiali U.S. a Baghdad, il 26 aprile 2006.

In Iraq si sono verificate ampie repressioni nei confronti dei curdi. La resistenza nei territori curdi è stata infatti quella più organizzata, e ciò ha portato di conseguenza a deportazioni di massa, bombardamenti di villaggi e attacchi con armi chimiche.

Allo scoppio della guerra tra Iran e Iraq, le autorità irachene ordinarono le deportazioni di migliaia di curdi in Iran. I deportati erano in maggioranza donne, vecchi e bambini, mentre i maschi venivano arrestati e imprigionati senza alcuna accusa.

Parecchie migliaia di curdi iracheni, negli anni sessanta, sono stati arrestati, uccisi, fatti sparire dalle forze di sicurezza o dai servizi segreti iracheni (ad es. 8.000 curdi “sparirono” nel 1983 da Arbil e tutt'oggi di loro non si sa più nulla). Nel 1985 altri 3.000 ragazzi curdi sono stati arrestati e torturati dalle forze di sicurezza irachene: sembra fossero stati catturati come ostaggi per obbligare i loro parenti “a consegnarsi alle autorità”. Nel biennio 1987-1988 è stata fatta la più grande repressione nei confronti dei curdi: le circostanze in cui le autorità irachene usarono armi chimiche con migliaia di morti indicano un preciso disegno politico teso all'eliminazione dei curdi iracheni. Nel 1988 furono uccisi 5.000 curdi in soli due giorni a seguito di un attacco chimico[51].

Bambini curdi a Sulaymaniyya
Donne curde di religione israelitica (1905)

Gli attacchi delle forze irachene sono continuati su tutta la zona abitata da curdi, che sono scappati in massa verso i confini turco e iraniano: nel 1988 le autorità turche confermarono di aver dato rifugio a 57.000 Curdi iracheni.

Tra la fine del 1988 e il 1990 centinaia di curdi sono stati uccisi sommariamente dopo essere stati convinti dalle autorità irachene a rientrare nel paese.

In Turchia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Conflitto curdo-turco.

Secondo il CIA factbook, i curdi formerebbero approssimativamente il 18,3% della popolazione della Turchia (circa 14 milioni) nel 2008.[52] La stima non comprende il popolo zaza che è generalmente considerato curdo. Fonti curde invece sostengono che in Turchia ci siano fino a 25 milioni di curdi. Nel 1980, l'Ethnologue stimò che il numero di persone che parlavano la lingua curda in Turchia era di circa 5 milioni,[53] all'epoca la popolazione del paese si aggirava sui 44 milioni.[54] Durante gli anni '30 e gli anni '40 del XX secolo, il governo mascherò statisticamente la presenza dei curdi categorizzandoli come "turchi di montagna". Questa classificazione fu sostituita dal nuovo eufemismo "turchi orientali" dal 1980.[55]

Nonostante la Turchia abbia approvato la Convenzione dell'Onu contro la tortura e quella del Consiglio d'Europa, la tortura in Turchia è ancora diffusa, seppur moderatamente, verso gli oppositori politici e gli esponenti della comunità curda.[56]

In Siria[modifica | modifica wikitesto]

I curdi sono il 5% della popolazione in Siria, per un totale di 0,6 milioni[57] Questo fa di loro la più grande minoranza etnica del paese. Sono concentrati prevalentemente nel nord e nel nord-est, anche se anche ad Aleppo e a Damasco sono presenti significative comunità. I curdi siriani usano spesso parlare la loro lingua in pubblico, sempre che le persone presenti facciano altrettanto. Gli attivisti per i diritti umani dei curdi sono stati spesso maltrattati e perseguitati dal governo di Damasco.[58]

A partire dallo scoppio della guerra civile siriana, la maggior parte delle regioni a maggioranza curda in Siria sono state inglobate nell'Amministrazione autonoma della Siria del Nord-Est.

In Afghanistan[modifica | modifica wikitesto]

Una presenza curda, esplicitamente definita con tale termine, proveniente dal vicino Khorasan, dove il Safavide Scià Abbas esiliò migliaia di curdi, vive nelle terre afgane sin dal XVI secolo.[59] Molti di quelli che furono esiliati si stabilirono definitivamente in Afghanistan, prendendo residenza a Herat e nelle altre città dell'Afghanistan occidentale. Alcuni curdi ricoprono alte posizioni di governo all'interno dell'Afganistan, come Ali Mardan Khan che fu nominato governatore di Kabul nel 1641.[60] I curdi affiancarono gli afghani durante le loro guerre contro l'impero di Safavidi, e nei conflitti seguenti con gli altri poteri regionali.[61] Il numero dei curdi attualmente presenti in Afganistan è difficile da calcolare, nonostante sia noto che si aggiri approssimativamente intorno ai 200.000.[62] Rimane non chiarito fino a che punto la minoranza curda in Afganistan abbia mantenuto il linguaggio curdo.

In Armenia[modifica | modifica wikitesto]

Al comando dei turchi, miliziani curdi parteciparono attivamente al massacro di migliaia di giovani armeni durante il genocidio armeno[63]. Fra gli anni trenta e gli ottanta del Novecento, l'Armenia faceva parte dell'Unione Sovietica, nella quale i curdi, come gli altri, erano riconosciuti con lo status di minoranza protetta. Ai curdi armeni fu permesso di avere un loro giornale sponsorizzato dallo stato e una radio che trasmetteva gli eventi culturali. Durante il conflitto in Nagorno Karabakh, molti curdi che non erano yazidi furono costretti a lasciare le loro case. Con la fine dell'Unione Sovietica, i curdi dell'Armenia furono spogliati di tutti i loro diritti culturali e la maggior parte di loro fuggì dalla Russia all'Europa Occidentale.[64]

In Azerbaigian[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Oblast' Autonoma del Nagorno Karabakh.

Negli anni '20, le due aree abitate dai curdi di Jewanshir (capitale K'arvač̣aṙ) e l'orientale Zangazur (capitale Lachin) furono combinate per formare il "Kurdistan Rosso", ossia l'Uezd del Kurdistan (7 luglio 1923-8 aprile 1929) seguito dall'Okrug del Kurdistan (30 maggio 1930-23 luglio 1930). Il periodo di esistenza di un'unità amministrativa curda fu breve e non andò oltre il 1930. I curdi affrontarono di conseguenza molte misure repressive, comprese le deportazioni. Come conseguenza del conflitto in Nagorno Karabakh, molte aree curde furono distrutte e più di 5.000 curdi furono deportati nel 1988.[64]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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  2. ^ a b c d e The Kurdish Population by the Istituto Curdo di Parigi, 2017 estimate. The Kurdish population is estimated at 15–20 million in Turkey, 10–12 million in Iran, 8–8.5 million in Iraq, 3–3.6 million in Syria, 1.2–1.5 million in the European diaspora, and 400k–500k in the former USSR - for a total of 36.4 million to 45. 6 million globally.
  3. ^ gulf2000.columbia.edu, https://gulf2000.columbia.edu/images/maps/Syria_Ethnic_Shift_2010-2018_lg.png.
  4. ^ "Wir Kurden ärgern uns über die Bundesregierung" - Politik - Süddeutsche.de, su sueddeutsche.de, Süddeutsche.de. URL consultato il 18 maggio 2019.
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    «As much as 25% of Turkey is Kurdish»
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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