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Selim I

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Selim I
Ritratto di Selim I
Ritratto di Selim I
sultano
In carica 1512 –
1520
Predecessore Bayezid II
Successore Solimano I

Selim I (in turco ottomano: سليم الأول; Amasya, 10 ottobre 1465Edirne, 22 settembre 1520) fu sultano dell'Impero ottomano dal 1512 alla sua morte.

Gli fu attribuito il soprannome (laqab ) Yavuz. In occidente si è affermata la traduzione di "Crudele" per questo laqab, mentre il vocabolo significa "il Ponderato"[1]. Nel 1512 costrinse il padre Bayezid II ad abdicare e sterminò i fratelli e gli altri possibili successori.

Ascesa al trono e politica interna[modifica | modifica wikitesto]

Subito dopo la sua ascesa al trono, Selim intendeva intraprendere una politica improntata all'espansione territoriale, ma per fare ciò aveva bisogno di rafforzare il proprio potere interno. A tale scopo, non potendo fidare sui potentati del regno divisi fra di loro, decise di affidarsi al corpo dei giannizzeri grazie ai quali era riuscito a conquistare il potere, rafforzandone i poteri e soprattutto le file, che si accrebbero ad un numero di circa 35.000 soldati. Dopo essersi assicurato il potere interno con il sostegno dei giannizzeri, la preoccupazione successiva di Selim fu quella di eliminare definitivamente la minaccia rappresentata dai suoi fratelli, in quanto possibili pretendenti al trono. Inizialmente la sua politica fu conciliante permettendo a suo fratello Korkut di fare ritorno a Manisa ed offrì all'altro fratello Ahmet il governatorato di Konya. Tuttavia suo fratello Ahmet, convinto di poter ottenere più potere, si autoproclamò sultano dell'Anatolia e inviò suo figlio a conquistare la città di Bursa, che sarebbe dovuta divenire la capitale del nuovo stato. Nell'estate del 1512 Selim giunse in Anatolia con un vasto esercito e costrinse i ribelli alla fuga in Cilicia. Deciso a stroncare definitivamente qualsiasi rivolta da parte dei suoi familiari Selim ordinò l'esecuzione dei suoi fratelli, dei nipoti e financo dei suoi stessi figli, tranne quello che aveva designato come suo successore, ovvero Solimano. Dopo aver sconfitto definitivamente l'ultimo suo familiare, il fratello Ahmet a Yenişehir il 15 aprile 1513, e fatto giustiziare, Selim rimase sovrano indiscusso del suo regno.

L'espansione territoriale[modifica | modifica wikitesto]

Prima di dare inizio alle sue campagne espansionistiche, Selim volle assicurarsi di non avere problemi dal mondo europeo, per questo motivo rinnovò le sue alleanze con le potenze europee, prime fra tutte Venezia e il regno d'Ungheria, dando loro nuove concessioni e privilegi commerciali. Fu così che Selim poté concentrarsi sulla potenza che considerava la maggiore minaccia per il suo regno, ovvero la dinastia persiana dei Safavidi.

Dopo aver sconfitto i persiani Safavidi di Shāh Ismāʿīl nell'epocale battaglia di Čāldırān del 1514, Selim I si occupò dell'invasione del sultanato dei Mamelucchi burji d'Egitto conquistandone prima la Siria (1516), dopo la vittoria a Marj Dabiq il 24 agosto 1516 e poi l'Egitto (1517). Anche le città sante di Mecca e Medina furono incorporate nell'Impero, avviando una compiuta conquista dell'intero Maghreb e Mashreq arabo. Nel 1517 Selim I costrinse lo sconfitto califfo al-Mutawakkil III, ultimo esponente della dinastia abbaside, a cedergli il titolo di califfo, che pertanto fu il primo sultano della dinastia ottomana ad assumere.
La successiva guerra contro la Persia fu un altro trionfo per Selim, che in poco più di otto anni di regno portò l'estensione dell'Impero ottomano da 1,5 a 3,2 milioni di km².

Le rivolte di Celal[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ultima fase del suo regno, Selim I dovette affrontare la minaccia della rivolta delle popolazioni turcomanni nella parte orientale dell'Anatolia, il cui spirito ribelle non si era sedato nemmeno dopo la fine dei loro alleati safavidi. La motivazione principale di questa rivolta era finalizzata a contrastare l'insediamento del potere centrale del sultano in territori nei quali queste tribù erano abituate a vivere senza alcun controllo. A tale scopo essi presero come pretesto la difesa delle loro credenze religiose decisamente eterodosse contro lo sforzo di diffondere e rafforzare le istituzioni e le credenze dell'Islam ortodosso. Non è quindi un caso che il primo focolaio di rivolta, scoppiato nel 1519 nei pressi della città di Tokat, venisse guidato ed ispirato da un predicatore safavide di nome Celal, sfuggito alle persecuzioni degli ottomani, il quale era riuscito a raccogliere intorno a sé una folta schiera di seguaci. Professandosi come un mahdi, ovvero un salvatore del suo popolo, Celal attrasse fra le sue fila gran parte dei suoi concittadini scontenti delle pesanti tassazioni ottomane. Dopo aver assunto il nome di Scià Ismail, Celial raccolse un esercito mal equipaggiato che venne immediatamente attaccato e distrutto dai giannizzeri il 24 aprile 1519 in un autentico massacro. Nonostante la morte del suo ispiratore, il movimento di rivolta anti-ottomano continuò a persistere, per tutto il XVI ed il XVII secolo, in una lunga serie di episodi di rivolta noti appunto come rivolte di Celal.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Il 18 luglio 1520 Selim lasciò Istanbul diretto a Edirne, alcune fonti sostengono per organizzare una nuova campagna, questa volta contro il regno d'Ungheria, o forse contro Cipro o Rodi, ma giunto nei pressi del piccolo villaggio di Sirt, si ammalò gravemente e morì il 21 settembre 1520 forse per le conseguenze di un cancro.

Selim I fu anche autore di apprezzate poesie sia in persiano sia in turco.

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Videogiochi[modifica | modifica wikitesto]

Selim I e la guerra con suo fratello Ahmet vengono citate nel videogame Assassin's Creed: Revelations. Selim I in questione fa la sua prima apparizione ufficiale quando il protagonista sconfigge Ahmet.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Anche perché i laqab sono sempre tesi a magnificare gli aspetti più nobili di chi li porta. Cfr. in merito Halil İnacik nel relativo lemma dell'Encyclopédie de l'Islam (Leida, E.J. Brill, IX, pp. 131 e segg.)

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Sultano ottomano Successore
Bayezid II 1512-1520 Solimano I
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