Impero achemenide

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Impero Achemenide
𐎧𐏁𐏂
Xšāça (Persiano antico)
"L'Impero"
Impero Achemenide 𐎧𐏁𐏂 Xšāça (Persiano antico) "L'Impero" – Bandiera
AchaemenidMapBehistunInscription.png
Dati amministrativi
Nome ufficialeHakhâmaneshiyân
Lingue ufficialipersiano antico
Lingue parlateaccadico,[1] elamitico (epigrafiche), aramaico (documentaria), medio , lidio, licio, greco antico,[2] sumero (letteratura)
CapitalePersepoli (cerimoniale e amministrativa, residenza reale, la de facto vera capitale dell'impero a partire da Dario I), Susa (amministrativa), Ecbatana (residenza estiva), Pasargade (residenza di Ciro II, cerimoniale)
Altre capitaliBabilonia[3]
DipendenzeIonia,
Cipro,
Regno di Macedonia,
Regno del Bosforo
Politica
Forma di StatoMonarchia assoluta
Xšayāθiya Xšayāθiyānām, (Re dei re), Faraone d'Egitto, Re delle Nazioni, Re di Persia, Re di BabiloniaDa Ciro II di Persia a Dario III Codomano
Organi deliberativiConsiglio dei magi
Nascita540 a.C. con Ciro II di Persia
CausaConquista dell'Impero dei Medi.
Fine331 a.C. con Dario III
CausaConquista della Persia da parte di Alessandro Magno
Territorio e popolazione
Bacino geograficoGrecia, Tracia, Anatolia, Palestina, Egitto, Mesopotamia, Persia, Afghanistan e Battria
Territorio originalePersia
Massima estensione5.500.000 km2 nel 500 a.C.[4][5]
8.500.000 km2 nel 480 a.C.[6]
Popolazionedai 35 agli 80 milioni[7] nel 480 a.C.
SuddivisioneSatrapie achemenidi
Economia
ValutaDarico d'oro
Risorsegrano, carne, cereali, pesce, orzo, pietre preziose, spezie
Produzioniderrate alimentari, armi, gioielli e monili, beni di lusso, incenso, tessuti, cordame per navi, forniture navali
Commerci conFenici, Greci, vari regni indiani
Esportazionigioielli e monili, beni di lusso, tessuti, spezie
Importazionispezie, vino, olio d'oliva, beni di lusso, gioielli
Religione e società
Religioni preminentiZoroastrismo
Religione di StatoZoroastrismo
Religioni minoritariereligione babilonese e religione greca, ebraismo,[8]
Classi socialisatrapi, proprietari terrieri, guerrieri, commercianti, artigiani, contadini, servi
Achaemenid (greatest extent).svg
L'impero Achemenide alla sua massima estensione con Dario I
Evoluzione storica
Preceduto daImpero dei Medi
Succeduto daImpero macedone
Ora parte diAbcasia Abcasia
Afghanistan Afghanistan
Arabia Saudita Arabia Saudita
Armenia Armenia
Azerbaigian Azerbaigian
Bulgaria Bulgaria
Cipro Cipro
Cipro del Nord Cipro del Nord
Egitto Egitto
Emirati Arabi Uniti Emirati Arabi Uniti
Georgia Georgia
Giordania Giordania
Grecia Grecia
Iran Iran
Iraq Iraq
Israele Israele
Kazakistan Kazakistan
Kuwait Kuwait
Libano Libano
Ossezia del Sud Ossezia del Sud
Pakistan Pakistan
Palestina Palestina
Siria Siria
Tagikistan Tagikistan
Turchia Turchia
Turkmenistan Turkmenistan
Ucraina Ucraina
Uzbekistan Uzbekistan

L'Impero achemenide (in persiano Haχāmanišiyā, in greco antico: Ἀχαιμενίδαι), chiamato dagli abitanti nativi 𐎧𐏁𐏂 , traslitterato Xšāça (persiano antico) cioè "L'Impero"[9] detto anche primo impero persiano[3][10] per distinguerlo dal secondo impero persiano guidato dai Sasanidi, fu un'entità politica comprendente l'attuale Persia e numerosi altri domini, fondata da Ciro il Grande nel 550 a.C. Per le sue conquiste l'Impero achemenide fu il secondo più esteso della storia antica dopo l'impero nomade degli Xiongnu;[11][12] sul finire del VI secolo a.C. arrivò a comprendere: ad est la valle dell'Indo, a nord la parte meridionale del lago d'Aral e del mar Caspio fino alla Crimea e a ovest l'Europa, a sud l'Egitto, la Mesopotamia e i monti Zagros.

Al suo apice l'impero governava sul 44 ÷ 52% della popolazione mondiale, la più alta percentuale mai raggiunta da nessun altro impero o Stato in tutta la storia mondiale (le esatte cifre sono però dibattute e molto incerte). Questo fu possibile perché fino al IV secolo a.C. la maggior parte degli abitanti del mondo era concentrata proprio tra Persia ed Egitto; alcuni storici portano la stima addirittura al 71%, ma questo dato è ritenuto eccessivo.[12][13][14] L'impero controllava inoltre il 64-68% della popolazione asiatica, secondo in questo solo all'impero medo da cui esso stesso deriva.[15] La superficie controllata nel 480 a.C. era di 8,5 milioni di km².[16] Per il fatto di governare circa metà della popolazione mondiale, nonché per la sua estensione che comprendeva la maggior parte del mondo conosciuto, l'impero achemenide è spesso considerato quello che arrivò più vicino al dominio del mondo nel corso della storia (ovviamente parametrizzato alla sua epoca e ai mezzi disponibili).[17][18] Fu inoltre il primo stato a definirsi con un termine traducibile con "impero", appunto Xšāça.[19]

Tutto l'Impero era saldamente controllato dal Gran Re, cui sottostavano i satrapi, e collegato in ogni punto grazie a un efficiente sistema di strade e di posta, velocizzata dagli spostamenti a cavallo e dalla presenza di stazioni di sosta. Il Gran Re era venerato come un Dio Re a tutti gli effetti e si proclamava "Re di tutte le terre", "Re del Mondo", "Re dei Quattro Angoli della Terra" e "Re dell'universo", titoli già usati da sovrani precedenti in aggiunta al più classico "Re dei Re".[20]
L'Impero persiano entrò in una grave crisi nel IV secolo, crollando nel 332 a.C. in seguito alla battaglia di Gaugamela e alla vittoria dei Macedoni guidati da Alessandro Magno. La parte occidentale passò ad Alessandro, che aveva sconfitto Besso, mentre quella orientale (4,5 milioni di km²) fu divisa in varie signorie.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Fra i numerosi popoli dominati dai Medi, i Persiani erano quelli a loro più affini: come quelli erano divisi in numerose tribù, molte delle quali erano nomadi, mentre altre si erano stabilite in zone fertili e praticavano l'agricoltura.

Durante le guerre di Fraorte contro gli Assiri, i Persiani fornirono al sovrano medo reparti di cavalleria e fanteria astata, ma in seguito riuscirono a rendersi indipendenti dai Medi. È a questo periodo che la leggenda fa risalire le origini della dinastia achemenide, fondata dal mitico Achemene. Suo figlio, Teispe, fu il primo ad assumere il titolo di "re di Ansan e di Persia"; a lui succedettero i due figli: Ciro I su Ansan, e Ariamne sulla Persia, che furono seguiti dai loro rispettivi figli, Cambise I e Arsame.

Quando Ciassare sconfisse definitivamente gli Assiri, i re persiani tornarono a sottomettersi al sovrano della Media pur assumendo il titolo di "Gran Re".

Da Ciro il Grande a Serse I[modifica | modifica wikitesto]

Disegno su un vaso greco raffigurante Dario I (riproduzione)

Salito al trono dei "Gran Re" nel 559 a.C., Ciro II riuscì subito a unire le tribù persiane sotto la propria egemonia. Approfittando della debolezza di Astiage, si ribellò e, alleatosi con il re babilonese Nabonedo, sconfisse il sovrano medo, tradito dal suo stesso esercito che lo consegnò nelle mani di Ciro, il quale poté così marciare su Ecbatana e conquistarla.
Le affinità tra i Medi e i Persiani consentirono ai due popoli di fondersi, al punto tale che nel mondo antico venivano chiamati entrambi con il nome dei primi.
Ciro proseguì l'espansione conquistando prima l'Asia Minore e la Lidia e poi il regno di Babilonia, e si spinse fino in Asia Centrale dove morì in battaglia, prima di poter conquistare l'Egitto.

L'impresa fu compiuta da Cambise II, figlio di Ciro, che sconfisse Psammetico III e si fece incoronare sovrano d'Egitto nel Tempio di Neith a Sais. Per tentare di conquistare Cartagine, Cambise si impadronì delle vie di comunicazione terrestri africane attraverso l'oasi di Siwa, arrivando fino alla Libia. Non riuscì però a portare a termine l'impresa perché i Fenici si rifiutarono di fornire le navi contro quella che era una loro antica colonia.

Dopo la morte di Cambise II (522 a.C.), iniziò un periodo di intrighi e ribellioni che si concluse con la salita al trono di Dario I, nel 522 a.C. Fu proprio Dario, appartenente a un ramo collaterale della dinastia achemenide, a citare per primo la leggenda di Achemenes, nel tentativo di legittimare il proprio potere, dicendosi discendente da Ariamne. Dario I conquistò la Tracia, il Caucaso e la valle dell'Indo e attaccò la Grecia, dove però fu sconfitto da un'alleanza di città greche indipendenti a Maratona (490 a.C.). Si dedicò quindi a consolidare le conquiste, per consegnare un impero forte e organizzato al figlio Serse I nel 485 a.C.

Anche Serse I cercò di annettere la Grecia peninsulare: riuscì a passare alle Termopili e a saccheggiare Atene, ma fu sconfitto a Salamina e a Platea e costretto a ritirarsi in Asia Minore. Con Serse I si conclude il periodo di grandezza della dinastia achemenide.

Il declino[modifica | modifica wikitesto]

A Serse I, morto nel 465 a.C., seguì una serie di re che dovettero districarsi tra complotti politici interni, lotte per il potere, rivolte e l'eterno conflitto con la Grecia finché l'ultimo di essi, Dario III (336 a.C.-330 a.C.), fu sconfitto da Alessandro Magno, che si impadronì dei domini persiani occidentali. La porzione orientale (4,5 milioni di km²) dell’impero fu divisa tra signori locali, satrapi e comandanti militari, e diede origine a diversi imperi nei secoli seguenti.

Un grande impero organizzato[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Satrapie achemenidi.
L'impero achemenide sotto Serse I
Cronologia dell'impero persiano
Dario IIIArtaserse IVArtaserse IIIArtaserse IIDario IIArtaserse ISerse IDario ISmerdiCambise IICiro il GrandeCambise ICiro I di PersiaTeispeAchemene
Ogni data è intesa avanti Cristo.
Nella seconda colonna l'arancio rappresenta il periodo arcaico (680-529 a.C.), il verde quello dell'espansione in Europa e delle guerre persiane (529-370 a.C.) e il blu la fase più tarda (370-330 a.C.).

La prima organizzazione dell'Impero fatta da Ciro II prevedeva ampie concessioni alle autonomie locali e la centralità del potere regio come espressione della volontà divina, centralità rafforzata da un cerimoniale di corte che obbligava ad atti di sottomissione come la proskýnesis, l'inchino cerimoniale.

Dario I attenuò il decentramento amministrativo, poiché l'estensione e l'eterogeneità dell'Impero esigevano un forte potere centrale capace di coordinare l'attività politica e di far rispettare la propria volontà.

L'Impero fu suddiviso in venti satrapie, e a capo di ognuna fu posto un satrapo, spesso legato alla famiglia regnante. I satrapi, oltre a riscuotere i tributi e ad amministrare la giustizia, si occupavano del reclutamento militare, ma non comandavano le truppe che erano affidate a generali di fiducia dello shah (re).

Fu adottata una lingua ufficiale comune per l'amministrazione statale, l'aramaico, e furono rafforzate le vie di comunicazione con la costruzione di diverse "strade regie", la più importante delle quali collegava le capitali dell'Impero (Susa, Ecbatana, Pasargade e Persepoli).

Le venti satrapìe secondo Erodoto:

Stati vassalli e popoli tributari:

La religione e l'arte[modifica | modifica wikitesto]

Sfinge alata dal palazzo di Dario I a Susa (Louvre, Parigi).

A partire dal VI secolo a.C., tra la popolazione della Persia, si diffuse lo Zoroastrismo, il quale ebbe grande fortuna dopo la conversione di Dario I e di sua moglie. I sovrani achemenidi erano devoti ad Ahura Mazdā, il dio supremo, ma a questa religione ufficiale si aggiungevano (o opponevano) diverse religioni popolari, come quella legata alle pratiche misteriche della tribù dei Magi. Molte delle caratteristiche dello Zoroastrismo (la tendenza monoteistica, la netta separazione del Bene e del Male, l'attesa di una apocalisse) si trovano anche nell'Ebraismo, e, di conseguenza, nel Cristianesimo e nell'Islam.

La commistione di elementi di origine diversa tipica della religione, si verificò anche nelle arti, dove ritroviamo elementi elamiti, babilonesi, ittiti, e assiri nella comune esaltazione del palazzo, arricchito dalla figura degli animali guardiani e dalla rappresentazione del "corteo dei tributari"; dagli egizi derivarono le sale regali, già presenti con le stesse caratteristiche nel tempio egizio; dalle regioni greche derivò la colonna, usata in Persia sia per gli interni sia per i portici esterni; dai proto-iranici derivarono altri tratti artistici, come la grande terrazza in pietra.

L'arte risentì della nuova atmosfera politica, spirituale e materiale, che mettendo da parte la crudeltà assira che aveva dominato l'Oriente per almeno tre secoli, la sostituì con un maggior spirito di tolleranza e clemenza che lasciava una certa libertà alle culture locali. Il sovrano invitò artisti da ogni parte dell'impero per realizzare opere importanti e questa fu un'altra ragione del carattere composito dell'arte.[21] L'arte achemenide perse alcune forme e scene crudeli di guerra e di massacro di belve tipiche dell'arte assira.

Al tempo di Ciro II, l'arte composita risulta visibile soprattutto nell'architettura, con la costruzione di mura di mattoni decorati con smalti e incrostazioni preziose, di colonnati fatti di tronchi di alberi rari e con la grande varietà di materiali usati nei rivestimenti e nelle decorazioni. Tra le innovazioni principali, vi fu l'uso della pietra, che se non sostituì i mattoni mesopotamici per la costruzione dei muri, costituì un fondamentale scheletro dell'edificio. Uno dei tratti ricorrenti dell'arte fu il gusto dell'animale come elemento decorativo. La città regale possedeva almeno tre edifici importanti: il maestoso ingresso a sala arricchita da colonne caratterizzate da porte figurate da animali di guardia, la sala per le udienze, il palazzo dei banchetti del re. Oltre alla costruzione di monumentali palazzi e alla loro decorazione, la terza attività artistica fiorente fu la lavorazione dei metalli, a sbalzo e cesello, con ornamenti di figure di animali o pietre; dalle coppe d'oro alle spade di bronzo, dagli orecchini agli anelli, erano estremamente variegati i tesori e le ricchezze del Gran Re. I successori di Ciro II costruirono, alla maniera egizia, palazzi con grandi sale per le udienze, decorati con infinite serie di animali e di uomini che dovevano testimoniare la potenza e la grandezza del "re dei re".[22]

Esercito[modifica | modifica wikitesto]

Ciro il Grande riuscì a creare un enorme impero multi-etnico, imponendo in ogni territorio il governo di una persona fidata, il satrapo. Ogni satrapia doveva consegnare al Gran Re una tassa, variabile in base alla ricchezza della regione.[23] La gestione di un così vasto impero necessitava di soldati di professione per mantenere la pace, sedando ogni tentativo di ribellione, e per proteggere i confini.[24]

Composizione militare[modifica | modifica wikitesto]

I soldati dell'esercito persiano erano di diverse etnie:[25][26] Persiani,[27] Macedoni, Traci, Peoni, Medi, Achei, Cissiani, Ircani,[28] Assiri, Caldei,[29] Battriani, Saci,[30] Ariani, Parti, Caucasici dell'Albània,[31] Corasmi, Sogdiani, Gandari, Dadici,[32] Caspiani, Sarangi, Pacti,[33] Utiani, Miciani, Fenici coi "Siriani della Palestina" (come i Giudei), Egizi,[34] Ciprioti,[35] Cilici, Pamfili, Lici, Dori dell'Asia, Cari, Ioni, Egei delle isole, Eoli, Greci dal Ponto, Paricani,[36] Arabi, Etiopi,[37] Etiopi del Sistan e del Belucistan,[38] Libici,[39] Paflagoni, Ligi, Matieni, Mariandini, Cappadoci,[40] Frigi, Armeni,[41] Lidi, Misi,[42] Lasoni, Milii,[43] Moschi, Tibareni, Macroni, Mossineci,[44] Mari, Colchidesi, Alarodiani, Saspiriani,[45] isolani del mar Rosso,[46] Sagartiani,[47] Indiani,[48] Libici, Eordi, Bottiei, Chalcidesi, Brigi, Pieri, Perrabi, Enieni, Dolopi e Magnesii.

Le tombe[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni re persiani si fecero costruire una tomba. Naqsh-e Rustam è un'antica necropoli situata a circa 12 km a nordovest di Persepoli: quattro re della dinastia achemenide (Dario I, Serse I, Artaserse I e Dario II) fecero scavare le loro tombe in questo luogo. Altri re persiani fecero costruire le tombe in differenti luoghi: Artaserse II e Artaserse III preferirono scavare le loro tombe, i cui resti sono tutt'oggi visibili, nei pressi di Persepoli. La tomba di Ciro il Grande fu costruita a Pasargadae (oggi Patrimonio dell'umanità).[49]

20101229 Naqsh e Rostam Shiraz Iran more Panoramic.jpg
Ingrandisci
Panorama di Naqsh-e Rustam (da sinistra le tombe di Dario II, Artaserse I, Dario I, Serse I)

Lista dei re achemenidi[modifica | modifica wikitesto]

Non attestati[modifica | modifica wikitesto]

I personaggi sotto rappresentati non furono re dell'Impero achemenide, che verrà fondata più tardi da Ciro il Grande, ma satrapi del nuovo impero assiro e dei Medi.

Nome Immagine Commenti Date
Achemene Primo re del regno di Persia 705 a.C.
Teispe di Ansan Figlio di Achemene 640 a.C.
Ciro I Cyrus I on horseback, seal.png Figlio di Teispe 580 a.C.
Cambise I Cambyses I - April 2013 - 2.jpg Figlio di Ciro I e padre di Ciro II 550 a.C.

Attestati[modifica | modifica wikitesto]

Le fonti attestano 13 grandi re durante i 200 anni di esistenza dell'Impero. Il regno più lungo fu quello di Artaserse II, durato 47 anni. La titolatura completa dei sovrani Achemenidi furono : Gran Re, Re dei Re, Re di Persia, Re delle Nazioni, Re di Babilonia, Re dei Sumeri, Re di media, Re degli Akkadi, Re di Anshan, Re dei quattro angoli del mondo. Vari re avevano deciso di aggiungere e rimuovere alcuni titoli (come ad esempio il titolo "Re di Babilonia")

Nome Immagine Commenti Date
Ciro II il Grande Illustrerad Verldshistoria band I Ill 058.jpg Fondatore dell'impero, avente i seguenti titoli : Gran Re, Re dei Re, Re di Persia, Re di Anshan, Re di Media, Re di Babilonia, Re dei Sumeri e degli Akkadi, Re dei Quattro Angoli del Mondo 560–530 a.C.
Cambise II Cambyses II of Persia.jpg Re dei Re

Gran Re

Re di Persia

Re di Babilonia

Faraone d'Egitto

530–522 a.C.
Smerdi 522 a.C.
Dario I Darius In Parse.JPG Re dei re (Gran re), Re di Persia, Re di Babilonia, Faraone d'Egitto 522–486 a.C.
Serse I Xerxes Image.png Re di Persia e Media

Gran Re

Re dei Re

Re delle nazioni

Faraone d'Egitto

486–465 a.C.
Artaserse I Artaxerxes I image.png Re dei Re

Gran Re

Re di Persia

Faraone d'Egitto

465–424 a.C.
Serse II Re dei Re (Gran Re) di Persia

Faraone d'Egitto

424 a.C. (45 giorni)
Sogdiano Re dei Re (Gran Re) di Persia

Faraone d'Egitto

424–423 a.C.
Dario II Darius ii.png Re dei Re (Gran Re) di Persia

Faraone d'Egitto

423–405 a.C.
Artaserse II Re di Persia 405–358 a.C.
Artaserse III Artaxerxes III of Persia.jpg Re dei Re (Gran Re) di Persia

Faraone d'Egitto

Re di Babilonia

358–338 a.C.
Artaserse IV Re dei Re (Gran Re) di Persia

Faraone d'Egitto

338–336 a.C.
Dario III Darius III of Persia.jpg Re dei Re (Gran Re) di Persia

Faraone d'Egitto

Re di Babilonia

336–330 a.C.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Harald Kittel, Juliane House, Brigitte Schultze, Juliane House e Brigitte Schultze, Traduction: encyclopédie internationale de la recherche sur la traduction, Walter de Gruyter, 2007, pp. 1194–5, ISBN 978-3-11-017145-7.
  2. ^ Greek and Iranian, E. Tucker, A History of Ancient Greek: From the Beginnings to Late Antiquity, ed. Anastasios-Phoivos Christidēs, Maria Arapopoulou, Maria Chritē, (Cambridge University Press, 2001), 780.
  3. ^ a b (EN) Ehsan Yarshater, The Cambridge History of Iran, Volume III, Cambridge University Press, 1993, p. 482, ISBN 978-0-521-20092-9.
  4. ^ Peter Turchin, Jonathan M. Adams e Thomas D Hall, East-West Orientation of Historical Empires, in Journal of World-systems Research, vol. 12, nº 2, dicembre 2006, p. 223, ISSN 1076-156X (WC · ACNP). URL consultato il 12 settembre 2016.
  5. ^ Rein Taagepera, Size and Duration of Empires: Growth-Decline Curves, 600 B.C. to 600 A.D, in Social Science History, vol. 3, 3/4, 1979, p. 121, DOI:10.2307/1170959, JSTOR 1170959.
  6. ^ Zbigniew Brzezinski, Strategic vision : America and the crisis of globalpower (PDF), New York, Basic Books, 2012, ISBN 978-0-465-02955-6, OCLC 787847809.
  7. ^ Prevas (2009, p. 14) stima 10 milioni; Strauss (2004, p. 37) circa 20 come Ward (2009, p. 16). Scheidel (2009, p. 99) ne stima 35 milioni; Daniel (2001, p. 41) 50 come Meyer e Andreades (2004, p. 58). Jones (2004, p. 8) ne stima oltre 50 milioni; e Richard (2008, p. 34) quasi 70. Hanson (2001, p. 32) 75 milioni e infine Cowley (1999 e 2001, p. 17) 80 milioni.
  8. ^ (EN) T. Boiy, Late Achaemenid and Hellenistic Babylon, Peeters Publishers, 2004, p. 101, ISBN 978-90-429-1449-0.
  9. ^ (EN) The Oxford Handbook of Iranian History, Oxford University Press, 16 febbraio 2012, DOI:10.1093/oxfordhb/9780199732159.001.0001/oxfordhb-9780199732159, ISBN 978-0-19-994088-2. URL consultato il 2 marzo 2019.
  10. ^ La civiltà cattolica, pag. 404
  11. ^ (EN) David Sacks, Oswyn Murray e Lisa R. Brody, Encyclopedia of the ancient Greek world, Infobase Publishing, 2005, p. 256, ISBN 978-0-8160-5722-1.
  12. ^ a b (EN) Largest empire by percentage of world population, su Guinness World Records. URL consultato il 6 settembre 2019.
  13. ^ Achemènidi - Sapere.it, su www.sapere.it. URL consultato il 25 ottobre 2019.
  14. ^ (EN) Sean Manning, The Population of the Achaemenid Empire, su Book and Sword, 8 novembre 2014. URL consultato il 7 dicembre 2019.
  15. ^ (EN) Josep M. Colomer, Empires Versus States, in Oxford Research Encyclopedia of Politics, 28 giugno 2017, DOI:10.1093/acrefore/9780190228637.013.608. URL consultato il 16 ottobre 2019.
  16. ^ Largest empire by percentage of world population, Guinness World Records. URL consultato l'11 marzo 2015.
  17. ^ The Achaemenid Empire of Persia, su explorethemed.com. URL consultato il 10 dicembre 2019.
  18. ^ (EN) 10 Empires That Came Close To World Domination - IslamiCity, su www.islamicity.org. URL consultato il 10 dicembre 2019.
  19. ^ (EN) The Rise of Persia, su Khan Academy. URL consultato il 10 dicembre 2019.
  20. ^ (EN) History com Editors, Persian Empire, su HISTORY. URL consultato il 10 dicembre 2019.
  21. ^ "Le muse", De Agostini, Novara, 1964, Vol.I, pag.29-30
  22. ^ Impero achemenide, in Enciclopedia dell'arte antica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  23. ^ (EN) Palmira Johnson Brummett, Robert R. Edgar e Neil J. Hackett, Civilization past & present, Volume I, Longman, 2003, p. 38, ISBN 978-0-321-09097-3.
  24. ^ (EN) Pierre Briant, From Cyrus to Alexander: A History of the Persian Empire, Eisenbrauns, 2006, p. 261, ISBN 978-1-57506-120-7.
  25. ^ Tutte le popolazioni elencate (con eccezione per gli albanesi caucasici) presero parte alla Seconda guerra persiana.
  26. ^ Erodoto, VII, 59.
  27. ^ Erodoto, VII, 84.
  28. ^ Erodoto, VII, 62.
  29. ^ Erodoto, VII, 63.
  30. ^ Erodoto, VII, 64.
  31. ^ Chaumont, M. L. Albania. "Encyclopaedia Iranica.
  32. ^ Erodoto, VII, 66.
  33. ^ Erodoto VII, 67.
  34. ^ Erodoto, VII, 89
  35. ^ Erodoto, VII 90.
  36. ^ Erodoto, VII, 68.
  37. ^ Erodoto, VII, 69.
  38. ^ Erodoto, VII, 70.
  39. ^ Erodoto, VII, 71.
  40. ^ Erodoto, VII, 72.
  41. ^ Erodoto, VII, 73.
  42. ^ Erodoto,VII, 74.
  43. ^ Erodoto, VII, 77.
  44. ^ Erodoto, VII, 78.
  45. ^ Erodoto, VII, 79.
  46. ^ Erodoto, VII, 80.
  47. ^ Erodoto, VII, 85.
  48. ^ Erodoto,VII, 65.
  49. ^ (EN) The Royal Tombs and Other Monuments, su oi.uchicago.edu. URL consultato l'8 ottobre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]