Esercito egizio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

In tutto il lungo arco della storia dell'antico Egitto l'esercito ricoprì un ruolo rilevante nella struttura della società, pur non essendo quella egizia una cultura fortemente militarista, adattandosi all'evoluzione del concetto di stato che caratterizzò quella cultura.

La civiltà egizia si concentrò lungo le regioni settentrionali del fiume Nilo (attuale Egitto, nell'Africa settentrionale orientale), coalizzandosi intorno al 3150 a.C. con l'unificazione politica dell'Alto e del Basso Egitto sotto il primo faraone e si sviluppò nei successivi tre millenni. La sua storia si è declinata in una serie di regni stabili, separati da periodi di relativa instabilità noti come "periodi intermedi". L'antico Egitto raggiunse il suo culmine durante il c.d. "Nuovo Regno", dopo di che entrò in un periodo di lento declino (c.d. "Periodo Tardo"), durante il quale fu conquistato da una successione di potenze straniere: Assiri, Babilonesi, Persiani, Greci. Il dominio dei faraoni terminò ufficialmente nel 31 a.C., quando l'Impero Romano conquistò l'Egitto e ne fece una provincia.

Anche se le forze militari egiziane erano già ben presenti in fase antica (c.d. "Antico Regno" e "Medio Regno"), fu nel Nuovo Regno che l'armata del faraone raggiunse il suo apogeo tecnologico e strutturale[1].
Per gran parte della sua lunga storia, l'Egitto fu unificato sotto un unico governo. La principale preoccupazione militare per la nazione era quella di tenere lontani i nemici. Le aride pianure ed i deserti che lo circondavano erano infatti abitate da tribù nomadi che occasionalmente tentavano di razziare o stabilirsi nella fertile valle del Nilo. Tuttavia, le grandi distese del deserto costituivano una barriera che proteggeva la valle del fiume ed era quasi impossibile attraversarle con grandi eserciti. Gli egiziani costruirono fortezze e avamposti lungo i confini est e ovest del delta del Nilo, nel deserto orientale e nella Nubia a sud. Piccole guarnigioni potevano prevenire piccole incursioni ma se veniva rilevata una forza considerevole veniva inviato un messaggio per chiedere l'intervento dell'esercito vero e proprio. La maggior parte delle città egiziane, inoltre, mancavano di mura cittadine e di altre difese.
Tatticamente, l'armata egizia ha sempre preferito bersagliare il nemico con armi a distanza, a discapito delle cariche di sfondamento. Elemento iconico dell'armata egizia (seppur frutto delle evoluzioni tecnologiche maturate nel corso del Nuovo Regno) fu il carro da guerra[2].

La storia dell'antico Egitto è divisa in tre regni e due periodi intermedi. Durante i tre regni l'Egitto fu unificato sotto un unico governo. Durante i periodi intermedi il controllo del governo era nelle mani dei vari Nomi ("distretti") e di vari stranieri. La geografia dell'Egitto serviva per isolare il paese e permettergli di prosperare. Questa circostanza ha posto le basi per molte delle conquiste militari dell'Egitto.

Uno dei primi documenti che possediamo sulla storia dell'Egitto, la c.d. "Tavoletta di Narmer", descrive pittograficamente le guerre condotte dall'omonimo sovrano che portarono all'unione dell'Alto e Basso Egitto ed alla fase storica conosciuta come "Antico Regno"[3].

Placchetta d'avorio raffigurante Den (I dinastia) che sconfigge i nemici
Rilievo di Ramses III.
Fanteria egizia. Tomba di Mesehti. XI dinastia.
Carro da guerra del Faraone con quest'ultimo a bordo (disegno del XIX secolo) - Si può prendere come esempio questo carro da guerra come un esempio dell'aspetto dei carri da guerra egiziani, anche se con molte meno decorazioni (sia alle armature dei cavalli trainanti sia al carro stesso) a quello rappresentato nell'immagine qui soprastante, essendo il Carro reale.
Spada khopesh.
Daga bronzea recante il nome di Ahmose I, XVIII dinastia
L'assedio di Dapur. Ramesseum
battaglia navale
Fanti armati di giavellotto, ascia e scudo. Rilievo proveniente dal Tempio funerario di Hatshepsut a Deir el-Bahari.

Le fonti[modifica | modifica wikitesto]

Le fonti su cui possiamo basarci per ricostruire l'evoluzione e la struttura dell'esercito egizio sono, a parte oggetti come la c.d. "Tavoletta di Narmer" che rappresentano singole azioni belliche, testi biografici provenienti dalle tombe di militari, o dei funzionari preposti a compiti di comando, stele confinarie poste a ricordare i punti di massima penetrazione in territori stranieri durante le fasi di espansione (Sesostris III, Thutmose III) e, nel Nuovo Regno, i rilievi posti dai sovrani nei templi recanti veri e propri bollettini di guerra (Ramesse II, Merenptah).
Le c.d. "Fonti Classiche", fond. lo storico greco Erodoto, sono invece scarsamente descrittive soprattutto della situazione più antica, e comunque scarsamente affidabili.

Struttura ed evoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Al termine del c.d. Periodo Predinastico il semi-leggendario faraone Menes (quasi unanimemente identificato con il sovrano storico Narmer[4][5][6]) unificò con le armi il Basso e l'Alto Egitto, in una data intorno al 3000 a.C.. La Tavoletta di Narmer, il "primo documento storico al mondo"[7] raffigura appunto il faraone Narmer (I dinastia) armato della mazza/scettro "Hedj" che abbatte un nemico.

Colui che sarebbe divenuto il "faraone" era al tempo il sovrano di uno dei tanti distretti ("Nomi", da cui il titolo di "nomarca" assegnato al loro sovrano|governatore) in cui l'Antico Egitto era diviso: molto probabilmente il VII Nomos, gravitante intorno alla città di Abido, capitale dell'Alto Egitto. Come gli altri nomarchi, Narmer aveva ai suoi ordini un esercito di tipo "feudale", non professionista, equipaggiato con le medesime armi che sarebbero rimaste in uso per secoli durante la prima fase storico/"dinastica" egizia (v.si nel seguito), ma seppe servirsene per sottomettere gli altri re locali e per estendere la sua autorità sino al Sinai[8][9][10]. La base del potere economico che sostenne questa spinta imperialista era molto probabilmente costituita dal monopolio detenuto da Narmer (e dai suoi predecessori - v. Re Scorpione) sul fiorente sistema d'irrigazione che aveva permesso il sostentamento di una cultura nelle aride terre egiziane[11][12][13].

Antico Regno[modifica | modifica wikitesto]

Durante l'Antico Regno, l'esercito egizio mantenne la struttura feudale del Periodo Predinastico: i vari contingenti distrettuali erano forniti dai nomarchi, ormai formalmente sottomessi, al faraone che sarebbe stato da lì in avanti il capo supremo dell'esercito. Questi "Eserciti distrettuali" erano composti da contadini che avevano tra le loro corvée anche il servizio militare, di norma da svolgersi durante la stagione dell'inondazione, periodo in cui il lavoro nei campi era interrotto. Si trattava pertanto ancora di un esercito non professionista[14], la cui affidabilità dipendeva dalla cura postavi da parte del governatore che lo comandava e ne manteneva sostanzialmente il controllo e la cui fedeltà al faraone dipendeva dal controllo che il sovrano era in grado di esercitare suoi nomarchi.
Pur privi di un esercito professionista, i faraoni seppero in questo periodo costruirsi un impero. I nemici da affrontare erano a quel tempo: (i) i Libici ad ovest, di là dal Sahara; (ii) i Nubiani a sud; (iii) i Canaaniti a nord; e (iv) i nomarchi ribelli. Le operazioni consistevano primariamente nel contenimento di saccheggi perpetrati dalle popolazioni straniere e dal mantenimento di stabili confini imperiali. Fondamentale fu in tal senso la costruzione di una serie di fortilizi di presidio, la maggior parte ubicati lungo il Nilo (seppur già al tempo di Narmer venne realizzato un fortilizio nel Sinai, a Tel el-Sakan[10]) ed in particolare a ridosso dei confini con la Nubia, unico vero avversario della nascente potenza egizia. Queste fortezze (molte delle quali sono oggi sommerse sotto il Lago Nasser) funsero da deterrente nei confronti dei barbari meridionali, scoraggiandone gli assalti (le fonti non riportano infatti menzione di significativi attacchi ai presidi di confini).

L'equipaggiamento dei soldati dell'Antico Regno non comprendeva l'armatura (unica protezione era lo scudo) e consisteva in svariate armi (lancia, clava, mazza, daga ma niente spade vere e proprie) tra le quali primeggiava l'arco. Seppur al tempo si trattasse di un'arma poco evoluta, a curvatura singola, difficile da utilizzare e di scarsa gittata, l'arco ricoprì un ruolo fondamentale nella cultura egizia[15][16] e i "Nove archi" erano il simbolo tradizionale dei nemici dell'Egitto sin dal tempo di Djoser (III dinastia), impegnato in guerra contro i Nubiani i cui temibili arcieri valsero alla loro terra il nome di "Ta-Seti" (it. "La terra dell'arco").

Primo Periodo Intermedio[modifica | modifica wikitesto]

Non appena il potere del faraone venne meno, i nomarchi iniziarono ad usare le proprie truppe per aumentare il proprio potere, dando origine al c.d. Primo periodo intermedio.

Medio Regno[modifica | modifica wikitesto]

Le campagne militari del faraone Mentuhotep II (XI dinastia) contro i nomarchi del Delta del Nilo, la sua pacificazione della regione del Sinai e le sue spedizioni in terra nubiana, oltre la Seconda cataratta del Nilo segnarono la definitiva riaffermazione del potere centrale in Egitto e l'avvio del Medio Regno.
Fu a questo punto che i faraoni avviarono una significativa modernizzazione del loro esercito, introducendo nell'ambito militare, sia la figura del militare di carriera (come fu l'egizio noto come Iker del quale è stata rinvenuta la sepoltura[17]) sia il mercenario:

  • il militare di carriera era un funzionario che risiedeva nelle città e che riceveva come soldo per il suo incarico l'usufrutto di un appezzamento di terra e schiavi per coltivarlo. L'incarico fu spesso ereditario;
  • i mercenari erano elementi di popoli confinanti stipendiati dal demanio (palestinesi; nubiani; e libici) talvolta prigionieri di guerra che spesso vennero insediati in particolari territori in vere e proprie "colonie militari".

Il faraone Sesostri I (XII dinastia) occupò in pianta stabile la Nubia, fondando l'avamposto di Buhen e avviando il massiccio arruolamento di contingenti mercenari locali, i Medjay, molto apprezzati per la loro abilità come arcieri. Sempre mercenari furono i semiti di origine palestinese che vennero insediati nel Delta del Nilo (le popolazioni che gli egizi dicevano essere comandate dai ḥq 3w ḫ3swt (heka kasut), it. "Principi dei paesi stranieri") e che, con il venire meno del potere centrale, iniziarono a governarsi da sole e poi estesero il loro controllo a buona parte dell'Egitto originando il Periodo hyksos.

Nuovo Regno[modifica | modifica wikitesto]

Durante il Nuovo Regno si verificarono le evoluzioni tecnico-tattiche che plasmarono il "definitivo" esercito egizio tramite il quale i faraoni debellarono la minaccia degli hyksos dal Basso Egitto. Fondamentale fu l'introduzione del carro da guerra (datata alla XVIII dinastia egizia), su modello hyksos, appunto, poi evoluto dagli egizi in una versione più agile ed efficiente che garantì loro la supremazia sui popoli confinanti[1][2] portando l'Impero all'apice della sua potenza sotto il faraone Thutmosi III (XVIII dinastia).

Periodo Tardo[modifica | modifica wikitesto]

Durante il Periodo Tardo ancora una volta sono i mercenari, questa volta Greci, a costituire l'ossatura dell'esercito egizio. Rispetto al passato i mercenari greci si differenziano per non essere più ricompensati con l'assegnazione di terre e schiavi, questi soldati combattono per l'oro e non trasferiscono le loro famiglie nella valle del Nilo. Ciò li rende molto più soggetti ai cambiamenti di schieramento.
Il costante contatto con elementi stranieri nel Periodo Tardo apportò nuove evoluzioni all'arte bellica egiziana: l'uso massiccio del ferro per la fabbricazione delle armi; l'introduzione della fanteria pesante e delle truppe di cavalleria.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Esercito tolemaico.

A seguito della conquista macedone, l'esercito egizio, come ogni altro aspetto della cultura egiziana antica, fu pesantemente ellenizzato. L'armata del faraone divenne l'esercito tolemaico dal nome dei re ellenistici che governarono l'Antico Egitto dal 305 a.C. al 30 a.C. Come la maggior parte degli altri eserciti dei Diadochi, l'esercito tolemaico era molto simile all'esercito macedone di Alessandro Magno: fanteria pesante armata di sarissa e schierata nella falange macedone ecc. Le armate dei Tolomei avrebbero dimostrato la loro superiorità contro le forze dei Seleucidi con la vittoria nella Battaglia di Rafah del 217 a.C. salvo poi cadere in una fase di profondo ristagno che spianò la strada alla conquista da parte di Roma al tempo della disputa tra Augusto e Marco Antonio.

Organizzazione ed effettivi[modifica | modifica wikitesto]

L'esercito egizio era suddiviso in specifiche unità militari sin all'Antico Regno, ciò nonostante una vera e propria gerarchia militare apparve solo nel Medio Regno. Durante il Nuovo Regno le principali forze armate egizie erano: la fanteria, i carri da guerra e la marina militare[18].

Fanteria[modifica | modifica wikitesto]

Il reclutamento della fanteria egizia era basato su di un sistema misto di coscritti e volontari[19], tutti pagati sia che si trattasse di nativi sia che si trattasse di mercenari[20]. Tra i mercenari figuravano: Nubiani (sin dall'Antico Regno), tra i quali si reclutava il corpo d'élite dei Medjay[21]; Maryannu (Medio e Nuovo Regno); Shardana, Libici e Na-arn durante il Periodo Ramesside[22]; Fenici, Cari e Greci (Periodo Tardo). Esisteva un equilibrio simbiontico tra i carri e la fanteria, fondato sul reciproco supporto[23].

Carri da guerra[modifica | modifica wikitesto]

I carri da guerra, originari del Medioriente, vennero introdotti nell'esercito egizio a seguito della contiminazione bellica con gli hyksos alla fine dell'omonimo periodo e divennero la spina dorsale delle forze armate del faraone[2] al punto che il faraone, di norma, venne rappresentato combattere dal carro (malgrado questo uso del cavallo in battaglia, non si sviluppò mai una vera e propria cavalleria). I "carristi" erano tutti esponenti delle alte classi sociali egizie. Il carro era, di fatto, una piattaforma mobile per scagliare proiettili ed altre armi da lancio, trainata da due cavalli con un equipaggio di due uomini: l'auriga che fungeva anche da scudiero ed il guerriero armato di arco e giavellotto[24]. Esisteva un equilibrio simbiontico tra i carri e la fanteria, fondato sul reciproco supporto[23].

Marina militare[modifica | modifica wikitesto]

Anche l'uso militare della nave, in un primo tempo vista unicamente come mezzo di trasporto lungo il Nilo, ebbe una svolta con il Nuovo Regno. Una delle tattiche vincenti dei sovrani della XVIII dinastia fu quella di attaccare, nel delta, gli hyksos con le navi. Anche Ramesse III affrontò i popoli del Mare in una battaglia navale (c.d. "Battaglia del Delta del Nilo") usando navi che, in base alle immagini pervenuteci, avevano un solo albero ed una sola fila di rematori.[25]

Guerra d'assedio[modifica | modifica wikitesto]

A fianco dell'armamento per le battaglie in campo aperto esisteva anche un armamento d'assedio costituito da scudi di grandi dimensioni e ripari collettivi, scale e arieti per sfondare le mura delle fortezze nemiche.

Effettivi[modifica | modifica wikitesto]

Valutare l'effettiva consistenza numerica dell'esercito egizio è arduo. Sul finire del Regno Antico alcuni testi riportano "alcune decine di migliaia" frase che potrebbe essere interpretata come 20.000/30.000 effettivi numero compatibile con la popolazione stimata.
Un dato abbastanza preciso lo possediamo per un evento particolare: la Battaglia di Kadesh, dove Ramesse II schierò quattro divisioni ciascuna composta di 5.000 soldati, per metà circa mercenari, e dotata di 500 carri da guerra.
A questo "Esercito di campagna" andrebbero aggiunti gli effettivi, difficilmente valutabili, delle truppe delle fortezze di frontiere e quelle destinate alle mansioni di polizia interna dell'impero.
Unico altro dato numerico è quello riferito dallo storico greco Erodoto che riporta la presenza di due caste militari, i Calasiri e gli Ermobibi, aventi una consistenza numerica complessiva di 410.000 unità, un dato che gli storici moderni ritengono non realistico.

Equipaggiamento[modifica | modifica wikitesto]

Armi[modifica | modifica wikitesto]

I reggimenti che componevano l'armata egizia erano riconoscibili per il loro equipaggiamento: arcieri, picchieri, frombolieri e lanciatori di giavellotto o fantaccini con scure/mazza.

Le armature erano praticamente assenti nel periodo predinastico e antico: il guerriero egizio era seminudo, coperto solo dallo shendit utlizzato anche nella vita quotidiana; i comandanti si distinguevano per l'uso dei sandali ed il mantello. A partire dal Medio Regno, gli ufficiali (e il faraone) iniziarono a distinguersi per l'uso di armature in cuoio rinforzato da bronzo più o meno riccamente decorato la cui efficacia era tale, secondo Erodoto, da farne un equipaggiamento ambito dai soldati dell'Impero persiano. I copricapi avevano prevalentemente funzione di protezione termica e gli elmi veri e propri erano assenti.

La panoplia egizia comprendeva uno scudo con telaio in legno coperto da pelle di ippopotamo o gazzella (quando nelle raffigurazioni compaiono scudi rotondi si tratta di armi in uso ai mercenari Shardana, al tempo di Ramses, o Greci, nel Periodo Tardo), daghe, spade a lama diritta e a lama ricurva (il khopesh semita introdotto dagli hyksos durante il Secondo Periodo Intermedio).
Le armi più antiche e più diffuse erano:

  • la mazza (v. Tavoletta di Narmer) e la scure (nel Medio Regno anche in foggia di bipenne ma d'uso esclusivo degli ufficiali) dalle quali originarono numerosi scettri simboli del faraone e delle divinità;
  • la lancia;
  • le clave da lancio, originariamente utilizzate per la caccia agli uccelli acquatici, anche in foggia di boomerang;
  • la frombola; e
  • l'arco.

La lancia, in Egitto, fu primariamente un giavellotto e solo successivamente (una volta soppiantata quale arma da lancio preferenziale dall'arco) una picca. Gli esemplari utilizzati nella lotta corpo-a-corpo, in legno, con calzuolo e lama di bronzo (successivamente di ferro), ampiamente diffusi nel Nuovo Regno come arma ausiliaria del carrista, avevano comunque dimensioni contenute (circa 160 cm), ben lontane dallo standard della dory greca. Si trattava comunque di armi "nobili", imbracciate anche dal faraone: es. le iscrizioni celebrative della vittoria di Amenhotep II sui Canaaniti a Karnak.
L'arma cruciale per gli egizi fu sempre l'arco che, non a caso, ricoprì un ruolo fondamentale nella cultura egizia: lezioni di tiro con l'arco vennero raffigurate nelle tombe egizie[15] , armate d'arco erano alcune delle divinità egizie[16] ed i Nove archi erano il geroglifico che identificava i nemici del faraone. In origine, era un'arma semplice, con flettenti in corno di antilope e corpo di legno, lungo anche due metri. In epoca predinastica gli archi erano anche a doppia curvatura ma nell'Antico Regno lo standard fu per l'arco a curvatura singola (c.d. "self-bow"). Le frecce erano fatte di giunco, lunghe circa 80 cm, con punta in legno duro e/o selce (solo in epoca tarda nel più prezioso bronzo) e tre penne[26]. Durante il Nuovo Regno, sempre per l'influenza degli hyksos, si diffuse nell'armata del faraone l'arco composito asiatico, solitamente importato e non fabbricato in Egitto. Il grande arco antico restò comunque in uso, anche al faraone stesso: es. Thutmosi III e Amenhotep II.
La frombola era anch'essa massicciamente diffusa per la facilità di produzione. Solo in epoca tarda il fromboliere egizio si dotò di proiettili di piombo in sostituzione dei semplici sassi utilizzati per secoli.

Insegne[modifica | modifica wikitesto]

I Nomi d'Egitto avevano i loro simboli distintivi, solitamente legati alle divinità, e tali simboli venivano utilizzati come insegne di riconoscimento delle armate distrettuali chiamate a servire sotto il faraone. Lo stendardo del nomo consisteva in un simulacro del simbolo tutelare posto alla sommità di una pertica[27]: es. la testa d'ariete per il distretto tebano, votato al dio Amon, o lo scarabeo per il distretto di Menfi, votato al dio Ptah. All'interno dei vari corpi d'armata esistevano poi delle insegne distintive della divisione di appartenenza: si trattava solitamente di ventagli semicircolari o rettangoli posti alla sommità di lunghe pertiche[28].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Healy M (2005), Qadesh 1300 BC, Londra, Osprey Publishing, pp. 27-28.
  2. ^ a b c Spalinger AJ (2005), War in Ancient Egypt, Malden (MA), Blackwell Publishing, p. 8.
  3. ^ Shaw I [e] Nicholson P (1995), The Dictionary of Ancient Egypt, Harry N. Abrams Inc., ISBN 0-8109-9096-2, p. 197.
  4. ^ Edwards IES (1971), The early dynastic period in Egypt, Cambridge University Press, p. 13.
  5. ^ Cervelló-Autuori J (2003), Narmer, Menes and the seals from Abydos : Egyptology at the dawn of the twenty-first century: proceedings of the Eighth International Congress of Egyptologists, 2, The American University in Cairo Press, ISBN 978-977-424-714-9, p. 174.
  6. ^ Heagy TC (2014), Who Was Menes?, in Archéo-Nil, 24, pp. 59-92.
  7. ^ Brier B (1999), Daily Life of the Ancient Egyptians, A. Hoyt Hobbs, p. 202.
  8. ^ Yadin Y (1955), The Earliest record of Egypt Military Penetration into Asia?, in Israel Exploration Journal, 5 (1), pp. 1-16.
  9. ^ Campagno M (2008), Ethnicity and Changing Relationships between Egyptians and South Levantines during the Early Dynastic Period, in Midant-Reynes [e] Tristant Y [a cura di] (2008), Egypt at its Origins, 2, Leuven, Peeters, ISBN 978-90-429-1994-5, pp. 695-96.
  10. ^ a b de Miroschedji P (2004), Sakan, Tell Es-, in Stern E, Geva H, Paris A [a cura di], The new Encyclopedia of Archaeological Excavations in the Holy Land : Supplementary Volume, 5, pp. 2028-29.
  11. ^ Ciałowicz KM (2001), La naissance d'un royaume : L’Egypte dès la période prédynastique à la fin de la Ière dynastie, Cracovia, Institute of Archaeology, Jagiellonian University, ISBN 83-7188-483-4, pp. 97–98.
  12. ^ Hoffman MA (1980), Egypt before the pharaohs : The prehistoric foundations of Egyptian Civilization, Londra, Routledge and Kegan Paul, ISBN 0-7100-0495-8, pp. 312–326.
  13. ^ Kahl J (2007), Ober- und Unterägypten: Eine dualistische Konstruktion und ihre Anfänge, in Rainer A [a cura di] (2007), Räume und Grenzen: Topologische Konzepte in den antiken Kulturen des östlichen Mittelmeerraums, Monaco di Baviera, Utz, ISBN 3-8316-0699-4, p. 16.
  14. ^ Benson DS (1995), Ancient Egypt’s Warfare : A survey of armed conflict in the chronology of ancient Egypt, 1600 BC-30 BC, Bookmasters Inc., Ashland (Ohio).
  15. ^ a b Wilson J (1956), The Culture of Ancient Egypt, University of Chicago Press, p. 186.
  16. ^ a b Traunecker C (2001), The Gods of Egypt , Cornell University Press, p. 29.
  17. ^ Rare Egyptian "Warrior" Tomb Found, National Geographic.
  18. ^ Darnell JC [e] Menassa C (2008), TutanKhamun's Armies, New Jersey, John Wiley and Sons Inc., p. 60.
  19. ^ Darnell-Menassa, Op. cit. , pp. 60-63.
  20. ^ Spalinger, Op. cit., p.7.
  21. ^ Steindorff G [e] Seele KC (1957), When Egypt Ruled the East, University of Chicago Press, p. 28.
  22. ^ Spalinger, Op. cit., pp. 6-7.
  23. ^ a b Darnell-Menassa, Op. cit. , pp. 63-65.
  24. ^ Spalinger, Op. cit., p. 36.
  25. ^ Darnell-Menassa, Op. cit. , pp. 65-66.
  26. ^ Western AC [e] McLeod W (1995), Woods Used in Egyptian Bows and Arrows, in The Journal of Egyptian Archaeology, 81: pp. 77–94.
  27. ^ v.si Tavoletta di Narmer.
  28. ^ Faulkner RO (1941), Egyptian Military Standards, in The Journal of Egyptian Archaeology, 27, pp. 12–18.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Benson DS (1995), Ancient Egypt’s Warfare : A survey of armed conflict in the chronology of ancient Egypt, 1600 BC-30 BC, Bookmasters Inc., Ashland (Ohio).
  • Darnell JC [e] Menassa C (2008), TutanKhamun's Armies, New Jersey, John Wiley and Sons Inc.
  • Grimal N (2011), Storia dell'antico Egitto, IX ed., Roma-Bari, Laterza, ISBN 978-88-420-5651-5.
  • Harmand J (1978), L'arte della guerra nel mondo antico, Newton Compton editori.
  • Healy M (2005), Qadesh 1300 BC, Londra, Osprey Publishing.
  • Schulman AR (1957), Egyptian Representations of Horsemen and Riding in the New Kingdom, in Journal of Near Eastern Studies, 16 (4): 263–271.
  • Spalinger AJ (2005), War in Ancient Egypt, Malden (MA), Blackwell Publishing.
  • Steindorff G [e] Seele KC (1957), When Egypt Ruled the East, University of Chicago Press.
  • Tirard HM (1915), The Soldiers of Ancient Egypt, in The Journal of Egyptian Archaeology, 2 (4): 229–233.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]