Cananea

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Mappa di Canaan

Cananea (ebraico classico: כְּנַעַן, [kənaʕan], ebraico moderno: Knaan; greco della koinè: Χαναάν, da cui latino: Canaan; aramaico: ܟܢܥܢ da cui arabo کنعان [kanaʕa:n]) è un antico termine geografico che si riferiva ad una regione che comprendeva, grosso modo, il territorio attuale di Libano, Israele, Palestina e parti di Siria e Giordania.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine Cananea deriva dall'ebraico כנען (knʿn) attraverso il greco Χαναάν Khanaan ed il latino Canaan. Compare la prima volta come KUR ki-na-ah-na nelle lettere di Amarna (nel XIV secolo aC.) e knʿn è stato trovato inciso su una moneta fenicia dell'ultima metà del I millennio aC. Compare la prima volta negli scritti del greco Ecateo di Abdera come Khna (Χνᾶ)[1]. Gli studiosi collegano il nome Canaan con kn'n, Kana'an, il nome semitico nord-ovest per questa regione. L'etimologia è incerta. Una prima spiegazione deriva il termine dalla kn' radice semitica "per essere bassi, umili, sottomessi"[2]. Alcuni studiosi hanno suggerito che questo implica un originario significato di "pianura", in contrasto con Aram, che poi vorrebbe dire "altopiano"[3], mentre altri studiosi hanno suggerito il significato di "il soggiogato" come il nome della provincia dell'Egitto nel Levante, che si è poi evoluto in nome proprio in modo simile al latino Provincia Nostra (la prima colonia romana a nord delle Alpi, che divenne Provenza)[4].

Una proposta alternativa suggerita da Ephraim Avigdor Speiser nel 1936 ipotizza che il termine derivi dall'hurrita Kinahhu, presumibilmente riferendosi al colore viola, così che Canaan e Fenicia sarebbero sinonimi (Terra del Viola). In alcune tavolette ritrovate nella città urrita di Nuzi all'inizio del XX sec. compare il termine Kinahnu riferito ad un colorante rosso o porpora faticosamente prodotto nella città di Babilonia, al tempo del dominio dei Cassiti, lavorando le conchiglie di Murex, già prima 1600 aC, e prodotto anche sulla costa mediterranea dai Fenici da un sottoprodotto del vetro. Gli abiti di panno viola diventarono una famosa merce di esportazione cananea che è menzionata nel Libro dell'Esodo. I coloranti possono aver preso il nome dal luogo di origine. Il nome 'Phoenicia' è collegato con la parola greca per "viola", apparentemente riferendosi allo stesso prodotto, ma è difficile affermare con certezza se la parola greca si sia originata dal nome, o viceversa. La porpora di Tiro in Fenicia era ben conosciuta nel mondo antico ed è stato associata dai Romani alla nobiltà ed alla regalità. Questa ipotesi, formulata da Speiser, è stata abbandonata dalla maggior parte degli studiosi in accordo con Drews[5][6]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il nome Cananea ci è arrivato dall'ebraico כנען, attraverso il greco Χαναάν e il latino Canaan. Il termine ebraico è di origini oscure, un'ipotesi accreditata è la connessione col termine hurrita kinahhu, trovato a Nuzi (c. 1450 a.C.) o ancora all'accadico Kinaḫḫu, che si riferiscono al colore rosso porpora che tali popolazioni lavoravano. Come d'altra parte il significato di Fenici (dal greco Φοινίκη: Phoiníkē) ha la medesima ragione, i due termini sono sinonimi utilizzati per indicare le popolazioni della terra oggi compresa tra il nord Israele, Libano e parte di Siria e Giordania.

Secondo la tradizione biblica deriva dal nome di un personaggio della Bibbia, Canaan figlio di Cam e nipote di Noè, dal quale sarebbe disceso il popolo cananeo (mentre gli ebrei e gli arabi erano chiamati semiti in quanto discendenti di Sem).

Il nome viene utilizzato comunemente nella Bibbia ebraica, con particolare descrizione di riferimenti geografici in Genesi 10,15-19 e Numeri 34, dove la "Terra di Canaan" viene descritta estendersi dal Libano verso sud fino al "torrente d'Egitto" e verso est fino alla valle del fiume Giordano. I riferimenti alla terra di Canaan nella Bibbia sono di solito al passato, riferendosi a una regione che era diventata qualcosa d'altro (ad esempio, la Terra d'Israele), ed i riferimenti ai Cananei spesso parlano di loro come di un popolo che era già stato completamente annientato.

Le prove archeologiche dell'utilizzo del nome Canaan nel Vicino Oriente antico (Mezzaluna Fertile) risalgono quasi esclusivamente al periodo in cui la regione era sotto l'influenza politica del Nuovo Regno dell'Antico Egitto. Tale nome cadde in disuso dopo il Collasso dell'età del bronzo, circa nel 1220 a.C.[7]. I riferimenti archeologici suggeriscono che durante questo periodo il termine era comunemente usato fra i popoli confinanti, anche se non è chiaro in quale misura tali riferimenti forniscano una descrizione esatta della posizione e confini di Canaan, e se gli abitanti della regione usassero tale termine per descrivere se stessi[nota esplicativa 1]. Nelle lettere di Amarna e altri documenti cuneiformi si usa il termina Kinaḫḫu, mentre altre fonti del Nuovo Regno egiziano descrivono numerose campagne militari condotte in Ka-na-na[8].

Il nome "Cananei" è di nuovo utilizzato, molti secoli dopo, come endonimo del popolo in seguito noto agli antichi greci dal 500 a.C. circa come Fenici[9] e dopo l'emigrazione di genti di lingua cananea a Cartagine, è stato utilizzato anche come nome di auto-designazione da parte dei Punici. Questo rispecchia il successivo uso del termine in libri della Bibbia più recenti, come ad esempio alla fine del Libro di Zaccaria, dove è utilizzato per indicare una classe di mercanti o fedeli non monoteisti che vivevano in Israele o nei pressi di Sidone o Tiro, o il suo singolo uso indipendente nel Nuovo Testamento, dove viene utilizzato come sinonimo di siro-fenicia.

Il paese di Canaan ebbe una notevole importanza geopolitica durante la tarda età del bronzo corrispondente al periodo Amarna nell'Antico Egitto come l'area in cui le sfere di interesse di egiziani, ittiti e assiri convergevano. Gran parte della conoscenza moderna su Canaan deriva da scavi archeologici relativi a siti come Tel Hazor, Tel Megiddo e Ghezer. La cultura cananea pare essersi sviluppata dalla cultura del complesso nomade pastorale circum arabico a sua volta derivata dalla fusione fra la cultura dei raccoglitori - cacciatori del vicino oriente antico dell'ultima fase del periodo Natufiano (o Harifiano) e quella della cultura agricola del periodo preceramico neolitico B, attraverso l'addomesticamento di animali durante la crisi climatica del 6200 aC.[10]. Il periodo della tarda età del bronzo di Ugarit (a Ras Shamra in Siria) è considerato archeologicamente la quintessenza cananea[11] anche se l'Alfabeto ugaritico non è corrispondente a quello protocananeo[12][13].

Linguisticamente, le lingue cananee formano un gruppo all'interno delle lingue semitiche del nord-ovest; il suo più noto componente è la lingua ebraica, nota soprattutto per l'epigrafia dell'età del ferro. Altre lingue del gruppo cananeo sono la fenicia, l'ammonita, la moabita, e l'edomita.

Dal 1200 a.C., la terra di Canaan iniziò a essere colonizzata dagli ebrei (secondo il Libro di Giosuè) nella parte centro-settentrionale; la maggioranza degli studiosi - come meglio precisato nella sottostante sezione "Ricerche archeologiche" - attualmente considera non storici gli eventi narrati nel Libro di Giosuè e ritiene che l'occupazione di tali territori avvenne come graduale e pacifico inserimento, amalgamandosi con le popolazioni locali[14]. I Filistei si stanziarono invece nella parte costiera-meridionale. Una parte della regione tuttavia resistette all'occupazione e continuò a lungo ad essere abitata da popolazioni canaanite. La parte meridionale di questa regione (corrispondente all'incirca all'attuale Striscia di Gaza) seppure infine colonizzata dai Filistei, mantenne ancora per lungo tempo idiomi e influenze culturali cananee.

Racconto biblico[modifica | modifica wikitesto]

Carta di Canaan, con i confini definiti da Numeri 34:1–12 in rosso.

Nell'uso biblico il nome è stato confinato al paese ad ovest del Giordano, i Cananei erano indicati abitare "in riva al mare, e lungo le sponde del fiume Giordano" (Numeri33,51; Giosuè22,9), paese soprattutto identificato con la Fenicia (Isaia23,11)[nota esplicativa 2]. I Filistei, mentre erano una parte integrante dell'ambiente cananeo, non sembrano essere stati etnicamente Cananei, e, nella Bibbia, sono elencati nella tavola delle Nazioni come discendenti di Misraim; gli Aramei, Moabiti, Ammoniti, Madianiti ed Edomiti erano anche considerati altri discendenti di Sem o di Abramo, e distinta dai generici Cananei/Amorrei. "Heth", che rappresenta gli Ittiti nella biblica tavola delle nazioni, è un figlio di Canaan. Gli Ittiti successivamente parlavano una lingua indo-europea (chiamato Nesili), ma i loro predecessori gli Hatti parlavano una lingua poco conosciuta (Hattili), di affinità incerte.

Gli Horiti del monte Seir, sono implicitamente indicati, nella Bibbia, come di stirpe cananea (Hivvei), ma non vi è alcuna conferma diretta di questa narrazione. Gli Hurriti della Mesopotamia settentrionale, che parlavano una lingua isolata, sono stati inizialmente considerati dagli studiosi della Bibbia come simile agli Horiti, ma l'ipotesi si è dimostrata errata.

Il racconto biblico indica il momento della ridenominazione della "Terra di Canaan" in "Terra di Israele" in quanto segna la conquista israelita della Terra Promessa[15].

Canaan ed i Cananei sono citati circa 160 volte nella Bibbia ebraica, soprattutto nel Pentateuco ed i libri di Giosuè e dei Giudici[16]

Il nome Canaan appare per la prima come uno dei nipoti di Noè durante la narrazione conosciuta come la maledizione di Cam (Genesi 9:24), in cui Canaan è maledetto con la schiavitù perpetua, perché suo padre Cam aveva "guardato" Noè ubriaco e nudo.

Dio poi promise la terra di Canaan ad Abramo, e alla fine la consegna ai discendenti di Abramo, gli Israeliti[16]. La storia biblica da qui si complica sempre più, in quanto le prove archeologiche e testuali sostengono l'idea che i primi israeliti fossero in realtà essi stessi Cananei[16].

La Bibbia ebraica elenca i confini per la terra di Canaan. Numeri 33,2 comprende la frase "la terra di Canaan, come definita dai suoi confini". I confini sono quindi delineati in Numeri 34: 3-12. Il termine "cananei" in ebraico biblico viene applicato soprattutto agli abitanti delle regioni più basse, lungo la costa del mare e sulle rive del Giordano, in contrasto con gli abitanti delle regioni montuose. Ai tempi del Secondo Tempio di Gerusalemme, "cananeo" in Ebraico era diventato non più una designazione etnica, ma piuttosto sinonimo generale di "mercante", come viene interpretato, per esempio, in Giobbe 40:30, o in Proverbi 31:24[17].

John N. Oswalt osserva che "Canaan consiste di terra ad ovest del Giordano e si distingue dalla zona est del Giordano." Oswalt aggiunge poi che, nella Sacra Scrittura, Canaan "assume un carattere teologico" come "la terra, che è dono di Dio" e "il luogo dell'abbondanza"[18].

La Bibbia ebraica descrive la conquista israelita di Canaan nei libri dei "Primi Profeti" (Nevi'im Rishonim [נביאים ראשונים]), vale a dire: i libri di Giosuè, Giudici, 1° e 2° Samuele, 1° e 2° Libro dei Re. Questi cinque libri del Vecchio Testamento canonico narrano la storia del popolo d'Israele dal momento della morte di Mosè, che affida a Giosuè il compito di condurli alla conquista della terra di Canaan[19], fino al 586 aC, quando gli Israeliti a loro volta persero la loro terra, vinti e deportati dai Babilonesi. Queste narrazioni degli antichi profeti sono anche "parte di un lavoro più ampio, chiamato Storia Deuteronomistica"[20]

Ricerche archeologiche[modifica | modifica wikitesto]

Le prime ricerche archeologiche risalgono al 1860, quando Ernest Renan iniziò scavi nelle zone di Arnad, Byblos, Tiro e Sidone.

Negli anni compresi tra il 1871 e 1877 il Palestine Exploration Fund organizzò ricerche in Cisgiordania. Nei periodi successi archeologi di svariate nazioni organizzarono numerose campagne di scavo.

L'attuale ricerca storico-archeologica - in merito all'occupazione della regione Cananea da parte degli Israeliti, come descritta nella Bibbia[21] - propende in maggioranza[22] nel ritenere che non siano storici molti degli eventi narrati nel testo biblico e che l'occupazione di tali territori avvenne come graduale e pacifico inserimento, amalgamandosi con le popolazioni locali, mentre molti popoli vinti dagli Ebrei, citati nella Bibbia, non sono esistiti o non erano stanziati in quelle zone[23] e, peraltro, alcune città conquistate erano già abbandonate da secoli[24]; inoltre i territori di Canaan erano sotto controllo Egiziano, rendendo ulteriormente improbabile l'evento[25]. Ad evidenziare tali osservazioni sono gli stessi archeologi israeliani, molto attivi nel campo della ricerca storico-biblica, come Israel Finkelstein[26] e Ze'ev Herzog, il quale afferma che "questo è ciò che gli archeologi hanno scoperto dai loro scavi nella Terra di Israele: gli Israeliti non sono mai stati in Egitto, non hanno vagato nel deserto, non hanno conquistato i territori in una campagna militare e non li hanno dati alle 12 tribù di Israele"[27].[28][29][30][31][32]
Anche gli esegeti del cattolico "Nuovo Grande Commentario Biblico" precisano che "pochi, ammesso che ce ne siano, sono gli episodi importanti di Giosuè che possono essere considerati storici. Per esempio, né Gerico né Ai né Gabaon erano abitate nel periodo in cui la maggior parte degli studiosi colloca l'emergere di Israele in Canaan (ca. 1200). [...] Per lo più, quindi, i reperti archeologici contraddicono la narrazione. Il che è vero anche a livello di piccoli dettagli: non ci sono usanze, elementi geopolitici o manufatti specifici menzionati in Giosuè che possono essere datati solo alla fine del secondo millennio, e molti di essi sono ancora presenti nel primo. D'altra parte, Giosuè riflette il tempo in cui fu composto. Così, la lista delle città levitiche del c. 21, non poté essere compilata prima del sec. VIII, perché è questo il periodo in cui la maggior parte di esse esisteva"; analogamente gli studiosi della École biblique et archéologique française (i curatori della cattolica Bibbia di Gerusalemme) commentano come "il libro di Giosuè ha riallacciato a Giosuè fatti ai quali egli era estraneo o che furono a lui posteriori, per dare un quadro d'insieme della conquista" e gli esegeti della interconfessionale Bibbia TOB concordano come "l'idea proposta in questo documento [Il Libro di Giosuè], che la conquista completa di Canaan sia stata opera della lega di tutte le tribù, non resiste di fronte alla critica storica".[33][34][35]

Conversione all'ebraismo[modifica | modifica wikitesto]

La resistenza dei Cananei alla religione monoteistica degli Ebrei fu intensa. Gli stessi Ebrei assunsero, come ricorda il testo biblico, i metodi e i luoghi di culto dei Cananei. Ancora nel 621 a.C., dopo la riforma di Giosia, nei luoghi sacri ebraici si poteva ancora trovare un albero sacro, una fonte, un allineamento di un mazzebah o gilgaladytum. Questo avveniva in palese violazione dei dettami del Deuteronomio, che ingiungeva la distruzione dei boschetti sacri e dei santuari megalitici con le loro immagini scolpite.

I simboli religiosi[modifica | modifica wikitesto]

Nella religione cananea assumevano particolare importanza alcuni elementi simbolici:

  • Le pietre alzate
le pietre innalzate rivestono particolare importanza. Simboli presenti anche nell'originaria religione politeistica degli Ebrei. Le pietre innalzate sono il simbolo di un'alleanza sia tra uomini, sia con gli dei. Sono pure dei simboli fallici che possono anche rappresentare la consacrazione della sessualità a Baal, nella sua veste di dio della fecondità.
Leggiamo in uno dei passi biblici che si riferisce a questo culto:

«La tua sorte è fra le pietre lisce del torrente; quelle, quelle son la fine che ti è toccata; a quelle tu hai fatto libazioni e hai presentato offerte. Posso io tollerare queste cose?»

(Bibbia, Isaia, 57,6)
  • L'albero o Asherah
  • Le alture
  • Il serpente

Citazioni bibliche sulla conquista di Canaan[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la Bibbia e in accordo con le scoperte archeologiche:

«I figli d'Israele abitarono in mezzo ai Cananei … e venerarono gli dei di costoro.»

(Bibbia, Giudici, 3,5-6)

Quando gli Israeliti furono deportati a Babilonia e videro poi che gli stessi babilonesi venivano sconfitti dai Persiani, un popolo quasi monoteista, attribuirono la loro sventura all'aver seguito l'idolatria dei popoli circostanti. Nel libro del Deuteronomio, infatti, Dio avrebbe promesso di fargli sconfiggere le popolazioni della Cananea, purché essi le scacciassero o le sterminassero completamente in modo da non essere coinvolti nel loro paganesimo:

«Quando il Signore tuo Dio ti avrà introdotto nel paese che vai a prendere in possesso e ne avrà scacciate davanti a te molte nazioni: gli Hittiti, i Gergesei, gli Amorrei, i Perizziti, gli Evei, i Cananei e i Gebusei, sette nazioni più grandi e più potenti di te...»

(Bibbia, Deuteronomio 7, 1)

«Distruggerete completamente tutti i luoghi, dove le nazioni che state per scacciare servono i loro dei: sugli alti monti, sui colli e sotto ogni albero verde. Demolirete i loro altari, spezzerete le loro stele, taglierete i loro pali sacri, brucerete nel fuoco le statue dei loro dèi e cancellerete il loro nome da quei luoghi.»

(Bibbia, Deuteronomio 12, 2-3)

«Soltanto nelle città di questi popoli che il Signore tuo Dio ti dà in eredità, non lascerai in vita alcun essere che respiri; ma li voterai allo sterminio: cioè gli Hittiti, gli Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli Evei e i Gebusei, come il Signore tuo Dio ti ha comandato di fare, perché essi non v'insegnino a commettere tutti gli abomini che fanno per i loro dèi e voi non pecchiate contro il Signore vostro Dio.»

(Bibbia, Deuteronomio 20, 16-18)

Secondo molti studiosi questi ordini divini di pulizia etnica, disobbediti dagli Israeliti, furono in realtà inseriti nella Bibbia dopo l'esilio come spiegazione eziologica degli eventi storici. La completezza della pulizia etnica auspicata è segnalata tramite il numero simbolico, il 7, delle "grandi nazioni" da scacciare. Gergesei, Amorrei, Evei, Gebusei sono in realtà popolazioni cananee (Gen 10,15), alle quali nell'elenco sono associati i Perizziti e gli Hittiti, di cui nulla si sa tranne che abitavano anch'essi in aree montagnose, come gli Amorrei, i Gebusei e gli Evei (Gs 11,3). Gli Hittiti di Canaan sono solo omonimi dei veri Ittiti, con cui non dovrebbero avere nulla a che fare; risultano abitare nei pressi di Ebron e di Gerusalemme. L'elenco, perciò raggiunge il numero simbolico 7, con l'artificio di separare i cananei della pianura da quelli della montagna, fra i quali vengono segnalati i sei nomi di clan mancanti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) David Asheri, Alan Lloyd e Aldo Corcella, A Commentary on Herodotus, Books 1-4, Oxford University Press, 2007, p. 75.
  2. ^ (EN) Wilhelm Gesenius, Hebrew Lexicon, 1833.
  3. ^ Henry Baker Tristram, Bible Places: The Topography of the Holy Land, su books.google.co.uk, 1884 (archiviato dall'url originale il 14 luglio 2014).
  4. ^ Drew, pp. 47-49: "Dai testi egizi sembra l'intera provincia egiziana del levante fosse chiamata "Canaan", e non sarebbe scorretto intendere il termine come il nome di quella provincia ... Può essere che il termine nasca come sostantivo semitico comune del nord-ovest, "il sottomesso, il soggiogato", che si è poi si è evoluto nel nome proprio della terra asiatica caduta sotto il dominio dell'Egitto (proprio come la prima provincia romana della Gallia divenne Provenza)"
  5. ^ Drews, p. 48: "Fino al momento in cui E.A, Speiser ha ipotizzato che il nome 'Canaan' fosse derivato dalla (non attestata) parola kinahhuche (Speiser suppone fosse un termine accadico per il rosso-blu o viola) i Semiticisti avevano regolarmente considerato il termine 'Canaan' (këna'an ebraico; altrove nel nord-ovest semitico kn'n) come correlato al verbo aramaico kn' :'chinarsi, essere basso'. Quella etimologia è forse la più corretta dopo tutto. La spiegazione alternativa di Speiser è stata oggi generalmente abbandonata, così come la proposta che Canaan significasse la terra dei mercanti. "
  6. ^ Lemche, pp. 24-32.
  7. ^ Drews, p. 61.
  8. ^ Redford.
  9. ^ Drews, pp. 48–49: Il nome Canaan non uscì completamente dall'uso comune nell'età del ferro. All'interno di quell'area che noi - come le popolazioni di lingua greca - preferiamo chiamare Fenicia, gli abitanti chiamavano se stessi cananiti. Per l'area a sud del monte Carmelo, comunque, dopo la fine dell'Età del Bronzo i riferimenti a Canaan come ad un fenomeno presente diminuiscono fino a scomparire (la Bibbia naturalmente fa molti riferimenti a Canaan e Cananiti, ma regolarmente come ad un paese che è diventato qualcos'altro, e come ad un popolo che è stato annichilato)
  10. ^ (EN) Zarins, Juris, Pastoral nomadism in Arabia: ethnoarchaeology and the archaeological record—a case study, in Pastoralism in the Levant", O. Bar-Yosef and A. Khazanov, 1992.
  11. ^ (EN) Tubb, Jonathan N., Canaanites, in British Museum People of the Past, 1998.
  12. ^ (EN) Woodard, Roger, The Ancient Languages of Syria-Palestine and Arabia, 2008.
  13. ^ (EN) Naveh, Joseph, Proto-Canaanite, Archaic Greek, and the Script of the Aramaic Text on the Tell Fakhariyah Statue, in Miller et al (a cura di), Ancient Israelite Religion, 1987.
  14. ^ Si veda anche quanto evidenziato alle voci: Libro di Giosuè, Giosuè e Gerico.
  15. ^ (EN) Eliezer Schweid, The Land of Israel: National Home Or Land of Destiny, a cura di Deborah Greniman, Fairleigh Dickinson Univ Press, 1985, pp. 16-17, ISBN 0-8386-3234-3.
    «... cominciamo esaminando i tipi di asserzioni sulla terra di Israele che incontriamo nel seguire i libri della Bibbia. ... Un terzo tipo di affermazioni si occupa della storia della Terra d'Israele. Prima della sua conquista da parte delle tribù di Israele, si chiamava La Terra di Canaan».
  16. ^ a b c Killebrew, p.96.
  17. ^ (EN) Gesenius, [1] Hebrew Dictionary].
  18. ^ (EN) John N. Oswalt, כנען, in Theological Wordbook of the Old Testament, Chicago: Moody, R. Laird Harris, Gleason L. Archer and Bruce K. Waltke, 1980, pp. 445–446..
  19. ^ (EN) The Making of the Old Testament Canonautore=Lou H. Silberman, The Interpreter's One-Volume Commentary on the Bible, Nashville, Abingdon Press, 1971–1991, p. 1209.
  20. ^ (EN) Michael Coogan, A brief Introduction to the Old Testament, New York, Oxford University Press, 2009, p. 4.
  21. ^ In particolare, nel Libro di Giosuè.
  22. ^ Il quotidiano israeliano "Haaretz", nell'ottobre 2017, riportava nella sua sezione archeologica le considerazioni sullo stato attuale della ricerca, inclusi i commenti del sotto citato archeologo israeliano Ze'ev Herzog: "la maggior parte di coloro che sono impegnati in un lavoro scientifico nei campi connessi alla Bibbia, all'archeologia e alla storia del popolo ebraico - e che una volta cercavano sul campo le prove per corroborare la storia della Bibbia - ora concordano che gli eventi storici relativi al popolo ebraico sono radicalmente diversi da ciò che racconta la storia [biblica]" e "anche se non tutti gli studiosi accettano i singoli argomenti che formano gli esempi che ho citato, la maggioranza concorda sui loro punti principali"; "in ogni caso, la maggior parte degli archeologi ora concorda sul fatto che l'identità ebraico-israelita sia nata da tradizioni sviluppatesi tra gli abitanti di Canaan. Non è stato portato da invasori esterni [la conquista ebraica di Canaan]".
  23. ^ Inesistenti risultano i popoli Perizziti, Gebusei, Refaiti, Hiwiti, Girgashiti e Amorrei (i quali - a differenza dei precedenti nomi, che furono semplicemente inventati - sono citati in modo anacronistico, in quanto furono una popolazione pastorale della Siria scomparsa già nel 1800 a.C., di cui gli Ebrei avevano verosimilmente sentito parlare durante l'esilio in Babilonia del VI secolo a.C.), mentre invece gli Hittiti non si sono mai stabiliti in Palestina. Osserva, in merito, lo storico e archeologo Mario Liverani: "Si stermina chi non c'è - e il fatto che non ci sia dimostra che lo si è sterminato".
  24. ^ Ad esempio in merito alla conquista di Gerico, uno degli episodi più noti della storia di Giosuè, gli studiosi del cattolico Grande Commentario Biblico precisano che "tutto questo è racconto, non storia, conclusione questa che trova un sostegno anche nei risultati degli scavi di Gerico (Tell es-Sultàn, a circa 16 km dalla confluenza del Giordano e del Mar Morto). L'ultima occupazione del luogo durante il Tardo Bronzo è del XIV secolo e, da allora fino al secolo IX, non si verificarono ulteriori stanziamenti. Quindi, al tempo di Giosuè, nessuno viveva a Gerico". Anche la Bibbia di Gerusalemme commenta che "l'archeologia non offre alcun indizio di una distruzione di Gerico verso la fine del XIII sec. a.C." e la Bibbia Edizioni Paoline riporta come "grande imbarazzo crea il fatto che secondo gli scavi archeologici Gerico non esisteva come città nel sec. 13°", mentre la Bibbia TOB conclude come "nel caso di Gerico, i risultati archeologici si sono rivelati molto deludenti per questo periodo e il racconto Gs 6 si presenta piuttosto come una liturgia di guerra e non tanto come un rapporto circostanziato sulla presa della città. Bisogna pur ammettere che non sempre il testo biblico fornisce una risposta alle domande che gli poniamo." (Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 150, ISBN 88-399-0054-3; Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 437, ISBN 978-88-10-82031-5; La Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, p. 273, ISBN 88-215-1068-9; Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 399, ISBN 88-01-10612-2.).
  25. ^ L'enorme massa di ebrei dell'Esodo non sarebbe riuscita a passare inosservata attraverso le maglie delle numerose fortificazioni egizie presenti al confine tra l'Egitto e Canaan (oltre che a quelle nella stessa Canaan) e di tale passaggio, infatti, non è pervenuta traccia in alcun documento. Come osserva ancora l'archeologo Ze'ev Herzog: "Un altro intoppo è che l'Egitto stesso governava la Terra di Israele nel momento del presunto Esodo. Anche se i Figli di Israele fossero fuggiti dall'Egitto, avrebbero comunque raggiunto un altro territorio sotto il controllo Egiziano. È difficile trovare un archeologo della corrente di maggioranza che difenda la descrizione biblica degli eventi. Qui, in 18 anni [anno 2017], nulla è cambiato".
  26. ^ Finkelstein, direttore dell'Istituto di archeologia dell'università di Tel Aviv, afferma che "il testo biblico va solo considerato una guida della fede" e non come testo storico.
  27. ^ Lo storico e archeologo Mario Liverani aggiunge: "Due filoni della ricerca, da una parte l'analisi filologica dei testi biblici, dall'altra l'archeologia arrivano alle stesse conclusioni. E le conclusioni sono che non possono essere considerati storici i racconti più celebri del Vecchio Testamento, come le vicende di Abramo e dei Patriarchi, la schiavitù in Egitto, l'Esodo e la peregrinazione nel deserto, la conquista della Terra Promessa, la magnificenza del regno di Salomone".
  28. ^ "Is The Bible a true story?" - Haaretz URL consultato il 25 settembre 2018
  29. ^ Mario Liverani, Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele, Laterza, 2007, pp. VII, 275-321, ISBN 978-88-420-7060-3.
  30. ^ "Deconstructing the walls of Jericho" - Ze'ev Herzog URL consultato il 25 settembre 2018
  31. ^ Ivana Zingariello e Giorgio Gabbi, La Bibbia è piena di bugie?, in Quark, n° 50, marzo 2005, pp. 79-87.
  32. ^ Israel Finkelstein e Neil Asher Silberman, Le tracce di Mosé. La Bibbia tra storia e mito, Carocci, 2002, pp. 71-136, ISBN 978-88-430-6011-5.
  33. ^ Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 145, ISBN 88-399-0054-3.
  34. ^ Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, pp. 446-447, ISBN 978-88-10-82031-5.
  35. ^ Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 397, ISBN 88-01-10612-2.

Note esplicative[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ per maggiori dettagli su questi problemi si vedano le opere citate di Lemche and Na'aman che sono gli studiosi che più volte si sono confrontati sull'argomento
  2. ^ La Bibbia dei Settanta traduce "cananei" con "Fenici" e "Canaan" con "terra dei Fenici" (Esodo16,35; Giosuè5,12 (EN) Canaan, in the International Standard Bible Encyclopedia online.)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Redford, Donald B., Egypt, Canaan, and Israel in Ancient Times, Princeton University Press, 1993.
  • (EN) Drews, Robert, Canaanites and Philistines, in Journal for the Study of the Old Testament, nº 81, 1998, pp. 39–61.
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