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Mosul

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Mosul
città
الموصل
al-Mawṣil
Mosul – Veduta
Localizzazione
StatoIraq Iraq
GovernatoratoNinawa
DistrettoMosul
Territorio
Coordinate36°02′N 43°07′E / 36.033333°N 43.116667°E36.033333; 43.116667 (Mosul)Coordinate: 36°02′N 43°07′E / 36.033333°N 43.116667°E36.033333; 43.116667 (Mosul)
Altitudine224 m s.l.m.
Abitanti1 500 000[1] (2010 calcolati)
Altre informazioni
Prefisso60
Fuso orarioUTC+3
Cartografia
Mappa di localizzazione: Iraq
Mosul
Mosul
Mappa dei quartieri di Mosul

Mosul (in arabo: موصل‎, al-Mawṣil, o più raramente in Italiano Mossul) è una città dell'Iraq, capoluogo del governatorato di Ninawa.

Mosul è il nome che diedero gli Arabi musulmani all'antica Ninive, la capitale assira citata anche nella Bibbia. Il sito di Ninive si trova sulla sponda orientale del fiume Tigri, mentre Mosul è sorta sulla sponda occidentale. La città ha circa 1 500 000 abitanti (calcolati nel 2015).[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Antichità[modifica | modifica wikitesto]

Identificata nei primi periodi islamici come capitale della regione del Diyār Rabīʿa (lett. "gli insediamenti della tribù araba dei Banū Rabīʿa"), Mosul è stata da taluni identificata con l'antico centro urbano di Μέψιλα (Mèpsila), citato da Senofonte, ma la cosa è tutt'altro che sicura, vista la diversa collocazione geografica rispetto a quella riportata dallo storico greco, mentre è maggiormente suffragata l'identificazione di Mosul con la persiana Budh-Ardhashīr.

Il Cristianesimo penetrò a Mosul fin dal II secolo; la città divenne sede episcopale di fede nestoriana nel VI secolo.

In periodo islamico la città fu conquistata da ʿUtba ibn Farqad nel 641 e presto trasformata in campo fortificato (miṣr) per volere del califfo ʿUmar b. al-Khaṭṭāb.

Alla fine del IX secolo Mosul cominciò a entrare nell'orbita della dinastia araba degli Hamdanidi che ne fecero per un certo periodo il loro principale baluardo, dapprima come governatori degli Abbasidi, ma senza rifuggire dal contrapporsi duramente ad essi non appena fosse stata messa in discussione l'autonomia di fatto da essi faticosamente conquistata.

Dal XII al XV secolo[modifica | modifica wikitesto]

Un secolo dopo il controllo della città passò agli ʿUqaylidi, della tribù dei B. Kaʿb, ma la vera ascesa Mosul la conobbe con l'atabeg turco ʿImād al-Dīn Zankī, figlio di Āq Sunqūr al-Ḥājib e padre di Norandino (Nūr al-Dīn ibn Zankī) che, nel 1127, strappò la città al controllo dei Selgiuchidi.

Alla morte di Norandino, Mosul passò a suo figlio ʿIzz al-Dīn Masʿūd. Di lì a poco la città dovette tuttavia arrendersi a Saladino (alāḥ al-Dīn ibn Ayyūb) che intendeva infliggere un colpo mortale all'esperienza statale dei Crociati in Terrasanta serrando gli Outremer grazie appunto a Mosul, ad Aleppo, a Damasco e all'Egitto.

Dopo l'esperienza ayyubide la città sfuggì, a metà del XIII secolo, all'aggressione dei Mongoli di Hulagu grazie al fatto che il suo governatore Badr al-Dīn Luʾluʾ accompagnò il condottiero mongolo nella sua campagna di devastazione delle regioni siriane, che s'infranse infine contro la superiore cavalleria mamelucca nella battaglia di ʿAyn Jālūt. Il figlio di Badr al-Dīn, al-Malik al-ālih Ismāʿīl, si aggregò a questo punto al carro dei vincitori, ma ciò non evitò a lui né a Mosul la dura punizione dei Mongoli, tutt'altro che infiacchiti nella regione mesopotamico-iranica, dalla sconfitta subita dai Mamelucchi.

Mosul cadde quindi sotto controllo dei mongoli Ilkhanidi e poi sotto quello dei mongoli Jalayridi, fatto che la salvò dalla devastante furia di Tamerlano.

Dal XVI al XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Vilayet di Mossul.

All'inizio del XVI secolo Mosul fu controllata dalla federazione turcomanna degli Aq Qoyūnlū, ma pochissimo dopo 1508 i Safavidi occuparono Baghdad e Mosul, fin quando, nel 1535, l'Ottomano Solimano il Magnifico la strappò alla dinastia iranica.

Da quel momento la città fu governata da un Pascià ottomano e fu solo nel 1925, a quattro anni dalla formale indipendenza irachena, che Mosul entrò a far parte dei domini di Fayṣal I d'Iraq, primo sovrano del Regno hascemita d'Iraq.

Apprezzata in periodo medievale per la bellezza dei suoi tessuti (la "mussolina" prende il nome dalla città) e per la floridezza dei suoi commerci, Mosul aveva una cinta muraria con sette porte e imponenti torrioni, un rinomato ospedale (maristan) e un vasto mercato coperto (qaysariyya).

Per tutto l'Ottocento e per buona parte del Novecento abitarono a Mosul comunità appartenenti alle religioni più diverse. Accanto ad una maggioranza di arabi, curdi e turcomanni, erano censite minoranze di ebrei, yezidi e cristiani, distinti questi ultimi fra cattolici, protestanti, caldei, armeni, greco-ortodossi, nestoriani, maroniti e giacobiti.

Nel XXI secolo[modifica | modifica wikitesto]

L'ex minareto pendente Hadba

In periodo contemporaneo Mosul ha visto crescere impetuosamente la sua popolazione, dai 40 000 abitanti di fine XIX secolo (fra cui 7 000 cristiani e 1.500 ebrei) ai circa un milione e mezzo attuali che la rendono la terza città per popolazione dell'Iraq, dopo la capitale Baghdad e Bassora.

Nel giugno del 2014 la città cade in mano ai miliziani di Da'esh (o Stato Islamico). Tra le azioni di guerra dei miliziani jihadisti v'è stata la distruzione della moschea dedicata al profeta Giona, costruita nel secolo XIII[2], delle millenarie mura di Ninive[3], di numerosi manoscritti e documenti di grande rilevanza storica della Biblioteca, una delle più antiche dell'Iraq, alcuni dei quali presenti in un elenco di testi rari stilato dall'UNESCO[4], e di numerose statue e reperti risalenti all'Impero assiro conservati nel Museo della città.[5] Le notizie sugli accadimenti nella città occupata giungono per lo più da un blogger, Mosul Eye, che riuscirà a mantenere l'anonimato per tutta la durata dell'oocupazione.

A 35 km dalla città si trova la diga di Mosul: costruita negli anni ottanta del XX secolo, controlla l'irrigazione del Governatorato di Ninawa. È considerata di importanza strategica per l'intero Stato dell'Iraq.

Il 17 ottobre 2016, dopo più di due anni dalla sua caduta, ha inizio l'offensiva contro Da'esh da parte dei soldati dell'esercito iracheno e dei curdi peshmerga, entrambi in stretta collaborazione con le forze speciali statunitensi.

Il 21 giugno 2017 viene distrutta la grande moschea di Al Nuri insieme al suo famoso minareto pendente Hadbal. Secondo il governo iracheno e quello americano, sarebbe stata fatta esplodere dall'ISIS, a causa dell'approssimarsi della propria sconfitta nella città.[6][7] Il 9 luglio 2017 il premier Haydar al-'Abadi annuncia ufficialmente la riconquista di Mosul.[8][9]

Le vittime stimate per la battaglia di Mosul sono almeno 40 000.[10]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La diga di Mosul è stata progettata per fornire a Mosul energia idroelettrica e approvvigionamento idrico. Tuttavia i tagli di approvvigionamento idrico sono comuni e le reti di telefonia mobile sono state arrestate.

Ci sono cinque ponti che attraversano il Tigri a Mosul, da nord a sud: [11]

  • Ponte Al Shohada (conosciuto anche come "Terzo Ponte")
  • Quinto ponte
  • Vecchio ponte (o "Iron Bridge", conosciuto anche come "Primo ponte")
  • Al Huriya Bridge (letteralmente: "Ponte di libertà", Noto anche come "Secondo ponte")
  • Quarto ponte

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Al-Mawşil, World Gazetteer. URL consultato il 30 maggio 2011.
  2. ^ Il “Califfo” al Baghdadi fa saltare in aria la moschea, La Stampa, 25 luglio 2014.
  3. ^ [1], Il Secolo XIX, 29 gennaio 2015.
  4. ^ [2], Il Giornale, 25 febbraio 2015.
  5. ^ Isis, jihadisti distruggono reperti e statue antiche in un museo di Ninive, Il Fatto quotidiano, 26 febbraio 2015.
  6. ^ US, Iraq say ISIS blew up famous Mosul mosque, in cnn.com.
  7. ^ Marta Serafini, Mosul, Isis fa saltare in aria l’antica moschea di Al Nuri, in Corriere della Sera. URL consultato il 22 giugno 2017.
  8. ^ Viaggio nella Mosul liberata: l'ingresso in città del premier iracheno Haider al Abadi, in Rainews. URL consultato il 12 luglio 2017.
  9. ^ Iraq, il premier Abadi: "Mosul liberata", in Repubblica.it, 09 luglio 2017. URL consultato il 12 luglio 2017.
  10. ^ (EN) The massacre of Mosul: 40,000 feared dead in battle to take back city from Isis as scale of civilian casualties revealed, in independent.co.uk, 19 luglio 2017. URL consultato l'11 settembre 2017.
  11. ^ Mosul battle: Last bridge 'disabled by air strike', in BBC News, 27 dicembre 2016. URL consultato il 2 marzo 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Encyclopædia Britannica Online, 2011. Web. 20 Apr. 2011. Mosul .
  • (EN) Scheda informativa su Mosul [3]
Controllo di autoritàVIAF: (EN126635658 · LCCN: (ENn50005853 · GND: (DE4102240-3 · BNF: (FRcb122906605 (data)
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