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Ramses III

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Ramesse III
Rameses III (KV11).jpg
Ramesse III in una raffigurazione nella sua tomba, Valle dei Re. Riproduzione dell'egittologo francese Émile Prisse d'Avennes.
Re dell'Alto e Basso Egitto
Incoronazione marzo 1186 a.C.[1]
Predecessore Sethnakht
Successore Ramesse IV
Nome completo Usermaatra-Meriamon Ramesse-Hekaiunu
Nascita ca. 1217 a.C.
Morte aprile 1155 a.C.[2]

(vedi Congiura dell'harem)

Luogo di sepoltura Valle dei Re, tomba KV11
Dinastia XX dinastia egizia
Padre Sethnakht
Madre Tiy-Mereneset
Coniugi Iside Ta-Hemdjert
Tyti
Tiye
Figli Ramesse IV, Ramesse VI, Ramesse VIII, Amonherkhepshef, Merytamon, Pareherwenemef, Khaemwaset, Meryatum, Montuherkhepshef, Pentawere, Duatentopet?

Ramesse III (Tebe, ca. 1218/1217 a.C. – Tebe, aprile 1155 a.C.[3]) è stato un faraone della XX dinastia egizia.

È considerato l'ultimo faraone del Nuovo Regno ad avere esercitato un potere effettivo su tutto l'Egitto. Pur essendo stato il sovrano di maggior spicco della XX dinastia, il suo lungo regno vide il declino del potere politico ed economico egiziano, causato da invasioni straniere e crisi economiche interne[4].

Ramesse III era figlio di Sethnakht (1189 a.C. - 1186 a.C.), fondatore della XX dinastia, e della Grande sposa reale Tiy-Mereneset. Morì assassinato[5][6] durante una cospirazione nota come Congiura dell'harem, ordita una una sposa secondaria di nome Tiye e dal figlio Pentawere[7].

Le fonti più importanti su Ramesse III sono il Papiro Harris I, commissionato da Ramesse IV in onore del padre[8], il Papiro della congiura dell'harem, conservato a Torino[9], e le numerose iscrizioni e rilievi del suo tempio funerario a Medinet Habu[10].

Nome[modifica | modifica wikitesto]

Ramesse III nell'atto di offrire incenso a una divinità, raffigurato sulle pareti della sua tomba, nella Valle dei Re.

I due nomi principali di Ramesse III, traslitterati wsr-mꜢʿt-rʿ–mry-ỉmn rʿ-ms-s–ḥḳꜢ-ỉwnw, ossia Usermaatra-Meriamon Ramesse-Hekaiunu, che significano: Potente è la Maat (Giustizia) di Ra-Amato da Amon Nato da Ra-Signore di Iunu (Eliopoli).

Genetica[modifica | modifica wikitesto]

Un esame genetico condotto sulla sua mummia, nel dicembre 2012, ha rivelato che Ramesse III apparteneva all'aplogruppo del cromosoma Y E1b1a[5].

Ascesa al trono[modifica | modifica wikitesto]

Si ritiene generalmente che Ramesse III abbia regnato dal marzo del 1186 a.C. all'aprile del 1155 a.C.[11] Tale cronologia si basa principalmente sulla data della sua accessione al trono (I Shemu, giorno 26) e su quella della sua morte (anno 32° di regno, III Shemu, giorno 15), per un regno di 32 anni, 1 mese e 19 giorni[11]. Una cronologia alternativa pone il suo regno tra il 1187 a.C. e il 1156 a.C.

Un'iscrizione a Medinet Habu, che descrive la sua incoronazione, riporta che quattro colombe

<< ... giunsero dai quattro angoli dell'orizzonte per confermare che l'Horus vivente, Ramesse [III], è (ancora) in possesso del Suo trono, e che l'ordine di Maat prevale nel cosmo e nella società. >>

Campagne militari[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Collasso dell'età del bronzo e Battaglia del Delta del Nilo.
La battaglia del Delta del Nilo raffigurata sulla parete settentrionale del tempio funerario di Ramesse III a Medinet Habu. Il faraone, a destra, scocca frecce.

Per lungo tempo coinvolto nel caos politico del medioevo ellenico, l'Egitto di Ramesse III subì invasioni straniere (fra cui quelle dei cosiddetti Popoli del mare e degli antichi libici[12]) e cominciò a sperimentare una crescente crisi economica mista a lotte intestine, le quali portarono al declino e, nel giro di un secolo, al collasso della XX dinastia e dello stesso Nuovo Regno. Nell'8° anno di regno di Ramesse III (ca. 1177 a.C.), i Popoli del mare - fra cui Filistei, Danuna, Shardana e Mashuash[12] - dopo aver abbattuto le difese hittite, distrutto le città di Karkemish e Ugarit, devastato la Palestina e occupato Cipro, invasero l'Egitto sia via terra che via mare. Ramesse III li sconfisse in due grandi battaglie, una terrestre e una navale, su due fronti distanti: la fanteria e i carri fermarono l'avanzata nel Sinai mentre la flotta avversaria fu sconfitta nella battaglia del delta del Nilo, sul punto di penetrare nei canali del delta. Malgrado gli Egizi non avessero fama di uomini di mare, in tale scontro dimostrarono una tenacia particolare. Ramesse fece disporre formazioni di arcieri sulle coste affinché le navi straniere venissero a trovarsi sotto costanti raffiche di frecce, soprattutto durante i tentativi di approdo. Poi intervenne la marina egizia, che attaccò le navi servendosi di rampini per trascinarle via. Nel combattimento corpo a corpo che seguì, i Popoli del mare furono sbaragliati. Le iscrizioni sulle pareti del grande tempio di Ramesse III a Medinet Habu riportano:

Rilievo raffigurante prigionieri filistei di Ramesse III, sulla facciata del secondo pilone del tempio funerario del faraone a Medinet Habu.

<< Quanto a coloro che hanno raggiunto il Mio confine, il loro seme non è più. Quelli che hanno avanzato insieme sul mare, la barriera di fiamme era davanti ad essi alle foci del fiume e una staccionata di lance li circondò sulla riva, li prostrò sulla spiaggia, [li] abbatté ... >>[13][10]

Pronunciando queste parole, Ramesse III si paragona a Montu, il dio della guerra[13]. Segue:

<< ... fu preparata una rete per intrappolarli, e quelli che entrarono nelle foci del fiume vi rimasero presi e cadevano dentro, erano infilzati sul posto, massacrati, e i cadaveri fatti a pezzi. >>[13]

Rilievo raffigurante Ramesse III che stermina dei nemici, assistito dal dio Amon, dalle pareti del suo tempio funerario a Medinet Habu.

Ramesse III dichiara di avere soggiogato i Popoli del mare come veri sudditi e di averli fatti stanziare a sud di Canaan, benché manchino prove in tal senso. Si può ipotizzare che il faraone, non essendo in grado di impedire il loro arrivo a Canaan, avrebbe deciso di considerare il loro stanziamento in quella regione come frutto di una sua personale deliberazione. La loro presenza a Canaan contribuì forse alla formazione di nuovi Stati nella regione, come la pentapoli di Filistia, dopo il collasso dell'impero egiziano in Asia.

Ramesse III dovette anche contrastare due grandi invasioni da parte di tribù libiche come i Libu e i Mashuash, nel 5° e 11° anno del proprio regno, nella parte occidentale del delta del Nilo[14][15].

A Ramesse III viene attribuita una profonda riforma nella struttura dell'esercito che viene riorganizzato su corpi separati: fanteria, carri da guerra, mercenari, ausiliari, reparti di sussistenza. A questa riforma, come al vasto impiego di truppe mercenarie (Libu, Shardana, Kehek) si devono attribuire le vittorie militari conseguite da Ramesse III nel 5° e 11° di regno.

Le numerose vittorie di Ramesse III permisero all'Egitto di tornare a ricevere tributi dall'area del medio oriente e di prolungare lo sfruttamento egiziano delle miniere e delle cave della Sinai (l'estrazione mineraria e dei materiali da cava ebbe grande importanza durante il regno del figlio, Ramesse IV[16]).

Disordini[modifica | modifica wikitesto]

Malgrado gli sforzi per riportare l'Egitto alle passate glorie, il costo elevato di tali campagne militari intaccò gravemente il tesoro dello Stato e contribuì al progressivo declino dell'influenza egiziana in Asia. La gravità della situazione è in un certo senso sottolineata dal fatto che durante il 29° anno di regno di Ramesse III (ca. 1157 a.C.) si verificò il primo sciopero della storia, quando non poterono essere garantite le razioni di cibo destinate agli artisti, artigiani e operai del villaggio di Deir el-Medina - l'élite dei costruttori delle tombe della famiglia reale[17].

Un catastrofico evento climatico (probabilmente la più grande eruzione del vulcano islandese Hekla nella attuale epoca geologica[18]) oscurò il cielo mandando in crisi l'agricoltura per due decenni, almeno fino al 1140 a.C. Di conseguenza, in Egitto si verificò un'impennata dei prezzi del grano, soprattutto duarante i regni di Ramesse VI e Ramesse VII (complessivamente: 1144 a.C. - 1129 a.C.[19]), mentre i prezzi del pollame e degli schiavi rimasero costanti. Così, un abbassamento delle temperature afflisse gli ultimi anni di regno di Ramesse III e gli impedirono di provvedere grano a sufficienza e con regolarità per i suoi lavoratori di Deir el-Medina.

Tutte queste crisi sono ignorate dai monumenti ufficiali di Ramesse III, molti dei quali furono realizzati per emulare le grandi opere di Ramesse II: Ramesse III intendeva suggerire un'immagine di continuità tra il proprio regno e quello di Ramesse il Grande[20].

La Congiura dell'harem[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Congiura dell'harem.

La congiura[modifica | modifica wikitesto]

Ramesse III raffigurato nel tempio di Khonsu a Karnak.

Grazie alla scoperta del Papiro della Congiura dell'harem, conservato al Museo egizio di Torino, e redatto su mandato di Ramesse IV, si è potuta fare luce sul complotto che pose fine alla vita di Ramesse III, durante una celebrazione a Medinet Habu[21]. La congiura fu istigata da Tiye, una delle tre mogli a noi note (le altre furono Iside Ta-Hemdjert e Tyti), perché il figlio di questa, il principe Pentawere, non ancora ventenne[22], divenisse faraone[7]. Il successore designato del re era il figlio della regina Tyti, il principe Ramesse Amonherkhopeshef (futuro Ramesse IV), il più anziano tra i figli ancora in vita di Ramesse III[23]. Il loro fallimento fu probabilmente determinato dall'incapacità di unire le molte forze coinvolte mediante uno strumento istituzionale[24]: il legittimo successore, Ramesse IV, non perse il controllo della situazione.

I processi[modifica | modifica wikitesto]

I documenti del grande processo che seguì[25] indicano che molte personalità furono coinvolte nel complotto[26]. Primi fra tutti, Tiye e il principe Pentawere, poi Pebekkamen (il maggiordomo del re), sei concubine, sette funzionari di Palazzo, due ispettori del Tesoro, due ufficiali dell'esercito, due scribi reali, il potente comandante dell'esercito in Nubia e un araldo. Non si sa con certezza se tutti i congiurati siano stati messi a morte; ad alcuni personaggi d'alto rango fu accordato il permesso di suicidarsi, forse tramite veleno, per evitare la sentenza di morte[27]; altri, scagionati, preferirono comunque darsi la morte per inedia[28]. Stando ai resoconti del processo, furono avviati tre differenti procedimenti giudiziari e 38 persone furono condannate a morte[29]. Le tombe destinate a Tiye e Pentawere, pronte da tempo, furono deturpate e spogliate e i loro nomi cancellati, per precludergli l'immortalità, al punto che i loro nomi sono giunti ai giorni nostri esclusivamente grazie al papiro del processo e ai minimi resti delle loro sepolture.

Alcune concubine dell'harem, sotto accusa, provarono a sedurre dei magistrati, i quali gli cedettero, ma furono colti in flagrante: anche a questi giudici spettò una pena severa: il taglio nel naso e delle orecchie[30]. Solo uno degli indiziati, un alfiere, se la cavò con un rimprovero[28].

La morte di Ramesse III e la sua mummia[modifica | modifica wikitesto]

La mummia di Ramesse III (fotografia dell'anatomista G.Elliot Smith, 1912).
La mummia di Ramesse III: dettaglio della testa e delle bende intorno alla gola (fotografia dell'anatomista G.Elliot Smith, 1912).

Benché si sia creduto a lungo che la mummia di Ramesse III non mostrasse ferite evidenti[30], il recente esame condotto da un team forense tedesco (seguito, tra l'altro, dal documentario Ramesses: Mummy King Mystery andato in onda su Science Channel nel 2011), ha dimostrato la presenza di un bendaggio eccessivo intorno al collo. Una successiva tomografia computerizzata condotta in Egitto da Ashraf Selim e Sahar Saleem, professori di Radiologia all'Università del Cairo, ha dimostrato che le bende nascondono una gravissima coltellata lungo tutta la gola, profonda al punto di raggiungere le vertebre. Il narratore del documentario commenta: "Una ferita a cui nessuno avrebbe potuto sopravvivere."[31]

Nel dicembre del 2012 una equipe di scienziati, composta dall'egittologo Zahi Hawass, dal paleopatologo Albert Zink dell'Eurac di Bolzano e dall'esperto di genetica molecolare dell'università di Tubinga Carsten Pusch, è giunta alla conclusione che i cospiratori uccisero Ramesse III tagliandogli la gola[5][6][31]. Nel corso di un'intervista, il Dr. Zink osservò:

<< Il taglio [alla gola di Ramesse III] è molto profondo e abbastanza largo, va molto in profondità, almeno fino all'osso - deve essere stata una ferita letale. >>[32]

Uno studio successivo degli esiti della TAC sulla mummia del faraone ha inoltre svelato che l'alluce sinistro fu probabilmente reciso da un oggetto simile a una scure. Non risulta alcun segno di ricrescita dell'osso, quindi anche quest'ultima violenza fu perpetrata subito prima del decesso. Gli imbalsamatori piazzarono una sorta di protesi in lino al posto del dito mozzato; posizionarono inoltre 6 amuleti intorno ai piedi e alle caviglie, per favorire la guarigione delle ferite nell'aldilà. Quest'ulteriore ferita al piede avvalora la tesi dell'attentato, probabilmente per opera di più assalitori e con armi differenti[33].

Il sarcofago di Ramesse III, in granito rosso, coperto di complesse incisioni. È ben visibile la dea Nefti, alata, in posa protettiva. Museo del Louvre, Parigi.

Prima di queste scoperte si credeva che Ramesse fosse stato ucciso in modo da non lasciare tracce visibili sul corpo. Fra i cospiratori vi furono anche maghi[34], esperti nel campo dei veleni. Altri ipotizzarono che gli assassini potessero essersi serviti del morso di una vipera: sulla sua mummia furono rinvenuti anche amuleti per contrastare i morsi dei serpenti. Anche i servitori addetti al cibo e alle bevande del sovrano furono coinvolti nel colpo di stato.

Il medesimo studio ha determinato che la mummia di un giovane uomo sconosciuto, rinvenuto con Ramesse III nel nascondiglio delle mummie reali (DB320) di Deir el-Bahari, sarebbe un ottimo candidato per l'identificazione con il principe Pentawere, benché sia impossibile determinarne le cause della morte. Quest'ultima mummia e quella di Ramesse III condividono l'aplogruppo del cromosoma Y E1b1a e 50% del materiale genetico, che il Dr. Zink ha rilevato come legami tipici tra padre e figlio[31].

Il tentativo di golpe che fu la Congiura dell'harem si può considerare fallimentare. La corona passò all'erede designato, Ramesse IV. È possibile, d'altro lato, che lo stesso Ramesse III fosse dubbioso circa le possibilità di successione del principe Ramesse: nel Papiro Harris I, implora Amon di garantire i diritti di suo figlio[35].

Eredità[modifica | modifica wikitesto]

Il Grande Papiro Harris, o Papiro Harris I, che fu commissionato da suo figlio e successore Ramesse IV, è una cronaca delle numerose e generose donazioni di terra, statue d'oro e costruzioni monumentali elargite da Ramesse III a vari templi di Pi-Ramesse, Eliopoli, Menfi, Atribi, Ermopoli, Tini, Abido, Copto, Nekheb e altre città in Nubia e in Siria. Registra inoltre di quando il faraone mandò una spedizione nel Paese di Punt ed effettuò estrazioni nelle miniere di rame di Timna, a sud di Canaan. Alcune imprese di Ramesse III riportate nel Papiro Harris Iː

<< Mandai i miei emissari nella terra di Atika [Timna], presso le grandi miniere di rame che lì si trovano. Le loro navi ve li trasportarono, altri v'andarono via terra con asini. Non si era mai sentito sotto [alcun] re [precedente]. Le loro miniere furono trovate e [loro] fruttarono rame che fu caricato in centinaia di migliaia sulle loro navi. >> (P. Harris I, 78, 1-4)[36]

Ramesse III iniziò la ricostruzione del tempio di Khonsu a Karnak a partire dalle fondazioni di un precedente tempio di Amenofi III e completò il proprio tempio funerario a Medinet Habu intorno al 12° anno di regno[37]. Decorò le pareti di tale tempio con scene, tra le altre, delle sue battaglie a Djahy e nel delta del Nilo contro i Popoli del mare. Rimane tuttora uno dei templi egizi meglio conservati[38].

La mummia di Ramesse III fu scoperta nel 1886 e per anni fu vista come il prototipo della mummia egizia in numerosi film di Hollywood[39]. La sua tomba (KV11) è una delle più grandi della Valle dei Re.

Titolatura[modifica | modifica wikitesto]

Titolo Traslitterazione Significato Nome Traslitterazione Lettura (italiano) Significato
G5
ḥr Horo
E1
D43
O29 M23 i i t
Z2s
Srxtail.jpg
k3 nḫt ՚3 nsyt Ka-nekhet Aanesit Toro possente, con grande maestà
G16
nbty (nebti) Le due Signore
G36
r
O23 Z3 W19 A52
wr hḫbw se mj t3 tnn
Grande nella Heb Sed come Ptah-Tatenen
G8
ḥr nbw Horo d'oro
wsr M4 M4 M4 W19 C17
wsr rpwt mi imn Ricco di anni come Amon
M23
X1
L2
X1
nsw bjty Colui che regna
sul giunco
e sull'ape
Hiero Ca1.svg
N5 wsr C10 N36 i m&n
Hiero Ca2.svg
wsr m3՚t r՚ mr imn Usermaatra meriamon Potente è la Maat di Ra, amato da Amon
G39 N5
s3 Rˁ Figlio di Ra
Hiero Ca1.svg
C2 F31 O34
O34
S38 X7 O28
Hiero Ca2.svg
r՚ ms sw hq3 jwnw Ramessu heka Iunu Nato da Ra, signore di Iunu

Datazioni alternative[modifica | modifica wikitesto]

Autore Anni di regno
Redford 1198 a.C. - 1166 a.C.
Arnold 1194 a.C. - 1163 a.C.
Krauss 1187 a.C. - 1156 a.C.
Dodson 1185 a.C. - 1153 a.C.
Malek 1184 a.C. - 1153 a.C.
Shaw 1184 a.C. - 1153 a.C.
von Beckerath 1182 a.C. - 1151 a.C.
Gardiner 1182 a.C. - 1151 a.C.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ E.F. Wente & C.C. Van Siclen, "A Chronology of the New Kingdom" in Studies in Honor of George R. Hughes, (SAOC 39) 1976, p.235, ISBN 0-918986-01-X
  2. ^ E.F. Wente & C.C. Van Siclen, "A Chronology of the New Kingdom" in Studies in Honor of George R. Hughes, (SAOC 39) 1976, p.235, ISBN 0-918986-01-X
  3. ^ E.F. Wente & C.C. Van Siclen, "A Chronology of the New Kingdom" in Studies in Honor of George R. Hughes, (SAOC 39) 1976, p.235, ISBN 0-918986-01-X
  4. ^ Alan Gardiner, La civiltà egizia, Einaudi, Milano, 1989. pp.257-66.
  5. ^ a b c (EN) Zahi Hawass, Somaia Ismail e Ashraf Selim, Revisiting the harem conspiracy and death of Ramesses III: anthropological, forensic, radiological, and genetic study, in BMJ, vol. 345, 17 dicembre 2012, pp. e8268, DOI:10.1136/bmj.e8268. URL consultato il 18 novembre 2016.
  6. ^ a b Study reveals that Pharaoh’s throat was cut during royal coup, bmj.com.
  7. ^ a b B.G. Trigger, B.J. Kemp, D. O'Connor, A.B. Lloyd, Storia sociale dell'antico Egitto, Editori Laterza, Bari, 2000. ISBN 978-8842061199. pp.237, 284.
  8. ^ Bryce, Trevor (1998). The Kingdom of the Hittites. Oxford University Press. ISBN 978-0-19-924010-4. p.370.
  9. ^ Vernus, Pascal (2003). Affairs and Scandals in Ancient Egypt. Ithaca, NY: Cornell University Press. ISBN 978-0-8014-4078-6. p.108.
  10. ^ a b Edgerton, W. F., & Wilson, John A., Historical Records of Ramses III, the Texts in Medinet Habu, Vol. I & II. Studies in Ancient Oriental Civilization 12. Chicago: The Oriental Institute of the University of Chicago (1936).
  11. ^ a b E.F. Wente & C.C. Van Siclen, "A Chronology of the New Kingdom" in Studies in Honor of George R. Hughes, (SAOC 39) 1976, p.235, ISBN 0-918986-01-X
  12. ^ a b Gardiner (1989), p.258.
  13. ^ a b c Gardiner (1989), p.259.
  14. ^ Nicolas Grimal, A History of Ancient Egypt, Blackwell Books, 1992. p.271.
  15. ^ Gardiner (1989), p.260.
  16. ^ A. J. Peden, The Reign of Ramesses IV, Aris & Phillips Ltd, 1994.
  17. ^ William F. Edgerton, The Strikes in Ramses III's Twenty-Ninth Year, JNES 10, No. 3 (luglio 1951), pp. 137-145
  18. ^ (EN) Jón Eiríksson, Karen Luise Knudsen e Haflidi Haflidason, Chronology of late Holocene climatic events in the northern North Atlantic based on AMS 14C dates and tephra markers from the volcano Hekla, Iceland, in Journal of Quaternary Science, vol. 15, nº 6, 1° settembre 2000, pp. 573–580, DOI:10.1002/1099-1417(200009)15:63.0.CO;2-A. URL consultato il 19 novembre 2016.
  19. ^ Shaw, Ian, ed. (2000). The Oxford History of Ancient Egypt. Oxford University Press. ISBN 0-19-815034-2. p.481.
  20. ^ Why did Ramesses III try to emulate Ramesses II? (PDF), gorffennol.swansea.ac.uk.
  21. ^ Pascal Vernus, Affairs and Scandals in Ancient Egypt, Cornell University Press 2003. p.108.
  22. ^ G. Elliot Smith, The Royal Mummies, Duckworth Egyptology, 1912 (ristampa 2000), pp. 114-116.
  23. ^ Jacobus Van Dijk, 'The Amarna Period and the later New Kingdom' in The Oxford History of Ancient Egypt, ed. Ian Shaw, Oxford University Press paperback, 2002, p.306.
  24. ^ Trigger, Kemp, O'Connor, Lloyd (2000). p.284.
  25. ^ J. H. Breasted, Ancient Records of Egypt, Parte quarta, §§423-456.
  26. ^ James H. Breasted, Ancient Records of Egypt, Parte quarta, §§416-417.
  27. ^ James H. Breasted, Ancient Records of Egypt, Parte quarta, §§446-450.
  28. ^ a b Gardiner (1989), p.263.
  29. ^ Joyce Tyldesley, Chronicle of the Queens of Egypt, Thames & Hudson, 2006, p.170.
  30. ^ a b Cambridge Ancient History, Cambridge University Press 2000, p.247.
  31. ^ a b c King Ramesses III's throat was slit, analysis reveals, bbc.com.
  32. ^ Pharaoh's murder riddle solved after 3,000 years, in Telegraph.co.uk. URL consultato il 19 novembre 2016.
  33. ^ Pharaoh Ramesses III Killed by Multiple Assailants, Radiologist Says, in Live Science. URL consultato il 19 novembre 2016.
  34. ^ J. H. Breasted, Ancient Records of Egypt, pp.454-456.
  35. ^ J. H. Breasted, Ancient Records of Egypt, Parte quarta, §246.
  36. ^ A. J. Peden, The Reign of Ramesses IV, Aris & Phillips Ltd, 1994. p.32.
  37. ^ Jacobus Van Dijk, 'The Amarna Period and the later New Kingdom' in The Oxford History of Ancient Egypt, ed. Ian Shaw, Oxford University Press paperback, (2002) p.305
  38. ^ Van Dijk, p.305.
  39. ^ Bob Brier, The Encyclopedia of Mummies, Checkmark Books, 1998. p.154.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Federico Arborio Mella, L'Egitto dei faraoni, Milano, Mursia, 1976 ISBN 88-425-3328-9
  • Franco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, Bologna, Bompiani, 2003 ISBN 88-452-5531-X
  • Alan Gardiner, La civiltà egizia, Torino, Einaudi, 1997 ISBN 88-06-13913-4
  • Alfred Heuss et al., I Propilei. I, Verona, Mondadori, 1980
  • Università di Cambridge, Storia Antica. II, 3. Il Medio Oriente e l'area Egea 1380-1000 a.C., Milano, Il Saggiatore, 1975

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Signore dell'Alto e del Basso Egitto Successore Double crown.svg
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