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Al Jazeera

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Al Jazeera
Al Jazeera.svg
La rete in lingua araba nacque nel 1996.
Paese Qatar Qatar
Lingua arabo
Tipo All-news
Target tutti
Versioni Al Jazeera SDTV
(data di lancio: 1º novembre 1996)
Gruppo Al Jazeera Media Network
Editore Hamad bin Khalifa al-Thani
Sito www.aljazeera.net
Diffusione
Satellite
Tivùsat - Sky Italia
Hot Bird 13C
13.0° Est
Al Jazeera (DVB-S - FTA)
12111.00 V - 27500 - 3/4
Tivùsat: canale 66 SDTV
Sky Italia: canale 560 SDTV
Al Jazeera Intl
Paese Qatar Qatar
Lingua inglese
Tipo rete televisiva
Target tutti
Versioni Al Jazeera Intl SDTV
(data di lancio: 15 novembre 2006)
Nomi precedenti Al Jazeera English (2006-2010)
Al Jazeera International (2010-2012)
Gruppo Al Jazeera Media Network
Editore Hamad bin Khalifa al-Thani
Sito www.aljazeera.com
Diffusione
Satellite
Tivùsat - Sky
Hot Bird 13D
13.0° Est
Al Jazeera Intl (DVB-S - FTA)
11034.00 V - 27500 - 3/4
Tivùsat: canale 67 SDTV
Sky: canale 532 SDTV

Al Jazeera (in arabo: الجزيرة‎, al-Ǧazīra, nome che significa L'isola[1]) è una rete televisiva satellitare con sede in Qatar, talvolta menzionata come Al Jazira.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La nascita di Al Jazeera è dovuta alla volontà di Hamad bin Khalifa al-Thani, emiro del Qatar, di trasformare il suo paese nel centro culturale della regione, ritenuto l'unico metodo per il piccolo e storicamente irrilevante Qatar di assumere maggiore importanza nel panorama politico mediorientale.[2]

Il progetto originale prevedeva che l'emittente, nata grazie agli ingenti finanziamenti dell'emiro, avrebbe dovuto in seguito sostentarsi esclusivamente con gli introiti privati derivanti dalla pubblicità, ma tale indipendenza finanziaria non è mai stata raggiunta in quanto le concessionarie della pubblicità dell'area erano e sono tuttora monopolizzate dall'Arabia Saudita, il cui governo è fortemente ostile ad Al Jazeera. Infatti, l'intenzione dell'emiro al Thani di creare una emittente "libera" ha dato ad Al Jazeera una forte connotazione di media indipendente, e sin dagli inizi i giornalisti che vi lavorano perseguono la ricerca di scoop e hot news (prestando a volte il fianco ad accuse di sensazionalismo). Proprio per questa sua peculiarità, Al Jazeera ha riscosso un immediato successo tra gli spettatori di tutti i paesi di lingua araba, che per la prima volta potevano avere accesso ad una informazione televisiva non censurata né addolcita ma pericolosamente induttiva.

Al Jazeera si è imposta come principale emittente in lingua araba in occasione dell'Operazione Desert Fox del 1998 contro l'Iraq ed ha riconfermato la propria leadership nel 2000 con la copertura completa della seconda intifada.

Tutta la storia di Al Jazeera è costellata di tentativi da parte dei regimi arabi (compreso il nuovo[quale?] governo iracheno) di ostacolarne e reprimerne l'attività[3] tramite l'allontanamento dei giornalisti e la chiusura degli uffici di corrispondenza; clamorosa è stata, il 27 gennaio 1999, la decisione del governo algerino di imporre un black out alle principali città del paese per impedire la visione di Al Jazeera, il cui palinsesto di quel giorno prevedeva appunto un dibattito sulla presunta e televisivamente costruita[4] guerra civile in Algeria con la presenza in studio di un diplomatico dissidente. Tuttavia questi tentativi non sono riusciti ad arginare la popolarità dell'emittente, tanto che nel 2003 investitori governativi di molti paesi arabi hanno dato vita ad una nuova tv satellitare, Al Arabiya, con lo scopo dichiarato di sottrarre pubblico ad Al Jazeera combattendola ad armi pari, cioè imitandone i format e l'impostazione occidentale, ma con contenuti meno critici e corrosivi nei confronti dei governi della regione vicino-orientale.

Contenuti in Creative Commons[modifica | modifica wikitesto]

Per la sua diffusione linguistica, è un'emittente che copre un ampio spazio, che va dall'Africa araba, ai paesi sauditi, fino all'Indonesia.

L'organizzazione è molto semplice, seppure rispettando dei canoni ben definiti. Le edizioni principali dei telegiornali, trasmesse in un ampio studio con bancone convesso, sono affidate ad uno staff di giornalisti composto sia da uomini che da donne. Le edizioni della mattina si svolgono in uno studio più piccolo, con grande schermo sulla parete ed una piccola platea con due poltrone, riservate al conduttore e all'ospite.

Entrambe le reti sono ricevibili via satellite Hotbird, e visibili sulle piattaforme tv Sky Italia e Tivùsat. Si può inoltre seguirla in streaming dal sito stesso di Al Jazeera.

Il 27 dicembre 2008 Israele lanciò la campagna militare Operazione Piombo fuso, chiudendo ogni collegamento con la Striscia di Gaza. Al Jazeera si trovò ad essere l'unica televisione ad avere corrispondenti all'interno della zona di guerra. L'enorme quantità di richieste di immagini da parte delle reti di tutto il mondo indussero Mohamed Nanabhay, responsabile web dell'emittente, a lanciare il primo archivio di una rete televisiva con licenza Creative Commons CC-BY[5]. Da quel momento la maggior parte dei contenuti online dell'emittente sono disponibili sotto tale licenza.

Al Jazeera Intl[modifica | modifica wikitesto]

Dal 15 novembre 2006, alle ore 12.00 CET, è iniziata la programmazione regolare del canale Al Jazeera English, che trasmette solo in lingua inglese[6] e che ha quattro sedi da dove partono le trasmissioni, e si trovano a:

Nel 2010, l'edizione in lingua inglese viene rinominata Al Jazeera International, e nel 2012 cambia ulteriormente nome in Al Jazeera Intl. Nella redazione è presente una giornalista di nazionalità italiana, Barbara Serra.[7]

Altri canali del gruppo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: BeIN Sports Arabia e JeemTV.
  • Sono diciannove canali sportivi, tre in chiaro e gli altri sedici a pagamento, tra i quali 6 in HD, controllati da Al Jazeera. Essi trasmettono una miriade di eventi sportivi, tra cui i Mondiali di calcio, Campionati europei di calcio e dalla stagione 2009/10 anche la UEFA Champions League e l'Europa League (solitamente in onda sui canali a pagamento).
  • JeemTV è il canale per bambini del gruppo, lanciato il 9 settembre 2005. Conosciuto anche con l'acronimo JCC, trasmette 18 ore e mezzo al giorno nei feriali e 19 ore nei fine settimana. Il 40% della sua programmazione è autoprodotto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Al Jazeera significa L'isola
  2. ^ Hamad bin Khalifa al-Thani
  3. ^ Articolo
  4. ^ (FR) Nicolas Beau e Jacques-Marie Bourget, Le Vilain Petit Qatar, Fayard, 2013.
  5. ^ Al Jazeera, prima tv in Creative Commons [video], in wired.it, 7 aprile 2011. URL consultato il 17 luglio 2013.
  6. ^ Al Jazeera English
  7. ^ Notizia

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Donatella Della Ratta, Al Jazeera. Media e società arabe nel nuovo millennio, Milano, Mondadori, 2005, ISBN 88-424-9282-5.
  • Augusto Valeriani, Il giornalismo arabo, Roma, Carocci, 2005, ISBN 88-430-3280-1.
  • Maddalena Oliva, Fuori Fuoco. L'arte della guerra e il suo racconto, Bologna, Odoya, 2008, ISBN 978-88-6288-003-9.
  • Alessandro Cervi, Al-jazeera e la rivoluzione dei media arabi, Palermo, Sellerio, 2005, ISBN 88-389-2050-8.
  • Andrea Morigi e Hamza Boccolini, Media e Oriente, Milano, Mursia, 2011, ISBN 978-88-425-4210-0.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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