Abdul Hamid II

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Abdul Hamid II
Sultan Gazi Abdül Hamid II - السلطان الغازي عبد الحميد الثاني.png
Ritratto di Abdul Hamid II
Sultano dell'Impero ottomano
Stemma
In carica 31 agosto 1876 –
27 aprile 1909
Incoronazione 7 settembre 1876
Predecessore Murad V
Successore Mehmet V
Nome completo Abdü’l-Hamīd-i sânî
Trattamento Padiscià
Altri titoli Califfo dell’Islam
Amir al-Mu'minin
Custode delle due Sacre Moschee
Qaysar-ı Rum (Cesare dei Romei)
Nascita Palazzo Topkapı, Istanbul, 21 settembre 1842
Morte Palazzo di Beylerbeyi, Üsküdar, 10 febbraio 1918
Sepoltura Mausoleo di Mahmud II
Luogo di sepoltura Fatih, Istanbul
Dinastia Ottomana
Padre Abdülmecid I
Madre Tirimüjgan Sultan
Consorte Nazikeda Kadın
Bedrifelek Kadın
Nurefsun Kadın
Bidar Kadın
Dilpesend Kadın
Mezidimestan Kadın
Emsalinur Kadın
Müşfika Kadın
Sazkar Hanım
Peyveste Hanım
Fatma Pesend Hanım
Behice Hanım
Saliha Naciye Hanım
Figli vedi sezione
Religione Islam sunnita
Firma Tughra of Abdülhamid II.svg

Abdul-Hamid II, detto il Grande Khan (Ulu Hakan) (in turco ottomano: عبد الحميد ثانی `Abd ül-Ḥamīd-i sânî, in turco: İkinci Abdülhamid; Istanbul, 21 settembre 1842Istanbul, 10 febbraio 1918), è stato il 34º sultano dell'Impero ottomano, dal 31 agosto 1876 al 27 aprile 1909, quando, a causa della sollevazione militare dei Giovani Turchi, gli subentrò il fratello Mehmet V.

Egli visse il periodo di declino della potenza dell'Impero ottomano, ma durante il suo periodo di regno fu il principale responsabile degli ammodernamenti che consentirono all'impero di progredire, esercitando ancora un forte controllo sui suoi affari interni. Tra i cambiamenti si ricordano la razionalizzazione della burocrazia, l'ambizioso progetto della Ferrovia del Ḥijāz, la creazione di un sistema moderno di codici di leggi (1896), la fondazione di un censimento su sistemi moderni, un sistema per la registrazione ed il controllo della stampa, la sistemazione dei salari degli ufficiali (1880), la prima moderna scuola di legge (1898).

Il Sultano fu anche proprietario del mitico diamante Hope, il diamante maledetto, che ricevette in dono un anno prima di essere destituito dal fratello.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Il principe ereditario Abdül Hamid in un ritratto fotografico del 1867 eseguito presso il Castello di Balmoral, in Scozia, ospite della Regina Vittoria.

Abdul, secondo figlio del sultano Abdülmecid I e della sua sposa armena Tirimüjgan, nacque al Palazzo Topkapı, divenendo subito anche figlio adottivo di un'altra delle mogli del sultano in carica, Valide Sultan Rahime Perestu.

Sin dalla gioventù, la sua propensione ai lavori manuali lo aveva portato a fabbricare personalmente molti mobili ed oggetti intagliati nel legno che ancora oggi possono essere ammirati nel Palazzo Yıldız e nel Palazzo di Beylerbeyi di Istanbul. Abdul era inoltre un grande appassionato di opera e personalmente egli trascrisse le prime versioni in turco di molte opere classiche. Egli compose anche molti pezzi d'opera per i Mızıka-ı Hümayun che egli fondò, ospitandoli nel teatro del Palazzo Yıldız. A differenza di molti altri sultani ottomani, Abdül Hamid ancora principe ereditario viaggiò in paesi molto distanti dalla Turchia. Nove anni prima della sua ascesa al trono, ad esempio, egli accompagnò il sultano Abdülaziz in una sua visita in Austria, Francia e Regno Unito nel 1867.

Il regno[modifica | modifica wikitesto]

Abdul Hamid salì al trono allorché fu destituito suo fratello Murad V, il 31 agosto del 1876.

Fu l'ultimo sultano ottomano con poteri assoluti e colui che ritardò di alcuni decenni la modernizzazione della Turchia, con i suoi metodi autoritari e talvolta spietati nei rapporti con i separatisti, e con le sue manovre diplomatiche che tentarono di trarre vantaggio dai conflitti tra le potenze europee.

Era conosciuto col nome di Ulu Hakan (Divino Khan) dai suoi sostenitori e come il Sultano Rosso dai suoi oppositori, come i Giovani Turchi e i loro simpatizzanti stranieri.

Fu responsabile dei cosiddetti massacri hamidiani, oggi considerati la prima fase del genocidio degli armeni.

La Prima Era Costituzionale, 1876–1877[modifica | modifica wikitesto]

Truppe ottomane durante l'Assedio di Plevna (1877).
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Prima era costituzionale.

Nel corso del suo discorso per l'ascesa al trono, Abdul Hamid II non diede chiare indicazioni circa gli obbiettivi prossimi del suo regno, ma egli lavorò coi Giovani Turchi per apportare alcuni cambiamenti costituzionali al sistema governativo.[1] La nuova forma di governo, nel suo spazio teoretico, l'avrebbe aiutato a realizzare una transazione liberale del proprio regno, ma in stile islamico, che avrebbe portato ad un'imitazione si delle norme occidentali pur mantenendo un carattere legato alla religione islamica che costituiva essa stessa un cardine fondamentale per i sultani e il sudditi ottomani.

Il 23 dicembre 1876, sulla scorta delle insurrezioni in Bosnia ed Erzegovina, la guerra con Serbia e Montenegro nonché per via della ribellione bulgara, egli si risolse a dichiarare una costituzione per l'impero e la creazione di un parlamento.

La conferenza internazionale tenutasi a Istanbul[2][3] che si tenne sul finire del 1876 fu la causa della promulgazione della costituzione, ma le potenze europee si rifiutarono di credere che essa avrebbe avuto un ruolo impattante sullo scenario ottomano.

La Russia mantenne infatti la propria mobilitazione alla guerra e la flotta britannica si appressò al Mar di Marmara. Il Sultano a questo punto sospese (ma non abolì) la costituzione e Mithat Pascià, il suo autore materiale, venne esiliato poco dopo. Già dal 1877 l'Impero ottomano riprese la guerra con l'impero russo.

La disintegrazione dell'impero[modifica | modifica wikitesto]

Sigillo del sultano Abdul Hamid II
Gruppi di rifugiati musulmani circassi lasciano le loro terre d'origine a causa dell'invasione russa del Caucaso.

La peggior paura di Abdül Hamid circa la dissoluzione lenta ed inesorabile del suo impero, iniziò a reificarsi con la dichiarazione di guerra da parte dei russi il 24 aprile 1877 e con la successiva vittoria russa del febbraio del 1878. Durante lo scontro Abdül Hamid non poté contare su alcun aiuto. Il cancelliere russo, principe Gorchakov, aveva ottenuto a tutti gli effetti la neutralità austriaca con l'Accordo di Reichstadt; l'Impero britannico, sebbene temesse la predominanza russa nell'Asia meridionale, preferì non venire coinvolto nel conflitto per la brutalità con la quale erano conosciuti gli ottomani dalla soppressione della rivolta bulgara.

Il Trattato di Santo Stefano, sottoscritto tra Russia ed Impero ottomano, pose fine alla guerra, imponendo condizioni sfavorevoli per gli ottomani: l'Impero ottomano avrebbe riconosciuto l'indipendenza di Romania, Serbia e Montenegro, garantendo autonomia locale alla Bulgaria e prospettando per questi paesi nuove riforme, cedendo inoltre la Dobrugia e parti dell'Armenia alla Russia, alla quale inoltre dovette pagare un'enorme indennità di guerra.

Uno dei Bashibazouk Neri in servizio all'Esercito ottomano, dipinto di Jean-Léon Gérôme, del 1869.

Dal momento che la Russia dominava difatti la politica dei nuovi stati, la sua influenza poteva dirsi di molto aumentata nell'Europa sudorientale dopo il Trattato di Santo Stefano.

Per via dell'insistenza delle Grandi Potenze (in particolare del Regno Unito), il trattato venne poi rivisto dal Congresso di Berlino di modo da ridurre i grandi vantaggi acquisiti dalla Russia. In cambio di questi favori, Cipro venne "venduta" al Regno Unito nel 1878 mentre le forze britanniche poterono facilmente occupare l'Egitto ed il Sudan nel 1882 col pretesto di "riportare l'ordine" in quelle province. Cipro, Egitto e Sudan rimasero province ottomane "sulla carta" sino al 1914, anno in cui il Regno Unito ufficialmente annetté quei territori al proprio impero come risposta all'entrata in guerra degli Ottomani al fianco delle Potenze Centrali nella prima guerra mondiale.

Problemi si riscontravano anche in Albania per la costituzione della Lega di Prizren e sul fronte greco e montenegrino. L'unione nel 1885 del Principato di Bulgaria con la Rumelia orientale fu un altro punto di decadenza dell'impero ottomano che temeva seriamente la ricostituzione di un potente stato bulgaro autonomo sul confine con i propri domini.

Creta ottenne grandi privilegi, ma questo ancora non soddisfaceva la popolazione, che aspirava all'unificazione con la Grecia. All'inizio del 1897 una spedizione greca salpò alla volta di Creta per rovesciare il governo ottomano dell'isola. Questo atto aprì la strada alla Guerra greco-turca del 1897. Alcuni mesi dopo Regno Unito, Francia e Russia ottennero la "tutela" del territorio cretese che la assegnarono poi in governo al principe Giorgio di Grecia che ne decretò la definitiva scorporamento dall'Impero ottomano.

Il sostegno della Germania[modifica | modifica wikitesto]

Abdül Hamid II mantenne una fitta corrispondenza con i musulmani cinesi in servizio all'esercito imperiale della dinastia Qing, al comando del generale Dong Fuxiang.

La Triplice intesa (composta da Regno Unito, Francia e Impero russo), mantenne sempre relazioni tese con l'Impero ottomano. Abdül Hamid ed i suoi consiglieri più fidati ritenevano che l'impero turco dovesse essere trattato alla stregua delle principali potenze europee. Nella visione del sultano, l'Impero ottomano era a tutti gli effetti da considerarsi "europeo", dal momento che esso aveva tra i propri sudditi sia musulmani sia cristiani. Abdül Hamid e il divan si ritenevano modernizzati, anche se spesso le loro azioni venivano ritenute bizzarre o addirittura incivili dai loro corrispettivi occidentali.[4]

Abdül Hamid allora vedeva l'Impero tedesco come un potenziale alleato del suo governo. Il kaiser Guglielmo II venne ospitato per ben due volte da Abdül Hamid a Istanbul: la prima il 21 ottobre 1899 e la seconda nove anni più tardi, il 5 ottobre 1908 (Guglielmo II visitò una terza volta poi Istanbul il 15 ottobre 1917 come ospite di Mehmet V). Ufficiali tedeschi (come il barone von der Goltz e von Ditfurth) vennero impiegati nella riorganizzazione dell'esercito ottomano col beneplacito del sultano.

Gli ufficiali del governo tedesco vennero chiamati a risanare anche le finanze turche, consentendo ad Abdül Hamid di acquisire ulteriore potere personale privando i ministri del loro influsso politico. L'amicizia della Germania, ad ogni modo, non era disinteressata, ma venne ripagata con la connessione di tratte ferroviarie e terreni a condizioni vantaggiose. Nel 1899 il governo turco sottoscrisse il desiderio tedesco della costruzione della tratta ferroviaria Berlino-Baghdad.[5]

Il kaiser Guglielmo di Germania richiese inoltre l'aiuto del Sultano per sedare i problemi coi musulmani riscontrati durante la Ribellione dei Boxer quando l'esercito tedesco si scontrò ripetutamente coi ristretti gruppi di musulmani cinesi nel 1900. I tedeschi, grazie alla mediazione turca, riuscirono dunque con la Spedizione Gasalee a battere le truppe musulmane cinesi nella Battaglia di Pechino. La situazione venne risolta nel 1901 quando Abdul Hamid II si accordò coi tedeschi per inviare in Cina Enver Pascià, ma la ribellione era ormai conclusa.[6]

La Seconda era costituzionale, 1908[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Seconda era costituzionale.

L'umiliazione nazionale della situazione in Macedonia, assieme al risentimento dell'esercito contro le spie di palazzo e gli informatori, portò nuovamente l'Impero ottomano in crisi dopo l'inizio del nuovo secolo.

Nell'estate del 1908, i Giovani Turchi fecero scoppiare una rivoluzione ed Abdul Hamid II, dopo essere venuto a conoscenza del fatto che delle truppe da Salonicco stavano marciando alla volta di Istanbul (23 luglio), il giorno successivo un iradè annunciò il restauro della sospesa costituzione del 1876; il giorno dopo altri iradè abolirono lo spionaggio e la censura, ed ordinarono il rilascio dei prigionieri politici.

Il 17 dicembre successivo, Abdül Hamid aprì il parlamento turco con un discorso dal trono nel quale affermò che il primo parlamento era stato temporaneamente dissolto sin quando l'educazione del suo popolo non fosse stata portata ad un livello sufficientemente adeguato con l'estensione dell'istruzione in tutto l'impero.

Il contraccolpo, 1909[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Massacro di Adana e Incidente del 31 marzo.

Le nuove attitudini del sultano non lo salvarono dal sospetto di intrighi con potenti elementi reazionari dello stato, sospetto confermato nella controrivoluzione del 13 aprile 1909 nota col nome turco di 31 Mart Vakası, quando un'insurrezione di soldati riportò l'impero ad una politica conservatrice, rovesciando il gabinetto di governo. Il governo più aperto venne restaurato delle truppe dell'esercito di Salonicco, che decisero la deposizione di Abdül Hamid, e il 27 aprile successivo suo fratello Reshad Efendi venne proclamato Sultano col nome di Mehmet V.

Sotto il nuovo sultano, acclamato a gran voce dai musulmani più conservatori contro le riforme liberali dei Giovani Turchi, si ebbe un massacro di decine di migliaia di cristiani armeni della provincia di Adana.[7]

Ideologia e Progressi[modifica | modifica wikitesto]

Riforme[modifica | modifica wikitesto]

Abdül Hamid mentre saluta la folla dalla sua carrozza.

Gran parte del popolo turco si illudeva che Abdül Hamid II avesse idee liberali e molti conservatori lo vedevano dalla sua ascesa come un pericoloso riformatore. Il Sultano, per quanto autoritario nei metodi di governo, non fu un conservatore, promuovendo riforme in chiave moderna conformi a quelle del periodo delle Tanzimat. Nonostante non nutrisse simpatie per il costituzionalismo né per la democrazia, non sarebbe corretto considerarlo un retrogrado reazionario, in quanto la sua azione fu costantemente orientata alla modernità. Abdül Hamid II era un modernizzatore, anche se non un occidentalista, che guardò all'Europa come modello da cui adottare aspetti positivi[8].

Col proseguire degli eventi, ad ogni modo, anche il sultano si rese conto che nell'Impero ottomano era difficile ottenere nuove riforme. Il default delle finanze pubbliche, il tesoro statale vuoto, l'insurrezione della Bosnia e dell'Erzegovina, la guerra con Serbia e Montenegro ed il risentimento creatosi in Europa per la crudeltà per cui erano noti i turchi, furono tutti punti a sfavore della politica imperiale di fine Ottocento.

Il dissesto finanziario del paese, consentì al sultano di dare a potenze straniere il controllo del debito nazionale turco. In un decreto emesso nel dicembre del 1881, gran parte delle rendite dell'impero erano detenute da capitali stranieri.

Negli anni, Abdül Hamid riuscì però a ridurre i suoi ministri alla posizione di segretari, concentrando maggiormente l'amministrazione dell'Impero nelle sue mani nel Palazzo Yıldız, ma questo non ridusse il dissenso interno. Creta si trovò costantemente in tumulto. I greci che vivevano lungo i confini dell'Impero ottomano erano insoddisfatti, così pure gli armeni per il trattamento ricevuto.

La sua personale sfiducia nei confronti degli ammiragli riformisti della marina turca (i quali erano per la maggior parte sospettati di complottare per riportare in auge la costituzione del 1876) e la successiva decisione di bloccare lo sviluppo della flotta turca (che sotto il suo predecessore Abdülaziz si era attestata come la terza al mondo per grandezza) nel Corno d'Oro causò la perdita dei territori ottomani oltremare e di molte isole del Nord Africa, nel Mar Mediterraneo e nell'Egeo.[9]

La questione dell'Islam[modifica | modifica wikitesto]

Abdül Hamid riconobbe che l'idea delle Tanzimat non avrebbe potuto portare comunque le disparate popolazioni dell'Impero sotto una comune identità come "Ottomani". Abdül Hamid tentò di formulare nuovi principi ideologici a tal proposito, sfruttando il fatto che i sultani ottomani dal 1517 erano anche califfi e pertanto egli cercò di promuovere ed enfatizzare il Califfato ottomano.

Abdül Hamid era solito resistere alle pressioni delle potenze europee sino all'ultimo, così da apparire come il campione dell'Islam contro il cristianesimo "infedele". Venne così incoraggiato il panislamismo ed i privilegi degli stranieri insediatisi nell'Impero ottomano che spesso erano visti come un ostacolo al governo effettivo, vennero ridotti notevolmente. Grazie allo strategico sviluppo delle ferrovie Istanbul-Baghdad e Istanbul-Medina, il viaggio per il Ḥajj divenne più efficiente e semplice per tutti. Emissari vennero inviati nei paesi distanti a predicare l'Islam e la supremazia del Califfo. Durante il suo periodo di governo, Abdül Hamid rifiutò l'offerta di Theodor Herzl di pagare una parte sostanziosa del debito ottomano (150 000 000 di sterline in oro) in cambio della concessione del permesso ai sionisti di insediarsi in Palestina.

L'appello di Abdül Hamid ai musulmani, ad ogni modo, non ebbe gli stessi effetti in tutte le parti del vasto Impero. In Mesopotamia e nello Yemen, le agitazioni erano endemiche; presso la sua residenza venne mantenuta attiva una vasta guarnigione e lo spionaggio era all'ordine del giorno, costringendo sempre più il Sultano a chiudersi nel suo palazzo per terrore di venire assassinato.

La questione armena[modifica | modifica wikitesto]

A partire dagli anni '90 dell'Ottocento, gli Armeni iniziarono a chiedere la realizzazione delle riforme promesse loro dalla Conferenza di Berlino.[10] Tra il 1892 ed il 1893 a Merzifon e Tokat, gruppi di armeni iniziarono a protestare pubblicamente al punto che il sultano non esitò a schiacciare queste rivolte con metodi sanguinari, probabilmente per mostrare l'intangibilità del potere del monarca, servendosi dei musulmani locali (in molti casi curdi) contro gli armeni[11]. Tra il 1894 e il 1896 Abdül Hamid II condusse una dura campagna di repressione contro gli armeni.[12]
Nel 1907, la Federazione Rivoluzionaria Armena, di ispirazione socialista, tentò di assassinare Abdül Hamid II piazzando una bomba sotto la sua macchina durante un'apparizione pubblica, ma il Sultano si salvò miracolosamente perché l'innesco agì prima del dovuto, uccidendo 26 persone e ferendone altre 58 (delle quali poi 4 morirono in ospedale) e distruggendo altre 17 automobili.

Deposizione e conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Il mausoleo (türbe) dei sultani Mahmut II, Abdülaziz e Abdül Hamid II, collocato in Divanyolu Caddesi, Istanbul.

Il Sultano deposto fu costretto all'esilio sorvegliato presso Salonicco. Nel 1912, quando Salonicco passò alla Grecia, fu portato ad Istanbul, dove trascorse i suoi ultimi anni studiando, realizzando mobili e scrivendo le sue memorie presso il Palazzo di Beylerbeyi sul Bosforo, ove morì il 10 febbraio 1918, alcuni mesi prima di suo fratello, il Sultano in carica. Fu sepolto a Istanbul, a Çemberlitaş.

Le fotografie dell'impero[modifica | modifica wikitesto]

Abdül Hamid commissionò centinaia di fotografie dell'Impero. Temendo di essere assassinato, egli non era solito viaggiare (a differenza di molti altri predecessori) e le fotografie gli fornivano un'idea del suo reame. Il Sultano presentava come dono grandi album di fotografie a governi e capi di Stato, tra cui gli Stati Uniti (William Allen, "The Abdul Hamid II Collection," History of Photography eight (1984): 119–45.) e il Regno Unito (M. I. Waley and British Library, "Sultan Abdulhamid II Early Turkish Photographs in 51 Albums from the British Library on Microfiche" (Zug, Svizzera: IDC, 1987).

La passione per la poesia[modifica | modifica wikitesto]

La Tughra (firma cancelleresca) di Abdül Hamid – da destra "al-Ghāzī" (il combattente incursore).[13]

Abdül Hamid era anche un poeta, come molti altri sultani ottomani. Uno dei suoi poemi tradotto dice:

«Mio Signore io so che tu sei Meraviglioso (al-ʿAzīz)
... E nessun altro è Unico
Tu sei il solo, e nient'altro
Mio Dio prendi le mie mani in questi tempi difficili
Mio Dio sii il mio aiuto in quest'ora critica»

Abdül Hamid era anche un grande appassionato delle opere il cui protagonista era Sherlock Holmes.[14]

Matrimoni e discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Lista delle mogli del sultano:[15]

  1. Sposò nel 1863 a Istanbul nel Palazzo di Dolmabahçe, Nazikeda Kadın (1848 o 1850 – Istanbul, 11 aprile 1895) dalla quale ebbe:
    • Principessa Ulviye Sultan (1868 – 5 ottobre 1875).
  2. Il 15 novembre 1868 sposò a Istanbul la georgiana Bedrifelek Kadın Efendi (Poti, 4 gennaio 1851 – Istanbul, 6 febbraio 1930), dalla quale ebbe:
    • Principe Şehzade Mehmed Selim Osmanoğlu Efendi (Costantinopoli, 11 gennaio 1870 – Beirut, 4 maggio 1937), ebbe figli;
    • Principessa Zekiye Sultan (Costantinopoli, 21 gennaio 1872 – Pau, 13 luglio 1950), ebbe figli;
    • Principe Şehzade Ahmed Nuri Efendi (Costantinopoli, 11 febbraio 1878 – Nizza, agosto 1944).
  3. Nell'ottobre 1868 sposò Safinaz (1850-1915), anche conosciuta come Ayşe o Nurefsun ed era la sorella minore della consorte di Abdulaziz I, Yıldız Hanım. Divorziarono nel 1879.
  4. Il 2 settembre 1875 sposò a Istanbul, al Palazzo di Yıldız la caucasica Biydâr Kadin Efendi (Caucaso, 5 maggio 1858 – Erenköy, 1º gennaio 1918), ed ebbe i seguenti eredi:
    • Principessa Naime Sultan (Istanbul, 4 settembre 1875 – Tirana, 1945), ebbe figli;
    • Principe Şehzade Mehmed Abdul Kadir Efendi (Istanbul, 16 gennaio 1878 – Sofia, gennaio o 16 marzo 1944), ebbe figli;
  5. Il 10 aprile 1883 sposò a Istanbul, al Palazzo di Yıldız la georgiana Dilpesend Kadın Efendi (Tbilisi, 16 gennaio 1865 – Istanbul, 5 ottobre 1903), ed ebbe:
    • Principessa Naile Sultan (Istanbul, 9 gennaio 1884 – Erenköy, 25 ottobre 1957).
  6. Il 2 gennaio 1885 sposò a Istanbul, al Palazzo di Yıldız l'azerbaigiana Mezidimestan Kadın (Ganja, 3 marzo 1869 – Istanbul, 21 gennaio 1909), dalla quale ebbe:
    • Principe Şehzade Mehmed Burhaneddin Efendi (Costantinopoli, 19 dicembre 1885 – New York, 15 giugno 1949), ebbe figli;
  7. Il 20 novembre 1885 sposò la georgiana Emsalinur Kadın (Tbilisi, 2 gennaio 1866 – Istanbul, 20 novembre 1952), dalla quale ebbe:
    • Principessa Sadiye Sultan (Istanbul, 30 novembre 1886 – 20 novembre 1977), ebbe figli;
  8. Il 12 febbraio 1886 sposò la caucasica Müşfika Kadın (Hopa, 10 dicembre 1867 – Istanbul, 16 luglio 1961), dalla quale ebbe:
    • Principessa Ayşe Sultan (Istanbul, 31 ottobre 1887 – 11 agosto 1960), ebbe figli;
  9. Il 31 agosto 1890 sposò Sazkâr Haseki (8 maggio 1873 – Beirut, 1945), dalla quale ebbe:
    • Principessa Refia Sultan (Istanbul, 15 giugno 1891 – Beirut, 1938), ebbe figli;
  10. Il 24 gennaio 1893 sposò a Istanbul, al Palazzo di Yıldız la caucasica Peyveste Hanım (Caucaso, 10 maggio 1873 – Parigi, 1944), dalla quale ebbe:
    • Principe Şehzade Abdurrahim Hayri Efendi (Istanbul, 14 agosto 1894 – Parigi, 1º giugno 1952), ebbe figli;
  11. Il 20 luglio 1896 sposò a Istanbul Fatma Pesend Hanım (Istanbul, 13 febbraio 1876 – Istanbul, 5 novembre 1924)
    • Principessa Hadice Sultan (Istanbul, 10 luglio 1897 – Istanbul, 13 febbraio 1898)
  12. Il 10 maggio 1900 sposò a Istanbul, al Palazzo di Yıldız, la georgiana Behice Maan Haseki (Batumi, 10 ottobre 1882 – Istanbul, 22 ottobre 1969), dalla quale ebbe:
    • Principe Şehzade Ahmed Nureddin Efendi (Istanbul, 22 giugno 1901 – dicembre 1944);
    • Principe Şehzade Mehmed Badreddin Efendi (Istanbul, 22 giugno 1901 – 13 ottobre 1903)
  13. Il 4 novembre 1904 sposò a Istanbul, al Palazzo di Yıldız, Saliha Naciye Haseki (1887 – Erenköy, 4 dicembre 1923), dalla quale ebbe:
    • Principe Şehzade Mehmed Abid Efendi (Istanbul, 17 settembre 1905 – Beirut, 8 dicembre 1973)
    • Principessa Samiye Sultan (16 gennaio 1908 – Istanbul, 24 gennaio 1909)

Ebbe, inoltre, altri figlie morte nell'infanzia:

  • Principessa Seniha Sultan (1885–1885), da una donna sconosiuta.
  • Principessa Aliyye Sultan (1900–1900), da una donna sconosiuta.
  • Principessa Cemile Sultan (Istanbul, Palazzo Yıldız, 22 dicembre 1900 – 9 gennaio 1901), dalla circassiana Gwaschemasch'e (Istanbul, 21 giugno 1877 – ?)

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze ottomane[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine del Crescente - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine del Crescente
Gran Maestro dell'Ordine di Nişan-i Imtiyaz - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Nişan-i Imtiyaz
Gran Maestro dell'Ordine dell'Eccelso Ritratto - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dell'Eccelso Ritratto
Gran Maestro dell'Ordine della Gloria - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine della Gloria
Gran Maestro dell'Ordine di Nichan Iftikar - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Nichan Iftikar
Gran Maestro e Cavaliere di I classe dell'Ordine di Medjidié - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Cavaliere di I classe dell'Ordine di Medjidié
Gran Maestro dell'Ordine di Osmanie - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Osmanie
Gran Maestro dell'Ordine dell'Alto Onore - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dell'Alto Onore
Gran Maestro dell'Ordine della Casa di Osman - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine della Casa di Osman

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Gran Croce e Collare dell'Ordine di Carol I - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce e Collare dell'Ordine di Carol I
— 1907[16]
Cavaliere dell'Ordine dei Serafini - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Serafini
— 24 luglio 1879
Cavaliere di Gran Croce dell'ordine reale di Kamehameha I - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'ordine reale di Kamehameha I
— 1881[17]
Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca)
— 13 dicembre 1884
Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro
Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Nera - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Nera
Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Torre e della Spada - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Torre e della Spada
Gran Commendatore con spade dell'Ordine Reale di Hohenzollern - nastrino per uniforme ordinaria Gran Commendatore con spade dell'Ordine Reale di Hohenzollern

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Roderique H. Davison, Reform in the Ottoman Empire, Princeton, 1963.
  2. ^ The Encyclopædia Britannica, Vol. 7, Hugh Chisholm (ed.), (1911), 3; Constantinople, the capital of the Turkish Empire
  3. ^ Britannica, Istanbul (archiviato dall'url originale il 18 dicembre 2007).:When the Republic of Turkey was founded in 1923, the capital was moved to Ankara, and Constantinople was officially renamed Istanbul in 1930.
  4. ^ Selim Deringil, The Well-Protected Domains: Ideology and the Legitimation of Power in the Ottoman Empire, 1876–1909, pp. 139–150
  5. ^ erdogan come abdul-hamid II, i gasdotti con la Russia e le alleanze a fasi alterne con la Germania, su dagospia.com. URL consultato il 10 agosto 2016.
  6. ^ Kemal H. Karpat, The politicization of Islam: reconstructing identity, state, faith, and community in the late Ottoman state, Oxford University Press US, 2001, p. 237, ISBN 0-19-513618-7. URL consultato il 28 giugno 2010.
  7. ^ Creelman, James, The Slaughter of Christians in Asia Minor, in The New York Times, 22 agosto 1909.
  8. ^ Federico Donelli, Simboli e tradizioni “inventate” alla corte di Abdülhamid II., in Diacronie. Studi di Storia Contemporanea, vol. 16, n. 4/2013.
  9. ^ Turkish Naval History: The Period of the Navy Ministry (archiviato dall'url originale il 7 dicembre 2006).
  10. ^ Curios Information about Armenia – Armenia.
  11. ^ Constitutional Rights Foundation (archiviato dall'url originale il 9 ottobre 2006).
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Predecessore Sultano ottomano Successore Ottoman flag.svg
Murad V 1876-1909 Mehmet V
Predecessore Califfo dell'Islam Successore Fictitious Ottoman flag 9.svg
Murad V 1876-1909 Mehmet V
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