Ilkhanato

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Ilkhanato
Ilkhanato – Bandiera
Dati amministrativi
Lingue ufficiali mongolo, persiano
Lingue parlate turco, lingua popolare in Anatolia
Capitale Maragheh, Tabriz e Soltaniyeh
Dipendente da Impero mongolo
Politica
Forma di governo monarchia
Nascita 1256
Fine 1335
Territorio e popolazione
Bacino geografico nel 1310 stimato a 3.750.000 km²
Religione e società
Religioni preminenti Islam sciita duodecimano Buddismo, Sciamanesimo
Ilkhanato - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da Khwarezmian Empire 1190 - 1220 (AD).PNGImpero corasmio
Sultanato di Rum
Abbasidi
Impero mongolo
Succeduto da Timurid.svgImpero timuride
Chupanidi
Jalayridi
Eretnidi
Muzaffaridi
Injuidi
Sarbadar
Mamelucchi

L'Īlkhānato, anche detto Ilkhanato, Il-khanato o Il Khanato (mongolo Hülegü-yn Ulus ("linea di Hulegu"), cirillico mongolo Ил Хан улс; Persiano: سلسله ﺍیلخانی, Silsila īlkhānī, ossia "genealogia ilkhanide"; turco İlhanlılar; azero Hülakülər dövləti) fu un khanato mongolo stabilito in Persia nel XIII secolo e che era considerato parte integrante dell'Impero mongolo. I governanti dell'Ilkhanato, a partire da Ghazan, abbracciarono l'Islam, la religione professata dalla maggior parte delle popolazioni che vivevano nei territori inclusi nell'attuale Iran, nella massima parte dell'Iraq, in una parte della Siria settentrionale, nell'Afghanistan, nel Turkmenistan, nell'Armenia, nell'Azerbaijan, nella Georgia, nella Turchia e nel Pakistan occidentale. L'Ilkhanato era basato originariamente sulle conquiste operate da Genghis Khan nell'Impero del Khwarezm nel 1219-1224, e fu fondato dal nipote di Genghis, Hulagu Khan.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Secondo lo storico Rashid al-Din Hamadani, Kublai concesse ad Hulagu il titolo di Ilkhan dopo aver sconfitto Arig Bek. Il termine il-Khan significa "Khan inferiore", e si riferisce alla loro iniziale subordinazione a Möngke Khan ed ai suoi successori, Grandi Khan dell'intero impero. Il titolo di "Ilkhan", passato ai successori di Hulagu e poi ad altri principi Borjigin di Persia, non compare nelle fonti fino a dopo il 1260.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Inizio della dominazione mongola in Persia[modifica | modifica sorgente]

Quando Muhammad II del Khwarezm giustiziò i mercanti inviati dai Mongoli, Gengis Khan dichiarò guerra all’Impero Corasmio, nel 1219, affidando ai suoi generali il compito di completare la conquista della Persia ed uccidere l'ultimo scià.

I Mongoli invasero l’intero impero, occupando tutte le maggiori città, tra il 1219 ed il 1221. L’Iraq persiano fu saccheggiato dai distaccamenti mongoli di Jebe e Subedei, che lasciarono la regione in rovina. La Transoxiana passò sotto il controllo mongolo, dopo l’invasione. L’intera area ad occidente della Transoxiana divenne proprietà della famiglia Borjigin di Gengis Khan. Così, dalle famiglie dei quattro figli di quest’ultimo, furono designati tre governatori per quest’area: Chin-Temur, Nussal e Korguz.

Il figlio di Muhammad, Jalal al-Din Mankubirni tornò in Iran verso il 1224, dopo il suo esilio in India. Gli stati turchi rivali, rimasugli dell’impero del padre, rapidamente gli dichiararono alleanza. Respinse il primo tentativo mongolo di prendere la Persia centrale. Comunque, Jalāl al-Dīn fu sopraffatto e schiacciato dall’armata di Chormagan inviata dal Grande Khan Ögödei nel 1231. Nel corso della spedizione mongola, le dinastie persiane dell’Azerbaigian e della Persia meridionale del Fars e di Kerman si sottomisero volontariamente ai Mongoli, accettando di pagare loro dei tributi. Ad ovest, Hamadan ed il resto della Persia fu aggiudicato da Chormagan. I Mongoli spostarono la loro attenzione verso l’Armenia e la Georgia tra il 1234 ed il 1236. Completarono la conquista del Regno di Georgia nel 1238; quindi, l’Impero Mongolo cominciò ad attaccare la parte occidentale del Regno d’Armenia, che fu di possesso dei Selgiuchidi l’anno successivo.

Nel 1236 Ögödei comandò la riorganizzazione del Khorasan e di Herat. I governatori militari mongoli intanto si accampavano nella pianura di Mughan, in Azerbaigian. Rendendosi conto del pericolo rappresentato dai Mongoli, i governanti di Mossul e del Regno armeno di Cilicia si sottomisero al Grande Khan. Chormagan divise la regione della Transcaucasia in tre distretti basati sulla gerarchia militare. In Georgia, la popolazione fu temporaneamente divisa in otto tumen. Nel 1237 l’Impero Mongolo aveva soggiogato gran parte della Persia, escludendo l’Iraq abbaside ed alcune roccaforti ismailite, ed interamente l’Afghanistan ed il Kashmir.

Dopo la Battaglia di Köse Dağ, nel 1243, i Mongoli guidati da Bayju occuparono l’Anatolia, ed il Sultanato selgiuchide di Rum e l’Impero di Trebisonda divennero vassalli dei Mongoli.

In accordo con i reclami del governatore Arghun Aqa, Munke Khan nel 1251 proibì a nobili e mercanti di abusare delle Yam e dei civili. Ordinò un nuovo censimento ed ordinò che ogni uomo nel Medio Oriente mongolo pagasse in proporzione alla sua proprietà. La Persia fu divisa in quattro distretti sotto Arghun. Munke Khan garantì l’autorità dei Kartidi su Herat, Jam, Bushanj, Ghor, Khaysar, Firuz-Kuh, Gharjistan, Farah, Sistan, Kabul, Tirah, e l’Afghanistan fino al fiume Indo.

Il primo Ilkhan[modifica | modifica sorgente]

Hulagu con la sua regina cristiana Doquz Khatun.

Il vero fondatore della dinastia Ilkhanide fu Hulagu Khan, nipote di Gengis Khan e fratello di Munke Khan e Kublai Khan (Kubilay). Munke lo inviò a stabilire un fermo controllo sul Medio Oriente, e gli ordinò di ritornare in Mongolia quando il suo obiettivo fosse stato compiuto. Sostituendo Bayju nel 1255 o 1256, fu incaricato di sottomettere i regni musulmani ad ovest “fino ai confini dell’Egitto”. Questa occupazione costrinse i Turkmeni a spostarsi ad ovest in Anatolia per fuggire dalle tribù mongole. Hulagu stabilì la sua dinastia nella parte sud-occidentale dell’Impero Mongolo, in un territorio che si estendeva dalla Transoxiana alla Siria. Distrusse gli ismailiti Hashshashin Nizariti ed il Califfato Abbaside rispettivamente nel 1256 e 1258. Dopo, avanzò fino a Gaza conquistando rapidamente la Siria Ayyubide.

La morte di Munke obbligò Hulagu a ritornare al centro dell’Impero per preparare il Khuriltai (la scelta di un nuovo capo). Si lasciò dietro una piccola armata per continuare l’avanzata mongola, ma questa fu fermata in Palestina nel 1260 con una grande sconfitta alla Battaglia di Ayn Jalut da parte dei Mamelucchi egiziani.

Con l'ascesa di Kublai Khan, Hulagu ritornò in Persia ed assunse il titolo di Ilkhan, ovvero "luogotenente del Khan", "Khan subordinato", ma l'autorità di Kublai in Medio Oriente era solo nominale. Dopo la sua morte, anzi, da monete e documenti ufficiale scompare la denominazione di Ilkhanato (che serviva a sottolineare la dipendenza dal Gran Khan di Pechino), anche se gli storici preferiscono seguitare a chiamare Ilkhanato quello che, alla morte di Kublai Khan (Kubilay) era ormai diventato de jure e de facto un khanato.

Hulagu Khan, nipote di Genghis Khan e fondatore dell'Ilkhanato.

A causa dei problemi geo-politici e religiosi e la morte di tre principi al servizio di Hulagu, Berke dichiarò guerra ad Hulagu nel 1262 e richiamò le sue truppe in Iran. Secondo gli storici mamelucchi, Hulagu avrebbe massacrato le truppe di Berke.

La Dinastia Yuan ad est, mantenne relazioni amichevoli e la sovranità nominale sull’Ilkhanato fino alla fine di quest’ultimo attorno al 1330. I discendenti di Hulagu governarono la Persia per i successivi ottant’anni, ed in un primo tempo incoraggiarono il buddhismo tibetano e il cristianesimo nestoriano, mentre i musulmani venivano oppressi e perseguitati[1]. Tuttavia, con la conversione di Ghāzān nel 1295, l'Islam ridiventò religione di stato e fu il turno di buddhisti e cristiani di essere perseguitati.

Comunque, nonostante questa conversione, gli Ilkhan restarono ostili ai Mamelucchi (che avevano sconfitto sia gli invasori Mongoli che i Crociati). Gli Ilkhan tentarono alcune invasioni della Siria, ma non riuscirono mai a strappare consistentemente terreno ai Mamelucchi, ed alla fine rinunciarono ai loro piani, e persero la loro morsa sui vassalli del Sultanato di Rum e del Regno Armeno di Cilicia. Questo fu causato in larga parte da una guerra civile nell’Impero Mongolo, e dall’ostilità dei khanati a nord e ad est. Il Khanato Chagatai nel Moghulistan e l’Orda d’Oro minacciarono l’Ilkhanato nel Caucaso e nella Transoxiana, impedendo l’espansione ad ovest. Anche sotto il regno di Hulagu, l’Ilkhanato fu occupato in una guerra nel Caucaso contro i Mongoli delle steppe russe.

Hulagu prese con sé molti studiosi ed astronomi cinesi, ed il famoso astronomo persiano Nasir al-Din al-Tusi apprese le tabelle di calcolo dell’astronomia cinese. Un osservatorio fu costruito a Maragheh.

Alleanza franco-mongola[modifica | modifica sorgente]

Furono fatti molti tentativi rivolti alla formazione di un’alleanza franco-mongola fra le corti dell’Europa Occidentale e i Mongoli (i cristiani dell'occidente latino erano collettivamente chiamati “franchi” dai musulmani e dagli asiatici, nell’era delle Crociate). Nei tentativi furono coinvolti principalmente i Mongoli dell’Ilkhanato, tra il XIII ed il XIV secolo, a partire circa dalla Settima Crociata. Uniti nella loro contrapposizione agli islamici (principalmente i Mamelucchi), l’Ilkhanato e gli europei non furono comunque in grado di combinare le loro forze in modo soddisfacente contro il loro nemico in comune.

Conversione all’Islam[modifica | modifica sorgente]

Il sovrano mongolo Ghazan, nello studio del Corano.

Dopo il regno di Hulagu, gli Ilkhan adottarono sempre di più il Buddhismo tibetano. I cristiani erano incoraggiati da un apparente favore verso il Cristianesimo Nestoriano. Così, gli Ilkhan si trovarono fortemente fuori passo con la maggioranza musulmana che governavano. Ghazan, poco prima di spodestare Baydu, si convertì all’Islam, e la sua preferenza ufficiale per l’Islam coincise con un preciso tentativo di portare il regime più vicino alla maggioranza non-mongola. I cristiani e gli ebrei persero il loro stato di parità con i musulmani e dovettero tornare a pagare la tassa elettorale. I buddhisti furono posti di fronte alla scelta di convertirsi o essere espulsi.

Nelle relazioni diplomatiche, la conversione all’Islam ebbe ben pochi effetti, e Ghazan continuò a combattere i Mamelucchi per il controllo della Siria. La Battaglia di Wadi al-Khazandar, che fu l’unica vittoria importante dei Mongoli sui Mamelucchi, gli consentì il controllo della Siria solo per pochi mesi. Per la maggior parte, le politiche di Ghazan continuarono sotto suo fratello Oljeitu, nonostante i suggerimenti di favorire il ramo sciita dell’Islam che ricevette subendo l’influenza dei teologi sciiti al-'Allama al-Hilli e Maytham al-Bahrani. Öljaitü riuscì a conquistare il Gilan sulla costa del Mar Caspio e la sua magnifica tomba a Soltaniyeh resta il più noto monumento ilkhanide in Persia.

Disintegrazione[modifica | modifica sorgente]

La mappa mostra la situazione politica nell'Asia sud-occidentale nel 1345, dieci anni dopo la morte di Abū Saʿīd. I Jalayridi, Chobanidi, Muzaffaridi, Injuidi, Sarbadar e Kartidi presero il posto dell'Ilkhanato come potenze principali dell'Iran.

Dopo la morte di Abū Saʿīd nel 1335, il khanato cominciò a disgregarsi rapidamente, dissolvendosi in una serie di staterelli rivali, il più importante dei quali era quello dei Jalayridi. Togha Temür, discendente di Hasar, che fu l’ultimo pretendente al titolo di Ilkhan, fu assassinato dai Sarbadari nel 1353. Tamerlano più tardi creò uno Stato da quello jalayride, cercando di ripristinare il vecchio khanato. Lo storico Rashid al-Din Hamadani scrisse una storia universale dei khan attorno al 1315 che fornì molto materiale sul loro conto.

Lasciti[modifica | modifica sorgente]

L’emergere dell’Ilkhanato ebbe un impatto importante sulla regione. L’Impero Mongolo semplificò notevolmente il commercio attraverso l’Asia. Le comunicazioni tra l’Ilkhanato e la Dinastia Yuan insediatasi in Cina incoraggiarono questo sviluppo.

L’Ilkhanato agevolò inoltre la formazione del successivo Stato dinastico safavide, ed in ultima istanza la moderna nazione dell’Iran. Le conquiste di Hulagu aprirono anche l’Iran all’influenza cinese da oriente. Questo, insieme al patrocinio dei suoi successori, avrebbe permesso lo sviluppo dell’eccellente architettura iraniana. Sotto gli ilkhan, gli storici iraniani passarono dalla scrittura in arabo alla scrittura in persiano.

Rudimenti della partita doppia erano utilizzati nell’Ilkhanato e sviluppati indipendentemente dalle pratiche contabili utilizzate in Europa. Questo sistema contabile fu creato principalmente per necessità socio-economiche causate dalle riforme agricole e fiscali di Ghazan Khan tra il 1295 ed il 1304.

Lista degli Ilkhan[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Steven Runciman, Storia delle Crociate, vol. II, 1966, Einaudi p. 934 e seguenti

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]