Tutankhamon

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Tutankhamon
Tutankhamon
Maschera funeraria in oro massiccio di Tutankhamon
Nome completo Tutankhamon
Nascita Akhetaton, 1341 a.C.
Morte Menfi (Egitto), 1323 a.C.
Sepoltura Tomba di Tutankhamon, Valle dei Re
Luogo di sepoltura Valle dei Re
Dinastia XVIII
Padre Akhenaton[1]
Consorte Ankhesenamon

Tutankhamon (Amarna, 1341 a.C.Menfi, 1323 a.C.) è stato un faraone della XVIII dinastia egizia.

Noto come il faraone bambino, il cui nome è trascritto anche come Tutenkhamen e Tutenkhamon[2]; è stato un sovrano egiziano, il dodicesimo[3] della XVIII dinastia egizia, durante il periodo della storia dell'antico Egitto chiamato Nuovo Regno. Il suo nome originale, Tutankhaton, significa "Immagine vivente di Aton", mentre Tutankhamon significa "Immagine vivente di Amon". Spesso il nome Tutankhamon era scritto Amon-tut-ankh, a causa dell'uso comune di mettere il nome della divinità all'inizio della parola, in posizione onorifica.[4] Va probabilmente identificato con il Nibhurrereya delle lettere di Amarna e, probabilmente, con il sovrano della diciottesima dinastia di nome Rathotis che, secondo lo storico antico Manetone, regnò nove anni (una stima compatibile con la versione di Flavio Giuseppe dell'Epitome di Manetone)[5]

La sua fama è legata alla scoperta della sua tomba, la KV62 della Valle dei Re, praticamente inviolata, avvenuta nel novembre 1922 ad opera della spedizione diretta da Howard Carter e sovvenzionata da George Herbert, V conte di Carnarvon.

Si pensa che sia morto in un incidente durante una battuta di caccia, dato che riporta traumi dovuti a uno scontro con la ruota di una biga ad alta velocità. Secondo ricerche effettuate da studi recenti e trasmessi da Discovery Channel e su Focus vi è la concomitanza di altri due eventi ovvero problemi genetici derivante dalla sua genesi di consanguineità dei suoi genitori diffusa tra i faraoni dell'antico Egitto e la malaria del quale il faraone soffriva da tempo sospetto dato il ritrovamento di un rudimento di cura diffusa nell'antico Egitto per questo tipo di malattia[senza fonte]

Liste reali[modifica | modifica sorgente]

Nome Horo Giuseppe Flavio anni di regno Sesto Africano anni di regno
Ka-nekhet tut mesut Rathotis 9 Rathos 6

Fu protagonista di una controriforma che cancellò ogni traccia del suocero. Portò la capitale a Tebe e ridiede i privilegi ai sacerdoti. Morì che non aveva ancora 20 anni e la vedova, che era poco più che una bambina, scrisse una lettera al re degli ittiti chiedendogli uno dei suoi figli come sposo. Questo non accadde e così si dovette accontentare di un marito scelto dai sacerdoti di Tebe. La memoria di Tutankhamon, protagonista non troppo importante, è legata soprattutto alla sua tomba, che era la più ricca e la meno saccheggiata. All'interno si trovavano letti, sarcofagi, troni, statue divine umane e animali, gioielli, scettri e armi.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Famiglia[modifica | modifica sorgente]

Interno della tomba di Tutankhamon. Stanza del sarcofago (unica stanza decorata). Valle dei Re.

In base a recenti scoperte archeologiche Tutankhamon aveva ereditato un immenso regno da suo padre.[1] In precedenza, varie erano le teorie proposte sul problema della ascendenza di Tutankhamon. La più semplice lo vedeva come figlio di Smenkhkhara e di una delle principesse della corte di Tebe. Un'altra supponeva, appunto, che fosse figlio di Akhenaton, e della stessa regina Nefertiti. Un'altra ipotesi voleva Tutankhamon figlio di Amenhotep III e della regina Tyi (e quindi fratello di Akhenaton) ma una tale ipotesi comportava l'accettazione anche della teoria sulla prolungata co-reggenza tra Amenhotep e Akhenaton in quanto Tutankhamon salì al trono ancora bambino. Anche l'ipotesi che lo vedeva figlio di Amenhotep e di una principessa di Mitanni (Gilikipa, figlia del re Shuttarna II, sorella perciò di Tushratta e di Artashumara, giunta alla corte egizia con un seguito di 317 dame di compagnia ed un'infinità di regali preziosi), si scontrava con i problemi della cronologia.

Infine, ulteriore ipotesi affermava che Tutankhamon sia figlio di Akhenaton e di Kiya, una regina secondaria; un rilievo tombale infatti, in una delle sepolture predisposte ad Akhetaton, mostra una scena di compianto funebre. Dinanzi al catafalco sono riconoscibili le figure di Akhenaton e Nefertiti (quest'ultima identificabile per l'alto cappello a cono rovesciato) insieme ad una donna che potrebbe essere una balia ed a un portatore di flabello segno che la scena si riferisce a qualcuno della famiglia reale. Una possibile interpretazione della scena potrebbe essere quello di una morte per parto corrispondente alla nascita di un erede reale.

Ulteriori ricerche tramite comparazione di DNA con altre mummie dimostrò che il padre di Tutankhamon era Akhenaton e il nonno (il padre di Akhenaton) era Amenhotep III[6] e che la madre era una giovane regina di nome Kiya, la cui mummia fu trovata nella tomba KV35 insieme a quella della sua nonna paterna Tyi[7]. Si sposò in età giovanissima a sua sorellastra, 3° figlia di Akhenaton e Nefertiti, la principessa Ankhesepaaton anch'essa giovanissima.

A tal proposito, un documentario di “Discovery Channel”[8][9] fatto su tale ricerca che comparava l’Y-DNA della mummia di Akhenaton (padre di Tutankamon) con altre, inavvertitamente rivelò, per i ricercatori di iGENEA, una sequenza appartenente all’aplogruppo del cromosoma Y R1b1a2 soprattutto presente in Europa occidentale e raro in Egitto (meno dell’1% degli egiziani moderni). Svelando quindi, geneticamente, la linea patrilineare del rè Akhenaton e di Tutankamon, ed il perché dell’aspetto occidentale di molte mummie egiziane.[10][11][non chiaro]

Successione di Akhenaton[modifica | modifica sorgente]

La distruzione che seguì alla fine della fase amarniana ha comportato anche la perdita della maggior parte delle informazioni sulla successione di Akhenaton ed ha permesso il fiorire di un grande numero di teorie al riguardo. Ciò che rimane delle fonti amarniane sembrerebbe indicare l'esistenza di un sovrano di nome Ankhtkheperura che potrebbe essere una delle figlie di Akhenaton, o secondo altri, la stessa consorte Nefertiti.

Predecessore diretto di Tutankhamon fu Smenkhkhara, in cui una teoria ormai, alla luce di recenti scoperte, sta perdendo terreno, vorrebbe vedere nuovamente una incarnazione di Nefertiti che avrebbe regnato già come coreggente di Akhenaton. Molto più probabile la teoria che vorrebbe Smenkhkhara cognato di Akhenaton in quanto marito della figlia Merytaton.

Consiglio di reggenza[modifica | modifica sorgente]

trono rivestito in oro. Museo egizio del Cairo.

Data la giovane età, e la necessità di procedere, contestualmente, non solo alla "normale" amministrazione dello Stato, ma ad una vera e propria restaurazione politico-religiosa, è più che verosimile che il giovane re venne affiancato da un consiglio di reggenza composto sicuramente da Ay, consigliere del predecessore Akhenaton (e successore di Tutankhamon), Horemhab, capo dell'esercito, nonché da Maya, sovrintendente reale e poi sovraintendente della necropoli reale tebana: la Valle dei Re. Poco dopo la salita al trono del nuovo sovrano l'intera corte abbandonò la capitale di Akhenaton per fare ritorno a Tebe.

Sia stato il consiglio di reggenza ad assumere tale decisione, o il re in persona, resta comunque il fatto che tale atto significò il ritorno della corte sotto il controllo dei sacerdoti di Amon del vicino complesso templare di Karnak. A questo periodo risale il cambio di nomi sia di Tutankhaton, che assunse il nome a noi più noto di Tutankhamon, che della consorte reale Ankhesepaaton, che assunse il nome di Ankhesenamon.

La cerimonia di incoronazione, già svoltasi ad Akhetaton sotto il patrocinio del dio Aton, venne così ripetuta a Karnak, questa volta sotto l'egida di Amon. Di tale azione di restaurazione resta, sebbene usurpata successivamente da Haremhab, una stele in granito alla cui sommità è possibile vedere un sovrano che officia dinanzi all'effigie di Amon (riconoscibile per le alte piume del copricapo): si tratta appunto di Tutankhamon e la stele è meglio nota come, appunto, Stele della restaurazione. In essa il giovane Re narra di come fossero mal ridotti i templi ed i santuari, di come l'erbaccia crescesse sui viali che ad essi adducevano e di come egli abbia provveduto a ristabilire la Maat attraverso offerte gradite agli dei restaurati provvedendo, in primis, all'arricchimento della dote del dio dinastico per eccellenza, Amon.

Opere pubbliche e monumenti[modifica | modifica sorgente]

Luxor: Tutankhamon ed Ankhesenamon (statua usurpata da Ramses II)

Il regno di Tutankhamon durò relativamente poco e quindi non gli fu possibile sviluppare una intensa attività edilizia. Tutte le rilevanze che possediamo provengono dei templi di Karnak e Luxor. La "restaurazione" del potere di Amon, e del suo clero, venne, infatti, celebrata dalla Stele della restaurazione mentre i complessi templari di Karnak (l'antica Ipet-Eswe) vennero abbelliti e resi ancor più ricchi. A Tutankhamon si deve il viale, fiancheggiato da sfingi con il capo d'ariete, criosfingi che congiunge il recinto templare del dio nascosto, Amon (di cui l'ariete è una rappresentazione) con quello della sua sposa divina, Mut.

Il desiderio di rendere omaggio al dio spodestato dal suo predecessore, portò alla restaurazione dell'antica festa di Opet, forse la massima festa popolare dell'antico Egitto, interrotta durante il periodo dell'eresia amarniana, nel corso della quale, onde ricreare la necessaria trinità alla base della religione egizia in genere, il dio Amon e la dea Mut concepivano annualmente il divino figlio Montu il cui recinto templare si trova poco discosto da quello dei genitori.

Ancora di Tutankhamon e della Grande Sposa Reale Ankhesepaaton è un complesso monumentale che si trova nel tempio di Luxor e che venne però usurpato da Ramesse II (XIX Dinastia) che fece sostituire i cartigli dei due sposi con quello suo e della regina Nefertari.

Indagini sulla morte[modifica | modifica sorgente]

Contenitore dei vasi canopi di Tutankhamon. Museo egizio del Cairo

La morte, in giovane età, di Tutankhamon (19 anni) ha spesso fatto pensare ad un assassinio politico, ad opera di qualche oppositore, o da parte del suo tutore, Ay, o del generale Haremhab, viste le turbolente circostanze politiche e di confusione religiosa del periodo della storia egiziana in cui visse.

L'analisi del corpo sviluppatasi in più riprese è risultata problematica anche a causa dei metodi poco ortodossi usati dallo scopritore, Carter, che per estrarlo dal sarcofago usò martello e scalpello, rompendo le ossa, e per sciogliere lo strato di catrame che riempiva il sarcofago e circondava parte del corpo lo espose, tramite delle lampade, a una temperatura di circa 650 °C, sufficiente a calcinare le ossa, come confessa nella relazione di scavo.

L'11 novembre 1922, presso l'università del Cairo, venne condotta la prima autopsia sotto la guida di Douglas E. Derry, professore di anatomia, e del dottor Saleh Bey Hamdi di Alessandria, alla presenza di Carter e di vari ufficiali e dignitari europei ed egiziani. Dopo 5 giorni, impiegati a togliere bende, i necroscopi avevano raggiunto il collo. Gli avambracci erano conserti, il sinistro sopra il destro, e le braccia parallele. Il 16 novembre il corpo era pronto per essere rimosso dal sarcofago.

La cute era mal conservata e friabile, di color grigio-bianco, la faccia più scura e con la superficie ricoperta da crepe e sfigurata da macchie di carbonato di sodio, residuo del processo di imbalsamazione. La testa era completamente rasata, il cuoio capelluto coperto da un acido grasso biancastro, e i lobi delle orecchie bucati (0,75 cm di diametro), per l'usanza di portare orecchini. Nella regione mastoidea, venne rilevata una lesione rotondeggiante di natura incerta, forse associata al processo di imbalsamazione. Il naso si era appiattito a causa della pressione delle bende che avvolgevano la testa, mentre le labbra, le narici e gli occhi, erano sigillati con tela resinosa. Il cranio era vuoto, ad eccezione di una piccola quantità di resina, filtrata dal naso.

Derry in base ai rilievi, suggerì che Tutankhamon fosse stato un giovane piuttosto esile, circa 2,5 cm più alto di quanto indicavano le misure dirette dei suoi resti che misuravano 1,63 m d'altezza e corrisponde all'altezza precisa delle due "statue-guardiano" poste all'entrata della camera funeraria. La lunghezza delle epifisi delle ossa lunghe, suggerì a Derry che fosse morto tra i 17 e i 19 anni. Nel 1968 i calcoli di Derry furono confermati da un secondo esame del corpo. Un'indagine a raggi X evidenziò alcune macchie nella nuca, oltre ad un paio di frammenti ossei all'interno del cranio, circostanze che sembravano deporre a favore dell'ipotesi di una morte violenta.

Tale teoria è stata messa in discussione da uno studio condotto nel 2005 con tecniche non invasive sulla mummia. Il 5 gennaio, a Il Cairo, il professor Zahi Hawass, direttore del Supremo Consiglio di Antichità egiziane, a capo di una commissione di otto scienziati costituita con lo scopo di dirimere definitivamente il problema della morte di Tutankhamon, ordinò una tomografia assiale computerizzata (CT SCAN o TAC) completa del corpo, con sezioni distanti 0,62 millimetri una dall'altra. La mummia, prelevata dal suo sito nella Valle dei Re, è stata trasportata a breve distanza su una apparecchiatura avanzata di esplorazione radiologica (TAC) alloggiata all'interno di un rimorchio, donata al Consiglio Supremo delle Antichità dalla Siemens e dal National Geographic Magazine. Questa tomografia è servita anche per eseguire delle ricostruzioni computerizzate del volto, del cranio e del corpo di Tutankhamon.

I risultati dello studio di 1.700 immagini, sono stati sottoposti a giudizio di due medici italiani e uno svizzero e resi noti l'8 marzo 2005, da Hawass: "Il leggendario re egiziano Tutankhamon, morì di una gangrena fulminante, dopo una frattura del femore sinistro, procurata il giorno precedente la sua morte". Dunque, nessun rilievo di ricalcificazione occipitale, descritta e visibile nella radiografia del 1968, che deponeva per una morte lenta, nel giro di più di 30 giorni. Escludendo la meningite fulminante da Neisseria ed un'infezione streptococcica che conducono a morte in 3-5 giorni, così fulminante, si può ipotizzare una banale infezione tetanica. Il colpo subito dalla nuca non pare essere stato causa di morte, essendo state riscontrate tracce di ricalcificazione, d'altronde già visibili ai raggi X del 1968. I frammenti ossei intracranici verrebbero spiegati come il risultato dello svuotamento della scatola cranica eseguita dagli imbalsamatori, con l'inserzione di strumenti attraverso il naso.

La novità che ha attirato l'attenzione degli studiosi è una ferita alla coscia con frattura composta del femore, appena sopra il ginocchio, di per sé non mortale, probabilmente provocata da un grave incidente come una caduta dal cocchio (evento che potrebbe essere confermato dalle lesioni riscontrate a livello toracico), che infettandosi avrebbe provocato un'infezione dell'osso a livello del ginocchio. Quest'infezione si sarebbe estesa a tutto l'organismo, malgrado le cure, e lo avrebbe minato fino alla morte per setticemia, e ciò spiegherebbe anche la ricalcificazione cranica. Gli esperti hanno ipotizzato che il giovane re sia sopravvissuto da uno a cinque giorni dopo aver subito la ferita.

Il 17 febbraio 2010 Zahi Hawass, segretario generale del Consiglio supremo per le antichità del Cairo, dichiara che siano state la malaria e alcune fratture a uccidere il faraone all'età di 19 anni. Gli studi di genetica molecolare egizia hanno portato a risolvere alcune relazioni di parentela di Tutankamon, mentre indagini microbiologiche nelle ossa e nei tessuti hanno fatto luce sulla sue più probabili cause di morte. È risultato tra l'altro che il faraone soffriva di osteonecrosi al secondo dito del piede sinistro, malattia sviluppatasi in modo eclatante almeno dal diciassettesimo anno di vita e che lo obbligava ad una andatura claudicante. Nella sua tomba vennero ritrovati il maggior numeri di bastoni mai rinvenuti in una sepoltura di un faraone, uno in particolare realizzato dallo stesso Tutankhamon; le analisi archeologiche eseguite hanno dimostrato che gli stessi erano stati sicuramente utilizzati per sorreggersi. I risultati sono pubblicati sulla rivista dell'Associazione dei medici americani, Jama[12], riassunti sulla rivista scientifica Galileo[13]. Lo studio dell'Eurac di Bolzano e della universita' di Tubinga è stato coordinato dallo stesso Zahi Hawass.

La tomba[modifica | modifica sorgente]

« Vedi qualcosa?

Si, cose meravigliose! »

(Il dialogo tra Howard Carter e George Herbert, V conte di Carnarvon che segnò la scoperta della tomba di Tutankhamon)
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tomba di Tutankhamon.
Camera funeraria di Tutankhamon. Museo Egizio del Cairo

La fama di questo sovrano deriva dal ritrovamento nel 1922 della sua tomba con il corredo funerario quasi intatto, circostanza quasi unica nell'ambito delle tombe reali egizie. Autore della scoperta fu l'archeologo Howard Carter che poté dedicare ben dieci anni nelle ricerca grazie all'appoggio finanziario fornito da George Herbert, V conte di Carnarvon. La tomba di Tutankhamon si trova nella Valle dei Re ed è codificata dalla sigla KV62.

La ricchezza del contenuto della tomba di un sovrano per certi aspetti minore permette di immaginare, almeno in parte, quale dovesse essere il contenuto di sepolture di re come Thutmose II o Amenhotep III. Al momento della scoperta la tomba risultò essere stata frettolosamente visitata da violatori di tombe all'epoca della XXI dinastia e poi nuovamente sigillata. Attualmente i reperti provenienti dalla tomba sono conservati al Museo Egizio del Cairo dove occupano un'intera ala del secondo piano. Il 4 novembre 2007 in Egitto, Zahi Hawass ha riesumato il sarcofago e per la prima volta, tutto il mondo ha potuto vedere il vero volto del sovrano.

La superstizione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi maledizione di Tutankhamon.

La morte di alcune persone in qualche modo legate alla scoperta della sepoltura di questo sovrano ha fatto nascere una superstizione riguardante una presunta protezione magica della tomba, messa anche in relazione con i testi magici riportati all'ingresso di molte sepolture egizie ed aventi lo scopo di proteggere, attraverso la minaccia di maledizioni, i luoghi dove riposano gli antichi faraoni. Howard Carter, lo scopritore della tomba, morì di vecchiaia nel 1939.

Nome[modifica | modifica sorgente]

Titolatura[modifica | modifica sorgente]

Titolo Traslitterazione Significato Nome Traslitterazione Lettura (italiano) Significato
G5
ḥr Horo
E1
D44
t G43 t F31 s t G43 Z2
Srxtail.jpg
k3 nḫt twt ms.wt Ka nekhet tutmesut Toro possente, dalla nascita perfetta
G16
nbty (nebti) Le due Signore
nfr O4
p
G43 M40 Z3 s W11
r
V28 D36
N17
N17
N21
N21
nfr hp.w sgrḥ t3.wy Che pacifica le Due Terre con perfetta giustizia
G8
ḥr nbw Horo d'oro
U39 N28
Z2
O34 R4
t p
R8A
wṯs ḫˁ.w s ḥtp nṯr.w
M23
X1
L2
X1
nsw bjty Colui che regna
sul giunco
e sull'ape
Hiero Ca1.svg
N5 L1 Z2
nb
Hiero Ca2.svg
nb ḫpr.w rˁ Nebkheperura Signore delle apparizioni è Ra
G39 N5
 
s3 Rˁ Figlio di Ra
Hiero Ca1.svg
i mn
n
t G43 t S34
Hiero Ca2.svg
twt ˁnḫ Jmn Tutankhamon Immagine vivente di Amon

Il nomen, considerabile quasi un nome proprio (a differenza degli altri elementi della titolatura che venivano acquisiti al momento di salire al trono), originale era

Hiero Ca1.svg
i t
n
N5
t G43 t S34 n
Aa1
Hiero Ca2.svg

twt ˁnḫ Jtn - Tutankhaton (Immagine vivente di Aton)

Altri nomi[modifica | modifica sorgente]

  • Tutankhamun
  • Tutankhaton
  • Tutankhaten
  • Tutankhimen
  • Tutankhamen
  • Tutankamon
  • Tutankamen
  • Tutankaton
  • Nibhurrereya

Influenza sui media[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Rossella Lorenzi, "King Tut's Father ID'd in Stone Inscription", Discovery News, 17 dicembre 2008.
  2. ^ Clayton, Peter A. (2006). Chronicle of the Pharaohs: The Reign-by-Reign Record of the Rulers and Dynasties of Ancient Egypt. Thames & Hudson. pp. pp.128. ISBN 0-500-28628-0.
  3. ^ Se si considera nella sequenza il discusso regno di Ankhtkheperura
  4. ^ Zauzich, Karl-Theodor, Hieroglyphs Without Mystery, Austin, University of Texas Press, 1992, pp. 30-31.
  5. ^ "Manetho's King List".
  6. ^ Tutankhamon, la verità svelata parte4 (5min circa)
  7. ^ Tutankhamon, la verità svelata parte6 (10min circa)
  8. ^ "Svelato il sangue reale di rè Tut" a circa 1:53 del video
  9. ^ "Svelato il sangue reale di rè Tut" su YouTube a circa 1:53 del video
  10. ^ “La metà degli europei condivide il DNA di rè Tut”
  11. ^ “Il progetto sul DNA di Tutankamon”
  12. ^ (EN) Ancestry and Pathology in King Tutankhamun's Family. Zahi Hawass e collaboratori. Jama 2010. Abstract.
  13. ^ Tutankhamon chiarito il mistero della sua fine. Galileo. Giornale di Scienza.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Signore dell'Alto e del Basso Egitto Successore Double crown.svg
Smenkhara 13331323 a.C. Ay