Storia dell'Iran
La storia dell'Iran (Īrān in lingua persiana, noto nel mondo occidentale anche come Persia) si intreccia con quella di una regione più ampia, spesso definita come Grande Iran.
Dal punto di vista storico-culturale, il Grande Iran si estendeva a ovest fino all'Anatolia e alla Mesopotamia, a est fino ai confini dell'India antica e al fiume Syr Darya, a nord verso il Caucaso e la steppa eurasiatica, e a sud fino al Golfo Persico e al Golfo dell'Oman.
L'area ha ospitato alcune delle più antiche e importanti civiltà del mondo, con insediamenti urbani risalenti almeno al IV millennio a.C.[1] Le regioni occidentali e sud-occidentali dell'altopiano iranico furono teatro della nascita di alcune tra le prime civiltà del Vicino Oriente antico, tra cui quella elamita, precedente all'Età del bronzo, e di popolazioni quali i Cassiti, i Mannei e i Gutei. Non a caso, Georg Wilhelm Friedrich Hegel definì i Persiani il «primo popolo storico».[2]
Nel VII secolo a.C. i Medi riuscirono a unificare gran parte dell'altopiano iranico. Poco dopo, nel 550 a.C. Ciro il Grande fondò l'Impero achemenide (550-330 a.C.), con capitale cerimoniale a Persepoli. Questo fu il primo grande impero persiano e arrivò a dominare un territorio che si estendeva dai Balcani al Nordafrica, comprendendo anche vaste regioni dell'Asia centrale. Esteso su tre continenti, fu il più grande impero del mondo allora conosciuto.[3] Nel 480 a.C. l'Impero achemenide controllava oltre il 40% della popolazione mondiale, pari a circa 49,4 milioni di individui su un totale stimato di 112,4 milioni.[4]
Dopo la conquista di Alessandro Magno, nella regione si succedettero i Seleucidi, quindi i Parti e infine l'Impero sasanide, che governò l'Iran per circa quattro secoli,[5] fino alla conquista islamica. Per lungo tempo l'Impero romano, e successivamente il suo erede bizantino, furono rivali storici dei regni iranici.
La conquista islamica della Persia, avvenuta tra il 633 e il 654, pose fine all'Impero sasanide e rappresentò un punto di svolta nella storia iranica. Il processo di islamizzazione, sviluppatosi tra l'VIII e il X secolo, condusse al progressivo declino dello zoroastrismo, la principale religione dell'area prima dell'avvento dell'Islam.[6]
Il sistema politico, religioso ed economico islamico assorbì molti elementi della precedente tradizione persiana, contribuendo al tempo stesso a preservarne la memoria storica e culturale.[7]
L'Iran tornò a essere uno Stato unitario e indipendente nel 1501 con l'ascesa della dinastia safavide (di origine turcica), che impose l'Islam sciita come religione ufficiale,[8] segnando una delle svolte più rilevanti nella storia dell'Islam. I Safavidi rimasero al potere, con brevi interruzioni, fino alla fine del XVIII secolo, quando furono sostituiti dalla dinastia Qajar (anch'essa di origine turcica).
Nel corso della prima metà del XIX secolo l'Iran perse gran parte dei suoi territori caucasici,[9] tra cui la Georgia orientale, il Daghestan, l'Azerbaigian e l'Armenia, a seguito delle guerre russo-persiane del 1804-1813 e del 1826-1828[10]. In questo periodo l'Impero russo emerse come il principale rivale settentrionale dell'Iran.
Preistoria
[modifica | modifica wikitesto]
Paleolitico
[modifica | modifica wikitesto]I più antichi reperti archeologici rinvenuti in Iran, principalmente nei siti di Kashafrud e Ganj Par, risalgono al Paleolitico medio, circa 100.000 anni fa.[11] In questi contesti sono stati scoperti strumenti litici di tradizione musteriana, attribuiti a gruppi di Neanderthal.[12] La catena dei monti Zagros concentra il maggior numero di resti riconducibili all'uomo di Neanderthal, anch'essi databili al Paleolitico medio. Ritrovamenti più sporadici sono stati individuati anche nell'Iran centrale, in siti quali Kobeh, Kunji, Bisitun, Tamtama, Warwasi e la Grotta di Yafteh.[13]
Nel 1949 il ricercatore Carleton S. Coon scoprì un radio di Neanderthal nella Grotta di Bisitun.[14] Reperti attribuibili al Paleolitico superiore e all'Epipaleolitico sono stati individuati soprattutto nella regione dei monti Zagros, in particolare nelle grotte di Kermanshah e Khorramabad, nonché nella catena dell'Alborz e in altre zone dell'Iran centrale.
Dal Neolitico al Calcolitico
[modifica | modifica wikitesto]Nel sito di Tepe Sarab, nella regione di Kermanshah, sono state rinvenute figurazioni umane e animali, nonché manufatti antichi risalenti a circa 10.000 anni fa.[12] Allo stesso periodo appartengono anche le prime comunità agricole, come Chogha Golan.[15][16]
Chogha Golan e Chogha Bonut sono tra i più antichi villaggi neolitici dell'area elamica, risalenti all'VIII millennio a.C.,[17][18] che iniziarono a svilupparsi culturalmente all'interno e attorno alla regione dei Monti Zagros, nell'Iran occidentale.[19] Alla medesima fase cronologica risalgono anche alcune delle più antiche testimonianze note della lavorazione dell'argilla: a Ganj Dareh sono stati infatti rinvenuti vasi e figurine animali in terracotta modellati dall'uomo.[19]
La parte sud-occidentale dell'Iran costituiva una sezione fondamentale della Mezzaluna Fertile, una delle principali aree di origine delle prime grandi culture dell'umanità. In questa regione sorsero alcuni tra i più antichi villaggi conosciuti, come Susa, dove un insediamento era già presente intorno al 4395 a.C., e Chogha Mish, abitato a partire dal 6800 a.C.[1]
Nelle aree prossime ai Monti Zagros sono state inoltre rinvenute giare contenenti residui di vino risalenti a circa 7.000 anni fa,[20][21] mentre della stessa epoca sono le rovine degli insediamenti di Tepe Sialk. Per quanto riguarda il Neolitico iranico, due importanti complessi culturali fanno riferimento rispettivamente alla regione del fiume Zayandeh Rud e al sito di Ganj Dareh.
Età del Bronzo
[modifica | modifica wikitesto]Alcune regioni dell'odierno Iran nord-occidentale facevano parte della cultura Kura-Araxes, fiorita tra il 3400 e il 2000 a.C. Tale cultura si estendeva anche alle regioni limitrofe del Caucaso e dell'Anatolia.[22][23]
In Iran, la città di Susa è annoverata tra i più antichi insediamenti urbani conosciuti. Grazie alla datazione al carbonio 14 è stato possibile far risalire la fondazione dell'abitato a circa il 4395 a.C.,[24] una data anteriore alla nascita delle civiltà mesopotamiche storiche. Secondo una diffusa interpretazione archeologica, Susa costituì inizialmente un'estensione culturale e commerciale dello Stato sumero della città di Uruk.[25][26] In seguito, Susa divenne la capitale dell'Elam, uno Stato che emerse attorno al 4000 a.C.[24]
Numerosi altri siti preistorici disseminati sull'intero altopiano iranico attestano l'esistenza di antiche culture e di insediamenti urbani già nel IV millennio a.C.[1] Tra le prime civiltà sviluppatesi sull'altopiano iranico si distingue la cultura di Jiroft, situata nel sud-est dell'Iran, nell'attuale provincia di Kermān.
Il complesso archeologico di Jiroft è considerato uno dei più ricchi e significativi del Medio Oriente. Gli scavi condotti nell'area hanno portato alla scoperta di numerosi manufatti risalenti al IV millennio a.C.[27] Sono stati rinvenuti grandi quantitativi di oggetti decorati con incisioni raffiguranti animali, figure mitologiche e motivi architettonici. Tali reperti, per stile e iconografia, risultano distinti da quelli precedentemente noti agli archeologi. Molti di essi sono realizzati in clorite, una pietra tenera di colore grigio-verde; altri sono in rame, bronzo, terracotta e lapislazzuli. Scavi più recenti hanno inoltre portato alla luce quella che è stata interpretata come una delle più antiche iscrizioni conosciute, potenzialmente anteriore alle prime testimonianze scritte mesopotamiche.[28]
Sull'altopiano iranico sono documentate anche numerose altre civiltà antiche, anteriori alla comparsa delle tribù iraniche durante la prima età del ferro. La prima età del bronzo vide l'ascesa dell'urbanizzazione in città-Stato e, nel corso del periodo di Uruk, l'invenzione della scrittura. Nell'Elam dell'età del bronzo la scrittura era già in uso da tempo, sebbene il sistema proto-elamico rimanga tuttora indecifrato; al contempo, le testimonianze sumere relative all'Elam risultano piuttosto limitate.[29]
Lo storico russo Igor M. Diakonoff affermò che la popolazione moderna dell'altopiano iranico discende in larga parte da gruppi pre-iranici autoctoni: «Si tratta di popoli indigeni dell'altopiano iranico e non di tribù proto-indoeuropee provenienti dall'Europa, che non possono essere considerati, in senso fisico, gli antenati diretti degli attuali iraniani».[30]
Prima Età del Ferro
[modifica | modifica wikitesto]Le testimonianze storiche diventano più consistenti con l'ascesa dell'Impero neo-assiro e con le sue incursioni nelle pianure dell'altopiano iranico. Già tra la fine del III e l'inizio del II millennio a.C., diverse tribù indoeuropee giunsero sull'altopiano iranico dalle steppe pontico-caspiche. L'arrivo delle popolazioni iraniche contribuì a ridimensionare l'area di influenza degli Elamiti, che finirono per concentrarsi prevalentemente nell'Elam storico, corrispondente grosso modo all'attuale Khuzestan e alle regioni limitrofe; solo in questa fase l'Elam assunse una configurazione territoriale più definita.[31]
Lo storico iraniano Bahman Firuzmandi ha sostenuto che alcune popolazioni iraniche stanziate nelle regioni meridionali dell'altopiano si siano progressivamente mescolate con le comunità elamite preesistenti.[32] Entro la metà del I millennio a.C., gruppi quali Medi, Persiani e Parti si erano ormai stabilmente insediati sull'altopiano iranico. Per un lungo periodo queste popolazioni rimasero soggette all'egemonia assira, come gran parte del Vicino Oriente, fino all'ascesa e al consolidamento del regno dei Medi.
Nel corso della prima metà del I millennio a.C., alcune aree di quello che oggi è l'Azerbaigian iraniano furono inoltre annesse al regno di Urartu, che esercitò una notevole influenza politica e culturale sulle regioni nord-occidentali dell'altopiano iranico.
Antichità classica
[modifica | modifica wikitesto]Impero medo e achemenide
[modifica | modifica wikitesto]- Mappa dell'Impero achemenide
- L'Impero achemenide e la sua grande estensione
- La tomba di Ciro il Grande
Nel 646 a.C. il re assiro Assurbanipal saccheggiò Susa, ponendo fine alla supremazia elamica nella regione.[33] Da oltre 150 anni i sovrani assiri della Mesopotamia tentavano di assoggettare le tribù dei Medi dell'Iran occidentale.[34] Sotto la costante pressione militare dell'Assiria, i piccoli regni dell'Iran occidentale finirono per fondersi in entità politiche via via più grandi e centralizzate.[33]
Nella seconda metà del VII secolo a.C. i Medi conquistarono l'indipendenza e furono unificati dal re Deioce. Nel 612 a.C. Ciassare, nipote di Deioce, in alleanza con il re babilonese Nabopolassar, invase l'Assiria, assediò e infine distrusse Ninive, la sua capitale, provocando la caduta dell'Impero neo-assiro.[35] In seguito anche Urartu fu conquistata e distrutta dai Medi,[36][37] i quali posero le basi per la formazione dell'Iran come entità statale e imperiale, fondando il primo grande impero iranico della storia. Tale dominio mediatico perdurò fino a quando Ciro il Grande istituì un impero unificato dei Medi e dei Persiani, che avrebbe condotto alla nascita dell'Impero achemenide (550-330 a.C.).
Ciro il Grande rovesciò successivamente i regni dei Medi, dei Lidi e l'Impero neo-babilonese, creando uno Stato più vasto persino di quello assiro. Attraverso un abile uso della diplomazia, Ciro riuscì a conciliare le esigenze dei diversi popoli e delle élite locali, garantendo stabilità e durata al suo impero, uno dei suoi risultati più significativi. Il sovrano persiano, analogamente a quello assiro, assunse il titolo di «Re dei Re»[38] (in greco Megas Basileus).
Il figlio di Ciro, Cambise II, conquistò l'ultima grande potenza indipendente della regione, l'antico Egitto, provocando il crollo della XXVI dinastia egizia. Secondo Erodoto, Cambise si ammalò e morì durante il ritorno dall'Egitto, evento che la tradizione attribuì alla sua empietà nei confronti delle divinità egizie. Gli succedette Dario I, che legittimò il proprio potere rivendicando l'appartenenza a una linea collaterale della dinastia achemenide.

Dario scelse Susa come una delle capitali imperiali e avviò il grande programma edilizio di Persepoli. Ricostruì inoltre un canale navigabile tra il Nilo e il Mar Rosso, considerato un precursore del moderno Canale di Suez. Il sovrano riorganizzò e ampliò il sistema stradale imperiale: la prima menzione della celebre Strada Reale risale infatti al suo regno. Essa collegava Susa a Sardi ed era dotata di stazioni di posta a intervalli regolari. Il governo di Dario fu fortemente riformatore: introdusse una monetazione standardizzata con il darico d'oro e lo shekel d'argento,[39] e migliorò in modo significativo l'efficienza dell'amministrazione statale.
L'antico persiano compare nelle iscrizioni reali in una forma appositamente adattata della scrittura cuneiforme. Sotto Ciro il Grande e Dario I, l'Impero persiano fu in grado di amministrare una parte considerevole del mondo allora conosciuto,[40] estendendosi su tre continenti: Europa, Asia e Africa. L'Impero achemenide rappresentò, in questo senso, una sorta di superpotenza dell'antichità,[41] fondata su un modello di relativa tolleranza e rispetto per le tradizioni culturali e religiose dei popoli sottomessi.[42]

Alla fine del VI secolo a.C. Dario intraprese una campagna militare in Europa, sconfiggendo i Peoni, conquistando la Tracia e sottomettendo le città greche della costa, oltre a respingere gli Sciti europei lungo il Danubio.[43] Tra il 512 e il 511 a.C. la Macedonia divenne un regno vassallo della Persia.[43]
Nel 499 a.C. Atene sostenne la rivolta ionica, durante la quale ebbe luogo il cosiddetto sacco di Sardi. Questo evento provocò la reazione achemenide e portò allo scoppio delle guerre greco-persiane, nella prima metà del V secolo a.C. Durante la prima invasione persiana della Grecia, il generale Mardonio soggiogò la Tracia e la Macedonia, che divennero parte integrante dell'Impero persiano.[43]
Nel 480 a.C. le forze persiane riuscirono a occupare e distruggere Atene. Tuttavia, la guerra si concluse con una sconfitta persiana. Serse I, successore di Dario, guidò la seconda grande invasione della Grecia: in una fase cruciale del conflitto, gran parte della Grecia continentale, inclusi tutti i territori a nord dell'Istmo di Corinto, cadde sotto il controllo persiano.[44] Dopo le sconfitte navali e terrestri di Salamina e Platea, la Persia perse i propri punti d'appoggio in Europa e fu costretta al ritiro.[45]
Il conflitto proseguì per diversi decenni dopo la seconda invasione persiana, con la formazione della Lega di Delo da parte di numerose poleis greche, e si concluse nel 449 a.C. con la pace di Callia, che pose formalmente fine alle guerre greco-persiane. Nel 404 a.C., dopo la morte di Dario II, l'Egitto si ribellò sotto la guida di Amirteo. I faraoni successivi resistettero con successo ai tentativi persiani di riconquista fino al 343 a.C., quando il paese fu infine riassoggettato da Artaserse III.
La conquista ellenica e la dinastia seleucide
[modifica | modifica wikitesto]
Tra il 334 e il 331 a.C. Alessandro Magno,[46] dopo aver sconfitto Dario III nelle battaglie del Granico, di Isso e di Gaugamela, conquistò rapidamente l'Impero persiano. Dopo la morte di Alessandro, il suo impero si frammentò in diversi regni ellenistici. Tra i suoi generali, Seleuco I Nicatore riuscì a prendere il controllo di vaste regioni, tra cui l'Iran, la Mesopotamia e, successivamente, la Siria e parte dell'Anatolia. Il suo dominio divenne noto come Impero seleucide. Seleuco I fu ucciso nel 281 a.C. da Tolomeo Cerauno.
Con l'instaurarsi del dominio seleucide, la lingua greca, insieme alla filosofia e all'arte ellenistica, si diffuse grazie all'arrivo di coloni e funzionari. Durante l'epoca seleucide il greco divenne la lingua principale della diplomazia e della cultura scritta, affermandosi come lingua franca dell'amministrazione e della letteratura in gran parte dell'impero.
L'impero dei Parti
[modifica | modifica wikitesto]

L'Impero partico fu lo Stato governato dalla dinastia arsacide, che riuscì a riunificare gran parte dell'altopiano iranico nel tardo III secolo a.C., dopo aver progressivamente sottratto territori all'Impero seleucide. In modo intermittente, i Parti controllarono anche la Mesopotamia tra il 150 a.C. e il 224 d.C. Attraverso le proprie conquiste e l'estensione della propria influenza, l'Impero partico incluse inoltre regioni dell'Arabia orientale.
I Parti furono tra i principali e più tenaci avversari dell'Impero romano, riuscendo a contenere l'espansione di Roma oltre l'Anatolia centrale, in particolare al di là della Cappadocia. Gli eserciti partici si basavano prevalentemente sulla cavalleria e comprendevano due tipologie principali di unità: i catafratti, cavalieri pesantemente armati e corazzati, e gli arcieri a cavallo, dotati di equipaggiamento leggero e caratterizzati da grande mobilità.
Per i Romani, la cui forza militare risiedeva nella fanteria pesante, risultava estremamente difficile affrontare l'esercito partico, poiché entrambe le componenti della cavalleria iranica erano nettamente più rapide e manovrabili delle legioni appiedate. Il celebre tiro alla partica, una tattica che prevedeva il lancio di frecce durante la ritirata simulata, era particolarmente temuto dai soldati romani e si rivelò decisivo nella schiacciante sconfitta subita da Roma nella battaglia di Carre (53 a.C.).
Al contempo, i Parti incontrarono notevoli difficoltà nel mantenere e consolidare il controllo sui territori conquistati, poiché meno esperti nelle tecniche d'assedio e nella guerra contro città fortificate. A causa di queste reciproche limitazioni, né i Romani né i Parti riuscirono ad annettere in modo duraturo i territori dell'altro. L'Impero partico sopravvisse per circa cinque secoli, una longevità superiore a quella di molti altri imperi orientali.
La sua fine giunse nel 224 d.C., quando, in un contesto di progressivo indebolimento del potere centrale, l'ultimo sovrano arsacide fu sconfitto da Ardashir I, capo di uno dei popoli vassalli dell'impero e fondatore della dinastia sasanide. Tuttavia, la dinastia arsacide continuò a sopravvivere per diversi secoli in altri contesti politici, in particolare nei regni di Armenia, Iberia e Albania caucasica.
L'Impero sasanide
[modifica | modifica wikitesto]
Il primo scià dell'Impero sasanide, Ardashir I, avviò un ampio programma di riforme economiche e militari. Per oltre quattro secoli, l'Iran tornò a essere una delle principali potenze mondiali, in competizione con il suo grande rivale occidentale, prima l'Impero romano e poi l'Impero bizantino.[47][48] Al suo apogeo, l'Impero sasanide comprendeva i territori dell'odierno Iran, Iraq, Azerbaigian, Armenia, Georgia, Abkhazia, nonché ampie parti del Levante (Israele, Libano, Giordania e Palestina), della Siria, dell'Anatolia orientale, dell'Asia centrale, dell'Arabia orientale, oltre a regioni dell'attuale Afghanistan e Pakistan, e, per brevi periodi, anche porzioni dell'Egitto.
Gran parte della storia dell'Impero sasanide fu segnata dalle guerre bizantino-sasanidi, che rappresentarono la continuazione dei precedenti conflitti romano-partici e romano-persiani. Questo ciclo di guerre, iniziato già nel I secolo a.C. con i Parti e i Romani, è considerato uno dei conflitti più lunghi della storia antica. Nel 260 d.C. i Persiani inflissero una pesante sconfitta ai Romani nella battaglia di Edessa, durante la quale l'imperatore romano Valeriano fu catturato e rimase prigioniero fino alla morte.
Nella fase iniziale dell'espansione sasanide fu consolidato il controllo sull'Arabia orientale. Tra il 590 e il 628, sotto il regno di Cosroe II, l'Impero sasanide raggiunse la sua massima estensione territoriale, includendo temporaneamente Egitto, Giordania, Palestina e Libano. I Sasanidi designavano il proprio Stato con il nome di Ērānšahr («Regno degli Iranici»).[49][50]

Nel corso di circa sei secoli di conflitti con Roma e Bisanzio, gli eserciti sasanidi e romano-bizantini si scontrarono ripetutamente per il controllo dell'Anatolia, del Caucaso occidentale, della Mesopotamia, dell'Armenia e del Levante.[51] Durante il regno di Giustiniano I, le guerre si conclusero temporaneamente con una pace instabile, che prevedeva il pagamento di un tributo ai Sasanidi.
Successivamente, la deposizione e l'uccisione dell'imperatore bizantino Maurizio furono utilizzate dai Sasanidi come casus belli per una nuova offensiva contro l'Impero bizantino. Dopo una serie di iniziali vittorie persiane, il conflitto si ribaltò: i Bizantini, guidati dall'imperatore Eraclio, inflissero pesanti sconfitte ai Sasanidi, culminate nelle battaglie di Isso e Ninive, e con l'occupazione della capitale sasanide Ctesifonte. La guerra si concluse con un trattato di pace sfavorevole alla Persia.
La fine definitiva dell'Impero sasanide giunse tuttavia con le conquiste arabo-islamiche. Indebolito dai lunghi conflitti con Bisanzio, l'Impero non riuscì a resistere all'avanzata degli eserciti musulmani: dopo una serie di scontri decisivi, tra cui la battaglia di al-Qādisiyya (636), lo Stato sasanide collassò.
La vittoria arabo-islamica non comportò un'immediata conversione della popolazione iranica all'Islam, processo che si compì gradualmente durante il periodo omayyade e il primo periodo abbaside. Questa integrazione ebbe profonde conseguenze economiche e culturali per il mondo islamico.
Gran parte di ciò che in seguito venne identificato come cultura islamica classica – nelle arti, nelle scienze, nell'amministrazione e persino nello sviluppo della grammatica araba – fu in larga misura il risultato del contributo delle élite e degli intellettuali persiani, in un processo spesso paragonato all'influenza esercitata dalla cultura greca sulla civiltà romana dopo la conquista della Grecia.
L'Iran medievale
[modifica | modifica wikitesto]Sultanato e califfato
[modifica | modifica wikitesto]
Espansione sotto Maometto, 622–632
Espansione sotto il Califfato dei Rāshidūn, 632–661
Espansione sotto il Califfato Omayade, 661–750
Conquista islamica della Persia
[modifica | modifica wikitesto]Nel 633, mentre il re sasanide Yazdgard III regnava sulla Persia, gli eserciti musulmani, guidati da ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb, invasero il Paese. La Persia era allora indebolita da una sanguinosa guerra civile scoppiata in seguito alla sconfitta subita contro l'Impero bizantino. Durante questo conflitto interno, numerosi membri dei grandi casati nobiliari si ribellarono all'autorità centrale sasanide: tra questi figurano Dinar, sovrano del casato dei Karen, e, successivamente, il kanarang del Khorasan, che si ammutinò contro i propri signori.
Il casato dei Mehrān, pur avendo in precedenza avanzato pretese al trono sasanide attraverso due importanti generali, Bahram VI e Shahvaraz, rimase tuttavia fedele alla dinastia sasanide durante la guerra civile e nella successiva lotta contro gli Arabi musulmani. I Mehrān furono però in seguito traditi e sconfitti dai loro stessi parenti, il casato degli Ispahbudhan, guidati da Farrukhzad, che si era ribellato a Yazdgard III.
Yazdgard III fuggì di distretto in distretto fino a quando, nel 651, fu ucciso nei pressi di Merv da un mugnaio locale, che lo assassinò per rapinarlo.[52] Entro il 674, i musulmani avevano ormai conquistato il Grande Khorasan, una regione che comprendeva l'odierno Khorasan iraniano, l'Afghanistan moderno e parti della Transoxiana.
La conquista musulmana della Persia pose definitivamente fine all'Impero sasanide e avviò il declino della religione zoroastriana. Nel corso dei secoli successivi, la maggioranza degli Iraniani si convertì progressivamente all'Islam. Gran parte delle precedenti realizzazioni culturali, amministrative e intellettuali non andò perduta, ma venne invece assorbita e rielaborata all'interno del nuovo sistema politico e religioso islamico.
Lo storico Bernard Lewis ha osservato:
Il califfato omayyade e le sue incursioni sulla costa del Caspio
[modifica | modifica wikitesto]Dopo la caduta della dinastia sasanide nel 651, i califfi omayyadi conservarono molte usanze persiane, in particolare nelle procedure amministrative e nel cerimoniale di corte. I governatori provinciali arabi erano spesso aramei persianizzati oppure Persiani appartenenti ad altri gruppi etnici; inoltre, il persiano continuò a essere ampiamente utilizzato come lingua amministrativa e internazionale all'interno del califfato fino all'adozione ufficiale dell'arabo verso la fine del VII secolo.[54] Nel 692, il conio monetario fu riorganizzato nella capitale califfale, Damasco: le nuove monete arabo-islamiche imitarono inizialmente quelle sasanidi e bizantine, ma la scrittura pahlavi o greca fu progressivamente sostituita da iscrizioni epigrafiche in arabo.
Durante il califfato omayyade, i conquistatori arabi imposero l'arabo coranico come lingua ufficiale nei territori assoggettati. al-Ḥajjāj ibn Yūsuf, uno dei più influenti amministratori del suo tempo, stabilì che l'arabo dovesse diventare la lingua ufficiale delle province, ricorrendo anche a misure coercitive.[55] A questo proposito, al-Bīrūnī, nella sua opera Le tracce rimanenti dei secoli passati (al-Āthār al-bāqiya), riferisce:
Gli storici sottolineano come gli Omayyadi imposero ai Persiani lo statuto di dhimma, aumentando la pressione fiscale sui dhimmi a beneficio della comunità araba musulmana e scoraggiando, di fatto, le conversioni all'Islam. In più occasioni, i governatori provinciali protestarono presso il califfo quando questi promulgava provvedimenti che facilitavano la conversione, poiché tali misure riducevano le entrate derivanti dalla jizya e dal kharāj.

Nel VII secolo, quando molti non-arabi, tra cui numerosi Persiani, si convertirono all'Islam, essi vennero classificati come mawālī (clienti o affrancati) e trattati come cittadini di seconda classe dall'élite araba dominante fino alla caduta della dinastia omayyade. Gli Omayyadi imposero inoltre che i convertiti fossero formalmente affiliati a una delle tribù arabe che avevano partecipato alla conquista. Le discriminazioni politiche e fiscali non riuscirono tuttavia a contenere le rivendicazioni e i moti di protesta di queste popolazioni, particolarmente penalizzate sul piano economico.
Non tutte le regioni iraniche erano però sotto il controllo arabo. Il Daylam rimase a lungo in mano ai Daylamiti, mentre il Tabaristan fu governato dalle dinastie locali dei Dabuyidi e dei Paduspanidi, e l'area del Damavand dal Masmughan. Gli Arabi tentarono più volte di sottomettere queste regioni, senza ottenere risultati decisivi a causa del terreno montuoso e difficilmente accessibile. Il più importante sovrano dei Dabuyidi, noto come Farrukhan il Grande (r. 712-728), riuscì a mantenere l'indipendenza dei suoi domini durante una lunga lotta contro il generale arabo Yazid ibn al-Muhallab, che fu sconfitto da un esercito combinato daylamita-dabuyide e costretto a ritirarsi dal Tabaristan.
Nel 743, con la morte del califfo omayyade Hishām ibn ʿAbd al-Malik, il mondo arabo-islamico precipitò in una nuova fase di guerra civile. Gli Abbasidi inviarono Abū Muslim nel Khorasan, inizialmente per svolgere attività di propaganda a favore della loro rivendicazione al califfato e per mobilitare i mawālī. Muovendo da Merv, Abū Muslim sconfisse il governatore omayyade Naṣr ibn Sayyār.
Nello stesso periodo, il sovrano dabuyide Khurshid dichiarò l'indipendenza dagli Omayyadi, ma fu in seguito costretto a riconoscere l'autorità abbaside. Nel 750, Abū Muslim divenne comandante delle forze abbasidi e sconfisse definitivamente gli Omayyadi nella battaglia del fiume Zab. Nel 751, le truppe abbasidi entrarono a Damasco, ponendo fine al califfato omayyade.
Il califfato abbaside e i governi iranici semi-indipendenti
[modifica | modifica wikitesto]
L'esercito abbaside era composto in larga parte da continengenti khorasani, guidati dal generale Abū Muslim al-Khorasānī. Le truppe includevano elementi sia persiani sia arabi, e gli Abbasidi godevano del sostegno delle popolazioni iraniche, oltre che dell'appoggio dei gruppi alidi arabi. Nel 750 gli Abbasidi rovesciarono la dinastia omayyade.[56] Secondo il professor Amir Arjomand, la rivoluzione abbaside segnò in Medio Oriente la fine dell'impero arabo originario e l'inizio di uno Stato multietnico e più inclusivo.[57]
Uno dei primi cambiamenti attuati dagli Abbasidi dopo la presa del potere fu lo spostamento della capitale imperiale da Damasco, nel Bilād al-Shām, all'Iraq, una regione profondamente influenzata dalla storia e dalla cultura persiana. Nel 762 venne fondata, sulle rive del Tigri, la città di Baghdad, destinata a diventare la nuova capitale del califfato.[58]
Nell'amministrazione statale, gli Abbasidi nominarono i Barmecidi come loro visir, una carica paragonabile a quella di primo ministro. Una nuova burocrazia di tradizione persiana iniziò così a sostituire progressivamente la precedente amministrazione araba; l'intero apparato statale rifletté questo mutamento, evidenziando la netta discontinuità della nuova dinastia rispetto agli Omayyadi.[58]

Con il IX secolo, il controllo degli Abbasidi cominciò a indebolirsi e, nelle regioni più periferiche del califfato, emersero leader locali determinati a sfidare l'autorità centrale.[58] In questo contesto, i califfi iniziarono ad arruolare o ad acquistare schiavi-soldato di origine turca, provenienti soprattutto dall'Asia centrale, in particolare dalla Transoxiana. Col tempo, il potere effettivo dei califfi abbasidi si ridusse drasticamente: essi divennero figure prevalentemente simboliche sul piano religioso, mentre il governo reale fu esercitato dai militari.[56]
Con l'indebolimento del potere centrale, sorsero in varie regioni dell'Iran numerose dinastie locali, alcune delle quali acquisirono grande influenza politica. Tra le più rilevanti si annoverano i Tahiridi nel Khorasan,[59], i Saffaridi nel Sistan,[60] e i Samanidi,[61] originari di Bukhara, che governarono un vasto territorio esteso dall'Iran orientale fino all'odierno Pakistan.[56]
All'inizio del X secolo, gli Abbasidi persero quasi completamente il controllo del potere reale a favore dei Buwayhidi, una dinastia di origine persiana proveniente dal Daylam.[62] Poiché gran parte dell'amministrazione abbaside era già composta da funzionari di etnia persiana, i Buwayhidi riuscirono ad assumere il controllo effettivo di Baghdad, pur mantenendo in vita il califfato come istituzione formale. I Buwayhidi furono infine sconfitti, a metà dell'XI secolo, dai Turchi selgiuchidi, il cui nome derivava dall'eponimo Seljuk. Anche sotto i Selgiuchidi l'equilibrio di potere rimase sostanzialmente invariato: gli Abbasidi conservarono un'autorità nominale, mentre i Selgiuchidi esercitarono il potere civile e militare, fino a quando l'invasione mongola del 1258 portò al saccheggio di Baghdad e pose definitivamente fine alla dinastia abbaside.[58]
Durante il periodo abbaside si assistette a un progressivo affrancamento dei mawālī e a un profondo mutamento della concezione politica del califfato, che si trasformò da impero prevalentemente arabo in uno Stato autenticamente islamico. Intorno al 930 venne inoltre promulgata una norma che stabiliva che tutti i funzionari dell'Impero dovessero professare la religione islamica; in precedenza, infatti, l'amministrazione si era avvalsa anche di cristiani copti e greci, ebrei e zoroastriani.
L'età d'oro islamica, il movimento della Shuʿūbiyya e il processo di persianizzazione
[modifica | modifica wikitesto]
L'islamizzazione della Persia fu un processo lungo e graduale, attraverso il quale la maggioranza della popolazione iranica si adattò progressivamente alla nuova religione. La cosiddetta «curva di conversione» elaborata da Richard Bulliet indica che durante il periodo omayyade solo circa il 10% della popolazione dell'Iran si convertì all'Islam. A partire dall'epoca abbaside, caratterizzata dalla compresenza di governanti arabi e di una crescente élite persiana islamizzata, la percentuale di musulmani aumentò sensibilmente. Nel corso dei secoli successivi, i Persiani musulmani consolidarono la loro presenza attiva nel governo del paese, e la popolazione di fede islamica passò da circa il 40% nella metà del IX secolo a una percentuale prossima al 100% entro la fine dell'XI secolo. Seyyed Hossein Nasr ha suggerito che la rapidità di questo incremento fu favorita anche dall'origine persiana di molti governanti locali.
Sebbene i Persiani adottassero la religione dei conquistatori, nel corso dei secoli si impegnarono attivamente a preservare e rivitalizzare la propria lingua e cultura, in un processo noto come persianizzazione, al quale parteciparono anche Arabi e Turchi.[63][64][65]
Tra il IX e X secolo, all'interno della Umma emerse un movimento noto come Shuʿūbiyya che, pur essendo essenzialmente letterario, metteva in discussione la posizione privilegiata degli Arabi nel mondo islamico. La maggior parte dei suoi esponenti era di origine persiana, ma vi parteciparono anche intellettuali di altre etnie, come Egiziani e Berberi.[66] Richiamandosi al principio dell'uguaglianza tra i popoli, il movimento contribuì in modo significativo alla difesa dell'identità culturale persiana in ambito islamico. Il suo effetto più duraturo fu la sopravvivenza della lingua persiana, che conobbe una piena rinascita solo in un secondo momento, sotto la dinastia samanide.
I Samanidi promossero infatti una rinascita della cultura persiana, sostenendo figure come lo storico Balʿamī e il poeta Rudakī, considerato il primo grande autore della letteratura persiana neoclassica. Essi ripristinarono inoltre numerose festività tradizionali persiane. I loro successori, i Ghaznavidi, di origine turca, continuarono a favorire la diffusione della lingua e della cultura persiana, contribuendo ulteriormente al loro consolidamento.[67]
L’apice culturale del processo di persianizzazione fu raggiunto con lo Shāhnāmeh, il poema epico nazionale dell'Iran, composto quasi interamente in persiano da Ferdowsi. Quest'opera monumentale rievoca la storia dell'Iran antico, i suoi valori culturali, la religione zoroastriana preislamica e un forte senso di identità nazionale. Come osserva Bernard Lewis:

L'islamizzazione dell'Iran produsse profonde trasformazioni nella struttura culturale, scientifica e politica della società iranica. La fioritura della letteratura persiana, della filosofia, della medicina e delle arti divenne uno degli elementi centrali della civiltà islamica emergente. Forte di un patrimonio di civiltà millenario e situata al «crocevia delle principali autostrade culturali»,[69] la Persia contribuì in modo decisivo alla formazione della cosiddetta «età dell'oro islamica». In questo periodo, centinaia di studiosi e scienziati diedero contributi fondamentali alla tecnologia, alla scienza e alla medicina, influenzando in seguito anche lo sviluppo della scienza europea durante il Rinascimento.[70]
Molti dei più importanti studiosi delle principali correnti religiose e filosofiche dell'Islam erano Persiani o operarono in territori iranici. Tra questi figurano eminenti raccoglitori di ḥadīth sunniti e sciiti, come Shaykh Ṣadūq, Muḥammad ibn Yaʿqūb al-Kulaynī, al-Ḥākim al-Nīshābūrī, Muslim ibn al-Ḥajjāj e al-Bukhārī; grandi teologi sunniti e sciiti come Shaykh al-Ṭūsī, al-Ghazālī, Fakhr al-Dīn al-Rāzī e al-Zamakhsharī; nonché scienziati e filosofi di statura universale quali Avicenna (Ibn Sīnā), al-Rāzī e Naṣīr al-Dīn al-Ṭūsī. Anche il misticismo islamico annovera figure persiane di primissimo piano, come Rūmī e ʿAbd al-Qādir al-Gīlānī.
Gli Stati persiani e le dinastie (977-1219)
[modifica | modifica wikitesto]
Nel 977 un governatore turco al servizio dei Samanidi, Abū Manṣūr Sabuktigīn, conquistò Ghazni, nell'odierno Afghanistan, dove fondò una nuova dinastia, i Ghaznavidi, che sopravvisse fino al 1186.[56] Nell'ultimo decennio del X secolo, l'Impero ghaznavide si espanse rapidamente, conquistando tutti i territori a sud del regno samanide e del fiume Amu Darya, nonché ampie parti dell'Iran orientale, dell'Afghanistan, dell'odierno Pakistan e dell'India nord-occidentale.[58]
I Ghaznavidi sono noti soprattutto per il ruolo svolto nell'espansione dell'Islam nel subcontinente indiano. Le incursioni in India ebbero inizio intorno all'anno 1000 sotto il sovrano ghaznavide Maḥmūd di Ghazni e proseguirono per diversi anni. La dinastia riuscì a mantenere il potere anche dopo la morte di Maḥmūd, avvenuta nel 1030. Tuttavia, nel 1040, i Selgiuchidi conquistarono i territori iranici precedentemente controllati dai Ghaznavidi[58].
I Selgiuchidi, anch'essi di origine turca, subirono un profondo processo di persianizzazione e, nel corso dell'XI secolo, conquistarono gradualmente l'Iran.[56] La dinastia ebbe origine nelle confederazioni tribali turcomanne dell'Asia centrale, e il loro arrivo segnò l'inizio dell'ascesa del potere turco nel Vicino Oriente e in Anatolia. Tra l'XI e il XIV secolo stabilirono un dominio musulmano sunnita su vasti territori dell'Asia centrale e del Medio Oriente. Il cosiddetto Grande Impero selgiuchide si estendeva dall'Anatolia occidentale fino all'Afghanistan occidentale e, a nord-est, fino ai confini occidentali dell'odierna Cina; esso fu uno dei principali obiettivi della Prima crociata. Oggi i Selgiuchidi sono considerati antenati culturali dei Turchi occidentali, inclusi gli attuali abitanti di Azerbaigian, Turchia e Turkmenistan, e sono ricordati sia come formidabili guerrieri sia come grandi mecenati della cultura persiana, dell'arte, della letteratura e della lingua.[64][71][72]
Il fondatore della dinastia selgiuchide, Tughril Beg, sconfisse i Ghaznavidi nel Khorasan e si spinse poi verso sud e verso ovest, conquistando numerose città lungo il percorso. Nel 1055, il califfo di Baghdad gli conferì il titolo di sultano. Sotto i suoi successori, Alp Arslan e Malik Shāh I,[73], l'Iran conobbe una notevole rinascita culturale e scientifica, dovuta in gran parte all'opera del celebre visir persiano Niẓām al-Mulk. Quest'ultimo fondò un importante osservatorio, dove ʿOmar Khayyām condusse gran parte delle sue ricerche per la riforma del calendario, e istituì numerose madrase (scuole superiori), che impartivano anche insegnamenti non esclusivamente religiosi, nelle principali città dell'impero, tra cui la celebre Niẓāmiyya di Baghdad. Niẓām al-Mulk favorì inoltre il trasferimento a Baghdad di eminenti studiosi, tra cui Abū Ḥāmid al-Ghazālī, uno dei più grandi teologi dell'Islam, sostenendone attivamente l'opera.[56]

Alla morte di Malik Shāh I nel 1092, l'impero si frammentò tra il fratello e i quattro figli del sovrano, che entrarono in competizione per il controllo dei territori. In Anatolia gli succedette Qilij Arslan I, fondatore del Sultanato di Rum; in Siria il potere passò al fratello Tutush I. In Persia governò il figlio Maḥmūd I, il cui regno fu contestato dai fratelli Barkiyaruq in Iraq, Muḥammad I a Baghdad e Aḥmad Sanjar nel Khorasan. Il potere selgiuchide in Iran si indebolì progressivamente, consentendo l'ascesa di nuove dinastie, tra cui un rinnovato califfato abbaside e l'Impero corasmio.
L'Impero corasmio, una dinastia sunnita originaria dell'Asia centrale, era inizialmente vassallo dei Selgiuchidi, ma approfittò del loro declino per espandersi in Iran. Nel 1194, il sovrano corasmio ʿAlāʾ al-Dīn Tekish sconfisse in battaglia il sultano selgiuchide Toghrul III, provocando il crollo definitivo del dominio selgiuchide in Persia. Dei Selgiuchidi sopravvisse soltanto, in Anatolia, il Sultanato di Rum.
Durante il periodo selgiuchide emerse inoltre una grave minaccia rappresentata dagli Ismailiti sciiti, con centro nella roccaforte di Alamut, tra Rasht e Teheran. Da lì, il gruppo noto in Occidente come Assassini esercitò il controllo sulla regione circostante per oltre 150 anni, ricorrendo a omicidi mirati contro figure politiche e militari sunnite di rilievo. L'etimologia del termine «assassino» è comunemente collegata a questa setta.[56]
Fine, le regioni nord-occidentali dell'Iran furono conquistate nei primi anni del XIII secolo dal Regno di Georgia, sotto il regno di Tamara di Georgia.[74]
L'invasione mongola (1219-1221)
[modifica | modifica wikitesto]L'Impero corasmio sopravvisse fino all'arrivo dei Mongoli. Gengis Khan, dopo aver unificato le tribù mongole, avviò una rapidissima espansione territoriale che, nel 1218, portò l'Impero mongolo ai confini dello Stato corasmio. All'epoca, quest'ultimo era governato da ʿAlāʾ al-Dīn Muḥammad.[75]. Anche Muḥammad, come Gengis Khan, mirava a un'ulteriore espansione del proprio dominio, con l'obiettivo di affermare il suo controllo su gran parte dell'Iran. A tal fine si autoproclamò scià e chiese un riconoscimento formale al califfo abbaside al-Nāṣir. Di fronte al rifiuto del califfo, ʿAlāʾ al-Dīn Muḥammad proclamò uno dei propri nobili come califfo alternativo e tentò, senza successo, di deporre al-Nāṣir.
L'invasione mongola dell'Iran ebbe inizio nel 1219, in seguito al massacro dei membri di due missioni diplomatiche inviate da Gengis Khan presso la corte corasmia. Tra il 1220 e il 1221, città come Bukhara, Samarcanda, Herat, Ṭūs e Nishapur furono rase al suolo, mentre vaste porzioni della popolazione vennero massacrate. Il sovrano corasmio fuggì e morì poco dopo su un'isola al largo della costa del Mar Caspio.[76]
Nel corso dell'invasione della Transoxiana (1219) e nelle campagne successive (1220), i Mongoli impiegarono in battaglia anche macchine d'assedio, tra cui la catapulta. È probabile che specialisti cinesi abbiano utilizzato tali dispositivi per lanciare bombe contenenti polvere da sparo, una tecnologia già nota in Cina in quel periodo.[77]
Durante la conquista della Transoxiana e della Persia, Gengis Khan fece ampio uso di esperti cinesi nella fabbricazione e nell'impiego di armi basate sulla polvere da sparo.[78] Reggimenti interamente composti da cinesi furono incaricati di manovrare macchine da guerra capaci di scagliare ordigni esplosivi. Gli storici ritengono che l'invasione mongola abbia introdotto in Persia nuove tecnologie belliche, tra cui una primitiva arma da fuoco nota come huǒchōng, una sorta di mortaio di origine cinese.[79] Le fonti iconografiche e testuali provenienti dalle regioni in cui queste armi furono impiegate mostrano raffigurazioni molto simili a quelle cinesi, suggerendo una diretta trasmissione tecnologica.[80]
Distruzioni sotto i Mongoli
[modifica | modifica wikitesto]Prima della sua morte, nel 1227, Gengis Khan raggiunse l'Azerbaigian meridionale, saccheggiando e devastando numerose città lungo il suo percorso. Per le popolazioni persiane si trattò di un'invasione catastrofica. Sebbene in seguito gli invasori mongoli si convertissero all'Islam e adottassero ampi elementi della cultura persiana, la distruzione inflitta dai Mongoli a una delle principali aree del mondo islamico segnò un profondo cambiamento di paradigma storico. Secoli di istruzione islamica, di sviluppo culturale e di infrastrutture vennero annientati; molte biblioteche furono incendiate e numerose moschee distrutte o riconvertite, in alcuni casi, in luoghi di culto buddhisti.
I Mongoli provocarono enormi perdite tra la popolazione civile. La distruzione sistematica del sistema di irrigazione dei qanat portò allo spopolamento di vaste aree, trasformando regioni un tempo densamente abitate in territori frammentati, caratterizzati da insediamenti isolati e da città ridotte a vere e proprie "oasi" in un contesto ormai in gran parte desolato. Il numero delle vittime fu particolarmente elevato tra la popolazione maschile: secondo alcune stime, tra il 1220 e il 1258 la popolazione complessiva dell'Iran potrebbe essere crollata da circa 2,5 milioni di abitanti a 250.000, a causa degli stermini di massa, delle devastazioni e delle carestie che ne seguirono.[81]
L'Ilkhanato
[modifica | modifica wikitesto]
Dopo la morte di Gengis Khan, l'Iran fu governato da vari comandanti mongoli. Al nipote Hulagu Khan fu assegnata la parte occidentale degli antichi domini. Tuttavia, al momento della sua ascesa, l'Impero mongolo si era già frammentato in diverse entità politiche autonome. Hulagu giunse nella regione alla testa di un esercito e vi fondò l'Ilkhanato, uno Stato staccatosi dall'impero mongolo originario, che avrebbe governato l'Iran per circa ottant'anni e che, nel corso del tempo, andò progressivamente persianizzandosi.
Nel 1258, Hulagu Khan conquistò Baghdad, facendo giustiziare l'ultimo califfo abbaside. L'avanzata delle sue truppe verso occidente fu arrestata nel 1260, in Palestina, dai Mamelucchi, nel corso della battaglia di ʿAyn Jālūt. Le campagne di Hulagu contro i musulmani coinvolsero anche Berke, khan dell'Orda d'Oro, che si era convertito all'Islam. Hulagu e Berke giunsero così a combattersi reciprocamente, evidenziando il definitivo indebolimento dell'unità politica dell'Impero mongolo.
Il regno del pronipote di Hulagu, Ghazan Khan (1295-1304) segnò una svolta decisiva per l'Ilkhanato, con la proclamazione dell'Islam come religione di Stato. Sotto il dominio di Ghazan e del suo celebre visir persiano Rashid al-Din, l'Iran conobbe una parziale ma significativa ripresa economica. I Mongoli ridussero le imposte sugli artigiani, incentivarono l'agricoltura, ricostruirono ed estesero le opere di irrigazione e migliorarono la sicurezza delle vie commerciali.
Le merci provenienti dalla Cina, dall'India e dall'Iran circolavano con relativa facilità attraverso le steppe asiatiche, e questi intensi scambi favorirono un arricchimento economico e culturale dell'Iran. Dopo la morte del successore di Ghazan, Abū Saʿīd, nel 1335, l'Ilkhanato collassò in una fase di guerre civili e si frammentò in numerose dinastie locali. Tra le più importanti emersero i Jalayiridi, i Muzaffaridi, i Sarbadari e i Kartidi.
A metà del XIV secolo la peste nera colpì duramente il Paese, causando la morte di circa il 30% della popolazione.
Sunnismo e Sciismo nell'Iran pre-Safavide
[modifica | modifica wikitesto]
Prima dell'ascesa dell'Impero safavide, l'Islam sunnita era la religione dominante in Iran ed era seguita da circa il 90% della popolazione dell'epoca. Secondo il filosofo Morteza Motahhari, la maggioranza degli studiosi iraniani e delle masse popolari rimase sunnita fino all'instaurazione del dominio safavide.[82] Tuttavia, il fatto che il sunnismo fosse maggioritario non implica che lo sciismo fosse assente o privo di radici in Iran.
Il predominio del credo sunnita caratterizzò la storia religiosa dell'Iran durante i primi nove secoli dell'Islam. Vi furono però alcune importanti eccezioni a questa tendenza generale, come il caso degli Zaiditi del Tabaristan, dei Buwayhidi, dei Kakuyidi, il regno del sultano Maḥmūd Khudābandeh (Öljaitü),[83] e il movimento dei Sarbadar.[84]
Nonostante la prevalenza del sunnismo, in alcune regioni dell'Iran si svilupparono significative inclinazioni sciite. In questo periodo, lo sciismo si diffuse in importanti centri del mondo islamico come Kufa, Baghdad e, successivamente, Najaf e Hilla, influenzando anche l'Iran. In molte aree del paese, comunità sunnite e sciite coesistevano pacificamente.
Tra il X e l'XI secolo, i Fatimidi inviarono missionari ismailiti sia in Iran sia in altre regioni del mondo musulmano. Quando il movimento ismailita si divise in due correnti, i Nizariti stabilirono la loro base principale in Iran. Ḥasan-i Ṣabbāḥ conquistò diverse fortezze e nel 1090 occupò la rocca di Alamut, che divenne il centro del potere nizarita fino alla conquista mongola del 1256.
Dopo l'invasione mongola e la caduta del califfato abbaside, le strutture istituzionali del sunnismo subirono un forte indebolimento. Questo collasso favorì indirettamente lo sviluppo dello sciismo, allora ancora minoritario in Iran. Diverse dinastie e movimenti sciiti, tra cui i Sarbadar, riuscirono a stabilirsi e ad affermarsi in varie regioni del paese.
Il cambiamento decisivo avvenne all'inizio del XVI secolo, quando Ismāʿīl I fondò la dinastia safavide e avviò una politica religiosa che proclamò ufficialmente lo sciismo duodecimano come religione di Stato dell'Impero safavide. Il fatto che l'Iran moderno abbia come religione ufficiale l'Islam sciita è una diretta conseguenza di questa svolta storica introdotta da Ismāʿīl I.
L'Impero timuride (1370-1507)
[modifica | modifica wikitesto]
L'Iran rimase politicamente frammentato fino all'ascesa di Tamerlano (Timur), condottiero di origini turco-mongole[85] e fondatore della dinastia timuride. Come per le precedenti entità politiche della regione, anche l'Impero timuride rientrava pienamente nel contesto del mondo persianato. Dopo aver stabilito una solida base di potere in Transoxiana, nel 1381 Tamerlano invase l'Iran e, nel corso degli anni successivi, ne conquistò la maggior parte del territorio. Le sue campagne militari furono famigerate per l'estrema brutalità, caratterizzate da massacri su larga scala e dalla distruzione di numerose città.
Nonostante la violenza delle conquiste, il regime timuride si distinse per l'inclusione di Iraniani nelle cariche amministrative e per una forte promozione dell'architettura, della poesia e delle arti. I successori di Tamerlano, i Timuridi, mantennero il controllo su gran parte dell'Iran fino al 1452, quando persero il potere a favore della confederazione tribale di origine oghuz dei Kara Koyunlu («Montoni Neri»).
Successivamente, la confederazione rivale degli Ak Koyunlu («Montoni Bianchi»), guidata da Uzun Hasan, sconfisse i Kara Koyunlu nel 1468. Uzun Hasan e i suoi successori dominarono gran parte dell’Iran fino all’ascesa della dinastia safavide, che avrebbe nuovamente unificato il paese all'inizio del XVI secolo.
Kara Koyunlu
[modifica | modifica wikitesto]I Kara Koyunlu (in lingua azera: Qaraqoyunlular o Karakoyunlular), noti anche come «Turcomanni della Pecora Nera», furono una confederazione tribale di origine oghuz che dominò vaste aree dell'Azerbaigian storico, comprendenti parti dell'attuale Iran nord-occidentale, dell'Azerbaigian e dell'Iraq, tra il 1375 e il 1468.
Ak Koyunlu
[modifica | modifica wikitesto]Gli Ak Koyunlu, o «Turcomanni della Pecora Bianca», furono una confederazione tribale di origine oghuz che controllò vaste regioni comprendenti l'odierno Azerbaigian, l'Anatolia orientale, l'Iraq settentrionale e l'Iran occidentale tra il 1378 e il 1508.
L'epoca moderna (1501-1925): dai Safavidi all'ascesa dei Pahlavi
[modifica | modifica wikitesto]La Persia visse un periodo di rinascita sotto i Safavidi (1502-1736), il cui sovrano più importante fu Shāh ʿAbbās I il Grande. Alcuni storici ritengono che i Safavidi abbiano dato un grande contributo alla formazione dell'Iran moderno. Infatti, a parte l'imposizione dello sciismo in Persia, gli attuali confini iraniani traggono origine da quest'epoca (ad esempio dal Trattato di Zuhab).
L'impero safavide
[modifica | modifica wikitesto]
I Safavidi furono una delle più influenti dinastie a regnare sull'Iran moderno, spesso considerata come "l'inizio della moderna storia persiana"[86]. Governarono uno dei più grandi imperi persiani dopo la conquista islamica della Persia[87][88][89][90] e proclamarono l'Islam sciita[8] religione di Stato, segnando uno dei più importanti punti di svolta nella storia islamica. I Safavidi governarono l'Iran dal 1501 al 1722,[91] e in quel periodo l'Iran ebbe come rivali e nemici principali l'Impero ottomano, e l'Impero moghul.
La dinastia regnante safavide fu fondata da Ismāʿīl, noto come Shāh Ismāʿīl I[92], venerato dai suoi seguaci Kizilbash. Ismāʿīl invase lo Shirvan per vendicare la morte del padre, Shaykh Haydar, ucciso durante l'assedio di Derbent, in Daghestan, e continuó una campagna di conquista, che con la conquista della città di Tabriz nel luglio 1501, lo portò a salire al trono, come aveva fatto lo Scià dell'Azerbaigian[93][94][95]. Coniò monete con il proprio nome, e proclamò lo sciismo religione ufficiale del suo dominio.[8]
Anche se inizialmente i Safavidi erano signori solo dell'Azerbaigian e del sud del Daghestan, avevano nei fatti vinto in Persia la lotta per il potere in corso da quasi un secolo in seguito alla frammentazione della confederazione dei Kara Koyunlu e degli Ak Koyunlu. Un anno dopo la sua vittoria a Tabriz, Ismāʿīl proclamò la maggior parte della Persia come suo dominio[8], e poco dopo, il nuovo impero safavide conquistò in successione diverse altre regioni, tra cui l'Armenia, l'Azerbaigian, parti della Georgia, della Mesopotamia (Iraq), Kuwait, Siria, Daghestan, gran parte di quello che oggi è l'Afghanistan, parti del Turkmenistan e grandi aree dell'Anatolia, ponendo le basi di quel modello multietnico che influenzerà fortemente l'impero stesso[96]
Durante il regno di Shah Tahmasp, furono compiute molteplici invasioni del Caucaso, che era stato incorporato nell'Impero safavide da Shāh Ismāʿīl I;da allora e per molti secoli vennero deportate centinaia di migliaia di circassi, georgiani e Armeni nelle roccaforti dell'Iran. Inizialmente Tahmasp credeva di poter ridurre il potere dei Kizilbash, attraverso la creazione e la piena integrazione di un nuovo ordine della società iranica. Come afferma l'Encyclopædia Iranica, per Tahmasp, il problema ruotava attorno all'élite tribale dei militari dell'Impero, i Qezelbāš, che credevano che la vicinanza fisica e il controllo di un membro della famiglia safavide garantisse vantaggi spirituali, fortuna politica, e materiale avanzamento.[97] Con questo nuova immissione caucasica nella società iraniana, la potenza indiscussa del Kizilbash (che aveva funzionato proprio come i ghazi del vicino Impero ottomano) sarebbe stata progressivamente esclusi dal vertice dello Stato e la società iranica sarebbe diventata maggiormente meritocratica.

Lo Scià ʿAbbās I, e i suoi successori, espanse in modo significativo questa politica avviata da Tahmasp, deportando durante il suo regno circa 200.000 Georgiani, 300.000 Armeni e 100.000-150.000 Circassi in Iran. Con ciò, e con la completa esclusione dei Kizilbash dal vertice dello Stato, si riuscì a sostituire la loro presenza con quella dei ghulām caucasici. Questi nuovi soggetti caucasici (i cosiddetti ghilman / غلمان / "servi"), quasi sempre dopo la conversione allo sciismo, erano a differenza del Qizilbash, completamente fedeli allo Scià. Le altre masse di Caucasici furono impiegate in tutte le l possibili funzioni e posizioni disponibili nell'impero, così come nell'harem, nelle forze armate regolari, negli ordini artigiani, nell'agricoltura e così via. Questo sistema di utilizzo di massa di soggetti caucasici rimase in piedi fino alla caduta della dinastia dei Qajari.
Il più grande dei sovrani safavidi, Scià ʿAbbās I il Grande (1587-1629) salì al potere nel 1587 a 16 anni. Combatté gli uzbeki, riconquistando Herat e Mashhad nel 1598, che erano state perse dal suo predecessore Mohammad Khodabanda durante la guerra ottomano-safavide (1578-1590). Poi si rivolse contro gli Ottomani, suoi indomiti rivali, e riprese Baghdad, l'Iraq orientale, le province caucasiche e altro dal 1618. Tra il 1616-1618, in seguito alla disobbedienza dei suoi più fedeli sudditi georgiani Teimuraz I e Luarsab II, ʿAbbās effettuò una campagna punitiva nei territori della Georgia, devastando Kakheti e Tbilisi e portando via 130.000[98] - 200.000[99] prigionieri georgiani in l'Iran. Il suo nuovo esercito, che era stato notevolmente migliorato con l'avvento di Robert Shirley e i suoi fratelli dopo la prima missione diplomatica in Europa, colse la prima schiacciante vittoria sugli Ottomani nella guerra del 1603-1618, e sovrastò gli Ottomani in forza militare. Usò anche la sua nuova forza per sloggiare i Portoghesi dal Bahrain (1602) e Hormuz (1622) con l'aiuto della marina britannica, nel Golfo Persico.
Ampliò i legami i commerciali con la Compagnia delle Indie olandesi e stabilì legami solidi con le case reali europee, che erano stati già avviati da Ismāʿīl I con l'alleanza asburgico-persiana. La dinastia safavide si era già affermata nel corso del governo di Scià Ismāʿīl I, ma sotto ʿAbbās I divenne una grande potenza del mondo, al pari del suo rivale, l'Impero ottomano, contro il quale era in grado ormai di competere alla pari. Iniziò inoltre a promuovere il turismo in Iran e, sotto il loro dominio, fiorì nuovamente l'architettura e furono costruiti molti nuovi monumenti in diverse città iraniane, di cui Isfahān è forse l'esempio migliore.
Fatta eccezione per Scià ʿAbbās il Grande, lo Scià Ismāʿīl I, Scià Tahmasp I, e Scià ʿAbbās II, molti dei governanti safavidi si rivelarono poco capaci, accusati di essere spesso più interessati alle donne, all'alcool e ad altre attività ricreative più che alle questioni di Stato. La fine del regno di ʿAbbās II nel 1666, segnò l'inizio della fine della dinastia safavide. Nonostante il calo delle entrate e le minacce militari, molti degli scià in seguito ebbero uno stile di vita sontuoso. Scià Sultan Husayn (1694-1722), in particolare, era noto per il suo amore per il vino e il disinteresse nel governo della nazione.[100]
Il paese, in declino, fu invaso più volte e infine, i Ghilzai pashtun chiamarono come loro capo Mirwais Hotak che si ribellò a Kandahar e sconfisse l'esercito safavide sotto il governatore della Georgia iraniana, Giorgio IX di Kartli. Nel 1722, Pietro il Grande della vicina Russia imperiale lanciò la guerra russo-persiana (1722-1723), conquistando molti dei territori caucasici dell'Iran, tra cui Derbent, Shaki, Baku, ma anche Gilan, Mazandaran e Asterabad. Nel corso di per questo periodo caotico, nel 1722 un esercito afghano guidato dal figlio di Mahmud Hotak marciò attraverso l'Iran orientale, assediò e prese Isfahān. Mahmud si proclamò Scià di Persia. Nel frattempo, i rivali imperiali di Persia, gli Ottomani e i Russi, approfittarono della situazione per conquistare più territorio possibile.[101] Questi eventi decretarono la fine della dinastia safavide. Nel 1724, in base al trattato di Costantinopoli, gli Ottomani e i Russi decisero di suddividersi i territori appena conquistati dell'Iran.[102]
Lo Scià Nadir e i suoi successori
[modifica | modifica wikitesto]
L'integrità territoriale della Persia fu ripristinata da un iraniano appartenente alla dinastia turca degli Afsharidi, signore della guerra, nativo del Khorasan, Nadir Shah. Nadir sconfisse e allontanò gli afghani, sconfisse gli ottomani, restituí il trono ai Safavidi, e, sia tramite il trattato di Resht sia con il trattato di Ganja negoziò il ritiro russo dai territori perso-caucasici. Nel 1736 Nadir era diventato così potente da essere in grado di deporre i Safavidi e di farsi incoronare Scià. Fu, inoltre, uno degli ultimi grandi conquistatori asiatici. Per aiutare finanziariamente le sue guerre contro il rivale della Persia, l'Impero ottomano, decise di conquistare, verso est, il debole ma ricco impero Mogul. Nel 1739, accompagnato dai suoi vassalli caucasici fedeli, tra cui Eraclio II di Georgia,[103] invase l'India Mogul, sconfiggendo, in meno di tre ore, un esercito numericamente superiore, saccheggiando Delhi, e riportando in Persia, immense ricchezze. Sulla via del ritorno, conquistò anche tutti i khanati uzbeki, eccetto quello di Kokand, rendendo suoi vassalli gli uzbeki. Inoltre ristabilì il dominio persiano su tutto il Caucaso, nel Bahrain, così come in gran parte dell'Anatolia e della Mesopotamia.

Dopo essere stato imbattuto da anni, la sua sconfitta nel Daghestan, seguita alle ribellioni della guerriglia da parte dei Lezgini ed ad un attentato alla sua persona nei pressi di Mazandaran, fu un punto di svolta nella sua impressionante carriera. I daghestani ricorsero alla guerriglia, così, Nadir con il suo esercito fece pochissimi progressi.[104] Sia nella battaglia di Andalal sia nella battaglia di Avaria, l'esercito di Nadir subì una schiacciante sconfitta, perdendo metà di tutta la sua armata, per cui fu costretto a fuggire per le montagne.[105] Anche se Nadir fosse riuscito conquistare la maggior parte del Daghestan, l'efficace guerriglia schierata dai Lezgini, dagli Avari e dei Laks rese, questa volta, la riconquista iraniana della regione del Caucaso del Nord di breve durata. Diversi anni dopo, Nadir venne costretto a ritirarsi. Quasi contemporaneamente subí un attentato nei pressi di Mazandaran, attentato che accelerò il corso della storia. Tra la malattia, la megalomania e la paranoia, giunse persino ad accecare i figli che sospettava avessero tentato di assassinarlo, paranoia che non escluse i sudditi e gli ufficiali. I suoi ultimi anni di regno sono costellati di rivolte, e, alla fine, nel 1747, venne assassinato.[106]
In Iran, la morte di Nadir fu seguita da un periodo di anarchia. La famiglia di Nadir, gli Afsharidi, si ridusse sempre di più numericamente, aggrappandosi a un piccolo dominio nel Khorasan. Molti territori caucasici si staccarono in vari khanati caucasici. Gli ottomani riguadagnarono territori perduti in Anatolia e Mesopotamia. I khanati dell'Oman ed uzbeki di Bukhara e Khiva riacquistarono l'indipendenza. Ahmad Shah Durrani, uno degli ufficiali di Nadir, fondò uno stato indipendente, che, alla fine divenne il moderno Afghanistan. Eraclio II, nominato re di Cachezia da Nadir stesso nel 1744,[107] aveva dichiarato l'indipendenza de facto, conquistando pure il vicino Regno di Cartalia, riunendo successivamente il Regno di Cartalia-Cachezia, per diventare il nuovo re georgiano di una Georgia orientale politicamente unita, per la prima volta dopo tre secoli.[108] Dalla sua capitale Shiraz, Karim Khan della dinastia Zand, governò "un'isola di relativa calma e pace in un periodo altrimenti sanguinoso e distruttivo"[109] tuttavia la portata del potere di Zand era limitata all'Iran contemporaneo e a parti del Caucaso. Tra il 1747 e il 1795, attraverso il periodo di Zand, Eraclio quindi mutò gli eventi in Iran essendo in grado di mantenere l'autonomia della Georgia.[110] La morte di Karim Khan nel 1779 ha portato a un'altra guerra civile nella quale ha infine trionfato la dinastia Qajar divenendo sovrani dell'Iran. Durante la guerra civile, l'Iran perse definitivamente Bassora, conquistata dagli ottomani[111] nel 1779 ,e il Bahrain conquistato dalla famiglia Al Khalifa dopo l'invasione di Bani Utbah nel 1783.[senza fonte]
Dinastia Qajar (1794-1925)
[modifica | modifica wikitesto]
Agha Mohammad Khan emerse vittorioso dalla guerra civile iniziata con la morte dell'ultimo re Zand. Il suo regno è noto per un Iran unito e guidato centralmente. Dopo la morte di Nadir Shah e l'ultimo degli Zand, la maggior parte dei territori caucasici iraniani si erano frantumati in diversi khanati caucasici. L'Agha Mohammad Khan, come i re safavidi e Nadir prima di lui, consideravano la regione equivalente ai territori dell'Iran centrale. Pertanto, il suo primo obiettivo, dopo aver conquistato l'Iran, fu quello di incorporare nuovamente le regioni del Caucaso.[112] La Georgia era vista come uno dei territori più integrabili.[110] Per il sovrano persiano, il reinserimento della Georgia nell'Impero iraniano faceva parte dello stesso processo che aveva condotto sotto il suo dominio le città di Shiraz, Isfahan e Tabriz.[110] Come afferma il "Cambridge History of Iran states", la secessione dei territori del Caucaso era inconcepibile, per cui questi dovevano essere mantenuti, esattamente come se la regione del Fars o del Gilan avessero tentato la secessione.[110] Fu naturale quindi per il sovrano persiano perseguire con qualsiasi mezzo necessario la conquista del Caucaso, al fine di sottomettere e reintegrare le regioni recentemente perse, dopo la morte di Nadir e la scomparsa degli Zand, dimostrando agli occhi degli iraniani che la separazione della Georgia doveva essere considerata un tradimento da parte di Eraclio II, nominato viceré della Georgia dallo stesso Nadir Shah.[110]

Agha Mohammad Khan successivamente chiese a Eraclio II di rinunciare al trattato con la Russia stipulato in passato, con cui, formalmente, rinunciava a ogni dipendenza della Persia a favore di una protezione completa della Russia, pur essendo disponibile a riaccettare la sovranità persiana,[112] in cambio della pace e della sicurezza del suo regno. Gli ottomani, per esempio, vicini rivali dell'Iran, assicurarono, per la prima volta dopo quattro secoli, pace e sicurezza sia alla regione della Cartalia sia alla regione della Cachezia.[113] Eraclio si appellò quindi al suo teorico protettore, chiedendo all l'imperatrice Caterina II di Russia, almeno 3.000 truppe russe,[113] ma tale appello venne ignorato, lasciando la Georgia a respingere in solitaria, la minaccia persiana.[114] Tuttavia, Eraclio II respinse ancora l'ultimatum del Khan.[115] Come risposta, l'Agha Mohammad Shah, invase la regione del Caucaso, dopo aver attraversato il fiume Aras, e, mentre si stava recando in Georgia con le sue truppe, riassoggettò i territori iraniani dei khanati di Erevan, Shirvan, Naxçıvan, Ganja, Derbent, Baku, Talysh, Shaki, Karabakh, territori che comprendono la moderna Armenia, l'Azerbaigian, il Daghestan, e l'Igdir. Giunto in Georgia, il Khan con le sue poderose truppe venne coinvolto nella battaglia di K'rts'anisi, che, una volta vinta, gli consentì la conquista di Tbilisi, così come l'effettiva riannessione della Georgia all'Iran.[116][117] Al suo ritorno dal suo successo, con circa 15.000 prigionieri georgiani deportati nell'Iran centrale,[114] nel 1796 nel venne formalmente incoronato Scià nella piana di Mughan, proprio come avvenne sessant'anni prima, per il suo predecessore Nadir Shah.
L'Agha Mohammad Shah venne assassinato, mentre organizzava a Shusha, nel 1797, una seconda spedizione contro la Georgia[118][119], quasi in contemporanea della morte di re Eraclio, avvenuta nel 1798. L'egemonia iraniana sulla Georgia non durò a lungo: nel 1799 i russi marciarono a sud, verso Tbilisi,[120] già attivamente occupati in una politica espansionistica nei confronti dei suoi imperi vicini, sia verso l'Impero ottomano sia verso i regni iraniani. I due anni successivi all'ingresso della Russia a Tbilisi furono un periodo tremendo. L'invasione indebolì e devastò il regno georgiano, con metà della capitale in rovina. Nel 1801 la Georgia fu facilmente conquistata dalla Russia.[114][115] Poiché l'Iran non concepiva, né avrebbe potuto permettere la cessione della Transcaucasia e del Daghestan, in quanto regioni che avevano fatto per secoli parte dell'Iran,[9] diversi anni più tardi ebbero inizio le guerre russo-persiani, dal 1804 al 1813 e dal 1826 dal 1828, terminate con la cessione forzata e irrevocabile della Georgia, del Daghestan, dell'Armenia, dell'Azerbaigian e del Karabakh alla Russia imperiale, attraverso la stipula del trattati di Turkmenchay del 1813 e del 1828.[116][118]
La zona a nord del fiume Aras, tra il territorio della Repubblica dell'Azerbaigian, la Georgia orientale, il Daghestan e l'Armenia rimasero territori iraniani, fino a quando non vennero occupati dalla Russia nel corso del XIX secolo.[121][122][123][124][125][126]
- La pittura mostra la Battaglia di Sultanabad del 13 febbraio 1812. Ermitage
- Presa di Lankaran, 1812. Dipinto da Franz Roubaud
La migrazione dei musulmani caucasici
[modifica | modifica wikitesto]
L'Iran, a seguito della perdita dei vasti territori del Caucaso subì notevoli cambiamenti demografici. Infatti, a seguito delle due guerre russo-persiane,[127] questi territori furono testimoni di grandi migrazioni verso l'Iran Centrale, migrazioni chiamate, "dei Muhàjirùn caucasici". Le principali etnie coinvolte in tale esodo furono: gli Ayrumi, i Qarapapaqui, i Circassi, gli sciiti Lezgini, e altri musulmani transcaucasici.[128]
Attraverso la Battaglia di Ganja del 1804 durante la guerra russo-persiana (1804-1813), diverse migliaia di Ayrumi e Qarapapaqui migrarono verso Tabriz. Successivamente, sia tra il 1804 e il 1813, sia tra il 1826 e il 1828, la maggior parte degli Ayrumi e dei Qarapapaqui ancora presenti nei territori russi appena conquistati migrarono verso la città iraniana di Naqadeh.[129][130] Come afferma il testo, "Cambridge History of Iran states": "La costante interferenza delle truppe russe lungo la frontiera nel Caucaso, le brutali spedizioni punitive del generale Yermolov e il malgoverno, spinsero un gran numero di musulmani, e anche alcuni cristiani georgiani, in esilio in Iran".[131]
Nel 1864, e fino agli inizi del XX secolo, avvenne, a seguito della vittoria russa nella guerra caucasica, un'altra espulsione di massa di musulmani caucasici. Altri semplicemente rifiutarono volontariamente di vivere sotto il dominio russo cristiano, per cui migrarono sia verso la Turchia sia verso l'Iran. Questi esodi, ancora una volta, nei confronti dell'Iran, inclusero migliaia di caucasici azeri, musulmani transcaucasici, così come molti caucasici musulmani del nord, circassi, sciiti, lezgini e Laki.[128][132] Molti di questi migranti svolsero un ruolo fondamentale nella storia iraniana, avendo formato la maggior parte dei ranghi della brigata cosacca persiana, istituita nel tardo XIX secolo.[133] I ranghi iniziali di tale brigata eran interamente composti da circassi e altri caucasici Muhàjirùn. Tale brigata fu decisiva nei decenni successivi nella storia della Dinastia Qajar.
Inoltre, il trattato di Turkmenchay del 1828 incoraggiava lo spostamento degli armeni iraniani nei territori russi appena conquistati.[134][135] Questo ha favorito un notevole cambiamento demografico della regione.[136] Il trattato di Adrianopoli stipulato con la Turchia, conclusosi nel 1829, concedendo uno spostamento in massa degli armeni nei territori di nuova costituzione. Lentamente ma inesorabilmente, il numero dei cristiani, che, di fatto, nel XVII secolo venne sterminato, costituendo a quei tempi una piccola minoranza nella regione, (tranne che per la Georgia), grazie alle migrazioni, stava sempre più aumentando, soprattutto nella zona ex iraniana governata dagli armeni e dai georgiani.
Lo storico armeno-americano George Bournoutian fornisce una sintesi della composizione etnica prima degli eventi del 1828 solo per il territorio della divisione amministrativa di Erevan come esempio:[137]
Dopo l'incorporazione del Khanato di Erevan nell'impero russo, la maggioranza musulmana della zona a poco a poco diminuì. In un primo momento gli armeni rimasti in Iran vennero incoraggiati a tornare.[138] Come risultato si stima che 57.000 rifugiati armeni in Persia ritornarono nei territori del khanato di Erevan dopo il 1828, mentre circa 35.000 musulmani (persiani, gruppi turchi, curdi, Lezgis, ecc), per un totale di oltre 100.000 persone lasciarono la regione.[139]
Il regno di Fath Ali Shah fu testimone della moltiplicazione di contatti diplomatici con l'Occidente, e l'inizio, oltre all'Iran, di intense rivalità diplomatiche europee. Suo nipote Mohammad Shah, gli successe nel 1834, e, sotto l'influenza russa, fece due tentativi falliti di riconquistare Herat. Quando Mohammad Shah morì nel 1848, la successione passò al figlio Nasser-e-Din, dimostrando di essere il più abile dei sovrani Qajari.
Rivoluzione costituzionale e deposizione
[modifica | modifica wikitesto]La Grande carestia persiana del 1870-1871 si stima abbia causato la morte di circa 2 milioni di persone.[140] Verso la fine del XIX secolo, emerse una nuova era nella storia della Persia con la rivoluzione costituzionale dell'Iran. Lo Scià conservò il potere, ma attraverso la concessione, nel 1906, di una costituzione limitata, il paese si trasformò in una monarchia costituzionale. Il primo Majlis, o parlamento, venne convocato per il 7 ottobre, 1906.
Nel 1908, la scoperta del petrolio nel Khuzestan, grazie a prospezioni inglesi, ha generato, da parte dell'impero britannico un rinnovato interesse economico verso la Persia.[141] Il controllo della Paese fu pertanto oggetto di contesa tra il Regno Unito e la Russia, in quello che divenne noto come Il Grande Gioco, e sancito dalla Convenzione anglo-russa del 1907, che divise l'Iran in sfere di influenza, indipendentemente dalla sua sovranità nazionale.
Durante la prima guerra mondiale, il paese venne occupato dai britannici, dagli ottomani e dalle forze russe, ma mantenne un comportamento sostanzialmente neutrale.[142] Nel 1919, dopo la rivoluzione russa e il conseguente ritiro delle forze russe in Persia, la Gran Bretagna tentò senza successo di formare in Iran un protettorato.
Nel 1921, con un colpo di Stato militare s'impose Reza Khan, un ufficiale della brigata cosacca persiana, figura che risulterà dominante per i successivi venti anni. Leader e figura di primo piano fu anche Seyyed Zia'eddin Tabatabai nell'organizzazione del colpo di Stato iraniano del 1921, che non fu in realtà diretto contro la monarchia Qaja, ma, secondo il'Encyclopædia Iranica, si è rivolto contro i funzionari allora al potere, coloro che in realtà avevano un ruolo fondamentale e sostanzialmente occulto, nel controllo del governo.[143] Nel 1925, dopo essere stato primo ministro per un paio di anni, Reza Shah divenne re dell'Iran, imponendo la dinastia Pahlavi.
Infine, sia il movimento costituzionalista del Gilan, sia il vuoto di potere centrale, causato dall'instabilità del governo Qajar, condusse all'instaurazione, nel 1925, della dinastia Palhavi e alla nascita di Reza Shah Pahlavi.
L'epoca dei Pahlavi (1925-1979)
[modifica | modifica wikitesto]Reza Shah (1925-1941)
[modifica | modifica wikitesto]Reza Shah governò il paese per quasi 16 anni, fino al 16 settembre 1941, quando fu costretto ad abdicare a causa dell'invasione anglo-sovietica dell'Iran. Il suo fu un governo autoritario che unì nazionalismo, militarismo, secolarismo e anti-comunismo a una stretta censura e propaganda di stato.[144] Il re introdusse, comunque, diverse riforme socio-economiche, riorganizzando l'esercito, l'amministrazione del governo, e le finanze.[145]
Secondo i suoi sostenitori il regno di Reza Shah ha portato "legge e ordine, disciplina, autorità centrale, e i comfort moderni, scuole, treni, autobus, radio, cinema, e telefoni".[146] Tuttavia, i suoi tentativi di modernizzazione vennero criticati dai suoi detrattori, in quanto ritenuti "troppo veloci,[147] superficiali",[148] e viziati da "oppressione, corruzione, tassazione e mancanza di autenticità", modalità tipica degli stati di polizia.[146]
Molte delle nuove leggi e regolamenti crearono risentimenti, sia tra le comunità di musulmani devoti, sia del clero. Ad esempio, le moschee vennero invitate a utilizzare le sedie, mentre la maggior parte degli uomini avrebbero dovuto indossare abiti occidentali, tra cui un cappello a tesa, mentre le donne vennero obbligate per decreto a non indossare lo hijab. Inoltre uomini e donne vennero autorizzati a riunirsi liberamente, violando la regola islamica sulla mescolanza dei sessi. Le tensioni esplosero nel 1935, quando gli abitanti dei villaggi bazari insorsero a Mashhad, nei pressi del santuario Imam Reza, scandendo slogan come "Lo Scià è un nuovo Yazid." Quando finalmente i militari sedarono i disordini, decine di persone erano state uccise, mentre centinaia ferite.[149]
La seconda guerra mondiale
[modifica | modifica wikitesto]
Nel 1941, gli interessi tedeschi erano tesi in gran parte a controllare l'economia iraniana, e per questo avevano messo in scena un fallito colpo di Stato per assumere la direzione del governo. Con le armate tedesche che avanzavano vittoriose in territorio sovietico, il governo iraniano erroneamente previde che la Germania avrebbe vinto la guerra, per cui rinforzò i confini della nazione. Il paese quindi respinse le richieste inglesi e russe di espellere i tedeschi. In risposta gli alleati, nell'agosto del 1941 invasero il Paese, e annientarono il debole esercito iraniano nel corso dell'operazione Countenance. L'Iran così, dopo tale invasione, divenne il principale canale di Aiuto Alleato all'Unione Sovietica. Lo scopo fu quello di garantire sia la produzione dei campi di petrolio iraniano, sia le linee di rifornimento alleate[150]. La Persia durante la seconda guerra mondiale rimase ufficialmente neutrale. Il suo monarca Reza Shah venne deposto durante la successiva occupazione, e sostituito con il suo giovane figlio, Mohammad Reza Pahlavi.[151]

Alla conferenza di Teheran del 1943, gli Alleati attraverso la dichiarazione di Teheran, garantirono nel dopoguerra l'indipendenza e confini dell'Iran. Tuttavia, le truppe sovietiche di stanza nel nord-ovest dell'Iran, non solo rifiutarono di ritirarsi, ma sedarono rivolte che condussero, nel 1945, alla formazione di stati nazionali filo-sovietici separatisti e di breve durata, nelle regioni settentrionali sia dell'Azerbaigian sia del Kurdistan iraniano, attraverso il governo popolare dell'Azerbaigian, e la Repubblica del Kurdistan. Le truppe sovietiche non si ritirarono dall'Iran fino al maggio 1946, dopo aver ricevuto una promessa di concessioni petrolifere. Le repubbliche sovietiche del nord vennero presto rovesciate e le concessioni petrolifere revocate.[152]
Mohammad-Reza Shah (1941-1979)
[modifica | modifica wikitesto]Dopo la guerra, vi erano delle speranze che il periodo post-occupazione trasformasse il paese in una monarchia costituzionale. Il nuovo, giovane Scià Mohammad Reza Pahlavi inizialmente assunse un ruolo marginale, lasciando al governo una notevole libertà d'azione. In quegli anni si svolsero anche delle elezioni democratiche, anche se il paese era profondamente corroso dal tarlo della corruzione. Tra il 1947 e il 1951, il parlamento visse un periodo di cronica instabilità, e la contemporanea ascesa e caduta di sei diversi primi ministri. Di conseguenza lo Sha Pahlavi, uscendo dal suo ruolo marginale, nel 1949 convocò un'assemblea Costituente, istituendo il Senato dell'Iran, una camera alta legislativa consentita nella Costituzione del 1906, ma mai posta in essere. I nuovi senatori erano in gran parte favorevoli allo Sha Pahlavi, come egli aveva già previsto.

Nel 1951 il primo ministro Mohammad Mossaddeq ricevette dal parlamento l'autorizzazione a nazionalizzare l'industria petrolifera di proprietà britannica, evento conosciuto come la Crisi di Abadan. Nonostante le pressioni inglesi, tra cui un blocco economico, la nazionalizzazione non si fermò. Mossaddeq venne rimosso nel 1952, ma rapidamente rinominato dallo Scià, a causa di una rivolta popolare a sostegno del premier. Lo stesso Mossaddeq costrinse lo Scià, nell'agosto del 1953, a un breve esilio, dopo un colpo di Stato militare fallito, organizzato dalla Guardia Imperiale del colonnello Nematollah Nassiri.
Il colpo di Stato per rimuovere Mossaddeq
[modifica | modifica wikitesto]Poco dopo, il 19 agosto 1953, prese forma un colpo di Stato guidato dal generale dell'esercito in pensione Fazlollah Zahedi, e organizzato dagli Stati Uniti e dalla CIA[153] con il sostegno attivo dei britannici e l'MI6. Questa operazione fu nota a posteriori come operazione Ajax.[154] Il colpo di Stato venne accompagnato da una campagna di propaganda progettata per indurre la popolazione a ribellarsi al primo ministro Mossaddeq, forzandolo alle dimissioni. Venne arrestato e processato per tradimento. Riconosciuto colpevole, la sua pena venne ridotta agli arresti domiciliari nella sua tenuta di famiglia, mentre il suo ministro degli esteri, Hossein Fatemi, venne assassinato. Come primo ministro gli succedette Zahedi, che riuscì a sopprimere l'opposizione allo Scià, in particolare del Fronte Nazionale ed il Partito Comunista Tudeh.
L'Iran, negli anni '50, era governato come un'autocrazia dello scià con il supporto americano, e questo fino alla Rivoluzione islamica del 1979. Il governo iraniano stipulò, in quel periodo, un accordo con un consorzio internazionale di società estere che gestivano gli impianti petroliferi iraniani per i prossimi 25 anni dividendo i profitti a metà, accordo che non permetteva all'Iran di controllare i loro conti o avere membri nel loro consiglio di amministrazione. Nel 1957 venne sospesa la legge marziale, e, dopo 16 anni, aderendo al Patto di Baghdad, l'Iran si avvicinò molto al mondo occidentale, ricevendo dagli Stati Uniti, sia aiuti militari sia economici. Nel 1961, il Paese avvia una serie di riforme economiche, sociali, agrarie e amministrative per modernizzarlo, riforme note come la Rivoluzione bianca dello Scià.
Nucleo di questo programma fu la riforma agraria. La modernizzazione e la crescita economica stavano procedendo a un ritmo senza precedenti, alimentate da vaste riserve di petrolio, in quel periodo, le terze più grandi al mondo. Tuttavia le riforme, tra cui quelle della Rivoluzione bianca, non migliorarono le condizioni economiche della popolazione, e le politiche filo-occidentali liberali alienarono sia alcuni gruppi religiosi sia politici islamici. Ai primi di giugno del 1963, presero avvio delle proteste di massa in sostegno del Ruhollah Khomeini, a causa di un discorso da lui pronunciato in cui attaccava lo Scià.
Due anni più tardi, venne assassinato il premier Hassan Ali Mansur, mentre il servizio di sicurezza interno, il SAVAK, inasprì le sue modalità repressiva. Nel 1970 nacquero i primi gruppi di guerriglia di sinistra, come i Mujaheddin-e-Khalq (MEK), che attaccarono sia il regime, sia obiettivi stranieri.
Nel decennio prima della rivoluzione, il SAVAK uccise quasi un centinaio di prigionieri politici iraniani, mentre molti altri vennero arrestati e torturati.[155] Il clero islamico, con a capo l'Ayatollah Ruhollah Khomeini, esiliato nel 1964, iniziò ad "alzare la voce".
Nel corso degli anni '60, l'Iran aveva notevolmente aumentato il bilancio della difesa e nei primi anni '70 era diventata la più forte potenza militare della regione. Le relazioni bilaterali con il vicino Iraq non erano buone, principalmente a causa di una disputa sul fiume Shatt al-Arab. Nel novembre del 1971, le forze iraniane presero il controllo di tre isole alla foce del Golfo Persico. In risposta, l'Iraq espulse migliaia di cittadini iraniani. Dopo una serie di scontri nel mese di aprile del 1969, l'Iran abrogò l'accordo con l'Iraq del 1937, richiedendone una rinegoziazione.
A metà del 1973, lo scià restituì all'industria petrolifera il controllo nazionale. Dopo la guerra arabo-israeliana dell'ottobre 1973, la Persia non aderì all'embargo petrolifero arabo contro l'Occidente ed Israele; sfruttò invece la situazione per aumentare i prezzi del petrolio, utilizzando il denaro guadagnato per la modernizzazione e aumentando la spesa per la difesa. Una controversia di confine tra Iraq e Iran venne risolta con la firma degli accordi di Algeri del 6 marzo 1975.
La Rivoluzione iraniana e la Repubblica islamica
[modifica | modifica wikitesto]
La Rivoluzione iraniana, conosciuta anche come la Rivoluzione islamica,[156] fu una rivoluzione che trasformò l'Iran da monarchia assoluta sotto lo Scià Mohammad Reza Pahlavi in una Repubblica islamica sotto l'Ayatollah Ruhollah Khomeini, uno dei leader della rivoluzione e fondatore della Repubblica islamica.[157] Si può con buona probabilità affermare che la rivoluzione abbia avuto inizio nel gennaio 1978, con le prime grandi manifestazioni,[158] conclusasi con l'approvazione della nuova Costituzione teocratica della quale, nel dicembre 1979, Khomeini divenne il leader supremo.[159]
Nel frattempo, nel gennaio 1979, Mohammad Reza Pahlavi lasciava il Paese per l'esilio in Egitto, dopo che scioperi e manifestazioni paralizzarono il Paese. Il 1º febbraio 1979 l'Ayatollah Khomeini ritornò a Teheran, salutato da diversi milioni di iraniani.[159] Il crollo finale della dinastia Pahlavi avviene poco dopo l'11 febbraio 1979, quando i militari iraniani si dichiararono "neutrali", dopo che guerriglieri e truppe ribelli travolsero le truppe fedeli allo Scià in combattimenti armati in strada. L'Iran divenne ufficialmente una Repubblica islamica il 1º aprile 1979, quando gli iraniani approvarono in larga maggioranza un referendum nazionale.
L'ideologia del governo rivoluzionario era populista, nazionalista e soprattutto sciita islamica. La sua costituzione unica si basava sul concetto di velayat-e faqih l'idea avanzata da Khomeini che i musulmani - in realtà tutti - richiedano "tutela", sotto forma di regola o controllo da parte del leader giurista o dei giuristi islamici[160] Khomeini ha servito questo ruolo da giurista, o capo supremo, fino alla sua morte nel 1989.
La rapida modernizzazione dell'Iran verso l'economia capitalistica è stata sostituita da politiche economiche e culturali populiste e islamiche. Molte industrie sono state nazionalizzate, le leggi e le scuole islamizzate e le influenze occidentali vietate. La rivoluzione islamica ha anche creato un grande impatto in tutto il mondo. Nel mondo non musulmano ha cambiato l'immagine dell'Islam, generando molto interesse per la politica e la spiritualità dell'Islam,[161] insieme a "la paura e la diffidenza verso l'Islam" e in particolare verso la Repubblica islamica e il suo fondatore.[162]
Khomeini prende il potere
[modifica | modifica wikitesto]Il consolidamento del potere, durato pressappoco due anni, avviene tra il 1982 e il 1983[163][164]. Il nuovo regime iraniano, fatto fronte ai danni alla sua economia, alle strutture militari, agli apparati di governo, inizia a sopprimere le proteste e le rivolte dei secolaristi, delle personalità politiche socialiste, dei più tradizionali musulmani-ex alleati, e dei rivoluzionari ora rivali. Molti oppositori politici vennero barbaramente assassinati e giustiziati dal nuovo regime. In seguito agli eventi della rivoluzione, in alcune regioni del Khuzistan, del Kurdistan e del Gonbad-e Kavus i guerriglieri marxisti e i partiti federalisti si rivoltarono, causando gravi scontri tra i ribelli e le forze rivoluzionarie. Queste rivolte iniziarono nell'aprile del 1979, e durarono, a seconda della regione coinvolta, per diversi mesi o per più di un anno. La rivolta curda, guidata dal KDPI, fu la più violenta ed è durata fino al 1983 con la morte di 10.000 persone.
Nell'estate del 1979 una nuova costituzione assegna a Khomeini il potere di custode giurista e leader supremo.[165] Vennero inoltre redatte, da un Consiglio dei Guardiani della Costituzione, linee guida per definire gli ambiti sulla legislazione e le elezioni. La nuova costituzione venne infine approvata con un referendum nel dicembre 1979..
La crisi degli ostaggi in Iran (1979-1981)
[modifica | modifica wikitesto]La storia dell'Iran si è macchiata di un evento che ebbe un impatto a lungo termine, la crisi degli ostaggi in Iran. Dopo che gli Stati Uniti concessero all'ex Scià di Persia il visto di ingresso negli Stati Uniti per una serie di terapie di trattamento per cancro, il 4 novembre del 1979, studenti iraniani sequestrarono il personale statunitense dell'ambasciata, etichettandola come un "covo di spie".[166] I 52 ostaggi furono trattenuti per 444 giorni, fino al gennaio 1981.[167] Un tentativo militare americano di salvare gli ostaggi fallì.[168]
Tale azione fu estremamente popolare in Iran, migliaia di persone si riunirono a sostegno dei sequestratori, di fatto rafforzando il prestigio di Khomeini, e consolidando, a livello nazionale, un già latente antiamericanismo. Fu in quel momento che Khomeini iniziò a rivolgersi agli Stati Uniti d'America come il "Grande Satana". In America, tale posizione politica venne considerata una violazione del principio del diritto internazionale, sul fatto che i diplomatici possono essere espulsi, ma non tenuti prigionieri, creando di fatto un potente risentimento nei confronti dell'Iran. Da quell'evento, le relazioni tra i due paesi rimasero profondamente tese, e le conseguenti e successive sanzioni internazionali americane danneggiarono l'economia iraniana.[169]
La guerra Iran-Iraq (1980-1988)
[modifica | modifica wikitesto]
Durante questa crisi politica e sociale, il leader iracheno Saddam Hussein ha tentato di approfittare sia del disordine della rivoluzione della debolezza delle forze armate iraniane sia dell'antagonismo con i governi occidentali. La possente macchina militare iraniana fu sciolta durante la rivoluzione, e, con lo Scià spodestato, Hussein aveva l'ambizione di posizionarsi come il nuovo "uomo forte" del Medio Oriente, cercando di ampliare l'accesso dell'Iraq al Golfo Persico, attraverso l'acquisizione di territori che l'Iraq aveva in precedenza perso dall'Iran durante il governo dello Scià.
A capo degli interessi in Iraq vi era il Khuzestan, che non solo vantava una popolazione araba sostanziale, ma anche ricchi campi petroliferi. Anche le isole di Abu Musa e Tunb divennero degli obbiettivi del dittatore iracheno. Con tali ambizioni, Hussein pianificò un assalto su vasta scala contro l'Iran, vantando che le sue forze avrebbero potuto raggiungere la capitale entro tre giorni. Il 22 settembre 1980, l'esercito iracheno invase l'Iran del Khuzestan, aprendo la guerra Iran-Iraq. L'attacco colse i rivoluzionari dell'Iran completamente di sorpresa.
Anche se le forze di Saddam Hussein all'inizio avevano fatto diversi progressi, le forze iraniane avevano nel 1982 respinto l'esercito iracheno. Khomeini ha cercato di esportare la sua rivoluzione islamica verso l'ovest, in particolare coinvolgendo la maggior parte degli sciiti arabi che vivevano nel paese. La guerra proseguì per altri sei anni, fino al 1988, quando Khomeini, nelle sue parole, "ha bevuto il calice di veleno" e ha accettato una tregua mediata dalle Nazioni Unite.
L'Iraq nel corso di questa guerra utilizzò armi chimiche che causarono decine di migliaia di morti tra i civili iraniani e militari. L'Iraq fu finanziariamente sostenuto dall'Egitto, dai Paesi arabi del Golfo Persico, dall'Unione Sovietica e dagli Stati del Patto di Varsavia, dagli Stati Uniti a partire dal 1983, dalla Francia, dal Regno Unito, dalla Germania, dal Brasile e dalla Repubblica Popolare Cinese. Sia gli Stati Uniti sia la Repubblica Popolare Cinese hanno venduto armi all'Iran.[senza fonte]
Nel corso degli otto anni di guerra, a causa dell'utilizzo di armi chimiche, l'Iraq ha causato 100000 vittime iraniane[170]. Mentre le vittime totali iraniane vennero stimate tra le 500000 e il milione. Quasi tutte le più autorevoli agenzie internazionali hanno confermato che Saddam si era impegnato nella guerra chimica per evitare che gli iraniani facessero altrettanto. Queste agenzie hanno confermato all'unanimità che l'Iran non ha mai usato armi chimiche durante la guerra.[171][172][173][174]
In Iran, a partire dal 19 luglio 1988, e per la durata di circa cinque mesi, il governo ha condannato a morte sistematicamente migliaia di prigionieri politici. Questo evento viene ricordato comunemente come l'esecuzione dei prigionieri politici iraniani del 1988, o il massacro iraniano del 1988. Condizione necessaria e sufficiente era l'appartenenza all'Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI), oppure l'appartenenza da altri gruppi di sinistra, compreso il Partito Comunista Iraniano del Tudeh.[175][176] Le stime sul numero di condanne variano, a seconda delle fonti, da 1400[177] a 30000.[178][179]
Khamenei succede a Khomeini (1989-oggi)
[modifica | modifica wikitesto]I primi otto anni (1989-1997)
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1989, sul letto di morte, Khomeini ha nominato 25 persone del Consiglio costituzionale per consentire la nomina dell'allora presidente Ali Khamenei come il prossimo leader supremo, portando una serie di modifiche alla Costituzione iraniana.[180] Dopo la morte di Khomeini, il 3 giugno 1989, vi fu una transizione graduale[181]. Khamenei mancando del "carisma e dell'appeal clericale" di Khomeini, ha sviluppato una rete di sostenitori sia all'interno delle forze armate iraniane sia nelle potenti fondazioni religiose.[182] Sotto il suo "regno" si dice che il regime iraniano, da almeno un osservatore, somigli più a "Un'oligarchia clericale" che a un'autocrazia.[182]
La successione a Khamenei come presidente fu quella del pragmatico conservatore Ali-Akbar Hashemi Rafsanjani, che ha servito due mandati di quattro anni, concentrando i suoi sforzi sulla ricostruzione dell'economia dai danneggiamenti alle infrastrutture iraniane, anche se parzialmente impedito dai bassi prezzi del petrolio. Il suo regime promosse con successo il controllo delle nascite, il taglio delle spese militari, e la normalizzazione delle relazioni con i paesi vicini, come l'Arabia Saudita.[183] Durante la Guerra del Golfo nel 1991, il paese rimase neutrale, limitando la sua azione alla condanna degli Stati Uniti e permettendo la fuga degli aeromobili e dei rifugiati iracheni nel paese.

Riforme e conseguenze (1997-2005)
[modifica | modifica wikitesto]A Rafsanjani nel 1997 successe il riformista Mohammad Khatami. La sua presidenza fu presto segnata da tensioni tra il governo riformista e un clero sempre più conservatore. Questa frattura raggiunse l'apice nel luglio 1999, quando scoppiarono massicce proteste anti-governative nelle strade di Teheran. I tumulti sono durati più di una settimana, prima che la folla venisse dispersa dalla polizia e dai i vigilantes filogovernativi.
Nel giugno 2001 Khatami venne rieletto, ma i suoi sforzi sono stati più volte fermati dai conservatori nel parlamento. Tali elementi presenti all'interno del governo iraniano si mossero per minare il movimento riformista, che vieta i giornali liberali e squalifica i candidati per le elezioni parlamentari. Questo giro di vite sul dissenso, in combinazione con il fallimento di Khatami a riformare il governo, ha indotto, tra i giovani dell'Iran una crescente apatia politica.
Nel giugno 2003 a Teheran ebbero luogo proteste anti-governative di diverse migliaia di studenti.[184][185] Nel 2006, le proteste si concentrarono invece nella difesa dei diritti umani.
Elezioni presidenziali del 2005 e conseguenze (2005-2013)
[modifica | modifica wikitesto]
Nelle elezioni presidenziali iraniane del 2005 Mahmoud Ahmadinejad, sindaco di Teheran, venne eletto sesto presidente dell'Iran, dopo aver vinto con il 62% dei voti contro l'ex presidente Ali-Akbar Hashemi Rafsanjani.[186] Durante la cerimonia di autorizzazione ha baciato la mano di Khamenei a dimostrazione della sua fedeltà.
In questo periodo avvenne l'invasione americana dell'Iraq e il rovesciamento del regime. In tale contesto storico la posizione dell'Iran si era rafforzata, in particolare nel sud prevalentemente sciita dell'Iraq, dove, il 3 settembre 2006 un leader sciita ha rinnovato le richieste di una regione sciita autonoma. L'ex segretario della difesa degli Stati Uniti William S. Cohen, ha dichiarato che, a partire dal 2009, il potere crescente dell'Iran ha eclissato l'antisionismo come il principale problema di politica estera in Medio Oriente.[187]
Tra il 2005 ed il 2006, il teso clima politico nella regione medio orientale suggeriva l'ipotesi che gli Stati Uniti ed Israele stessero progettando di attaccare l'Iran, in ragione del programma energetico nucleare civile iraniano che gli Stati Uniti e in alcuni altri Stati temevano potesse condurre alla costruzione di armi nucleari. Cina e Russia si opposero sia ad azioni militari di qualsiasi tipo sia alle sanzioni economiche. Il leader supremo Ali Khamenei emise una fatwā che proibisce la produzione, l'immagazzinaggio e l'uso di armi nucleari. La fatwa è stata citata in una dichiarazione ufficiale da parte del governo iraniano durante una riunione dell'agosto 2005 della Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) di Vienna.[188]
Nel 2009, la rielezione di Ahmadinejad fu oggetto di accese contestazioni.[189] Il riformatore avversario Mir-Hossein Mousavi e i suoi sostenitori lamentavano presunte irregolarità di voto, e, dal 1º luglio 2009, 1000 persone vennero arrestate e 20 uccise in manifestazioni di piazza.[190] Il leader supremo Ali Khamenei e altri funzionari islamici sono stati accusati dalle potenze straniere di fomentare la protesta.[191]
Elezioni presidenziali del 2013 e miglioramento delle relazioni con gli USA (2013)
[modifica | modifica wikitesto]
Il 15 giugno 2013, Hassan Rouhani vinse le elezioni presidenziali in Iran, con 36.704.156 di schede espresse. Rouhani ha vinto con 18.613.329 voti. Nella sua conferenza stampa il giorno dopo il giorno delle elezioni, il nuovo presidente ha ribadito la sua promessa di ripristinare i rapporti dell'Iran con il resto del mondo.
Il 2 aprile 2015, in Svizzera, dopo otto giorni di discussioni tortuose, l'Iran e sei potenze mondiali abbozzarono un'intesa per limitare i programmi nucleari iraniani. Il ministro degli esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif ha twittato: "Trovate delle soluzioni. Siamo pronti per iniziare immediatamente la stesura". Il capo della politica estera dell'Unione europea Federica Mogherini ha twittato che avrebbe incontrato la stampa con Zarif dopo una riunione finale delle sette nazioni nei colloqui sul nucleare. Ha scritto infine: "Buone notizie". La lettura di una dichiarazione congiunta con il capo della politica estera dell'Unione europea Federica Mogherini è stato definito un "passo decisivo" dopo più di un decennio di lavoro. Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif ha seguito con la stessa dichiarazione in farsi. Il Segretario di Stato americano John Kerry e i diplomatici di Gran Bretagna, Francia e Germania sono brevemente saliti sul palco dietro di loro. L'accordo è destinato a fornire una bozza provvisoria per un accordo globale che non venne firmato fino alla fine di giugno, ma che incluse fatti e dati concreti, segnando una svolta significativa nella storia di 12 anni di negoziati con l'Iran per il suo programma nucleare.
L'inversione diplomatica di Trump
[modifica | modifica wikitesto]La nuova presidenza USA di Trump dal 2017, segna una inversione di rotta in politica estera mostrando un atteggiamento opposto alle aperture avute da Obama nei confronti dell'Iran. Ne è prova la volontà di mantenere le sanzioni, attraverso una serie di dichiarazioni non concilianti.[192] Inoltre nel blocco all'immigrazione che riguarda 7 paesi islamici, rientrano anche i cittadini iraniani.[193]
Il 19 maggio 2017 il presidente Rouhani viene confermato per la seconda volta con il 53,3% dei voti, proseguendo nel solco moderatamente riformista nella politica del paese.[194]
Il 7 giugno 2017 la capitale viene sconvolta dal più grave attentato degli ultimi anni. Un commando fa irruzione nel parlamento mentre un kamikaze si fa esplodere all'interno del mausoleo di Khomeini procurando 12 morti e alcuni feriti. L'attacco è rivendicato dall'ISIS.[195]

In seguito all’attacco di milizie sciite filoiraniane alla base aerea K-1 di Kirkuk il 27 dicembre 2019 e all’attacco all'ambasciata statunitense a Baghdad del 31 dicembre dello stesso anno, il 3 gennaio 2020 il generale Qasem Soleimani, già in precedenza inserito con la risoluzione n. 1747[196] del marzo 2007 dal Consiglio di sicurezza dell'ONU tra la lista dei personaggi chiave per il suo ruolo nel programma nucleare iraniano per il mancato rispetto della precedente risoluzione 1737 del 2006, nonché inserito dal Consiglio dell'Unione europea nella lista del Regolamento (UE) n. 267/2012 concernente misure restrittive nei confronti dell’Iran per il suo ruolo in attività relative a missili nucleari o balistici avendo facilitato la violazione del punto 5 della risoluzione 1747 (2007) che proibisce l'esportazione dall'Iran di armi e materiale connesso[197][198], è bersaglio di un omicidio mirato in un attacco con drone statunitense sull'aeroporto internazionale di Baghdad, in Iraq. L'operazione era stata ordinata dal presidente Donald Trump.[199]

In risposta a questa uccisione l'8 gennaio l'Iran lancia un contrattacco a due basi militari americane acuendo la tensione[200], inoltre abbatte per errore il volo Ukraine International Airlines PS 752 causando la morte di tutte le 176 persone a bordo. Solo l'11 gennaio 2020, dapprima il presidente iraniano Hassan Rouhani con un laconico comunicato su Twitter[201], cui ha fatto seguito, con una conferenza stampa, il comandante generale della Forza aerospaziale del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, il generale di brigata Amir Ali Hajizadeh, hanno infine ammesso di aver abbattuto per errore il velivolo ucraino, scambiandolo per un mezzo militare ostile (missile da crociera) dopo giorni di tergiversazioni e a seguito di pressioni internazionali canadesi ed ucraine sulla vicenda.[202][203][204][205][206][207]
La crisi diplomatica si è poi estesa al Regno Unito poiché l'ambasciatore britannico a Teheran, Rob Macaire, viene arrestato dalla polizia iraniana dopo aver partecipato ad una veglia di preghiera proprio per le vittime del volo PS 752; l'ambasciatore ha riferito di essersi recato alla veglia per omaggiarne la memoria poiché nell'elenco figurano pure tre cittadini britannici, ma di essersi immediatamente allontanato quando sono iniziati canti di protesta, nondimeno è stato bloccato mentre era già diretto all'ambasciata e trattenuto per mezz'ora[208][209].
In seguito alle proteste scaturite dalla vicenda dell'aereo abbattuto, oltre 30 dimostranti sono stati arrestati e si parla di uso di armi contro di essi, nonostante le autorità dichiarino di "tolleranza verso dimostrazioni legali"[210]. La vicenda ha anche generato reazioni nel giornalismo iraniano; tre donne in diversi ruoli nella rete pubblica iraniana Irib e in altre testate hanno dato le dimissioni con frasi come "Scusatemi, ho mentito per 13 anni", ed agenzie danno come causa scatenante proprio la censura imposta ai media relativamente alla vicenda dell'abbattimento[211], e reazioni simili si sono manifestate in vari settori della società iraniana.
Proteste del 2025-2026 e blocco di Internet
[modifica | modifica wikitesto]Dal 28 dicembre 2025 sono scoppiate manifestazioni di massa in diverse città dell'Iran, a causa del diffuso malcontento nei confronti del governo della Repubblica Islamica e dell'aggravarsi della crisi economica. Il movimento ha rapidamente superato in magnitudine le proteste del 2022-2023 seguite alla morte di Mahsa Amini.[212] La successiva repressione, in cui Ali Khamenei e alti funzionari hanno dato ordine di sparare con armi da fuoco sui manifestanti, ha provocato massacri che hanno causato la morte di migliaia di civili. Il governo iraniano è stato accusato di aver commesso crimini contro l'umanità.[213]
Dall'8 gennaio 2026, dodicesimo giorno delle proteste del 2025-2026 in Iran, le autorità iraniane hanno imposto una chiusura quasi totale di Internet a partire dalle 20:30 IRST (17:00 UTC).[214] Filterwatch, un'organizzazione di monitoraggio di Internet, ha pubblicato un rapporto che descrive dettagliatamente il piano riservato a lungo termine del governo iraniano per un "isolamento digitale assoluto", affermando che "i media statali e i portavoce del governo hanno già segnalato che si tratta di un cambiamento permanente e che l'accesso illimitato non tornerà dopo il 2026".[215][216]
Il 28 febbraio 2026, nel corso di un incursione aerea israelo-statunitense sul paese, la Guida Suprema, l'Ayatollah Ali Khamenei, è morta.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 New evidence: modern civilization began in Iran, su news.xinhuanet.com. URL consultato il 16 luglio 2016.
- ↑ M Azadpour, HEGEL, GEORG WILHELM FRIEDRICH, in Encyclopædia Iranica. URL consultato l'11 aprile 2015.
- ↑ David Sacks, Oswyn Murray, Lisa R. Brody, Oswyn Murray e Lisa R. Brody, Encyclopedia of the ancient Greek world, Infobase Publishing, 2005, pp. 256 (in corrispondenza della parte destra della pagina), ISBN 978-0-8160-5722-1.
- ↑ Largest empire by percentage of world population, su Guinness World Records. URL consultato il 10 giugno 2016.
- ↑ academic.oup.com, https://academic.oup.com/edited-volume/34347/chapter/291408604.
- ↑ (EN) Conquista musulmana della Persia, su HistoryMaps. URL consultato il 2 aprile 2026.
- ↑ A. I. Akram, The Muslim Conquest Of Persia, 19 aprile 2018. URL consultato il 2 aprile 2026.
- 1 2 3 4 R.M. Savory, s.v. «Safavids», The Encyclopaedia of Islam, 2ª edizione
- 1 2 Fisher et al. 1991, pp. 329-330
- ↑ Timothy C. Dowling, p. 729
- ↑ ancient Iran, su britannica.com. URL consultato il 17 luglio 2016.
- 1 2 ANCIENT IRAN MUSEUM by Ali Majdfar, su PBase. URL consultato il 17 luglio 2016.
- ↑ J.D. Vigne, J. Peters and D. Helmer, "First Steps of Animal Domestication, Proceedings of the 9th Conference of the International Council of Archaeozoology, Durham, August 2002, ISBN 1-84217-121-6
- ↑ Trinkaus, E and F. Biglari (2006) Middle Paleolithic Human Remains from Bisitun Cave, Iran, Paleorient: 32.2: 105-1, su academia.edu. URL consultato il 17 luglio 2016.
- ↑ Early humans in Iran were growing wheat 12,000 years ago - NBC News, su nbcnews.com. URL consultato il 17 luglio 2016.
- ↑ Simone Riehl, Mohsen Zeidi e Nicholas J Conard, Emergence of Agriculture in the Foothills of the Zagros Mountains of Iran (Supplement), 5 luglio 2013. URL consultato il 17 luglio 2016.
- ↑ Excavation at Chogha Bonut: the earliest village in Susiana, Iran (PDF).
- ↑ electricpulp.com, NEOLITHIC AGE IN IRAN – Encyclopaedia Iranica, su iranicaonline.org. URL consultato il 17 luglio 2016 (archiviato dall'url originale il 23 ottobre 2012).
- 1 2 Iran, 8000–2000 B.C. | Chronology | Heilbrunn Timeline of Art History | The Metropolitan Museum of Art, su The Met’s Heilbrunn Timeline of Art History. URL consultato il 17 luglio 2016.
- ↑ Penn Museum - University of Pennsylvania Museum of Archaeology and Anthropology, su museum.upenn.edu. URL consultato il 17 luglio 2016 (archiviato dall'url originale il 16 dicembre 2008).
- ↑ Ora in mostra presso l'Università della Pennsylvania.
- ↑ (EN) K. Kh Kushnareva, The Southern Caucasus in Prehistory: Stages of Cultural and Socioeconomic Development from the Eighth to the Second Millennium B.C., UPenn Museum of Archaeology, 1º gennaio 1997, ISBN 978-0-924171-50-5. URL consultato il 17 luglio 2016.
- ↑ (EN) Antonio Sagona e Paul Zimansky, Ancient Turkey, Routledge, 24 febbraio 2015, ISBN 978-1-134-44027-6. URL consultato il 17 luglio 2016.
- 1 2 The Archaeology of Elam: Formation and Transformation of an Ancient Iranian State - D. T. Potts, Cambridge University Press, 29/07/1999 - pp. 45-46 - ISBN 0-521-56358-5
- ↑ Algaze, Guillermo. 2005. The Uruk World System: The Dynamics of Expansion of Early Mesopotamian Civilization
- ↑ Robert A. Carter e Graham Philips, Beyond the Ubaid (PDF).
- ↑ Archaeologists may have found 5,000-year-old civilization in southern Iran, su archaeologynewsnetwork.blogspot.it. URL consultato il 17 luglio 2016 (archiviato dall'url originale il 20 agosto 2016).
- ↑ electricpulp.com, IRAN ii. IRANIAN HISTORY (1) Pre-Islamic Times – Encyclopaedia Iranica, su iranicaonline.org. URL consultato il 17 luglio 2016.
- ↑ (EN) Iran Storia dell’arte - L’arte dell’iran preislamico - L’altopiano Iranico, su Iran Cultura, 15 novembre 2017. URL consultato il 2 aprile 2026.
- ↑ Diakonoff, I., M., “Media”, Cambridge History of Iran, II, Cambridge, 1985, p.43 [within the pp. 36-148]. This paper is cited in the Journal of Eurasian Studies at page 51. (PDF).
- ↑ electricpulp.com, "ELAM vii. Non-Elamite texts in Elam" – Encyclopaedia Iranica, su iranicaonline.org. URL consultato il 18 luglio 2016.
- ↑ Bahman Firuzmandi Mad, Hakhamanishi, Ashkani, Sasani p. 20
- 1 2 Iran, 1000 B.C.–1 A.D. | Chronology | Heilbrunn Timeline of Art History | The Metropolitan Museum of Art, su The Met’s Heilbrunn Timeline of Art History. URL consultato il 18 luglio 2016.
- ↑ The Rise and Fall of Media - ProQuest, su search.proquest.com. URL consultato il 18 luglio 2016.
- ↑ Sicker, Martin pp. 68-69
- ↑ Urartu Lost Kingdom of Van, su Ara's art and news. URL consultato il 18 luglio 2016.
- ↑ Urartu civilization - All About Turkey, su allaboutturkey.com. URL consultato il 18 luglio 2016 (archiviato dall'url originale il 1º luglio 2015).
- ↑ Xšāyaθiya xšāyaθiyānām (shāhanshāh in Persiano moderno)
- ↑ Le monete erano già state ideate più di un secolo prima in Lidia (660 a.C.), ma non erano state standardizzate.
- ↑ The Persians, su richard-hooker.com. URL consultato il 21 luglio 2016 (archiviato dall'url originale il 31 luglio 2017).
- ↑ Greek-Persian Wars (490 bce–479 bce) - Gale Encyclopedia of World History: War | Encyclopedia.com, su encyclopedia.com. URL consultato il 21 luglio 2016.
- ↑ Fariborz Rahnamoon, Benevolent Persian Empire (PDF).
- 1 2 3 (EN) Joseph Roisman e Ian Worthington, A Companion to Ancient Macedonia, John Wiley & Sons, 7 luglio 2011, ISBN 978-1-4443-5163-7. URL consultato il 21 luglio 2016.
- ↑ (EN) Brian Todd Carey, Joshua Allfree e John Cairns, Warfare in the Ancient World, Pen and Sword, 19 gennaio 2006, ISBN 978-1-84884-630-2. URL consultato il 21 luglio 2016.
- ↑ Roisman & Worthington 2011, pp. 135-138, 342-345
- ↑ Etichettato comprensibilmente nel libro zoroastriano Arda Wiraz Nâmag come "il maledetto Alessandro".
- ↑ Norman A. Stillman The Jews of Arab Lands, p. 22 Jewish Publication Society, 1979 ISBN 0-8276-1155-2
- ↑ International Congress of Byzantine StudiesProceedings of the 21st International Congress of Byzantine Studies, London, 21–26 August 2006, Volumes 1-3, p. 29. Ashgate Pub Co, 30 sep. 2006 ISBN 0-7546-5740-X
- ↑ "Dominatore degli Arii".
- ↑ Garthwaite, Gene R., The Persians, p. 2
- ↑ Soprattutto i territori della Lazica, della Iberia caucasica, la moderna Georgia e Abkhazia.
- ↑ Britannica Academic, su britannica.com. URL consultato il 30 luglio 2016 (archiviato dall'url originale il 13 agosto 2013).
- ↑ Iran in History by Bernard Lewis, su academia.edu. URL consultato il 30 luglio 2016.
- ↑ Hawting G., The First Dynasty of Islam. The Umayyad Caliphate AD 661–750, (London) 1986, pp. 63–64
- ↑ Cambridge History of Iran, by Richard Nelson Frye, Abdolhosein Zarrinkoub, et al. Section on The Arab Conquest of Iran. Vol. 4, 1975. London. p. 46
- 1 2 3 4 5 6 7 History of Iran: Islamic Conquest, su iranchamber.com. URL consultato il 31 luglio 2016.
- ↑ Vol. 27, No. 1/4, 1994 of Iranian Studies on JSTOR, su jstor.org. URL consultato il 31 luglio 2016.
- 1 2 3 4 5 6 The Islamic World to 1600, su Scribd. URL consultato il 31 luglio 2016.
- ↑ Tra l'821 e l'873.
- ↑ Dal 861 al 1003. La loro leadership è durata molto a lungo, esattamente come i Mamelucchi del Sistan fino al 1537.
- ↑ Dal 819 al 1005.
- ↑ Dal 934 al 1062.
- ↑ Richard Frye, The Heritage of Persia, p. 243.
- 1 2 Seljuq | Turkish dynasty, su britannica.com. URL consultato il 31 luglio 2016.
- ↑ Rayhanat al-adab, (3rd ed.), vol. 1, p. 181.
- ↑ Enderwitz, S. s.v. «Shu'ubiyya». The Encyclopaedia of Islam. Vol. IX (1997), pp. 513–14.
- ↑ History of Iran: Samanid Dynasty, su iranchamber.com. URL consultato il 31 luglio 2016.
- ↑ (EN) Bernard Lewis, Iran in history (PDF). URL consultato il 31 luglio 2016 (archiviato dall'url originale il 29 agosto 2017).
- ↑ Cahen C., Cambridge History of Iran, Tribes, Cities and Social Organization, vol. 4, pp. 305–328
- ↑ Kühnel E., in Zeitschrift der deutschen morgenländischen Gesell, Vol. CVI (1956)
- ↑ M. Ravandi, "The Seljuq court at Konya and the Persianisation of Anatolian Cities", in Mesogeios (Mediterranean Studies), vol. 25–6 (2005), pp. 157–69
- ↑ electricpulp.com, PERSIAN MANUSCRIPTS i. – Encyclopaedia Iranica, su iranicaonline.org. URL consultato il 1º agosto 2016.
- ↑ 1072-1092.
- ↑ Lordkipanidze, Mariam (1987), Georgia in the XI-XII Centuries. Tbilisi, Ganatleba, p. 154.
- ↑ 1200-1220.
- ↑ Iran - The Mongol invasion | history - geography, su britannica.com. URL consultato il 5 agosto 2016.
- ↑ Kenneth Warren Chase, Firearms: a global history to 1700, illustrated, Cambridge University Press, 2003, p. 58, ISBN 0-521-82274-2. URL consultato il 28 novembre 2011.«Gengis Khan ha organizzato un'unità di specialisti cinesi della catapulta nel 1214, e questi uomini facevano parte del primo esercito mongolo che invase Transoxania nel 1219. Non eravamo troppo lontani all'introduzione delle vere armi da fuoco, ed è stato quasi due secoli dopo che le bombe di polvere da sparo gettate con la catapulta vennero aggiunte all'arsenale cinese. Le macchine d'assedio cinesi sono entrate in azione in Transoxania nel 1220 e nel nord del Caucaso nel 1239-1240.»
- ↑ David Nicolle, Richard Hook, The Mongol Warlords: Genghis Khan, Kublai Khan, Hulegu, Tamerlane, illustrated, Brockhampton Press, 1998, p. 86, ISBN 1-86019-407-9. URL consultato il 28 novembre 2011.«Anche se egli stesso era un cinese, ha imparato il mestiere da suo padre, che aveva accompagnato Gengis Khan sulla sua invasione della Transoxania e dell'Iran. Forse usò la polvere da sparo come propellente, in altre parole l'invenzione delle vere pistole, apparve forse prima nel Medio Oriente musulmano, considerando che l'invenzione della polvere da sparo era cinese.»
- ↑ Chahryar Adle, Irfan Habib, History of Civilizations of Central Asia: Development in contrast : from the sixteenth to the mid-nineteenth century, a cura di Ahmad Hasan Dani, Chahryar Adle e Irfan Habib, Volume 5 of History of Civilizations of Central Asia, illustrated, UNESCO, 2003, p. 474, ISBN 92-3-103876-1. URL consultato il 28 novembre 2011.«Infatti, è possibile che i dispositivi a polvere da sparo, tra cui il mortaio cinese (huochong), avevano raggiunto l'Asia centrale attraverso i mongoli già a partire dal XIII secolo. Il potenziale è rimasto inutilizzato; anche l'uso del cannone da parte del sultano Husayn può essere stato ispirato dagli ottomani.»
- ↑ Arnold Pacey, Technology in world civilization: a thousand-year history, reprint, illustrated, MIT Press, 1991, p. 46, ISBN 0-262-66072-5. URL consultato il 28 novembre 2011.«La presenza di questi individui in Cina nel 1270, e il dispiegamento di ingegneri cinesi in Iran, significa che ci sono stati diverse strade attraverso cui le informazioni sulle armi da fuoco potrebbero essere passate dal mondo islamico verso la Cina, o viceversa. Così, quando i due autori della regione mediterranea orientale hanno scritto libri sulle armi da fuoco verso l'anno 1280, non è sorprendente che abbiano descritto bombe, razzi e "lance da fuoco", molto simili ad alcuni tipi di armi cinesi.»
- ↑ The Travels of Ibn Battuta, su ibnbattuta.berkeley.edu. URL consultato il 5 agosto 2016 (archiviato dall'url originale il 2 agosto 2016).
- ↑ Islam and Iran: A Historical Study of Mutual Services, su Al-Islam.org. URL consultato il 6 agosto 2016.
- ↑ r. Shawwal 703-Shawwal 716 / 1304-1316.
- ↑ Four Centuries of Influence of Iraqi Shiism on Pre-Safavid Iran, su Al-Islam.org. URL consultato il 6 agosto 2016.
- ↑ Peter B. Golden Central Asia in World History (New Oxford World History) (Oxford University Press, 2011), pagina 94: "Nacque a 100 km a sud Samarkand nel clan di Barlas, discendente di una tribù mongola naturalizzata turca".
- ↑ electricpulp.com, SAFAVID DYNASTY – Encyclopaedia Iranica, su iranicaonline.org. URL consultato il 7 agosto 2016.
- ↑ Helen Chapin Metz. Iran, a Country study. 1989. University of Michigan, p. 313.
- ↑ Emory C. Bogle. Islam: Origin and Belief. University of Texas Press. 1989, p. 145.
- ↑ Stanford Jay Shaw. History of the Ottoman Empire. Cambridge University Press. 1977, p. 77.
- ↑ Andrew J. Newman, Safavid Iran: Rebirth of a Persian Empire, IB Tauris (March 30, 2006).
- ↑ E per un breve intervallo tra il 1729 e il 1736.
- ↑ electricpulp.com, ESMĀʿĪL I ṢAFAWĪ – Encyclopaedia Iranica, su iranicaonline.org. URL consultato l'8 agosto 2016.
- ↑ Richard Tapper. "Shahsevan in Safavid Persia", in: Bulletin of the School of Oriental and African Studies, University of London, Vol. 37, No. 3, 1974, p. 324
- ↑ Lawrence Davidson, Arthur Goldschmid, "A Concise History of the Middle East", Westview Press, 2006, p. 153
- ↑ Safavid dynasty | Iranian dynasty, su britannica.com. URL consultato l'8 agosto 2016.
- ↑ In particolare il Caucaso e i suoi popoli.
- ↑ electricpulp.com, ṬAHMĀSP I – Encyclopaedia Iranica, su iranicaonline.org. URL consultato l'8 agosto 2016.
- ↑ Eskandar Beg, pp. 900-901, tr. Savory, II, p. 1116
- ↑ Malekšāh Ḥosayn, p. 509
- ↑ Mottahedeh, Roy, The Mantle of the Prophet: Religion and Politics in Iran, One World, Oxford, 1985, 2000, p. 204
- ↑ Michael Axworthy, Biography of Nader, The Sword of Persia (I.B. Tauris, 2006) pp. 17–56
- ↑ Alexander Mikaberidze. ".Conflict and Conquest in the Islamic World: A Historical Encyclopedia" ABC-CLIO 2011. p. 726
- ↑ (EN) David Marshall Lang, The Last Years of the Georgian Monarchy, 1658-1832, Columbia University Press, 1º gennaio 1957. URL consultato il 21 agosto 2016.
- ↑ (EN) Spencer C. Tucker, A Global Chronology of Conflict: From the Ancient World to the Modern Middle East [6 volumes]: From the Ancient World to the Modern Middle East, ABC-CLIO, 23 dicembre 2009, ISBN 978-1-85109-672-5. URL consultato il 21 agosto 2016.
- ↑ (EN) Ramazan Gadzhimuradovich Abdulatipov, Russia and the Caucasus: On the Arduous Path to Unity, Edwin Mellen Press, 1º gennaio 2000, ISBN 978-0-7734-3194-2. URL consultato il 21 agosto 2016.
- ↑ Axworthy Iran: Empire of the Mind (Penguin, 2008) pp. 152–167
- ↑ (EN) Ronald Grigor Suny, The Making of the Georgian Nation, Indiana University Press, 1º gennaio 1994, ISBN 0-253-20915-3. URL consultato il 23 agosto 2016.
- ↑ (EN) Ehsan Yar-Shater, Encyclopaedia Iranica, Routledge & Kegan Paul. URL consultato il 23 agosto 2016.
- ↑ Axworthy p.168
- 1 2 3 4 5 Fisher et al. 1991, p. 328
- ↑ (EN) ʻAbd al-Amīr Muḥammad Amīn, British Interests in the Persian Gulf, Brill Archive, 1º gennaio 1967. URL consultato il 23 agosto 2016.
- 1 2 Mikaberidze 2011, p. 409
- 1 2 (EN) Donald Rayfield, Edge of Empires: A History of Georgia, Reaktion Books, 15 febbraio 2013, ISBN 978-1-78023-070-2. URL consultato il 26 agosto 2016.
- 1 2 3 Lang, David Marshall (1962), A Modern History of Georgia, p. 38. London: Weidenfeld and Nicolson.
- 1 2 Suny, Ronald Grigor (1994), The Making of the Georgian Nation, p. 59. Indiana University Press, ISBN 0-253-20915-3
- 1 2 (EN) Michael Axworthy, Iran: Empire of the Mind: A History from Zoroaster to the Present Day, Penguin UK, 6 novembre 2008, ISBN 978-0-14-190341-5. URL consultato il 26 agosto 2016.
- ↑ Fisher, William Bayne (1991). The Cambridge History of Iran. 7. Cambridge University Press. pp. 128–129. «Agha Muhammad Khan è rimasto nove giorni nelle vicinanze di Tiflis. La sua vittoria ha proclamato il ripristino della potenza militare iraniana nella regione precedentemente sotto il dominio safavide.»
- 1 2 Fisher et al. 1991, p. 329
- ↑ Oggi parte della Repubblica dell'Azerbaigian.
- ↑ (EN) Alekseĭ I. Miller, Imperial Rule, Central European University Press, 1º gennaio 2004, ISBN 978-963-9241-98-5. URL consultato il 28 agosto 2016.
- ↑ (EN) Elena Andreeva, Russia and Iran in the Great Game: Travelogues and Orientalism, Routledge, 18 agosto 2010, ISBN 978-0-415-78153-4. URL consultato il 28 agosto 2016.
- ↑ (EN) Stephen K. Batalden e Sandra L. Batalden, The Newly Independent States of Eurasia: Handbook of Former Soviet Republics, Greenwood Publishing Group, 1º gennaio 1997, ISBN 978-0-89774-940-4. URL consultato il 28 agosto 2016.
- ↑ (EN) Timothy C. Dowling, Russia at War: From the Mongol Conquest to Afghanistan, Chechnya, and Beyond [2 volumes], ABC-CLIO, 2 dicembre 2014, ISBN 978-1-59884-948-6. URL consultato il 28 agosto 2016.
- ↑ (EN) Robert E. Ebel e Rajan Menon, Energy and Conflict in Central Asia and the Caucasus, Rowman & Littlefield, 1º gennaio 2000, ISBN 978-0-7425-0063-1. URL consultato il 28 agosto 2016.
- ↑ (EN) Kemal Çiçek, Ercüment Kuran e Nejat Göyünç, The great Ottoman-Turkish civilisation: Politics, Yeni Türkiye, 1º gennaio 2000, ISBN 978-975-6782-18-7. URL consultato il 28 agosto 2016.
- ↑ (EN) Karl Ernest Meyer e Shareen Blair Brysac, Tournament of Shadows: The Great Game and the Race for Empire in Central Asia[collegamento interrotto], Basic Books, 1º gennaio 2006, ISBN 0-465-04576-6. URL consultato il 28 agosto 2016.
- ↑ dal 1804 al 1813 e dal 1826 al 1828.
- 1 2 Caucasus Survey, su tandfonline.com. URL consultato il 29 agosto 2016.
- ↑ Nella moderna provincia iraniana dell'Azerbaigian occidentale.
- ↑ Mansoori, Firooz (2008). "17". Studies in History,Language and Culture of Azerbaijan (in Persian). Tehran: Hazar-e Kerman. p. 245. ISBN 978-600-90271-1-8
- ↑ Fisher et al. 1991, p. 336
- ↑ А. Г. Булатова. Лакцы (XIX — нач. XX вв.). Историко-этнографические очерки. — Махачкала, 2000.
- ↑ The Iranian Armed Forces in Politics, Revolution and War: Part One | Middle East Policy Council, su mepc.org. URL consultato il 6 settembre 2016.
- ↑ «Griboedov non solo ha esteso la protezione a quei prigionieri caucasici che cercavano di tornare a casa, ma hanno promosso attivamente il ritorno anche di coloro che non erano volontari. Un gran numero di prigionieri georgiani e armeni avevano vissuto in Iran dal 1804 o nel lontano 1795.» Fisher, William Bayne;Avery, Peter; Gershevitch, Ilya; Hambly, Gavin; Melville, Charles. The Cambridge History of Iran Cambridge University Press, 1991. p. 339.
- ↑ ФЭБ: Грибоедов. Записка о переселении армян из Персии в наши области. — 1917 (текст), su feb-web.ru. URL consultato il 6 settembre 2016.
- ↑ Bournoutian. Armenian People, p. 105
- ↑ Bournoutian, George A. (1982). Eastern Armenia in the Last Decades of Persian Rule, 1807 - 1828. Malibu: Undena Publications. pp. xxii + 165.
- ↑ The Cambridge History of Iran by William Bayne Fisher, Peter Avery, Ilya Gershevitch, Gavin Hambly, Charles Melville, Cambridge University Press, 1991 p. 339
- ↑ (EN) Tim Potier, Conflict in Nagorno-Karabakh, Abkhazia and South Ossetia: A Legal Appraisal, Martinus Nijhoff Publishers, 1º gennaio 2001, ISBN 90-411-1477-7. URL consultato il 7 settembre 2016.
- ↑ Okazaki, Shoko (1 January 1986). "The Great Persian Famine of 1870-71". Bulletin of the School of Oriental and African Studies, University of London. 49 (1): 183–192. JSTOR 617680.
- ↑ Vedi William Knox D'Arcy e Anglo-Iranian Oil Company, la società BP.
- ↑ Vedi, campagna di Persia.
- ↑ electricpulp.com, COUP D’ETAT OF 1299/1921 – Encyclopaedia Iranica, su iranicaonline.org. URL consultato l'8 settembre 2016.
- ↑ Michael P. Zirinsky; "Imperial Power and Dictatorship: Britain and the Rise of Reza Shah, 1921–1926", International Journal of Middle East Studies 24 (1992), 639–663, Cambridge University Press
- ↑ The Columbia Encyclopedia, Sixth Edition: Reza Shah (archiviato dall'url originale il 1º febbraio 2009).
- 1 2 Ervand, History of Modern Iran, (2008), p.91
- ↑ The Origins of the Iranian Revolution by Roger Homan. International Affairs (Royal Institute of International Affairs 1944–), Vol. 56, No. 4 (Autumn, 1980), pp. 673–677. JSTOR 2618173.
- ↑ Richard W. Cottam, Nationalism in Iran, University of Pittsburgh Press, ISBN o-8229-3396-7
- ↑ Bakhash, Shaul, Reign of the Ayatollahs: Iran and the Islamic Revolution by Shaul, Bakhash, Basic Books, c1984, p.22
- ↑ Vedi: Corridoio persiano.
- ↑ Richard Stewart, Sunrise at Abadan: the British and Soviet invasion of Iran, 1941 (1988).
- ↑ Gary R. Hess, "the Iranian Crisis of 1945-46 and the Cold War." Political Science Quarterly 89#1 (1974): 117-146. online (PDF).
- ↑ B. B. C. News, CIA documents acknowledge its role in Iran's 1953 coup, su BBC News. URL consultato l'11 settembre 2016.
- ↑ Kinzer, Stephen (2013). The Brothers: John Foster Dulles, Allen Dulles, and Their Secret World War. New York: Times Books.
- ↑ Abrahamian, Tortured Confessions (1999), pp. 135–6, 167, 169
- ↑ History of Iran: Islamic Revolution of 1979, su iranchamber.com. URL consultato il 20 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 29 giugno 2011).
- ↑ international relations :: The Iranian revolution -- Britannica Online Encyclopedia, su britannica.com, 15 dicembre 2007. URL consultato il 20 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 15 dicembre 2007).
- ↑ The Iranian Revolution, su fsmitha.com. URL consultato il 20 settembre 2016.
- 1 2 Ruhollah Khomeini | Iranian religious leader, su britannica.com. URL consultato il 20 settembre 2016.
- ↑ Dabashi, Theology of Discontent (1993), p.419, 443
- ↑ Shawcross, William, The Shah's Last Ride (1988), p. 110.
- ↑ Nasr, Vali, The Shia Revival, Norton, (2006), p.138
- ↑ Encyclopedia of Islam and Muslim World, Thomson Gale, 2004, p.357 (article by Stockdale, Nancy, L.)
- ↑ Keddie, Modern Iran, (2006), p.241
- ↑ Manou & Associates Inc., Iranian Goverment Constitution, English Text, su iranonline.com. URL consultato il 21 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 23 novembre 2010).
- ↑ WGBH American Experience . Jimmy Carter | PBS, su American Experience. URL consultato il 21 settembre 2016 (archiviato dall'url originale l'8 giugno 2008).
- ↑ Guests of the Ayatollah: The Iran Hostage Crisis: The First Battle in America's War with Militant Islam, Mark Bowden, p. 127, 200
- ↑ (EN) Mark Bowden, The Desert One Debacle, su theatlantic.com. URL consultato il 21 settembre 2016.
- ↑ A Review Of US Unilateral Sanctions Against Iran, su mafhoum.com. URL consultato il 21 settembre 2016.
- ↑ Centre for Documents of The Imposed War, Tehran. (مرکز مطالعات و تحقیقات جنگ)
- ↑ Iran, 'Public Enemy Number One, su fas.org. URL consultato il 21 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 20 giugno 2015).
- ↑ Introduction to Chemical Weapons, su fas.org. URL consultato il 21 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 20 giugno 2015).
- ↑ (EN) Winter Soldier: Domingo Rosas - Antiwar.com Original, su antiwar.com, 8 novembre 2008. URL consultato il 21 settembre 2016.
- ↑ Iran | Countries, su nti.org. URL consultato il 21 settembre 2016 (archiviato dall'url originale l'8 aprile 2010).
- ↑ Abrahamian, Ervand, Tortured Confessions, University of California Press, 1999, 209–228
- ↑ Iranian party demands end to repression » peoplesworld, su peoplesworld.org. URL consultato il 21 settembre 2016.
- ↑ (FA) Lista del massacro 1988 (PDF).
- ↑ Iran Focus, su iranfocus.com. URL consultato il 21 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 20 febbraio 2008).
- ↑ News (XML), su telegraph.co.uk. URL consultato il 21 settembre 2016.
- ↑ Abrahamian, History of Modern Iran, (2008), p.182
- ↑ Anoushiravan Ehteshami, After Khomeini: The Iranian Second Republic [1 ed.], 9780415108799, 0415108799, 0203200179, 9780203200179, 9780203297759 Routledge 1995
- 1 2 "Who's in Charge?" by Ervand Abrahamian London Review of Books, 6 November 2008
- ↑ Treacherous Alliance: the secret dealings of Israel, Iran and the United States by Trita Pasri, Yale University Press, 2007, p.145
- ↑ BBC NEWS | Middle East | Iranians protest against clerics, su news.bbc.co.uk. URL consultato il 22 settembre 2016.
- ↑ La Repubblica/esteri: Iran, la rivolta degli studenti "Ci batteremo fino alla morte", su repubblica.it. URL consultato il 22 settembre 2016.
- ↑ BBC NEWS | Middle East | Iran hardliner becomes president, su news.bbc.co.uk. URL consultato il 23 settembre 2016.
- ↑ The Washington Times https://www.washingtontimes.com/, Cohen: Middle East fearful of Iran, su washingtontimes.com. URL consultato il 23 settembre 2016.
- ↑ Iran issues anti-nuke fatwa, su ww4report.com. URL consultato il 23 settembre 2016.
- ↑ Los Angeles Times - California, national and world news - Los Angeles Times, su latimes.com. URL consultato il 23 settembre 2016.
- ↑ (EN) Ian Black e Middle East editor, Mousavi says new Ahmadinejad government 'illegitimate', in The Guardian, 1º luglio 2009. URL consultato il 23 settembre 2016.
- ↑ Timeline: 2009 Iran presidential elections - CNN.com, su cnn.com. URL consultato il 23 settembre 2016.
- ↑ Trump avverte l'Iran, via a nuove sanzioni. E nomina numero due della Cia una esperta in torture, in Repubblica.it, 3 febbraio 2017. URL consultato il 16 febbraio 2017.
- ↑ Profughi, Trump "congela" per 4 mesi l'immigrazione. E stop a tutti i cittadini da 7 paesi islamici, in Repubblica.it, 28 gennaio 2017. URL consultato il 16 febbraio 2017.
- ↑ Il Caffè Geopolitico - In Iran vince Rohani, su ilcaffegeopolitico.org. URL consultato il 16 giugno 2017.
- ↑ Teheran sotto attacco. Kamikaze nel parlamento e al mausoleo di Khomeini: almeno 12 morti. L'Isis rivendica, in Repubblica.it, 7 giugno 2017. URL consultato il 16 giugno 2017.
- ↑ Security Council toughens sanctions against Iran, adds arms embargo, with unanimous adoption of Resolution 1747 (2007), su un.org. URL consultato il 15 gennaio 2020.
- ↑ Regolamento (UE) n. 267/2012 del Consiglio, del 23 marzo 2012 , concernente misure restrittive nei confronti dell’Iran e che abroga il regolamento (UE) n. 961/2010, 32012R0267, 24 marzo 2012. URL consultato il 15 gennaio 2020.
- ↑ L_2012208IT.01000201.xml, su eur-lex.europa.eu. URL consultato il 15 gennaio 2020.
- ↑ L'uccisione di Soleimani incendia il Medio Oriente, su Agi. URL consultato l'8 gennaio 2020.
- ↑ Iran attacca, colpite due basi americane in Iraq. Trump: danni minimi. Erdogan e Putin condannano Usa, su ilmessaggero.it. URL consultato l'8 gennaio 2020.
- ↑ (EN) Hassan Rouhani on Twitter: «Armed Forces’ internal investigation has concluded that regrettably missiles fired due to human error caused the horrific crash of the Ukrainian plane & death of 176 innocent people.. Investigations continue to identify & prosecute this great tragedy & unforgivable mistake. #PS752».
- ↑ Alberto Custodero, Iran, aereo abbattuto per "errore umano": è stato scambiato per un "velivolo ostile". Rohani: "Imperdonabile", in la Repubblica, 11 gennaio 2020.
- ↑ (EN) Iran's Aerospace Force Commander Accepts Personal Responsibility For Downing Airliner., su Radio Farda dell’11 gennaio 2020.
- ↑ (EN) Commander: Efforts to Precisely Probe into Ukrainian Plane Incident Reason for Delay in Releasing Information (archiviato dall'url originale il 12 gennaio 2020)., su FARS News Agency dell’11 gennaio 2020.
- ↑ (FA) فیلم کامل اظهارات سردار حاجیزاده درباره سقوط هواپیمای اوکراینی/ وقتی مطمئن شدم آرزوی مرگ کردم. URL consultato il 15 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 16 gennaio 2020).. Conferenza stampa integrale in persiano su FARS News Agency.
- ↑ (EN) "I wished I could die": IRGC commander takes responsibility for Ukraine plane crash., conferenza stampa (con tagli) sottotitolato in inglese da GlobalNews
- ↑ (EN) Iranian General Accepts "Full Responsibility" for Downing of Ukrainian Jetliner., conferenza stampa (con tagli) sottotitolato in inglese da QuickTake by Bloomberg.
- ↑ https://www.msn.com/en-gb/news/world/british-ambassador-arrested-after-haircut-in-tehran-slams-iranian-authorities-for-his-illegal-detention/ar-BBYRJUq British ambassador arrested after haircut in Tehran slams Iranian authorities for his 'illegal' detention
- ↑ Iran, arrestato e rilasciato l’ambasciatore britannico Robert Macaire: accusato di «fomentare la protesta». Iran, arrestato e rilasciato l’ambasciatore britannico Robert Macaire: accusato di «fomentare la protesta»
- ↑ Iran makes arrests in plane shootdown, police crack down on protests, su reuters.com. URL consultato il 14 gen 2020.
- ↑ 'Scusate ho mentito', lasciano tre giornaliste tv iraniane, su ansa.it. URL consultato il 15 gen 2020.
- ↑ (EN) Tori Egherman, Iran’s December 2025 – January 2026 Protest Wave, su Miaan Group, 7 gennaio 2026. URL consultato il 24 gennaio 2026.
- ↑ (EN) UN could investigate 'crimes against humanity' as Iran's death toll rises, in ABC News, 20 gennaio 2026. URL consultato il 24 gennaio 2026.
- ↑ (EN) How Iran is enforcing an unprecedented digital blackout to crush protests, su RFI, 12 gennaio 2026. URL consultato il 24 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Filterwatch, Iran Enters a New Age of Digital Isolation - Filterwatch, su filter.watch, 15 gennaio 2026. URL consultato il 24 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Aisha Down, Iran plans permanent break from global internet, say activists, in The Guardian, 17 gennaio 2026. URL consultato il 24 gennaio 2026.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- William Bayne Fisher, P. Avery, C. Melville e G. R. G Hambly, The Cambridge History of Iran, Cambridge University Press, ISBN 0-521-20095-4.
- Timothy C. Dowling, Russia at War: From the Mongol Conquest to Afghanistan, Chechnya, and Beyond, 2014, ISBN 1-59884-948-4.
- Alexander Mikaberidze, Conflict and Conquest in the Islamic World: A Historical Encyclopedia, vol. 1, ABC-CLIO, 2011, ISBN 1-59884-336-2.
- Joseph Roisman e Ian Worthington, A Companion to Ancient Macedonia, John Wiley and Sons, 2011, ISBN 978-1-4443-5163-7.
- Martin Sicker, The pre-Islamic Middle East, Greenwood Publishing Group, 2000, ISBN 978-0-275-96890-8.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
[modifica | modifica wikitesto]
Wikinotizie contiene notizie di attualità su storia dell'Iran
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su storia dell'Iran
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Storia dell'Iran, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.
- (EN) Encyclopaedia Iranica, su iranicaonline.org.
| Controllo di autorità | LCCN (EN) sh85067895 · J9U (EN, HE) 987007560433205171 |
|---|
