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Abu Bakr al-Baghdadi

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Abū Bakr al-Baghdādī
Mugshot of Abu Bakr al-Baghdadi, 2004.jpg
Foto segnaletica di al-Baghdādī durante la detenzione a Camp Bucca nel 2004.

Califfo dello Stato Islamico
In carica
Inizio mandato 29 giugno 2014
Predecessore carica creata

Emiro dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante
Durata mandato 18 aprile 2010 –
29 giugno 2014
Predecessore Abū Ayyūb al-Miṣrī

Ibrāhīm ʿAwed Ibrāhīm ʿAlī al-Badrī al-Sāmarrāʾī o semplicemente Ibrāhīm al-Badrī[1] (Falluja, 28 luglio 1971) è un terrorista iracheno, noto universalmente col nome di battaglia di Abū Bakr al-Baghdādī,[2] califfo dell'autoproclamato Stato Islamico (ISIS), entità non riconosciuta sorta nel giugno 2014 in alcuni territori tra l'Iraq nord-occidentale e la Siria orientale, di cui è considerato il leader[3].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Abū Bakr al-Baghdādī, nato Ibrāhīm ʿAwwād Ibrāhīm ʿAlī al-Badrī al-Sāmarrāʾī e noto anche come Dr. Ibrāhīm o Abū Duʿāʾ (in arabo: أبو دعاء‎), è a oggi considerato unanimemente il capo del sedicente Stato Islamico dell'Iraq e del Levante, organizzazione jihadista terroristica e fondamentalista attiva in Iraq, Siria, Libia, Mali e, in maniera discontinua, in Tunisia.

Secondo una sua biografia postata su Internet nel 2013 da un militante dell'Isis, Abū Bakr al-Baghdādī ha conseguito un PhD in Studi islamici presso l'Università di Scienze Islamiche di al-Aʿẓamiyya (trascritta in inglese "Adhamiya"), un sobborgo di Baghdad, ma in realtà i suoi studi rientrano nel campo del diritto.[4][5][6]

Secondo alcune fonti[5] Al-Baghdādī sarebbe stato imam all'epoca della seconda invasione statunitense dell'Iraq del 2003,[7] e ben presto entrò nei ranghi di al-Qāʿida, sempre in Iraq, quando essa era diretta dal giordano Abū Muṣʿab al-Zarqāwī. In seguito divenne noto come l'Emiro di Rāwa,[8] nonché «[colui che] presiede tribunali religiosi volti a giudicare i cittadini accusati di aiutare il governo iracheno e le forze della coalizione; organizza il rapimento di singoli o intere famiglie, organizza l'accusa, pronuncia le sentenze e quindi li fa giustiziare pubblicamente»,[9] non esitando a far uccidere i sostenitori del regime iracheno presieduto da Nūrī al-Mālikī.

Prigioniero nelle carceri statunitensi[modifica | modifica wikitesto]

Bakr al-Baghdadi fu arrestato nei pressi di Falluja il 2 febbraio 2004 dalle forze irachene, e secondo i dati del Dipartimento USA della Difesa, incarcerato presso il centro di detenzione statunitense di Camp Bucca e Camp Adder fino al dicembre 2004, con il nome di Ibrahim Awad Ibrahim al-Badry (al-Badrī) e sotto l'etichetta di "internato civile". Tuttavia venne rilasciato nel dicembre dello stesso anno, in seguito all'indicazione della commissione Combined Review and Release Board, che ne raccomandò il «rilascio incondizionato», riconoscendolo un «prigioniero di basso livello».[10][11] La scelta della liberazione ha destato numerose perplessità dando adito ad alcune teorie del complotto,[12] oltre a suscitare il vivo stupore del colonnello Kenneth King, tra gli ufficiali di comando a Camp Bucca nel periodo di detenzione di al-Baghdādī.[13]

Foto segnaletica a Camp Bucca di Abū Bakr al-Baghdādī nel 2004, ma con la barba corta

Il 16 maggio 2010, un comunicato del Consiglio Consultivo dello Stato Islamico dell'Iraq annuncia la nomina di Abū Bakr al-Baghdādī al-Ḥusaynī al-Qurashī al posto di Abū ʿOmar al-Baghdādī, ucciso il 18 aprile di quello stesso anno in un'operazione congiunta delle forze irachene e statunitensi.[14] Ibrahim al-Badri è sposato ed è alto un metro e sessantacinque.[15] Dall'ottobre 2011 figura tra i tre terroristi maggiormente ricercati dal governo statunitense, che ha offerto per la sua cattura una taglia di 10 milioni di dollari,[16] inferiore solo a quella stabilita per il terrorista egiziano Ayman al-Zawahiri, a capo di al-Qāʿida, che ammonta a 25 milioni di dollari.

Proclamazione del "Califfato"[modifica | modifica wikitesto]

Il 29 giugno del 2014, Abū Bakr al-Baghdādī viene proclamato "Califfo" dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante.[17] Il giorno 5 luglio egli si mostra in pubblico per la prima volta e rivolge un'allocuzione dall'interno della Grande moschea al-Nūrī (in arabo: جامع النوري‎, Jāmiʿ al-Nūrī) fatta costruire dal Sultano zengide Norandino (Nūrī al-Dīn Zengī),[18] a Mossul: città conquistata dalle milizie di al-Baghdādī, che chiamò quindi all'obbedienza nei suoi confronti e per l'affermazione della sua causa tutti i musulmani del mondo.[19]

L'autoproclamazione non basta a rendere legittimo il suo preteso Califfato, dal momento che - al di là delle oscure modalità della sua "scelta" (ikhtiyār), che dovrebbe essere effettuata invece da un "Consiglio della Shūra" (assolutamente inesistente) - manca del tutto qualsiasi parere favorevole in merito espresso dalla comunità dei dotti (ʿulamāʾ) del mondo sunnita e di quelli, in particolare, della moschea-università di al-Azhar, o di quella della Qarawiyyīn di Fez o della Zaytūna di Tunisi.

Manca inoltre il riconoscimento esplicito o implicito della comunità dei musulmani, esprimibile attraverso una necessaria bayʿa (giuramento di lealtà) da parte di una rappresentanza qualificata dei fedeli di ogni Paese che riconosca come valido il Califfato. Tale legittimità viene semmai certificata dalla khuṭba della preghiera canonica del mezzogiorno di venerdì, che deve essere pronunciata dall'imam che guida la preghiera collettiva in nome del Califfo riconosciuto come tale: condizione non assolta invece in alcuna parte del mondo islamico estraneo ai territori controllati dall'ISIS / ISIL.

In merito si è espresso, negativamente, anche il "Mufti informatico" egiziano Yusuf al-Qaradawi, dichiarando sciaraiticamente "nulla" e "non valida" la dichiarazione di Abū Bakr al-Baghdādī.[20] e potenzialmente dannosa per i musulmani sunniti, tra cui quelli iracheni stessi. Il "Califfo" non si è limitato a dichiararsi Califfo ma ha velleitariamente affermato che avrebbe conquistato Roma e che l'Europa sarebbe stata assoggettata all'Islam, riprendendo una formula retorica ampiamente in uso in età musulmana classica,[21] quando peraltro con "Roma" si alludeva in realtà a Costantinopoli, essendo la città di Roma quasi totalmente sconosciuta ai geografi del tempo.[22]

Attività terroristiche[modifica | modifica wikitesto]

Nell'autunno del 2010, lo Stato Islamico dell'Iraq moltiplica gli attacchi contro elementi cristiani e sciiti accusati di collaborare con il governo iracheno e le forze della coalizione. Il 31 ottobre 2010, vigilia della festività cristiana di Ognissanti, l'organizzazione prende in ostaggio i presenti nella Cattedrale di Baghdad. L'azione finisce in un bagno di sangue, con 46 persone uccise, fra cui due sacerdoti e 7 poliziotti. Il 3 novembre 2010, lo Stato Islamico dell'Iraq rivendica la responsabilità del massacro.[23]

Gli attacchi proseguono per tutto il 2011, 2012 e 2013. Di particolare gravità l'attacco effettuato il 18 gennaio 2011 da un kamikaze che si fa saltare con la carica esplosiva che portava con sé in mezzo a un gruppo di reclute della polizia di Tikrit, provocando una cinquantina di morti. Il giorno seguente un altro kamikaze lancia un'ambulanza piena di esplosivo contro l'ingresso di una base delle forze di sicurezza a Baʿqūba. Lo Stato Islamico dell'Iraq rivendica entrambi gli attacchi.[24]

Il 9 maggio 2011, Abū Bakr al-Baghdādī annuncia in un comunicato la sua alleanza con Ayman al-Zawāhirī, successore di Osama bin Lāden, ucciso il 2 maggio 2011 ad Abbottabad (Pakistan). L'"Emiro" dello Stato Islamico dell'Iraq riafferma la lealtà del suo gruppo nei confronti della direzione centrale di al-Qāʿida, giurando di voler vendicare la morte del suo antico capo.[25] Il gruppo ha rivendicato in tale occasione un attacco suicida eseguito il 5 maggio 2011 contro un posto di polizia ad al-Ḥilla, a sud di Baghdad, che aveva provocato la morte di 24 poliziotti, fra cui cinque capitani e due tenenti.[26]

Quando annunciò la costituzione dell'ISIS, Abū Bakr al-Baghdādī stabilì che la fazione gihadista attiva nella guerra civile siriana di Jabhat al-Nuṣra — definita anche "Fronte al-Nuṣra" - doveva essere considerata un'estensione dell'ISIS in Siria e che dovesse quindi fondersi con essa.[27] Il leader del Jabhat al-Nuṣra, Abū Muḥammad al-Jawlānī, contrastò questa pretesa di fusione tra i due gruppi sotto il comando di Abū Bakr al-Baghdādī e si appellò al giudizio supremo dell'"emiro" di al-Qāʿida, Ayman al-Zawahiri, che stabilì che l'ISIS dovesse essere abolito e che Abū Bakr al-Baghdādī dovesse limitare le attività del proprio gruppo al solo Iraq.[28] Abū Bakr al-Baghdādī, tuttavia, respinse il deliberato e l'autorità di al-Zawahiri e assunse il controllo del Jabhat al-Nuṣra, l'80% circa dei cui militanti era di provenienza straniera.[29] Nel gennaio 2014, l'ISIS espulse il Jabhat al-Nuṣra dalla città siriana di Raqqa, e in quello stesso mese scontri fra ISIS e il Jabha nel Governatorato di Deir el-Zor provocarono la morte di centinaia di militanti di entrambe le fazioni e costrinsero alla fuga decine di migliaia di abitanti della città.[30] Nel febbraio 2014, al-Qāʿida ruppe qualsiasi relazione con l'ISIS.[31]

Il 2 dicembre 2012 si sparse la voce che Abū Bakr al-Baghdādī fosse stato catturato a nord di Baghdad. Un comunicato diffuso dalla catena televisiva irachena al-ʿIrāqiyya ne dette la notizia ma furono presto espressi dubbi sulla sua veridicità e altre fonti affermarono che la persona arrestata fosse un esponente della nebulosa terroristica che si nasconde dietro la sigla di "Stato Islamico dell'Iraq", senza però che la sua identità fosse rivelata.[32] Il 7 dicembre 2012, lo Stato Islamico dell'Iraq smentì l'arresto del suo "Emiro".[33]

Nel mese di novembre 2014, fu annunciato da Al Jazeera che fonti irachene avevano assicurato l'avvenuto ferimento di Abū Bakr al-Baghdādī e l'uccisione del suo vice Musallam al-Turkmanī nel corso di un raid aereo organizzato e portato a termine, tra la notte di venerdì 7 novembre e il sabato 8 novembre, dalle forze irachene sulla località di al-Qāʾim (400 km a NO di Baghdad). La notizia non fu però confermata dalle fonti statunitensi, impossibilitate a controllarla.[34]

Come spesso avviene, numerose sono state le notizie sul ferimento o l'uccisione di al-Baghdādī. L'ultima in ordine di tempo è la notizia diramata il 21 aprile 2015 dal settimanale statunitense Newsweek che, citando una fonte ufficiale irachena, ha affermato che il "Califfo" sarebbe stato gravemente ferito in un'azione di bombardamento delle forze americane il 18 marzo 2015 nella località di al-Baʿāj (in arabo: البعاج‎, in inglese Al-Baaj), facente parte del Governatorato di Ninive, al confine con la Siria. In attesa della sua guarigione, le forze di Daesh sarebbero state guidate ad interim da Abū ʿAlāʾ al-ʿAfrī (in arabo: أبو علاء العفري‎), vice di Abū Bakr al-Baghdādī, precedentemente docente di fisica.[35]

Il giorno 13 maggio 2015, fonti irachene hanno diffuso la notizia secondo cui lo stesso al-ʿAfrī sarebbe rimasto a sua volta ucciso in una moschea di Tel ʿAfar, a ovest di Mossul (Governatorato di Ninive), in un bombardamento delle forze della Coalizione.[36] La notizia non è tuttavia stata confermata dagli Stati Uniti.[37]

Teorie del complotto[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni cospirazionisti nel mondo arabo hanno avanzato l'ipotesi che dietro lo Stato Islamico ci siano gli Stati Uniti, che così facendo intendono destabilizzare ulteriormente il Vicino Oriente a proprio vantaggio.

Le prime ipotesi in tal senso furono pubblicate nel luglio 2014 dal Gulf Daily News, una testata che ha sede nel Bahrein.[38] Dopo che tali indiscrezioni cominciarono a guadagnare qualche consenso, l'ambasciata americana in Libano ha emesso un comunicato ufficiale in cui negava le accuse, definendole una totale invenzione.[39]

Un'altra teoria complottista si spinge addirittura ad affermare che Abū Bakr al-Baghdādī è in realtà un attore e agente israeliano del Mossad, chiamato "Simon Elliot". Chi condivide questa asserzione ribadisce che ciò si evincerebbe dai documenti scoperti da Edward Snowden, ma l'avvocato di quest'ultimo ha definito tutta la vicenda "una bufala".[40][41][42]

Secondo il New York Times, un precedente presunto capo dello Stato Islamico dell'Iraq, un certo ʿAbd Allāh Rashīd al-Baghdādī, dal nome analogo a quello di Abū Bakr, sarebbe stato una "finzione" e vi sarebbero stati "dubbi sulla sua esistenza", a detta del Generale di brigata Kevin Bergner e dell'ex ufficiale della CIA Bruce Riedel.[43] Secondo l'ex ufficiale della CIA, la figura di al-Baghdādī, in realtà a suo dire deceduto, sarebbe stata una "storia di copertura" (cover story), al fine di "proteggere un reale capo esistente".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ in arabo: إبراهيم عواد إبراهيم علي البدري السامرائي
  2. ^ in arabo: ﺍﺑﻮ ﺑﻜﺮ ﺍﻟﺒﻐﺪﺍﺩﻱ
  3. ^ I movimenti radicali jihadisti amano impiegare il termine arabo "Emiro", che letteralmente significa «Comandante». Il nome è ormai certo dalla scheda di prigionia nelle carceri militari dell'Esercito statunitense in Iraq. Si veda in proposito il reportage di Luigi Ferraiuolo su Tg2000 riportato nel sito YouTube.com
  4. ^ Chelsea J. Carter e Hamdi Alkhshali, Does video show ISIS leader? Iraq works to find out, in cnn.com, 6 luglio 2014. URL consultato il 6 luglio 2014.
  5. ^ a b Martin Chulov, Abu Bakr al-Baghdadi emerges from shadows to rally Islamist followers, in theguardian.com, 6 luglio 2014. URL consultato il 6 luglio 2014.
  6. ^ CNN: ISIS: The first terror group to build an Islamic state?
  7. ^ BBC News - Profile: Abu Bakr al-Baghdadi, BBC News, 11 giugno 2014. URL consultato il 16 giugno 2014.
  8. ^ Col richiamo alla tradizione classica islamica, col termine emiro sono indicati nei movimenti gihadisti i comandanti delle aree cadute sotto il controllo dell'organizzazione terroristica, di norma esponenti di spicco nelle azioni armate da loro organizzate e portare a compimento.
  9. ^ (EN) articolo di Bill Roggio, "Western Anbar Roundup", su: The Long War Journal.
  10. ^ Luigi Ferraiuolo, Isis, svelata la vera identità di Abu Bakr al Baghdadi, Velino, 2 marzo 2015.
  11. ^ Fox's Pirro: Obama set ISIS leader free in 2009, su PolitiFact.com, Tampa Bay Times, 14 giugno 2014. URL consultato il 20 giugno 2014.
  12. ^ Vedi § Teorie del complotto
  13. ^ ISIS Leader: ‘See You in New York’, The Daily Beast, 14 giugno 2014. URL consultato il 4 ago 2014.
  14. ^ al-Qāʿida nomina un nuovo capo in Iraq Cyberpresse.ca, 16 maggio 2010.
  15. ^ Luigi Ferraiuolo, Isis, la vera identità del califfo Abu Bakr Al Baghdadi, Tv2000, 26 febbraio 2015.
  16. ^ Iraq: al Baghdadi, 'califfo' dello Stato islamico, appare in video nella moschea di Mosul - Repubblica.it
  17. ^ Proclamazione del Califfato
  18. ^ La località non appare casuale. Anziché identificare il curdo Saladino come campione della riconquista islamica della Terrasanta, la scelta è invece significativamente caduta sul turco arabizzato Norandino, che da Mossul avviò le sue compagne militari contro i crociati, avendo come suo generale, a lui feudalmente sottoposto, proprio Saladino di Tikrit.
  19. ^ تقرير عن خطبته من قناة الجزيرة L'allocuzione del "Califfo" Abū Bakr al-Baghdādī a Mossul sul canale televisivo qatariota Al Jazeera (5 luglio 2014)
  20. ^ Prominent scholars declare ISIS caliphate 'null and void'
  21. ^ Iraq, il califfo integralista al-Baghdādī: “Conquisteremo Roma e il mondo intero”, Il Fatto Quotidiano, 2 luglio 2014
  22. ^ Adalgisa De Simone e Giuseppe Mandalà, L'immagine araba di Roma. I geografi del Medioevo (secoli IX-XV), Bologna, Pàtron Editore, 2002.
  23. ^ Baghdad: cristiani nuovamente vittime di attentati Le Parisien, 10 novembre 2010.
  24. ^ al-Qāʿida rivendica una serie di attentati-suicidi
  25. ^ Degli Iracheni vogliono vendicare Bin Laden, su: Le Figaro, 9 maggio 2011
  26. ^ Iraq: al-Qāʿida rivendica un attentato, su: Le Figaro, 9 maggio 2011
  27. ^ ISI Confirms That Jabhat Al-Nusra Is Its Extension in Syria, Declares 'Islamic State of Iraq And Al-Sham' As New Name of Merged Group, Memri, 8 aprile 2013. URL consultato il 16 giugno 2014.
  28. ^ Syria And Iraq Al Qaeda Merger Annulment Announced By Ayman Al Zawahri, Huffingtonpost.com, 10 giugno 2013. URL consultato l'8 dicembre 2013.
  29. ^ Ghaith Abdul-Ahad in Shadadi, eastern Syria, Syria's al-Nusra Front – ruthless, organised and taking control | World news (Londra), The Guardian, 10 luglio 2013. URL consultato l'8 dicembre 2013.
  30. ^ This disowned Al Qaeda branch is killing more Al Qaeda fighters in Syria than anyone else, Global Post, 12 maggio 2014. URL consultato il 13 giugno 2014.
  31. ^ Liz Sly, Al-Qaeda disavows any ties with radical Islamist ISIS group in Syria, Iraq, The Washington Post. URL consultato il 14 giugno 2014.
  32. ^ (EN) High-ranking al Qaeda in Iraq figure arrested, officials say CNN, 3 dicembre 2012
  33. ^ (EN) "Islamic State of Iraq denies its emir captured", su: The Long War Journal, 7 dicembre 2012
  34. ^ http://edition.cnn.com/2014/11/10/world/meast/isis-threat/ La CNN sul ferimento di Abū Bakr al-Baghdādī.
  35. ^ Jack Moore, ISIS Replace Injured Leader Baghdadi With Former Physics Teacher, in Newsweek, 22 aprile 2015. URL consultato il 12 aprile 2015.
  36. ^ Articolo di La Repubblica
  37. ^ Islamic State deputy leader killed in Iraq air strike, su BBC, 13 maggio 2015. URL consultato il 13 maggio 2015.
  38. ^ "Baghdadi 'Mossad trained", Gulf Daily News, 15 luglio 2014
  39. ^ "The US, IS and the conspiracy theory sweeping Lebanon", BBC News, 11 agosto 2014
  40. ^ 'Password 360' Conspiracy Theories Linking CIA To Isis Actually Bring A Serious US Denial. The Huffington Post
  41. ^ "Inside jobs and Israeli stooges: why is the Muslim world in thrall to conspiracy theories?". Mehdi Hassan. The New Statesman
  42. ^ "Why Iran Believes the Militant Group ISIS Is an American Plot". Andy Baker. The New York Times, 19 luglio 2014
  43. ^ Leader of Al Qaeda group in Iraq was fictional, U.S. military says - The New York Times

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]