Kurdistan iracheno

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Kurdistan iracheno
Kurdistan iracheno - Bandiera Kurdistan iracheno - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Kurdistan iracheno - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Regione del Kurdistan
Nome ufficiale (KU) Herêmî Kurdistan
(AR) كردستان العراق, Kurdistān al-ʿIrāq
Dipendente da Iraq Iraq
Lingue ufficiali curdo
Altre lingue arabo
Capitale Erbil  (1 293 820 ab. / 2010)
Politica
Status Regione autonoma (de iure), Stato (de facto)
Presidente Nechirvan Barzani
Primo ministro Masrour Barzani
Superficie
Totale 41.220 km² (138º)
% delle acque trascurabile
Popolazione
Totale 5.122.747 ab. (2014)
Densità ab./km² (120º)
Geografia
Continente Asia
Fuso orario UTC +3
Economia
Valuta Dinaro iracheno
PIL (nominale) 26,500,000,000 miliardi milioni di $ (2007)
PIL pro capite (nominale) 7,000 $ (2015)
Varie
TLD .krd
Prefisso tel. +964
Kurdistan iracheno - Mappa
 

Il Kurdistan iracheno, ufficialmente Regione del Kurdistan, è un'entità federale autonoma[1] nella parte settentrionale dell'Iraq che comprende i quattro governatorati a maggioranza curda di Dahuk, Erbil, Halabja e Sulaymaniyya. La regione confina con l'Iran a Est, con la Turchia a Nord, con la Siria a Ovest. La regione del Kurdistan comprende la maggior parte del Kurdistan iracheno geografico, ma esclude le aree curde sotto il governo iracheno da quando l'autonomia curda venne istituita nel 1992 con le prime elezioni curde dopo la guerra del Golfo. Il parlamento della regione del Kurdistan si trova ad Erbil, che è la più grande città curda in Iraq, ma la costituzione curda dichiara che la contesa città di Kirkuk sia la capitale del Kurdistan. Quando l'esercito iracheno si ritirò dalla maggior parte delle aree contese a metà del 2014 a causa dell'offensiva dell'ISIL nel nord dell'Iraq, le Peshmerga curda entrarono nelle aree e vi mantennero il controllo fino all'ottobre 2017.[2]

I curdi in Iraq hanno combattuto in modo oscillante per raggiungere l'autonomia o l'indipendenza nel corso del XX secolo e sono stati soggetti ad arabizzazione e genocidio nelle mani dell'Iraq.[3] Tuttavia, la zona di interdizione al volo imposta dagli americani dal marzo 1991 in poi su gran parte del Kurdistan iracheno diede ai curdi la possibilità di sperimentare l'autogoverno e la regione autonoma venne di fatto istituita.[4] Tuttavia, l'Iraq ha riconosciuto l'autonomia del Kurdistan solo dopo la caduta di Saddam Hussein nel 2003 con una nuova costituzione irachena nel 2005.[5] Nel settembre 2017 si è tenuto un referendum non vincolante sull'indipendenza che ha creato reazioni contrastanti a livello internazionale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La prima lotta curda per l'autonomia (1923-1975)[modifica | modifica wikitesto]

Insurrezione e prime elezioni (1975-1992)[modifica | modifica wikitesto]

Istituzione autonomia, guerre e turbolenze politiche (1992-2009)[modifica | modifica wikitesto]

Benché istituito già nel 1991 il territorio del Kurdistan Iracheno assume le attuali caratteristiche di autonomia solo con l'introduzione della nuova costituzione nel 2005.

Nel 2008 Stati Uniti, principale forza d'occupazione straniera a seguito della seconda guerra del Golfo, e Iraq firmano un accordo sullo status delle forze armate nel quale si fissa il ritiro di tutte le truppe americane entro la fine del 2011.

Benché continuino i combattimenti sia contro il governo iracheno e le truppe straniere, sia fra le diverse comunità etnico-religiose, la scadenza viene rispettata e nel 2011 le truppe straniere terminano il ritiro dall'Iraq.[6]

A partire dal 2012 l'Iraq, ed il Kurdistan con esso, subisce le ripercussioni della guerra civile siriana, essendoci un intenso scambio di guerriglieri fra i gruppi islamisti che operano nella Siria orientale e quelli che operano nell'Iraq occidentale (a maggioranza sunnita, dove è forte il risentimento verso il governo di Baghdad, dominato dagli sciiti).[7]

Nel 2013 Abu Bakr al-Baghdadi, leader dello Stato Islamico dell'Iraq fondato nel 2006 come parte della rete di al-Qāʿida, annuncia l'unione del suo gruppo con al-Nusra, il principale movimento islamista della guerriglia siriana. L'unione, respinta dalla maggior parte della dirigenza di al-Nuṣra e da al-Qāʿida, provoca l'allontanamento dalla rete di al-Qāʿida del nuovo gruppo, che prende il nome di Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (ISIS o ISIL nella sigla inglese, Da'ish in quella araba).[8]

ISIL e riavvicinamento con l'Iraq (dopo il 2014)[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del 2014 questo gruppo assume il controllo della città di Falluja e di buona parte della provincia irachena occidentale di al-Anbar, oltre che della Siria orientale, e si espande poi fra giugno e luglio a nord e a est, prendendo in particolare le città di Mosul e Tikrit e spingendosi fino al territorio del Kurdistan. In questo periodo, rotti definitivamente i legami con al-Qāʿida, proclama la creazione di un califfato universale (o Stato Islamico, IS nella sigla inglese) con a capo il suo leader Abu Bakr al-Baghdadi, che prende il nome di califfo Ibrāhīm.[9] L'avanzata dell'IS viene frenata dai raid degli Stati Uniti e dalle milizie curde e sciite.[10]

A partire dal 2015, lo Stato Islamico comincia a perdere terreno, e le offensive dell'esercito regolare e delle milizie a esso legate, unitamente ai raid aerei americani e alla pressione sul fronte siriano, portano alla riconquista irachena di diverse aree, incluse le città di Tikrit, Ramadi e Falluja.[11] A luglio 2016 l'unica grande città di cui lo Stato Islamico mantiene il controllo è Mosul, considerata la "capitale" del Califfato in Iraq fin dalla sua presa nel 2014.[12]

Il 25 settembre 2017 la popolazione curda è stata chiamata alle urne per decidere con un referendum se ottenere una completa indipendenza dall'Iraq[13]. Il 93% della popolazione curda ha votato sì per l'indipendenza del Kurdistan dall'Iraq[14]; molti stati tra cui lo stesso Iraq, Turchia, Stati Uniti e Iran sono però contrari all'indipendenza, solo Israele appoggia l'iniziativa curda.

Nel 2017, il tasso di disoccupazione è superiore al 20%, e il 30% della popolazione della regione del Kurdistan vive sotto la soglia di povertà. Al contrario, ci sono quasi 9 000 uomini d'affari nella regione del Kurdistan la cui ricchezza è sopra un milione di dollari.[15]

Etimologia e nome ufficiale[modifica | modifica wikitesto]

La parola "Kurdistan" significa letteralmente Paese dei Curdi.

Circa il nome ufficiale, la nuova Costituzione irachena parla di Regione del Kurdistan.[16] Il governo regionale parla di Kurdistan-Iraq o Regione del Kurdistan ma evita il termine di Kurdistan iracheno.[17]. Il nome del governo regionale è "Governo Regionale del Kurdistan", ossia GRK (Hikûmetî Herêmî Kurdistan in curdo).

I Curdi chiamano la loro regione Kurdistana Başȗr (Kurdistan del Sud) o Başûrê Kurdistanê (Sud del Kurdistan), in riferimento alla localizzazione geografica della regione autonoma rispetto all'ideale unitario del Kurdistan.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il Kurdistan iracheno è assai montuoso, con la sua principale eminenza che misura 3611 metri, il Chikah Dar. I numerosi fiumi che fluiscono da tali montagne e bagnano la regione sono all'origine della fertilità del terreno e della sua lussureggiante vegetazione.

Le montagne, il clima e la qualità delle acque fanno del Kurdistan iracheno una regione a forte vocazione agricola e turistica. Inoltre questa regione possiede materie prime minerarie, in particolare il petrolio, che è sfruttato da numerosi decenni.

Il più grande lago della regione è il lago Dukan.

Politica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Governo Regionale del Kurdistan.

I principali partiti presenti in Kurdistan sono il PDK, radicato nei governatorati di Arbil e Dahuk, e l'UPK che ha invece la propria base nei territori di Kirkūk e Sulaymaniyya. Un altro partito che alle elezioni parlamentari del 2014 ha conquistato notorietà è il partito Gorran (trad. Cambiamento) nato da una scissione interna dell'UPK nel 2006 e che si è imposto nel territorio di Sulaymaniyya.

Governatorati[modifica | modifica wikitesto]

Il Kurdistan iracheno e i suoi Governatorati.
Regione autonoma del Kurdistan

Il Kurdistan iracheno è diviso in 6 Governatorati. Fra essi, 3 sono sotto il controllo del governo regionale del Kurdistan. Questi Governatorati sono chiamati parēzge in curdo.

  • I Governatorati sotto diretto controllo del governo regionale del Kurdistan sono:
  1. Sulaymaniyya
  2. Erbil
  3. Dahuk
  • I Governatorati rivendicati in tutto o in parte dal governo regionale del Kurdistan sono:
  1. Diyala
  2. Kirkuk
  3. Ninawa (Ninive)
  4. Salah al-Din
  5. Wasit

Forze armate[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Peshmerga.

Il governo regionale del Kurdistan dispone di una forza armata nota sotto la denominazione di "Guardie regionali curde" (Kurdish Regional Guards), chiamate anche Peshmerga, dotate di solo armamento leggero. Due divisioni dell'esercito iracheno (la 15ª e la 16ª) erano, alla data del 2008, in fase di costituzione con dette unità.

Nell'agosto 2014, alcuni battaglioni della milizia peshmerga sono stati integrati nella Guardia Nazionale Irachena (al-Ḥaras al-Watanī), e sono parte della nuova 2ª divisione irachena, di base a Mosul. Attualmente hanno all'attivo circa 200.000 soldati.[18][19]

Nella loro lotta contro l'ISIS i Pashmerga stanno godendo di ampio supporto da nazioni estere aderenti alla coalizione internazionale anti-ISIS ottenendo ingenti carichi di armi dell'ultimo tipo tra cui: Heckler & Koch MP5, Heckler & Koch G36, M40, AK-47 e Beretta MG 42/59; oltre a queste dispongono anche di armi pesanti come RPG-7, AT4, MILAN[6] e razzi HEAT. La coalizione assicura ai curdi anche supporto logistico per le truppe peshmerga grazie ad addestramenti militari in Iraq.[10]

Media[modifica | modifica wikitesto]

Il Kurdistan possiede numerosi canali televisivi in lingua curda; in particolare, la compagnia che riceve i maggiori finanziamenti è la Rudaw, proprietaria anche di un quotidiano e di una stazione radiofonica.[20]

Etnia[modifica | modifica wikitesto]

Minoranze[modifica | modifica wikitesto]

All'interno del territorio sono presenti varie minoranze etniche. Una importante minoranza è quella religiosa yazida maggiormente presente nel territorio intorno a Sinjar nel Governatorato di Ninawa e che ha il proprio luogo più sacro nella tomba dello Shaykh ʿAdī a Lālish a nord-est di Mosul. Altre importanti minoranze sono rappresentate dagli assiri, dai turcomanni e dagli arabi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Iraq's Constitution of 2005, su constituteproject.org, 2005. URL consultato il 31 August 2019.
  2. ^ Iraqi Kurds 'withdraw to 2014 lines', 18 October 2017. URL consultato il 31 August 2019.
  3. ^ Alex Danilovich, Iraqi Kurdistan in Middle Eastern politics, 2016, p. 18, ISBN 978-1315468402.
  4. ^ (EN) Peter J. Lambert, The United States and the Kurds: case studies in United States engagement, Monterey, California, Calhoun - Institutional Archive of the Naval Postgraduate School, December 1997, pp. 85–87.
  5. ^ Philip S. Hadji, Iraq Timeline: Since the 2003 War, in United States Institute of Peace, vol. 41, nº 2, September 2015. URL consultato il 31 August 2019.
  6. ^ Last Convoy of American Troops Leaves Iraq, nytimes.com, 18 dicembre 2011. URL consultato il 18 giugno 2015.
  7. ^ Syrian Rebels Tied to Al Qaeda Play Key Role in War, nytimes.com, 8 dicembre 2012. URL consultato il 18 giugno 2015.
  8. ^ Iraq’s Branch of Al Qaeda Merges With Syria Jihadists, nytimes.com, 9 aprile 2013. URL consultato il 18 giugno 2015.
  9. ^ Il califfo dell'Isis al-Baghdadi appare a Mosul,obbeditemi, ANSA.it, 6 luglio 2014. URL consultato il 19 giugno 2015.
  10. ^ Iraq, nuovi raid Usa su Isis. “Jihadisti minacciano di giustiziare 4.000 Yazidi”, ilfattoquotidiano.it, 9 agosto 2014. URL consultato il 17 agosto 2014.
  11. ^ http://www.corriere.it/esteri/16_luglio_02/isis-califfato-sta-cambiando-pelle-ma-piu-vivo-che-mai-1adae28a-4020-11e6-9b09-25e75ee8bd2e.shtml
  12. ^ http://www.haaretz.com/middle-east-news/isis/iraq/1.729093
  13. ^ Sputnik, I curdi dell’Iraq verso referendum per l’indipendenza, su it.sputniknews.com. URL consultato il 19 agosto 2016.
  14. ^ http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2017/09/26/il-93-ha-votato-si-per-lindipendenza-del-kurdistan-dalliraq_ca847284-040c-4aec-b5a8-22b0df3b1dfb.html
  15. ^ (EN) Kurdistan Region’s Uncertain Future; Leaping Toward Authoritarianism, in Kurdish Policy, 18 aprile 2017. URL consultato il 1º ottobre 2017 (archiviato dall'url originale il 21 settembre 2017).
  16. ^ (EN) Full Text of Iraqi Constitution, washingtonpost.com, 12 ottobre 2005. URL consultato il 21 agosto 2014.
  17. ^ (EN) Kurdistan Regional Government (KRG), krg.org. URL consultato il 21 agosto 2014.
  18. ^ Raja Abdulrahim, Are Iraq's renowned peshmerga fighters any match for Islamic State?, su LATimes.com. URL consultato il 3 dicembre 2015.
  19. ^ Isabel Coles, Outgunned and untested for years, Kurdish peshmerga struggle, su Reuters, 13 agosto 2014. URL consultato il 3 dicembre 2015.
  20. ^ Rudaw - About us, su Rudaw Media Network. URL consultato il 13 settembre 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN154853943 · LCCN (ENn86066772 · GND (DE1060958392 · BNF (FRcb119742135 (data) · WorldCat Identities (ENn86-066772
Asia Portale Asia: accedi alle voci di Wikipedia che parlano dell'Asia