Padiscià

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Ahmad Shah Durrani, padiscià (o badcha) e fondatore dell'Impero Durrani. Il diamante bianco Koh-i-Noor è visibile sul suo diadema.

Padishah o padshah, anche padeshah, badishah o badshah (in persiano پادشاه‎, "pādishāh"; in turco padişah), in italiano padiscià,[1][2][3] è un titolo reale (dal persiano پادشاه, pādeshāh, composto da pad «protettore» e shāh «sovrano»), denominazione ufficiale dei sultani ottomani.[4]

Il termine padishah è stato adottato da vari monarchi che pretendevano per sé il più alto titolo regio, equivalente all'antica nozione antico-persiana di «grande re», adottato successivamente da sovrani post-achemenidi e dagli imperatori cristiani. Titolo di antichi sovrani della Persia e dell'Afghanistan, è divenuto poi nome ufficiale del sultano di Istanbul. La carica equivaleva infatti a quella di shahanshah (scià) persiano, ovvero di «re dei re».

La parola padishah è mutata successivamente nella parola turca pascià, titolo onorifico posposto al nome proprio attribuito ai figli maggiori del sultano d'Istanbul e ai funzionari ottomani di grado elevato.

Uso[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo è stato adottato dai monarchi di tre grandi imperi musulmani: lo scià di Persia, il sultano ottomano e, per un secolo e mezzo, dall'imperatore moghul di Delhi. Altri sovrani, come Ahmad Scià Durrani e suo figlio Timur Scià Durrani, in Afghanistan, o l'ultimo bey di Tunisi negli anni cinquanta del XX secolo, hanno tentato d'impiegare tale titolatura, senza tuttavia avere successo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ padiscià in Vocabolario - Treccani, su www.treccani.it. URL consultato l'11 giugno 2022.
  2. ^ padiscià: definizione dal dizionario di italiano | Sapere.it, su www.sapere.it. URL consultato l'11 giugno 2022.
  3. ^ padiscià: significato e definizione - Dizionari, su padiscià: significato e definizione - Dizionari - La Repubblica. URL consultato l'11 giugno 2022.
  4. ^ Pietro Della Valle e Chiara Cardini, La porta d'Oriente: lettere di Pietro della Valle : Istanbul 1614, Città Nuova, 2001, ISBN 978-88-311-0333-6. URL consultato l'11 giugno 2022.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]