Hafsa Sultan

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Hafsa Sultan
Valide Sultan
In carica 18 settembre 1520-19 marzo 1534
Predecessore Nuova creazione
Successore Nurbanu Sultan
Nome completo Aişe Hafsa Hatun Valide Sultan
Onorificenze Valide Sultan
Altri titoli Hatun
Morte Costantinopoli, 19 marzo 1534[1]
Sepoltura Moschea di Yavuz Selim
Luogo di sepoltura Fener, Fatih
Consorte Selim I
Figli Solimano il Magnifico
Fatma Sultan
Hatice Sultan
Hafize Sultan presunta
Beyhan Sultan presunta
Religione Islam

Hafsa Sultan, (turco: عائشہ حفصہ: عائشہ حفصہ سلطان, "Giovane leonessa") (... – Costantinopoli, 19 marzo 1534), a volte nota come Ayşe Hafsa Sultan a causa della sua sovrapposizione ad Ayşe Hatun, concubina secondaria di Selim, fu la consorte favorita di Selim I e la prima Valide Sultan dell'Impero ottomano in quanto madre di Solimano il Magnifico.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Hafsa fu a lungo ritenuta una principessa crimea, figlia di Meñli I Giray. Tale interpretazione è stata ormai sfatata, in quanto si è scoperto che la principessa crimea sarebbe in effetti un'altra donna, Ayşe Hatun, seconda consorte del marito. La sovrapposizione fu dovuta alla popolarità e al favore di cui godeva Hafsa, che portò molti contemporanei a credere che le sue qualità dovessero avere origine regale. Per questo motivo, il suo nome di nascita finì per essere fuso con quello della sua rivale, diventando nota anche come Ayşe Hafsa. Le reali origini di Hafsa sembrano invece essere quelle di una schiava di origini cristiane, forse crimea o circassa, catturata e venduta all'harem di Selim poco prima del 1490.

Matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Entrata nell'harem di Selim poco prima del 1490, Hafsa ne divenne la favorita. Ebbero un figlio e due figlie certe, e almeno due figlie presunte.

Nel 1512 Selim divenne Sultano e Hafsa venne mandata a Manisa con il figlio Solimano, nominato governatore della provincia, e le figlie nubili. Hafsa si dedicò alla carità, facendo costruire un grande complesso che comprendeva una moschea, una scuola elementare e un ospizio. È stata l'iniziatrice del "Mesir Festival", celebrato ancora oggi. Nel 1520 morì il sultano Selim I; Hafsa Sultan partì alla volta della capitale con il figlio, che le concesse il titolo di Valide Sultan (Sultana madre), rendendola la prima donna non di sangue reale a portare il titolo "Sultana" al posto di "Hatun", che poteva essere tradotto con un semplice signora (la prima invece a portarlo già come consorte sarà la nuora Hürrem Sultan, moglie dello stesso Solimano). Hafsa divenne molto popolare e influente durante il regno del figlio, continuando a patrocinare progetti religiosi e benefici[2][3].

L'entrata della tomba di Hafsa Sultan

Figli[modifica | modifica wikitesto]

Da Selim, Hafsa ebbe almeno tre figli:

A questi, certi, si aggiungono altre due figlie, la cui maternità di Hafsa è però discussa:

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Hafsa Sultan morì il 19 marzo 1534 e fu sepolta vicino al marito in un mausoleo dietro la Moschea di Yavuz Selim, a Fatih, a Istanbul. La causa più probabile della sua morte fu una malattia di cui soffriva da tempo, anche se non mancarono voci secondo cui sarebbe morta a causa di un attacco di cuore causatole dai continui dissapori con la moglie del figlio, Hurrem Sultan. Il suo mausoleo è stato in gran parte distrutto da un terremoto nel 1884. Dopo una ricostruzione, iniziata nel 1900, la sua tomba oggi è molto più semplice di quella che è stata costruita in origine.

Cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Nella serie TV storica Il secolo magnifico è interpretata dall'attrice turca Nebahat Çehre. Qui per ragioni di trama è rappresentata come la madre di Şah Sultan (una delle figlie di Selim con altre concubine) piuttosto che di Hafize Sultan.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Leslie P. Peirce, The Imperial Harem: Women and Sovereignty in the Ottoman Empire, Oxford University Press, 1993, p. 121, ISBN 0-19-508677-5.
  2. ^ Pietro Bragadin, ambasciatore dellaRepubblica di Venezia nei primi anni di regno di Solimano il Magnifico, disse "una bella donna di 48 anni, per la quale il sultano prova grande riverenza e amore..." Leslie Peirce, The Imperial Harem : Women and Sovereignty in the Ottoman Empire, Oxford University Press, 1993, p. 62, ISBN 0-19-508677-5.
  3. ^ Amy Singer, Constructing Ottoman beneficence: An imperial soup kitchen in Jerusalem, State University of New York Press, 2002, p. 90, ISBN 0-7914-5351-0.

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