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Koh-i-Noor (diamante)

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Copia in vetro del Koh-i-Noor secondo il vecchio taglio
Copia in vetro del Koh-i-Noor secondo il nuovo taglio

Il Koh-i-Noor o Kōh-i Nūr (in telugu: కోహినూరు, persiano: کوہ نور‎‎, urdu: کوہ نور, hindi: कोहिनूर "montagna di luce" (scritto anche Kohinoor, Koh-e Noor e Koh-i-Nur), è un celebre diamante bianco da 105,602 carati (21,1204 g) che è stato per molto tempo il più grande diamante conosciuto al mondo.

Attualmente è conservato nel museo della Torre di Londra ed è incastonato al centro della croce maltese della corona di Elizabeth Bowes-Lyon. Il valore è inestimabile.

La leggenda[modifica | modifica wikitesto]

La leggenda dice che se a possedere la gemma fosse un uomo questo sarebbe il sovrano del mondo, ma soffrirebbe di una grande sfortuna; se a possederlo fosse stata una donna, questa sarebbe molto fortunata. La leggenda deriva dal fatto che nella storia tutti i sovrani maschi che entrarono in possesso del diamante morirono poco dopo averlo ottenuto o persero il regno.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Koh-i-Noor probabilmente è stato estratto attorno al 1300 dalla miniera di Kollur, una delle celebri miniere diamantifere dell'antica Golconda, nello Stato di Andhra Pradesh in India.[1][2] Un altro celebre diamante, il Darya-ye Noor, è ritenuto provenire dalla stessa miniera.[2]

Il Koh-i-Noor da allora divenne per i grandi sovrani dell'epoca fino all'età moderna, oggetto di scambio, guerra e leggende.

Le prime testimonianze storiche del Koh-i-Noor sono riportate nel Baburnama, opera scritta in turki che narra la storia del sovrano dei Moghul Muhammad Babur discendente diretto di Tamerlano e pronipote di Genghis Khan, che grazie alle sue doti politiche e militari ottenne la pietra come bottino di guerra nel 1526 sconfiggendo il sovrano di Delhi, Ibrahim Lodhi: da allora la gemma fu chiamata il diamante di Babur.

Si dice che quando Babur invase Delhi, la madre del sovrano della città, fosse andata personalmente da Humayun, il figlio di Babur, per consegnarli il diamante in un cofanetto d'oro chiedendo pietà per la sua gente, ma questo dettaglio storico è oggetto di disputa.

Pochi anni dopo Humayun si ammalò e secondo una leggenda, qualcuno disse a Babur che affinché il figlio si salvasse doveva liberarsi del diamante. Il sovrano reagì scetticamente all'avviso e le condizioni di Humayun peggiorarono finché Babur, disperato per il figlio, pregò affinché egli potesse sopravvivere e morire lui stesso al suo posto. Accadde così che Humayun si riprese dalla malattia mentre la salute di Babur peggiorò portandolo alla morte nel 1530 e il regno, assieme al diamante, passò al figlio.

Humayun in totale regnò per 26 anni seppur con molte interruzioni dovute sia ad una sfavorevole condizione politica interna che alla costante pressione degli Afghani. Nel 1544 fu esiliato e trovò accoglienza a Herat in Persia presso la corte di Shah Tahmasp che gli fornì il sostegno militare necessario a riprendere potere in India.

Humayun in segno di gratitudine nel 1547 decise di donare al sovrano persiano il diamante di Babur.

Nel 1556 appena ristabilito il suo potere, Humayun tornò nel suo palazzo in India e morì dopo pochi mesi cadendo dalle scale della sua biblioteca, probabilmente sotto l'effetto di oppio.

Il Koh-i-Noor rimase nelle mani di Shah Tahmasp che poco più tardi rispedì la pietra in India al sovrano di Deccan, Buhran Nizam.

Shah Jahan nipote di Humayun (famoso per avere fatto costruire opere come il Taj Mahal), affidò la regione di Deccan al figlio, Aurangzeb. Il sultano di Deccan per assicurarsi l'amicizia di Aurangzeb donò a lui il grande diamante e il padre, Shah Jahan, lo mise sul celebre trono del pavone. A favore della leggenda, il sovrano fu deposto e imprigionato dal figlio nel forte rosso di Agra fino alla sua morte nel 1666. Una leggenda vuole che Aurangzeb abbia messo il Koh-i-Noor dietro una finestra del Taj Mahal affinché Shah Jahan potesse riconoscere il mausoleo guardando il riflesso del diamante dalla sua prigione.

Aurangzeb fece sfaccettare il diamante dall'artigiano veneziano Hortenso Borgia che ne diminuì il peso da 793 carati a 186 carati: il sovrano, pensando di essere stato truffato si fece pagare un'esorbitante somma di denaro per il danno subito.

Alla morte di Aurangzeb nel 1707 il celebre diamante cadde nelle mani dei Mogul.

Nel frattempo Nader Shah, un giovane e valoroso condottiero, si proclamò imperatore nel 1736, deponendo l'ultimo re dei Safavidi; nello stesso anno accordò la pace con i turchi e decise di invadere l'impero dei Moghul.

Nel 1739 Nader Shah riuscì a sconfiggere il sovrano dei Moghul nella battaglia di Karnal.

Nader Shah, consapevole di non potere gestire un così vasto impero, decise di lasciare il regno a Muhammad Shah, condottiero Moghul, richiedendo in cambio i pagamenti delle spese di guerra e la gioielleria del sovrano indiano comprendente anche il trono del pavone.

Essendk inoltre stato informato da una concubina dell'harem di Muhammad Shah che il sultano nascondeva nel suo turbante due pietre preziose, Nader Shah invitò il sultano indiano a un ricevimento e concordando l'alleanza propose l'antica usanza di scambiare le corone, quando tornò nella sua camera e srotolò il turbante trovò la stupenda pietra ed esclamò “koh-i-noor!”, ovvero montagna di luce in Farsi. L'altra pietra era Darya-ye-Noor.

Tuttavia Nader Shah impazzì e si trasformò in uno dei tiranni più crudeli del medio-oriente finché non venne assassinato mentre dormiva nel 1747.

Il regno fu quindi conteso tra i figli e i nipoti di Nader Shah fino a quando Ahmad Abdali, un generale di Nader, salì al potere e prese il Koh-i-Noor.

La nuova dinastia si stanziò in Afghanistan e il diamante passò da un sovrano all'altro della medesima famiglia che vide una lunga serie di scontri interni, tra conflitti e complotti. Nel 1810 il regno cadde ma l'ultimo sovrano Afghano, Shah Shujah Durrani (1785-1842) ben presto trovò rifugio presso la corte di Ranjit Singh (1780-1839) imperatore Sikh di Punjab, in India.

Ranjit Singh pretese subito il Koh-i-Noor ma il sovrano afghano provò a dirgli inizialmente che la pietra era stata venduta, poi che era stata rubata e infine fece infuriare il sovrano indiano inviandogli un topazio nel tentativo di fargli credere che quello fosse il Koh-i-Noor. Ranjit Singh quindi circondò il palazzo di Shah Shujah impedendo qualsiasi rifornimento alimentare finché non ottenne la pietra.

Il Koh-i-Noor rimase in mano ai Sikh fino al 1849 quando l'India fu annessa all'impero britannico con il trattato di Lahore, che comprendeva anche la resa del diamante alla corona britannica. Il governatore generale inglese Dalhouise, responsabile della ratifica del trattato di Lahore, dispose che il Koh-i-Noor dovesse essere prima presentato alla regina Vittoria dal sovrano tredicenne Dulip Singh (1838-1893) in persona. Il diamante quindi fu dapprima presentato e poi spedito sotto il controllo di John Lawrence che rischiò addirittura di perdere il cofanetto contenente il Koh-i-Noor mentre si cambiava il cappotto dimenticandolo nella tasca. Il viaggio sulla Medea, nave capitanata dal capitano Ramsey, fu travagliato a causa di forti raffiche di vento, del colera e del rischio che la nave stesse per essere abbattuta finché finalmente il 3 luglio del 1850, la regina Vittoria ebbe tra le sue mani il grande Koh-i-Noor.

Il celebre diamante fu esposto nel 1851 al Crystal Palace di Joseph Paxton durante l'Esposizione Universale di Londra a Hyde Park. In quest'occasione secondo l'opinione dei visitatori, dei critici del giornale Times e del Principe Albert la pietra era poco luminosa e tagliata male.

Nel 1852 secondo gli studi del gioielliere di corte la pietra andava tagliata perché presentava molte imperfezioni al suo interno che assieme allo scarso taglio non facevano risaltare a pieno lo splendore del Koh-i-Noor. Il taglio della pietra venne affidato a Mozes Coster, il più grande commerciante olandese di diamanti, che inviò alla corte inglese il suo migliore artigiano con i suoi assistenti. Per il lavoro fu costruita un'apposita macchina a vapore e il taglio fu completato dopo 38 giorni sotto la supervisione del Principe Albert in persona e costò 8000 sterline. Dopo il nuovo taglio ovale, il giovane Dulip Singh esaminò il Koh-i-Noor sotto richiesta della regina che glielo mostrò di persona, e disse che era fiero di aver lasciato il Koh-i-Noor nelle mani della regina.

Nel 1853 il diamante fu incastonato su una tiara con altri 2000 diamanti su ordine della regina Vittoria, nel 1911 il Koh-i-Noor fu montato su una corona in platino composta esclusivamente da diamanti in occasione dell'incoronazione di Queen Mary moglie di re Giorgio V. Il diamante è stato trasferito poi sulla corona della regina Elizabeth Bowes-Lyon, dove si trova tuttora.

Nel corso della seconda metà del XX secolo, l'India ha reclamato più volte il possesso Koh-i-Noor esponendo la causa anche alle Nazioni Unite ma la pietra non è mai stata restituita. L'ultimo avvenimento politico concernente la storia del diamante, è stato la visita in India del primo ministro inglese David Cameron nel 2013 che dichiarò che la restituzione sarebbe illogica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Large And Famous Diamonds, su Minelinks.com. URL consultato il 10 agosto 2009.
  2. ^ a b (EN) H. K. Gupta, A. Parasher and D. Balasubramanian, Deccan Heritage, Indian National Science Academy, 2000, p. 144, Orient Blackswan, ISBN 81-7371-285-9

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