Antico Egitto

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La Grande Sfinge e la Piramide di Kufu a Giza
Storia dell'Egitto
Storia dell'Egitto
Egitto preistorico – 3900 a.C.
ANTICO EGITTO
Periodo predinastico c. 3900 – 3150 a.C.
Periodo arcaico c. 3150 – 2686 a.C.
Antico Regno 2700 – 2192 a.C.
Primo periodo intermedio 2192 – 2055 a.C.
Medio Regno 2055 – 1650 a.C.
Secondo periodo intermedio 1650 – 1550 a.C.
Nuovo Regno 1550 – 1069 a.C.
Terzo periodo intermedio 1069 – 664 a.C.
Periodo tardo 664 – 332 a.C.
PERIODO GRECO ROMANO
Egitto tolemaico 332 – 30 a.C.
Egitto romano e bizantino 30 a.C. – 641 d.C.
EGITTO ARABO
Conquista islamica dell'Egitto 641 – 654
Periodo tulunide 868 – 904
Periodo ikhshidide 904 – 969
Periodo fatimide 969 – 1171
Periodo ayyubide 1171 – 1250
Periodo mamelucco 1250 – 1517
EGITTO OTTOMANO
Eyalet d'Egitto 1517 – 1867
Chedivato d'Egitto 1867 – 1914
EGITTO MODERNO
Sultanato d'Egitto (Protettorato britannico) 1914 – 1922
Regno d'Egitto 1922 – 1953
Repubblica Araba d'Egitto 1953–presente
« Pare molto improbabile che il più paziente e prolungato studio delle loro vestigia pressoché illimitate ci rendano mai capaci di fare per loro ciò che essi non si preoccuparono di fare per se stessi: scrivere la loro storia. »
(Stephen Glanville[1])

Con il generico termine Antico Egitto si suole intendere una civiltà dell’Africa settentrionale sviluppatasi lungo le rive del fiume Nilo a partire dalle cateratte, a sud ed al confine con l’attuale Sudan)[N 1], alla foce, a delta, nel Mare Mediterraneo, per un’estensione complessiva di circa 1000 km. Benché il territorio fosse molto più vasto, comprendendo gran parte anche del Deserto Libico-Nubiano, gli insediamenti umani, fin dai tempi più remoti, si svilupparono solo nella stretta fascia verdeggiante a ridosso delle rive del fiume larga, in alcuni punti anche solo poche centinaia di metri.

Fin dal 3500 a.C., di pari passo con l’avvento dell’agricoltura, in particolare la coltivazione del grano, dell’orzo e del lino, si ha contezza di insediamenti umani specie lungo le rive del Nilo[2]. Le piene annuali del fiume, infatti, favorivano la coltivazione anche con più raccolti annui grazie ai sedimenti, particolarmente fertili (Limo), che il fiume, nel suo ritirarsi, lasciava sul terreno. Ciò comportò, fin dai tempi più remoti, conseguentemente, la necessità di controllare, incanalare e conservare le acque onde garantire il costante approvvigionamento, vuoi per il sostentamento umano, vuoi per quello del bestiame e delle piantagioni.

Non è da escludersi che proprio la complessa necessità di dover far fronte alle esigenze connesse con la gestione dell’agricoltura, e segnatamente, delle acque nilotiche, abbia favorito proprio il formarsi delle prime comunità su territori parziali tuttavia ben differenziati e politicamente e geograficamente individuabili. Tali entità, normalmente individuate con il termine greco di nomoi, ben presto si costituirono in due distinte entità geo-politiche più complesse. Tale l’importanza del fiume Nilo, che attraversava tutto il paese, che anche le denominazioni di tali due macro-aree fanno riferimento al fiume: considerando che le sorgenti del Nilo, benché all'epoca non note, dovevano essere a sud, tale sarà l’Alto Egitto, mentre, di converso, l’area del delta, verso il Mediterraneo, sarà indicato come Basso Egitto[3]

Varie culture si susseguirono nella valle nilotica fin dal 3900 a.C. in quello che viene definito Periodo Predinastico. Un’entità embrionale di Stato può riconoscersi, invece, a partire dal 3200-3100 a.C. con la I dinastia e l’unificazione delle due macro-aree che resteranno, tuttavia sempre distinte tanto che per tutta la storia del Paese i regnanti annovereranno tra i loro titoli quello di Signore delle Due Terre.

La storia dell’Antico Egitto copre, complessivamente, circa 4000 anni, dal 3900 a.C. (con il Periodo Predinastico) al 342 a.C. (con il Periodo tardo) e comprende, dal 3200 a.C., trenta dinastie regnanti riconosciute archeo-storicamente. A queste debbono esserne aggiunte altre, dette di comodo, giacché riferite, di fatto, non a governi autoctoni, o comunque derivanti dal Paese, bensì frutto di invasioni o di raggiungimento del potere da parte di regnanti stranieri. Avremo perciò una XXXI dinastia, costituita da re persiani, una XXXII dinastia macedone, che annovera un solo sovrano, Alessandro Magno, ed una XXXIII dinastia, meglio nota come Dinastia tolemaica, nata dallo smembramento dell’impero di Alessandro.

Anche molti Imperatori romani, occupato l’Egitto, non disdegnarono di assumere il titolo di faraone con titolatura geroglifica.

Indice

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Mappa dell'antico Egitto, con il Nilo fino alla quinta cataratta, le maggiori città e siti del periodo dinastico (dal 3150 a.C. al 30 a.C. circa).

Cronologia generale[modifica | modifica wikitesto]

Vaso in diorite periodo Naqada II
Tavoletta cosmetica in forma di ippopotamo (Naqada I)

Ferma restando la difficoltà di dare concretezza a periodi risalenti alla preistoria, la cronologia egizia si basa, principalmente su pochi dati fissi da cui si sono fatte derivare date conseguenti.

Uno di questi fa riferimento alla levata eliaca di Sirio[N 2] che, grazie peraltro ad un altro evento noto (la levata a Heliopolis il 21 luglio del 139 d.C. come indicata dal grammatico romano Censorino), sappiamo essere avvenuta:

Da tali date si è cercato perciò, facendo peraltro riferimento anche alle Liste Regali[4] ed agli scritti di storici antichi[5], di costruire una cronologia egizia che a lungo è stata alla base degli studi egittologici e che avrebbe ancora valore assoluto se non fossero tuttavia intervenuti, in tempi relativamente recenti, altri metodi di datazione primo fra tutti quello che si basa sul decadimento del radiocarbonio, il più noto carbonio-14 (generalmente indicato con 14C)[N 4].

Avvalendosi di tale metodologia, sono stati esperiti accertamenti 14C su 211 esemplari di piante selezionate in contesti funerari egizi associabili con certezza ad altrettanto determinati contesti storico-dinastici, ottenendo i seguenti risultati[6]: • Antico Regno (~2700 - 2100 a.C.) corrisponde, in linea di massima, alla cronologia archeo-storica con un margine di errore di ± 76 anni; • Medio Regno (~2000 - 1700 a.C.) corrisponde con un errore di ± 53 anni; • Nuovo Regno (~1500 - 1100 a.C.) corrisponde con un errore di ± 24 anni. esiste tuttavia un vuoto cronologico tra il 1720 ed il 1580 a.C., a causa della non certa provenienza di alcuni campioni relativi al Secondo Periodo Intermedio[7][8].

Ai differenti periodi in cui la storia dell’Antico Egitto viene suddivisa, vengono inoltre associate 30 dinastie ricavate da un'opera del sacerdote egizio Manetone, perduta e nota solo per successive trascrizioni di altri autori più recenti (come Giuseppe Flavio, Sesto Africano ed Eusebio di Cesarea): l’Aigyptiakà (Αἰγυπτιακά in greco). La ripartizione manetoniana in 30 dinastie è oggi ancora ufficialmente utilizzata ed è alla base della moderna storiografia egizia.

Nel complesso, perciò, la cronologia egizia generalmente accettata, indipendentemente dagli scarti sopra indicati, può essere così compendiata:

Tabella “A”: Cronologia Egiziana (3200-343 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Al neolitico si fa risalire, intorno al 4500-3900 a.C., il periodo Badariano mentre, per il Periodo Predinastico si individua, archeo-storicamente, la suddivisione in:

Tabella della Cronologia egizia e delle relative dinastie
Periodo Dal Al Dinastie
Periodo predinastico precedente al 3200 a.C. - -
Periodo arcaico 3150 a.C. 2700 a.C. I - II
Antico Regno 2700 a.C. 2160 a.C. III - VI
Primo periodo intermedio 2160 a.C. 2055 a.C. VII - X
Medio Regno 2055 a.C. 1790 a.C. XI - XII
Secondo periodo intermedio 1790 a.C. 1540 a.C. XIII - XVII
Nuovo Regno 1540 a.C. 1080 a.C. XVIII - XX
Terzo periodo intermedio 1080 a.C. 672 a.C. XXI - XXV
Periodo tardo 672 a.C. 343 a.C. XXVI - XXI

Preistoria e Pre-dinastico[modifica | modifica wikitesto]

Preistoria (10.000-4000 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Oggetti risalenti al Predinastico

Sul finire del paleolitico (circa 10.000 anni a.C.), di pari passo al ritiro dei ghiacci, il clima dell’Africa divenne più secco e l’enorme lago interno africano si ritirò gradatamente divenendo l’attuale Nilo[9]. Tale ritrarsi lasciò nell’area del deserto libico otto terrazzamenti; la lontananza dall’acqua fece sì che le popolazioni lentamente migrassero verso quanto restava del lago raggiungendo, in conclusione, le rive del fiume che si presentavano paludose, acquitrinose, ben fornite di pesce, ma anche abitate da fauna varia, anche predatoria, ugualmente spinta verso l’acqua dal costante ritrarsi delle acque[N 5].

Le prime culture, considerando l’inospitalità dei luoghi, furono perciò di carattere nomade, specialmente per seguire la selvaggina, praticare la pesca e raccogliere radici commestibili, fino all'avvento di popolazioni provenienti, verosimilmente, dall'area siro-palestinese che introdussero tecniche agricole per la coltivazione del grano, dell’orzo e del lino[10].

Di pari passo con l’acquisizione delle competenze agricole, agevolate anche dalla fertilità dei luoghi, aumentò la stanzialità di nuclei che si riunirono in villaggi. La produzione su vasta scala, oltre che dalla facilità di produzione agricola, ebbe ulteriore spinta dalla altrettanto facilità con cui, grazie al clima secco, potevano essere immagazzinati i cereali prodotti. Si passò perciò, gradatamente, da una cultura nomade e semi-nomade ad una stanziale ed agricola che consentiva: la produzione del necessario, l’immagazzinamento del superfluo, la specializzazione degli artigiani, la creazione di mestieri aderenti al nuovo corso, l’addomesticamento del bestiame, la pianificazione del futuro e anche l’impiego del tempo libero. Conseguenza di tale stato fu un notevole incremento demografico e l’inizio anche dei primi lavori di imbrigliamento delle acque vuoi per la conservazione, vuoi, e specialmente, per l’ampliamento delle zone coltivabili.

Ne conseguì l’acquisizione di una coscienza civile alla luce della quale ci si rese conto che il lavoro poteva essere maggiormente efficace attraverso la riunione e la collaborazione di più nuclei/villaggi; da questo derivò la naturale conseguenza di ricorrere a strutture di governo in grado di indirizzare l’operato della comunità[10]. Nacque così l’unificazione di parti del Paese sotto un unico capo e l’unione di nuclei più piccoli in aggregazioni a livello provinciale, quelli che, in epoca storica, verranno chiamati nomòi.

Il Periodo Preistorico Antico vede perciò la struttura del Paese già embrionalmente bipartita tra Alto e Basso Egitto, in cui nascono e prosperano culture che riconoscono preminenza a località specifiche non ancora, tuttavia, individuabili come vere e proprie capitali[11].

Tabella “B”: Cronologia della Preistoria antica (5000-4000 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Tabella della Cronologia preistorica antica
Data (a.C.) Basso Egitto Alto Egitto Località Periodo
5000 Fayyum "A" Cultura Tasiana Deir Tasa Neolitico
Fayyum Neolitico
Mostagedda
4000 Cultura di Merimde Cultura di Badari el-Badari, Merimde Calcolitico
Amraziano el-Amra, Naqada Predinastico Antico
Deir el-Ballas, Uhu
Abidos, Mahasna

Preistoria recente o Predinastico (4000-3200 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Periodo predinastico dell'Egitto.

Alle competenze acquisite nel periodo preistorico antico provenienti dall’area siro-palestinese se ne aggiunsero, a partire dal 4000 a.C. altre di provenienza asiatica[12]. Benché si continuasse ad utilizzare strumenti in selce per la lavorazione del vasellame in pietra, dell’avorio e per la mietitura dei raccolti, si sviluppò la lavorazione di utensili e armi in rame. Conseguenza fu la necessità di missioni e campagne di occupazione di territori nella Penisola del Sinai e nel deserto arabico per l’approvvigionamento del metallo.

Altre innovazioni pervennero in Egitto, in tale periodo, da genti verosimilmente di provenienza mesopotamica, anatolica o siriana: preparazione dei mattoni rettangolari crudi; nuovi schemi decorativi; uso di sigilli cilindrici per imprimere segni sull'argilla (di tipica derivazione mesopotamica); primi tentativi di scrittura pittografica[13]. Si aggiungano a tale situazione generale, i primi contatti marittimi, anche con le isole egee, che apportarono innovazioni, perciò, anche nella e dall'area mediterranea[N 6][14][15] tanto che si ritiene[16] che tali contatti possano aver favorito la quasi simultanea fioritura delle civiltà egizia e cretese nella sua fase iniziale.

La scarsità, in Egitto, di legname atto alla costruzione di navigli in grado di affrontare il mare, denota peraltro rapporti anche con i paesi della costa siro-palestinese che disponevano, inoltre, dei litorali giusti per poter costituire basi di approdo navale.

Evidenze archeologiche del periodo[modifica | modifica wikitesto]

Naqada[modifica | modifica wikitesto]
La c.d. "Danzatrice di Broojlyn"

Uno dei più grandi studiosi del periodo predinastico, ritenuto peraltro il fondatore della moderna Egittologia, è da individuarsi in Flinders Petrie [17] il cui interesse precipuo era teso specialmente alla individuazione della provenienza della cultura egizia.

Dopo scavi nel Fayyum e nel Delta nilotico, nel 1894-1895 [18][19][20] Petrie indirizzò il suo lavoro nell'area di Naqada. Indipendentemente dall'area di ritrovamento, Petrie aveva infatti rilevato caratteristiche comuni, specie nelle ceramiche, compendiate proprio nei manufatti della cultura di Naqada così verificando e confermando la progressione della cultura da sud verso nord. A Naqada Petrie scoprì tre necropoli :

  • N [N 7], che comprendeva oltre 2.000 sepolture non riferibili o inquadrabili in un preciso momento storico poiché conseguenti all'andamento storico-demografico del vicino abitato;
  • T, che ospitava circa 70 tombe, risalente al periodo Naqada II, e che comprendeva sepolture più ricche riferite ad un periodo di consistente ampliamento del villaggio;
  • B, la cosiddetta necropoli dei contadini, che comprendeva 144 sepolture.

A fattor comune, circa l’80% delle sepolture era di forma rettangolare, specie quelle delle classi più abbienti, mentre le più antiche erano di forma circolare ed ellissoidale. Si trattava di fosse scavate nel deserto, delle dimensioni di circa 100x150 cm, con mummificazioni naturali dovute al clima secco ed asciutto. L’orientamento delle sepolture era, generalmente, nord-sud ed erano sormontate da monticelli di terra o di pietre[N 8] a protezione dei corpi dall'aggressione di animali e come segnacolo delle sepolture stesse.

I corpi erano deposti sul fianco, in posizione fetale, come di persona addormentata a simboleggiare la possibilità di risveglio o di rinascita; la testa era posizionata a sud ed il viso rivolto ad est, ovvero verso il sole nascente.

Molti corpi presentavano mutilazioni scheletriche non dovute, tuttavia, a fattori traumatici o animali, ma all'usanza di ritornare alla tomba da parte dei sopravvissuti per prelevarne parti con intenti apotropaici; in tale occasione, peraltro, i corpi venivano colorati con pigmenti rossi[N 9].

Dall'esame del vasellame presente nei corredi (non ancora lavorato al tornio), più o meno ricchi, Petrie individuò 700 tipi di ceramiche che raccolse in nove classi contrassegnate con lettere dell’alfabeto:

  • B (Black topped), a bocca nera;
  • P (polished Red), a ingobbiatura[N 10] rossa:
  • F a ingobbiatura nera;
  • C (white Cross), a ingobbiatura rossa, con semplici motivi geometrici dipinti di bianco;
  • R (Raw), ceramica grezza comune;
  • L (Late), ceramica tarda;
  • D (Dark), raffinata dicolore marrone chiaro e motivi in ocra rossa;
  • W (Wavy), ad anse ondulate[N 11];
  • N, Nubiana, di colore marrone scuro con motivi geometrici incisi.

da queste fece derivare un sistema di catalogazione e datazione delle sepolture non solo di Naqada, in senso stretto, detto di datazione sequenziale (Sequence Date), che contrassegnò con la sigla SD, prevedendo quattro periodi all'interno dei quali è possibile reperire ceramiche appartenenti alle 9 classi:

  • SD 30-39 = Naqada I (o Amraziano);
  • SD 40-62 = Naqada II (o Gerzeano);
  • SD 63-72 = Naqada III (o Samainiano);
  • SD 77-88 = Inizio dinastico (oggi indicato come dinastia 0)
Hierakompolis[modifica | modifica wikitesto]
Re Scorpione, particolare dello strumento impugnato (zappa o aratro)
Dipinto della tomba 100 da Hierakompolis in un acquerello di Frederick W. Green
Testa di mazza del Re Scorpione (particolare)

Pochi anni dopo i lavori di Flinders Petrie, nel 1897, James Edward Quibell e Frederick William Green[N 12] scoprirono la Necropoli di Nekhen (la greca Hierakompolis), un’area cimiteriale in cui fu possibile però notare già una netta bipartizione tra un’area destinata al ceto comune ed un’altra destinata alla classe egemone. Ne derivò il concetto di una distinzione in classi, segno evidente dell’esistenza di una ben precisa struttura gerarchica e, conseguentemente, di sottoposizione ad una entità unica assimilabile ad un re, condizione ancora non rilevabile, peraltro, nelle sepolture coeve del Basso Egitto.

Le sepolture più povere erano costituite da fosse ovali in cui il corpo veniva posto in posizione fetale (vedi il corpo di adulto mummificato del Museo Egizio di Torino) coperto da stuoie o materiale vegetale, con corredo ridotto di vasellame e poche suppellettili. Le tombe più ricche, di converso, erano rettangolari, presentavano fondamenta di pietra o roccia, pareti in mattoni crudi probabilmente dipinte all'interno, ed erano sormontate verosimilmente da costruzioni in legno di cui vennero rinvenute le tracce[N 13].

Al 1897 risale il ritrovamento, nei pressi del tempio dedicato ad Horus, di una testa di mazza cerimoniale rappresentante un personaggio, che indossa la corona bianca dell’Alto Egitto, che impugna quella che è stata interpretata come una zappa o un aratro; un segno geroglifico all'altezza del viso, rappresentante uno scorpione, ha dato il nome a tale personaggio che appare, data la corona, come un re. Nonostante si tratti sostanzialmente di un’arma, il Re Scorpione, seguito da flabelliferi, è rappresentato verosimilmente nell'atto di scavare un solco da irrigazione a voler evidentemente rappresentare l’aspetto politico e paternalistico della sua figura per il benessere del suo popolo. In alto, in un registro superiore, sono invece rappresentati stendardi probabilmente relativi a città sconfitte.

Nel 1898-1899 venne portata alla luce la tomba 100, peraltro già soggetta a saccheggi in antico, in cui venne altresì rinvenuto quello che si ritiene il più antico dipinto conosciuto dell’Antico Egitto; oggi i pochi resti del dipinto[N 14] sono conservati presso il Museo Egizio del Cairo e le uniche rese della condizione originale sono desumibili da acquerelli eseguiti da Frederick W. Green all'atto della scoperta[N 15].

Reperti musealizzati[modifica | modifica wikitesto]
Impugnatura del coltello di Gebel el-Arak (lato B)
Impugnatura del coltello di Gebel el-Arak (lato A)

Tra i molteplici reperti relativi al periodo Predinastico presso i musei, si segnalano:

Museo Egizio del Cairo[21]:

  • ciotola in argilla con applicazioni, forse da Gebelein, periodo Naqada I (cat. JE38284) [22];
  • coltello con lama in selce ed elsa in oro forse da Gebelein, periodo Naqada II (cat.JE34210) [23];

Oxford Ashmolean Museum:

  • testa di mazza del Re Scorpione, da Hierakompolis (cat. AN1896-1908.E3632)[24];

Museo Egizio di Torino:

  • corpo di adulto mummificato, Naqada I (cat. S. 00293 RCGE 16550)[25];

Museo del Louvre di Parigi:

  • coltello di Gebel el-Arak con lama in selce ed elsa in avorio d'ippopotamo, Naqada I[26];

Brooklyn Museum di New York:

  • "Danzatrice di Brooklyn", statuetta femminile in terracotta, Naqada II[27];

Politica del Predinastico[modifica | modifica wikitesto]

Sotto il profilo politico, nel periodo del tardo predinastico (Gerzeano recente), intorno al 3400 a.C., appare evidente l’aumento dell’attività politica: le entità costituite dall'Alto e Basso Egitto appaiono ormai consolidate e in entrambe le regioni sono raggruppate attorno ad una città principale, con un dio riconosciuto e sotto la guida di un capo autorevole. Secondo ipotesi accreditate[28], mentre nel sud del Paese (Alto Egitto) la compagine socio-politica è più compatta, forse per il carattere prettamente rurale delle città/villaggio, scarsamente autonome, e forse per la presenza di capi più incisivi, nel Basso Egitto (a nord) le città hanno un maggior grado di sviluppo e di autonomia, di cui sono particolarmente gelose, che le rende più difficili da unificare. Prova di tale situazione più compatta dell’Alto Egitto sono alcuni manufatti, non riscontrabili nell’area del delta nilotico, sintomatici di un potere centralizzato tra i quali si annovera la già citata testa di mazza da guerra del c.d. Re Scorpione che viene già ascritto ad una dinastia “0” e che può, embrionalmente, essere identificato come l’iniziatore di quella che, con il successivo Periodo Arcaico, porterà all'unificazione delle Due Terre.

Tabella “C”: Cronologia della Preistoria recente (4000-3200 a.C.)[28][modifica | modifica wikitesto]

Tabella della Cronologia preistorica recente
Data (a.C.) Basso Egitto Alto Egitto Località Periodo
3600 Maadiano Gerzeano Antico el- Gerza, el-Maadi Predinastico medio/tardo
3400 Gerzeano recente Gerzeano recente Ieracompoli
3200 Unificazione Alto e Basso Egitto Menfi, Abido Storico

Periodo arcaico, o Thinita (3150-2700 a.C. I - II dinastia)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Periodo arcaico dell'Egitto.
La Pietra di Palermo nei registri riguardanti Khasekhemui

Le prime due dinastie vengono dette anche Thinite, dal nome della città di Thinis di cui sarebbero state originarie, città che, in breve, soppianterà, come importanza, quella originaria di Nekhen (Hierakompolis).

Già con la dinastia “0” aveva avuto inizio quella che sarà poi una costante nella storia millenaria delle Due Terre: l’avvento, dall'Alto Egitto (a sud), di un principe ambizioso che pone fine a periodi di anarchia con la riunificazione del Paese. Così nel Periodo Arcaico e la I dinastia, così con la XVII e XVIII dinastia dopo la dominazione Hyksos [29].

L'unificazione dell’Alto Egitto a cura di un re predinastico, peraltro ventilata già nella testa di mazza del Re Scorpione, con gli stendardi che rappresentavano città o provincie sottomesse, era sintomatica di poteri centralizzati forti che non esistevano, tuttavia, nel nord del Paese a causa, specialmente, dell’autonomia delle città del delta. Su questa situazione di stabilità al sud, si innesta perciò la figura di quello che viene indicato come il primo unificatore delle Due Terre ed il primo sovrano della I dinastia: il re Narmer[N 16]. La scarsità di documenti sul periodo dell'unificazione non consente di valutare se vi fu passaggio graduale tra la situazione precedente e quella che si venne successivamente a creare, o se tale passaggio avvenne traumaticamente come, del resto, alcuni manufatti del periodo (prima fra tutti la Tavoletta di Narmer) lascerebbero intendere; l’unificazione stessa, perciò, appare documentalmente come un episodio improvviso il cui verificarsi viene attribuito ad un unico re: Meni o Menes.

Data l'assenza della scrittura, il cui sviluppo inizia proprio in questo periodo [30], la ricostruzione storica non può che essere approssimativa così come frammentari sono i riscontri di innovazioni culturali. Le ceramiche perdono, tuttavia, l'aspetto raffinato del periodo predinastico acquisendo sempre più valore utilitaristico, grazie anche all'avvento del tornio da vasaio, essendo sostituite, in campo decorativo, da vasellame in pietra e materiali più sofisticati come il porfido, l'alabastro, la diorite. Acquista slancio, di converso, la lavorazione del rame che viene utilizzato anche per la realizzazione di vasi lavorati battendo le lastre su modelli in legno[N 17]; la Pietra di Palermo menziona, tra l'altro, la realizzazione di statue in rame di Khasekhemui[N 18]. Fanno la loro comparsa la faience costituita essenzialmente da ciottoli di quarzo frantumati, probabilmente provenienti dal deserto libico, che poteva essere fusa, intagliata e modellata[30], e il papiro, strumento versatile che consente, e consentirà durante la storia dell'Egitto, di tramandare racconti, ma ancor più, specie nella fase embrionale della nascita dello Stato unitario, di trasmettere disposizioni e ordini in maniera semplice e sicura[31]. Una sorta di sistema decimale, già esistente in periodo predinastico, acquista ancora maggior rilievo durante il periodo arcaico con funzioni prettamente utilitaristiche connesse alla necessità, dopo le piene nilotiche, di ripristinare i confini resi incerti dai depositi alluvionali. Per quanto attiene le unità di misura lineare, come peraltro in altre culture coeve, si fa ricorso a misure convenzionali del corpo umano: dito, palmo, piede, braccio; sono note anche misure di capacità i cui primi esempi sono rappresentati nella tomba di Hesire, funzionario del re Djoser, primo della III dinastia[N 19]. Già in periodo Arcaico, infine, si assiste alla nascita di testi di natura divulgativo-scientifica[32]: il Papiro Edwin Smith, che tratta di medicina[N 20][33] ed un testo teologico che tratta della creazione del mondo da parte del dio Ptah il cui culto, secondo la tradizione, venne istituito a Menfi da Menes/Narmer[32].

I dinastia[modifica | modifica wikitesto]

Tabella “D”: I dinastia (3150-2925 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lista dei faraoni.
Tabella "D": principali re della I dinastia
Periodo Principali re
Arcaico o Thinita Menes/Narmer
Aha
Djer
Edjo (Uadji)
Den (Udimu)
Adjib
Semerkhet
Kaa

Secondo Erodoto[34], che però scrive a quasi tremila anni dagli eventi narrati, Menes, quasi unanimemente identificato con Narmer[35], fu il fondatore delle Mura Bianche, ovvero di una città, Menfi, su un terreno appositamente bonificato nel punto di incontro tra l’Alto ed il Basso Egitto[36]. Ciò a voler sottolineare certamente l’intento di creare una Capitale unica per il Paese unificato, ma contestualmente di dimostrare la volontà di rendere sane terre che, altrimenti, sarebbero state acquitrinose e malsane. A lui si dovrebbe, inoltre, un vasto programma di drenaggio delle acque e di sistemi di irrigazione conseguente, peraltro, al notevole incremento demografico dell’area conseguente alla unificazione.

Il ritrovamento nel 1897, a Naqada, a cura di Jacques de Morgan, di una mastaba contenente riferimenti al re Horus Aha, ovvero Horus combattente ed alla regina Neithotep, a lungo ritenuta sposa di Menes/Narmer[37] lascia intendere che Narmer, Menes ed Aha (quest’ultimo a maggior ragione proprio per l’epiteto combattente) possano essere identificati per la stessa persona; ipotesi convalidata dalla presenza di una placca in avorio intestata ad Aha, ma recante anche un geroglifico interpretabile come Meni.

Ancora alla I dinastia sono da ascriversi sicuri rapporti con paesi dell'area siro-palestinese e, segnatamente con il Libano, condizione ricavabile dal progressivo aumento, nelle tombe dinastiche, di legni provenienti da quella terra[36].

la Tavoletta di Narmer[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Tavoletta di Narmer.
Narmer Palette

Sotto il profilo dell’attività unificatoria di Narmer, viene normalmente citata la Tavoletta di Narmer[38], una tavola di scisto scolpita che reca, su ambo i lati, la rappresentazione del re. Mentre sul dritto il re indossa la corona dell’Alto Egitto e appare nell’atto di colpire con una mazza un prigioniero, che reca i tratti somatici di un abitante del nord del Paese, trattenuto per i capelli, nel rovescio lo stesso re, in processione o in parata dinanzi ai corpi mutilati dei nemici, indossa la corona del Basso Egitto.

Ciò è stato materialmente interpretato come una sorta di trofeo della guerra civile combattuta da Narmer per l’unificazione delle Due Terre.

A conferma della comune attenzione alle Due Terre, senza apparenti preferenze per nessuna delle due, inizia la consuetudine reale di disporre di due tombe: una, effettiva, nella necropoli si Saqqara e un cenotafio ad Abido.[39] e nasce la “corona doppia”, o composita, che ingloba le corone delle Due Terre.

II dinastia[modifica | modifica wikitesto]

Tabella “E”: II dinastia (2925-2700 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lista dei faraoni.
Tabella "E": principali re della II dinastia
Periodo Principali re
Arcaico o Thinita Hotepsekhemwy
Raneb (o Neb-Ra)
Ninetjer
Weneg
Senedj
Peribsen
Khasekhem
Khasekhemui
Ba

Scarsi sono i monumenti riferiti alla I così come altrettanto scarsi quelli della II dinastia; tra le due dinastie, peraltro, pare si possano essere instaurati rapporti di rivalità, quasi che la II dinastia si sia sostituita alla I con atti di lotta o guerra civile. E' infatti sintomatico che gran parte delle tombe e dei cenotafi della I dinastia siano stati deliberatamente dati alle fiamme ed i corredi dispersi o, a loro volta, distrutti con il fuoco[36], quasi a volerne cancellare l'esistenza. La II dinastia può essere, sia pure impropriamente, definita già "menfita" poiché la capitale viene trasferita nella città del Delta.

Lo scisma sethiano[modifica | modifica wikitesto]

Se con il re Neb-Ra inizia il culto solare di Ra, con uno dei suoi successori, Peribsen, si assiste ad un nuovo spostamento della capitale ad Abido e ad una rottura con quello che si era già consolidato come uno dei più importanti titoli dei sovrani: il Nome di Horus che veniva iscritto nel serekh[40] sovrastato dal geroglifico del dio falco. Il nome originario di tale sovrano doveva essere Sekhem-Ib, ovvero Potente di cuore e si ritiene che la sua assunzione al trono, derivata da un colpo di stato, abbia comportato un vero scisma religioso che va sotto il nome di scisma sethiano[41]. Il nome Peribsen non è, infatti, riportato nelle liste regali, ma ritrovato nella necropoli di Umm el-Qa'ab ove però l'usuale serekh contenente il "nome di Horus", è di fatto sormontato dall'animale di Seth.

Con la scoperta, a cura di Petrie, nella necropoli di Umm el-Qa'ab della tomba del suo successore, Khasekhemui[N 21] (ovvero Appaiono i potenti scettri)[N 22], si assiste invece alla risoluzione diplomatica dello scisma sethiano: il serekh di Khasekhemui, infatti, esibisce i due simboli, di Horus e Seth, affrontati ed entrambi con la Corona Doppia. Al nome Khasekhemui, il re aggiunge l'epiteto Neb-wi-hotep-imef ed i due nomi affiancati portano a: i due potenti scettri sono sorti e i due Signori sono in pace[N 23].

A partire dalla fine della II dinastia, il Nome di Horus venne poi definitivamente ripristinato[42] e una tale condizione di dualità non si ripeterà mai più nel corso della millenaria storia dell'Egitto antico. Sposa di Khasekhemui fu la regina Nimaathap, madre del re Djoser, iniziatore della III dinastia.

Evidenze archeologiche del periodo[modifica | modifica wikitesto]

La "tavoletta dei quattro cani", Naqada III, oggi al Louvre
La “tavoletta del Campo di Battaglia”, frammento del British Museum
La “tavoletta del Cacciatore”- riunita nelle sue due componenti presso il British Museum il 21 agosto 2008
Saqqara, mastaba BW 16 della principessa Idut
Statua di Khasekhemui in scisto verde, al Museo Egizio del Cairo

Scarse sono le opere d’arte sopravvissute alla I dinastia [43] e le poche risultanze sono seriamente danneggiate in conseguenza dei saccheggi subiti da tombe e cenotafi e dell’azione distruttiva posta in essere dai regnanti della II dinastia. I reperti esistenti, tuttavia, lasciano intravedere una capacità manuale degli artigiani con splendide rifiniture in legno, avorio, cristallo di rocca e pietre dure, oro e rame. Molteplici e di notevole fattura, in tal senso, monili, specie collane, in faience, pietre dure, scisto, cornalina, lapis lazuli (importato dall’Afghanistan), ed il primo esempio noto di tavola per il gioco del senet, con caselle intarsiate e pedine in avorio risalente al re Djer della I dinastia (circa 2900 a.C.) [44].

Una novità precipua di tale periodo, in campo artistico, sono le tavole di ardesia, o scisto, a forma di scudo[N 24] nonché le teste di mazza da guerra commemorative di battaglie vittoriose che si rifanno, peraltro, a modelli già noti dal Predinastico (come la testa di mazza del Re Scorpione). Tra i reperti di tal genere, si annovera la c.d. Tavoletta del Campo di Battaglia (traduzione in inglese “Battlefield Palette”)[N 25] risalente orientativamente al 3170 a.C., rinvenuta ad Abido ed evocativa di una battaglia vittoriosa contro popolazioni libiche. Da Hierakompolis proviene un’altra tavoletta, c.d. dei due cani (traduzione in inglese “Two Dogs palette”), oggi all’Ashmolean Museum di Oxford, che è, dopo la Tavoletta di Narmer, una delle più complete. Due cani circondano la parte alta della tavoletta sporgendo oltre il bordo, così che sono visibili da entrambi i lati, mentre al centro, sul recto, una scena di animali in caccia tra cui si distinguono leoni, giraffe, antilopi, leopardi, tori; sul rovescio ancora animali ed una piastra liscia circondata da animali fantastici dal lungo collo, i c.d. serpopardi (simili a quelli riscontrabili sulla Tavoletta di Narmer)[N 26]. Ancora tra le tavolette cosmetiche si annovera la Tavoletta della caccia al leone o Tavoletta dei Cacciatori (traduzione inglese: “Hunters’ Palette”)[N 27], forse proveniente da Abido, in cui un gruppo di guerrieri cacciano animali selvatici, specie leoni. È interessante che i cacciatori siano palesemente attribuibili a tre differenti tribù, o province, di provenienza ad indicare, quindi, l’esistenza di alleanze.

Scarse sono anche le rimanenze architettoniche del periodo giacché le strutture, religiose o abitative, erano realizzate con materiali leggeri e deperibili (legno, mattoni crudi). Uniche strutture ancora identificabili sono le mastabe[N 28], vuoi relative a tombe vuoi a cenotafi, delle necropoli di Saqqara e Abido[45]. Le pareti esterne, “a facciata di palazzo[N 29], ovvero a rientranze e sporgenze ad imitazione della porta principale di un palazzo reale fiancheggiata da torri, riscontrabile specialmente nell’area mesopotamica, ha fatto ipotizzare che da tale area sia provenuta l’idea stessa di costruzione architettonica, dapprima in mattoni crudi, poi sostituita dalla pietra[46]. Il fatto poi che le costruzioni fossero ricoperte di latte di calce bianca applicato ad imitazione delle stuoie in giunco, ha fatto altresì ipotizzare che originariamente tali strutture fossero in semplice legno ricoperte di tessuto.

Per quanto attiene alla statuaria, normalmente identificabile solo per la grossolanità della fattura (elemento di certo non particolarmente caratterizzante) uno dei rari reperti certamente del periodo è la statua di Khasekhemui, oggi al Museo del Cairo

Reperti musealizzati[modifica | modifica wikitesto]

Museo del Louvre:

  • tavoletta dei quattro cani (Naqada III) (cat. E 11052), provenienza sconosciuta, forse Damanhur[47];

Ashmolean Museum Oxford:

  • tavoletta dei due cani (Two dogs Palette) (cat. E.3924), da Hierakompolis[48];

British Museum Londra:

  • tavoletta del cacciatore (the Hunters’ Palette) (cat. EA20792) , provenienza sconosciuta, forse Abido[49][50];

Museo egizio del Cairo:

  • tavoletta di Narmer (cat. JE 14716; CG 32169) dal deposito principale del tempio di Horus a Hierakompolis[51]
  • tavola da gioco del senet (cat. JE 45038), da Saqqara, tomba di Re Djer[44]
  • statua di Khasekhemui (cat. JE 32161) [52]

Tabella “F”: Cronologia del Periodo Arcaico (3150-2700 a.C.)[39][modifica | modifica wikitesto]

Tabella “F”: Cronologia Periodo Arcaico
Data (a.C.) Dinastia Usi funerari Avvenimenti
3150 I Tombe reali effettive a Saqqara Sviluppo della scrittura
Cenotafi ad Abido armi e utensili in rame
2900 II Democratizzazione delle sepolture Uso della pietra nelle costruzioni e nella statuaria
Tombe private vicine a quelle reali Contese religiose
(Peribsen: scisma sethiano)
Contese politiche
(Khasekhemui: pacificazione e superamento dello scisma)

Antico Regno: prima fase (2700-2500 a.C. III e IV dinastia)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Antico Regno dell'Egitto.

III dinastia[modifica | modifica wikitesto]

Planimetria della necropoli di Saqqara
La Piramide di Djoser a Saqqara
Il complesso funerario di Djoser a Saqqara
Tabella “G”: III dinastia (2700-2620 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lista dei faraoni.
il serekh di Khaba, Museo Petrie di Londra
Placca in avorio con il nome del re Sekhemkhet, Museo egizio del Cairo (cat. JE92679)
Tabella "G": principali re della III dinastia
Date (a.C.)[53] Principali re
2630 - 2611 Djoser (Netjerykhet)
2611 - 2603 Sekhemkhet
2603 - 2600 Khaba
non note Neferkhara
2600 - 2575 Huni

La III dinastia, che comprenderebbe quattro o cinque re complessivamente, copre un arco calcolato in 50-55 anni[54][N 30] ed alcune divergenze sui nomi dei re sono state giustificate[55] dal fatto di usare la denominazione del ”nome di Horus”, con cui era usuale rivolgersi ai re in quel periodo storico, piuttosto del “nome di famiglia”, usanza che diverrà più corrente a partire dalla IV dinastia, con Snofru, e l’inserimento di tale identificativo in un cartiglio. La fase evolutiva iniziata con le prime dinastie Thinite giunse a maturazione con le due successive, la III e la IV dinastia. Anche se si ha evidenza di azioni di guerra, specie nell’area sinaitica e siro-palestinese, di fatto la III dinastia si impose specialmente nelle opere di pace[56]. Architettonicamente, le costruzioni abitative, compreso il palazzo reale, erano ancora costruite con materiali deperibili e fragili, mentre particolare cura si pose nella realizzazione delle Case per l’eternità, ovvero le tombe, dei re. Una prima innovazione appare con la struttura tombale: mentre le tombe del Periodo Arcaico, infatti, erano ipogee sovrastate da tronchi piramidali (le mastabe), e per i re si prevedevano due sepolture, ad Abido e Saqqara, a voler -anche nella morte- simboleggiare la signoria sulle Due Terre le tombe della III dinastia acquistano valore monumentale e decade, almeno in apparenza, il concetto della doppia sepoltura.

Una prima innovazione voluta da Djoser, primo re della III dinastia[57], fu la coesistenza della doppia sepoltura nel medesimo luogo; a Saqqara si avranno, perciò, nel medesimo recinto funerario, differenziate solo come orientamento geografico, la sepoltura principale, a nord, ed il cenotafio, a sud[58]. In tale contesto, si impone, a sua volta, la figura di Imhotep, sorta di scienziato ante litteram, architetto, poeta, sacerdote, medico[N 31] professione, quest’ultima, che lo porterà ad essere divinizzato[59][60] e, dopo millenni, assimilato dai greci al dio della medicina Asclepio, il romano Esculapio.

Ad Imhotep, nella sua funzione di architetto, si dovrebbe perciò il primo uso massiccio di pietra[N 32], in luogo dei mattoni crudi, per la costruzione a Saqqara di quella che viene riconosciuta come la prima piramide della storia: la c.d. piramide a gradoni del complesso sepolcrale del primo re della III dinastia, Djoser. La costruzione e l’ampio complesso che la circonda risentono ancora, nelle dimensioni delle pietre squadrate utilizzate, del precedente uso di piccoli mattoni di fango, sensazione che, tuttavia, viene già a decadere con il complesso funerario (non ultimato) del successore di Djoser, Sekhemkhet [N 33], in cui i mattoni di pietra acquistano già maggiori dimensioni e perdono completamente la connotazione che li faceva derivare dai piccoli mattoni crudi tipica, invece, del complesso di Djoser[61].

Saqqara[modifica | modifica wikitesto]

Il nome "Saqqara" deriverebbe dal nome del vicino odierno villaggio arabo; è tuttavia controverso se tale nome non derivi, invece, da quello dell’antico dio della morte Sokar, il che sarebbe in linea con la scelta sepolcrale, o piuttosto dal nome di una tribù araba che aveva prescelto la zona quale propria sede stanziale. L’area era già stata originariamente prescelta da Funzionari e Dignitari della I Dinastia, che qui eressero le loro enormi mastabe (tanto che per lungo tempo si è creduto si trattasse di sepolture reali), ma non furono pochi i Re dell’Antico Regno che prescelsero questa necropoli per le loro sepolture, forse proprio per la vicinanza con la neo-fondata Capitale Menfi.

Altre sepolture di dinastie successive si trovano nell’aera di Saqqara[N 34] verosimilmente come tributo agli “antichi re” unificatori del Paese.

Tabella "H": principali complessi funerari di Saqqara[modifica | modifica wikitesto]
La piramide di Userkaf a Saqqara
Tre "piramidi della regina" nel complesso di Micerino a Giza
Tabella “H”: principali complessi funerari di Saqqara
Complesso di Dinastia Note
Djoser III muro perimetrale a rientranze e sporgenze; tomba + cenotafio
Sekhemkhet III tomba + cenotafio; 132 camere deposito
Userkaf V tomba + piramide satellite; piramide della regina
Djedkara Isesi V tomba + 2 piramidi satelliti; piramide della regina
Unis V tomba + piramide satellite; presenza di Tempio a valle
Teti VI tomba + piramide satellite
Pepi I VI tomba + piramide satellite
Pepi II VI tomba + piramide satellite + 3 piramidi delle regine; presenza di Tempio a valle
Ibi (faraone) VI presenza di cappella funeraria

IV dinastia[modifica | modifica wikitesto]

La piramide di Snefru a Meidum
Isometria, planimetria e alzato della Piramide romboidale di Meidum
Le tre piramidi maggiori di Giza

Trattare della IV dinastia significa, necessariamente, trattare dei re che la resero famosa con le loro opere architetturali e ingegneristiche più famose, le piramidi. Sotto il profilo politico e militare, si ha conoscenza di azioni belliche ai confini nubiani e libici, mentre con l’area asiatica si assiste al consolidamento di rapporti commerciali iniziati già con la precedente dinastia specie per l’importazione di materia prime tra cui i lapislazzuli dall’Afghanistan e, importante, il legname dall’area libanese.

Tabella "I": IV dinastia (2620-2500 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]
La sfinge e la piramide di Chefren
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lista dei faraoni.
Tabella "I": principali re della IV dinastia
Date (a.C.)[53] Principali re
2575 - 2551 Snofru (Nebmaat)
2551 - 2528 Cheope (Kufu, Khufwey)
2528 - 2520 Dedefra (Kheper, Radjedef)
2520 - 2494 Chefren (Kafra, Userib)
non note Djedefhor (?)
non note Baka (Bafra) (?)
2490 - 2472 Micerino (Menkhaura, Khaket)
2572 - 2467 Shepseskaf
Snefru e la piramide perfetta[modifica | modifica wikitesto]

Primo re della IV dinastia fu Snefru, successore di Huni di cui si ritiene abbia sposato la figlia Hetepheres così acquisendo il diritto al trono[62]. La Pietra di Palermo ed un frammento di stele oggi al Museo del Cairo, consentono di avere un quadro abbastanza chiaro di sei dei suoi ventiquattro anni di regno; oltre vari monumenti a lui ascritti, sono note due sue campagne militari: una verso il confine nubiano, da cui avrebbe portato 7.000 prigionieri e catturato 200.000 capi di bestiame[63], e l’altra verso la Libia che avrebbe fruttato 11.000 prigionieri e oltre 13.000 capi di bestiame[64]. Viene inoltre segnalato l’arrivo, da Biblo, nel Libano, di 40 navi cariche di legno di cedro. Purtuttavia, come per la III dinastia, la sua figura acquista particolare importanza per l’attività costruttiva e per le innovazioni che, sotto il suo regno, caratterizzarono, e ancor più caratterizzeranno in seguito, il panorama architettonico dell’Egitto antico.

Meidum: la falsa piramide[modifica | modifica wikitesto]

A circa dodici chilometri da Saqqara, infatti, nell’area di Dahshur, Snefru diede corpo alla costruzione di due piramidi mentre una terza, forse iniziata da Huni[63], venne da lui completata nell’area di Meidum, ad ulteriori circa cinquanta chilometri da Dashur.

Si ritiene, storicamente, che la prima piramide realizzata da Snefru sia stata proprio quella di Meidum, nota oggi anche con il nome di falsa piramide[N 35][65] giacché si presenta come una piramide a gradoni, alta circa 40 m, il cui rivestimento in pietra, in antico, crollò talché la struttura oggi esistente si innalza sul cumulo di detriti che ne era originariamente il rivestimento stesso[N 36][66].

Dashur: Piramide Romboidale e Piramide Rossa[modifica | modifica wikitesto]
Legenda:
1 - Piramide di Cheope
2 - Tempio funebre di Cheope
3 - Via cerimoniale
4 - Piramidi secondarie
5 - Necropoli occidentale
6 - Necropoli orientale
7 - Fosse delle barche solari
8 - Piramide di Chefren
9 - Piramide secondaria
10 - Tempio funerario di Chefren
11 - Via cerimoniale
12 - Sfinge
13 - Tempio a valle di Chefren
14 - Tomba della regina Kentkaus
15 - Piramide di Micerino
16 - piramidi secondarie
17 - Tempio funerario di Micerino
18 - Via cerimoniale
19 - Tempio a valle di Micerino

Le due piramidi più note a Dahshur, sono, a loro volta, singolari ed importanti nell’evoluzione del simbolo stesso dell’Antico Egitto. Una delle due è detta romboidale[N 37][67] per la strana forma che presenta: l’inclinazione delle pareti, infatti, varia dagli oltre 54° iniziali ai poco più di 43°[N 38] . Ipotesi più accreditata per tale variazione sarebbe il timore che, proseguendo con l’inclinazione originale, potesse verificarsi quanto già si era verificato a Meidum con il crollo del rivestimento[68]; se tale fosse l’effettivo motivo della variazione architettonica, si confermerebbe che la prima piramide sarebbe quella di Meidum, che le due piramidi erano verosimilmente in costruzione contemporaneamente e che proprio dal fallimento di Meidum i costruttori di Dashur trassero insegnamento [N 39].

Terza piramide assegnata a Snefru è l’attualePiramide del nord, più nota come Piramide rossa[69], per il colore della pietra con cui è oggi visibile[N 40] : con i suoi attuali 104 m, e l’inclinazione costante di 43° alla base, è la terza come altezza, dopo la Piramide di Cheope e quella di Chefren a Giza . E’ questa, perciò, la prima piramide perfetta di cui si abbia nota.

Sposa del re Snefru, fu la regina Hetepheres I, probabilmente figlia del re Huni della III dinastia, madre del secondo re della IV: Cheope [N 41].

Giza[modifica | modifica wikitesto]

Poco distante dal Cairo si trova l’altopiano di Giza che ospita quelli che sono di certo i simboli della IV dinastia nonché dell’intero Antico Egitto: le tre piramidi maggiori di Cheope, del suo secondo successore[N 42] , Chefren, e di un successore di costui, Micerino [N 43][70][71][72]

Politicamente, il paese non aveva ancora raggiunto l’unificazione completa che era stata militarmente conseguita con la I dinastia, confermata dalla II e sancita dalla III; i successori di Snefru proseguirono perciò nella politica per il rafforzamento dell’unificazione del Paese anche attraverso la strutturazione dell’apparato di gestione politico-economico-militare.

Cheope[modifica | modifica wikitesto]
L’unica statua di Cheope (altezza 9 cm circa)
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cheope.
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Piramide di Cheope.

Successore diretto di Snefru fu Cheope cui il Papiro dei Re di Torino assegna 23 anni di regno, a fronte dei 63 assegnati invece da Manetone[73]. Scarsissime sono le notizie sul suo conto: a parte un graffito nello Wadi Maghara, nella penisola del Sinai, a riprova del fatto che proseguì nelle campagne di guerra intraprese dal padre, Snefru, e una stele nelle cave di diorite del deserto nubiano, è paradossale che del re che fece costruire la struttura architettonica più alta del mondo antico, esista solo una statuetta alta circa 9 cm[N 44][74].

A lui si ascriverebbe l’istituzione della figura del visir, come elemento di collegamento tra la figura reale, divina, ed il mondo politico terreno, nonché la costruzione della piramide che porta il suo nome sull’altopiano di Giza, la più alta con i suoi oltre 146 m e una base quadrata di oltre 230.

Dedefra e Chefren[modifica | modifica wikitesto]
Statua di Chefren in alabastro, scoperta nel 1988 da Claude Vandersleyen a Menfi (Mit Rahina)
Statua di Chefren in diorite, scoperta da Auguste Mariette nel 1860 nel Tempio a valle di Giza
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chefren.
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Piramide di Chefren.

Successore diretto di Cheope sarebbe stato suo figlio Dedefra di cui si hanno scarse notizie se non riferimenti all’undicesimo anno di regno[N 45]. Con Dedefra fa la sua comparsa, nella titolatura regale, l’epiteto Sa-Ra, ovvero Figlio di Ra, e si assiste allo spostamento della necropoli a otto chilometri da Giza, ad Abu Rawash, spostamento che è stato interpretato[75] come riavvicinamento alle idee dei re della III dinastia da cui Dedefra riprese anche l’orientamento nord-sud del complesso tombale. Una tale condizione ha fatto supporre che tra Dedefra ed il suo successore Chefren si fosse aperta una rivalità culminata con l’eliminazione del primo[76].

È verosimile che Dedefra e Chefren fossero figli di differenti regine; una complessa situazione dinastica[77] avrebbe inoltre visto Dedefra opporsi ad un altro fratellastro, Djedefhor, che avrebbe sconfitto assumendo il trono[N 46]. Con Chefren si assiste, perciò, al ritorno del trono in una diversa linea di successione.

Si assiste così all’abbandono di Abu Rawash, al ritorno a Giza per la costruzione della piramide di Chefren, ma non sembrano evidenziabili soluzioni di continuità nella linea ideologica e religiosa intrapresa da Dedefra: Chefren, infatti, mantenne l’epiteto Figlio di Ra nella sua titolatura e proseguì nel percorso di affermazione del dio Atum iniziato dal predecessore cui si deve, peraltro, la prima sfinge di cui si abbia notizia rinvenuta nel complesso di Abu Rawash[78].

Sotto il profilo architettonico, Chefren è famoso per la piramide che porta oggi il suo nome[N 47] e per la Sfinge di Giza , una enorme statua[N 48] che rappresenta un volto umano, alto circa 4 m (verosimilmente quello stesso di Chefren), su un corpo di leone a simboleggiare il dio Harmakis-Khepri-Atum.

Djedefhor, Baka, Micerino e Shepseskaf[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Micerino.
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Piramide di Micerino.
Micerino presentato agli dei dalla regina, Museum Of Fine Arts Boston

Successore di Chefren sarebbe stato il fratello Djedefhor di cui si hanno scarse notizie se non un graffito nel Wadi Hammamat, risalente tuttavia alla XII dinastia, in cui figura come successore di Userib, ovvero il Nome di Horus di Chefren[79]. A questi sarebbe succeduto Baka, figlio di Dedefra, il cui nome compare nello stesso graffito del Wadi Hammamat nonché su una statua rinvenuta ad Abu Rawash.

Il trono sarebbe quindi stato assunto da Micerino [N 49], figlio di Chefren e della regina Khamerernebti I, costruttore della terza delle grandi piramidi di Giza[N 50]. Alla sua morte la piramide non era ancora ultimata e venne conclusa dal suo successore Shepseskaf, secondo in linea di successione al re essendo prematuramente scomparso l’erede designato. Shepseskaf ultimò la piramide paterna con pietre pregiate: granito nella parte inferiore e calcare fine nella parte superiore (anche se non rifinito) e riannodò i legami tra i due rami della famiglia sposando Khentkaus, figlia di Djedefhor[80].

Sotto il profilo politico-religioso Shepseskaf ruppe con i predecessori, dimostrando di volersi allontanare dalla concezione teologica eliopolitana: emanò infatti un decreto per salvaguardare le proprietà funerarie dei re precedenti, ma spostò nuovamente la necropoli a Saqqara facendovi qui costruire la sua tomba a forma di grande sarcofago. Gli successe Djedefptah e analogamente fu di rottura la scelta funeraria della regina madre Kentkaus; questa, infatti, si fece costruire due tombe, una a Giza e l’altra ad Abusir nei pressi della tomba del figlio[81].

Reperti musealizzati[modifica | modifica wikitesto]

Statua di Rahotep
Statua di Nofret
Le Oche di Meidum

Tra gli innumerevoli reperti del periodo musealizzati si segnalano:

Museo Egizio del Cairo:

  • Statua di Djoser, III dinastia, altezza 142 cm (cat. 49158). Rinvenuta nel complesso di Djoser a Saqqara, dal Servizio delle Antichità Egiziano, scavi del 1924-1925.
  • Intonaco dipinto “Oche di Meidum”, IV Dinastia (regno di Snefru), 27 x 172 cm (cat. JE 34571). Rinvenute da Auguste Mariette nel 1871 a Meidum mastaba di Nefermaat e Atet.
  • Statuetta di Cheope, IV dinastia, altezza 7,5 cm (cat. JE 36143). Rinvenuta ad Abido nel 1903 da Flinders Petrie.
  • Statua di Chefren in trono, IV dinastia, altezza 168 cm (ct. 10062 CG 14). Rinvenuta nel 1860 da Auguste Mariette nel tempio a valle della piramide del re a Giza.
  • 3 Triadi di Micerino [1, 2 e 3], IV dinastia, 1. altezza 93 cm (cat. JE 40678); 2. altezza 95,5 cm (cat. JE 46499); 3. altezza 92,5 (cat. JE 40679). Rinvenute nel 1908 da George Reisner nel tempio a valle della piramide del re a Giza.
  • Statua di Rahotep e Nofret, IV dinastia, altezza 122 cm (cat. CG 3 e 4). Rinvenuta nel 1871 da Auguste Mariette nella mastaba di Rahotep a Meidum.

Antico Regno: seconda fase (2500-2160 a.C. V e VI dinastia)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Antico Regno dell'Egitto.

V dinastia[modifica | modifica wikitesto]

Tabella “J”: V dinastia (2500-2340 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lista dei faraoni.
Date (a.C.)[53] Principali Re
2465 - 2458 Userkaf
2458 - 2446 Sahura
2446 - 2426 Neferirkara Kakai
2426 - 2419 Shepseskara
2419 - 2416 Neferefra
2416 - 2392 Niuserra
2396 - 2388 Menkauhor
2388 - 2356 Djedkara Isesi
2356 - 2323 Unis
« ...Allora la Maestà di Ra, signore di Sakhebu[N 51][82], disse a Isi, a Nefti, a Mesekhent[N 52], a Heqet e a Khnum: "andate e liberate Redgedet dei tre figli che sono nel suo grembo... Allora Isi si pose davanti a lei, Nefti dietro a lei, e Heqet affrettò la nascita. Isi disse: "Non esser troppo possente nel suo grembo, in questo tuo nome di User(kha)f "... Heqet affrettò la nascita. Isi disse: "Non indugiare nel suo grembo, in questo tuo nome di Sahura "... Heqet affrettò la nascita. Isi disse: "Non essere tenebroso nel suo grembo, in questo tuo nome di Keku..." »
(estratto dal Papiro Westcar[83])

Così il Papiro Westcar[N 53] narra l’inizio mitologico della V dinastia nominando i primi tre re: Userkaf, Sahura e Neferirkara Kakai che, di fatto, non risulta fossero gemelli, né fratelli tra loro. Quello che importa, tuttavia, non è tanto il legame di parentela tra i tre re, quanto il fatto che siano fatti nascere dalla moglie di un sacerdote del dio Ra il che indica la prosecuzione della concezione teologica iniziatasi sotto gli ultimi re della dinastia precedente. La contestuale nascita da un’unica madre, perciò, sarebbe da interpretare come una sorta di rafforzativo della precisa scelta teologica.

Mentre non sembrano evidenziarsi rivolgimenti politici giacché molti funzionari della precedente dinastia vennero confermati nei loro incarichi[81] l’ideologia religiosa viene ulteriormente rafforzata dal Nome di Horus prescelto da Userkaf, il primo re: Iry-Maat, ovvero Colui che ristabilisce Maat[82]. Poche sono le notizie sul regno di Userkaf (forse durato 7 anni secondo il Canone di Torino), ma a lui si deve la prima testimonianza nota di rapporti con le isole egee[N 54].

I Templi Solari[modifica | modifica wikitesto]
Il tempio Solare di Niuserra ad Abu Gurab

Con Userkaf inizia la costruzione di templi solari nell’area compresa tra Abu Sir e Abu Gurab, tra Giza e Saqqara[N 55][84]. Particolare importanza, in campo artistico, acquistano tali edifici poiché, per la prima volta, appare una struttura che, come le piramidi, diverrà il simbolo più noto dell’Antico Egitto: l’obelisco.

La struttura del tempio solare era costruita principalmente in mattoni (e per tale motivo molto scarse sono le tracce ancora esistenti) ed era sovrastata da un’alta costruzione avente alla sommità il Benben [N 56], ovvero la rappresentazione della collina primordiale emersa dal Nun.

Il complesso più famoso fu quello del sesto re della V dinastia, Niuserra-Setibtawy, ad Abu Gurab, il cui nome era Colui che allieta il cuore di Ra. La struttura tronco-piramidale su cui poggiava il Benben (così costituendo la forma sia pure non slanciata, di un obelisco) era alta oltre 36 m e poggiava, a sua volta, su una base quadrata alta circa 20 m raggiungendo, così, la considerevole altezza di circa 50. Le pareti, sia della base che dell’obelisco, erano ricoperte di calcare bianco e la sommità, così come quella poi di tutti gli obelischi successivi, compresi quelli monolitici del Nuovo Regno e delle stesse piramidi, era costituita da una struttura piramidale, il pyramidion, in pietra lucida (diorite o basalto nero) ricoperta di lamine di rame dorato, che doveva riflettere la luce solare o comunque stagliarsi nettamente contro l’azzurro del cielo. L’utilità degli obelischi più antichi del Basso Egitto era perciò, fondamentalmente, quella di elevare il più alto possibile proprio il Benben quale simbolo solare, tanto che l’obelisco stesso occupava di fatto il posto che nei templi più moderni sarà della cappella più interna, del sancta sanctorum.

Politica dinastica[modifica | modifica wikitesto]

Oltre a campagne di guerra, specialmente riportate sui rilievi del tempio funerario di Sahura, si è a conoscenza di missioni commerciali a Biblo e nella Siria interna come attesterebbero gli orsi riportati nei rilievi dello stesso complesso funerario[82]. Allo stesso regno di Sahura sarebbe da ascriversi una missione commerciale nel Paese di Punt, missioni per il ripristino di cave di diorite ad Aswan e di sfruttamento di miniere nella Penisola del Sinai[85].

Scarse sono le informazioni sui regni dei successori; per quanto riguarda Neferirkara Kakai, diretto successore di Sahura, è degno di nota che, durante il suo regno, sarebbe stata compilata la Pietra di Palermo ]][85].

Durante il regno di Niuserra, figlio di Neferirkhara e costruttore del più famoso tempio solare ad Abu Gurab, i grandi funzionari provinciali ed i funzionari di corte cominciarono ad acquistare una certa autonomia iniziando il processo che, di lì a poco, porterà a minare l’autorità centrale[82].

Successore di Niuserra fu Djedkara Isesi che iniziò una politica di allontanamento dal culto heliopolitano, che era stato dei suoi predecessori, e pur scegliendo un nome Nebty, ovvero Signore dell’Alto e Basso Egitto, che faceva comunque riferimento a Ra, Stabile è il Kha di Ra, non fece costruire templi solari e si fece seppellire a Saqqara. Di lui sono note, come per Sahura, missioni commerciali nel Sinai, ad Abu Simbel, a Biblo e nella Terra di Punt. Proseguì, nel contempo, l’acquisizione di sempre maggior potere da parte dei funzionari di palazzo e dei governatori provinciali, fino a poter individuare un vero sistema di tipo feudale[86].

Con l’ultimo re della V dinastia, Unis, prosegue la proiezione estera delle politiche commerciali verso l’area siro-palestinese e nubiana.

VI Dinastia[modifica | modifica wikitesto]

Offertorio di Pepi I
Testi delle piramidi dalla tomba di Teti

Secondo alcuni studiosi, la fine della V dinastia coinciderebbe con la fine dell’epoca classica dell’Antico Regno poiché si considera la VI Dinastia l’inizio della decadenza che porterà al Primo Periodo Intermedio e alla successiva riunificazione delle Due Terre sotto Montuhotep II. Altri [87] sottolineano come la rottura di cui sopra non sia di fatto stata percepita dalla storiografia poiché proseguono rapporti commerciali con le terre viciniori e non sembra di potersi individuare una cesura così importante nella linea politica che aveva caratterizzato la dinastia precedente.

Tabella “K”: VI dinastia (2340-2160 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lista dei faraoni.
Date (a.C.)[53] Principali Re
2323 - 2291 Teti
2291 - 2289 Userkara
2289 - 2255 Pepi I
2255 - 2246 Merenra
2246 - 2152 Pepi II
non note Merenra II
non note Nitocris
Gli inizi della dinastia: Teti, Userkara e Pepi I[modifica | modifica wikitesto]

È verosimile che la V dinastia si sia conclusa senza eredi maschi: al trono, infatti salirà Teti che acquisterà diritto al governo per aver sposato Iput, figlia di Unis. È altrettanto verosimile che la situazione di tipo feudale iniziatasi con la fine della dinastia precedente avesse innescato una minor adesione a quelle che erano le politiche centralizzate e, in tal senso, deve intendersi la scelta, come “Nome di Horus”, di Seheteptaui, ovvero “Colui che pacifica le Due Terre”[N 57] significativo del suo programma politico[88]. La politica di pacificazione di Teti ebbe buoni risultati; oltre a proseguire nella linea di politica internazionale che aveva caratterizzato le precedenti dinastie (con Biblo, la Nubia, la terra di Punt) egli è noto anche come legislatore (suo è un decreto che esenta il tempio di Abydos dal pagamento delle imposte). Sotto il profilo religioso, Teti si avvicina al culto delle dea Hathor di Dendera, nel medio Egitto, allontanandosi, perciò dal delta nilotico e dal culto heliopolitano.

Il regno potrebbe essere durato dai 9 ai 12 anni[N 58], giacché la data più recente che lo riguarda fa riferimento al “sesto censimento” del bestiame, operazione che aveva luogo normalmente ogni due anni oppure ogni anno e mezzo[89]. Secondo Manetone Teti sarebbe stato assassinato, notizia sintomatica, comunque, di un periodo di turbolenze e di instabilità politica che appare confermato dal breve regno del suo successore, Userkara il cui nome di Horus, “Potente è il Kha di Ra”, sarebbe stato interpretato come un tentativo di ritorno alle antiche tradizioni solari[N 59].

Il passaggio tuttavia al regno di Pepi I, figlio di Teti, sembra essere avvenuto senza ulteriori disordini e si ritiene anzi che Iput, vedova di Teti, possa aver regnato per un certo tempo in nome del figlio troppo giovane per assumere il trono[89].

Pepi I regnò per almeno 40 anni[N 60] ed anche in questo caso è sintomatico il nome di Horus assunto, “Colui che è amato dalla Due Terre”, che fa supporre una sua precisa volontà di pacificare le fazioni avverse[N 61]. Nell’anno del “ventunesimo censimento”, Pepi sposò, la figlia di un nobile di Abydos, Khui, sancendo così una sorta di alleanza con famiglie potenti del Medio e dell’Alto Egitto[90]. A conferma di una volontà di riallacciare la famiglia reale alle antiche usanze, gli imponenti lavori nel sud del Paese, a Dendera, ad Abydos, a Hierakompolis (quest’ultima città d’origine delle prime dinastie), a Elefantina, ed il cambio del proprio prenome, o “nome di incoronazione”, da Nefersahor in Merira, ovvero “il Devoto di Ra”.

Il nome della sua piramide a Saqqara, Men-Nefer, ovvero “il Monumento Perfetto”, a partire dalla XVIII dinastia verrà esteso alla vicina città che i greci interpreteranno, poi, come Menfi [90].

Espansione verso il sud[modifica | modifica wikitesto]

Il successore di Pepi I, Merenra I, sottolineerà ulteriormente i legami con l’Alto Egitto assumendo come nome di incoronazione “Antiesmaf”, ovvero Anti è la sua protezione[N 62]. Merenra proseguì nella politica estera commerciale iniziata da Pepi I e nominò Uni, alto funzionario che aveva eseguito per Pepi indagini in un caso di congiura, governatore dell’Alto Egitto. Lo stesso Uni, nominato comandante dell’esercito, porterà positivi risultati anche da campagne di guerra nell’area siro-palestinese: questo esercito ritornò in pace dopo aver raso al suolo il paese degli Aamu-che abitano-la sabbia[91]. Anche all’interno del paese Merenra I riuscì a rendere sicure le vie carovaniere verso il sud e la Nubia grazie all’opera di Horkuef, governatore di Elefantina[92].

Morto prematuramente, probabilmente dopo circa 9 anni di regno, gli successe Pepi II che governò le Due Terre, secondo la tradizione, per 94 anni e, del resto, la data più bassa del suo regno a noi nota indica l’anno XXXVI del censimento (non è noto se biennale o ogni anno e mezzo) [93]. È certo, in ogni caso, che il suo regno fu lunghissimo, forse troppo rispetto al crescente potere dei governanti locali, causando una sclerotizzazione degli ingranaggi amministrativi e problemi di successione che vedono, alla sua morte, salire al trono un effimero re Merenra II, che avrebbe regnato forse meno di un anno e di cui non si hanno notizie[94].

Avrebbe sposato la regina Nitocris che gli successe sul trono come regnante autonoma; ma del suo regno non si hanno informazioni né evidenze archeologiche[94]

Primo Periodo Intermedio (2160-2055 a.C. VII-VIII-IX-X dinastia)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Primo periodo intermedio dell'Egitto.
« Il portinaio dice: "andiamo e devastiamo" [...] il lavandaio si rifiuta di portare il suo carico [...] gli uccellatori si sono disposti in ordine di battaglia [...] un uomo guarda suo figlio come suo nemico [...] il Nilo trabocca, ma non c'è chi ari per lui; ognuno dice: "non sappiamo cosa sarà del Paese" [...] le donne sono sterili [...] i poveri sono diventati padroni di ricchezze, chi non poteva farsi i sandali è ora padrone di tesori [...] le città sono distrutte e l'Alto Egitto è diventato arido e deserto [...] i coccodrilli sono satolli con ciò che hanno catturato e la gente va a loro volontariamente [...]. »
(Da "Le lamentazioni di Ipu-Wer"[N 63][95])
Modello di abitazione rinvenuto in una tomba del Primi Periodo Intermedio

La situazione politica che si era delineata durante la V e la VI dinastia, aggravata dal lungo regno di Pepi II, dal sistema feudale instauratosi con la sempre maggiore autonomia dei governatori locali, e dalle congiure di Palazzo, giunge al suo apice in un periodo di turbolenze, rivolte, sopraffazioni, che va sotto il nome di Primo Periodo Intermedio e che ben può essere compendiato dal testo delle "Lamentazioni di Ipu-Wer"[96][97] risalente, come trascrizione, al Nuovo Regno, ma che fa riferimento al periodo immediatamente successivo all'Antico Regno conclusosi, appunto, con la VI dinastia.

« Si sono prodotti degli avvenimenti che non erano mai esistiti dalla notte dei tempi: il re è stato rovesciato dalla plebe, colui che era stato sepolto dome Falco, è stato strappato dal sarcofago [...] siamo arrivati al punto che un pugno di persone, che non capivano nulla del modo di governare, ha spogliato il Paese della sua regalità »
(da "Le lamentazioni di Ipu-Wer"[98])

E', tuttavia, cronologicamente difficile individuare un momento di inizio del Primo Periodo Intermedio se esso sia, cioè, individuabile nella lenta decadenza dell'autorità regale iniziata durante il lungo regno di Pepi II, o se sia imputabile alla disgregazione nel momento della successione di Nitocris. Secondo alcune teorie[99] potrebbe essersi trattato anche della concomitanza di eventi politici con un periodo climatico di tipo saheliano[100] che avrebbe causato lunghe carestie, aggravate dall'assenza di un'amministrazione centrale in grado di imporre ai governanti locali anche il mantenimento efficiente dei canali di irrigazione, indispensabili per la corretta distribuzione delle acque dell'inondazione nilotica. Tale ipotesi, peraltro, verrebbe confermata dal fatto che i maggiori disagi e disordini, si sarebbero avuti proprio nella valle del Nilo mentre città da esso lontane (come Balat e la sua necropoli, nell'oasi di Dakhla) non mostrano segni di interruzione della comune vita, né di aver subito distruzioni[101] .

Non esiste, peraltro, traccia di contatti politici o commerciali con i Paesi viciniori ed anzi si ha notizia, nell'VIII dinastia, di invasioni delle aree di confine da parte degli "Abitanti-delle-sabbie"[102].

Difficile si presenta anche la stesura di un elenco dei re poiché si ha sovrapposizione di dinastie instaurate, fondamentalmente, dai capi dei nomi locali che si autoproclamano re. Tale il disordine, che Manetone nella sua opera riferirà,a proposito della VII e VIII dinastia, che si trattò di 70 re di Menfi che regnarono 70 giorni a voler sottolineare l'effimera durata di tali regni.

Tabella “L”: VII e VIII dinastia (2150 - 2135 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lista dei faraoni.

E' difficile individuare i re della VII e VIII dinastia; unico di cui si ha traccia certa è Kakaura, Qakara Aba secondo il Canone di Torino, che avrebbe regnato due anni; la sua tomba, peraltro, si trova a Saqqara, non lontana dalla piramide di Pepi II. L'area del delta nilotico, il Basso Egitto, era occupata da quelli che vengono indicati genericamente come "asiatici" ed i re dell'VIII dinastia focalizzarono il proprio potere solo sulla città di Menfi; nell'Alto Egitto, Tebe non era ancora la capitale, anche se i principi locali stavano gettando le basi per un futuro regno, e nel Medio Egitto, protetto dalle invasioni degli asiatici da nord e dei nubiani da sud, cominciava a farsi strada una dinastia di principi della città di Henet-Nesut, ovvero Eracleopoli[103]. Il fatto, tuttavia, che molti re abbiano scelto come nome Neferkara, ovvero il nome di incoronazione di Pepi II, ha fatto ipotizzare un legame parentale, o ideologico, con il vecchio sovrano, legame che è stato particolarmente confermato per Neferkara Pepiseneb, ritenuto nipote per il richiamo stesso, nel nome, al sovrano della VI dinastia.

Dinastia Principali Re
- Netjerkara
- Menkara
- Neferkara II
- Neferkara Nebi
- Djedkara Shemai
- Neferkara Khendu
- Merenhor
- Neferkamin
- Nikara
- Neferkara Tereru
- Neferkahor
forse nipote di Pepi II Neferkara Pepiseneb
- Sneferka Aanu
VIII (unico menzionato dal Canone di Torino) Kakaura (Qakara Aba)
- Neferkaura
- Neferkauhor Khu Hepu
- Neferirkara
Tabella “M”: IX e X dinastia (2135 - 2040 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lista dei faraoni.

Ancora più problematico, e quasi impossibile, realizzare una tabella che compendi i re della IX e X dinastia che regnarono da Henet-Nesut, Capitale del XX nomo dell'Alto Egitto, la greca Eracleopoli, giacché se ne hanno pochi o nulli riferimenti e notizie. I nomi dei primi re della IX (Meryibre Kheti I, Neferkara VII e Nebkaura Kheti II), accreditata di circa 30 anni complessivi di regno, dato l'evidente riferimento al dio Ra hanno fatto supporre che si sentissero ancora legati alle dinastie menfite[104], cosa peraltro confermata dalle tombe di alcuni di loro nella necropoli di Saqqara.

La X dinastia, ancora eracleopolitana e la cui durata è stimata in circa 100 anni, venne fondata da Neferkara (Meryhathor) il cui nome ancora una volta, tuttavia, richiama il culto del dio Ra. Verso la fine della X dinastia, tuttavia, la famiglia del visir Shemai iniziò una serie di alleanze con i principi tebani che divenne particolarmente importante al momento del confronto tra Eracleopoli e Tebe[N 64][105].

Dinastia Principali Re
IX din. Meryibre Kheti I
IX din. Neferkara VII
IX din. Nebkaura Kheti II
IX din. Setut (Senenh)
IX din. Mery
IX din. Shed
X din. Meryhathor
X din. Neferkare VIII
X din. Wahkare Khety
X din. Merykare

Medio Regno (2055-1790 a.C. XI-XII dinastia)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Medio Regno.

Se difficile è individuare un momento iniziale del Primo Periodo Intermedio, altrettanto difficile è individuarne la fine che, aldilà dell'ascesa al trono di Antef I come sovrano riconosciuto della XI dinastia, viene tuttavia accreditata al successore di costui, Montuhotep II[N 65][106]. A conferma di tale stato di indecisione dinastica, si consideri che secondo alcuni studiosi anche l'XI rientrerebbe tra le dinastie del Primo Periodo Intermedio poiché solo verso la fine, con Montuhotep II, si giunge ad una nuova unificazione del Paese che giustificherebbe l'assegnazione del titolo di re dell'Egitto.

XI dinastia[modifica | modifica wikitesto]

Tabella "N": XI dinastia (2160 - 1994 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lista dei faraoni.
Statua osiriforme di Montuhotep II
Il tempio di Montuhotep II a Deir el-Bahari

La sovrapposizione delle date con la X dinastia deriva dalla contemporaneità di regno in aree diverse del paese non più unificato; la X è infatti una dinastia eracleopolitana, mentre la nascente XI dinastia è dell'aera tebana.

Date (a.C.)[107] Principali Re
2160 - 2123 Antef I e Montuhotep I (principi tebani)
2123 - 2073 Antef II (principe tebano)
2073 - 2065 Antef III (principe tebano)
2065 - 2014 Montuhotep II (riunificazione delle Due Terre)
2014 - 2001 Montuhotep III
2001 - 1994 Montuhotep IV
Montuhotep II e il Rinascimento egiziano[modifica | modifica wikitesto]

Salito al trono intorno al 2065 a.C. ancora come principe tebano, Montuhotep II sceglie come nome di incoronazione "Colui che vivifica le Due Terre" (Seankhibtaui), ma il suo regno non comprende ancora l'intero Paese e si estende dalla Prima Cataratta del Nilo, ad Aswan, al X nomo[N 66] mentre a nord regnano ancora i principi di Assiut[N 67][108]. A seguito di una campagna militare Montuhotep conquistò Assiut determinando così la caduta della dinastia eracleopolitana[109] e ottenendo la proclamazione come re delle Due Terre anche se, effettivamente, anche in questo caso l'unione non era ancora completata; assunse intanto il nome di Nebhepetra e mantenne comunque il legame con la terra d'origine, l'Alto Egitto, giacché assunse, come nome di Horus, "Divina è la Corona Bianca" (Neceryheget). Ridusse Eracleopoli al rango di nomo, imponendo suoi controllori tebani, spostò la capitale a Tebe, istituì la carica di "Governatore del Nord" e proseguì la sua lunga azione riunificatoria, fino all'anno trentanovesimo di regno, quando, occupata anche l'area del delta nilotico, assunse come nuovo nome di Horus "Colui che ha unificato le Due Terre" (Semataui).

In politica estera, Montuhotep II si ricollegò a quanto raggiunto in epoca menfita conducendo spedizioni verso la Libia e nel Sinai; in Nubia, che tuttavia restò indipendente, ristabilì la posizione che l'Egitto aveva alla fine della VI dinastia riprendendo lo sfruttamento delle miniere e garantendo la sicurezza delle vie carovaniere; furono così garantite le frontiere dell'Egitto e i confini del regno si spostarono ancora più a sud, fino alla Seconda Cataratta[110].

Anche in campo edilizio, la politica di Montuhotep II comportò una notevole ripresa: terminò lavori di restauro intrapresi da Antef I nei templi di Hekaib e Satet, a Elefantina; fece erigere costruzioni a Deir el-Ballas, Dendera,Nekheb; nel tempio di Hathor a Gebelein fece realizzare un rilievo rappresentante la sottomissione del Basso Egitto; ad Abydos ampliò il tempio di Osiride e abbellì i templi di Montu (da cui derivava peraltro il suo nome teoforo) ed altri a Tod ed Ermant. Ma il suo edificio più famoso e fastoso fu il tempio funerario nella piana di Deir el-Bahari, primo di una serie che verrà, nella XVIII dinastia, affiancato da quelli di Hatshepsut[N 68][N 69] e Thutmose III[111]. Tale fu la produzione edilizia a lui ascrivibile, che il regno di Montuhotep II verrà anche designato come del "Rinascimento egizio"[112].

Da Montuhotep III alla fine della dinastia[modifica | modifica wikitesto]

L'attività edificatoria di Montuhotep II venne proseguita dal secondogenito, Montuhotep III, che gli successe sul trono dopo 51 anni di regno. Nuovi edifici sacri sorsero a Tebe, Abydos, Ermant, Tod, Elefantina, Elkab. Sotto il profilo internazionale, Montuhotep III rafforzò la posizione della dinastia tebana nel Basso Egitto e fece costruire un sistema di fortificazioni per proteggere il paese da invasioni di "asiatici" nell'area sinaitica; al sud, verso la Nubia, inviò un contingente di 3.000 uomini che svolse attività militare e commerciale anche verso il Paese di Punt da cui furono riportati carichi di gomma arabica[113]. Nello stesso anno ottavo di regno, tuttavia[N 70] si verificarono disordini ed una carestia colpì l'area tebana. Alla morte di Montuhotep III, nell'anno dodicesimo di regno, la situazione socio-politica doveva essere ancora confusa giacché il Canone di Torino indica "sette anni vuoti"[114] corrispondenti, di fatto, al regno di Montuhotep IV le cui uniche tracce sono ricavabili da un graffito nello Uadi Hammamat, ove inviò una missione di 1.000 uomini, capeggiata dal visir Amenemhat, per l'estrazione di sarcofagi e scavare pozzi nel deserto orientale[115].

XII dinastia[modifica | modifica wikitesto]

L’XI dinastia si conclude con una situazione socio-politica confusa su cui si innesta, apparentemente tuttavia senza traumi politici, la XII dinastia che, sostanzialmente, proseguirà nella linea tracciata dai precedenti regnanti.

Tabella "O": XII dinastia (1994 - 1785 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lista dei faraoni.
Date (a.C.)[116] Principali Re
1994 - 1964 Amenemhat I
1974 - 1929 Sesostri I
1932 - 1898 Amenemhat II
1900 - 1881 Sesostri II
1881 - 1842 Sesostri III
1842 - 1794 Amenemhat III
1798 - 1785 Amenemhat IV
1785 - 1781 Nefrusobek
Amenemhat I e l'inizio della dinastia[modifica | modifica wikitesto]
Il complesso piramidale di Amenemhat a Lisht

La XI dinastia si era conclusa con una spedizione, ordinata da Montuhotep IV, capeggiata dal visir Amenemhat e costui si ritiene possa essere il primo re della successiva XII dinastia, tesi avvalorata dal nome di Horus assunto da Amenemhat I, "Colui che rinnova le nascite" (Uhem-Setaui)[N 71][117]. Si è tuttavia a conoscenza di altri due pretendenti al trono: Antef, di cui si hanno scarse notizie, e Sergeseni dalla Nubia contro cui Amenemhat dovette lottare nei suoi primi anni di regno. Sintomatici appaiono il nome di incoronazione scelto "Colui che rende soddisfatto il cuore di Ra" (Sehetepibra) che, affiancato al nome proprio, Amenemhat, ovvero "Amon è alla testa", sembrano un vero manifesto politico giacché proprio sotto tale sovrano si giungerà alla fase iniziale che porterà successivamente alla fusione sincretica delle due divinità nell'unica Amon-Ra[118].

Che l'ascesa al trono di Amenemhat I non sia avvenuta per discendenza, appare inoltre evidenziato dal ricorso, come era già avvenuto per la V dinastia (Papiro Westcar), ad un espediente letterario che ne sancisca profeticamente il diritto al trono. Si tratta della "Profezia di Neferti"[N 72] il cui racconto, proprio per ricollegarsi al precedente letterario, è ambientato alla Corte del re Snefru, fondatore della IV dinastia cui viene profetizzata la nascita di un re, "Ameny" (abbreviazione di Amenemhat) che, dopo un periodo cupo alla fine della XI dinastia, riporterà ordine e prosperità nel Paese[119]

« (dopo aver evocato situazioni alquanto cupe del Paese, Neferti aggiunge)[...]Come sarà questo Paese? Il disco solare sarà coperto e non brillerà sicché gli uomini possano vedere [...] i fiumi d'Egitto saranno secchi e si potrà attraversare l'acqua a piedi [...] Un uccello straniero deporrà le uova nelle paludi del Delta [...] ma ecco che un re sorgerà nel sud, Ameny[N 73] giustificato[N 74], figlio di una donna di Taseti[N 75], un figlio di Khen-Nekhen[N 76], riceverà la corona bianca e porterà la corona rossa, unirà le due Potenti[N 77] e i due Signori[N 78] con ciò che desidera [...] rallegratevi uomini del suo tempo. »
(da "La profezia di Neferti"[120])

Si legittimava in tal modo, peraltro, il passaggio dei poteri da una monarchia del nord, di Heliopolis, ad una del sud, di Tebe e purtuttavia non fu questa la città scelta come capitale del nuovo regno unito giacché, a circa 60 km dall'attuale Cairo, fondò la sua capitale Imenemhat-Ity-Tawy, ovvero "Amenemhat ha conquistato le Due Terre", l'attuale El-Lisht, ove costruì anche la sua piramide[121].

Nell'anno ventesimo di regno Amenemhat I avrebbe instaurato quella che doveva poi essere una costante in molti periodi dell'Antico Egitto: innalzare al livello di co-reggenza il proprio successore. Nel caso si sarebbe trattato del figlio Sesostri[122], anche se tale posizione sarebbe confutata almeno da un testo, "Gli insegnamenti di Amenemhat a suo figlio Sesostri"[123].

Sesostri I e la letteratura del periodo[modifica | modifica wikitesto]
Scultura raffigurante il faraone Sesostri I
La cappella di Sesostri I ricostruita negli anni '20 del '900

Assegnatogli il comando dell'esercito, Sesostri avrebbe capeggiato almeno due campagne di guerra, nell'anno ventitreesimo e nell'anno ventinovesimo di regno del padre[124], ma al ritorno da una di queste oltre lo Wādī al-Natrūn[N 79] nel Paese scoppiò una grave crisi. Intorno alla metà di febbraio del 1962 a.C., infatti, il re Amenemhat I venne assassinato in un complotto ordito all'interno del suo harem; ce ne danno menzione proprio "Gli insegnamenti di Amenemhat a suo figlio Sesostri" che, indirettamente, confutano proprio l'ipotesi di una co-reggenza tra i due[N 80].

« Vedi, l'assassinio è stato preparato quando ero senza di te, prima che la Corte apprendesse la notizia della tua investitura, prima che sedessimo insieme sul trono. Se potessi ancora sistemare le questioni che ti riguardano, ma non avevo preparato nulla; non mi aspettavo un simile evento. »
(da "Gli insegnamenti di Amenemhat"[125])

Un altro, indiretto, riferimento alla congiura che portò alla uccisione di Amenemhat ci proviene, inoltre, da quello che è forse il testo più famoso dell'Antico Egitto, pervenutoci in varie centinaia di copie[N 81], il "Il racconto di Sinuhe"[126][N 82]. Sinuhe, funzionario dell'harem reale, si trova lontano dalla Corte, al seguito di Sesostri per una campagna in Libia, quando giunge notizia dell'omicidio del re Amenemhat I. Sorpreso dall'evento ed impaurito per un eventuale coinvolgimento nella congiura, Sinuhe fugge e raggiunge la Siria ove viene accolto da un capo locale che lo adotta come figlio e di cui diviene poi il successore. Prossimo alla fine della vita chiede al re d'Egitto, Sesostri I, di poter rivedere il proprio Paese richiesta che viene accettata. Aldilà del racconto in se, ritenuto comunque storicamente come una biografia autentica, anche in questo caso l'intento è propagandistico della benevolenza e della magnanimità del sovrano[127].

« Ra ha fatto sì che il timore di Te regni in Egitto e il terrore di Te in ogni Paese straniero [...] perché il sole si leva secondo la Tua volontà, e si beve l'acqua dei fiumi solo quando Tu lo vuoi e l'aria del cielo si respira quando Tu lo dici »
(da "Il racconto di Sinhue"[128])

La successione di Sesostri I avvenne, tuttavia, senza disordini e il suo lungo regno, durato 45 anni, fu tranquillo e prospero. Sotto il profilo edilizio, Sesostri proseguì nell'azione del padre[129]: suoi edifici vennero eretti in 35 siti; fece costruire la sua piramide a Lisht, nei pressi di quella paterna; ricostruì il tempio di Ra ad Heliopolis ove, nell'anno trentesimo di regno, fece inoltre erigere una coppia di obelischi[N 83]; eresse una cappella a Karnak[N 84] e a lui si dovrebbe il nucleo originale del Complesso templare di Karnak dedicato al dio Amon[130].

Grande fu la produzione letteraria del periodo, lingua e letteratura raggiunsero la perfezione[N 85] tanto che si fa riferimento al "classicismo" della XII dinastia. Oltre ai già citati "Racconto di Sinhue", "Profezia di Neferti" e "Insegnamenti di Amenemhat", vengono prodotti, in questo periodo, il racconto "L'oasita eloquente", la "Kemit" (ossia "La Somma") raccolta di insegnamenti sapienziali che riecheggia, nel titolo, il nome stesso del Paese (Kemet), "La satira dei mestieri" composta dallo scriba Khety, figlio di Duauf (giuntoci in centinaia di esemplari), "L'insegnamento lealista", "Le istruzioni di un uomo al proprio figlio", "Le istruzioni al visir", "Il racconto del naufrago" (ispirato alle spedizioni verso il Paese di Punt). E' questo, inoltre, il periodo in cui nascono i principali racconti mitologici come la "Leggenda della distruzione dell'Umanità" da parte della dea Sekhmet, o "La Disputa tra Horo e Seth" o "Il dialogo del disperato con la sua anima"[131].

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C'era un uomo, il cui nome era Khueninpu[132].

Da Amenemhat II a Nefrusobek[modifica | modifica wikitesto]
Sfinge in granito rosa di Amenemhat II (poi usurpata da Merenptah (XX dinastia) e successivamente da Sheshonq I (XXII dinastia)
Statua in granito nero di Sesostri III

Dopo una breve coreggenza di due anni, Amenemhat II successe a Sesostri I; il suo regno, pacifico e prospero, durò 30 anni e fu caratterizzato da una politica estera molto proficua. Presenza egizia è attestata a Ugarit,Qatna e Megiddo, nel Vicino Oriente, mentre nel deposito di fondazione[N 86] del tempio di Montu a Tod vennero rinvenute casse contenenti un tributo siriano in vasi d'argento[N 87], nonché amuleti e lapislazzuli dalla Mesopotamia; legami commerciali dovevano esistere anche con le isole egee, come attestato da ceramiche minoiche rinvenute ad Illahun e ad Abydos, mentre a Mallia, sull'isola di Creta, venne rinvenuta una sfinge in terracotta che, sebbene prodotta in loco, presenta caratteristiche proprie della civiltà egizia[N 88][133]. Altro manufatto sintomatico di un transfer culturale tra le due civiltà, egizia e minoica, in questo periodo è un vaso in barbottina rappresentante un gatto[N 89], il che ha fatto supporre che esistesse, a Creta, un culto collegabile, o quanto meno pari, a quello egizio della dea Bastet[134]. Si è inoltre a conoscenza, ma non ne sono state ancora trovate tracce archeologiche, di un tempio edificato durante la XII dinastia, ma dedicato al culto del re Snefru, della IV, nell'area dell'odierna Ankara, in Turchia[135], ed è inoltre noto, dai dipinti parietali della sua tomba a Beni Hasan, che Khnumhotep, nomarca dell'Orice[136] abbia ricevuto una delegazione Hyksos. Tale fu l'influenza egizia verso l'area di Biblo che quei capi si attribuirono, in questo periodo, titoli egiziani e scrivevano testi in geroglifico[137].

Dopo un periodo di coreggenza di circa cinque anni, salì al trono Sesostri II che intraprese la bonifica dell'area paludosa del Fayyum canalizzando il Bahr Yussef e costruendo una diga a Illahun[138].

Successore diretto del II Sesostri fu Sesostri III, considerato il più grande e potente re della XII dinastia, che proseguì l'azione dell'avo Sesostri I, mirante a limitare il potere dei nomarchi, abolendo la carica e sottoponendo l'intero Paese direttamente ad un visir che si avvaleva di tre "uaret", ovvero ministeri: uno per il il Basso, uno per l'Alto Egitto e il terzo per la "Testa del sud", ovvero Elefantina e la Nubia. Ogni ministero era diretto da un responsabile affiancato da un consiglio (djadjat) che trasmetteva gli ordini ai funzionari i quali, a loro volta, li rendevano esecutivi mediante gli scribi. Ne conseguì la perdita d'influenza della nobiltà locale e l'ascesa della classe media[139]. In politica estera Sesostri III consolidò il potere dell'Egitto in Nubia[N 90] facendo inoltre costruire al confine, sulle sponde del Nilo, le fortezze contrapposte di Semna e Kumna (detta anche Semna orientale) che rinforzò con altri otto fortilizi scaglionati tra Semna e Buhen; si è a conoscenza di un'unica campagna nell'aera siro-palestinese, verso Sichem ed il fiume Litani in Libano, ma il rinvenimento di vari testi di esecrazione ha consentito di individuare le popolazioni contro cui l'esercito egizio si confrontò tra cui, principalmente: Ūrshalīm, Biblo, Sichem e Askalon[140].

Salito al trono Amenemhat III, successore di Sesostri III, governò per circa 45 anni e portò a termine la bonifica del Fayyum iniziata da Sesostri II. Gli imponenti lavori costrinsero a spostare la necropoli voluta da Amenemhat II, da Dashur a Illahun e, onde garantire la necessaria manutenzione alle strutture ed ai complessi funerari, qui sorse quello che viene considerato il primo insediamento urbano pianificato di cui si abbia storicamente conoscenza[141]: il villaggio operaio di Kahun[N 91]. L'ampliamento delle aree coltivabili, la prosperità, la forte attività economica e la consistente attività edilizia, la politica estera di cooperazione con i paesi limitrofi del regno di Amenemhat, comportò un notevole afflusso di mano d'opera straniera, specie orientale, formata da contadini, artigiani, soldati[142].

I lunghi regni di Sesostri III e Amenemhat III lasciarono in eredità al successore di quest'ultimo, Amenemhat IV, un regno certamente prospero, ma gravato da quelle stesse situazioni di tensione e confusione che avevano caratterizzato la fine dell'Antico Regno e l'avvento del Primo Periodo Intermedio. Il regno di Amnemhat IV durerà forse meno di dieci anni; gli succederà, come peraltro avvenuto con la VI dinastia, la regina Nefrusobek (Bellezza di Sobek), forse sorella e sposa del re, che per prima assumerà il titolo di "faraone femmina"[143]. Il suo regno, conclusosi forse in maniera violenta (ma non esistono prove nel senso), durò meno di tre anni ed al trono salì Sekhemra-Khutawy[144], che però il Canone di Torino accredita come sedicesimo re della XIII dinastia, la cui succesione sembra essere avvenuta in maneira non traumatica, forse per discendenza o matrimonio.

Secondo Periodo Intermedio (1790-1540 a.C. XIII-XIV-XV-XVI-XVII dinastia)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Secondo periodo intermedio dell'Egitto.
Tavola di offerte del funzionario Sempi, da Abydos (XIV dinastia)

Con la fine della XII dinastia si delinea una situazione che sembra riecheggiare quella già vista alla fine della VI: i lunghi regni di Sesostri III e Amenemhat III, il regno breve del IV Amenemhat con la brevissima parentesi di Nefrusobek (per un complessivo di oltre 100 anni), il continuo, costante e pacifico afflusso di mano d'opera dalle aree asiatiche (specie sotto Amenemhat III) fecero sì che, nel nord del Paese, si impiantassero popolazioni che tenderanno ad unirsi per occupare il territorio a disposizione con l'instaurazione di governi locali di tipo feudale; ne conseguì un indebolimento del potere centrale ed un nuovo frazionamento del paese in cui il potere reale si concentrò specialmente nell'Alto Egitto[145].

Come già per il Primo, è difficile individuare un momento esatto di inizio del Secondo Periodo Intermedio che solo come data di comodo viene fatto iniziare con la caduta di Nefrusobek e la fine della XII dinastia. La XIII dinastia governerà da sola il Paese per un certo periodo prima di entrare in contrasto con i principi di Sais e Avaris, nel delta nilotico che costituiranno le concomitanti XV e XVI dinastia dette "dinastie Hyksos". In tale situazione di caos politico si innesta una XIV dinastia nel nord del Paese, verosimilmente parallela alla XIII alla quale sopravvisse.

XIII-XIV dinastia[modifica | modifica wikitesto]

Primo sovrano della XIII dinastia, nel 1785 a.C. circa, potrebbe essere stato Sekhemra-Khutawy[146] (che però il canone di Torino indica come sedicesimo re della dinastia), ma l'ordine di successione è tutt'altro che chiaro. Le liste indicano, per questa dinastia più di 50 re per un periodo complessivo di circa 150 anni tanto che si è ritenuto[147] che si trattasse di carica elettiva. L'attività reale gravitò specialmente nell'area tebana, ma la capitale restò a Imenemhat-Ity-Tawy, nel I nomo del Basso Egitto, a poca distanza da Menfi, fino almeno al 1674 a.C.[148]. Durante tale dinastia non sembrano potersi evidenziare situazioni di instabilità interna del Paese e anche le relazioni internazionali continuarono ad essere di prestigio per l'Egitto tanto che, tra le rovine di Ebla, in Siria, venne rinvenuta negli anni '60 del '900, una mazza da guerra intestata ad Hotepibre Hornedjehiryotef sa Kemau (ovvero Hotepibre Figlio dell'Asiatico)[N 92][149].

Contemporaneamente, e parallelamente, alla XIII dinastia, avrebbe regnato una XIV dinastia, originaria del Basso Egitto[N 93] che si sarebbe sostituita alla XIII intorno al 1635 a.C., ma che le sarebbe sopravvissuta, tuttavia, solo un paio di generazioni[150]. Contestualmente alla scomparsa della XIII, nel 1633 a.C., regnante Wadjekha-Dedumesiu I, da un suo ramo sarebbe stata fondata una dinastia di principi tebani che si trasformerà poi, successivamente, nella XVII dinastia[151].

XV e XVI dinastia: gli Hyksos[modifica | modifica wikitesto]

Il lento, ma continuo, costante e pacifico, afflusso di mano d'opera straniera, specialmente asiatica, nell'area del delta comportò la nascita di territori autonomi dal governo egiziano. Tali popolazioni venenro indicate con il termine "Heqau-Khasut", ovvero "Capi dei paesi stranieri", successivamente grecizzato in Hyksos. Tale terminologia, tuttavia, non indica una etnia particolare, o una provenienza specifica giacché, fin dall'Antico Regno, con tale termine venivano indicati genericamente tutti gli stranieri, provenissero dalla Nubia o dall'area siro-palestinese[152]. Si ritiene, nel caso specifico, che con il termine Hyksos siano tuttavia identificate popolazioni di provenienza asiatica con cui l'Egitto si era più volte scontrata nel corso della storia: Aamu, Secetiu, Menciu e Retenu[153]. Non si hanno evidenze storiche o archeologiche di invasioni nel senso militare del termine e il loro progressivo installarsi nella aree del nord sembra invece essere stato, almeno nelle fasi iniziali, bene accetto dalle popolazioni locali[N 94]. Prima città, e successivamente capitale, delle dinastie Hyksos fu Khutwaret, la greca Avaris, l'odierna Tell el-Dab'a, nel delta nilotico.

Nel complesso la XV e la XVI dinastia Hyksos governeranno l'area del Basso Egitto per un periodo di circa 150-200 anni[N 95]; a dimostrazione della pacifica occupazione dei posti di potere reale nel Basso Egitto, si consideri che i re Hyksos adottarono la scrittura geroglifica per la trascrizione dei loro nomi, mantennero la titolatura regale egizia completa, compreso il titolo Sa-Ra, ovvero "figlio di Ra", si avvalsero di funzionari egizi già al servizio nei nomi sotto il loro dominio, adorarono gli stessi dei locali prescegliendo solo, come dio dinastico, Seth[N 96] ed inserendo nel pantheon egizio il culto di Anat[N 97] e Astarte.

Nuovo Regno (dinastie XVIII, XIX e XX)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Nuovo Regno dell'Egitto.

Comprende le dinastie XVIII, XIX e XX e copre gli anni dal 1530 a.C. al 1080 a.C.

L'Egitto ora è di nuovo riunito ed unificato: ha mostrato di saper combattere ed è pronto a un nuovo periodo di splendore. La Nubia viene ripresa, un nuovo senso di politica e di conquista spinge i sovrani della XVIII dinastia alla conquista militare della Siria e della Palestina, specialmente con Thutmose I, primo sovrano imperialista.

Hatshepsut[modifica | modifica wikitesto]

Statuetta raffigurante Hatshepsut

Dopo la morte di Thutmose I, gli succede al trono il figlio Thutmose II. Alla sua prematura scomparsa sale al trono la moglie di quest'ultimo, Hatshepsut che comincia il suo regno nel 1490, al fianco del nipote Thutmose III, ancora bambino, figlio del defunto faraone e di una concubina. Per sette anni la regina si è adattata a un ruolo politico secondario. Ma l'appoggio dei sacerdoti di Amon, del visir e degli architetti reali permette ad Hatshepsut di proclamarsi faraone, relegando Thutmose III ad altre attività di minore importanza.

Riconosciuta come re, si fa rappresentare in aspetto maschile e adotta il protocollo faraonico, pur modificandolo leggermente. Hatshepsut avvia una vasta attività di costruzione a Tebe, dove spicca il suo tempio funerario a Deir el-Bahari. Per legittimare il suo potere si serve inoltre dei sacerdoti di Amon che, in cambio di una loro maggiore influenza, creano per lei il mito della teogamia. Il dio Amon, possedendo il corpo del faraone Thutmose I, si sarebbe unito alla regina e questa avrebbe concepito Hatshepsut. Con tale spiegazione si attribuisce dunque alla sovrana un'origine divina e quindi il diritto a governare come faraone.

Sotto il suo mandato si compiono dunque spedizioni commerciali verso il sud, alla ricerca di materiali esotici come legno profumato o oro, e organizzate anche campagne militari che permettono di controllare la terza cateratta e di arrivare fino alla sesta. Tali spedizioni sono guidate da Thutmose III, che, nonostante il presunto odio verso la zia "usurpatrice", non si solleverà mai contro di lei. Durante il regno di Hatshepsut si completano parte dei templi di Ermant e Karnak, si realizzano lavori di costruzione a Buhen e a Beni Hasan, dove la regina ha fatto erigere lo Speos Artemidos.

Piena espansione[modifica | modifica wikitesto]

L'Egitto, con il regno di Thutmose III ha raggiunto la sua massima espansione: l'impero comprende ora la Nubia e giunge in Asia fino all'Eufrate. L'impero era ben controllato, con funzionari egiziani e presidi militari; i rapporti con i sovrani asiatici di Babilonia, di Mitanni, di Cipro erano fitti e cordiali.

Per il regno di Amenofi III e per quello di Amenofi IV siamo particolarmente bene informati grazie all'archivio della corrispondenza ufficiale con quei sovrani: le tavolette d'argilla coi testi accadici ritrovate a Tell el-Amarna.

L'Egitto divenne il paese più ricco del mondo antico; ma l'oro che arrivava in Egitto, dalla Nubia e dall'Asia, in massima parte andava ad arricchire le casse dei templi; Amon di Tebe, al quale i sovrani consacravano gran parte del bottino, vede il suo sacerdozio divenire sempre più potente e il sovrano dipendere da quello.

Akhenaton[modifica | modifica wikitesto]

Il faraone Akhenaton

L'urto tra il potere del faraone e quello del clero di Amon porta a una crisi violenta e aperta nel regno di Amenofi IV: i sacerdoti sono cacciati, i templi chiusi e particolarmente Amon e il suo clero sono perseguitati, mentre anche Tebe non è più la capitale. Amenofi IV fonda una nuova città, Akhetaton (l'orizzonte di Aton) in onore del dio della nuova religione monoteista (o più probabilmente enoteista), Aton, il disco solare.

Il sovrano, che assume ora il nome di Akhenaton forma nuovi quadri amministrativi, sostituendo ai vecchi funzionari gente nuova, che non aveva una formazione amministrativa, ma che deve la sua posizione al fatto di aver abbracciato la nuova fede e di aver appoggiato il re nella sua riforma. Il dio di Akhenaton, di cui il sovrano è profeta e sacerdote poteva avere, in quanto culto puro dell'astro del sole, elementi di cosmopolitismo, come mostra bene un passo dell'Inno ad Aton probabilmente composto dallo stesso faraone:

« Come son numerose le tue opere, ciò ch'hai creato e ciò ch'è nascosto, tu, dio un unico che non ha eguale! Hai creato da solo la terra secondo il tuo desiderio, gli uomini, il bestiame e tutti gli animali selvaggi, tutto ciò che esiste sulla terra e cammina coi suoi piedi, tutto ciò ch'è nell'aria e vola con le sue ali, i paesi stranieri di Siria e di Nubia e la terra d'Egitto »

Le ragioni che portarono alla distruzione del culto di Amon e al monoteismo in Egitto non sono ancora completamente chiare: forse Akhenaton era veramente spinto da un reale credo religioso ma le sue ragioni potevano essere anche politiche ed economiche: il potere di Amon infatti era diventato troppo grande e pericoloso anche per il faraone stesso e il fatto che le tasse raccolte ai Templi potevano essere ora destinate alla grandezza di un unico dio (Aton) garantiva ricchezza alla sua nuova città, voluta e creata direttamente dal faraone [154]. Qualunque sia la ragione, la distruzione del culto più influente di Egitto fu probabilmente una mossa troppo azzardata anche per un faraone. Una dura forma di opposizione al nuovo culto monoteista invase gran parte della popolazione Egizia e costrinse il sovrano a lasciare la città di Tebe dove risiedeva: secondo alcuni storici, il sovrano lasciò Tebe per motivi di sicurezza (alcuni sacerdoti del vecchio culto di Amon avrebbero attentato alla sua vita) mentre, secondo altri, il faraone decise di cambiare la sua residenza perché Tebe non era il luogo adatto alla nascita e crescita di un nuovo culto, perché troppo attaccata alle vecchie tradizioni religiose[154].

La fine dello scisma atoniano e la rivincita degli dèi ignorati o perseguitati, soprattutto Amon, si prepara già negli ultimi anni di Akhenaton: alla crisi contribuì anche la situazione in cui era venuta a trovarsi la potenza egiziana in Asia. La corrispondenza dei sovrani asiatici con Akhenaton mostra che continuavano, almeno nei primi anni del suo regno, rapporti diplomatici amichevoli. Invece un quadro del tutto diverso è presentato dalla corrispondenza tra il faraone e i capi e principi siriani, fra i quali si manifesta un certo disagio e una crescente insofferenza per l'autorità egiziana in Siria: alla base c'è sicuramente la mano del re degli ittiti, la nuova potenza minacciosa in Asia, che controlla i movimenti dei ribelli, li coordina e, all'occasione, si appropria delle loro conquiste.

La Siria è ora divisa in due fazioni: quelli che restavano fedeli all'Egitto come i principi degli stati siriani costieri, Biblo, principalmente, e Damasco, e quelli che speravano di ottenere vantaggi dal cambiamento, fiduciosi nell'appoggio degli Ittiti, come i principi della zona interna. Akhenaton, benché i principi a lui fedeli abbiano chiesto aiuto diverse volte, non ha mai risposto alle loro preghiere.

Alla sua morte, l'Egitto è pronto a tornare alla condizione che aveva preceduto il tentativo di riforma religiosa monoteista detta "amarniana".

Tutankhamon[modifica | modifica wikitesto]

Tutankhamon, detto anche "il faraone bambino" a causa della morte precoce in età adolescenziale, fu il terzultimo faraone della XVIII dinastia; nato come Tutankhaton ("Immagine vivente di Aton") e rinominatosi successivamente Tutankhamon ("Immagine vivente di Amon") come simbolo della volontà di riallacciare i rapporti con il clero di Amon e restaurare i culti antichi dopo la cosiddetta "eresia amarniana" condotta dal padre Akhenaton, il "faraone eretico", la cui storia fu cancellata da tutti i monumenti, così come il culto monoteistico del suo dio Aton, attraverso una massiccia opera di damnatio memoriae, di cui anche Tutankhamon, malgrado i suoi sforzi di recuperare lo status quo pre-amarniano, rimase vittima.

Il piccolo monarca proclama presto il ripristino delle feste e del culto degli dèi precedenti al regno del padre e torna così a riconciliarsi con il clero tebano. La capitale, dopo lo spostamento ad Akhetaton ("Orizzonte di Aton") ad opera di Akhenaton, viene riportata all'antica Tebe, sede del sacerdozio di Amon. Tutankhamon sposa la giovane Ankhesenamon ("Lei vive per Amon"), nata Ankhesenpaaton ("Lei vive per Aton"), sua sorellastra; la coppia tentò di avere dei figli, come dimostrano le due piccole mummie di feti (uno non sopravvissuto a un parto prematuro, l'altro nato morto), entrambi femmine, ritrovate nella tomba del giovane re. Tutankhamon regna per circa dieci anni e muore all'età di diciannove anni, nel 1325 a.C.

Ay, suo consigliere fidato, ne sposa la vedova, Ankhesenamon, e gli succede sul trono per quattro anni; alla sua morte, il clero appoggia la salita al trono di Horemheb, che non faceva parte della famiglia reale ma si era distinto come generale sotto Akhenaton e Tutankhamon. Con la sua morte, la XVIII dinastia si conclude.

Ay[modifica | modifica wikitesto]

Ay

Il successore del faraone Tutankhamon fu il suo visir, di nome Ay. Non si è ancora certi di come sia morto Tutankhamon, ma una delle più accreditate teorie è quella in cui lui verrebbe ucciso da Ay[senza fonte].

Il suo regno durò circa cinque anni, uno dei più brevi della storia dell'antico Egitto. Si era sposato con la vedova del faraone suo predecessore, Ankhesenamon.

Horemheb[modifica | modifica wikitesto]

La definitiva sistemazione dell'Egitto spetta comunque a Horemheb il quale viene scelto come re dall'oracolo di Amon (in realtà dal suo cedro), come narra egli stesso in una iscrizione.

Ancora generale, dopo la morte di Akhenaton, mostra la sua energia riuscendo a conservare la Palestina all'Egitto con una spedizione fortunata; divenuto faraone, si preoccupa di sanare la deplorevole condizione del paese emettendo un decreto che è uno dei più importanti documenti legislativi lasciati da sovrani egiziani.

Le misure adottate da Horemheb sono in parte legislative (riorganizza i tribunali, reprime gli abusi e le estorsioni ai danni dei contadini, le requisizioni abusive di schiavi ai privati) e in parte amministrative.

Ramessidi[modifica | modifica wikitesto]

Dopo Horemheb, morto senza eredi, si ha un netto cambiamento: i sovrani della XIX dinastia, di cui il fondatore è Ramesse I, gran visir del precedente faraone, non sono di origine tebana, bensì del delta orientale. Ciò spiega anche perché Seth, il dio locale, sia la divinità protettrice dei membri di questo casato.

La politica religiosa dei primi tre sovrani della XIX dinastia è di favorire altre divinità: Ra di Eliopoli e Ptah di Menfi in modo particolare, così da evitare l'intromissione nel potere da parte del sacerdozio tebano (iniziata con la XVIII dinastia e di cui la netta presa di posizione di Akhenaton, ma già però anche suo padre Amenofi III dava segni di insofferenza, fu probabilmente la conseguenza[155]) senza tuttavia entrare in conflitto con esso, anzi ufficialmente mostrandosi devoti del dio di Tebe (ricordiamo che il nome Ramses nel cartiglio di Ramses II è affiancato dalla dicitura mery Amon, "amato da Amon"). Sotto il loro comando, l'Egitto conosce un periodo di grande splendore, culturale ed economico.

Ramses / Ramesse / Ramsete II[modifica | modifica wikitesto]

Dopo due anni di regno Ramses I muore e al suo posto sale al trono il figlio, Seti I, già co-reggente: questi regna sull'Egitto per circa diciotto anni, e il suo è un periodo di equilibrio assoluto. Suo figlio e successore è Ramses II (Ramesse II), uno dei più grandi faraoni nella storia d'Egitto.

Ramses dimostra ben presto di essere un ottimo comandante: nei primi anni di regno affronta e sconfigge infatti un gruppo di predoni del mare, denominati Shardana, in seguito inglobati nella sua guardia personale. Ma la sua impresa più memorabile, e senza dubbio la meglio documentata nella storia dell'antico Egitto, è la Battaglia di Kadesh, combattuta nei pressi del fiume Oronte, nella quale il faraone affronta l'Hatti, equivalente all'impero anatolico, sotto la guida di Muwatalli II. Benché nessuno dei due contendenti vinca la battaglia, Ramses farà larghissima propaganda all'episodio presentando la battaglia di Kadesh come una grande vittoria, per il semplice fatto di aver riportato la quasi totalità dell'armata in patria e di essere riuscito a salvare la patria. Il sentimento del pericolo, comune all'impero ittita e all'Egitto nel suo predominio sulla Siria, dell'affermazione della potenza assira in Asia è certamente alla base del trattato di pace tra Ramses II e Hattusili, fratello e successore di Muwatalli. Il testo dell'alleanza difensiva tra le due potenze era redatto in geroglifico egiziano e in cuneiforme. A suggello della nuova situazione tra i due paesi si ha il matrimonio tra la figlia del sovrano hittita e Ramses II.

Il faraone, però, non è ricordato solo come grande guerriero e come eccellente governante dell'impero egiziano, ma anche come un instancabile costruttore, tanto che molti edifici e opere sono stati creati, modificati o ristrutturati proprio per mano sua: si possono ricordare sia i due templi di Abu Simbel, uno dedicato a sé stesso, l'altro alla moglie Nefertari divinizzata, sia il Ramesseum, la città di Pi-Ramses, sua nuova capitale. Il suo è uno dei regni più lunghi, insieme a quello di Pepi II risalente alla fine dell'Antico Regno: Ramses muore infatti a circa 91 anni, dopo sessanta anni di governo. Padre di numerosi figli, riesce a far salire sul trono solo il tredicesimo, Merenptah, non perché i precedenti non fossero meritevoli di tale titolo, ma perché semplicemente non erano sopravvissuti a lui.

È probabilmente sotto il suo regno che si collocherebbe l'episodio biblico dell'Esodo.

Merenptah e i Popoli del mare[modifica | modifica wikitesto]

Il figlio e successore di Ramesse II, Merenptah, deve far fronte a una situazione molto grave, che tocca direttamente l'Egitto, e non più soltanto il suo prestigio nelle zone esterne del dominio egiziano: il pericolo è alla frontiera occidentale dell'Egitto ed è costituito dai Libici che fanno pressione per entrare in Egitto e che portano con sé anche truppe appartenenti ai "Popoli del mare", quelle genti, cioè, che provenienti per mare dall'Egeo e forse anche dal Mediterraneo occidentale, devastarono il bacino orientale del Mediterraneo.

Della sua vittoria sui Libici e sui loro alleati, Merenptah dà un ampio resoconto in una iscrizione a Karnak e in una stele, nota come “stele di Israele” perché Israele vi figura menzionata nell'inno che conclude questo testo ufficiale:

I re sono abbattuti e dicono: “Pace”, nessuno alza la testa dei Nove Archi: la Libia è devastata, gli Hittiti pacificati, Canaan è distrutta con ogni male, Ascalon conquistata, Gezer è presa, Yenoam annientata, Israele è desolata e non esiste il suo seme. La Palestina è divenuta una vedova a causa dell'Egitto, tutti i paesi sono uniti, tutti pacificati”.

Ramses III e la crisi del Nuovo Regno[modifica | modifica wikitesto]

Durante il regno di Ramses III (che può considerarsi l'ultimo grande sovrano del Nuovo Regno), il Delta egiziano fu di nuovo in pericolo per gli attacchi ripetuti dei Libici, ancora alleati con elementi dei "Popoli del mare" e per l'attacco nel Delta Orientale, per terra e per mare questa volta, di orde di "Popoli del mare", ma Ramses III riuscì a proteggere il confine egiziano. Lunghi testi e scene scolpite sulle pareti del suo tempio funerario a Medinet Habu commemorano gli episodi delle imprese belliche del sovrano e le sue vittorie.

Ramses III riesce a conservare la Palestina, ma dopo di lui l'Egitto non ha più la forza di mantenere la sua supremazia in Asia. La crisi appare infatti evidente verso la fine del suo regno: l'Egitto soffre di una gravissima situazione economica che porta all'inflazione; tra gli operai della necropoli tebana si verificano veri e propri scioperi di protesta per le paghe che non sono date e ancora durante il regno di Ramses IX è attestato un altro grave sciopero nello stesso ambiente; bande di ladroni depredano le ricche tombe dei Faraoni nella Valle dei Re.

La progressiva debolezza del potere centrale, i disagi economici, la scomparsa di un vero e proprio impero egiziano, tutto porta alla rovina dell'Egitto, che conosce disordini e carestie finché alla fine della XX dinastia l'unità del regno delle Due Terre si sfascia, quando un debole faraone regna nel Delta, con capitale a Tanis, mentre in Alto Egitto domina Herihor, il quale ha riunito nelle sue mani la funzione di ministro dell'Alto Egitto e quella di sommo sacerdote di Amon a Tebe.

Terzo periodo intermedio (dinastie XXI, XXII, XXIII, XXIV, XXV)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Terzo periodo intermedio dell'Egitto.
Guerrieri assiri

Dopo Herihor, l'Egitto entra in una fase decisa di decadenza. La Nubia si stacca dal regno, e a Napata, la città eletta capitale, saliranno al trono sovrani di cultura in qualche modo egiziana che si considereranno eredi dei faraoni. La Libia e la Siria sono ormai sottratte all'influenza egiziana. Anche l'Alto Egitto si separa praticamente dal resto del paese, e si costituisce come stato autonomo dominato dai sacerdoti di Amon.

Verso il 959 a.C., dall'ambiente delle colonie militari libiche che negli ultimi tempi sono state accettate in Egitto, sale sul trono del faraone una dinastia libica, la XXII; Tebe e l'Alto Egitto restano in mano al sacerdozio ammoniano. Uno dei sovrani libici, Sesonchis, tenta di riprendere la politica asiatica, ma ben presto il paese ricade nell'inerzia e nella disorganizzazione.

L'unità dell'Egitto viene ricostituita intorno al 730 a.C. da sovrani del lontano regno di Kush: appoggiandosi al sacerdozio tebano, Piankhi prima, poi suo fratello Shabaka conquistano l'Egitto, sottomettendo i principi locali che, specialmente nel Delta, erano fortemente indipendenti e bellicosi. La nuova dinastia, la XXV, dà quindi all'Egitto, con l'unità, un nuovo impulso: estremamente pii, i sovrani di Kush restaurano templi e ne edificano di nuovi, e la devozione ad Amon, loro dio, è al centro della loro pietà. La pietà religiosa, venata di un certo arcaismo di tipo ortodosso, porta i sovrani etiopici a prendersi cura dei templi e dei culti antichi.

La vera debolezza della XXV dinastia sta nel fatto che la capitale del regno era lontanissima da Kush, dove, dopo la conquista, i sovrani sono ritornati, lasciando libertà di manovre indipendentistiche ai principi locali delle città egiziane. Ma la dissoluzione dell'unità egiziana viene dall'esterno: gli Assiri, la nuova grande potenza assoluta in Asia, penetrano in Egitto e, saccheggiando e distruggendo, arrivano a Tebe: Assurbanipal riduce l'Egitto a una sorta di protettorato assiro che designa come capi locali i principi egiziani del Delta educati a Ninive.

Epoca Tarda[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Periodo tardo dell'Egitto.

Quando l'Assiria conosce però la crisi, l'Egitto, sotto una nuova dinastia, la XXVI, ha di nuovo un periodo d'unità: Psammetico, principe di Sais e vassallo dell'Assiria, si allea con la Libia e caccia gli Assiri dall'Egitto. La dinastia saitica (di origine libica) regna per più di un secolo restituendo al paese un ultimo periodo di rinascita: il potere è accentrato, Tebe è sotto controllo da quando Psammetico I fa adottare come "Divina Adoratrice" la propria figlia, i contatti commerciali ed economici con la Grecia portano all'Egitto vantaggi commerciali ed economici poiché, commerciando adesso con i Greci, gli egiziani sono affrancati nel Mediterraneo dalla necessità di mediazione dei fenici.

È piuttosto una politica africana quella che l'Egitto conduce adesso militarmente, in Nubia, a Cirene, e i tentativi di intervento militare in Siria e in Palestina si risolvono in sconfitte. I sovrani saitici assumono largamente mercenari greci, benché questa preferenza sia causa di difficoltà interne per la rivalità tra egiziani e Greci: ma i Greci sono adesso gli alleati dell'Egitto contro la nuova potenza asiatica che minaccia l'equilibrio del Mediterraneo: la Persia.

La conquista persiana[modifica | modifica wikitesto]

Stele raffigurante il re Dario I con alcuni servitori

L'ultimo faraone della XXVI dinastia, Psammetico III, è sconfitto e catturato dal re persiano Cambise, figlio di Ciro, nella battaglia di Pelusio. L'Egitto, con Cipro e la Fenicia, entra a far parte dell'impero achemenide, sesta delle venti divisioni amministrative, o satrapie. La XXVII dinastia comprende Cambise, morto nel 522 in Siria sulla via del ritorno in Persia e, in successione, Dario I, Serse, Artaserse I, Dario II e Artaserse II, che viene riconosciuto in Egitto come faraone almeno fino al 402.

Per intensificare i rapporti della Persia con la satrapia d'Egitto, Dario I realizza il raccordo con il Mar Rosso dell'antico canale nilotico che sboccava nel Lago Timsah, l'odierno Ismailia per poi attraversare i Laghi Amari e che in quattro giorni di navigazione permetteva di andare da Bubasti fino al Mar Rosso. Lungo il canale Dario I fa erigere la sua stele celebrativa, di dimensioni colossali con testi geroglifici, cuneiformi ma anche bilingui. Nello stesso spirito si realizza anche la grande statua di Dario I in abito persiano, coperta d'iscrizioni geroglifiche e cuneiformi, scoperta nel 1972 a Susa, eseguita in Egitto e trasferita in Persia probabilmente da Serse.

L'Egitto recupera la sua indipendenza in seguito alla guerra condotta da Amirteo di Sais, primo e unico rappresentante della XXVIII dinastia. La guerra è proseguita da Nepherite di Mende, fondatore della XXIX dinastia. L'ultimo faraone dello stato egiziano indipendente è Nectanebo II, della XXX dinastia, al quale si deve una notevole attività edilizia nel Delta. Nectanebo organizza il proprio culto, in vita, sotto le sembianze del dio falco Horus. La sua opposizione ai rinnovati attacchi persiani sono però inutili e, nel 343, vinto da Artaserse III, è costretto a fuggire in Nubia.

La seconda dominazione persiana dura appena dieci anni; dopo la battaglia di Isso nella quale viene sconfitto Dario III, l'Egitto è costretto ad essere inserito nell'impero di Alessandro Magno, dando così inizio all'ellenismo e all'Egitto tolemaico.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Arte egizia.

Piramidi[modifica | modifica wikitesto]

Le tombe che i faraoni delle prime due dinastie avevano utilizzato come sepolcri furono sostituite da un nuovo edificio durante il regno del faraone Zoser: la piramide. La costruzione di questa prima opera derivò dalla sovrapposizione di mastabe, tombe generalmente a forma di piramide tronca, di grandezza decrescente via via che aumentava l'altezza. La figura "a gradoni" simboleggiava la scala attraverso la quale il faraone saliva al cielo. A essa ne seguirono altre e, durante la IV dinastia, apparve la prima piramide perfetta.
La prima fase della costruzione consisteva nello scegliere il luogo adatto all'ubicazione; poi si disegnavano le piante e si decideva la quantità di materiale e di personale necessaria. Allora venivano convocati i sacerdoti, per determinare i punti cardinali che avrebbero orientato le facce delle piramidi, delimitare le basi e procedere alla cerimonia del livellamento del terreno. Il faraone doveva eseguire il rituale dell'inizio della costruzione e la cerimonia dell'allungamento della corda, che consisteva nel verificare l'orientamento, nel piantare un piolo in ciascun angolo, nell'iniziare lo scavo di una piccola parte della fossa, nel modellare un mattone e nel porre la prima pietra. Cominciava così la costruzione vera e propria. La durata dei lavori dipendeva dalla grandezza del complesso funerario, che doveva essere pronto al momento della morte del faraone.

Dopo aver inaugurato ufficialmente la costruzione si iniziava il primo gradino della piramide. Il lavoro veniva svolto da squadre di operai che ricevevano un salario dallo Stato. Una volta stabiliti i gruppi di lavoro, si procedeva all'estrazione dalle cave della pietra necessaria per innalzare la piramide. Il metodo di estrazione dipendeva dalla durezza. Le rocce molto dure venivano sottoposte a un brusco cambiamento di temperatura. Perciò, prima veniva riscaldata la superficie e poi veniva rapidamente raffreddata, incrinando la massa e permettendo di tagliare la pietra con semplici strumenti dello stesso materiale, o di legno oppure di rame. Un altro metodo consisteva nell'abbassare il terreno, tracciando una rete di piccole trincee fino a raggiungere la profondità adatta all'estrazione.

Dopo averli separati, i blocchi della parete della cava venivano deposti sul piano per poi essere trainati ai piedi della piramide. Per evitare che rimanessero incagliati, si spargeva a terra del fango, che permetteva un migliore scorrimento delle slitte. Intanto, altre squadre di operai provvedevano a sollevare i blocchi di pietra, completando così i diversi piani. Come gli Egizi riuscirono a sollevare pietre tanto grandi e pesanti è una questione ancora aperta. Molto probabilmente, come testimoniano i resti trovati nel tempio di Setibtawy, utilizzarono un articolato sistema di rampe, permettendo alle squadre di lavorare senza ostacolarsi. Gli spazi che restavano tra i vari piani venivano riempiti con materiali vari e il tutto veniva ricoperto con pietra calcarea bianca, concludendo così la lavorazione e permettendo al sovrano di riposare nella propria, gigantesca, sepoltura.

La Valle dei Re[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Valle dei Re.

I faraoni del Nuovo Regno scelsero come luogo del loro eterno riposo una valle collocata all'estremità occidentale di Tebe. Fu Jean-Francois Champollion, nel XIX secolo, a dare per la prima volta a questa valle, conosciuta fino ad allora come la Grande Prateria, il nome di Valle dei Re. La scelta di questo luogo non fu casuale: qui l'occidente indicava infatti, secondo le credenze religiose dell'epoca, il regno dei morti. Questa caratteristica funeraria era esaltata dalla presenza di una montagna a forma di piramide che dominava la valle e richiamava alla mente le tombe dei faraoni dell'Antico Regno.

La Valle dei Re è un letto prosciugato di un fiume, scavato tra le montagne tebane, il cui corso si biforca in due diramazioni: quella secondaria, occidentale, o "Valle delle Scimmie", in cui sono state rinvenute quattro tombe, tra cui quella di Ay e Amenofi III, e quella principale, che appunto forma la Valle dei Re, nella quale sono state scoperte più di 58 tombe. Questa valle appartata garantiva ai re un riposo tranquillo, assicurato inoltre dalla vigilanza di un corpo speciale di polizia e dalla protezione della dea cobra Meretseger che vegliava sulla sicurezza della necropoli.

Il primo faraone che utilizzò questa valle per costruirvi il proprio sepolcro fu Amenofi I. Durante il suo regno il concetto di complesso funerario cambiò radicalmente; la tomba fu infatti separata dal tempio, costruito vicino alla sponda del fiume o in un'altra valle. Anche la struttura degli ipogei subì delle modifiche nel corso dei secoli. Le piante delle costruzioni funerarie seguivano in genere due modelli: quello della XVIII dinastia, a forma di angolo retto, e quello della XX dinastia, di tipo rettilineo. In entrambi i casi, il sarcofago veniva posto nella sala più profonda e le pareti erano riccamente decorate.

La Valle delle Regine sorge nelle vicinanze della Valle dei Re, fra le rocce che sovrastano la piana occidentale di Tebe. In lingua araba si chiama Bībān al-Ḥarīm, "le porte dell'harem". Nella valle sono state individuate un'ottantina di tombe, molte mai portate a termine, altre molto rovinate, tutte più o meno delle due ultime dinastie del Regno nuovo, XIX e XX. In essa riposavano, oltre a regine e concubine, anche alcuni importanti funzionari quali ad esempio il già citato Imhotep, Amon-her-khepshef, primogenito di Ramesse II e molti dei suoi figli.

La tomba che però più di ogni altra spicca per bellezza è quella appartenuta a una delle più famose regine dell'antico Egitto, Nefertari, la Grande Sposa Reale di Ramesse II. Questa vasta tomba scoperta nel 1904 dall'egittologo Ernesto Schiaparelli, è collocata nel versante settentrionale della Valle delle Regine e presenta una pianta molto articolata. E infatti diversa rispetto a quella delle tombe di tutte le altre regine (solitamente più semplici e dotate di un'unica camera funeraria) e si ispira piuttosto alle sepolture faraoniche della vicina Valle dei Re. Nelle pareti della seconda scala discendente, la decorazione è anche a rilievo. Al termine del ciclo pittorico, Nefertari si tramuta in Osiride, con il conseguente, auspicato raggiungimento dell'immortalità e della pace eterna.

I Grandi Templi[modifica | modifica wikitesto]

Il tempio in Egitto era la "casa del dio"; come in una dimora umana, vi era una parte aperta anche agli estranei, una destinata agli intimi e infine la parte più segreta, dove solo il signore della casa aveva diritto di stare, così lo schema classico di un tempio egiziano, comprendeva un cortile, pubblico, con porticati a colonne, dove poteva accedere anche la folla dei fedeli, mediante un portale monumentale inquadrato da due piloni, aperto nel muro di cinta che proteggeva il tempio; poi, la sala ipostila, dove avevano accesso il clero e gli alti dignitari: qui la luce era scarsa, il soffitto era sostenuto da altissime colonne; dalla semioscurità della sala ipostila si passava all'oscurità assoluta del santuario, la parte più intima e misteriosa, dove, nel suo naos sigillato, abitava il dio, nell'aspetto di una statua preziosa, e dove solo il faraone e i sacerdoti potevano entrare, quando venivano eseguite sulla statua divina le cerimonie del culto giornaliero. Solo in eccezionali ricorrenze e feste la statua del dio lasciava il suo oscuro ricetto, per essere portata in processione, sulla barca sacra (nella quale vi era sistemata una cappella).

I templi in miglior stato di conservazione si trovano oggi maggiormente nella zona di Tebe, la "città" per eccellenza. Qui si trova il complesso templare di Karnak, sito architettonico estremamente complicato: nella cinta dei grandi templi era il gran santuario di Amon, la cui grandiosa sala ipostila fu iniziata da Seti I e continuata da Ramses II, il tempio di Ptah, quello di Khonsu, anch'esso di età ramesside; numerosi blocchi sono rimasti del tempio del sole, dedicato ad Aton, edificato dal faraone Akhenaton prima di abbandonare Tebe; a Karnak vi è anche il "Padiglione delle Feste" di Thutmose III, ritenuto uno dei monumenti più originali dell'architettura templare.

Il tempio maggiore di Abu Simbel

A Luxor, nel santuario eretto da Amenofi III, si ammira una fra le più belle sale ipostile dei templi egiziani. A Menfi, capitale dell'Antico Regno, non è rimasto altro se non povere rovine di templi, come il santuario di Ptah. Ad Abido, nella zona meridionale dell'Egitto, è conservato in ottimo stato il magnifico tempio di Osiride, costruito da Seti I e terminato dal figlio di questi, Ramses II; il tempio ha due sale ipostile e un santuario settuplo.

Menzione a parte meritano i due magnifici templi di Abu Simbel, ad opera dell'instancabile Ramses II, uno dedicato a Ra e al faraone divinizzato, uno dedicato ad Hathor e alla regina Nefertari, adattati magnificamente alla topografia del luogo, un terreno montuoso, e alla natura del materiale scavato, la roccia.

Quattro grandi statue sedute del sovrano, alte quasi 21 metri, a gruppi di due, dominano la facciata del primo tempio, il maggiore. Sull'entrata del tempio venne posta una statua di Ra mentre afferra gli altri simboli che compongono uno dei nomi del faraone: una figura di maat e uno scettro. Il tempio presenta una sala ipostila, dalla quale si accede alla camera che precede il santuario, e un numero elevato di sale secondarie laterali.

La facciata orientale del tempio dedicato ad Hathor e Nefertari consta invece di sei statue alte circa 10 metri. Quattro di queste rappresentano il faraone e due la sposa Nefertari, cui spettò l'inusuale onore di essere raffigurata della stessa grandezza del re. Scolpite all'interno di nicchie, le sculture hanno la gamba sinistra in avanti; ai lati di ciascuna sono rappresentati principi e principesse. La decorazione interna di entrambi i templi ricorda episodi della celebre Battaglia di Kadesh, combattuta da Ramesse II contro gli ittiti.

Scultura[modifica | modifica wikitesto]

La grande abbondanza di materiale lapideo in Egitto determinò fin dalle origini una notevole ricchezza di opere scultoree. Nella scultura a tutto tondo o ad altorilievo le figure sono presentate in maniera rigidamente frontale, e sebbene siano talvolta inscenati dei movimenti di braccia e gambe, il risultato è sempre sostanzialmente statico. Grande attenzione viene di solito posta nei volti, con una maggiore delicatezza nella resa del modellato e dei lineamenti.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Il faraone[modifica | modifica wikitesto]

Il faraone è il sovrano potente e incontrastato, apice della piramide sociale che regge l'Egitto. Più dio che uomo, incarnazione di Horus, figlio di Osiride, colui che sconfisse il male, rappresentato da Seth, il faraone nasce con l'avvento di Narmer e l'unificazione delle Due Terre sotto un unico scettro.

La corona blu "Khepresh"

La parola faraone, desunta dalla Bibbia, è però anacronistica per gran parte della storia egiziana. Il termine originario pr-‘3 (pronuncia convenzionale: per-aa) significa "grande casa" e indicava la residenza reale e venne usato per indicare il monarca a partire da Thutmose III. Per quanto riguarda i nomi personali sono indicati da una titolatura con cinque nomi, che spesso comprendono lunghi epiteti riferiti ad un programma o ad una realizzazione del re, ad esempio: "Colui che tiene unite le Due Terre".

I sovrani dell'Egitto unito portano la corona Sekhemty, che vuol dire "le due potenti", unione della corona Deshret, la rossa, simbolo del Basso Egitto, e della bianca, Hedjet, simbolo dell'Alto Egitto, poiché signori delle Due Terre Unite. Nel Nuovo Regno e principalmente durante l'epoca del faraone Ramesse II, grande guerriero, il faraone era solito portare il cosiddetto Khepresh, la corona di guerra, un casco blu con piccole decorazioni circolari. Queste corone erano tutte accomunate dall'"Ureo", la dea cobra, protettrice dei faraoni.

La burocrazia e gli scribi[modifica | modifica wikitesto]

L'Egitto ebbe la più articolata amministrazione dell'antichità. Agli ordini diretti del faraone c'era una specie di primo ministro, il visir, cui faceva capo l'intero apparato amministrativo: egli controllava la gestione della giustizia, il tesoro e le entrate fiscali, sovrintendeva ai lavori pubblici. Il visir aveva al proprio servizio numerosi funzionari, distribuiti in ordine gerarchico negli uffici centrali e in tutti i distretti del paese. Dato che tutti gli atti pubblici venivano accuratamente registrati e archiviati, gli scribi formavano l'ossatura della burocrazia egiziana, presenti a corte come nei più lontani uffici periferici, nelle esattorie delle imposte, nei campi e censire il bestiame o a misurare i raccolti, avevano un ruolo primario e insostituibile, che garantiva loro prestigio e privilegi. La complessità della scrittura geroglifica richiedeva del resto lunghi anni di studio, e solo pochi la apprendevano.

Il faraone, come possiamo vedere sia nelle pitture murali che nei sarcofagi, regge due scettri: il pastorale, Hekat, simbolo del sovrano "pastore del gregge", e dunque guida, e il Nekhekh, simbolo di potere e fonte di timore per nemici e ribelli. Durante le cerimonie ufficiale si soleva reggere anche il Uas, lo scettro degli dèi, un lungo bastone la cui parte superiore aveva la forma di animale mitico.

Le donne[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Donne nell'antico Egitto.

Nonostante siano noti pochi esempi di donne egizie del ceto medio giunte a ricoprire ruoli importanti nella vita pubblica, la condizione femminile nell'antico Egitto era generalmente migliore rispetto a quella della donna in Grecia o nell'antica Roma. Spesso, in assenza dei loro mariti, gestivano direttamente le piccole aziende o imprese dei loro consorti, anche se ovviamente il loro ruolo preminente era legato soprattutto alla vita familiare come mogli e madri. Nell'ambito della vita domestica a loro era affidata la gestione della casa e della servitù oltre che il compito di educare i figli. Al di fuori della vita domestica le posizioni più comuni erano quelle di ballerina, prefica o accompagnatrice musicale, mentre per le donne abbastanza ricche da poter avere alle loro dipendenze serve che si occupassero dei figli non era infrequente l'impiego come profumiere, cantanti, musiciste o come sacerdotesse di rango minore al servizio di qualche divinità. Per quel che riguarda le donne di estrazione nobile o di sangue reale si conoscono svariate donne assai influenti: una delle più note fu Nitocris, che intorno al 2218 a.C. regnò al posto del marito deceduto. Ci fu poi tra il 1600 e il 1200 a.C. una discendenza politica femminile: la regina Tetisheri, che ebbe tre figlie (Ahhotep I, Ahmose Meritamon e Ahmose-Sitkamose, che sposarono Amenofi I. Ahhotep I intraprese delle campagne contro gli Hyksos e diede alla luce la regina Thothmes, sposa di Amose[Che "regina Thothmes"?]. La quarta generazione fu rappresentata da Hatshepsut, che avviò molte opere di ricostruzione. Tra le donne più fortunate c'erano le sacerdotesse, che ricevevano educazione artistica e musicale e che, dalla diciottesima dinastia, costituirono un ceto elevato ma accessibile a tutte.

Le donne avevano autonomia sociale-giuridica e potevano ereditare, tra i ceti medio-bassi capitava spesso che lavorassero a fianco degli uomini (come dimostrano le pitture tombali) affiancandoli nei lavori agricoli. Si ha notizia poi di donne a capo di un'azienda di loro proprietà (Nenofer, durante il Nuovo Regno) e di donne giunte a svolgere la professione medica (Peseshet durante la IV dinastia). Questa elevata autonomia sociale delle donne egizie influenzò anche i diritti di quelle greche e romane (quando i suddetti popoli conquistarono l'Egitto).[156]

La casta sacerdotale[modifica | modifica wikitesto]

Come per gli esseri umani, anche gli dei dell’Egitto avevano una loro casa “terrena”, il tempio; ciò comportava che a tale casa fossero annessi possedimenti fondiari, coltivazioni, bestiame, e che il personale che si interessava di mantenere e far prosperare tali possedimenti fosse alle dipendenze del dio. Non solo contadini, perciò, ma anche tutti gli artigiani specializzati come, ad esempio, orafi, guardiani di bestiame, scalpellini e scultori, pittori. Responsabili di tutte le attività connesse al lavoro di questo personale erano i funzionari il cui compito principale era servire il dio nella sua casa, tenerla in ordine e badare al buon andamento di ogni attività tra cui, ovviamente, anche il controllo delle maestranze dedicate alle proprietà del tempio. Tra le varie incombenze c’erano anche quelle di tipo rituale, spesso molto complesse. Questi funzionari, che non avevano il compito di fare proseliti per il dio, o di arringare i fedeli, erano i sacerdoti che costituivano una vera e propria casta giacché anche la loro struttura si basava su rigide gerarchie[157].

L’incarico di sacerdote, salvo per i gradi più alti, era temporaneo e normalmente svolto per turni durante i quali dovevano essere seguite regole di purezza fisica (con frequenti abluzioni e purificazioni anche estetiche come la rasatura dei capelli o della peluria corporea) e morale, tra cui l’astensione dai contatti sessuali, per poi tornare, al termine del turno, alle normali attività svolte precedentemente, sia pure con l’eventuale alto rango raggiunto[158].

Clero maschile[modifica | modifica wikitesto]

Dal livello più basso i sacerdoti erano normalmente inquadrati in[158]:

  • sacerdote uab (il puro): poiché le attività connesse a tale rango erano specialmente di tipo manuale, dovendo tra l’altro maneggiare gli oggetti del culto, dovevano essere particolarmente puri di mani. A loro competeva, inoltre, il trasporto del simulacro del dio o il precederne la barca sacra per ripulirne il cammino. Benché posti al gradino più basso della gerarchia sacerdotale, non mancavano, in tali ranghi, scribi, scultori, pittori. Sono noti preti uabu (plurale di uab) direttori dei laboratori artigianali e, all’interno del livello, esisteva una sorta di sotto-gerarchia che prevedeva un grande uab che poteva avere eccezionalmente accesso al simulacro del dio. Il servizio veniva svolto in turni.
  • sacerdote "lettore" o "ritualista" (kher-heb: colui che è sotto il rituale): compito dei lettori era il portare i rotoli dei rituali che avevano il compito di leggere con "voce giusta" e far rispettare. Nella gerarchia sacerdotale erano allo stesso livello dei preti uabu, ma all'interno della categoria esisteva una ripartizione tra "primo", "secondo" e "terzo" ritualista. Il servizio prevedeva turni.
  • sacerdote setem o sem: incarico specificatamente previsto per il culto di Ra ad Heliopolis e di Ptah a Menfi. Particolare importanza aveva il prete setem durante i rituali funerari quando, indossando una pelle di leopardo, aspergeva con acqua sacra la bara e il suo contenuto. All’atto della morte di un sovrano il successore (vedi i dipinti della KV62 di Tutankhamon), vestendo i panni di sacerdote sem eseguiva la Cerimonia di apertura della bocca e degli occhi del defunto re.
  • sacerdote "orologo" (il vegliante): aveva il compito di sovrintendere allo scorrere del tempo perché i rituali fossero officiati nei giusti momenti.
  • il "Padre del dio" (it-neter: padre divino): di rango superiore a quelli sin qui visti, affiancava nei rituali il superiore diretto.
  • il "Servo del dio" (hem-neter): noto anche come "profeta". Il livello prevedeva quattro gradi: il primo, secondo, terzo e quarto profeta (o servo) del dio. Rivestiva funzioni massime di comando e coordinamento su tutti gli altri ranghi sacerdotali. Non tragga in inganno, tuttavia, il termine "profeta" giacché, al contrario di quel che si potrebbe credere, non implicava funzioni divinatorie o profetiche giacché deriva, di fatto, dalla traduzione greca del termine Hem-Netjer, ovvero "Servo del dio". In tal senso esistevano, perciò, "profeti" per ogni divinità; normalmente affiancato dal numero ordinale (Primo, Secondo, Terzo etc.) ad indicare l’ordine gerarchico all'interno del tempio, esistevano profeti anche per il culto funerario dei re presso i Templi del Milione di Anni destinati al loro culto. La carica era particolarmente importante presso il tempio di Amon (dio dinastico della XVIII dinastia) a Karnak al punto che alcuni "Primi Profeti" ricoprirono contestualmente anche cariche politiche di preminente livello come quella di visir[N 98] [N 99].

Di fatto, mentre l’incarico di Terzo e Quarto Profeta erano di tipo generalmente onorifico, il Primo e Secondo Profeta si alternavano nei riti con turni settimanali[158]. Era concesso al Primo Profeta di affiancare la barca sacra processionale immediatamente dietro il re ed era il principale responsabile di tutti i riti. Quando occupato per incarichi politici o amministrativi, o quando non di turno, poteva essere sostituito dal Secondo Profeta che, in quel caso, aveva le stesse prerogative. Di fatto appartenevano al Secondo Profeta le incombenze più operative ed a lui, specie nel periodi di maggior potere del dio Amon, competeva l’incarico di Sovrintendente del tesoro di Amon nonché la supervisione e la sorveglianza su tutti i laboratori e sui terreni di proprietà del dio. A lui infine competeva la ricezione dei tributi che provenivano dai paesi assoggettati all’Egitto, o con cui il Paese aveva rapporti commerciali o diplomatici. Come tutti i funzionari dell’entourage reale, competeva al Primo e Secondo Profeta personale preposto alla loro specifica funzione e agevolazioni devolute alla carica[159][N 100].

Clero Femminile[modifica | modifica wikitesto]

Considerando anche la forte partecipazione della donna nella società dell’Antico Egitto, esisteva anche una nutrita componente clericale femminile[160]:

  • "cantatrici" e "musicanti": come per i preti uabu, il livello più basso della gerarchia femminile era occupato dalle "cantatrici" e dalle "musicanti", il cui compito era quello sottolineare con musiche e canti i rituali più importanti. L'incarico, svolto in turni, veniva usualmente ricoperto da donne dell'entourage regale (figlie, sorelle, madri di funzionari di Palazzo).
  • "dame o concubine dell'harem divino (hn-rwt)": anche questo incarico veniva svolto per turni, sotto la supervisione di una superiora. Venivano probabilmente prescelte tra le "cantatrici" di rango sociale più elevato esclusa la moglie del Primo Profeta del dio.
  • "Serve del dio" (hemet-neter): è la controparte femminile del Servo del dio (hem-neter) e servivano, normalmente dee come Hathor, Neith, Mut, ma anche divinità maschili come Thot, Ptah o Amon. Destinata a dame di rango sociale ancora più alto, la carica sfociò in quella di "Moglie del dio.
  • "Moglie del dio": massimo livello sacerdotale femminile, seconda solo all'"Adoratrice del dio", partecipava ai rituali nel tempio ed aveva la direzione di tutto il clero femminile e la supervisione dei laboratori e dei magazzini del tempio. Disponeva di una casa propria e di personale, nonché rendite in cereali e mandrie dei possedimenti templari e di un tesoro privato.
  • "Adoratrice del dio": appannaggio delle donne di sangue reale, si fondeva spesso con la carica di Mano del dio e assimilata alla dea Tefnut. Stando agli epiteti che le competevano, doveva essere di particolare bellezza, dotata di bel portamento, essere dolce ed avere una bella voce nel canto. Nei rituali affiancava il Padre del dio, nonché altri alti officianti in casi particolari. Aveva una dotazione propria di personale e mezzi che comprendeva, tra l’altro, un maggiordomo, uno scriba del tesoro, un capo delle campagne, un capo delle mandrie ed uno dei battelli, oltre artigiani, scribi e personale addetto alle colture[161][162].

L'esercito[modifica | modifica wikitesto]

Durante l'Antico Regno non vi fu necessità di un esercito permanente. Quando vi era bisogno di affrontare un'incursione beduina o la necessità di un bottino, si organizzava una leva; venivano dunque reclutati giovani che, una volta terminata la guerra, tornavano al loro lavoro abituale. Molto più comune era però il reclutamento di mercenari, in particolare Libici e Nubiani. Questi ultimi erano molto apprezzati come arcieri. L'esercito assunse un ruolo importante a partire dal Medio Regno, giungendo al proprio apice nel Nuovo Regno, periodo di grandi spedizioni militari.

L'esercito egizio era perfettamente organizzato, e alla guida delle truppe stava sempre il faraone, sul quale ricadeva il comando assoluto. Malgrado questa concentrazione di potere, egli, come avveniva col suo potere religioso, delegava le sue funzioni ai generali. Vi sono però molti faraoni, primo fra tutti Ramesse II, che accompagnavano le truppe in battaglia e spesso combattevano al loro fianco. Le truppe erano composte da corpi di arcieri, di fanteria e di cavalleria, o per meglio dire "carreria", quest'ultima riservata principalmente agli aristocratici.

Spessissimo nelle armate egiziane la truppa sui carri era la più numerosa. Erano carri leggeri, differenti (per esempio) da quelli ittiti, e veloci. Erano spesso usati come truppa di sfondamento negli eserciti egiziani. Sul carro c'era un arciere ma soprattutto un soldato armato di una lunga lancia da guerra. Dei carri egiziani si può dire che costituivano la "cavalleria leggera" dell'armata, appunto perché erano veloci e versatili. Gli egizi avevano conosciuto il carro da guerra dal popolo invasore Hyksos.

Funzionari di stato[modifica | modifica wikitesto]

Statua di scriba

Per amministrare l'Egitto il faraone ricorreva all'aiuto di suoi rappresentanti, con un ampio sistema di funzionari, dei quali il più elevato era il "visir". Fino alla XVIII dinastia vi fu un solo visir per tutto l'Egitto, ma nel regno di Thutmose III la funzione si sdoppiò e vi fu un visir del sud che risiedeva a Tebe e un visir del nord che aveva la sua sede a Eliopoli. Al visir facevano capo tutte le branche amministrative dell'Egitto ed era inoltre quel che oggi chiameremo ministro della guerra, ministro degli interni, capo della polizia egiziana, ministro dell'agricoltura e ministro di grazia e giustizia. Vi erano comunque molti altri tipi di funzionari come ad esempio i "grandi maggiordomi", dediti ad amministrare le terre di proprietà del faraone, comandanti militari, architetti reali, come ad esempio il famoso Imhotep che venne divinizzato dopo la morte e, tra i funzionari meno conosciuti, i sementi, addetti alla ricerca dell'oro e pietre preziose.

L'Egitto riusciva inoltre a conservare la propria economia grazie all'aiuto di funzionari, trascrittori di tutte le derrate alimentari, delle importazioni e delle esportazioni, del numero di capi di bestiame, di vino o altri prodotti che entravano nei magazzini: erano gli scribi. Chiunque poteva diventare scriba, sebbene generalmente fosse un mestiere che veniva tramandato di padre in figlio. Durante l'Antico Regno era lo scriba a insegnare personalmente al proprio figlio; tuttavia, a partire dal Medio Regno, in alcune città comparvero le prime scuole degli scribi dette "case della vita". I bambini vi entravano all'età di quattro anni e il loro apprendistato finiva verso i dodici. Iniziavano copiando frammenti di calce o ceramica, o di legno ricoperto di gesso, dato che il papiro era un materiale molto costoso. Oltre a saper scrivere dovevano anche conoscere le leggi e avere nozioni di aritmetica per calcolare le imposte. Questa casta era talmente importante da avere una propria divinità tutelatrice: il dio Thot. Questi, rappresentato sia come babbuino che come ibis, nel poemetto imprecatorio scritto da Ovidio, era ritenuto inventore della scrittura e del calendario, scriba supremo, presenziava personalmente alla cerimonia del giudizio dell'anima, trascrivendo le dichiarazioni come in un qualsiasi processo.

Il popolo[modifica | modifica wikitesto]

La massa della popolazione era formata principalmente da contadini che lavoravano per i privati, o per i domini regi o i templi, con un contratto di lavoro, registrato in un ufficio statale, che definiva esattamente le prestazioni cui i lavoratori si impegnavano e alle quali i datori di lavoro dovevano attenersi, a rischio di essere citati ai tribunali locali; c'erano inoltre gli affittuari, che prendevano a lavorare, con un contratto scritto, una certa terra pagando un tanto.

C'erano poi gli operai dello stato, addetti alle cave e alle miniere. C'era anche la classe artigiana, essenzialmente urbana, formata da gente libera: falegnami, lavandai, fornai, vasai, muratori. C'erano i commercianti e, soprattutto nelle città del Delta, c'erano i marinai, che esercitavano il commercio marittimo verso Creta, Cipro, il Libano, esportando e importando.

C'era anche un'altra classe, la più bassa, formata da persone che appartenevano al re o ai templi, o ai privati: uomini addetti soprattutto al lavoro dei campi e donne addette specialmente alle case.

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Il contadino egizio dedicava gran parte della giornata a curare i campi e a difenderli dalla siccità e dalle calamità. Arava e seminava il terreno in autunno, quando non era ancora impregnato d'acqua, in modo da poter utilizzare al meglio i primitivi strumenti di cui disponeva. Il successivo compito era quello di curare l'irrigazione dei vari appezzamenti, dal momento che l'abbondanza del raccolto dipendeva dall'acqua che vi arrivava; doveva quindi sorvegliare che le dighe e i canali portassero regolarmente acqua ai campi. Nei luoghi dove non era possibile far arrivare l'acqua con i canali, utilizzava altri sistemi di trasporto o stoccaggio come le cisterne.

Le coltivazioni più importanti erano quelle del lino e dei cereali, dalle quali si ricavavano due raccolti: il principale avveniva alla fine dell'inverno e l'altro, meno abbondante, in estate. Una volta cresciute le spighe, era necessario mieterle. Il lavoro del contadino era controllato dagli scribi, che curavano di riscuotere le tasse a seconda del rendimento ottenuto e di punire chi non rispettava le prescrizioni. Il grano era custodito in silos e nei magazzini i quali dipendevano, per la maggior parte, dallo Stato e dai templi. I granai dovevano essere pieni per far fronte ai periodi di cattivo raccolto e per approvvigionare l'esercito e i funzionari.

Allevamento[modifica | modifica wikitesto]

Scena di allevamento bovino, Museo del Cairo

L'allevamento del bestiame rivestiva una notevole importanza. Sin dai tempi del neolitico veniva praticato nel territorio, come testimoniano le varie decorazioni delle tombe dell'Antico Regno, che ne mostrano alcune scene.

Venivano allevati soprattutto bovini, sia caratteristici della zona come il bue che altri. Si allevavano anche asini, capre, pecore, diversi tipi di uccelli e maiali, in seguito i cavalli, i cammelli e i gallinacei. Gli Egizi riuscirono anche ad addomesticare alcuni animali solitamente selvatici come antilopi e carnivori.

Molti furono semplicemente animali da compagnia, che potevano dimostrare il rango sociale del loro padrone.

Altri animali come l'ibis, le gazzelle e i leoni, potevano costituire animali da compagnia, per dimostrare l'elevato stato sociale di chi possedeva tale rarità. Lo stesso faraone Ramesse II ne possedeva uno.[163] Altri furono usati nella caccia, come nel caso delle iene.

Caccia[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal neolitico la caccia assunse un ruolo sempre più importante; anche se si hanno pochi reperti di queste epoche antiche, dalle varie rappresentazioni si comprende come gli animali cacciati con lance, arpioni e boomerang erano leoni, leopardi e ippopotami. Durante l'epoca faraonica, la caccia divenne anche un'attività per classi privilegiate. Era un mezzo per dimostrare la loro forza e spesso arrivavano a farsi rappresentare in tale guisa nelle loro tombe; prove di questo sono state rinvenute proprio grazie alle pitture funerarie. Si narra delle imprese di Amenofi III, che aveva catturato 200 leoni in 10 anni[164] e di Seti I alle prese con un'unica arma, una lancia, contro un leone.

Era uno sport individuale ma i potenti avevano una compagnia che gli era utile nel trasporto sia di armi che di prede. La caccia rimaneva comunque un mezzo per procurarsi del cibo e si utilizzavano trappole con rete e buche scavate dal terreno. Alla fine della caccia una parte delle prede veniva sacrificata come ringraziamento.

Si cacciavano soprattutto ippopotami; durante la caccia veniva inizialmente lanciato un arpione, fatto di legno con un gancio metallico e una corda, che veniva lanciato per colpire l'animale.

Nel deserto dai tempi di Thutmose IV, si cominciò ad utilizzare un carro trainato da cavalli; un uomo appostato sopra al carro armato di frecce colpiva la preda. In egual modo venivano catturati i tori selvatici.

La casa egizia[modifica | modifica wikitesto]

La casa del funzionario era costituita da 3 piani: il piano terra per le attività commerciali, il primo piano per ricevere eventuali ospiti mentre al secondo piano si trovavano le stanze da letto e gli alloggi per le donne. Tutti i piani erano collegati da scale.

Grazie a scavi archeologici ad Amarna, si sono ritrovate prove di abitazioni con vasti cortili e con piscine non per nuotarvi ma come abbellimento, piene di pesci e piante acquatiche galleggianti.

L'arredamento della casa egiziana, anche quella signorile, mirava all'essenziale. Nella cucina si ritrovavano bracieri, forni in muratura e ceste che contenevano vivande; si preferiva mangiare seduti su stuoie. Nelle sale addette alle udienze vi erano sedili pieghevoli senza spalliera e troni, anche con rifiniture in oro e pietre preziose, con spalliera e braccioli.

Cofanetti e bauli venivano utilizzati per depositare e contenere abiti e oggetti da toilette. Per far luce si utilizzavano delle ciotole di ceramica: esse venivano riempite di olio e ci si immergeva uno stoppino solitamente di fibra vegetale che galleggiava.

Commercio e monete[modifica | modifica wikitesto]

Al mercato era frequente il baratto: le eccedenze agrarie venivano scambiate con manufatti degli artigiani liberi, compreso l'oro.

Durante l'Antico Regno iniziò la diffusione delle monete: si trattava di pezzi metallici (d'oro, argento o rame) con nomi e valori diversi, a seconda della quantità di metallo utilizzato per coniarli. I valori equivalenti erano stabiliti ponendo come base un lingotto o una moneta di calcolo, chiamata shat, di 7,5 grammi d'oro, peraltro poco utilizzata dal popolo.

A tutto veniva dato un valore espresso in shat, e la vendita avveniva o in oro o tramite baratto ma in tal caso i vari prodotti venivano stimati in shat.

A partire dalla XVIII dinastia, allo shat successe il deben (che pesava circa 91 grammi[165] ed era completamente di metallo), equivalente a due shat circa. I due sistemi di compravendita, l'utilizzo delle monete e il baratto vissero in sintonia fino al periodo persiano, per decisione del re Dario I.

I pasti e le bevande[modifica | modifica wikitesto]

L'Egitto era un paese agricolo e offriva molti tipi di cibi: grano, orzo, farro, sesamo, aglio, fave, lenticchie, cipolle, fichi, datteri, melagrane e uva. Il pane veniva impastato con farina di farro o di orzo, che era l'alimento essenziale. Esso veniva consumato semplice o arricchito con grasso e uova, oppure addolcito con miele e frutta. I contadini non mangiavano molta carne, ma i ricchi ne consumavano in abbondanza, particolarmente lessa o allo spiedo, e i tagli migliori erano riservati alle loro tavole. Il Nilo poi offriva un buon numero di pesci di fiume, molto consumati anch'essi. Con l'orzo gli Egizi ottenevano la birra, che era la bevanda dei poveri, mentre il vino era riservato ai ricchi; la produzione della birra era strettamente collegata alla panificazione, dal momento che la birra egizia era prodotta sbriciolando nell'acqua del pane d'orzo cotto in bianco e lasciando fermentare il tutto, che veniva poi filtrato ottenendo una bevanda molto nutriente rispetto a quella attuale. Gli egizi facevano tre pasti al giorno, di cui la cena era quello principale. A tavola non usavano né coltello (che però esisteva) né forchetta (che era del tutto sconosciuta): il cibo si portava alla bocca con le mani. Pentole e padelle erano di coccio, mentre piatti, ciotole e bicchieri di terracotta.

L'abbigliamento[modifica | modifica wikitesto]

Dall'inizio del mesolitico e fino al Medio Regno il clima dell'Egitto era molto più caldo rispetto a quello attuale e consentiva quindi di vestire poco e assai semplicemente. Nell'Antico Regno gli uomini usavano un perizoma oppure un gonnellino dall'estremità sovrapposte che durante le dinastie del Medio Regno si trasformò allungandosi fino alle caviglie e caratterizzato da pieghe e trasparenze. Il torace era coperto con una stola di tessuto: molto usato era il colore bianco e il tessuto di lino mentre la lana non era gradita per motivi religiosi, in quanto la pecora come animale vivo era considerato impuro. I nobili usavano adornarsi con gioielli e usavano sandali in papiro o legno di palma con lacci di cuoio, come quelli recentemente trovati nella tomba di Henu. Le donne usavano tuniche aderenti lunghe con una o due bretelle. Successivamente divennero ornate di complessi disegni e colorate ma la maggior caratteristica fu l'impiego del sottilissimo trasparente lino, chiamato bisso, e delle cinture. Sempre durante il Medio Regno si incrementò l'uso di gonne lunghe e di stoffa a pieghe sul busto lasciando le braccia scoperte. Fu proprio durante il Medio Regno che l'abito, divenuto più complesso, acquisiva svariate fogge atte ad individuare la classe sociale di appartenenza come si evidenzia nelle immagini funebri. Le donne sono rappresentate sempre a piedi nudi al contrario degli uomini che invece portano i sandali. Entrambi usavano nelle cerimonie un cono profumato sulla testa e le donne si ornano con un fiore di loto. Anche il sovrano portava sia il gonnellino che la gonna lunga ma di suo uso esclusivo era il copricapo nemes. Poteva portare pettorali in oro con pietre e smalti, la corona e lo scettro. I sacerdoti usavano una veste di lino e la caratteristica pelle di leopardo. La testa era rasata e spesso coperta con copricapo di cuoio. I militari usavano un perizoma con una protezione triangolare in cuoio pesante davanti all'addome. La testa era protetta dal sole con un copricapo di stoffa e in caso di battaglie con semplici elmi di cuoio. Stavano generalmente a torso nudo ma per proteggersi potevano indossare una camicia. Il popolo ovviamente si abbigliava in maniera diversa dai nobili, sia per motivi economici che pratici. Semplici calzoni, gonnellini, quando addirittura non lavorassero nudi, sia uomini che donne. I fanciulli del popolo andavano sempre completamente nudi, e ciò era visto come assolutamente normale; nello specifico le bambine coprivano il pube con un panno leggero, ma comunque le natiche restavano normalmente scoperte. Invece i bambini non indossavano nulla, e giravano con i genitali e i glutei esposti. Questa condizione di totale nudità durava finché i bambini non compivano dieci anni. È da notare che la nudità, di adulti e bambini, era costume abituale come ancora oggi avviene in molte etnie.

Le pettinature[modifica | modifica wikitesto]

Tipica acconciatura a treccioline

Le donne portavano inizialmente i capelli molto corti, poi le acconciature si allungarono sempre di più. I sacerdoti avevano l'obbligo di radersi completamente testa e corpo: un segno di purificazione necessaria per l'accesso ai sacri templi.

Venivano utilizzati oli e profumi per la cura dei capelli e tinture per nascondere i capelli bianchi. Dai rilievi delle tombe rinvenute si osserva come la caduta dei capelli fosse ritenuta un problema. La perdita iniziava dalla zona frontale della testa e con il passare del tempo si arrivava fino alla parte posteriore.

Come ipotetici trattamenti, rinvenuti nel papiro medico o Papiro Ebers, venivano utilizzati i grassi di molte specie di animali (leone, ippopotamo, coccodrillo, gatto, serpente e stambecco) e provate diverse misture, come quella a base di miele e dente d'asino.

L'utilizzo di parrucche semplici si diffuse a partire dalla V dinastia presso i dignitari e le loro famiglie. In seguito divennero sempre più comuni, cambiando anche il modello; nel Medio Regno ad esempio si portava un modello più lungo, con due ciuffi a ogni lato, di cui uno era lasciato ricadere sulla spalla. Le parrucche divennero successivamente sempre più elaborate.

Erano composte o da sottili treccine di capelli veri, che venivano raccolte utilizzando spilloni di vario materiale come legno, osso o avorio, oppure erano formate da fibre vegetali; vi si aggiungevano poi degli ornamenti ed erano in ogni caso espressione del rango sociale di appartenenza.

Anche la lametta per la barba cambiò materiale con il passare del tempo: inizialmente costituita da una selce con manico in legno, divenne poi di bronzo.

Il trucco[modifica | modifica wikitesto]

La malachite verde del Sinai e la galena nera, erano utilizzate per il trucco, dopo averle impastate con l'acqua.

Con un estratto dalle foglie di ligustro le donne si dipingevano unghie e capelli, mentre come ombretto erano solite utilizzare il nero dell'essenza estratta dalla galena. Era diffusa l'arte di truccarsi gli occhi e, grazie all'uso di particolari bastoncini o cucchiaini, potevano scurirsi sopracciglia e ciglia

Le classi sociali[modifica | modifica wikitesto]

Il faraone era il sovrano più potente dell'antico Egitto, era in cima alla classe sociale, al secondo posto vi erano i sacerdoti che erano coloro che avevano il compito di prevedere ciò che dicevano gli dèi e riferirlo al faraone. Spesso le due classi sociali erano in contrasto e si pensa che alcuni faraoni siano morti avvelenati dai sacerdoti. Al terzo posto vi sono gli scribi: essi avevano il compito di registrare su fogli di papiro (con scrittura geroglifica) tutti gli avvenimenti, le guerre, i dati sull'agricoltura, ecc. Al quarto posto, vi sono i militari: coloro che dovevano combattere per difendere la patria anche a costo della loro stessa vita. A seguire vi sono i contadini che (molto disprezzati dalle altre caste) dovevano lavorare per il faraone perché ogni settimana veniva riscosso il loro raccolto; all'occorrenza, però, venivano usati come aiutanti degli schiavi per costruire piramidi o monumenti ordinati dal faraone. Per la costruzione di templi e piramidi veniva utilizzata la manodopera fondamentale di operai specializzati, regolarmente stipendiati e residenti spesso in piccoli villaggi nelle immediate prossimità dei loro "luoghi di lavoro".

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua egiziana.

Sviluppo storico[modifica | modifica wikitesto]

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Z1
n km m t
O49
r n kmt
'Lingua egizia'
in geroglifico

La lingua egiziana è una lingua afro-asiatica settentrionale strettamente legata al berbero e alle lingue semitiche.[166] Dopo la lingua sumera vanta la storia più lunga di qualsiasi altra ingua, essendoci degli esempi scritti risalenti a circa al 3.200 a.C. fino al Medioevo e rimanendo utilizzata come lingua parlata per un tempo più lungo. Le fasi della lingua egiziana si dividono in: egiziano antico, medio egiziano (o egiziano classico), tardo egiziano, demotico e copto.[167] Gli scritti egiziani non mostrano differenze dialettali prima della fase copta, ma probabilmente veniva parlata in dialetti regionali intorno a Menfi e successivamente a Tebe.[168]

l'antico Egitto era un linguaggio sintetico ed in seguito è diventato più analitico. Il tardo egiziano ha sviluppato articoli definiti ed indefiniti, che sostituiscono i suffissi flessionali più antichi. Vi è un cambiamento nell'ordine delle parole, dal verbo-soggetto-oggetto più vecchio al soggetto-verbo-oggetto.[169] Gli scritti geroglifici, ieratici e demotici egiziani sono stati poi sostituiti dal copto più fonetico. Il copto è ancora usato nella liturgia della chiesa ortodossa copta e tracce di esso si trovano nel moderno arabo egiziano.[170]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Il vastissimo patrimonio letterario dell'antico Egitto ci è pervenuto in gran parte su rotoli di papiro, spesso conservati in anfore, ma anche grazie a iscrizioni monumentali e decorative che abbellivano le tombe dei defunti. Di questo genere fanno parte opere come i Testi delle piramidi o il Libro dei morti, al quale si pensava che si potesse far riferimento per dimostrare ad Osiride l'innocenza del defunto, nel momento in cui la sua anima sarebbe stata pesata dal dio. Al di là di queste opere di carattere funerario o religioso, hanno avuto grande successo testi come la Satira dei mestieri, quindi una novella a sfondo satirico, nella quale si polemizza contro i privilegi dei nobili e Le istruzioni di Ptahhotep, dove sono raccolti insegnamenti di tipo etico e filosofico da tramandare ai posteri. Veri e propri romanzi possono essere considerati Il racconto del naufrago e Le avventure di Sinuhe, che tanto influenzarono i successivi scrittori di racconti di avventure e di viaggi. Non mancarono opere di carattere spiccatamente poetico, come i Canti d'amore e i Canti dell'arpista; il primo è una raccolta di ritratti di coppie di innamorati, il secondo un vero e proprio poema della malinconia, emblema di quella crisi sociale che ha caratterizzato il primo periodo intermedio della storia dell'antico Egitto. Infine non è da trascurare l'apporto delle fiabe, come la Storia dei due fratelli che risentono anche di elementi antichi trasmessi oralmente; nel caso specifico la fiaba in questione tende addirittura a diventare un mito. Sono presenti anche numerose fiabe sugli animali.[171]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Matematica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Matematica egizia.

I primi esempi attestati di calcoli matematici risalgono al periodo predinastico dei Naqada, e mostrano un sistema di numerazione completamente sviluppato.[172] L'importanza della matematica nella popolazione egizia più istruita è suggerito da una immaginaria lettera del Nuovo Regno in cui lo scrittore propone una competizione scientifica tra se stesso e un altro scriba per quanto riguarda le attività di calcolo di tutti i giorni, come la misura dei terreni, del lavoro e del grano.[173] Alcuni testi, come il Papiro di Rhind e il Papiro di Mosca dimostrano che gli antichi egizi potevano eseguire la quattro operazioni matematiche di base, l'addizione, la sottrazione, la moltiplicazione e la divisione con l'uso di frazioni, di calcolare i volumi di cubi e piramidi e calcolare le superfici di rettangoli, triangoli e cerchi. Avevano capito i concetti di base dell'algebra e della geometria e potrebbero essere stati capaci di risolvere semplici sistemi di equazioni.[174]

D22
23
in geroglifico

La notazione numerica era decimale e basata sui segni geroglifici per ciascuna potenza di dieci fino a un milione. Ognuna di queste poteva essere scritta come il numero di volte necessario per aggiungere fino al numero desiderato; ad esempio, per scrivere il numero ottanta o ottocento, il simbolo "per dieci" o "per cento" veniva scritto otto volte.[175] Poiché i loro metodi di calcolo non erano grado di gestire la maggior parte delle frazioni con un numeratore maggiore di uno, dovevano scrivere le frazioni come la somma di più frazioni. Ad esempio, loro risolvevano la frazione due quinti nella somma di un terzo + un quindicesimo. Tabelle standard dei valori facilitavano questo.[176] Alcune frazioni comuni, tuttavia, venivano scritte con uno speciale glifo, l'equivalente del moderno due terzi è mostrato sulla destra.[177]

Gli antichi matematici egizi possedevano una comprensione dei principi alla base del teorema di Pitagora, sapendo, per esempio, che un triangolo ha un angolo retto di fronte alla ipotenusa quando i suoi lati sono in un rapporto 3-4-5.[178] Essi erano in grado di stimare l'area di un cerchio sottraendo un nono dal suo diametro e elevando al quadrato il risultato:

Area ≈ [(89)D]2 = (25681)r 2 ≈ 3.16r 2,

una ragionevole approssimazione della formula πr2.[178][179]

Il rapporto aureo sembra riflettersi in molte costruzioni egiziane, tra cui nelle piramidi, ma il suo uso potrebbe essere stato una conseguenza involontaria della antica pratica egiziana di combinare l'uso di corde annodate con un senso intuitivo di proporzione e armonia.[180]

Medicina[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Medicina egizia.
Papiro medico di Smith
Papiro medico di Ebers
Strumentario medico e chirurgico

I numerosi papiri che ci sono pervenuti e lo studio sistematico delle mummie, con le moderne tecnologie mediche, consentono di fare un quadro preciso sulle patologie degli Egizi e le relative terapie.

Gli egizi non identificavano le malattie bensì cercavano le cause dei sintomi specifici, che secondo loro erano addebitabili, per lo più, ad agenti esterni che le loro cure tentavano di distruggere o di estromettere; questo modello eziologico era legato sia alla concezione dell'origine del mondo sia alle credenze sulle influenze delle forze superiori.[181] L'esame delle mummie ha rivelato malattie quali arteriosclerosi, carie, artrite, vaiolo e tumore ma anche dalle raffigurazioni è possibile dedurre alcune patologie, come per esempio:

  • nello studio della figura del faraone Akhenaton si evidenziano arti allungati, cranio dolicocèfalo (cioè allungato nella parte posteriore), viso allungato, fianchi larghi e adiposi, sintomi riconducibili alla sindrome genetica di Marfan, escludendo così la prima ipotesi di Sindrome di Fröhlich (Hera - n.97 - Una sindrome per Akhenaton);
  • anche le figlie di Akhenaton avevano crani deformati e mentre in un primo momento si era ipotizzato che fosse una convenzione artistica, oggi è più accreditata la teoria della malattia genetica ereditaria (Hera- n.97 - Una sindrome per Akhenaton);
  • il sacerdote Rensi, nella stele, è raffigurato con una malformazione chiamata piede equino ed ha l'arto inferiore atrofizzato, tanto che doveva usare il bastone per camminare;
  • la regina Ity di Punt, raffigurata in un rilievo del tempio di Hatshepsut, doveva soffrire di lipodistrofia o steatosi, poiché era obesa e con i fianchi deformati.
  • è probabile che, in alcune ipotesi, Ramesse II sia morto, più che per la vecchiaia, per un'infezione provocata dalla scissione di un dente.
  • La mummia del faraone Siptah, appartenente alla XIX Dinastia, presenta ancora evidenti tracce di vaiolo: probabilmente la terribile malattia lo portò alla morte a soli 17 anni.

Le malattie più comuni erano:

La sabbia del deserto, se inalata, causava malattie respiratorie e se masticata, insieme con gli alimenti, usurava i denti causando parecchie dolorose patologie. Anche gli occhi, tra sabbia e acqua del Nilo, andavano soggetti a congiuntiviti e il tracoma era molto diffuso, viste le numerose raffigurazioni di individui ciechi.

I medici egizi visitavano il malato accuratamente ed una volta fatta la diagnosi prescrivevano la terapia contro il dolore, come ci dice il testo del "Papiro Edwin Smith".

La maggior parte dei testi è scritta in ieratico, come il "Papiro Chester Beatty"; altri in demotico ed alcuni sono scritti su ostraca. Molte medicine sono state identificate ed erano costituite per la maggior parte da vegetali quali sicomoro, ginepro, incenso, uva, alloro, e cocomero. Anche il salice, tkheret in egizio, secondo il "Papiro Ebers" era usato come analgesico mentre del loto veniva usato sia il fiore che la radice ed era somministrato come sonnifero. I frutti della palma servivano per curare le coliti, allora molto frequenti; con l'orzo, si faceva la birra che serviva come eccipiente, o diluente, e con il grano veniva fatta la diagnosi di gravidanza. Gli Egizi usavano anche elementi animali quali la carne per le ferite, il fegato e la bile per lenire il dolore agli occhi. Di quest'ultima è stata attestata l'efficacia anche di recente. Il latte, sia di mucca, sia di asina che di donna, era integrato come eccipiente e il principio attivo più usato era di sicuro il miele che per le sue tante proprietà serviva per le patologie respiratorie, ulcere e ustioni, come recita il "Papiro medico di Berlino".

Tra i minerali, usati in medicina, troviamo il natron, chiamato neteri cioè il puro, il sale comune e la malachite che curava le infezioni agli occhi ed era usata sia come farmaco che come cosmetico nella profilassi.

Sempre dal "Papiro Ebers" apprendiamo che, come droga, si usava l'oppio, chiamato shepen e importato da Cipro, sia per il dolore che per il pianto dei bambini. In alcune raffigurazioni della tomba di Sennedjem, è stata riconosciuta la mandragola, in egizio rermet, usata come sonnifero e per le punture d'insetto. Esisteva anche la cannabis, shenshenet, che veniva somministrata, in particolare per via orale e per inalazione, ma anche per via rettale e vaginale, mentre l'elleboro era usato come vero e proprio anestetico, ma in maniera empirica e con dosaggi errati tanto che spesso il malato passava direttamente dalla narcosi alla morte.

Tra le terapie vi erano anche i massaggi, come rappresentato nella mastaba di Khnumhotep, che venivano usati per vene varicose e per lenire numerose patologie il cui sintomo principale era il dolore. Era conosciuta la tecnica delle inalazioni che erano composte da mirra, resine, datteri e altri ingredienti. Ma per i morsi velenosi dei serpenti, gli Egizi, non avevano altra cura se non quella di affidarsi alle dee Iside e Mertseger recitando le litanie magiche.

L'antico popolo della Valle del Nilo ci ha lasciato più di mille ricette ma di sicuro qualcuna è solo molto fantasiosa come quella che, per combattere l'incanutimento consigliava l'uso di un topo bollito nell'olio. Olio di palma, ovviamente, perché l'ulivo arriverà molto più tardi, con la dinastia tolemaica.

Nel tempio di Kôm Ombo, nell'Alto Egitto, vicino ad Assuan, sono raffigurati, sulla parte nord del recinto esterno, strumenti medici e chirurgici quali bendaggi, seghe, forbici, bisturi, forcipi e contenitori vari per medicamenti. Ma recentemente si è ipotizzato che fossero solo attrezzi rituali per cerimonie religiose. Accanto allo strumentario, vi sono alcune ricette mediche con tanto di componenti e dosi. Ma la chirurgia, non si sviluppò come la medicina. Forse per scarse conoscenze fisiologiche e per carenza di guerre. A conferma di ciò, sia il "Papiro Ebers" che il "papiro Smith", detto anche "Libro delle ferite", citano solo dati clinici, pur molto precisi, ma non descrivono interventi chirurgici. Incredibilmente, vista la pratica religiosa di imbalsamare i morti, vi era scarsa conoscenza dell'anatomia e della chirurgia specialistica. Gli Egizi, infatti, intervenivano chirurgicamente solo in piccole patologie, come foruncoli o ascessi, o direttamente con l'amputazione di arti. Inoltre, pur avendo un'apparente rigorosità, tutte le pratiche mediche dovevano essere accompagnate da specifiche formule apotropaiche.

Gli Egizi avevano, comunque, capito l'importanza dell'igiene. Durante il giorno, si lavavano spesso le mani, e facevano la doccia giornaliera, con acqua versata dalle brocche, che erano anche parte integrante del corredo funerario. Non usavano mai acqua stagnante perché poteva contenere ogni genere di larve. Curavano l'igiene di bocca e denti che veniva effettuata con bicarbonato. Anche unghie e capelli erano lavati quotidianamente e poiché non esisteva il sapone venivano usati oli profumati e complessi unguenti che rendendo la pelle integra, e quindi non screpolata, impedivano l'introduzione, nell'organismo, di germi e batteri. Oltre alle brocche per la doccia, vi erano anche le vaschette per pediluvi raffigurate anche, come geroglifico vero e proprio, nella tomba di Rahotep.

Vi era l'usanza di togliere i sandali per entrare nei templi che nasceva dall'esigenza di non introdurre impurità dall'esterno. Questa regola valeva anche per il sovrano e nella Tavolozza di Narmer, un uomo porta in una mano i sandali del re e nell'altra una piccola brocca con acqua. Aveva il titolo di "Sandalaio".

In Egizio il medico era detto sunu; il primo e più famoso fu di sicuro Imhotep e anche i sacerdoti potevano occuparsi di medicina come Sabni, che godeva del titolo di "Medico capo e scriba della parola del dio". Troviamo anche Hesyra, il primo medico dentista con il titolo di "Capo dei dentisti e dei medici" nonché scriba, come scritto nella sua tomba a Saqqara.

E quando Ippocrate passeggiava con i suoi adepti nell'isola di Coo, disquisendo sui mali dell'umanità, altro non faceva che trasmettere il sapere degli Egizi che, con i loro papiri, hanno tramandato i primi fondamenti della medicina e chirurgia.

Lo staff del docente di antropologia Brunetto Chiarelli svolse un'accurata indagine sulle mummie per determinare il gruppo sanguigno e quindi una paleogenetica per gli antichi egizi, sfruttando il metodo Pickworth che ha consentito di rilevare tracce di emazie; la conclusione è stata che il sangue del 40 per cento delle mummie appartiene al gruppo A, mentre il 22 per cento al gruppo B e al gruppo 0 e solo un 17 per cento al gruppo AB.[182]

Astronomia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: astronomia egiziana.
Disco astrologico, dinastia Tolemaica.

L'astronomia nell'antico Egitto ha rivestito un ruolo importante per fissare le date delle feste religiose e per determinare le ore della notte. Notevole importanza ebbero anche i sacerdoti dei templi che osservavano le stelle, le congiunzioni dei pianeti e del Sole e le fasi della Luna.

Le conoscenze sull'astronomia egizia ci vengono soprattutto dai coperchi di sarcofagi dell'Antico regno (sui quali compaiono i decani, stelle singole o costellazioni, accompagnati da geroglifici di difficile decifrazione), coperchi di sarcofagi del Medio Regno (sui quali fanno la loro prima apparizione gli orologi stellari diagonali, vere e proprie effemeridi delle stelle), dagli orologi stellari (diversi dai precedenti in quanto erano indicate le culminazioni superiori delle stelle), orologi stellari perfezionati (nella XX dinastia), due papiri risalenti circa al 144 d.C. (il primo per quanto riguarda i decani e l'altro per quanto riguarda le fasi lunari), studi sull'orientazione delle piramidi e sviluppo degli strumenti (come ad esempio la clessidra ad acqua, il merkhet e gli orologi solari), zodiaci egizio-babilonesi (scolpiti sui soffitti dei templi a partire dal 300 a.C.)

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Arte egizia.
Un affresco della tomba di Nefertari

L'arte egizia ha origini antichissime, precedenti al III millennio a.C., e si intrecciò nei secoli con quella delle culture vicine (siro-palestinese e fenicia). L'arte dell'antico Egitto si può suddividere in due grandi periodi: l'arte predinastica o preistorica, e l'arte dinastica dell'Antico, Medio e Nuovo Regno. L'arte decorativa era completata da vasi costituiti inizialmente in terra del Nilo, in pietra e in un secondo tempo in argilla, statuette in terracotta e in avorio raffiguranti uomini e animali al lavoro, tavolette in scisto che col passare del tempo assunsero carattere votivo, con i temi ormai in rilievo. Tra le tavolette di questo periodo, conservate al Museo del Cairo, si annoverano la Tavoletta della caccia, la Tavoletta della battaglia e la Tavoletta del re Narmer, che segnò, per le sue caratteristiche artistiche e culturali, il punto di passaggio fra il periodo preistorico e quello dinastico. In tutta l'arte predinastica notevole furono gli influssi provenienti dalla Mesopotamia. Complessivamente sono giunti sino ai nostri tempi pochi reperti artistici e architettonici riguardanti il periodo predinastico.

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Musica dell'Antico Egitto.

La musica dell'antico Egitto ha origini molto remote. Fu tra le prime civiltà di cui si hanno testimonianze musicali. Per gli egizi la musica aveva un ruolo molto importante: la leggenda vuole che sia stato il dio Thot a donarla agli uomini. Intorno al V millennio a.C. vennero introdotti i primi strumenti musicali, quali bacchette, tavolette e sonagli, utilizzati in rituali totemici. Le danze erano soprattutto propiziatorie alla caccia, magiche, di fecondazione e di iniziazione. Nell'Antico Regno si creò l'usanza dell'orchestra composita, comprendente vari flauti, clarinetti e arpe arcuate, con un'ampia cassa armonica. Si trovano poi i crotali, il sistro, legato ad Hathor, la tromba, utilizzata in guerra e sacra ad Osiride, i tamburi, il liuto ed il flauto, sacro ad Amon. Durante il Medio Regno si introdussero il tamburo, la lira e alla danza rituale si aggiunse quella definibile professionale ed espressiva, in quanto aveva lo scopo di intrattenere lo spettatore. Il tipico strumento egizio, il sistro, vide in questa epoca un allargamento del suo utilizzo. Strumenti più sofisticati dovettero attendere più a lungo. I primi ad apparire dopo le percussioni furono gli strumenti a fiato (flauto, corno) e a corde (lira e cetra), di cui esistono testimonianze greche, egizie e mesopotamiche anteriori al X secolo a.C. Queste civiltà conoscevano già i principali intervalli fra i suoni (quinte, quarte, ottave), che erano usate come base per alcuni sistemi di scale. Da uno studio di Curt Sachs sull'accordatura delle arpe è emerso che gli Egizi utilizzavano una scala pentafonica discendente e che conoscevano la scala eptafonica. Purtroppo non è stata rintracciata nessuna notazione musicale, quindi poco o nulla si sa sulle melodie dell'antichità egizia[1].

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Religione egizia.

La religione dell'antico Egitto mostra un'estrema complessità di credenze e una moltitudine di divinità, in un politeismo spesso confuso e contraddittorio. Questa complessità si spiega con le molte generazioni che hanno fatto, per secoli, aggiunte alle primitive credenze. Ciò che appare contraddittorio nelle concezioni teologiche e religiose si spiega con la singolare mentalità egiziana che non rifuggiva dal contraddittorio e con la tendenza al sincretismo che assimilava divinità diverse e spesso tra loro lontanissime. All'interno di questa pletora politeistica si distinguono alcune correnti come quella del culto degli animali. Alcune divinità hanno maggiore importanza in determinati periodi storici, altre vengono create di sana pianta e in seguito cancellate dalla storia egiziana (basta ricordare il dio di Akhenaton). Alcuni dèi vengono estrapolati da culture orientali, in particolare quando l'Egitto ha rapporti e scambi personali con l'Asia minore, e fra di essi bisogna ricordare Baal, Astarte e Anat.

Divinità[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Divinità egizia.
Il dio Benu

Cosmogonia[modifica | modifica wikitesto]

Riguardo alle teorie sulle origini dell'universo esistono versioni differenti, a seconda della località in cui sono nate e delle necessità del clero locale. La prima, nativa di Eliopoli, narra come Atum-Ra, in seguito a masturbazione ed espettorazione, abbia generato una coppia primordiale, Shu (l'aria) e Tefnet (l'umidità). Costoro generarono successivamente Geb (la terra) e Nut (il cielo) che, decisi ad unirsi, vennero divisi dal padre Shu che, di conseguenza, riuscì a mantenere l'ordine cosmico ed a cancellare il Caos.

Un'altra versione della cosmogonia ha origine in Ermopoli dove all'origine esistevano otto entità, quattro maschili e quattro femminili, quali Nun e Nunet (il caos delle acque primeve), Kuk e Keket (l'oscurità), Huh e Huhet (l'illimitatezza), Amon e Amonet (l'aria e il vento), che generarono, tutti insieme, dalla collina primordiale, un uovo dal quale sarebbe poi uscito il Sole dando così inizio alla creazione.

La terza teoria è desunta invece da frammenti provenienti da Menfi, la città il cui patrono era Ptah, il demiurgo. Costui creò il mondo attraverso la voce e il cuore. In seguito diede vita agli uomini che volle guidare come un gregge guidato da un pastore, creandoli tutti uguali. Essi però, in seguito all'avvento del male, decisero di creare gerarchie e di divenire l'uno diverso dall'altro. Da quel momento in poi Ptah e gli altri dei sarebbero rimasti nel cielo a osservare l'avvicendamento degli eventi umani fino alla fine dei tempi.

L'ultima, detta cosmogonia tebana, aveva come unico dio creatore Amon, era la sintesi delle tre precedenti teorie e divenne la più popolare a partire dalla XI dinastia.

Vita dopo la morte[modifica | modifica wikitesto]

Mummia conservata al Louvre di Parigi.

Secondo gli egizi il corpo era costituito da diverse parti: il ba o anima, il ka o forza vitale, l'aj o forza divina ispiratrice di vita. Per ottenere la vita dopo la morte, il ka aveva però bisogno del corpo del defunto che doveva dunque rimanere intatto, e ciò era possibile solo grazie alla tecnica della mummificazione.

Il tipo di mummificazione variava secondo la classe sociale alla quale apparteneva il defunto. Vi erano sacerdoti addetti a queste pratiche, conoscitori dell'anatomia umana, dovevano essere cauti nell'estrazione degli organi del defunto poiché avrebbero potuto danneggiarli e quindi cancellare la vita ultraterrena del defunto. Durante il processo di mummificazione, i sacerdoti collocavano una serie di amuleti in mezzo alle bende, sulle quali erano scritte formule destinate ad assicurare la sopravvivenza del defunto nell'aldilà.

Una volta preparato, il cadavere veniva deposto nel sarcofago, quindi si formava il corteo che lo avrebbe condotto alla tomba. Il sacerdote funerario era in testa, seguito da alcuni che portavano gli oggetti appartenuti al defunto che gli avrebbero garantito una confortevole vita ultraterrena. Il sarcofago era trainato da una slitta, mentre una seconda slitta trasportava i vasi canopi.

Quando la processione arrivava alla tomba, il sacerdote eseguiva il rito dell'apertura della bocca, per mezzo del quale, secondo la tradizione, la mummia avrebbe ripreso vita. Tutto il corredo funebre, insieme al sarcofago e alle offerte, era depositato nella tomba, che in seguito veniva sigillata affinché nessuno potesse turbare l'eterno riposo del defunto.

Dunque questi iniziava un lungo viaggio attraverso il mondo dell'oltretomba. Il defunto veniva condotto da Anubi, il dio dei morti, nella cosiddetta Sala delle Due Verità. A un'estremità c'era Osiride, seduto su un trono e accompagnato da altre divinità e 42 giudici. Al centro della sala era posta la bilancia, le cui assi erano misurate attentamente da Thot, dio degli scribi, sulla quale veniva pesato il cuore del defunto. Davanti alla divinità e ai giudici, il defunto doveva pronunciare la confessione negativa: la sua dichiarazione di innocenza. Dopodiché, se il piatto sul quale giaceva il cuore si fosse inclinato più di quello sul quale giaceva la piuma, simbolo della giustizia, questi sarebbe stato divorato da Ammit, un mostro metà ippopotamo e metà leonessa. In caso contrario il defunto sarebbe potuto entrare nel regno di Osiride e raggiungere così i campi di Iaru, una sorta di paradiso, dove gli ushabti, ometti di legno costruiti appositamente, avrebbero lavorato per soddisfare le sue necessità.

Prima di raggiungere però la gradita meta, l'anima del defunto doveva superare diversi ostacoli. Sulla barca del dio Ra, si doveva oltrepassare un lago infuocato, sorvegliato da quattro babbuini, affrontare coccodrilli, serpenti e il perfido Apofi, gigantesco mostro condannato in eterno a minacciare l'affondamento della barca di Ra. Unico aiuto per il defunto erano gli amuleti e le formule posti dai sacerdoti durante la mummificazione.La religione egizia è l'insieme delle credenze religiose, dei riti e delle relazioni con il sacro degli Egizi, fino all'avvento del Cristianesimo e dell'Islam.

Templi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Tempio egizio.

Un tempio egizio poteva essere grande (ad esempio il tempio di Abu Simbel) o piccolo. Alcuni templi sono: quello di Ptah a Menfi, l'Osireon (un tempio dedicato al dio Osiride), il tempio di Dendera e Luxor; esiste anche il complesso di Karnak. Spesso vi erano raffigurazioni di dèi e faraoni egizi, vicino a file di sfingi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Le presunte sorgenti del Nilo vennero scoperte solo nel 1937 dall’esploratore tedesco Burkhart Waldecker (1902-1964) nella parte meridionale dell’altopiano del Burundi.
  2. ^ La levata eliaca (circa 30' prima dell'alba) della stella Spdt, Sopedet, la Sothis dei greci; ovvero il suo apparire in cielo intorno al solstizio d'estate. Si tratta, di fatto, della prima apparizione dell'astro, che precede il sorgere del Sole, dopo un lungo intervallo di circa 70 giorni di non visibilità.
  3. ^ Anche in questo importante caso tuttavia, poiché da esso deriva la conseguente datazione dell’intera XVIII dinastia, esiste possibilità di errore: sappiamo infatti, dal papiro Ebers (citato da Grimal 2006, pag. 260), che la levata eliaca avvenne nell'anno 9° di Amenofi I, ma quel che non è noto è “dove” sia stata effettuata tale rilevazione. Se questa fosse avvenuta a Menfi, infatti, nel nord del paese, l'anno 9° corrisponderebbe al 1547 a.C. e, conseguentemente, la levata sarebbe avvenuta nel 1556; ma se la rilevazione fosse stata effettuata a Tebe, oltre 800 Km a sud, allora dovrebbero essere sottratti 20 anni e, in tal caso, la levata eliaca di Sirio sarebbe avvenuta nel 1526, ed il 9° anno di regno corrisponderebbe al 1517.
  4. ^ Contenuto in ogni essere organico, animale o vegetale, ed essendo nota l’emivita del 14C, è possibile stabilire l’età di un reperto archeologico con una certa approssimazione fino ad un massimo di circa 40-60mila anni fa (le datazioni a ritroso fanno comunque sempre riferimento ad un tempo attuale indicato, convenzionalmente, nel 1950 d.C.).
  5. ^ Un'eco di tale situazione può essere rilevata nella stessa cosmogonia egizia per la quale, in principio, era il Nun, l'oceano primordiale.
  6. ^ poche sono, benché non per questo meno importanti, le testimonianze di rapporti con le isole egee in questo periodo: una zanna d’avorio d’ippopotamo lavorata, corniole e ametiste, sigilli cilindrici in avorio. Vasi in pietra, provenienti dalla necropoli di Mokhlos e Zakhros, appaiono di derivazione egizia, benché quasi sicuramente realizzati localmente; altri provenienti da Knossos sono invece palesemente di provenienza egizia e risalgono ad un periodo compreso tra il predinastico e la VI dinastia egizia.
  7. ^ Da New Race (Nuova Razza) poiché, è bene ricordarlo, Petrie effettuava scavi a Naqada specialmente per trovare conferme alla sua duplice teoria della provenienza della razza egiziana dall'area mesopotamica o da quella etiopica.
  8. ^ Si vuole in tale tumulo vedere, in nuce, quello che poi, con le dinastie, si trasformeranno nei complessi piramidali.
  9. ^ Proprio a tale usanza si vuole far derivare il ricorso successivo alla mummificazione dei corpi: le costruzioni che sostituirono le fosse scavate direttamente nella sabbia, infatti, fecero venir meno la naturale disidratazione e mummificazione naturale che, date le visite susseguenti alla morte, sembrava essere elemento essenziale per il transito nell’aldilà. Fu gioco forza il tentare di ricorrere, perciò, a sistemi artificiali (la mummificazione) per ricreare una situazione di integrità corporea che si riteneva indispensabile per la vita ultraterrena.
  10. ^ Si tratta di un procedimento della produzione di ceramiche consistente nel rivestire con un velo di terra, nel nostro caso di colore rosso, l'argilla parzialmente essiccata.
  11. ^ si tratta dell'unica classificazione che, invece della colorazione, prende in considerazione la struttura della ceramica.
  12. ^ Frederick William Green (1869-1949) egittologo inglese.
  13. ^ Esami 14C sui resti lignei di tali strutture hanno rilevato datazioni risalenti al 3800-3600 a.C.
  14. ^ Elise Jenny Baumgartel (1892-1975), egittologia tedesca specializzata in storia del Predinastico, in occasione di una sua visita al Museo Egizio del Cairo negli anni '60 del '900 ebbe a dire, a proposito di tale dipinto: i pochi frammenti rimasti sono talmente scuri che è difficile distinguere anche solo la pittura dal resto.
  15. ^ Si tratta, tuttavia, di un dipinto decisamente importante vuoi per l’età, vuoi e specialmente, per i soggetti rappresentati. Secondo una delle interpretazioni più accreditate, si tratterebbe di una processione funebre su barche; secondo altri di una scena di caccia, ma una ulteriore ipotesi vorrebbe il dipinto come rappresentazione di una invasione di popoli stranieri dal mare.
  16. ^ Usualmente si tende ad indicare genericamente i sovrani dell’Egitto antico con il termine faraone. È tuttavia da tener presente che tale termine, derivazione greca da Per-Aa, ovvero Grande Casa, viene adottato solo in tempi relativamente recenti, con la XVIII dinastia e segnatamente con Thutmose III. Tutti i sovrani dinastici precedenti, perciò, dovrebbero essere indicati come re essendo di fatto il nome comune loro assegnato Neter-Nefer, ovvero Buon Dio, o anche solo Neter (Dio). In questa voce si cercherà, perciò, di seguire questa linea anche se potrebbe essere utile ricorrere talvolta, sia pure impropriamente, al termine più usuale per comodità di scrittura.
  17. ^ Non si esclude che, con il medesimo metodo, fossero prodotti anche vasi in oro, ma nessun esemplare è giunto a noi verosimilmente asportato nei millenni dalle tombe che ne contenevano.
  18. ^ E' ipotizzabile che tali statue, al pari dei vasi, fossero realizzate su un'anima in legno su cui venivano martellate lastre di metallo.
  19. ^ Si tratta di una serie di quattordici mastelli in legno, di capacità differente, dotati di un livellatore per la misurazione delle rendite di frumento.
  20. ^ IL Papiro Edwin Smith risale come stesura, in effetti, alla XVI-XVII dinastia, ma elementi intrinseci, come la terminologia arcaica e l'uso di determinati vocaboli, dimostrano che si tratti di una copia di testi molto più antichi forse risalenti all'Antico Regno o al Periodo Arcaico.
  21. ^ Anche in questo caso il nome non appare nelle liste reali note.
  22. ^ Dal nome, nonché dalla diplomatica soluzione dello scisma sethiano, alcuni studiosi hanno voluto individuare proprio in questo re il vero unificatore del Paese.
  23. ^ A Hierakompolis vennero rinvenute una stele spezzata, due coppe in pietra e due statue recanti l'identificativo di un re Horus-Khasekhem. Sulla base di una di tali statue è riportata una rozza incisione rappresentante nemici uccisi riportandone il numero in 47.209; se da un lato si è portati ad identificare Horus-Khasekhem con lo stesso Khasekhemui, non esiste alcuna certezza che non si sia, invece, trattato di chi si oppose militarmente all'usurpatore Peribsen in una vera e propria guerra civile, la cui risoluzione sarebbe poi stata definitivamente sancita dall'avvento al trono di Khasekhemui o dalla modifica del nome che potrebbe aver perso il riferimento ad Horus in segno di pacificazione sancita dai due animali teolofori affrontati sul serekh.
  24. ^ Questi manufatti vengono generalmente indicati come tavolette cosmetiche perché simili, sia pure in grandi dimensioni, a quelle piccole impiegate per mescolare, appunto, i cosmetici.
  25. ^ La tavoletta è anche nota come “Tavoletta degli avvoltoi” (Vultures Palette), “delle giraffe” (Giraffes Palette) o “dei leoni” (Lions Palette); spezzata in tre parti principali, è proprietà , dell’Ashmolean Museum di Oxford, del British Museum di Londra e del Museo di Lucerna.
  26. ^ La tavoletta richiama, nella struttura, un altro analogo manufatto, la Tavoletta dei quattro cani, oggi al Louvre, risalente al periodo Naqada II.
  27. ^ La tavoletta, spezzata in due parti, è nella disponibilità del British Museum di Londra, e del Louvre di Parigi.
  28. ^ la forma tipica delle pareti, più larghe alla base, che danno alla costruzione la tipica forma tronco-piramidale rastremata verso l’alto, deriverebbe (Cyril Aldred, p.40) dal ricordo delle originarie pareti in cannicci ricoperti di fango. Il peso stesso del fango lo faceva slittare verso il basso causando, così, un ispessimento della base del muro rispetto alla sommità. Tale particolarità estetico-architettonica si perpetuerà per tutta la storia dell’Egitto.
  29. ^ Un’idea della facciata di palazzo è ricavabile dal serekh, il simbolo della titolatura regale sovrastato dal falco, che inquadrava il nome di Horus del re, che simboleggia un palazzo, reale, appunto, visto sia in pianta (parte alta che contiene il geroglifico reale) che in alzato (la parte più bassa).
  30. ^ Viene fatto rilevare che il Canone di Torno assegna a Djoser 19 anni di regno che, secondo Gardiner ed altri, è un tempo troppo breve per completare il complesso funerario; più appropriati sembrerebbero, invece, i 29 anni assegnatigli da Manetone, ma questi assegna alla intera dinastia un periodo di 249 anni nettamente in contrasto con le evidenze archeo-storiche.
  31. ^ Il Papiro Edwin Smith, oggi alla New York Academy of Medicine (NYAM), viene considerato il primo approccio scientifico alle cure mediche, lontane da incantesimi o formule magiche. Pur risalendo, per stesura, al Secondo periodo intermedio dell'Egitto, il Papiro Edwin Smith, in base alla terminologia impiegata e alla struttura testuale, è stato indicato come copia di preesistenti testi risalenti all’Antico Regno ed attribuito ad Imhotep.
  32. ^ Manetone gli attribuisce l’invenzione dell’arte di costruire in pietra (Alan Gardiner -1971- p. 71).
  33. ^ Secondo alcuni studi Sekhemkhet sarebbe di fatto l’iniziatore della dinastia e Djoser il secondo, ma proprio le dimensioni dei materiali di costruzione fa supporre che l’aumento delle dimensioni sia derivato proprio dall’ esperimento precedente del complesso di Djoser.
  34. ^ Di fatto esistono a Saqqara sepolture che risalgono anche al periodo greco-romano e funzionari, re e faraoni successivi non disdegnarono di farsi qui preparare la propria sepoltura; tra gli altri, il generale Horemheb, della XVIII dinastia prima di salire al trono.
  35. ^ In arabo al-ahram al-kādhaba, doveva originariamente essere alta più di 90 m con una base di 144.
  36. ^ Presso gli egizi, le costruzioni avevano un proprio nome, quello assegnato a questa piramide, emblematico per quanto poi avvenne alla costruzione, era Snefru è duraturo.
  37. ^ Il nome del monumento era Snefru del sud splende.
  38. ^ Si tenga presente che le mastabe, e le piramidi a gradoni della dinastia precedente, avevano un’inclinazione delle pareti variabile tra i 72 e i 78° e che l’esame interno della piramide “Romboidale” ha evidenziato un nucleo originario con un’inclinazione di circa 60°. Evidenti problemi di staticità, dovuti anche al cedimento del terreno, portarono alla realizzazione di una sorta di “cintura” più esterna con l’inclinazione di circa 55° successivamente variata, ancora, in circa 43°.
  39. ^ Proseguendo con l’inclinazione iniziale di 54°46', la piramide avrebbe raggiunto i 133 m di altezza; la variazione intervenuta a circa 50 m dal suolo, a 43°60’, variò l’altezza finale agli attuali 105 m.
  40. ^ Il nome del monumento era Snefru appare nella gloria.
  41. ^ Importante fu il ritrovamento nel 1925, a cura di George Reisner e di una spedizione congiunta dell’Università di Harvard e del Museum of Fine Arts (Boston), della tomba di Hetepheres (Mark Lehner -2003-, p. 117) a breve distanza dalla piramide del figlio. Il sarcofago in alabastro bianco della regina era però vuoto.
  42. ^ Successore diretto di Cheope sarebbe stato Djedefra Kheper di cui si hanno scarse notizie. Si hanno tracce del suo undicesimo anno di regno.
  43. ^ Si ipotizza, per il ritrovamento di tracce archeologiche, che tra Chefren e Micerino abbiano regnato altri due re: Hordjedef, forse figlio di Cheope, e fratello di Kheper, e Baka, forse figlio maggiore di Kheper. Il Papiro dei Re, di Torino, è danneggiato proprio nella parte relativa alla IV dinastia, ma tra i nomi di Chefren e di Micerino ci sarebbe spazio a sufficienza per l’inserimento di altri due nominativi.
  44. ^ Rinvenuta ad Abido, nel 1903, da Flinders Petrie, oggi al Museo del Cairo.
  45. ^ E’ da tener presente che glianni di regno facevano riferimento, di fatto, alle operazioni di censimento del bestiame e che questo, in epoca antecedente, avveniva ogni due anni. Se l’usanza era, perciò, ancora biennale, il riferimento sarebbe al 22 anno di regno di Djedefra; in caso contrario, se cioè il censimento del bestiame fosse già diventato annuale, si tratterebbe effettivamente dell’undicesimo.
  46. ^ Djedefhor e Baka, come risulta da un graffito rinvenuto nello Wadi hamammat (citato da Grimal 2002, p. 92), ma risalente alla XII dinastia, sarebbero stati seguenti a Chefren nella linea di successione a Cheope.
  47. ^ Il nome originale era Grande è Chefren: è alta 136,4 m (ma originariamente raggiungeva i 143, 5), con una base quadrata di 215.25 m ed un angolo alla base di 53°10'.
  48. ^ Lunghezza massima circa 73 m, altezza massima circa 22 e larghezza massima 19 m.
  49. ^ Men-kha-U-Ra, ovvero Stabili sono i Kha di Ra.
  50. ^ Il nome originale era Divino è Micerino, è alta 62 m (ma originariamente raggiungeva i 65,5), con una base quadrata di 103,4 m ed un angolo alla base di 51°20'.
  51. ^ Città del delta nilotico oggi identificata con Zat el-Kom a circa dieci chilometri da Abu Rawash.
  52. ^ Dea dei parti, "mshnt" era lo sgabello delle partorienti.
  53. ^ Si tratta di un papiro trascritto durante la XVI-XVII dinastia, ma risalente al Medio Regno; una sorta di Mille e una notte ante litteram in cui si narra del re Cheope che, per distrarsi, invita a corte principi e funzionari per farsi narrare storie. Una di queste, raccontata dal mago Gedi, preconizza la nascita dei primi tre re della V dinastia, Userkaf, Sahura e Keku, da Redjedef, moglie di Ra-User, sacerdote di Ra ad Heliopolis.
  54. ^ Nell’isola di Citera, infatti, venne rinvenuta una coppa in pietra recante il nome del suo tempio funerario di Saqqara: I luoghi di Userkaf sono puri.
  55. ^ Dei sei di cui si ha notizia, due sono stati individuati: quello di Userkaf, ad Abu Sir, e di Niuserra-Setibtawy, ad Abu Gurab.
  56. ^ Il Benben era, in origine, di forma conica e solo successivamente assunse forma piramidale. Nella cosmogonia di Heliopolis rappresentava la collina, emersa dal Nun, l’oceano primordiale, da cui era nato il loto che aveva generato Atum.
  57. ^ Tale nome, con poche varianti, sarà assunto, nel corso della storia dell’Egitto, sempre da sovrani che dovettero ristabilire l’unità del Paese dopo disordini politici o periodi di instabilità: Amenemhat I (XII dianstia); Ipepi (XV dinastia); Petubastis II e Pianki (XXV dinastia).
  58. ^ Il canone di Torino gli assegna 7 mesi circa di regno, mentre Manetone 30-33 anni
  59. ^ Sulla scorta del nome di Horus, è’ stato addirittura ipotizzato che Userkaf potesse essere il capo della fazione avversa che avrebbe complottato per uccidere Teti.
  60. ^ Sia il canone di Torino che Manetone gli assegnano 50 anni di regno.
  61. ^ E’ tuttavia noto che contro di lui venne ordita una congiura nell’harem reale come da testimonianza esistente sulle pareti della tomba di Uni, alto funzionario di corte incaricato delle indagini, ad Abydos.
  62. ^ Anti era una divinità falco guerriero adorato dal XII al XVIII nomo dell’Alto Egitto.
  63. ^ Giuntoci in una trascrizione del Nuovo Regno (papiro di Leida I344r), le lamentazioni di Ipu-Wer, ovvero del principe Ipu, fanno tuttavia riferimento al periodo successivo all'Antico Regno che va sotto il nome di Primo Periodo Intermedio.
  64. ^ Notizie in tal senso ci sono pervenute grazie all'autobiografia di Ankhtifi, governatore del III nomo dell'Alto Egitto (a circa 40 Km da Tebe) e alleato di Neferkara VII, sovrano di Eracleopoli contro Tebe. Non è noto l'esito della guerra, ma dati gli eventi successivi, si considera la sconfitta di Ankhfiti (che non la riporterà nella propria biografia) e la presa di potere da parte di un principe tebano, Antef I (iniziatore della XI dinastia) che si proclamò re scegliendo, come Nome di Horus, "Seheru-Taui", ovvero "Colui che ha riportato la pace nelle Due Terre"
  65. ^ Non esiste, nelle liste regali, un Montuhotep I giacché si ritiene che costui fosse un principe tebano che coadiuvò, o forse affiancò nella reggenza, Intef, predecessore di Antef sul trono di Tebe ed iniziatore del contrasto con la X dinastia che porterà alla nascita dell'XI dinastia. Nella Sala degli antenati di Thutmose III (XVIII dinastia), del tempio di Karnak, venne inserito tra i re delle Due Terre, ma gli venne assegnato un nome di Horus palesemente fittizio, "Tapia", ovvero l'"Antenato" a volerne sottolineare verosimilmente l'importante figura di unificatore del Paese.
  66. ^ X nomo dell'Alto Egitto Wadjet, ovvero "il Cobra"; principale centro Djeuka, la greca Antaeopolis, centro cultuale del dio Seth.
  67. ^ XIII nomo dell'Alto Egitto Nedjefet Khentet con capitale a Sauti (Assiut, la greca Lycopolis), centro cultuale di Anubis.
  68. ^ Hatshepsut si ispirerà per il suo tempio di Deir el-Bahari proprio al tempio di Montuhotep alla cui politica riformatrice e di espansione politica ed economica volle manifestamente rifarsi.
  69. ^ Nell'ampio piazzale che fronteggiava il tempio, e in cui erano piantate 55 temarici e 4 sicomori per ciascun lato della rampa che conduceva al piano più alto, intervallate a statue del re, si trova "Bab el-Hosan", ovvero la "porta del cavallo" così detta poiché il cavallo di Howard Carter accidentalmente vi inciampò consentendo la scoperta del lungo corridoio sotterraneo che adduce al cenotafio regale scavato sotto il tempio.
  70. ^ Come rilevabile dalla corrispondenza privata di tale Heqanakht, sacerdote, con il visir Ipy di Tebe, rinvenuta nella tomba di Meseh (anch'egli funzionario di Ipy) a Deir el-Bahari.
  71. ^ A voler chiaramente sottolineare di essere il generatore di una nuova dinastia.
  72. ^ Il documento, forse scritto da Neferti sacerdote di Heliopolis, ci è giunto in forma completa in un papiro, oggi al Museo di Leningrado, nonché su due tavolette da scriba e su numerosi ostraka della XVIII dinastia e del periodo ramesside.
  73. ^ Abbreviazione di Amenemhat.
  74. ^ Il termine "giustificato" veniva assegnato ai defunti ammessi all'aldilà dopo la cerimonia della psicostasia; deve perciò intendersi che questa parola è stata aggiunta nella trascrizione dopo la morte del re.
  75. ^ Nomo dell'Alto Egitto di cui era originario Amenemhat.
  76. ^ Ovvero l'Alto Egitto.
  77. ^ Le Due Signore, ovvero le dee protettrici dell'Alto e Basso Egitto: l'avvoltoio Nekhbet e il cobra Uadjet
  78. ^ Gli dei Seth e Horus.
  79. ^ Campagna diretta contro gli oppositori politici del re rifugiatisi presso i libici.
  80. ^ Si tratta di un testo sapienziale, pervenutoci in centinaia di copie, la più antica delle quali risale però alla XVIII dinastia. Il testo, tuttavia, è quasi sicuramente una riscrittura di testi molto più antichi verosimilmente proprio della XII dinastia poiché scopo di fondo, più che "insegnare" o spiegare i motivi dell'omicidio di Amenemhat, sembra essere quello di costituire una legittimazione al trono per Sesostri ed una difesa da eventuali accuse di essere stato parte della congiura.
  81. ^ L'elevato numero di copie pervenutoci si giustifica, peraltro, con l'essere il racconto stato usato, nel corso dei secoli, come testo da copiare per l'addestramento degli scribi. Tra gli altri, cinque papiri risalenti al Medio Regno, e un ostrakon, oggi all’Ashmolean Museum di Oxford, che contiene il testo quasi completo.
  82. ^ Nel 1954 uscì, nelle sale cinematografiche, il film "Sinuhe l'egiziano", tratto dal romanzo omonimo dello scrittore finlandese Mika Waltari. Aldilà del nome del protagonista, tuttavia, il romanzo, ed il film conseguente, non hanno nessun legame con la vicenda narrata nell'originale "racconto" egizio essendo la storia ambientata nel corso della XVIII dinastia e nel periodo dell'eresia amarniana.
  83. ^ Si tratta dei più antichi obelischi di cui si abbia notizia: alti oltre 20 m se ne conserva ancora solo uno ad Heliopolis, quartiere del moderno Cairo. Erano di sicuro ancora eretti nel IV secolo d.C. poiché ne rende testimonianza Ephrem il Siriano (306-373), venerato come santo dalla chiesa siriana e proclamato dottore della Chiesa nel 1920: "qui si ergono due grandi colonne che suscitano ammirazione, alte sessanta cubiti". Uno dei due crollò, in epoca non nota, giacché nel XII secolo un viaggiatore arabo scrisse: "uno dei due è rotto in due tronconi mentre l'altro è ancora in piedi".
  84. ^ I blocchi di tale monumento vennero in seguito usati, a partire da Amenhotep III, come riempimento del III pilone di Karnak. Qui vennero rinvenuti negli anni '20 del '900 consentendo la completa ricostruzione della cappella; si tratta di un tempietto periptero dotato di rampe contrapposte che recavano, molto verosimilmente, ad altrettanti troni che simboleggiavano l'Alto e il Basso Egitto.
  85. ^ I testi moderni sulla traduzione dei geroglifici si basano quasi esclusivamente sulla lingua scritta di tale periodo; uno per tutti il "Concise Dictionary of Middle Egyptian" di Raymond Faulkner, edito dal Griffith Institute presso l'Ashmolean Museum di Oxford.
  86. ^ I depositi di fondazione sono attestati fin dall'Antico Regno ed erano collocati con intento consacratorio della struttura (tempio, edificio sacro, tomba) cui erano destinati. Di solito contenevano oggetti miniaturizzati usati per le costruzioni (mattoni zappe, picconi, pale) o di carattere cultuale (amuleti, incenso, kohl), o offerte di piccoli animali o prodotti solidi e liquidi.
  87. ^ Uno di questi di tipo egeo.
  88. ^ La suppellettile venne rinvenuta nel c.d. Quartier Mu, edificio D, stanza 4, che doveva appartenere ad un notabile locale, forse in sacerdote.
  89. ^ Rinvenuto nel 1971 da Louis Godart in un complesso templare del Quartier Mu di Mallia.
  90. ^ Si è a conoscenza di varie campagne in Nubia, nell'anno 8°, durante la quale fece ampliare un canale fatto costruire da Merenra (VI dinastia) il che consentì alle navi egizie di raggiungere la seconda cateratta, nel 10°, nel 16°, durante la quale venne raggiunta Semna, e nel 19°.
  91. ^ Kahun costituisce uno dei tre esempi noti di "villaggio operaio", gli altri sono quello di Tell el-Amarna, l'antica Akhetaton, e di Deir el-Medina, nei pressi della Valle dei Re. Caratteristica di tali insediamenti: l'isolamento con una superficie (circa 350 m x 400 a Khaun) recintata da un muro in mattoni crudi in cui si aprono solo due porte; la separazione in due quartieri in cui le abitazioni si differenziano per dimensioni e per miglior fattura.
  92. ^ L'epiteto "figlio dell'asiatico" ha fatto supporre, a riconferma della possibilità che i re in tale periodo venissero eletti, che Hotepibre fosse addirittura di origini eblaite.
  93. ^ VI nomo del Basso Egitto, con capitale a Khaswu, la greca Xois.
  94. ^ Testi del Nuovo Regno denotano in maniera molto negativa gli Hyksos, ma si deve ritenere che fossero strumentali all'ideologia riunificatoria iniziata con la XVII e compiutasi con la XVIII dinastia.
  95. ^ 1648-1540 a.C. secondo John Van Seters (nato 1935, studioso del Vicino Oriente) ed altri; 1648-1440 a.C. secondo Jürgen von Beckerath (1920-2016, egittologo tedesco); 1640-1532 a.C. secondo Kenneth Kitchen.
  96. ^ Successivamente ne accentuarono i caratteri semitizzanti e lo assimilarono a Baal-Reshef o al dio hittita Teshub.
  97. ^ Dea cananea dell'amore, della fertilità, della terra, ma anche della guerra, rimase nel pantheon egizio e fu particolarmente venerata durante la XIX dinastia
  98. ^ Il termine visir viene anacronisticamente utilizzato per indicare, nell'antico Egitto, il più alto funzionario dell'entourage faraonico.
  99. ^ Proprio contro lo strapotere dei "preti" di Amon si scatenò la c.d. Eresia amarniana che diminuiva grandemente il culto del pantheon egizio, e di Amon in particolare, a favore di un dio unico, Aton, e costituendo, di fatto, una forma di monoteismo o in realtà, più esattamente, di enoteismo. Con i successori di Amenhotep IV/Akhenaton, con la restaurazione degli antichi culti iniziata sotto Tutankhamon e portata a termine sotto Horemheb i "preti" di Amon ripresero il sopravvento ed i Profeti tornarono a ricoprire cariche così importanti che alla fine della XX dinastia (regnante Ramses XI) Herihor, Primo Profeta di Amon, rese la carica ereditaria dando così vita ad una dinastia parallela che governò la regione tebana durante parte del Terzo Periodo Intermedio, in concomitanza con le dinastie XXI e XXII.
  100. ^ La dotazione (Kurt Sethe, Urk IV, pp. 1215 e segg.) del Primo Profeta prevedeva: abitazione, maggiordomo, capo della casa, guardiano della camera, un attendente, un domestico, uno schiavo nubiano, uno scriba, uno scriba della tavola, uno scriba della corrispondenza, un acquaiolo, un battelliere, un capo dei marinai dell’imbarcazione ed i relativi marinai. La dotazione per il Secondo Profeta Amenhotep prevedeva: abitazione, uno scriba, un maggiordomo segretario della corrispondenza, un segretario, servi, un coppiere, una guardia del corpo, più attendenti, un pescatore.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

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  8. ^ Non è tuttavia da sottovalutare un altro fattore di "errore" che potrebbe influenzare, in generale, le datazioni 14C: gli esperimenti nucleari del trentennio 1950-1980 che hanno di certo aumentato la quantità di radiocarbonio presente nell'atmosfera.
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  76. ^ E ciò giustificherebbe il perché dell’incompiutezza del complesso di Abu Rawash, nonché il suo quasi completo smantellamento (il Tempio in valle, pure identificato archeologicamente, non è ancora stato scavato). Pare, in realtà, che lo smantellamento sia avvenuto nei secoli a venire per il materiale particolarmente prezioso usato nella costruzione: sienite e quarzite rossa
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Fonti storiche[modifica | modifica wikitesto]

Le fonti storiche delle dinastie egizie sono:

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Philip Vanderberg, Ramsete il grande, Sugarco, Milano, 1980
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  • C.W. Ceram, Civiltà sepolte, Einaudi
  • Brian Fagan, Alla scoperta dell'antico Egitto, Newton & Compton, Roma, 1996, ISBN 88-8183-286-0 (I edizione originale: The Rape of the Nile: Tomb Robbers, Tourists, and Archaeologists in Egypt, Charles Scribner's Sons, New York, 1975)
  • T.H.G. James, L'archeologia dell'Egitto antico, Newton & Compton, Roma, 1996, ISBN 88-8183-283-6 (I edizione originale: Introduction to Ancient Egypt, British Museum Press, 1972)
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  • AA.VV., La descrizione dell'Egitto pubblicata per ordine di Napoleone Bonaparte, Bibliothèque de l'image, 2001
  • AA.VV., L'antico Egitto di Napoleone, Mondadori
  • AA.VV., Egitto - la terra dei faraoni, Könemann/Gribaudo
  • Edda Bresciani, Sulle rive del Nilo, Laterza
  • Sergio Donadoni, L'arte dell'antico Egitto, Tea, 1982
  • Sergio Donadoni, L'Egitto, Torino, Utet, 1982, ISBN 88-02-03571-7
  • Sergio Donadoni, Cultura dell'antico Egitto, Roma, La Sapienza, 1986
  • Franco Cimmino, Vita quotidiana degli egizi, Rusconi
  • Nicolas Grimal, Storia dell'Antico Egitto, Laterza
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  • Christine El Mahdy, Il costruttore della Grande Piramide, Corbaccio
  • Franco Cimmino, Sesostris - storia del Medio Regno egiziano, Rusconi
  • Howard Carter, Tutankhamen, Garzanti
  • Giacomo Cavillier, Il faraone guerriero - i sovrani del nuovo regno alla conquista dell'Asia, Tirrenia Stampatori
  • Giacomo Cavillier, Tuthmosi III: immagine e strategia di un condottiero, Tirrenia Stampatori
  • Giacomo Cavillier, La Battaglia di Qadesh, Tirrenia Stampatori
  • Giacomo Cavillier, Sulle tracce di Champollion, Tirrenia Stampatori
  • Giacomo Cavillier, Egittologia, Ananke
  • Franco Cimmino, Hašepsowe e Tuthmosis III, Rusconi
  • Franco Cimmino, Akhenaton e Nefertiti - storia dell'eresia amarniana, Rusconi/Bompiani
  • Franco Cimmino, Tutankhamon, Rusconi
  • Franco Cimmino, Ramesses II il Grande, Rusconi
  • Christine El Mahdy, Tutankhamon, Sperling & Kupfer
  • Thomas Hoving, Tutankhamon, Mondadori
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  • Enrichetta Leospo, Mario Tosi, Il potere del re, il predominio del dio: Amenhotep III e Akhenaton, Ananke
  • Christian Jacq, La grande sposa Nefertiti, Mondadori
  • Henry James, Antonio De Luca, Tutankhamon, White Star
  • Henry James, Ramesse II, White Star
  • Kenneth Kitchen, Il faraone trionfante - Ramses II ed il suo tempo, Laterza
  • Elio Moschetti, Horemhab - talento, fortuna e saggezza di un re, Ananke
  • Christiane Desroches Noblecourt, La regina misteriosa: storia di Hatshepsut, Sperling & Kupfer
  • Christiane Desroches Noblecourt, Tutankhamon, Silvana Editrice
  • Christiane Desroches Noblecourt, Ramsete - il figlio del sole, Sperling & Kupfer
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  • Joyce Tyldesley, L'età dell'oro dell'Antico Egitto, Newton & Compton
  • Philipp Vandenberg, Nefertiti, Sugarco
  • Curt Sachs, Storia degli strumenti musicali, Mondadori
  • Philipp Vandenberg, Tutankhamon - il faraone dimenticato, Sugarco, Milano
  • (FR) Altair4 Multimedia, Égypte Antique, CD-ROM, Réunion des Musées Nationaux, 2004
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  • Toby Wilkinson, L'antico Egitto: storia di un impero millenario, Einaudi, 2012 (orig. The rise and fall of Ancient Egypt, Bloomsbury, 2010)
  • Elio Moschetti, Lungo il Nilo. Navigando nella realtà e nell'immaginario dell'Antico Egitto, Ananke, Torino
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  • (EN) Flinders Petrie (1897), A history of Egypt, Vol. I, Methuen & Co., London,

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