Museo egizio (Torino)

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Museo Egizio
Museo Egizio e Galleria sabauda, Torino.jpg
L'ingresso del museo
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàTorino-Stemma.png Torino
IndirizzoVia Accademia delle Scienze, 6
Caratteristiche
TipoArcheologico, egittologico
Istituzione1824
FondatoriCarlo Felice di Savoia
Apertura1824
DirettoreChristian Greco
Visitatori853 320 (2019)[1]
Sito web

Coordinate: 45°05′02.19″N 7°41′16.85″E / 45.083943°N 7.688014°E45.083943; 7.688014

Il Museo Egizio di Torino è il più antico museo, a livello mondiale, interamente dedicato alla civiltà nilotica[2][3] ed è considerato, per valore e quantità dei reperti, il più importante al mondo dopo quello del Cairo[4][5]. Nel 2004 il ministero dei beni culturali l'ha affidato in gestione alla "Fondazione Museo Egizio di Torino".

Nel 2019 il museo ha fatto registrare 853 320 visitatori, risultando il sesto museo italiano più visitato[1]. Nel 2017 i Premi Travellers' Choice di TripAdvisor classificano l'Egizio al primo posto tra i musei più apprezzati in Italia[6], al nono in Europa[7] e al quattordicesimo nel mondo.[8]

«La strada per Menfi e Tebe passa da Torino»

(Jean-François Champollion[9])

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il primo elemento che diede origine a una collezione di reperti, primo nucleo del Museo Egizio, fu la Mensa isiaca, tavoletta bronzea giunta a Torino intorno al 1626 quando fu acquistata da Carlo Emanuele I di Savoia. La Mensa suscitò enorme interesse fra gli studiosi al punto che, verso la metà del XVIII secolo, si volle inviare una spedizione in Egitto per scoprire i fondamenti storici della tavoletta[10].
Tra il 1759 e il 1762 il botanico e professore universitario Vitaliano Donati, che era anche appassionato egittologo, ebbe perciò l'incarico di recarsi in Egitto per effettuarvi degli scavi; egli ritrovò vari reperti, tra cui tre grandi statue: il faraone Ramses II in granito rosa, la dea Sekhmet assisa e la dea Iside rinvenuta a Coptos; tutto il materiale fu inviato al Museo dell'Università di Torino.[11] All'inizio dell'800, all'indomani delle campagne napoleoniche in Egitto, in tutta Europa scoppiò una vera e propria moda per il collezionismo di antichità egizie. Bernardino Drovetti, piemontese, console generale di Francia durante l'occupazione in Egitto, collezionò in questo periodo oltre 8 000 pezzi tra statue, sarcofaghi, mummie, papiri, amuleti e monili vari. Nel 1824 il re Carlo Felice acquistò questa grande collezione per la cifra di 400.000 lire[11] e unendovi altri reperti di antichità classiche di Casa Savoia, tra cui la collezione Donati, diede vita al primo Museo Egizio del mondo.[12]. La raccolta, appena giunta a Torino, venne posta nelle sale dell'Accademia delle Scienze; qui si recò Champollion che ebbe modo così di verificare, su questa grande quantità di materiale, quello che aveva scoperto[10].

Nel 1894 divenne Sovrintendente del Museo Ernesto Schiaparelli che era stato allievo di Gaston Maspero; egli, come farà poi il suo successore Farina, promosse nuovi scavi in Egitto, ottenendo così nuove acquisizioni e documentazioni dalla fase più antica fino all'epoca copta, mettendosi personalmente a condurre almeno quindici importanti campagne di scavi[10]. In questo modo, intorno agli anni trenta del '900, la collezione arrivò a contare oltre 30 000 pezzi in grado di testimoniare ed illustrare tutti i più importanti aspetti dell'Antico Egitto, dagli splendori delle arti agli oggetti comuni di uso quotidiano.[4]

Il museo è dedicato esclusivamente all'arte e alla civiltà egizia. Al suo interno si possono trovare gruppi statuari, mummie, papiri, arredi funerari e di uso comune e tutto ciò che riguarda l'antico Egitto, compresi animali imbalsamati.

Nel 2013 il museo è stato inserito dal quotidiano britannico The Times nella classifica dei 50 migliori musei del mondo.[13]

Dopo lavori di ristrutturazione e ampliamento, il 1º aprile 2015 il museo, con un'estensione di 60000 , completamente ristrutturato è stato nuovamente inaugurato con una superficie espositiva più che raddoppiata, una sala mostre, e aree per la didattica. Il museo risulta suddiviso in quattro piani (tre piani fuori terra e uno sotterraneo) con un percorso di visita cronologico. Alcuni di questi interventi di ampliamento sono stati realizzati grazie al Gioco del Lotto, in base a quanto regolato dalla legge 662/96[14].

Inoltre il museo è fornito di un'importante biblioteca, spazi di restauro e studio di mummie e papiri e dal giugno 2015 partecipa a una spedizione archeologica internazionale in Egitto.[15]

Dopo un anno dalla riapertura, con il nuovo allestimento il risultato è di quasi 1 milione di visitatori, posizionandosi così tra i musei più visitati d'Italia[16].

Vista su Palazzo Carignano dal Museo Egizio (Torino)

Collezione[modifica | modifica wikitesto]

Nel museo sono presenti più di 37 000 pezzi che coprono il periodo dal paleolitico all'epoca copta. I più importanti sono:

Gestione[modifica | modifica wikitesto]

Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha conferito il 6 ottobre 2004 per trent’anni la gestione dei beni del Museo ad una apposita fondazione, la "Fondazione museo delle antichità egizie", cui fanno parte la Regione Piemonte, la Provincia di Torino, il comune di Torino, la Compagnia di San Paolo e la Fondazione Cassa Risparmio Torino. In tal modo il Museo egizio viene gestito dalle istituzioni pubbliche locali e godendo dei finanziamenti delle fondazioni bancarie, e di una maggiore autonomia gestionale. Primo presidente della fondazione è stato Alain Elkann[17].

L'attuale presidente della fondazione è Evelina Christillin, indicata dal ministero, in carica dal 2012[18]

Sede e attività[modifica | modifica wikitesto]

Ha sede nello storico Palazzo dell'Accademia delle Scienze, sede dell'omonima Accademia, che ha ospitato anche la Galleria Sabauda fino all'aprile 2012, eretto nel XVII secolo dall'architetto Guarino Guarini.

Nel 2006, l'anno dei giochi olimpici, è stato visitato da 554.911 persone, con un aumento del 93,8% rispetto al 2005[19].

Nel 2008 il raggruppamento Isolarchitetti vince la gara internazionale per scegliere i progettisti del nuovo museo con un progetto firmato insieme a Dante Ferretti. Dal 2014 il direttore del museo è Christian Greco.

Il 1º aprile 2015 è stato riaperto dopo 3 anni e mezzo di lavori.[20]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Il museo è stato utilizzato nella realizzazione dei seguenti film:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Musei, Top 30: Colosseo, Uffizi e Pompei superstar nel 2019, su beniculturali.it. URL consultato il 25 gennaio 2019..
  2. ^ Vittoria Morganti e Emanuele Gabardi, Musei di Torino. Nuovi modi di comunicare cultura e bellezza nella prima capitale d'Italia, FrancoAngeli, 2015, p. 63, ISBN 9788891722065.
  3. ^ Italia.it: Il Museo Egizio di Torino
  4. ^ a b Torino e il suo territorio: le piazze, le regge, i musei, il Po, la collina e le Alpi, Milano, Touring Editore, 2010, pp. 74-76, ISBN 978-88-365-4965-8.
    «Il più importante al mondo dopo quello del Cairo, il Museo Egizio è un dei luoghi più celebri della città».
  5. ^ Lorenzo Taffarel, Ora so... di più! 5: Storia / Geografia: guida per l'insegnante, Casa Editrice Tredieci Srl, 2015, p. 133, ISBN 9788860720801.
  6. ^ Top 10 dei musei - Italia
  7. ^ TripAdvisor, museo Egizio più apprezzato
  8. ^ Top 25 più bei musei - Mondo
  9. ^ Storia del Museo Egizio di Torino, su museoegizio.it. URL consultato l'11 novembre 2012 (archiviato dall'url originale il 21 febbraio 2013).
  10. ^ a b c Anna Maria Donadoni Roveri, Museo Egizio Torino. Presentazione, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1994, ISBN 88-240-0319-2.
  11. ^ a b AA.VV., Egittomania, vol. II, p. 58
  12. ^ Touring Club Italiano, Torino e provincia - Guide d'Italia, Touring Editore, 2004, pp. 62, ISBN 978-88-365-3010-6.
  13. ^ Museo dell'Automobile e l'Egizio tra i migliori del mondo per il Times
  14. ^ artribune.com, http://www.artribune.com/2016/05/il-gioco-del-lotto-e-i-beni-culturali/.
  15. ^ Christian Greco, l'Indiana Jones d'Egitto: "Io, custode dei faraoni in missione nel deserto, su torino.repubblica.it. URL consultato il 2 aprile 2016.
  16. ^ "Un milione di visitatori per il "nuovo" Egizio", La Stampa, 1/4/2016
  17. ^ Atto costitutivo della fondazione
  18. ^ La fondazione
  19. ^ Il Museo Egizio di Torino, su experiences.it. URL consultato il 13 maggio 2018 (archiviato dall'url originale il 13 maggio 2018).
  20. ^ È nato il nuovo museo, LaStampa.it, 2015. URL consultato il 31 marzo 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Egittomania, vol. II, De Agostini
  • Wolfgang Kosack: Schenute von Atripe De judicio finale. Papyruskodex 63000.IV im Museo Egizio di Torino. Einleitung, Textbearbeitung und Übersetzung herausgegeben von Wolfgang Kosack. Brunner, Berlin 2013. ISBN 978-3-9524018-5-9
  • Wolfgang Kosack: Basilios "De archangelo Michael": sahidice Pseudo - Euhodios "De resurrectione": sahidice Pseudo - Euhodios "De dormitione Mariae virginis": sahidice & bohairice: < Papyruskodex Turin, Mus. Egizio Cat. 63000 XI. > nebst Varianten und Fragmente. In Parallelzeilen ediert, kommentiert und übersetzt von Wolfgang Kosack. Verlag Christoph Brunner, Berlin 2014. ISBN 978-3-906206-02-8.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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