Selim I

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Selim I
Nakkaş Selim.jpg
Selim I raffigurato in una miniatura di Nakkaş Osman
Sultano dell'Impero ottomano
In carica 24 aprile 1512 –
22 settembre 1520
Predecessore Bayezid II
Successore Solimano I
Califfo dell'Islam
In carica 22 gennaio 1517 –
22 settembre 1520
Predecessore Al-Mutawakkil III (califfo del Cairo)
Successore Solimano I
Nome completo Selīm-şāh b. Bāyezīd Ḫān el-muẓaffer dāʾimā
Trattamento Padiscià
Altri titoli Qaysar-ı Rum (Cesare dei Romei)
Amir al-Mu'minin
Custode delle due Sacre Moschee
Nascita Amasya, 10 ottobre 1470
Morte Çorlu, 22 settembre 1520
Luogo di sepoltura Moschea di Yavuz Selim, Istanbul
Dinastia Ottomana
Padre Bayezid II
Madre Gülbahar Hatun
Consorte Hafsa Sultan
Ayşe Hatun
Figli Solimano I
Hatice Sultan
Şah Sultan
Fatma Sultan
Altri
Religione Islam
Firma Sultan Selim I Tugra.svg

Selim I, detto il Risoluto (in turco ottomano: سلطان سليم اول‎ Sultan Selīm-i Evvel; Amasya, 10 ottobre 1470Çorlu, 22 settembre 1520), fu sultano dell'Impero ottomano dal 1512 alla sua morte.

Gli fu attribuito il soprannome (laqab) Yavuz. In occidente si è affermata la traduzione di "Crudele" per questo laqab, mentre il vocabolo significa "il Risoluto"[1]. Nel 1512 costrinse il padre Bayezid II ad abdicare e sterminò i fratelli e gli altri possibili successori, ponendo così fine alla guerra civile ottomana creatasi nel suo paese.

Ascesa al trono e politica interna[modifica | modifica wikitesto]

Subito dopo la sua ascesa al trono, Selim intendeva intraprendere una politica improntata all'espansione territoriale, ma per fare ciò aveva bisogno di rafforzare il proprio potere interno. A tale scopo, non potendo fidare sui potentati del regno divisi fra di loro, decise di affidarsi al corpo dei giannizzeri grazie ai quali era riuscito a conquistare il potere, rafforzandone i poteri e soprattutto le file, che si accrebbero ad un numero di circa 35.000 soldati. Dopo essersi assicurato il potere interno con il sostegno dei giannizzeri, la preoccupazione successiva di Selim fu quella di eliminare definitivamente la minaccia rappresentata dai suoi fratelli, in quanto possibili pretendenti al trono.

Inizialmente la sua politica fu conciliante permettendo a suo fratello Korkut di fare ritorno a Manisa ed offrì all'altro fratello Ahmet il sangiaccato di Konya. Tuttavia suo fratello Ahmet, convinto di poter ottenere più potere, si autoproclamò sultano dell'Anatolia e inviò suo figlio a conquistare la città di Bursa, che sarebbe dovuta divenire la capitale del nuovo stato. Nell'estate del 1512 Selim giunse in Anatolia con un vasto esercito e costrinse i ribelli alla fuga in Cilicia. Deciso a stroncare definitivamente qualsiasi rivolta da parte dei suoi familiari Selim ordinò l'esecuzione dei suoi fratelli, dei nipoti e financo dei suoi stessi figli, tranne quello che aveva designato come suo successore, ovvero Solimano. Dopo aver sconfitto definitivamente l'ultimo suo familiare, il fratello Şehzade Ahmet a Yenişehir il 15 aprile 1513, e fatto giustiziare, Selim rimase sovrano indiscusso del suo regno.

L'espansione territoriale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Cialdiran e Guerra turco-mamelucca (1516-1517).

Prima di dare inizio alle sue campagne espansionistiche, Selim volle assicurarsi di non avere problemi dal mondo europeo, per questo motivo rinnovò le sue alleanze con le potenze europee, prime fra tutte Venezia e il regno d'Ungheria, dando loro nuove concessioni e privilegi commerciali. Fu così che Selim poté concentrarsi sulla potenza che considerava la maggiore minaccia per il suo regno, ovvero la dinastia persiana dei Safavidi. Dopo aver sconfitto i persiani Safavidi di Shāh Ismāʿīl nell'epocale battaglia di Čāldırān del 1514, Selim I si occupò dell'invasione del sultanato dei Mamelucchi burji d'Egitto conquistandone prima la Siria (1516), dopo la vittoria a Marj Dabiq il 24 agosto 1516 e poi l'Egitto (1517).

Anche le città sante di Mecca e Medina furono incorporate nell'Impero, avviando una compiuta conquista dell'intero Maghreb e Mashreq arabo. Nel 1517 Selim I costrinse lo sconfitto califfo al-Mutawakkil III, ultimo esponente della dinastia abbaside, a cedergli il titolo di califfo, che pertanto fu il primo sultano della dinastia ottomana ad assumere. La successiva guerra contro la Persia fu un altro trionfo per Selim, che in poco più di otto anni di regno portò l'estensione dell'Impero ottomano da 1,5 a 3,2 milioni di km².

Le rivolte di Celali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Rivolte Celali.

Nell'ultima fase del suo regno, Selim I dovette affrontare la minaccia della rivolta delle popolazioni turcomanne nella parte orientale dell'Anatolia, il cui spirito ribelle non si era sedato nemmeno dopo la fine dei loro alleati safavidi. La motivazione principale di questa rivolta era finalizzata a contrastare l'insediamento del potere centrale del sultano in territori nei quali queste tribù erano abituate a vivere senza alcun controllo. A tale scopo essi presero come pretesto la difesa delle loro credenze religiose decisamente eterodosse contro lo sforzo di diffondere e rafforzare le istituzioni e le credenze dell'Islam ortodosso.

Non è quindi un caso che il primo focolaio di rivolta, scoppiato nel 1519 nei pressi della città di Tokat, venisse guidato ed ispirato da un predicatore safavide di nome Celal, sfuggito alle persecuzioni degli ottomani, il quale era riuscito a raccogliere intorno a sé una folta schiera di seguaci. Professandosi come un mahdi, ovvero un salvatore del suo popolo, Celal attrasse fra le sue file gran parte dei suoi concittadini scontenti delle pesanti tassazioni ottomane. Dopo aver assunto il nome di Scià Ismail, Celial raccolse un esercito mal equipaggiato che venne immediatamente attaccato e distrutto dai giannizzeri il 24 aprile 1519 in un autentico massacro. Nonostante la morte del suo ispiratore, il movimento di rivolta anti-ottomano continuò a persistere, per tutto il XVI ed il XVII secolo, in una lunga serie di episodi di rivolta noti appunto come rivolte di Celal.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Il 18 luglio 1520 Selim lasciò Istanbul diretto a Edirne, alcune fonti sostengono per organizzare una nuova campagna, questa volta contro il regno d'Ungheria, o forse contro Cipro o Rodi, ma giunto nei pressi del piccolo villaggio di Sirt, si ammalò gravemente e morì il 22 settembre 1520 forse per le conseguenze di un cancro. Selim I fu anche autore di apprezzate poesie sia in persiano sia in turco.

Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Consorti
Sono note due consorti di Selim I:

  • Hafsa Hatun (c.1473 - marzo 1534). Favorita di Selim, madre di Solimano il Magnifico e di almeno due figlie, Fatma e Hatice, e forse anche di Beyhan e Hafize. Prima Valide Sultan (sultana madre) dell'impero ottomano a partire dal 1521, con la salita al trono del figlio.
  • Ayşe Hatun (? - ?). Presunta figlia di Meñli I Giray, Khan di Crimea. Ritenuta spesso madre di almeno una figlia, ma la cosa è dubbia (i sultani ottomani non consumavamo le unioni con principesse straniere, per evitare ingerenze della famiglia di lei in caso di figli), così come l'identità e il numero degli eventuali figli. Uluçay, uno storico turco, non crede però che sia stata concubina di Selim, ma di suo fratello Mehmed.

Figli
Selim I aveva almeno sei figli:

  • Solimano I il Magnifico (6 novembre 1494 - 6 settembre 1566). Figlio di Hafsa, successore al trono.
  • Şehzade Salih (? - 1499)
  • Şehzade Orhan (? - prima del 1521)
  • Şehzade Musa (? - prima del 1521)
  • Şehzade Korkut (? - prima del 1521)
  • Üveys Pasha (? - 1547). Figlio illegittimo, governatore dello Yemen.

Figlie
Selim aveva almeno dieci figlie, fra cui:

  • Fatma Sultan (? - 1556). Figlia di Hafsa, sposata tre volte. Secondo alcuni ebbe due figlie dal secondo marito, secondo altri rimase senza figli.
  • Hatice Sultan (? - ?). Figlia di Hafsa, sposata due volte, con figli.
  • Hafize Hafsa Sultan (? - c.1538). A volte ritenuta figlia di Hafsa. Sposata due volte, ebbe almeno un figlio, Sultanzade Osman Bey.
  • Şah Sultan (? - 1572). A volte indicata come figlia di Ayşe Hatun, ma sua madre è indicata nei registri come una concubina senza nome. Sposata una volta, ebbe almeno una figlia.
  • Beyhan Sultan (? - prima del 1559). Indicata sia come figlia di Hafsa che di Ayşe. Sposata almeno una volta, ebbe almeno una figlia.
  • Gevherhan Sultan (c. 1494 - ?). A volte indicata come possibile figlia di Ayşe. Sposata con suo cugino, Sultanzade Damat Mehmed Bey (figlio di sua zia Fatma Sultan, figlia di Bayezid II), senza figli noti. Il suo nome vuol dire "gemma del re". Si specula che possa essere la figlia di Selim che sposò Sadeet Giray, del Khanato di Crimea, ed ebbe con lui Sultanzade Ahmed Bey, ma la cosa non è certa.
  • Hanim Sultan (? - ?). È controverso se sia davvero esistita o se Hanim fosse in realtà il secondo nome di Hatice Sultan o Şahzade Sultan. È possibile che sia la principessa senza nome che sposò Koca Sinan Pasha ed ebbe da lui Emine Hanımsultan e Sultanzade Mehmed Pasha. Rimase vedova e su risposò con Güzelce Mahmud Paşa. Le altre candidate sono Yenişah Sultan e Kamerşah Sultan. Il suo nome vuol dire "signora".
  • Şahzade Sultan (? - 1529), chiamata anche Sultanzade Sultan. Sposata almeno una volta, presumibilmente con Damad Çoban Mustafa Paşa (a volte indicato anche come secondo marito di Hatice Sultan), ebbe almeno una figlia, Ayşe Hanımsultan. Il suo nome significa "discendente dello Şah" o "discendente del Sultano".
  • Yenişah Sultan (? - ?). Non si hanno informazioni su di lei a parte il nome, che vuol dire "fiducia dello Şah".
  • Kamerşah Sultan (? - Trebisonda, 27 settembre 1503). Non si hanno informazioni su di lei a parte il nome, che può essere tradotto come "vita dello Şah" o "luna dello Şah".

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alan Mikhail, L'ombra di Dio. Selīm il sultano, il suo Impero ottomano e la creazione del mondo moderno, Torino: Einaudi 2021. ISBN 978-88-06-24578-8

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Anche perché i laqab sono sempre tesi a magnificare gli aspetti più nobili di chi li porta. Cfr. in merito Halil İnacik nel relativo lemma dell'Encyclopédie de l'Islam (Leida, E.J. Brill, IX, pp. 131 e segg.)

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